Educazione terapeutica e formazione
Formazione di accesso e/o permanente
Normative caratterizzanti la formazione infermieristica italiana
- DM 739/94: profilo professionale dell’infermiere inteso come professionista e non esecutore. L’infermiere pianifica, attua e valuta.
- L 42/99: identifica l’infermiere dirigente e ribadisce l’autonomia professionale.
- L 251/00: formazione universitaria, modifiche della formazione da diploma a laurea in infermieristica.
- Codice deontologico (2009): comma che richiama l’infermiere alla formazione e all’educazione. È presente il patto cittadino/infermiere, quest’ultimo si fa garante della salute del cittadino.
- DM del 2010: rimasto fermo in parlamento, avrebbe istituito il passaggio dal collegio all’ordine.
Le competenze dell'infermiere: modelli di riferimento e valutazione
L’infermiere nasce come professionista per compiti e oggi è arrivato alla competenza. La padronanza della competenza (minima), che non viene esercitata, acquisita si mantiene con la formazione (manutenzione della competenza). La formazione per compito è orientata al solo ambito di apprendimento dell’abilità. La competenza è un fenomeno più complesso che racchiude molto di più, cioè tutto ciò che è racchiuso nelle scienze infermieristiche.
Ambiti di apprendimento
- Abilità: il compito
- Conoscenza
- Comportamento
La manutenzione della competenza è un ulteriore problema perché l’attuale impianto formativo (formazione post base) non ne garantisce una corretta realizzazione. Tra queste non fa parte la laurea specialistica che ci eleva a nuove acquisizioni e non al mantenimento di quelle già apprese durante il percorso formativo di laurea breve triennale. Un infermiere per mantenere questa manutenzione può attingere ai master clinici, escluso quello per coordinamento. Oltre ai master si può attingere al sistema ECM (sistema che non sta in piedi perché le competenze acquisite possono essere spesi poco: io lavoro in gastroenterologia e vado ad un ECM in salute mentale per prendere il punteggio), l’autoapprendimento delle revisioni sistematiche e delle linee guida (best practice), il sapere esperienziale (solo se ragionato, fenomeno viziato da usi e consuetudini). Un neolaureato può far leva per mantenere la sua competenza con il master clinico (che tiene alto solo un ambito della conoscenza).
Gli elementi formali del processo di professionalizzazione che va dal compito alla competenza sono legislazione professionale e il sistema formativo. Gli elementi informali sono il sapere esperienziale e gli usi e consuetudini.
Evoluzione professionale e formativa dell’infermiere
Intorno al 1940, il medico attorniava il paziente e le altre figure ruotavano intorno a questi. L’infermiere operava un ruolo con autonomia esecutiva. Il modello organizzativo era prevalentemente di tipo biomedico. Le scuole convitto professionali del 1925 prevedeva un corso biennale con ore di didattica molto limitate, solo la manualità era valorizzata. Queste scuole avevano una forte influenza clericale. Il coordinatore era dunque o un medico o una suora.
Un tempo il reparto apparteneva al primario ma aveva bisogno di una figura organizzativa (corso AFD di un anno – tipo caposala ma senza autonomia nell’uso delle risorse). Successivamente, nel 1954 le scuole convitto vengono convertite e denominate scuole per infermieri e infermieri generici. La gestione passa in mano alle regioni.
Nel 1965 si istituiscono le scuole speciali per dirigenti dell’assistenza infermieristica con requisiti particolari: maturità anagrafica, IP, anni di esperienza professionale, colloquio esame. Nelle scuole vengono introdotte materie a carattere scientifico. Vengono introdotti esami e tesi finale.
Intorno agli anni '70, periodo con produzione di leggi importanti, cambia il modello precedente in cui l’autonomia operativa diviene in parte decisionale. Oltre a permettere l’accesso al sesso maschile alla formazione, si inseriscono altri elementi quali l’idoneità al terzo anno della scuola superiore. Quello che ha cambiato il percorso formativo è stato l’accordo di Strasburgo (1973) che ha dato delle linee comuni europee sulla formazione.
Nel 1975 le modifiche effettuate erano mirate a migliorare la qualità e quantità della formazione stabilita dall’Accordo di Strasburgo. Alla teoria viene affiancato il laboratorio (4610 ore). La durata degli studi passa da due a tre anni.
Dagli anni '70 agli anni '90 non ci sono state grandi variazioni. Con il dlgs 502/92 (USL → ASL) si ha la nuova organizzazione del SSN. Questo accade in risposta ad una evoluzione quantitativa e qualitativa della domanda di salute e sociale. Con gli anni '90 arriva la riforma degli ordinamenti didattici universitari.
Nel 1991 nasce il diploma universitario (3 aree: generale, ostetrico, pediatrico) che approderà in università nel 1999. Nel 1996 il diploma universitario è gestito dal MURST e dal Ministero della Salute.
Bologna process
Con la dichiarazione di Bologna (o processo di Bologna) del 1996 si ha l’armonizzazione dei sistemi di istruzione superiore:
- Promozione della cooperazione europea nell’accertamento della qualità: marketing offerta formativa (richiesta di iscritti), medie dei voti (performance), numero di fuoricorso, risultati della qualità percepita.
- Promozione della mobilità al pieno esercizio della circolazione di studenti, ricercatori e personale amministrativo.
- Adozione di un sistema di crediti didattici sul modello ECTS (credito scientifico disciplinare).
- Impianto formativo fondato su due cicli principali (primo e secondo livello).
- Adozione di un sistema di titoli facilmente comprensibili anche tramite l’uso del diploma supplement.
- Promozione della dimensione europea dell’istruzione superiore.
Un aspetto importante del processo di Bologna sono stati i descrittori di Dublino che definiscono quali sono i risultati dell’apprendimento (learning outcomes - obiettivi valutazione) comuni a tutti i laureati di un corso di studio. I risultati dell’apprendimento devono essere espressi non solo in termini di conoscenze attese ma anche in termini di competenze (valutazione critica, comunicazione, linguistiche, progettazione/calcolo) e di abilità/capacità (soluzione di problemi, apprendere).
Descrittori di Dublino
- Conoscenze e capacità di comprensione
- Capacità di applicare conoscenze e comprensione
- Autonomia di giudizio
- Abilità comunicative
- Capacità di apprendere
Arrivo alla laurea
509/99 (regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei) e 270/04 (modifiche al regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei CFU, propedeuticità, etc.). La 270/04 prevede solo la laurea triennale e la laurea specialistica come obbligo garantito. Il dottorato di ricerca diviene formazione facoltativa all’ateneo. La 270/04 ha anche cambiato il nome da facoltà a scuole.
Nonostante i corsi di laurea siano 11, le classi di appartenenza sono 4. Nella classe 1 affluiscono infermieri, ostetriche.
Descrittori di Dublino estratti dal regolamento di facoltà
Dal regolamento del corso di infermieristica: i risultati di apprendimento attesi sono espressi in termini di conoscenze attese, di competenze e di abilità/capacità di apprendere.
Conoscenza e capacità di comprensione
I laureati in infermieristica devono conoscere e comprendere le:
- Scienze biomediche di base ed applicate per la comprensione dei processi fisiologici e patologici connessi allo stato di salute e di malattia delle persone nelle diverse età della vita.
- Scienze psico-sociali e umanistiche per la comprensione delle dinamiche relazionali normali e patologiche e delle reazioni di difesa o di adattamento delle persone a situazioni di disagio psichico, sociale e di sofferenza fisica.
- Teorie di apprendimento e del cambiamento per la comprensione dei processi educativi rivolti ai cittadini o ai pazienti.
- Scienze infermieristiche generali e cliniche per la comprensione dei campi di intervento dell’infermieristica, del metodo clinico che guida un approccio efficace all’assistenza, delle tecniche operative di intervento e delle evidenze che guidano la presa di decisioni.
- Scienze etiche, legali e sociologiche per la comprensione della complessità organizzativa del Sistema Sanitario, dell’importanza e dell’utilità di agire in conformità alla normativa e alle direttive, nonché al rispetto dei valori e dei dilemmi etici che si presentano nella pratica quotidiana; sono finalizzate inoltre a favorire la comprensione dell’autonomia professionale, delle aree di integrazione e di interdipendenza con altri operatori del team di cura.
- Scienze igienico-preventive per la comprensione dei determinanti di salute, dei fattori di rischio, delle strategie di prevenzione, sia individuali che collettive, e degli interventi volti a promuovere la sicurezza degli operatori sanitari e degli utenti.
- Discipline informatiche e linguistiche con particolare approfondimento della lingua inglese per la comprensione della letteratura scientifica infermieristica sia cartacea che online.
Capacità di applicare conoscenza e comprensione
I laureati in infermieristica devono dimostrare capacità di applicare conoscenze e di comprendere nei seguenti ambiti:
- Integrare le conoscenze, le abilità e le attitudini dell’assistenza per erogare cure infermieristiche sicure, efficaci e basate sulle evidenze.
- Utilizzare un corpo di conoscenze teoriche derivanti dal Nursing, dalle scienze biologiche comportamentali e sociali e da altre discipline per riconoscere i bisogni delle persone assistite nelle varie età e stadi di sviluppo della vita.
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