L'interesse per la prima guerra mondiale
L'interesse per la prima guerra mondiale oggi si è accentuato, soprattutto per cercare di individuare i motivi che hanno portato al conflitto. Studiosi come Cazals e Rousseau affermano che il consenso alla guerra sia stato forzato dagli apparati politici e militari. Per l'Italia, la decisione di entrare in guerra rappresenta una prefigurazione della crisi democratica, a favore di una "ondata nazionalistica considerata forza travolgente e rigeneratrice di spinte vitali". Intellettuali come Benedetto Croce e Antonio Gramsci si sottrassero all'ondata nazionalistica.
Studiosi come Gibelli affermano che la Grande Guerra rappresenti la "guerra per eccellenza" e una vicenda di importanza cruciale per il nostro tempo, per diversi motivi: mobilitazione totale della società, drammatica manifestazione della modernità (tecnologia industriale e armi di sterminio di massa), popolazione civile coinvolta pesantemente nel conflitto.
La prospettiva di Pirandello
La Padovani ci dà uno sguardo sulla grande guerra attraverso l'analisi di Pirandello, dove "antieroici individui vengono sbalzati dalla furia degli eventi in un inquietante altrove esistenziale". Le novelle di Pirandello si muovono tra il sentimento di solidale rispetto per il coraggio del primogenito Stefano, partito per il fronte, e la convinzione dell'impossibilità di attribuire un significato patriottico ad un simile evento.
In Italia non c'è posto per scritti contro la guerra (in Francia invece troviamo "Le feu" di Barbusse, che descrive gli orrori e l'insensatezza del conflitto). Il saggio della Raspagliesi ripercorre le vicende di Jung, imprenditore ebreo che considerò l'occasione del conflitto come una "prova morale per l'Italia nella lotta eterna contro l'Austria, dopo la quale sarebbe scaturito il suo carattere di nazione".
Considerazioni economiche
Nel contributo di Concetta Spoto si analizzano le considerazioni di Alberti sulla guerra, in particolare sugli insegnamenti economici: Alberti sostiene che liberismo e protezionismo non potevano essere considerate verità assolute, ma variavano a seconda dei paesi, dei tempi e degli eventi (in primis la Grande Guerra).
L'ultimo saggio si concentra sull'inchiesta De Johannis, un tema attualissimo, in quanto viene posto il quesito su quale fosse nel dopoguerra l'indirizzo politico ed economico adatto per superare le crisi, come quella di oggi, in previsione di una recessione globale.
Le riflessioni di Pirandello
Pirandello affidò le sue riflessioni sulla prima guerra mondiale ad una serie di novelle scritte dal 1914. La prima novella è "Un'altra vita", di cui è protagonista il professore Federico Berecche. Lui, come l'autore, provano un grave disagio psicologico nel constatare che la Germania, nazione molto ammirata da Pirandello, sembra ora impazzita e affiancandosi all'Austria ha creato uno "spaventoso sconquasso"; un popolo, quello tedesco, che fino ad allora gli era sembrato primeggiasse in ogni campo (industria, cultura, musica, esercito); sia Pirandello che Berecche poi vivono a Roma, ma non al centro, bensì rifugiati nel quartiere della Nomentana. Emerge qui il contrasto presente in tutte le opere di Pirandello tra la campagna e la città: il mondo incontaminato della natura viene contrapposto all'alienante inferno metropolitano.
Nel 1915 Pirandello dichiara, scrivendo in un mensile per il quotidiano di Roma "La tribuna": "questa è una guerra di macchine, dove l'uomo si fabbrica con il ferro e l'acciaio le sue divinità, che si ingoiano la nostra anima e la nostra vita". Nelle missive mandate tra l'ottobre e il novembre 1915 al figlio Stefano, partito per il fronte, invece, Pirandello si muove tra due stati d'animo opposti: da un lato, per ragioni etiche e affettive, si compiace per le prove di coraggio fornite dal figlio (che aveva aderito con dedizione assoluta al codice dell'etica patriottica); dall'altro lo attanaglia la malinconia dalle notizie che riceve sulla guerra.
Nella novella "Jeri e oggi", scritta nel 1915 ma pubblicata solo 4 anni più tardi nel 1919, alla fine della guerra (messaggio considerato destabilizzante dall'editore Simoni) sul Messaggero della Domenica, l'autore pone l'accento sullo scompiglio tumultuoso dei pensieri e dei sentimenti della gente, sul curioso stordimento dei giovani che devono obbedire agli ordini di un colonnello, lo strazio dei genitori costretti a vedere solo per pochi attimi i figli in partenza per il fronte.
Sempre nel 1915 nei "Colloqui coi personaggi", Pirandello attraverso anonimi personaggi di fantasia parla della guerra attraverso una singolare dislocazione, fuori dal tempo e dallo spazio, come in un eterno presente: "noi non sappiamo di guerre, caro signore, tutti gli eventi passano, ma gli uomini hanno sempre gli stessi bisogni: dormire, mangiare, ridere, piangere... la vita resta, uguale sempre, come se non fosse mai nulla".
Nella novella "Quando si comprende" nel 1918, vi è il treno che simboleggia l'allontanamento da persone e luoghi familiari, rappresentando un simbolo della distanza e del cambiamento imposto dalla guerra.
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