Gestione ostetrica nelle donne diabetiche
Ipossia fetale
L'ipossia fetale viene valutata in questo modo:
- Movimenti fetali: se sono < 4/h, c'è un rischio fetale. È importante contare il numero dei calci del feto, poiché se i movimenti sono insufficienti, si sospetta un problema.
- Ecografia: con analisi del profilo biofisico fetale, che consente di valutare il tono del corpo, i movimenti degli arti, i movimenti delle pareti toraciche, la reattività della frequenza cardiaca fetale, e il volume del liquido amniotico.
In caso di ipossia fetale, può essere necessario anticipare la data del parto per evitare situazioni di stress.
Rischio materno-fetale
In assenza di complicanze materno-fetali, la data migliore per il parto nelle donne diabetiche è tra le 38-41 settimane.
Prima di scegliere il parto pretermine (< 37-38 settimane), bisogna valutare la maturità polmonare del feto per stabilire il rischio di insorgenza della sindrome da distress respiratorio.
Attraverso l'amniocentesi, valutando il rapporto lecitina/sfingomielina (L/S) e il fosfatidilglicerolo, tramite esami biochimici e fisici, si analizza l'attività del surfactante.
In caso di iperglicemia e iperinsulinemia fetale, si può avere una scarsa produzione di surfactante. Questo ritarda il parto a 38-41 settimane, riducendo il rischio di ARDS. Si cerca di evitare il taglio cesareo.
Macrosomia fetale
In presenza di macrosomia fetale, è opportuno evitare la distocia della spalla o altri traumi alla nascita. In questi casi, si preferisce il taglio cesareo rispetto al parto naturale.
Negli altri casi, è importante continuare a monitorare la glicemia materna (deve essere > 150 mg/dl) e il battito cardiaco fetale. Infatti, una glicemia elevata può associarsi a ipossia fetale intrapartum.
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