EDUCAZIONE TERAPEUTICA E FORMAZIONE
Prof. Pietrini
Nell’educazione terapeutica ci rivolgiamo ad una popolazione che ha una patologia cronico-
degenerativa
Prova scritta nelle date di appello
2 domanda a risposta aperta: una sull’educazione e una sulla formazione. Applicare la conoscenza
in maniera ragionata a seconda della domanda.
Es: Come valuto i livelli di profondità nell’educazione terapeutica
Se vogliamo migliorare il voto di un modulo dobbiamo ridare solo quel modulo
Il compito è l’esecuzione di una prestazione finalizzata all’ottenimento di un risultato, ma il
compito non valorizza l’esercizio professionale (eseguo per compiti)
La competenza, lo valorizza, perché comprende il concetto di autonomia decisionale e operativa→
definiscono il profilo.
→ →
Competenza funzione attività
Dalla competenza tiriamo fuori il concetto di funzione, dalla quale a sua volta tiriamo fuori il
concetto di attività che mi permettono di applicare la funzione. Da questo io ricavo il concetto di
performance e quindi la mia competenza.
La competenza è l’elemento che valorizza maggiormente l’esercizio professionale perché nella
competenza abbiamo il concetto di autonomia professionale e operativa.
Dal concetto di competenza tiriamo fuori il concetto di funzione e dalla funzione estraiamo il
concetto di attività che possiamo svolgere nella pratica.
Il processo di formalizzazione ha come obiettivo finale questa riflessione: il livello di performance
dalla competenza all’attività e viceversa.
La formazione e la legislazione devono far fronte alla competenza e non al compito.
Oggi la valutazione del professionista è importante.
Non ci si deve fermare alla competenza, ma proseguire con il processo di professionalizzazione, per
arrivare all’espansione e al potenziamento della competenza.
I due principali elementi del processo di professionalizzazione sono:
- Formazione: aspetto formativo
- Legislazione: aspetto legislativo
Se però io vado ad analizzare questi due elementi, ricavo due concetti fondamentali che sono:
- Profilo professionale: 739/1994 dal punto di vista formativo
- Autonomia decisionale operativa 251/2000 dal punto di vista legislativo
- Abrogazione del mansionario: legge 42 del 1999
questi sono i 3 elementi che hanno portano alla professionalizzazione e ad una valorizzazione delle
funzioni e dell’autonomia del professionista
Dal processo di professionalizzazione derivano due fattori
1. Espansione della competenza
2. Potenziamento della competenza
Appunti di Flavio Ruggiero l’autonomia del
La legge n.251 del 2000 associata al dm 739 del 1994 valorizzano le funzioni e
professionista
La legge n 42 del 99 è l’abolizione del mansionario e anche questa ha contribuito a valorizzare le
nostre prestazioni
Formazione
La formazione è stata prima regionale e poi universitaria
Nel 1940 la formazione infermieristica era prevalentemente dipesa dall’abilità, la responsabilità era
→
esclusivamente del medico che aveva prescritto quella determinata attività modello Biomedico.
È una formazione orientata al compito e non alle competenze (cioè per conoscenza, abilità e
comportamento).
L’infermiere era di supporto, quindi rispondeva ai compiti ed era una formazione orientata al
l’esecuzione di attività che mi portano a un risultato, id cui
concetto di abilità, dove è prevista
l’infermiere non è responsabile, ma lo è il medico che prescrive quell’attività. L’autonomia era solo
OPERATIVA.
Le nostre conoscenze afferivano all’ambito biomedico, quindi al centro di tutto c’era la malattia in
sé.
Grazie all’accordo di Strasburgo del 1967, poi ratificato nel 1973 si sono uniformati i percorsi
noi ci siamo adeguati a tutti gli effetti alla formazione dell’infermiere. Essendo un
formativi e l’adeguamento non esclusivamente limitato all’Italia ma anche nel
accordo europeo, era necessario
resto dell’U.E.
Il percorso si è evoluto soprattutto in termini numerici, cioè passando da 2 a 3 anni. Prima quindi vi
è stato una evoluzione dal punto di vista quantitativo.
(1999) invece si porrà l’attenzione sull’aspetto
Con il processo di Bologna qualitativo in termini di
contenuti del percorso formativo
Dopo l’accordo di Strasburgo, un’altra riflessione importante di evoluzione della formazione
avviene negli anni 90. Si passa da una formazione regionale a formazione universitaria.
viene identificato un settore scientifico disciplinare dedicato all’infermieristica, che ha
Inoltre
permesso di individuare i contenuti da affrontare.
Dopo l’accordo di Strasburgo che ha uniformato da un punto di vista quantitativo la formazione
‘90
degli infermieri, negli anni si riflette non solo da un punto di vista quantitativo ma anche
qualitativo soprattutto riguardo ai bisogni di salute che il professionista dovrà gestire nei confronti
dei propri assistiti. Cambiava proprio il Bisogno di salute. Il professionista dovrà essere in grado di
rispondere proprio a questo bisogno. Quando cambia il bisogno di salute cambiano i percorsi
formativi sia nella formazione di accesso (ecco perché i piani di studi dei corsi di laurea
periodicamente variano) sia nella formazione permanente per quanto riguarda il potenziamento
delle competenze che il singolo professionista deve fare per rispondere ai bisogni che gestisce nel
quotidiano durante il servizio professionale
→
Legge 502 del 92 Nuova organizzazione del SSN
l’assetto del sistema sanitario: processo di aziendalizzazione con l’acquisizione di
Che ha cambiato
autonomia da parte dell’azienda che assume nuovi aspetti organizzativi.
In questi anni si incominciano a delineare degli aspetti specialistici. In questi anni sorgono le prime
scuole di specialistica per infermieri ma non solo specialistiche cliniche ma anche organizzative
ecco perché in questi anni nascono i primi dirigenti infermieri.
Legge 341/90→ Riforma degli ordinamenti didattici universitari. In questo periodo abbiamo
l’istituzione del primo diploma universitario di scienze infermieristiche (anno 1991) che ha favorito
il miglioramento e l’aggiornamento dei percorsi formativi.
Nel 1996, siccome le regioni volevano imporre il loro modello di formazione professionale
incentrata maggiormente sul compito che sulle competenze, è entrato in gioco il Ministero della
Salute.
Prima del 1996 la formazione avveniva su due binari:
- La ragione formava persone per compiti
L’università formava operatori per
- competenza
Avevamo dei professionisti che agivano in maniera differente a seconda del tipo di formazione
Quindi nel 96 il ministero della salute e il MIUR si sono uniti e in maniera congiunta si occupati
della formazione delle scienze infermieristiche e questo ha consentito la perdita di responsabilità da
L’università poi garantirà la formazione e il trasferimento delle competenze
parte delle regioni.
professionali per rispondere ai bisogni di salute
Il piano di studi negli anni ‘90 era ancora incentrato sul modello di acuzie e non sulla cronicità
come oggi.
Gli anni 90 sono stati anni particolari perché si è andato incontro ad una aziendalizzazione.
Processo di professionalizzazione-Formazione
–
Dichiarazione di Bologna, 1996 armonizzazione sistemi di istruzione superiore: si sono ritrovate a
Bologna tutte le nazioni della comunità europea per armonizzare i processi formativi. I principali
ambiti di attenzioni riguardano:
Promozione della cooperazione europea nell’accertamento della qualità
- della dimensione europea dell’istruzione superiore
- Promozione
Adozione di un sistema di titoli facilmente comprensibili e comparabili anche tramite l’uso
- del diploma supplement
- Impianto formativo fondato su due cicli principali, primo e secondo livello (3+2). Con
questo impianto gli atenei hanno l’obbligo di presentare i percorsi specialistici. La necessità
di inserire una magistrale è dovuta al fatto che le strutture sanitarie cercavano professionisti
amministrativi. Il modello 3+2 è stato favorito soprattutto dai descrittori di Dublino. [non è
obbligatorio per l’ateneo però fornire master di I e II livello]. La necessità di fornire un 3+2
è dovuta al fatto che i servizi sanitari si stavano riorganizzando e le aziende incominciavano
ad implementare dei modelli organizzativi che richiedevano la necessità di un
professionista sempre più specialistico.
Adozione di un sistema di crediti didattici sul modello dell’ECTS
-
- Promozione della mobilità al pieno esercizio della circolazione di studenti, ricercatori e
personale amministrativo
passo fondamentale perché si è posto l’obiettivo di armonizzare la formazione.
È stato un
Con gli accordi di Strasburgo ci siamo adeguati da un punto di vista quantitativo.
Mentre ora ci concentriamo sull’aspetto qualitativo attraverso l’utilizzo dei CFU credito formativo
universitario. Questo ha permesso di uniformare le aree di percorso che dovevano essere affrontate
dando vita ad una formazione più omogenea. Ovviamente la formazione deve considerare i bisogni
di salute sia nazionali ma soprattutto locali. è vero che i CDL devono garantire un’ampia offerta
Un altro aspetto fondamentale è la qualità.
formativa, ma questa offerta deve essere di qualità. Dal 1996 si è incominciato a parlare di qualità
per percorsi formativi e nel 2004 con la legge Gelmini si è implementato un sistema di
accreditamento che prevede che il CDL abbia requisiti formativi tali da accreditare il corso. E se
questi requisiti formativi non sono rispettati il corso dovrà essere chiuso.
Appunti di Flavio Ruggiero
qualitativo
Per quanto riguarda l’aspetto il maggior contributo è stato fornito dai Descrittori di
Dublino: sono descrittori che supportano la struttura formativa perché mi permettono di individuare
l’obiettivo. sapere che si apprende dall’esperienza, però non è sempre in linea con
Sapere esperenziale: è un
l’evidenza Il sapere esperenziale contribuisce a quello che è l’accrescimento e il
scientifica.
potenziamento della competenza, però il sapere che io apprendo dal fare deve essere un sapere
riflettuto e ragionato sulla base delle evidenze scientifiche. Gli usi e le consuetudini invece
contribuiscono in maniera relativa nell’acquisizione della competenza perché si ragiona secondo il
principio “ho sempre fatto così e continuo sempre così”.
Intorno agli anni ’90 abbiamo un pensiero differente sulla formazione. È un sapere che si basa su un
livello quantitativo e qualitativo. Non si concentra la formazione solo sulla quantità di ore ma anche
sui contenuti disciplinari e in particolare i contenuti disciplinari che rispondo ai bisogni di salute.
Ricorda che la formazione risponde ai bisogni di salute.
Prima con l’accordo di Strasburgo e poi gli altri provvedimenti è cambiata la formazione.
Gli anni 90 sono stati anni importanti per la sanità perché siamo andati incontro al processo di
riorganizzazione del servizio sanitario nazionale e siamo andati incontro ad un processo di
aziendalizzazione comportando l’adozione di modelli organizzativi che valorizzassero le
competenze. I modelli organizzativi che valorizzano le competenze si vedono oggi anche se si è già
incominciato a rifletterci dagli anni ’90.
Descrittori di Dublino
Sono i risultati espressi in ambito di apprendimento. È espressione del risultato che vogliamo
ottenere. La competenza è un risultato, è un valore aggiunto che gli permette di rispondere ai
bisogni di salute.
I Descrittori di Dublino NON RAPPRESENTANO I CONTENUTI MA LE CONOSCENZE
ATTESE QUINDI I RISULTATI CHE NOI VOGLIAMO OTTENERE. Possono anche
essere espressi in termine di capacità e abilità. Il descrittore non è critico, non ha un regime
prescrittivo
I risultati dell’apprendimento devono essere espressi non solo in termini di conoscenze attese ma
anche in termini di competenze (es valutazione critica, di comunicazione etc) e di abilità/capacità
(di soluzione di problemi, di apprendere)
Il descrittore di Dublino deve essere congruente al Profilo professionali della professione che sto
formando
Il descrittore non è critico, NON è un regime prescrittivo ed esaustivo perché*? Perché siccome la
formazione deve rispondere ai bisogni di salute locali, i quali cambiano da regione a regione,
quando formulerò il percorso di formazione dovrò considerarli in modo tale da rendere più
soggettivo il descrittore di Dublino in relazione al bisogno di salute a livello locale.
*Quindi non è prescrittivo perché può essere soggetto a variazioni in relazione alle variazioni delle
popolazioni di riferimento che andiamo a gestire.
- Devono essere poi formulati con gli specifici contenuti relativi agli obiettivi dei diversi
corsi di studio.
Non è un descrittore prescrittivo ed esaustivo. Lo declina il singolo corso. Ogni singolo modulo e
ordinamento deve essere orientato secondo descrittore di Dublino
I descrittori di Dublino sono cinque:
1. Conoscenza e capacità di comprensione: deriva dal nostro ambito disciplinare quindi le
scienze infermieristiche cliniche ma anche da tutte le scienze che afferiscono al mondo
biomedico come la medicina e chirurgia generale, pedagogia etc che sono fondamentali.
2. Capacità di applicare conoscenze e comprensioni: devo avere il giusto equilibrio tra
conoscenza ed abilità
Se i primi due descrittori mi permettono di acquisire la competenza, gli ultimi tre mi permettono di
esercitare le mie competenze e di garantire contemporaneamente l’espansione e il potenziamento
della stessa
3. Autonomia di giudizio: devo essere in grado di formulare un giudizio clinico e un giudizio
prognostico. A partire da un fenomeno che io rilevo devo essere in grado di darne un
giudizio sia clinico che prognostico. che ho nei confronti sia con l’assistito
4. Abilità comunicative: in relazione al tipo di rapporto
→
che con gli altri professionisti. modello multidisciplinare e NON monodisciplinare
Questi due mi permettono di espletare i primi due descrittori ma allo stesso tempo
garantiscono l’aumento della competenza.
5. Capacità di apprendere
Al centro di tutto ovviamente vi è la competenza. Però non occorre possedere solo la conoscenza
che è il primo descrittore ma quello che conosco e comprendo devo saperlo applicare.
L’applicazione della conoscenza ci permette di agire in maniera sicura sul nostro assistito
Il descrittore è declinato dal CDL e il descrittore a sua volta è declinato a vari livelli:
1. Ordinamento del CDL: declinazione che risponde a quelle che sono le funzioni e le
responsabilità del professionista che stiamo formando
2. Regolamento del CDL: lo declino in maniera più approfondita e specifica [guardare
ordinamento CDL infermieristica]
In questi due ritrovo tutti e 5 i descrittori di Dublino. Quindi ritrovo i risultati attesi
dall’apprendimento
All’interno di un insegnamento e moduli NON devono esserci tutti i descrittori ma dobbiamo
prediligere i descrittori di Dublino a seconda del risultato di apprendimento che vogliamo ottenere. I
descrittori che ovviamente non possono mancare sono i primi due mentre gli altri variano in
funzione del contenuto disciplinare di riferimento.
L’ottimale sarebbe che per ogni singolo descrittore di Dublino dovrei definire uno standard di
risultato che mi permette di definire se il descrittore è stato raggiunto o meno e se è raggiunto qual è
il livello di raggiungimento. Io dovrò verificare che quel descrittore è posseduto dallo studente e
l’elemento che mi darà la possibilità di verificare il possesso sarà la definizione di uno standard,
standard di risultato che dovrà essere riflettuto in funzione dei contenuti che darò ma anche in
funzioni che il professionista dovrà esercitare. L’ottimale sarebbe definire lo standard
relazione alle
di risultato per ogni descrittore perché questo ci guida a identificare il livello di possesso del
descrittore. Ecco perché il metodo di verifica ottimale è il colloquio orale perché io sono in grado di
dimostrare la conoscenza, l’autonomia di giudizio e come la conoscenza mi supporta per la
risoluzione del problema
’96 tutti i CDL hanno incominciato ad organizzarsi
Dopo il regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei
Riforma 509/99:
prevedeva:
- Nota come riforma del 3+2
- Diploma di laurea e anni + diploma di laurea specialistica
Appunti di Flavio Ruggiero
- Diploma di specializzazione DS
- Dottorato di ricerca DR
L’offerta formativa dei singoli atenei e facoltà è stata ampliata e tutti i corsi hanno preso in
considerazione i Descrittori di Dublino norme concernenti l’autonomia
Legge 270/04 Riforma Gelmini: modifiche al regolamento recante
didattica degli atenei
- Laurea L (3 anni)
- laurea magistrale LM (2 anni)
La legge Gelmini del 2004 ha imposto una riduzione della spesa pubblica nei confronti della
formazione universitaria.
È stata una legge che ha creato scalpore in quanto ha razionalizzato l’offerta formativa ma viene
e magistrale. Nel razionalizzare l’offerta se l’ateneo non ha risorse
cmq garantita la laurea triennale
o personale a disposizione non attiva né master né corsi di specializzazione e corsi di dottorato.
Quindi questa legge ha penalizzato l’offerta e la possibilità di fornire conoscenze al professionista.
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Educazione terapeutica e formazione
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Appunti completi Educazione terapeutica
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Dewey - Esperienza ed educazione
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Educazione permanente negli adulti
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
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