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Stato e questione sociale in Vito Cusumano

Nel 1873 Cusumano pubblica una serie di articoli in cui afferma la validità dei principi assoluti del liberismo economico (secondo questa teoria, l'azione del singolo, nella ricerca del proprio benessere, sarebbe sufficiente a garantire la prosperità economica della società). Questi principi dovevano però, secondo Cusumano, adeguarsi alla modernizzazione dei vari Stati e alle nuove situazioni politiche e sociali dopo le rivoluzioni del 1848. Cusumano trovava la sua ideologia nel socialismo della cattedra, cioè in una nuova scuola che non si accontentava dei principi assoluti, ma li metteva in relazione con la nazione, con il tempo e con le circostanze, e si dichiarava per l’intervento dello Stato.

In particolare, gli articoli di Cusumano avevano mostrato la debolezza della dottrina smithiana e messo alla luce le proposte dei “cattedratici tedeschi”, i quali richiedevano, in politica economica, un concretismo e riformismo molto più operativo. A partire dal 1874, poi emerge un nuovo problema, in seguito all’industrializzazione: la questione sociale (soddisfare le esigenze delle varie classi sociali), che rappresentava un problema comune a tutti i paesi capitalistici ed era presente, come scrive Cusumano, in particolare in Germania, Italia, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti.

Il rapporto tra Stato e individuo

Il tema del rapporto tra Stato e individuo aveva portato alla formazione di due schieramenti: da un lato i socialisti (i quali pretendevano che il governo “facesse tutto e s’ingerisse in tutto”); dall’altro i liberali (quelli che volevano rimuovere “tutti i freni alla libera attività individuale”). La storia, secondo i ‘democratici’ siciliani, aveva smentito la praticabilità di entrambe le linee. Majorana, ad esempio, ritenne gravi errori gli attacchi portati dai socialisti alla proprietà individuale, la negazione del diritto e della libertà, errori che portarono al fallimento delle rivoluzioni.

Oltre a ciò, Majorana mostrerà la sua diffidenza nei confronti dell’intervento dello Stato, il quale doveva occuparsi principalmente alla modernizzazione del paese e all’istruzione dei cittadini. Bruno invece nei suoi scritti teorizza uno Stato «sistema di mezzi» e propone aggiustamenti per far avanzare le varie classi, misure a difesa degli equilibri sociali e interventi a sostegno dei meccanismi dell’accumulazione dei capitali e della produzione.

La cultura democratica in Sicilia

In Sicilia, la cultura democratica elaborava una scienza dell’ordine sociale, coniugando economia e morale, ed approdava ad un liberalismo umanitario. Negli anni settanta sarà Cusumano a continuare la tradizione del pensiero democratico siciliano, inoltre sarà uno dei primi economisti a diffondere in Italia le teorie del socialismo della cattedra.

Dal 1871 al 74 Cusumano vive in Germania diventando un osservatore attento della nuova scuola economica tedesca. Erano gli anni in cui la questione sociale si presentava con una crudezza mai forse notata prima, nonché gli anni in cui vi furono grandi cambiamenti politici in Italia (passaggio dalla Destra alla Sinistra) e in Germania (impero nazionalista). Cusumano apparteneva al gruppo di quegli uomini che, entrati in contatto con la cultura tedesca, credeva di essere divenuto depositario di una nuova dottrina che aveva raggiunto la maturità in Germania attraverso un difficile percorso: la ‘novella scoperta’ di una scienza economico-politica che, ponendo al centro della riflessione la questione sociale, aveva dimostrato l’urgenza di riforme istituzionali e la necessità di una ridefinizione del rapporto tra Stato ed economia.

Interventi legislativi che, in seguito ai processi di modernizzazione, dovevano essere in grado di creare condizioni ottimali per un’economia concorrenziale a livello internazionale, ma allo stesso tempo evitare il conflitto di classe. Nel 1872, periodo in cui in Germania erano ancora in formazione diversi partiti, tra cui i seguaci di Marx e quelli di Lassalle, i socialisti della cattedra avevano deciso di dar vita ad un’associazione. Il rilievo di Cusumano è principalmente costituito dall’essere stato tra coloro che con maggior consapevolezza proposero, in contrasto con la precettistica liberista, nuove politiche economiche e sociali.

Le idee economiche e politiche di Cusumano

Nel 1869 Cusumano dava alle stampe “L’antica scuola italiana in economia politica”. Due le tesi fondamentali: i limiti dell’economia politica smithiana e i meriti della scuola italiana. L’economia politica, infatti, all’estero era diventata una scienza di calcolo, di profitti. La scuola italiana, invece, non aveva mai perso di vista l’uomo, e aveva considerato la ricchezza in rapporto al benessere comune; era una scuola sociale che considerava la morale e la giustizia altrettanto essenziali.

In Germania Cusumano cominciò a frequentare le lezioni d’economia tenute da Wagner e le lezioni di statistica di Engel. Cusumano cominciò ad inviare i suoi resoconti già dal 1871 e a diffondere così le nuove dottrine tedesche. Cusumano tracciava un breve profilo delle idee dei socialisti della cattedra che, in contrapposizione alla scuola di Manchester (seguaci del liberismo estremo, quindi estremisti smithiani), avevano cominciato a discutere della questione sociale e dell’intervento dello Stato. La nuova scuola si caratterizzava come una reazione alle teorie assolute di Smith; teorizzava un’economia politica mutabile e relativa alle circostanze in cui si trovava una nazione.

Ciò che maggiormente si criticava alla scuola di Manchester era che non esistevano leggi assolute naturali in economia, ma leggi solamente relative; che bisognava tener conto del caso concreto della nazione di cui si trattava. La nuova scuola economica tedesca indicava alcuni rimedi per la questione sociale, che voleva risolvere dando allo Stato l’importanza che gli si doveva in tale materia, al contrario dei liberisti, i quali affermavano che lo Stato non doveva intervenire nelle questioni economiche. Poiché la libera concorrenza non aveva prodotto l’armonia e tendeva a far aumentare l’ineguaglianza dei beni, occorreva modificare e limitare il sistema liberista ed introdurre nello stesso principi morali.

Il congresso di Eisenach

Un sistema di economia comune che i socialisti della cattedra avevano deciso di discutere al congresso di Eisenach: il giovane economista siciliano segue con grande attenzione i lavori congressuali, dandone notizia a Lampertico. Ad Eisenach si discuteva di legislazione per gli stabilimenti industriali, della questione del lavoro dei ragazzi, delle donne: tutte questioni che non erano solo economiche, ma anche morali e sociali. Il congresso di Eisenach sanciva il tramonto della scuola di Manchester e ratificava la nascita ufficiale dei socialisti della cattedra. La nuova scuola tedesca si poneva in una posizione mediana tra il socialismo e la scuola di Manchester.

A produrre il manchesterismo erano state alcune teorie di Smith portate alle estreme conseguenze. In primo luogo, l’idea che lo Stato dovesse intervenire il meno possibile nell’ordinamento economico e che l’unico motore delle azioni umane fosse l’interesse personale; in secondo luogo, il concetto che il lavoro fosse il creatore di ogni valore. Mentre i socialisti volevano mutare il sistema per mezzo di una rivoluzione sociale, i riformisti volevano progredire per mezzo di riforme e correzioni. E riformisti, per l’osservatore siciliano, erano i giovani economisti della Germania.

La nuova scuola tedesca aveva rafforzato la concezione etica dello Stato e il legame tra economia e morale, legame che già Cusumano aveva individuato. In Italia vi furono critiche sulle opinioni di Cusumano: in un articolo Ferrara attaccava senza mezzi termini i giovani studiosi che si erano “intedescati” e i professori Cossa, Lampertico che insegnavano nelle roccaforti di Pavia e di Padova (scuola lombardo-veneta) le cui proposte, se adottate, avrebbero rischiato di sconvolgere le strutture dell’economia.

L’intervento dello Stato nell’economia, per Ferrara, non solo non era in grado di promuovere lo sviluppo, ma finiva con l’impedirlo, distruggendo le “condizioni naturali” su cui poggiava; iniziativa individuale del proprietario e libertà di scambio. L’utilità dello scritto di Cusumano “Sulla condizione attuale degli studi economici in Germania” (il più noto e lodato) era ‘incontestabile’, ma per Ferrara, esso, mancava di giustizia distributiva, definendo Cusumano un “partigiano accecato”. A replicare a Ferrara fu Luzzatti il quale insisteva sull’importanza della scuola tedesca e sul ruolo svolto dagli economisti di quella nazione i quali rappresentavano una pluralità di posizioni, inoltre, la scuola tedesca aveva avuto il merito di aver dato nuovo impulso alla scienza economica, evidenziando il problema della questione sociale.

Il dibattito sull'influenza tedesca

Le idee economiche della Germania che per primo Cusumano aveva tentato di esporre non avevano avuta molta accoglienza in Italia. A difendere Cusumano dall’accusa di socialismo e di “parzialità” (come fece Ferrara) per i socialisti della cattedra era sceso in campo Scheel. La difesa di Scheel era un attestato di attinenza alla scuola economica ortodossa a cui il pensatore siciliano continuava a ribadire di appartenere.

A partire dagli anni precedenti la rivoluzione del 1848, lo smithianesimo aveva trovato un terreno fertile in Germania e si erano organizzate assemblee in nome del credo liberista. I successi si spiegavano con il fatto che la Germania aveva due grandi questioni da risolvere: quella della libertà del commercio e della riforma e quella della questione sociale. Enorme l’importanza assunta dalla pubblicistica economica che si era tradotta nella conversione al libero scambio della stampa giornaliera e dell’opinione pubblica. Lo smithianesimo aveva vinto, ma era una vittoria che sarebbe durata poco a causa della sua incapacità di affrontare la questione sociale.

La scuola tedesca del libero scambio trovava i mezzi di soluzione della questione sociale nelle magiche parole della libertà e dell’istruzione. Secondo gli “smithiani radicali” era l’istruzione, non solo per i benefici effetti che essa esercitava sull’abilità dell’operaio e per la diffusione delle buone idee economiche

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ahmed89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e storia del mondo contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Spoto Concetta.
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