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Feocromocitoma e paragangliomi extrasurrenali

Il feocromocitoma è un tumore neuroendocrino che origina dalle cellule cromaffini della midollare del surrene. Produce e secerne noradrenalina, con origine neuroectodermica, e in genere adrenalina, mentre raramente solo adrenalina. Nel 15-20% dei casi, il feocromocitoma deriva dal tessuto cromaffine extrasurrenalico. In questi casi, si parla di paragangliomi extrasurrenali, cioè tumori che originano dai gangli simpatici, para-aortici/pericavali, nella biforcazione iliaca, in particolare dai paragangli di Zuckerkandl e, raramente, dalla vescica.

Il feocromocitoma rappresenta lo 0,1-0,6% di tutti i casi di ipertensione arteriosa e ha un’incidenza di 1-8 nuovi casi per 1.000.000 di abitanti all'anno. Può colpire qualsiasi fascia d'età, con un picco tra i 30 e i 50 anni, e presenta la stessa incidenza nei due sessi. In genere, il feocromocitoma è benigno, ma con il miglioramento delle tecniche diagnostiche è stato dimostrato che le forme maligne sono più frequenti di quanto si credeva in passato.

Forme sporadiche e familiari

Si distinguono tra forme sporadiche e forme familiari:

  • Forme sporadiche: non ereditarie, interessano soprattutto soggetti con età media di 40-50 anni, sono generalmente unilaterali e raramente multifocali (< 10%).
  • Forme familiari: trasmissione autosomica dominante (AD), interessano soprattutto soggetti con età < 40 anni, spesso bilaterali e multifocali, e fanno parte del quadro delle sindromi endocrine multiple (MEN 2A e 2B), sindrome di Von Hippel-Lindau, neurofibromatosi di tipo 1, e sindrome feocromocitoma/paraganglioma (F/P 1, 2, 3, 4).

In caso di anamnesi familiare positiva per queste sindromi, è giustificato lo screening genetico nei parenti di primo grado per identificare i soggetti a rischio e definire le opportune strategie diagnostico-terapeutiche.

Causa genetica delle sindromi correlate

La MEN 2 è causata da una mutazione del gene RET localizzato sul cromosoma 10, caratterizzata dalla presenza del feocromocitoma nel 50% dei casi, spesso bilaterale. Nella MEN 2A si associa al carcinoma midollare della tiroide e iperplasia delle paratiroidi, mentre nella MEN 2B si associa al carcinoma midollare della tiroide, habitus marfanoide e ganglioneuromi.

La sindrome di Von Hippel-Lindau si deve a una mutazione del gene oncosoppressore VHL, localizzato sul braccio p del cromosoma 3, caratterizzata dal feocromocitoma nel 10-20% dei casi, associato ad angiomatosi retinica, emangioblastoma cerebellare, cisti renali e pancreatiche, ipernefroma, cistoadenoma dell'epididimo.

La neurofibromatosi di tipo 1 è causata da una mutazione del gene NF1 (cr. 17), caratterizzata da feocromocitoma in meno del 5% dei casi, macchie cutanee caffè-latte, neurofibromi multipli, noduli di Lisch o amartomi dell'iride, glioma ottico, lentiggini ascellari e inguinali.

La sindrome feocromocitoma/paraganglioma è caratterizzata dall’associazione di tumori a cellule cromaffini surrenali ed extrasurrenali, specie a carico del glomo carotideo, dovuta a mutazioni dei geni codificanti l'enzima succinato-deidrogenasi (SDH, subunità B, C, D).

Diagnosi clinica e sintomi

Il feocromocitoma è spesso asintomatico; la diagnosi avviene frequentemente in sede autoptica o occasionalmente durante indagini strumentali richieste per altri motivi, per cui si parla di incidentaloma.

Le forme sintomatiche sono dominate dall’ipertensione arteriosa; la noradrenalina provoca vasocostrizione con ipertensione cronica, che in genere non viene avvertita dal paziente, mentre l’adrenalina provoca una crisi ipertensiva parossistica, episodica e grave, con pressione arteriosa altissima, fino a 300/150 mmHg, che non risponde alla classica terapia antiipertensiva. La crisi ipertensiva può essere scatenata da vari fattori come alcol, pasti abbondanti, intraddominale, anestesia, travaglio, tosse, defecazione, sforzi fisici e alcuni farmaci come antidepressivi triciclici, antidopaminergici, sulpiride, metoclopramide, e β-bloccanti.

La crisi ipertensiva può manifestarsi varie volte durante la settimana e dura da pochi minuti ad alcune ore, terminando con una brusca riduzione della pressione arteriosa.

La crisi si associa a varie manifestazioni neurovegetative: cefalea, palpitazioni, tremori, estremità fredde, ansia, nervosismo, sensazione di morte imminente, pallore, febbre, vampate, astenia, nausea, vomito, dolore addominale e toracico, turbe visive.

Inoltre, cronicamente, il paziente presenta calo ponderale, intolleranza al caldo, sudorazione profusa, cioè iperidrosi.

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Scienze mediche MED/13 Endocrinologia

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