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Epistemologia delle scienze umane – La psicologia di Nietzsche Appunti scolastici Premium

Appunti di Epistemologia delle scienze umane – La psicologia di Nietzsche. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La psicologia di Nietzsche e il suo influsso nella Psicoanalisi, La b, La psicologia, “signora di tutte le scienze”, ecc.

Esame di Epistemologia delle scienze umane docente Prof. G. Gregorio

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Mai fino ad oggi un più profondo mondo della conoscenza si era dischiuso a navigatori e

avventurieri temerari, e lo psicologo che in tal modo “compie il sacrificio” (...) potrà per lo

meno pretendere che la psicologia sia nuovamente riconosciuta signora delle scienze, al

servizio e alla preparazione della quale è destinata l’esistenza delle altre scienze. La

psicologia infatti è ormai di nuovo la strada per i problemi fondamentali.

Non è quindi un’antropologia filosofica teorica, come abbiamo già detto, ma una “fisio-

psicologia” delle pulsioni, soprattutto della volontà di potenza, cioè una vera e propria

psicologia del profondo.

Tutta quanta la psicologia è rimasta sino ad oggi sospesa a pregiudizi e apprensioni

morali: essa non ha osato scendere nel profondo. Concepirla come teoria evolutiva della

volontà di potenza, come io la concepisco: - questo non è stato da nessuno neppure

sfiorato col pensiero (...). Una peculiare fisio-psicologia deve lottare contro le resistenze

incoscienti poste nell’animo dell’indagatore, essa ha il “cuore” contro di sé.

In realtà, non c’è soltanto “una” volontà di potenza, ma una molteplicità di centri di potere,

in lotta reciproca, all’interno dello stesso individuo: “L’uomo è una pluralità di forze che

sono ordinate secondo una gerarchia, sicché ci sono elementi che comandano (...). Il

concetto “individuum” è falso”. Anzi, quante più contraddizioni portiamo in noi, più ricchi

siamo, e più possibilità creative abbiamo.

L’annulazione dell'individuo, il corpo e il Selbst

Una caratteristica del pensiero psicologico nietzschiano è la derivazione “dal basso” di

tutte le realtà dell’anima. Anche ciò che sembra più spirituale ed elevato, sia la filosofia

che la religione, è soltanto il sintomo di una determinata costituzione psicofisica della

quale non si ha coscienza. Per questo Nietzsche spera in una nuova generazione di

"medici filosofi", che sappia analizzare le trasformazioni e sublimazioni inconsce dei

bisogni fisiologici e degli istinti in ideali e pensieri.

L’inconsapevole travestimento di necessità fisiologiche sotto il mantello dell’obiettivo,

dell’ideale, del puro-spirituale va tanto lontano da far rizzare i capelli (...). Dietro i supremi

giudizi di valore, da cui fino a oggi è stata guidata la storia del pensiero, sono nascosti

fraintendimenti della condizione corporea, sia da parte d’individui sia di classi o di razze

intere. E’ legittimo ravvisare in tutte quelle ardite stravaganze della metafisica,

specialmente nelle sue risposte alla domanda sul valore dell’esistenza, in primo luogo e

sempre i sintomi di determinati corpi (...) tali affermazioni o negazioni (...) costituiscono (...)

per lo storico e lo psicologo indici tanto più apprezzabili, in quanto sintomi, come si è detto,

del corpo, del suo riuscire bene o male, della sua pienezza, potenzialità, dominio di sé

nella storia, oppure invece delle sue inibizioni, stanchezze, scadimenti, del suo presentire

la fine, del suo volere la fine. Sono ancora in attesa che un medico filosofo, nel senso

eccezionale della parola – attento al problema della salute collettiva di un popolo, di

un’epoca, di una razza, dell’umanità -, abbia in futuro il coraggio di portare al culmine il

mio sospetto e di osare questa affermazione: in ogni filosofia non si è trattato fino a oggi,

di “verità”, ma di qualcos’altro, come salute, avvenire, sviluppo, potenza, vita...

Con tutto questo, afferma Nietzsche, la nozione di “individuo” si mostra sbagliata. Non c'è

soggetto, non c'è io. Se vogliamo possiamo parlare di "Es" , “esso”, a condizione di non

intenderlo in modo sostanzialistico, ricadendo così nell'interpretazione cristiano-morale,

che cerca un responsabile del divenire.

Per quanto riguarda la superstizione dei logici, non mi stancherò mai di tornare a

sottolineare un piccolo, esiguo dato di fatto (...) che un pensiero viene quando è “lui” a

volerlo, e non quando “io” lo voglio; cosicché è una falsificazione dello stato dei fatti dire: il

soggetto “io” è la condizione del predicato “penso”. Esso pensa: ma che questo “esso” sia

proprio quel famoso vecchio “io” è, per dirlo in maniera blanda, soltanto una supposizione,

un’affermazione, soprattutto non è affatto una “certezza immediata”.

Il Sé (Selbst) , in realtà, è fuori dalla coscienza, siamo governati dal di fuori. “Il corpo.e la

sua grande ragione” governano l’io come uno strumento.

‘Io’ dici tu, e sei orgoglioso di questa parola. Ma la cosa ancora più grande, cui tu non voi

credere, - il tuo corpo e la sua grande ragione. Essa non dice ‘io’, ma fa ‘io’. (...)

Strumenti e giocattoli sono il senso e lo spirito: ma dietro di loro sta ancora il Sé [Selbst]. Il

Sé cerca anche con gli occhi dei sensi, ascolta anche con gli orecchi dello spirito.

Sempre il Sé ascolta e cerca: esso compara, costringe, conquista, distrugge. Esso domina

ed è il signore anche dell’io.

Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto – che

si chiama Sé. Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo.

2) Il periodo postcristiano, la morte di Dio e l’eterno ritorno

A Nietzsche non importa, in fondo, se questo modo di rappresentare l’anima sia vero o

non lo sia. Secondo lui, la verità non esiste. Non sarebbe che una menzogna che ha perso

coscienza di essere menzogna. Quello che è importante, invece, è che la "finzione" sia

“utile”. Il criterio di utilità è la non ostilità nei confronti della vita, cioè della volontà di

potenza e delle lotte che la volontà di potenza genera. L’unica cosa che esiste, è questo

mondo, il fluire costante, l’autocreazione e autodistruzione, e il conflitto delle

interpretazioni antagoniche del mondo. Poichè il conflitto, la guerra, forma parte

essenziale della realtà; anzi meglio, è la realtà stessa. Il motore del divenire corrisponde a

questa dialettica fondamentale, come direbbe Hegel. E questa dialettica si sviluppa oggi

ad un livello più complesso ed elevato. Perciò, questa teorizzazione dell'anima e

dell’inconscio non ha la pretesa di verità, ma è uno strumento in mano del “cacciatore

delle anime”, dello spirito della transvalorazione.

Il cristianesimo, con il suo presunto disprezzo della sessualità e della crudeltà, i due

aspetti fondamentali, creativo e distruttivo, della volontà di potenza, è il nemico principale

della vita, benché abbia reso la vita più interessante, sublimando il conflitto ad un livello

spirituale. In effetti, secondo Nietzsche il cristianesimo, o la volontà di potenza attraverso il

cristianesimo, ha prodotto una spiritualizzazione del conflitto, e questo è considerato da lui

come qualcosa di positivo. Perché Nietzsche non vuole tornare al periodo premorale

dell'umanità, ma arrivare a una tappa essenzialmente postmorale, che presuppone il

cristianesimo come momento astratto. Per essere postmorali, si ha bisogno della morale,

perciò, afferma Nietzsche, gli immoralisti (come definì il nostro a chi segue la sua dottrina)

non vogliono la totale distruzione della Chiesa, perché hanno bisogno di essa, come il

peccato ha bisogno della legge. La Chiesa ha prodotto delle contraddizioni (vg. i gesuiti e

la democrazia) che hanno reso più interessante la vita (che si alimenta della

contraddizione) e che hanno acuito la mala coscienza, sino a limiti insospettati.

Nella sua opera psicologica fondamentale, La genealogia della morale, che fu oggetto di

discussione nelle sedute del mercoledì dell’Associazione Psicoanalitica nel 1908,

Nietzsche psico-analizza il cristianesimo, e lo mina nella sua essenza. Lo scopo di

Nietzsche è dimostrare che il cristianesimo, e l’occidente da esso formato, è nichilismo

(passivo) e malattia del corpo e dell’anima. La genealogia spiega quest’idea, mettendo in

luce le radici nascoste e inconsce delle concezioni fondamentali del cristianesimo, come la

separazione tra buono e cattivo , la coscienza morale, ecc. Queste radici sarebbero,

secondo Nietzsche, le pulsioni che il cristianesimo stesso condanna, soprattutto la

crudeltà.

Nietzsche considera come origine della “coscienza di colpa” l’introiezione della crudeltà e

del risentimento. Così nascerebbe il soggetto, nel senso cristiano-moderno del termine, e

cioè dalla scissione, prodotta da una pressione culturale esterna, all’interno di un insieme

di pulsioni in contraddizione. Questo sarà ripreso esplicitamente da Freud, nella sua teoria

del Super-io, che ha due volti: l’ideale dell'io e la coscienza morale. Il responsabile di

questo sarebbe il “sacerdote ascetico” , che avrebbe bisogno della malattia per poter

redimere, e creerebbe quel organismo di controllo interiore che sarebbe, appunto, la

coscienza morale. La Chiesa è per Nietzsche una specie di manicomio, pieno di malati

della mente, che sono il risultato del cristianesimo e della morale da esso derivata.

Il cristianesimo ha necessità della malattia, pressappoco allo stesso modo in cui per la

grecità è necessaria una sovrabbondanza di salute – rendere malati è la vera riposta

intenzione dell’intero sistema procedurale salvifico della Chiesa. E la Chiesa stessa – non

è essa il manicomio cattolico come ultimo ideale? – L’uomo religioso, come la Chiesa lo

vuole, è un tipico décadent; il momento in cui la crisi religiosa s’impadronisce di un popolo

è caratterizzato ogni volta da epidemie nervose; il “mondo interiore” dell’uomo religioso è

analogo al “mondo interiore” dei sovreccitati e degli esauriti, al punto da confondersi con

esso; gli stati “supremi”, che il cristianesimo ha tenuti sospesi sull’umanità come valore di

tutti i valori, sono forme epilettoidi – la Chiesa ha santificato in maiorem dei honorem

soltanto pazzi o grandi impostori... Mi sono permesso una volta di definire l’intero training

cristiano della penitenza e della redenzione (...) una folie circulaire prodotta

metodicamente, come è naturale, su un terreno già preparato, vale a dire,

fondamentalmente malaticcio.

L'archetipo dei cristiani malati sarebbe, secondo lui, lo stesso Gesù.

Il tipo “Gesù”...

Gesù è esattamente l’opposto di un eroe: è un idiota. Si senta la sua incapacità di

intendere una realtà: egli si muove nel giro di cinque o sei concetti da lui prima uditi e a

poco a poco capiti (cioè falsamente) – in essi ha la sua esperienza, il suo mondo, la sua

verità – il resto li è estraneo. Dice parole che tutti adoperano, ma non li intende come tutti,

capisce solo i suoi cinque o sei sfuggenti concetti. Che i veri e propri istinti virili – non solo

quelli sessuali, ma anche quelli della lotta, della fierezza, dell’eroismo – non siano mai

maturati in lui, che sia un ritardato e sia rimasto infantilmente nell’età puberale: ciò fa parte

del tipo di certe nevrosi epilettoidi.

La terapia di Nietzsche, che ci porterebbe alla “grande salute”, è però per pochi eletti. Non

tutti sono chiamati a scoprire queste verità inconsce ed essere i "filosofi del futuro". Si

deve accettare l’innocenza del divenire, l’eterno ritorno dell’uguale, che in fondo è

accettare una vita infernale, e fare “esperienza” del bene e del male. Questo suppone non

solo prendere coscienza passivamente della “morte di Dio” ma realizzarla attivamente. Chi

sopravvive a questo deserto gelido, si trasforma in legislatore, creatore di valori. Come ciò

avvenga lo spiega lui stesso, nel IV libro della "Gaia Scienza", come la rivelazione di un

demone.

Il peso più grande. Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse

furtivo nella più solitaria delle solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai

vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa

mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni cosa

indicibilmente piccola e grande della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa

sequenza e sucessione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra gli alberi e

così pure questo attimo e io stesso. (...) Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e

maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo

immane, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio, e mai intesi cosa più

divina!”

3) Nietzsche e la psicoanalisi

Nietzsche e la psicologia

Come abbiamo detto, il pensiero di Nietzsche è stato molto influente in diversi ambiti della

cultura. Uno di questi è stato la psicologia. Noi ci occuperemo qui in particolar modo della

psicoanalisi. Ma prima faremo un accenno agli psicologi non psicoanalisti. Fra loro,

fortemente influenzati da Nietzsche ci sono, ad esempio, Ludwig Klages, uno dei pionieri

della caratterologia tedesca, creatore della grafologia, il quale si riconosce esplicitamente

come continuatore di Nietzsche. A sua volta, furono influenzati da Klages autori molto

importanti, come Hans Prinzhorn e Philipp Lersch. Inoltre, molti autori del gruppo di scuole

esistenzialistiche e fenomenologiche hanno fortemente recepito l’ispirazione di Nietzsche,

in particolare Karl Jaspers e Ludwig Binswanger, i quali lo considerano una delle loro fonti

principali.

Per quanto riguarda la psicoanalisi, ci occuperemo del suo fondatore, Sigmund Freud e

del disidente Carl G. Jung.

Freud e Nietzsche

Il rapporto di Freud con Nietzsche si può considerare da due punti di vista fondamentali:

storico e dottrinale.

a) Dal punto di vista storico, si deve accenare in primo luogo alla relazione di Freud con la

filosofia. Diversamente di quanto lo stesso Freud ha detto molte volte, l’influsso della

filosofia nella sua formazione intellettuale è stato di capitale importanza. Attraverso il suo

epistolario giovanile, sappiamo che ha letto Feuerbach, Strauss e Aristotele, che tradusse

Stuart Mill, e che frequentò i corsi di Brentano. Sotto l’influsso di quest’ultimo, pensò

seriamente di iscriversi alla Facoltà di Filosofia e intraprendere il dottorato, ma alla fine

questo desiderio non si realizzò.

Nietzsche fu uno dei filosofi letti da Freud, per lo meno sin dall’età di 17 anni. Il suo grande

amico, Joseph Paneth, conobbe il filosofo personalmente. Un altro amico, Sigfried Lipiner ,

fu riconosciuto da Nietzsche esplicitamente come suo discepolo. Con questi due amici,


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epistemologia delle scienze umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Gregorio Giuliana.

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