Fabio Forner – Letteratura italiana per l'editoria 2015/2016
Editoria e letteratura nella Venezia del XVIII secolo
Venezia è la capitale con forti relazioni commerciali. Nel 1400 circa nasce la stampa a caratteri mobili e viene stampata la Bibbia. Nel XVIII secolo a Venezia sorgono le prime aziende editoriali perché è la capitale e ci sono grandi capitali per assicurazioni navali e rotte commerciali. Venezia rimarrà la capitale dell'editoria fino alla fine del '700 (Illuminismo).
La letteratura è tutto ciò che descrive in modo bello il vero ('700-'800), è sapienziale e trasmette verità.
Giornale de' letterati d'Italia
Alla fine del '600 ci sono le prime pubblicazioni a cadenza periodica. Nel 1710, grazie a Scipione Maffei, A. Vallisneri (scienziato) e A. Zeno (studioso di antichità, epigrafia), viene pubblicato a Venezia il Giornale de' letterati d'Italia con cadenza trimestrale.
- Temi letterari (storia, teologia, fisica, diritto)
- E. Manfredi, Vico, Muratore: collaboratori
Il diritto d’autore nasce nel '900; nei secoli passati nessuno poteva fare lo scrittore di professione, in quanto non c’era sostentamento.
Il frontespizio funge da guida per il lettore, il carattere ha dimensioni maggiori.
- Il Giornale de' letterati (1710) è per tutti coloro che parlano l’italiano, i dotti.
- All’altezza serenissima di Federico II: dedica a colui che ha finanziato.
- La Repubblica di Venezia aveva dei trattati per evitare i dazi in uscita, perciò diffonde maggiormente i libri.
- Appresso G. Hertz: il giornale nasce per dare una risposta ai francesi arroganti, questa liaison è col mondo germanico.
Introduzione sul frontespizio
Il frontespizio (frontespicium/title page) è la prima pagina stampata del libro e contiene autore, titolo, indicazioni accessorie; luogo, data, marca tipografica. I primi libri a stampa ne erano sprovveduti, si trattava dei testi incunaboli, stampati fino al 1499 con i caratteri mobili di Gutenberg. Dal 1500 in poi i testi che saranno stampati sono denominati cinquecentina.
I primi veri libri quindi non erano provvisti di frontespizio, in quanto si trattava di manoscritti. I manoscritti erano più facili da fare, chiari ed economici. I manoscritti hanno direttamente il titolo e la sottoscrizione finale (colophon = scritto da/stampato da). Nel manoscritto c’è un indice a tavola con gli argomenti.
Il primo esempio di frontespizio è presente nel calendario stampato nel 1476 a Venezia. L’uso del frontespizio sarà tardo, poiché nasce con il commercio di libri, i librai. Il frontespizio è indispensabile per far chiarezza e si è consapevoli di cosa si ha in mano.
Esisteva la rilegatura, ma spesso si pagava in seguito all’acquisto. Il frontespizio è curato graficamente per attirare. Non esiste inoltre la copertina fotografica, ma può essere usato un frontespizio con decorazione particolare, per essere più evidente e completo.
Nel XV e XVI secolo il colore del frontespizio è rosso o nero, in quanto due colori significano due passaggi di stampa. Due soli passaggi a causa della difficoltà della tecnica, della spesa e della possibilità di commettere errori.
Sono presenti xilografie (incisioni) sulle copertine su legno, poi su metallo, ad esempio sul rame. Si diffonde ulteriormente nel XVII secolo. Oggi nel frontespizio non ci sono figure xilografiche, sono sulla sovraccoperta. Il frontespizio NON è la prima pagina.
Terminologia: parti del libro
- Copertina (legatura); tiene insieme le pagine di un libro
- Libro, formato da due piatti, uno posteriore e uno anteriore, si tratta delle due facce della copertina, che insieme formano la legatura
- Lo spazio tra il piatto e i fogli è l’unghia
- Il capitello è la stoffa che chiude la legatura dei fogli in alto, nei libri attuali i fogli non sono cuciti insieme, ma incollati, dunque il capitello è finto e per puro scopo estetico
- Sul dorso, ora, è riportato titolo e autore
- La punta è un altro punto d’usura, insieme al dorso, ora non ci sono quasi più
- La cerniera lega il dorso al piatto e subisce l’estrazione, l’apertura e la chiusura, è rinforzata in pelle per evitare l’usura
- Le cuffie vanno a chiudere ermeticamente sopra e sotto il dorso
- Il dorso è segnato da nervi (caselle), al cui interno sono riportati titolo, autore, ecc.
Dal manoscritto alla stampa
I libri a stampa incunaboli iniziano come manoscritti, anche i colori sono simili; stampano testo in nero e le iniziali sono decorate dagli amanuensi. Sono presenti anche miniature i cui colori sono fatti con pietre preziose (blu, rosso, azzurro) e necessitano di cure particolari per rimanere permanenti. Non tutte le miniature erano dipinte, alcune poi vengono stampate.
I manoscritti più preziosi sono in pergamena, altri in carta, la pergamena è molto preziosa e durevole. Un manoscritto di medie dimensioni era costoso, in quanto fatto di pelle d’animale, dunque erano per pochi che potevano permetterselo.
Pergamena: pelle d’animale. Scuoiata, conciata e tirata, sbiancata con calce e tirata a forma di foglio. La pelle di mucca era più pregiata perché sottile. Si potevano fare dei libri da portarsi con sé, tascabili, grazie alla pergamena virginea. Cioè si uccidono pecore incinte e si usa la pelle dell’agnellino non nato.
La carta è usata dal 1200 nel mondo occidentale, es. Fabriano. Prima esisteva il papiro, poi si interrompono i commerci con questa parte di mondo (arabi, Nord Africa). Durante il Medioevo si usa anche carta di stracci, ad esempio cotone, molto resistente, duratura, ma sensibile rispetto alla pergamena (mira dei topi).
Umanistica corsiva
Tutti i caratteri della stampa derivano dall’umanistica corsiva. L’aldina ad esempio deriva dall’u.c. The New York Times ha un titolo in gotico, primi caratteri di Gutenberg.
La lettura del Giornale de’ letterati d’Italia utilizza spazi bianchi per attribuire importanza.
- Umanistica corsiva utilizzata in modo solenne
- -re: richiamo per chi rilega il libro, la pagina dopo inizia a sua volta con il -re (restò fra noi) per la corretta impaginazione
- A 1: A=lettera del fascicolo (A=1°) ed 1= 1° foglio del fascicolo, non indica la pagina, quelli dietro non sono numerati, essendo lo stesso foglio
Questi segni si eliminano in fase di rilegatura, infatti vengono tagliati. L'uso delle lettere grandi riprende le lettere miniate dei codici.
- Linguaggio aulico e sostenuto (quando ci sono artifici retorici che ci costringono a concentrarci sul discorso)
- Sintassi complessa
- La S e la F sono scritte in modo particolare -> =S =F, il modello è la scrittura umanistica corsiva
Esiste la S alta e quella bassa e inoltre la (s alta+bassa) . La S alta non ha il trattino e alla fine per motivi economici è andata in disuso, come anche la s bassa è quella attuale.
L’editore di questo libro è tedesco. La virgola, ha anche funzione stilistica. Può essere usata per dare espressione al testo oltre che per regolare la sintassi. Nell’800 l’uso delle virgole è di carattere puramente sintattico, come in tedesco. In Italia la virgola indica una pausa. Nel ‘700 invece si indica la rottura di carattere sintattico. Inoltre la lettura è spesso ad alta voce, per il costo che avevano i manoscritti. Non c’è bisogno di guidare il lettore nella lettura silenziosa con virgole. Questa modalità sparisce con l’aumento dell’alfabetizzazione e quindi aumenta la lettura silenziosa.
Analisi del testo
- Quando abbiamo frasi incidentali in mezzo alla principale, uso , o - .
- Questo testo è pensato per tutti coloro che parlavano uno dei dialetti italofoni.
- Uso del maiuscolo equivale a rispetto ed era anche usato nei manoscritti.
- “Vostro”+ nome= maiuscolo
- Sono presenti abbreviazioni (es. niente M/N -> concorde : cocorde)
Appaiono anche nella prima stampa, in seguito diminuiscono, ma inizialmente erano presenti per risparmiare spazio nella scrittura.
-
Appunti riassuntivi di Editoria
-
editoria letteraria
-
Editoria digitale
-
Editoria libraria - alba dei libri