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Linguaggi della radio e della televisione

Informazioni generali sul corso

Aldo Grasso
Università Cattolica del Sacro Cuore

Contiene gli appunti integrati con i libri proposti, in particolare: Il focolare elettronico – Cecilia Penati.

Argomenti trattati

  • Linguaggi della radio
  • Il focolare elettronico
  • I generi televisivi
  • Palinsesto
  • Il testo televisivo

Radio

La radio non ha nessun medium precedente da cui trarre i contenuti, quindi negli Stati Uniti nei primi tempi, soprattutto per scopi commerciali, vengono fatte ricerche per comprendere abitudini e gusti degli ascoltatori. Da una parte la radio era un medium collettivo essendocene uno in ogni nucleo familiare, d'altra parte ogni membro della casa aveva ritmi di vita e preferenze diverse. L'alternanza fra ascolto individuale e collettivo creava un problema di programmazione: bisognava organizzare i contenuti in modo da renderli disponibili ai segmenti di pubblico che avevano più possibilità di essere in ascolto in un dato momento della giornata. Inoltre, fu presto chiaro che era anche necessario assicurare una certa ricorrenza della programmazione in modo che gli ascoltatori sapessero cosa aspettarsi.

La prima radio organizzava i suoi contenuti in un palinsesto simile a quello che ora associamo alla TV. La TV degli inizi (anche negli USA) era per forza legata alla logica del palinsesto, ma in Europa era più pedagogica, negli USA più intrattenimento.

Format radio

Il format identifica la formula di programmazione dell’emittente a livello di contenuti, generi e stile complessivo, in relazione a uno specifico segmento di pubblico. Il format è un modo per garantire regolarità e coerenza alla programmazione, per orientare le aspettative degli ascoltatori casuali e soddisfare quelle degli ascoltatori abituali sapendo che solo una piccola minoranza ama sperimentare cose inaspettate.

Nella tradizione americana il format è anche un importante argomento di vendita perché serve a qualificare il pubblico offerto agli inserzionisti pubblicitari, ma non è necessariamente percepito come tale dagli ascoltatori a meno che non venga esplicitato, per esempio nei liners, gli slogan che dichiarano una caratteristica distintiva dell’emittente (“solo musica italiana”).

Il modo in cui il format viene realizzato sul piano editoriale definisce la personalità della radio, la cosiddetta stationality, che deve potersi rintracciare in ogni parte della programmazione.

Il tipo di radio da format è la radio di flusso perché non richiede attenzione e mantiene lo stesso tema per l’arco di tutta la giornata.

La format radio e la sua filosofia si trovano nel clock, la propria visualizzazione grafica come la radio clock tradizionale nel palinsesto. Il clock è uno schema a forma di quadrante di orologio che divide l’ora in porzioni assegnate ai vari elementi della programmazione. Ogni format può essere rappresentato da un clock tipico, ma nella pratica deve esserci un clock per ogni fascia oraria, adattandosi alle esigenze del pubblico e alla composizione dell’ascolto nei vari momenti della giornata. Per esempio, il clock gestisce la quota di canzoni nuove, la frequenza dei notiziari, la frequenza delle pubblicità…

La costruzione del clock parte dall’inserimento dei punti fissi che costituiscono l’ossatura del format e della stationality dell’emittente: pubblicità, jingle, liner, promo… le restanti quote vengono riempite con musica o parlato.

Infine, una caratteristica fondamentale della filosofia della format radio, chiaramente legata alla sua struttura commerciale, è la centralità del marketing. A monte di tutto per la format radio è essenziale individuare un pubblico omogeneo, capire come usa la radio e analizzarlo tramite la ricerca di mercato.

In tempi di “controcultura” la radio rispose con una soluzione che in origine respinse in modo radicale il concetto stesso di format scegliendo uno stile molto libero e avventuroso, definito appunto freeform: la scelta dei brani era affidata direttamente ai conduttori che tornavano ad essere veri dj. Lo stile di conduzione diventa più confidenziale e competente. Tuttavia ad opera degli editori musicali presto la logica tornò quella di prima.

In Italia le radio non si presentano per format e le differenze tra emittenti si cercano nella programmazione e nello stile complessivo. La filosofia del format radio, in ogni caso, ha influenzato la radio italiana come quella di altri paesi europei. È arrivata in Europa tramite le radio pirata che con il loro stile molto vicino alle radio top40 attiravano gli ascolti dei giovani. In Italia tuttavia la Rai ha mantenuto a lungo il modello originario e solo di recente sta dimostrando significativi mutamenti in questa direzione.

I linguaggi della radio

Che cos’è la radio:

  • Tecnologia di diffusione del suono
  • Industria (business) e istituzione
  • Insieme di «testi» e «discorsi» con generi propri

La radio è un medium:

  • Domestico: dalla nascita progressivamente si domesticizza, ma poi si evolve e diventa fondamentale la sua portabilità, si svincola dalla domesticità grazie al transistor.
  • Personale/individuale ma nasce per l’ascolto condiviso, comunitario dei membri dell’household riuniti (ruolo successivamente assorbito dalla TV)
  • Convergente: da un lato per la digitalizzazione, può separarsi dal device esclusivo e migrare su pc, mobile, dall’altro per la dimensione industriale/istituzionale, per cui i network radiofonici sono concentrati sempre di più nelle mani di grandi gruppi editoriali (Radio24 legato a il Sole24Ore, RadioDeejay a Repubblica)

In Italia, due modelli industriali:

  • Servizio pubblico, divisione radiofonica della Rai: Rai Radio1 (generalista-informazione), Radio2 (intrattenimento-giovanile), Radio3 (culturale); Rai Isoradio; Rai Filodiffusione Fd 4-5; Rai Web Radio 6-7-8.
  • Network privati, con un modello di business economico. La programmazione è quasi completamente digitale. (RDS, Radio DeeJay, Rtl 102.5, …)

Evoluzione della programmazione radiofonica

Documentario sulla radio nell’Italia fascista anni ’40. La radio permette una comunicazione live per la prima volta. Ha una dimensione quotidiana (le informazioni pratiche su come cuocere la gallina), di intrattenimento (il libro letto in radio per i bambini), informazioni di servizio (l’annuncio del rapimento della bambina e il meteo), musicale.

Prima fase storica: la radio era una tecnologia senza contenuto, utilizzata per «amplificare» i grandi eventi pubblici (discorsi, partite…)

Poi nasce il concetto di palinsesto:

  • La giornata suddivisa in «fasce» sincroniche ai tempi sociali
  • Nascono i primi programmi medium-specific
  • Nascono gli “appuntamenti” di programma consolidati come il “radiodramma”
  • Canali distinti per «mission» e «target»
  • La suddivisione della giornata in fasce con generi specifici:
    • Informazione alla mattina
    • Pausa meridiana
    • Attività pomeridiane
    • Relax serale

Nasce la radio «di palinsesto»!

La radio cambia progressivamente caratteristiche:

  • Da medium «generalista», con ascolto collettivo e «dedicato» (si prestava attenzione alla radio)…
  • a medium «di accompagnamento»: individuale e «di sottofondo» ad altre attività, anche extradomestico (portabilità)
  • Assume sempre maggiore importanza la dimensione musicale
  • Nasce la radio di flusso con una sequenza continua di contenuti senza distinzione dei programmi. Per esempio in RDS c’è un avvicendarsi di conduttori ma il contenuto non cambia.

Oggi esistono comunque forme di programmazione «mista» flusso/palinsesto.

La radio «di palinsesto»

Ha veri e propri programmi, con cambio di genere e conduttore con il variare del programma. Tendenzialmente sono le radio di servizio pubblico.

La radio «di flusso»

  • Modello di offerta radiofonica che propone una sequenza continua di contenuti senza interruzione o segmentazione troppo netta in «programmi».
  • Definizione modellata sulla «tipologia di ascolto», perché cambia l’ascolto e deve cambiare il modo di rivolgersi al pubblico:
    • No a pubblici «distinti», il pubblico è considerato come meno differenziato
    • No a fasce orarie «specializzate»: si perde la distinzione in fasce orarie, le fasce sono tutte più o meno simili tranne l’importante drive time, ossia il momento in cui di solito si è in macchina, peak hours, perché si sta andando/tornando al lavoro. Si tratta prevalentemente di adulti e studenti. È la fascia di massimo pregio per le radio (assimilabile al primetime della tv), le radio trasmettono in quei momenti conduttori e programmi di spicco.
    • Possibilità di agganciare il pubblico in ogni momento del giorno (ingresso «fluido»): non si hanno problemi di ingresso in un programma radiofonico della radio di flusso perché si hanno tutte le informazioni necessarie per seguire il programma.
  • Si alternano: Musica, parlato, elementi di impaginazione (che danno identità alla stazione radiofonica un po’ come gli ident per la TV: jingle, sigle…), pubblicità.
  • Rotation: Questi elementi si alternano secondo una ripetizione periodica di elementi ricorrenti attraverso cui l’emittente si rende riconoscibile. La logica di posizionamento non è casuale ma ben definita in base alla stazione.

Tendenzialmente sono le radio commerciali, in quanto in flusso permette di non avere soglie in ingresso o in uscita e non necessita dell’investimento in una redazione che crei i programmi.

La radio «mista» fra flusso e palinsesto

Per esempio RadioDeejay, in cui i programmi sono simili fra loro, come anche i temi trattati ma le interpretazioni del programma variano in base al conduttore, ognuno dei quali tratta il tema in modo differente. I programmi risultano quindi abbastanza ben definiti perché definiti dal cambio di conduttore. Il marchio distintivo di RadioDeejay è proprio il grande investimento e la grande importanza per il conduttore.

Il concetto di «format»

  • Insieme di caratteristiche che distinguono la programmazione di un’emittente e ne delineano l’identità: i valori di fondo.
    • Contenuti, genere, stile coerente per pubblico di riferimento
    • Riguarda programmazione musicale e parlato (stile di conduzione)

Per esempio il format di RadioDeejay è l’investimento sui conduttori, la musica indie-mainstream con logica di flusso. È un fattore usato per «vendersi» agli inserzionisti perché presenta il target di riferimento.

Altri esempi

  • Virgin radio: musica rock (genere ben definito), valorizzata anche dai jingle, dal simbolo del canale e dal parlato che in generale tratta della musica rock e della sua storia.
  • Radio Italia: solo musica italiana.

Viene attuato attraverso il clock:

  • Schema che divide l’ora in segmenti assegnati alle varie componenti della programmazione (musica, meteo, commercial, parlato, …), è la cosa più simile al palinsesto televisivo nella comunicazione radiofonica.
  • I 60 minuti sono divisi in segmenti in cui si decide cosa posizionare (+ preciso del tempo televisivo). Non si può sforare dal tempo televisivo: si arriva giusti fino alla fine.
  • Format e clock determinano la «stationality»: la personalità complessiva dell’emittente radio.

Il concetto di «format»

  • Nasce con l’esperienza storica delle radio commerciali americane, negli anni Sessanta. In quel periodo, le radio commerciali per andare incontro al cambiamento di pubblico (nascono i gruppi di pubblico giovane) e alla formazione di nicchie, tende a «specializzarsi» costruendo ognuno un diverso format. Nascono diversi modelli di format tematici:
    • Playlist o Top 40: (elenco di tutti i brani trasmessi dalla radio) ridotta a 30/40 successi (hit), in rotazione continua. Il rapporto fra il crearsi della hit e la hit stessa è biunivoco: la canzone diventa hit proprio perché la radio che trasmette le hit la trasmette continuamente. Ridurre il numero di canzoni fa riconoscere la radio, ma la radio in sé è molto limitata.
    • Variazioni possibili sulla Top 40: Top 10, utilizzo di playlist differenziate sulle diverse fasce orarie…
    • Oldies, Urban Alternative
    • Free Format: trasmettono indifferenziatamente diversi generi di musica senza dividere le fasce orarie e “liberandosi” dal format.
    • Format «parlati»: all news, sportivi, culturali, …
  • Anche per la radio c’è il sistema di misurazione dei dati di ascolto, raccolti da Eurisko.

Lo scenario italiano

In Italia il concetto di format è applicato solo parzialmente, meno rigidamente, con diversi step:

  • Radio pirata: anni 1960/70, aggiravano le misure legali del monopolio radiofonico della Rai: vengono chiamate anche radio libere.
  • Radio commerciali europee
  • Radio commerciali italiane: c’è forte necessità di distinguersi dal servizio pubblico, dalla classica radio di palinsesto, per differenziarsi “adattano” il concetto di radio di format al contesto italiano.
    • Es.: Radio one-o-one (1975 Radio Milano International): format funky e soul
    • Radio 105: dance music (UK e US) + marketing, prima radio che applica un branding sulla propria identità
    • Radio DeeJay: fondata nel 1982 da Claudio Cecchetto. Posizionamento Radio DeeJay: under 24, musica new wave. Suono e immagine molto riconoscibili: “In poche parole tanta musica”, marketing: personaggi, eventi, dischi, DeeJay Television.
    • RTL 102.5: hit radio top 40
    • Radio Monte Carlo: Adult Contemporary
    • Radio Italia
    • Format oldie: Capital, RI Anni 60, 105 Classic

Musica e «format»

  • La gestione della programmazione musicale è uno degli aspetti che delinea il format di un’emittente: la musica non è mai programmata a caso: è gestita con software che lavorano sulle libraries che decide quando mandare in onda la canzone, con quale frequenza…
  • I brani sono catalogati con delle tags come:
    • Current: in ascesa, all’apice, in declino. L’ascesa, l’apice e il declino, ad ogni modo, sono anche stabiliti dal numero di riproduzioni in radio.
    • Non current: divise per tipologia di genere o «epoca»
    • Oppure: power (tormentone), current, power gold, gold, oldies, …
  • Ogni radio decide come impostare le sequenze e questo determina l’immagine della radio.
  • Il format può essere definito da:
    • Generi musicali (es. Virgin Radio, Radio Italia anni ‘60)
    • Quote di programmazione current/non current
    • Quote di programmazione delle diverse sottocategorie
    • Intensità della rotazione
  • Le diverse tipologie di brani possono essere organizzate in «sequenze fisse»:
    • Es. HNC + NC + NC recente + NC old,+ HC

Radio e musica pop

  • Musica pop e radio sono strettamente connaturate, ma la competizione del web!
  • La radio è un mercato per la musica, una forza centrale nel dar forma ai gusti popolari
  • Rapporti stretti tra industria discografica e radiofonia
    • Standardizzazione della programmazione
    • Standardizzazione della composizione musicale: convenzionalità
    • Importanza delle differenze minime: vocalità, sound complessivo
  • Ruolo della radio nello stabilire il successo dei brani!
  • È un gatekeeping che «restringe» la musica pop: la rotation si svolge in fondo su pochi brani

I caratteri che definiscono la radio pubblica

  • Universalità del servizio
  • Obiettivi non legati al profitto economico
  • Riferimento agli interessi e ai valori della comunità nazionale
  • Meccanismi di gestione e controllo affidati a organismi pubblici

Il modello della radio pubblica si sviluppò in Europa a partire dagli anni ’20. Le ragioni per cui la radio inizialmente furono affidate al servizio pubblico erano di carattere tecnico (il sistema di trasmissione richiedeva uno sforzo economico notevole) ma soprattutto ideologiche (potenzialità di coesione sociale e alfabetizzazione).

1922 – Inizio della storia della radio pubblica della BBC, quando ottenne il monopolio delle trasmissioni radiofoniche, il direttore è John Reith. L’offerta della BBC venne costruita facendo riferimento a quel ruolo pedagogico che si voleva proprio nel servizio pubblico. La stessa impostazione, basata sulla missione di “informare, educare, divertire”, fu recepita negli altri paesi europei e in Italia, dove le trasmissioni presero il via nel 1924.

6 ottobre 1924 – Iniziano le trasmissioni in Italia, già dal 1927 una commissione speciale istituita da Mussolini per scoprire le potenzialità del nuovo mezzo. Fu costituito l’EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche) e creato un comitato di vigilanza attraverso cui il regime si organizzò per assicurarsi il controllo dell’opinione pubblica. Dal 1924 per tutti gli anni ’30 aumentò la diffusione della radio in Italia insieme con le ore di programmazione. Rispetto all’offerta della BBC, quella dell’URI prima e dell’EUAR poi assecondò maggiormente la richiesta di intrattenimento. Intanto si rafforzava il controllo del regime fascista sull’informazione e sulla programmazione nel suo complesso, trasformando l’impostazione pedagogica in un meccanismo di propaganda quasi perfetto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraHelder di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi della radio e della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Grasso Aldo.
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