Lezione 1
Uno degli obiettivi del corso sarà quello di comprendere il fenomeno dell’editoria contemporanea come mediazione culturale. Si tratta di una mediazione con vari fini:
- Comunicazione
- Diffusione di contenuti letterari (sia cartacei che multimediali)
Editoria: rendere pubblico ciò che riguarda la cultura e l’informazione anche attraverso una serie di mediazioni che riguardano non semplicemente il lavoro specifico sul testo in una determinata lingua ma anche la trasposizione e dunque il passaggio in altre lingue, quindi anche tutto l’aspetto linguistico che questo comporta.
Parte storica
In questa parte verranno analizzati i fondamenti su cui si basa l’editoria contemporanea di oggi.
a) Da Gutenberg all’Ottocento
Per capire quali sono state le rivoluzioni, i cambiamenti, l’evoluzione vera e propria di questa straordinaria macchina meccanica per scrivere che è l’editoria. La storia dei libri sarà l’occasione per inquadrare tutta una serie di problematiche e di fenomeni che poi cercheremo di attualizzare nella seconda parte del corso in cui vedremo la storia di un libro specifico.
b) Le basi storiche e teoriche dell’editoria in relazione agli studi recenti
Un’antologia degli studiosi più importanti sarà in una delle dispense. Cercheremo di individuare e analizzare più approfonditamente alcune delle teorie.
c) Le teorie e le ricerche di R. Chartier, D. Mckenzie, R. Darnton
Alcuni degli studiosi più importanti dell’editoria contemporanea.
d) Testo e paratesto secondo G. Genette
Differenza tra testo e paratesto nel mondo editoriale. Genette è colui che ha battezzato col termine “paratesto” quella parte accessoria e complementare di un testo che consiste ad esempio nella copertina, introduzione, indice, risvolti, ecc. e cercheremo di capire come questi due elementi si incontrano all’interno di un volume.
Parte storica contemporanea
In questa parte verranno presi in esame casi specifici. L’obiettivo sarà quello di individuare i contorni, i profili, di scrittori-editori insieme perché sono personaggi in cui possiamo specchiarci e capire cosa l’editoria sia davvero ma anche cosa l’editoria può essere per noi. Questi modelli sono rappresentati da:
- Elio Vittorini, con la sua idea di editoria militante e la sua capacità di fare editing in una determinata maniera
- Vittorio Sereni, poeta e editore Mondadori in un momento molto specifico quando nascono alcune delle collane che sono colonne dell’editoria italiana tutt’ora
- Italo Calvino, che è stato un grande scrittore che però nasce come addetto stampa della casa editrice dello Struzzo di Einaudi, pur fondando poi tutta una serie di collane molto importanti. Con lui cercheremo di capire qual è la differenza, la compenetrazione, la complementarità tra una scrittura in proprio (da scrittore) e una scrittura che lui definisce “servile” ovvero al servizio di altre funzioni culturali che è proprio la scrittura editoriale.
Le collane letterarie del Novecento
Le collane sono il passaggio fondamentale per arrivare dentro un libro, per capire come un libro riesce a comunicare e promuoversi oltre che costruirsi un’identità. Tra queste vedremo alcune delle collane principali dai classici ai tascabili e andremo a individuare alcuni casi specifici come quelli dei tascabili economici che corrispondono a una delle fette di mercato più importanti, tra cui Bur (Biblioteca Universale Rizzoli) e Oscar Mondadori che all’apparire creano un’ulteriore rivoluzione. Il concetto di rivoluzione è molto importante perché la storia dell’editoria anche contemporanea è fatta di piccole e grandi rivoluzioni.
Poi analizzeremo le principali collane che hanno una particolarità: quella di avere dei direttori letterari che sono anche letterati. È una caratteristica significativa e andremo ad analizzarne i casi più importanti. Vedremo poi che cosa significa l’editoria dei classici, che ha sempre una sua fetta di mercato, è sempre molto legata all’ambito delle traduzioni; che cosa significa l’editoria di poesia che è in una nicchia ma molto importante. Cercheremo infine di analizzare le nuove collane, i nuovi generi (graphic novel, letteratura per l’infanzia).
Parte teorica
La mediazione editoriale: cercheremo di capire quali sono le fasi di questa mediazione e quindi individuare in linea teorica la parabola tra autore (chi scrive) e lettore (colui che fruisce del contenuto). Ma dall’autore al lettore ci sono tanti passaggi e problematiche. All’interno di questi passaggi sono molte le professionalità che devono scendere in campo perché tutto funzioni.
Editoria digitale: che cosa significa la rivoluzione digitale, quali sono gli standard e cercheremo all’interno del web di capire quali sono le risorse nell’ambito letterario.
In fine cercheremo di capire quali sono i cambiamenti in corso dell’E-book che è il futuro anche se non rappresenta ancora una fetta di mercato importante, parliamo del 5% di fruizioni in Italia rispetto al mercato editoriale complessivo. Se ne parla tanto ma se ne vende e legge poco.
La storia di un libro, dall’autore al lettore: fasi della mediazione editoriale
- Il progetto editoriale
- Il lavoro di redazione
- La produzione tipografica e la confezione
- La promozione e la distribuzione
Lezione 2
Le piccole e grandi rivoluzioni nella storia del libro
In questo itinerario storico troviamo tre costanti che sembrano caratterizzare l’evoluzione della storia del libro:
- Il supporto: nel corso dei secoli lo troviamo più o meno maneggevole, più o meno grande. Si tratta dell’elemento con cui il libro nella storia si propone.
- La riproducibilità: cioè la capacità attraverso le tecniche che si evolvono di essere riprodotto in vari modi, con vari supporti o possibilità.
- La diffusione dei testi: cioè quali modalità, sempre soggette a continui mutamenti, il libro adotta per riuscire ad arrivare ai lettori.
Queste tre costanti sono le linee guida che ci permettono di entrare nel mondo editoriale sia nella storia, sia nell’attualità. Se oggi prendiamo in mano un libro possiamo analizzare la sua funzione attraverso queste costanti (come si presenta dal punto di vista del supporto, come è stato riprodotto, come viene diffuso) e questo vale anche se si tratta di un prodotto di editoria multimediale.
Il supporto
Osservando una tavoletta di legno dell’antica Roma possiamo osservare la somiglianza che ha con una lavagna scolastica o addirittura con un tablet moderno. Questo è interessante per farci capire che c’è un legame tra l’oggi e la storia, anche dal punto di vista dell’etimologia, delle parole. Il supporto nella storia ci ha consegnato il nome che oggi diamo agli oggetti libri. Pensiamo alla parola “libro” ad esempio: deriva dal latino “liber” termine che in origine indicava la pellicola posta tra il legno di un albero e la sua corteccia esterna. Pensiamo ad altri supporti storicamente usati per la scrittura: pietra, argilla, tessuto, cera, legno, pelli, metalli.
Ecco il termine “liber” indica non tanto il supporto quanto piuttosto l’oggetto libro. Ma pensiamo anche al termine “libro” nella sua origine greca “biblion”, deriva da “biblos” ovvero “papiro”, il supporto vegetale. Ha dato origine alla parola “Bibbia” ma anche alle parole “biblioteca”, “bibliografia” ecc. La particolarità del papiro è che non poteva essere piegato e quindi doveva essere arrotolato. Inoltre non permetteva di scrivere su entrambi i lati ma solo su uno. Era un supporto molto utilizzato ma un po’ scomodo. Veniva arrotolato intorno a un bastone di legno o avorio ed era il libro come poteva immaginarlo Virgilio ad esempio. I rotoli potevano raggiungere la lunghezza di una dozzina di metri, i testi venivano copiati in colonne di non più di 20-40 righe, ed era la tipica forma di libro dai tempi di Platone. Avevano un valore così notevole che spesso venivano sepolti col loro proprietario.
La prima vera rivoluzione: Il codex
Si tratta del passaggio dal libro arrotolato, ovvero il “volumen”, al libro nella forma di fascicolo che ancora oggi conosciamo, ovvero il codice o “codex”. La prima grande rivoluzione precedente a quella del codex è quella del passaggio dall’oralità alla scrittura. Le caratteristiche innovative del codex:
- Più maneggevole, poteva essere tenuto su una sola mano
- La scrittura poteva essere ospitata sia da una parte che dall’altra dello stesso foglio
- Detti “recto” e “verso” i fogli cominciano ad essere numerati
- I capitoli servono come divisione
- Si usano dei sommari
- A volte la sillabazione delle parole aiuta la strutturazione del testo
Siamo tra il II e il IV sec d.C. e la diffusione del cristianesimo ha un forte impatto. Nell’iconografia notiamo che il volumen e il codex per diverso tempo hanno convissuto, si tratta di una convivenza che non ci deve stupire perché tutt’oggi ad esempio possiamo osservare la convivenza tra libro cartaceo ed e-book.
Il codex è reso possibile grazie a una rivoluzione del supporto che è la pergamena, una diversa materia prima che si diffonde appunto tra II e IV sec. L’origine è animale, deriva da pelle di pecora, capra e vitello che subiscono una lunga lavorazione e la pergamena più pregiata è il cosiddetto “velino” fabbricato con le pelli di vitellini e capretti. È una tecnica di fabbricazione che non subisce particolari innovazioni fino all’invenzione della carta, verso la fine del Medioevo. Per realizzare una singola opera servivano una quindicina di pelli e c’era la particolarità che si potevano riutilizzare. Infatti la pergamena poteva essere raschiata andando a eliminare testi ritenuti ormai superati per scriverne di nuovi. Questo procedimento dava origine a quello che gli studiosi chiamano “palinsesti”, quindi testi che erano stati già utilizzati che vengono riscritti per dargli nuova vita. Oggi attraverso alcune tecniche scientifiche è possibile far tornare alla luce alcuni testi raschiati.
I monasteri
Sono i monasteri i primi luoghi in cui i codici vengono prodotti e da dove poi si diffondono tra VI e VIII sec. in tutta Europa. La fondazione di monasteri permette anche, grazie alla regola di San Benedetto fondatore dell’abazia di Montecassino, di diffondere anche la pratica degli scriptoria ovvero delle sale all’interno del monastero riservate proprio alla pratica della scrittura. Umberto Eco nel celebre romanzo Il nome della rosa ci offre la descrizione di uno di questi luoghi. Si tratta di una sala illuminata dalla luce naturale in cui si trovavano dei leggii che permettevano ai monaci copisti di praticare la scrittura con una serie di strumenti tra cui il calamaio, che poteva essere d’argilla o di corno bovino; una piuma per scrivere, in genere una piuma d’oca; uno stilo a mina di piombo; una riga di legno; un compasso per le misure e per gli spazi; fascicoli di pergamena su cui scrivere. Era un’attività molto importante dedicata soprattutto ai classici e ai testi sacri.
Il latino
Il latino era ancora la lingua fondamentale per la scrittura. Non solo per i testi sacri ma anche per quelli laici come ad esempio i testi giuridici e le grammatiche, basti pensare ai testi di grammatica latina destinati alla formazione dei sacerdoti. Il latino era la lingua della cultura e quindi la lingua con cui i testi si diffondevano. Tra i testi più trascritti ricordiamo:
- Le Istitutiones di Cassiodoro
- Le Doctrinae Cristiane di Sant’Agostino
- Le Origines di Isidoro di Siviglia
I codici iniziano ad essere ricopiati anche al di fuori dei monasteri.
Il sistema della pecia
Verso la fine del XII sec. la nascita delle città rivoluziona anche il processo di realizzazione dei libri manoscritti. Si moltiplicano le scuole e le università che sorgono nel ‘300 nelle grandi città e questo comporta anche un’evoluzione nei mestieri legati ai codici, ai libri manoscritti. Si organizzano corporazioni indipendenti di produttori di pergamena, di copisti, di miniatori, di rilegatori. All’interno della categoria dei copisti sorge una novità, si tratta del “sistema della pecia” e nasce nell’ambiente delle università. Questo sistema nasce in risposta alla crescita della domanda di libri, soprattutto di libri ad un prezzo più accessibile, così le autorità universitarie affidano a un libraio, detto stazionario, l’exemplaro ovvero l’esemplare di un’opera ritenuta ufficiale. Lo stazionario affitta i fascicoli, dei pezzi che compongono l’exemplar, sia ad amanuensi di professione che a studenti che vogliono guadagnare qualcosa per pagarsi gli studi. Gli studenti copiano i fascicoli a casa più e più volte per poi consegnarli allo stazionario che li ricompone nelle varie parti per creare dei codici che poi rivende ad un prezzo abbordabile. Il sistema della pecia però ha come conseguenza il fatto che ciascun codice è scritto da più persone, quindi con grafie diverse e inoltre alcune volte poteva anche capitare che ci fossero degli errori meccanici, errori di copiatura che creano una lectio facilior (accidentale) al contrario della lectio difficilior che consiste invece in una variante voluta dall’autore.
Impostazione (formati)
Osservando una pagina di pergamena che prendiamo come esempio, possiamo notare che veniva divisa in varie parti a seconda di quante pagine si volevano ricavare e nel nostro caso specifico vediamo che è stata divisa in quattro parti come se un unico grande foglio stesse ospitando quattro pagine insieme che poi verranno divise. Ovviamente sono quattro pagine da un lato e quattro dall’altro essendo fronte e retro, ciò significa che da quel singolo foglio verranno ricavate otto pagine. Questa suddivisione dello spazio per creare un fascicolo prende il nome di impostazione o formato e a seconda delle pagine che si ricavavano il formato ha un nome specifico, alcuni esempi sono: in quarto, in ottavo, in sedicesimo.
Incipit
L’incipit ci introduce nell’argomento di tutti quegli abbellimenti che sono le miniature interne ai testi manoscritti. L’incipit è solitamente rappresentato da un grande capolettera e da parole scritte in maniera più evidente, a volte anche con un colore diverso come ad esempio il rosso. L’explicit è invece la parte finale di un testo, le ultime parole, e alcuni copisti in questa parte del testo scrivevano una formula finale, alcune volte anche indicando elementi legati alla composizione/testo. Prendeva il nome di colophon (da colofon = estremità) quest’ultima parte di un libro manoscritto, spesso conteneva anche il nome dello stampatore e altre indicazioni relative alla stampa. In queste parti del testo che abbiamo preso in esame contava molto lo stile della scrittura, stile che naturalmente cambia nel corso dei secoli.
Le grafie nei secoli
Per tutto il corso del medioevo si succedono vari stili di scrittura che a volte convivono in un medesimo periodo di tempo. Durante il periodo dell’Impero romano la calligrafia ufficiale era quella tipica delle iscrizioni, delle lapidi romane, ed era la capitale quadrata. Successivamente, dopo la caduta dell’impero, si diffonde un tipo di scrittura chiamata onciale caratterizzata da lettere arrotondate di grande formato. Questa scrittura si diffonde tra il IV e il IX secolo. Successivamente sarà la carolina ad entrare in uso, è una scrittura minuscola, elegante e leggibile. Prende il nome di carolina perché nasce in epoca carolingia e si diffonderà in tutta Europa. È la scrittura di Petrarca che “lancia” questa scrittura umanistica che trionfa nel ‘400 e ispirerà alcuni tra i primi caratteri a stampa italiani molto eleganti. Successivamente l’architettura gotica va a influenzare anche il tipo di scrittura che prende appunto il nome di scrittura gotica e proprio come l’architettura assume linee alte, spigolose, è una scrittura ristretta. In una lettera indirizzata a Boccaccio, Petrarca si lamenta di questo tipo di grafia un po’ esuberante ed esagerata, tipica dell’Europa del nord (soprattutto Germania). Secondo Petrarca “da lontano fa bruciare gli occhi. Da vicino li affatica come se fosse stata inventata per tutt’altra cosa che per la lettura”. Eppure la scrittura gotica sarà quella con cui nascerà la stampa tipografica.
Le miniature
Da miniare= colorare di rosso “tingere col minio”. Il minio era la sostanza polverizzabile da cui si ricavava un pigmento rosso acceso usato per dipingere le iniziali dei libri. Siamo quindi di fronte a libri dipinti che vogliono essere particolarmente belli, non soltanto col rosso ma con tutti i colori che si potevano utilizzare. Questo è importante perché l’immagine diventa sempre più importante. All’inizio l’immagine, la miniatura, aiutava a strutturare il testo con il capolettera, poi arriva a dare informazioni in più grazie alle immagini che possono aiutare la lettura del testo e poi diventa una vera e propria ornamentazione. Quindi sono tre le funzioni delle illustrazioni in questi primi secoli del libro manoscritto:
- Strutturazione del testo (capilettera)
- Informazione
- Ornamentazione
La legatura
La legatura ha la funzione di legare insieme le parti di un libro e custodirlo dentro ad una copertina elegante e importante in alcuni casi. La legatura è infatti un altro elemento di abbellimento del libro e cioè quello della copertina, della sua custodia.
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