La televisione è molte cose contemporaneamente, è:
un mezzo di comunicazione di massa;
un foro pubblico;
un repertorio di forme simboliche che attraversano la cultura popolare.
Sicuramente la televisione ha una posizione centrale nell’esperienza di ognuno di noi, basta pensare che gli
apparecchi televisivi nel mondo superano il miliardo di esemplari e gli spettatori sono molto di più.
In tutti i Paesi industrializzati il piccolo schermo è presente nella quasi totalità delle abitazioni ed è più
probabile trovare un apparecchio televisivo che un libro nella camera di un bambino. Oggi giorno la
televisione è anche più importante di tanti altri media, quali Internet e la carta stampata, infatti in occasione
dell’11 settembre è stata ribadita la priorità del mezzo televisivo perché è stato quello che ha offerto il
maggior numero di informazioni in tempo reale.
Parlando della televisione, emergono due aspetti fondamentali, ovvero:
il PUBBLICO PRIVATIZZATO e il PRIVATO PUBBLICIZZATO. La televisione tende a creare spazi comuni, a
rendere condivisa l’informazione e a includere piuttosto che a escludere. Per esempio, in una società
caratterizzata dalla stampa, una persona deve saper padroneggiare la lettura e la scrittura se vuole accedere
pienamente alle notizie e al mondo dell’informazione; invece, a differenza della stampa, la televisione offre i
suoi contenuti a tutti i membri della popolazione, senza escludere nessuno per motivi culturali. L’aspetto
che si vuole sottolineare è quello di una vera e propria COMPENETRAZIONE tra PUBBLICO e PRIVATO.
Televisione, radio e telefono rendono i luoghi, che un tempo erano solo ed esclusivamente privati, più
accessibili al mondo esterno e dunque più pubblici. Questo fenomeno è appunto il PRIVATO
PUBBLICIZZATO: il privato che diventa pubblico, ovvero la messa in piazza di problemi individuali che
diventano spettacolarizzati.
Contemporaneamente si assiste a un fenomeno “opposto”, ovvero ad un PUBBLICO PRIVATIZZATO. Nel
primo caso (teatro e cinema) il pubblico è appunto “pubblico”, le persone devono riunirsi in un luogo
pubblico ovvero comune a tutti per assistere a ciò che vuole; nel secondo caso (la televisione), invece, il
pubblico è “privato”, le persone stanno a casa loro, che è appunto un luogo privato, e possono assistere a
quello che preferiscono.
ETA’ DELLA SCARSITA’ e DELL’ABBONDANZA.
-‐ L’ “età della scarsità” abbraccia il periodo che va dagli anni 50 (quando la televisione nacque) alla fine degli
anni 60. In questo periodo emerse una televisione che voleva farsi istituzione in senso forte, voleva cioè
affiancare altre istituzioni sociali più tradizionali (la famiglia, la scuola, ecc...) nel coltivare un senso di
cittadinanza e di appartenenza, talvolta tutto da costruire, come nel caso dell’Italia. Il pedagogismo della
televisione non era soltanto para-‐scolastico, con la tele-‐scuola destinata ad alfabetizzare un’Italia ancora
contadina, ma di socializzazione e di nazionalizzazione. Infatti è stata proprio la televisione che ha aiutato a
costruire un senso di patriottismo e a unificare il Nostro Paese. Tutto questo avvenne nel periodo di
Monopolio RAI. A partire dagli anni 70 e soprattutto negli anni 80, tutto iniziò a cambiare lentamente.
-‐ L’”età dell’abbondanza” fu una fase di trasformazione, l’età della così detta “Grande Transizione”. In quel
periodo finì il monopolio pubblico e, nel giro di un decennio, si assistette al trionfo dei network commerciali
fondati sul marketing.
Baudrillard dice che la realtà della televisione è in realtà un iper-realtà dove non è più possibile distinguere
il vero dal falso, l’originale dalla copia, l’evento dalla sua rappresentazione. In realtà la televisione è molto
utile e assolutamente significativa per la rappresentazione della realtà, infatti la televisione mostra tutto,
documenta quasi fisicamente i grandi eventi, gli accadimenti più banali, gli orrori e le crudeltà del nostro
tempo, senza tralasciare mai nulla.
Parlare dei programmi televisivi definendoli TESTI può sembrare assurdo, invece non è così. La parola
“testo” deriva dal latino “textum”, che significa “tessitura”, “varietà di trame che si riuniscono in un insieme
organico”. Il testo che offre la televisione è costituito da una serie di segni visivi, acustici verbali, sonori e
grafici.
TELEVISIONE = tele-‐visione, ovvero “visione da lontano, a distanza”. L’IMMAGINE televisiva è un’immagine
elettronica che nel tempo ha subito evoluzioni tecniche che ne hanno modificato la qualità e la definizione, si
è passati infatti dalle poche linee di scansione all’alta definizione. Oltre alle immagini è di fondamentale
importanza la PAROLA, perché è proprio con essa che la televisione comunica con il suo pubblico.
EXPERIENCE OF FLOW = flusso televisivo. Questa fu la definizione data da Williams. Williams disse che il
programma offerto dalla televisione consiste in una sequenza o in un insieme di sequenze disponibili in una
singola dimensione spazio-‐temporale. In poche parole, in tutti i sistemi avanzati di broadcasting
l’organizzazione del contenuto è quella della sequenza o del FLUSSO. Con l’idea di flusso Williams vuole
indicare la successione di sequenze differenti sia per significato che per origine produttive (per esempio, la
successione di un film, le pause pubblicitarie, i promo delle trasmissioni che andranno in onda, ecc...). Gli
stessi programmi si organizzano per andare incontro alle interruzioni pubblicitarie con blocchi aperti per
suscitare l’interesse del pubblico a rimanere sintonizzato. L’organizzazione in flusso ha finalità strettamente
pragmatiche, come per esempio incoraggiare una visione continuativa, ancorare lo spettatore, scoraggiare
il cambio di programma, ecc...
Il termine NEOTELEVISIONE è stato usato per la prima volta da Umberto ECO nel 1983. In Italia nacque con
la fine del monopolio pubblico e l’avvento della concorrenza. La neotv è caratterizzata da una crescente
autoreferenzialità: la tv parla sempre meno del mondo esterno e sempre più di se stessa e del proprio
modo di rapportarsi con lo spettatore. È caratterizzata dal “flusso”. L’emittente si propone come un
interlocutore alla pari rispetto al pubblico (nella paleotv era una fonte autorevole), il quale è chiamato a
interagire con la televisione stessa attraverso telefonate, email, telefoto, ecc... La neotv è sempre più lo
spazio in cui domina il PRIVATO, sia dell’uomo comune che del vip.
Il PALINSESTO è il principale strumento di regolazione logico-‐temporale a disposizione della televisione.
Serve per organizzare il flusso, ovvero le sequenze, nell’arco della giornata. Palinsesto significa “raschiato di
nuovo”. E’ un termine introdotto nel 1963 per riferirsi al continuo lavoro di definizione e correzione cui è
sottoposta la programmazione televisiva. Il palinsesto è una griglia temporale (la FORMA) che dispone i
programmi (il CONTENUTO) secondo una logica specifica. L’obiettivo principale è massimizzare l’ascolto!
Un palinsesto subisce una continua opera di perfezionamento e ridefinizione:
• PALINSESTO ANNUALE. Redatto prima dell’inizio della stagione (costo della programmazione, stima del
numero delle serate di intrattenimento, di fiction e di programmi cui sono stati acquistati i diritti);
• PALINSESTO STAGIONALE. Redatto 6 mesi prima della messa in onda (eventi live, alcuni titoli della
programmazione... si organizza in base all’offerta delle altre reti);
• PALINSESTO MENSILE. Redatto 3/4 mesi prima (programmazione ancora temporanea, da cambiare a
seconda della strategia adottata);
• PALINSESTO SETTIMANALE. Redatto 15 giorni prima (titoli e orari definitivi dei programmi che saranno
messi in onda). Esso è sottoposto a due movimenti:
VERTICALE, cioè relativo alla concatenazione dei programmi nel palinsesto giornaliero.
ORIZZONTALE relativo alla distribuzione dei programmi durante la settimana.
Nei giorni feriali la programmazione è ‘a striscia’: consiste nella rip
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