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ERIK ERIKSON (1902 1994):
VITA:
▪ Venne ammesso presso l’Istituto Psicoanalitico Viennese e la sua psicoanalisi fu condotta da Anna
Freud.
▪ Studiò anche con Freud, Hartmann, Kris, Deutsh e altri.
▪ 1993: a causa del nazismo, si trasferì negli Stati Uniti
▪ →
Qui divenne il 1° analista infantile di Boston e ottenne unpostto alla Harvard Medical School in
seguito anche altre istituzioni.
▪ →
Poi Studiò:
- le reazioni di shock nei soldati americani che avevano combattuto nella 2° Guerra Mondiale
- le pratiche di allevamento infantile in uso presso i sioux e i yurok
- il gioco dei bambini normali e disturbati
- le conversazioni di adolescenti che soffrivano di crisi di identificazione
- il comportamento sociale in India
▪ E tematiche come:
- distanza generazionale
- tensioni razziali
- deliquenza giovanile
- trasformazioni dei ruoli sessuali
- pericoli di una guerra nucleare
ERIKSON E LA TEORIA FREDUIANA:
▪ Egli condivide le nozioni di base della teoria di Freud: strutture psicologiche, incoscio/conscio,
pulsioni, stadi psicosessuali, continum normale-anormale, e il metodo psicoanalitico-
▪ Ampliò la teoria di Freud grazie allo studio dell’identità e l’elaborazione di nuovi metodi di
→
indagine e
sviluppò una serie di 8 stati psicologici che si estendono lungo tutto il corso della vita.
STADI PSICOSOCIALI:
▪ Lo studio di culture diverse lo convinse della necessità di aggiungere una dimensione psicosociale
alla teoria di Freud sullo sviluppo psicosessuale.
▪ Secondo tale dimensione, la maturazione fisica ha ripercussioni personali e sociali, e comporta
nuove possibilità ma anche un aumento delle richieste da parte della società (es. chiede invece che
→
piangere per ottenere qualcosa) si parla di una sorta di adeguamento tra il bambino e la cultura in
cui vive (→la cultura si adatta ai bisogni del bambino e il bambino a sua volta si adegua alla
cultura).
DUNQUE, lo sviluppo psicosociale dipende dalla cultura in due modi:
1- Ogni cultura tende a guidare e promuovere il comportamento del bambino.
2- Alcune istituzioni che corrispondono ai bisogni di una generazione possono dimostrarsi inadeguate
per quella successiva.
Lo sviluppo psicosociale progredisce secondo il PRINCIPIO EPIGENETICO (→ epi = su / genesi =
→
emergenza) ovvero come il feto, la personalità diviene sempre più differenziata e organizzata
→
gerarchicamente, sviluppandosi in un determinato ambiente che contribuisce a modellarla. dunque tale
principio descrive le forze responasibili del passaggio da stadio a stadio.
▪ In breve, secondo Erikson il bambino possiede leggi di sviluppo innate che creano una serie di
potenzialità perché possa avere interazioni significative con chi ha cura di lui.
▪ Con la maturazione e le aspettative sociali, il bambino passa attraverso una 8 crisi psicologiche,
intese come problemi che deve risolvere e allo stesso tempo espande la gamma di relazioni sociali
significative.
▪ Ogni crisi viene descritta con sia con le corrispettive conseguenze positive che negative e in
→ poiché se le crisi dell’infanzia non si
situazioni ideali, gli aspetti positivi superano quelli negativi
risolvono in maniera soddisfacdente, la persona continuerà a combattere le stesse battaglie anche in
seguito. →
Però secondo Erikson non è mai troppo tardi per risolvere qualsiasi crisi visione ottimista. (vs Freud)
▪ Ogni stadio si costruisce su quelli precedenti e influenza i successivi (teoria che si colloca a metà tra
quella di Piaget e di Freud).
IDENTITÀ: ricerca dell’identità,
A differenza di Freud, Erikson considera come tema principale della vita: la intesa
come la comprensione e l’accettazione sia del Sé che della propria società.
L’Identità:
▪ Subisce una trasformazione da uno stadio all’altro
▪ Le forme precoci di identità influenzano le sucessive
Erikson si concentrò particolarmente su tale concetto in quanto egli stesso manifestava un forte bisogno di
riaffermare la propria identità perché nel corso della sua vita, gli era capitato di sentirsi emarginato, come
durante la sua gioventò vagabonda o quando era giunto negli Stati Uniti.
il problema dell’identità
Egli si rese conto che coinvolge la totalità degli individui.
METODOLOGIA:
Egli ricrose a 3 metodi per lo studio dello sviluppo:
→ necessità di studiare l’uomo
1- Osservazione diretta dei bambini in azione.
→
2- Confronti tra diverse culture egli è affascinato dalla varietà di soluzioni escogitate dalle varie
culture per far fronte agli st
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