Sigmund Freud
Origine psicologica dei disturbi mentali
Laureatosi in medicina, Freud intraprende lo studio dell’anatomia cerebrale con Charcot, a Parigi. L’isteria, un disturbo diffusissimo all’epoca, era considerata ereditaria o conseguenza di specifici traumi fisici (incidenti ferroviari). Rifiutando questa spiegazione “organica”, Charcot ne adotta una “psicologica”: la presenza di sintomi molto simili induce a includere sia l’epilessia che l’isteria in un’unica classe di “grandi nevrosi”. Tuttavia, mentre nell’epilessia l’esame autoptico evidenzia una lesione del tessuto cerebrale, ciò non avviene nelle sindromi isteriche. Pertanto, nell’eziologia dell’isteria, Charcot ipotizza la presenza di una lesione non organica, bensì di tipo “dinamico” o “funzionale”.
Partendo da queste osservazioni, si rese conto che tramite l’ipnosi era possibile favorire o inibire la produzione di un sintomo isterico: perciò, l’ipnotizzabilità divenne indice della disposizione all’isteria, cioè della tendenza a mettere in atto meccanismi di dissociazione mentale. Ipnosi ed isteria sarebbero così legate che Charcot giunge a considerare l’ipnosi alla stregua di una “nevrosi artificialmente indotta”. L’esperienza parigina con Charcot convinse Freud dell’origine psicologica dei disturbi mentali. I sintomi isterici, infatti, sembrano riflettere l’importanza dell’azione della psiche sul corpo, mettendo in crisi l’indirizzo unilaterale della medicina classica in direzione del corpo.
Le esperienze di suggestione post ipnotica di Bernheim, invece, insegneranno a Freud che il paziente offre sempre delle spiegazioni a posteriori per la propria condotta, nonostante non ricordi nulla di ciò che è accaduto durante la seduta ipnotica. Perciò, l’ipnosi non dimostra solamente che ricordi e pensieri non consapevoli influenzano il nostro comportamento, ma anche che noi stessi, pur non essendo consapevoli di queste idee inconsce, cerchiamo continuamente di “razionalizzarle”.
Ipnosi, metodo catartico e rimozione
Freud inizia a così sostenere la necessità di eliminare le sorgenti psichiche dei sintomi isterici usando metodi capaci di porre in luce l’attività ideativa inconscia. Il metodo catartico di Breuer consisteva nel ricondurre il paziente sotto ipnosi al momento psichico dal quale sono scaturiti i sintomi isterici. Breuer usò questo metodo per il trattamento della signorina Anna O., una giovane con una grave forma di isteria (paralisi, ripugnanza per cibo e acqua, angoscia, stati allucinatori, disorganizzazione del linguaggio), la cui origine fu riconnessa al forte trauma psichico derivante dalla morte del padre.
Durante l’ipnosi, Breuer la invitò a “riprodurre le creazioni psichiche che la dominavano nei suoi stati allucinatori”. Dopo aver raccontato pensieri e fantasie, la paziente si sentiva come «liberata e riportata al normale stato psichico»: sembrava, quindi, che il rivivere gli eventi e le fantasie immediatamente precedenti alla comparsa dei sintomi potesse liberarla dai propri sintomi.
Breuer e Freud sostengono che in tutti i casi di isteria vi è uno stretto legame tra i sintomi e un trauma psichico. Questa tecnica permette altresì di cogliere nella scissione della psiche la caratteristica del funzionamento mentale nell’isteria: l’ipnosi e il metodo catartico sembravano in grado di eliminare i sintomi isterici ricomponendo la scissione psichica e riunificando i due stati di coscienza opposti.
Tuttavia, Breuer e Freud conservavano alcune idee opposte! Per Breuer, il trauma psichico dà vita a uno “stato ipnoide”: uno stato di coscienza dissociato, non lucido, che si può definire di “autoipnosi”. Alcune persone sono, per natura ereditaria, maggiormente suggestionabili e, quindi, più predisposte dalla nascita a sperimentare questo stato di coscienza. Questo stato si rivela patogeno in quanto non consente l’integrazione dei ricordi e degli affetti traumatici nella coscienza, da cui deriva un aumento della scissione psichica.
La sofferenza dell’isterico è dovuta a un evento traumatico il cui ricordo è apparentemente perduto nella coscienza, ma che continua a esercitare la propria azione. I sintomi isterici sarebbero quindi le manifestazioni delle emozioni suscitate e non elaborate derivanti dal trauma: gli isterici sono vittime di “reminescenze continue”. In quest’ottica, la tecnica terapeutica implica l’instaurare di un simile stato di coscienza dissociato mediante l’ipnosi, favorendo la catarsi (purificazione) degli affetti e dei ricordi connessi al trauma: una volta che tali ricordi sono stati rivissuti e manifestati in modo intenso (“esperienza abreattiva”), questi perdono la loro carica affettiva e si elimina il motivo principale della produzione sintomatica.
Per Freud, invece, l’amnesia dei ricordi e degli affetti dolorosi non è riducibile a un processo passivo di dissociazione della mente, ma a un processo attivo di difesa: pertanto, esisterebbero dei meccanismi inconsci di difesa tesi ad allontanare dalla coscienza i ricordi e gli affetti connessi al trauma. L’isteria è una “dimenticanza motivata”: il malato intende rimuovere, allontanare dalla propria coscienza il ricordo di cose penose. Questo meccanismo di difesa prende proprio il nome di rimozione. Alla base dell’isteria vi è quindi un “rapporto di incompatibilità fra l’Io e una rappresentazione”: questa viene risolta allontanando la rappresentazione dalla coscienza, rimuovendola (Lucy R). Le emozioni suscitate dal trauma e “rimosse” vengono “convertite” in sensazioni o dolori fisici. È la combinazione di rimozione e conversione a spiegare i sintomi isterici.
Metodo analitico e libere associazioni
Freud si distanzia dal metodo di Breuer, per vari motivi. In primo luogo, l’ipnosi non è utilizzabile con tutti i pazienti e, soprattutto, permette di ottenere solo un miglioramento temporaneo dei sintomi. Sono la ricostruzione dettagliata della storia della malattia e l’emergere delle emozioni a determinare il successo della terapia: la “scarica” di antiche emozioni trattenute può ottenersi solo riportando alla luce il ricordo dell’evento che aveva suscitato tali emozioni. In questo senso, la maggiore o minore completezza della narrazione conduce alla parziale o completa scomparsa del sintomo.
Il compito del terapeuta è quello di aiutare il paziente a completare il suo racconto ponendogli una serie di domande. Per far ciò, il clinico rinuncia al suo ruolo direttivo in favore di un rapporto di fiducia con il paziente, che faciliti il libero vagare della mente tra i ricordi. Per far riemergere i ricordi inaccessibili alla coscienza è quindi essenziale ottenere la collaborazione attiva del paziente.
Inizialmente, Freud esercitava sulla fronte del paziente una leggera pressione con la mano (tecnica della pressione della mano), invitandolo a cogliere le immagini e i pensieri che gli si sarebbero presentati spontaneamente nella mente (Emmy von N). Abbandonò questa tecnica in favore del metodo delle libere associazioni, tramite il quale era possibile impedire all’intenzionalità cosciente del paziente di guidare la sua comunicazione, permettendo alle intenzioni inconsce di manifestarsi.
Allo stesso modo, l’ascolto dell’analista deve essere libero da preconcetti, seguendo un’attenzione liberamente fluttuante, che implica una rinuncia alla comprensione cosciente e delega ai processi di pensiero inconsci il compito di decodificare le comunicazioni del paziente (sempre guidate da processi inconsci). L’analista deve altresì assumere una posizione neutrale nei confronti dei conflitti dei pazienti. Da questo punto di vista, l’utilizzo della suggestione serve per aggirare le difese che mantengono attivamente al di fuori della consapevolezza i ricordi, le idee e gli affetti che danno vita ai sintomi.
Nel lavoro analitico, tali difese possono manifestarsi sotto forma di resistenze, spezzando i nessi logici nei racconti dei pazienti e rendendo confuse e lacunose le immagini da loro ricordate. Tuttavia, se da un lato la resistenza è un ostacolo nel lavoro terapeutico, dall’altro è proprio la resistenza che permette di riconoscere i ricordi patogeni. La terapia è quindi un lavoro psichico che il terapeuta compie per «superare nel paziente una forza che si oppone a che le rappresentazioni divengano coscienti».
Nel caso di Elizabeth, i dolori alle gambe erano insorti dopo la morte del padre della paziente, la quale, alle prese con le precarie condizioni della madre, aveva rinunciato ad avere una vita sentimentale per dedicare tutti i suoi sforzi nel vano tentativo di «ricostruire l’antica felicità familiare». La tecnica della pressione della mano permise a Freud di legare i sintomi isterici alla presenza di desideri erotici (verso il marito della sorella minore) entrati in conflitto con i rigidi dictat della paziente nei confronti della vita familiare e, quindi, allontanati dalla coscienza. La sofferenza prodotta dai sintomi fisici divenne così un sostituto della sofferenza che i pensieri rimossi avrebbero prodotto.
Teoria sull’eziologia delle nevrosi
Le circostanze che contribuiscono alla mancata liquidazione degli affetti delle esperienze traumatiche sono legate alla vita sessuale e alla repressione dei bisogni sessuali imposta dalle norme sociali. Pertanto, Freud identificò la causa delle manifestazioni nevrotiche negli eccitamenti di natura sessuale.
Freud distinse in seguito due grandi classi di nevrosi in base alle peculiarità dei loro sintomi:
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Psiconevrosi
Sono considerate “espressioni psichiche della perturbazione della funzione sessuale”, e la loro base eziologica si riconduce a traumi sessuali esperiti nell’infanzia o nella prima adolescenza:- Isteria - Si lega a traumi subiti in maniera passiva, la cui incompatibilità con la coscienza viene risolta “convertendo” l’affetto doloroso suscitato dal trauma in un disturbo somatico.
- Nevrosi ossessiva - Trova origine in “esperienze attive di aggressione sessuale nell’infanzia”.
- Fobia - L’affetto difensivamente rimosso viene “spostato” su una nuova rappresentazione.
In questo modello, noto come teoria della seduzione sessuale infantile, è lo sviluppo puberale a rendere a posteriori traumatici i ricordi dei traumi sessuali infantili. I traumi adolescenziali agiscono in senso patogeno perché riattivano le tracce mnestiche delle seduzioni infantili che diventano traumatiche solo a posteriori, nel momento in cui il soggetto ne comprende l’esatta natura (“elaborazione a posteriori”). Il conflitto tra il ritorno nella coscienza dei ricordi rimossi dei traumi antichi e le difese che a esso si oppongono determinano la produzione di sintomi che rappresentano formazioni di compromesso tra le due intenzioni contrastanti (ricordi vs difese).
Nel caso di Katharina, Freud legò i sintomi di affanno respiratorio e di lieve stato allucinatorio della ragazza all’esperienza traumatica infantile connessa all’aver visto il padre “in intimità” con la cugina. È proprio partendo da questo caso che Freud ipotizzò che i traumi sessuali rimangano “latenti” e acquistino solo successivamente la loro “potenza traumatica” quando, in adolescenza, lo sviluppo puberale ne rende chiaro il significato sessuale, ostacolandone l’integrazione nell’Io. Con questo modello Freud propone una concezione attiva e costruttiva della memoria, intesa come un processo di costante re-interpretazione degli eventi del passato alla luce del presente, e di interpretazione del presente alla luce degli eventi del passato.
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Nevrosi attuali (nevrastenia, nevrosi d’angoscia)
I sintomi, che consistono in stanchezza psichica e attacchi d’angoscia, derivano da anomalie della vita sessuale che ostacolano il normale appagamento dei bisogni sessuali. La libido, o energia sessuale, non trovando la sua via naturale di sfogo, finisce per influenzare il sistema vegetativo, dando vita ai sintomi. Questi non si trattano con la psicoterapia, bensì inducendo il paziente ad adottare una vita sessuale più soddisfacente.
La scoperta della realtà psichica
L’impossibilità di accertare l’avvenuto abuso sessuale (soprattutto considerando l’estrema diffusione dei disturbi nevrotici) spinse Freud a rivedere questa teoria: in sostanza, intuì che non sempre i pazienti nevrotici sono stati vittime di abusi sessuali. Non è necessario che un trauma sia avvenuto nella realtà esterna perché si sviluppi una nevrosi, ma spesso i pazienti nevrotici fantasticano inconsciamente di essere stati vittime di abusi sessuali nell’infanzia: le fantasie dunque, in quanto eventi della realtà psichica inconscia, hanno lo stesso potere traumatico degli eventi della realtà esterna!
L'interpretazione dei sogni
Dato che i pazienti riportavano spesso i loro sogni, Freud provò ad applicare ad ogni elemento onirico il metodo delle libere associazioni. Giunse a concepire i sogni come entità intermedie tra i sintomi e i normali processi psichici, “atti psichici dotati di senso”, testi manifesti che esprimono e nascondono dei pensieri onirici latenti. Se il lavoro associativo permette di collegare i testi manifesti ai pensieri onirici latenti, la trasformazione dei pensieri onirici in sogni manifesti è opera del lavoro onirico.
In primis i sogni sono “espressioni deformate di pensieri connessi a eventi rilevanti della vita diurna”: le fonti del materiale di cui si compongono i sogni sono uno o più eventi del giorno del sogno (reali o psichici), che trovano espressione nel contenuto onirico manifesto. Questi eventi hanno alimentato pensieri preconsci, detti residui diurni (primo livello di senso) che rischierebbero di turbare il sonno se dovessero essere pensati coscientemente: il sogno, quindi, assolve la funzione di “guardiano del sonno”.
Tuttavia, l’energia derivante dai residui diurni non è sufficiente a produrre un sogno: l’energia necessaria proviene dal passato, dai desideri sessuali infantili. È questo il secondo livello di senso del sogno, per il quale i sogni sono appagamenti di desideri infantili rimossi. Gli affetti e le emozioni dolorose connesse ai desideri rimossi, quindi, si legano agli elementi preconsci, ai residui diurni, che quindi «rappresentano in forma deformata e allucinatoria l’appagamento dei desideri antichi».
Tramite i sogni, quindi, la mente cerca di preservare il sonno dall’influenza disturbante di pensieri connessi al giorno precedente: cerca cioè di rappresentare per “via allucinatoria” l’appagamento dei desideri infantili rimossi che si sono connessi ai residui diurni, in modo che essi non disturbino il sonno. A questa regola non sfuggono neanche i sogni d’angoscia: come conseguenza del fallimento delle difese, il testo manifesto del sogno diviene troppo esplicito e l’Io è assalito dall’angoscia. Analogamente, i sogni di punizione possono essere letti come appagamenti del masochismo del soggetto e/o del suo senso di colpa e bisogno di punizione inconscio. L’unica eccezione è dovuta ai sogni traumatici, ovvero quelli che seguono un trauma di cui il soggetto è stato vittima: il loro scopo non è di appagare un desiderio, ma di elaborare psichicamente l’evento traumatico e l’angoscia da esso scatenata.
Riassumendo, la tipica forma espressiva dei sogni dipende da:
- Riemergere di un funzionamento psichico primitivo (dovuto alla condizione di sonno).
- Riemergere di contenuti psichici infantili (con le forme espressive che gli sono peculiari).
- Operare di una censura onirica (che impone un mascheramento difensivo dei pensieri onirici latenti).
Freud enuncia cinque processi attuati dal lavoro onirico e dalla deformazione dei pensieri onirici latenti:
- Condensazione: un singolo elemento del testo onirico manifesto si lega a più pensieri onirici latenti, e un unico filone di pensieri onirici latenti è alla base di più di un elemento del testo manifesto. I sogni sono pertanto pieni di figure composite, di “formazioni miste”.
- Spostamento: gli elementi rilevanti dei pensieri onirici latenti vengono rappresentati nei sogni manifesti da loro sostituti meno rilevanti. Quindi, tramite questo meccanismo di difesa, l’affetto viene scisso dalla rappresentazione originaria e “spostato” su un oggetto periferico, secondario.
- Simbolismo: alcuni elementi che trovano espressione nel testo manifesto si ritrovano anche nella cultura popolare, nel linguaggio, nella mitologia e nel folklore (nascita, morte, casa).
- Considerazioni relative alla raffigurabilità: dato che il linguaggio dei sogni è costituito da immagini, il lavoro onirico è costretto a scegliere tra i vari elementi dei pensieri onirici latenti quelli che meglio si adattano ad essere rappresentati in forma plastica (immagini visive). Eventuali nessi logici vengono esclusi dal testo onirico o rappresentati da caratteristiche formali del sogno manifesto, come la presenza di un breve sogno introduttivo seguito da un sogno centrale.
- Rielaborazione secondaria: processo che trasforma la sequenza confusa e incoerente di elementi del testo manifesto di un sogno (assemblati dal lavoro onirico) in un racconto il più possibile coerente.
Il modello topico
Nel pensiero freudiano, quindi, la psiche si profila come non unitaria, come un’entità ipotetica divisa in una molteplicità di intenzioni contrastanti.
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