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esercitare la propria azione. I sintomi isterici sarebbero quindi le manifestazioni delle emozioni

suscitate e non elaborate derivanti dal trauma: gli isterici sono vittime di “reminescenze continue”.

In quest’ottica, la tecnica terapeutica implica l’instaurare di un simile stato di coscienza dissociato

mediante l’ipnosi, favorendo la “ ” (purificazione) degli affetti e dei ricordi connessi al trauma:

CATARSI

una volta che tali ricordi sono stati rivissuti e manifestati in modo intenso (“esperienza abreattiva”),

questi perdono la loro carica affettiva e si elimina il motivo principale della produzione sintomatica.

Per Freud, invece, l’amnesia dei ricordi e degli affetti dolorosi non è riducibile a un processo passivo

di dissociazione della mente, ma a un processo attivo di difesa: pertanto, esisterebbero dei meccanismi

inconsci di difesa tesi ad allontanare dalla coscienza i ricordi e gli affetti connessi al trauma.

L’isteria è una “dimenticanza motivata”: il malato intende rimuovere, allontanare dalla propria coscienza il

ricordo di cose penose. Questo meccanismo di difesa prende proprio il nome di .

RIMOZIONE

Alla base dell’isteria v’è quindi un “rapporto di incompatibilità fra l’Io e una rappresentazione”: questa

viene risolta allontanando la rappresentazione dalla coscienza, rimuovendola (Lucy R).

Le emozioni suscitate dal trauma e “rimosse” vengono “convertite” in sensazioni o dolori fisici.

È la combinazione di rimozione e conversione a spiegare i sintomi isterici.

3. METODO ANALITICO E LIBERE ASSOCIAZIONI

Freud si distanzia dal metodo di Breuer, per vari motivi. In primo luogo, l’ipnosi non è utilizzabile con

tutti i pazienti e, soprattutto, permette di ottenere solo un miglioramento temporaneo dei sintomi.

Sono la ricostruzione dettagliata della storia della malattia e l’emergere delle emozioni a determinare

il successo della terapia: la “scarica” di antiche emozioni trattenute può ottenersi solo riportando alla

luce il ricordo dell’evento che aveva suscitato tali emozioni. In questo senso, la maggiore o minore

completezza della narrazione conduce alla parziale o completa scomparsa del sintomo.

Il compito del terapeuta è quello di aiutare il paziente a completare il suo racconto ponendogli una

serie di domande. Per far ciò, il clinico rinuncia al suo ruolo direttivo in favore di un rapporto di fiducia

con il paziente, che faciliti il libero vagare della mente tra i ricordi. Per far riemergere i ricordi

inaccessibili alla coscienza è quindi essenziale ottenere la collaborazione attiva del paziente.

Inizialmente, Freud esercitava sulla fronte del paziente una leggera pressione con la mano (tecnica

della pressione della mano), invitandolo a cogliere le immagini e i pensieri che gli si sarebbero presentati

spontaneamente nella mente (Emmy von N). Abbandonò questa tecnica in favore del metodo delle

, tramite il quale era possibile impedire all’intenzionalità cosciente del paziente di

LIBERE ASSOCIAZIONI

guidare la sua comunicazione, permettendo alle intenzioni inconsce di manifestarsi.

Allo stesso modo, l’ascolto dell’analista deve essere libero da preconcetti, seguendo un’attenzione

liberamente fluttuante, che implica una rinuncia alla comprensione cosciente e delega ai processi di

pensiero inconsci il compito di decodificare le comunicazioni del paziente (sempre guidate da processi

inconsci). L’analista deve altresì assumere una posizione neutrale nei confronti dei conflitti dei pazienti.

Da questo punto di vista, l’utilizzo della suggestione serve per aggirare le difese che mantengono

attivamente al di fuori della consapevolezza i ricordi, le idee e gli affetti che danno vita ai sintomi.

Nel lavoro analitico, tali difese possono manifestarsi sotto forma di , spezzando i nessi logici nei

RESISTENZE

racconti dei pazienti e rendendo confuse e lacunose le immagini da loro ricordate. Tuttavia, se da un lato

la resistenza è un ostacolo nel lavoro terapeutico, dall’altro è proprio la resistenza che permette di

riconoscere i ricordi patogeni. La terapia è quindi un lavoro psichico che il terapeuta compie per

«superare nel paziente una forza che si oppone a che le rappresentazioni divengano coscienti ».

Nel caso di Elizabeth, i dolori alle gambe erano insorti dopo la morte del padre della paziente, la quale,

alle prese con le precarie condizioni della madre, aveva rinunciato ad avere una vita sentimentale per

dedicare tutti i suoi sforzi nel vano tentativo di «ricostruire l’antica felicità familiare».

La tecnica della pressione della mano permise a Freud di legare i sintomi isterici alla presenza di

desideri erotici (verso il marito della sorella minore) entrati in conflitto con i rigidi dictat della paziente

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nei confronti della vita familiare e, quindi, allontanati dalla coscienza. La sofferenza prodotta dai

sintomi fisici divenne così un sostituto della sofferenza che i pensieri rimossi avrebbero prodotto.

4. TEORIA SULL’EZIOLOGIA DELLE NEVROSI

Le circostanze che contribuiscono alla mancata liquidazione degli affetti delle esperienze traumatiche

sono legate alla vita sessuale e alla repressione dei bisogni sessuali imposta dalle norme sociali.

Pertanto, Freud identificò la causa delle manifestazioni nevrotiche negli .

ECCITAMENTI DI NATURA SESSUALE

Freud distinse in seguito 2 grandi classi di nevrosi in base alle peculiarità dei loro sintomi:

⇒ P SICONEVROSI

Sono considerate “espressioni psichiche della perturbazione della funzione sessuale”, e la loro base

eziologica si riconduce a traumi sessuali esperiti nell’infanzia o nella prima adolescenza:

• I → si lega a traumi subiti in maniera passiva, la cui incompatibilità con la coscienza viene

STERIA

risolta “convertendo” l’affetto doloroso suscitato dal trauma in un disturbo somatico

• N → trova origine in “esperienze attive di aggressione sessuale nell’infanzia”

EVROSI OSSESSIVA

• F → l’affetto difensivamente rimosso viene “spostato” su una nuova rappresentazione

OBIA

In questo modello, noto come , è lo sviluppo puberale a

TEORIA DELLA SEDUZIONE SESSUALE INFANTILE

rendere a posteriori traumatici i ricordi dei traumi sessuali infantili. I traumi adolescenziali agiscono in

senso patogeno perché riattivano le tracce mnestiche delle seduzioni infantili che diventano

traumatiche solo a posteriori, nel momento in cui il soggetto ne comprende l’esatta natura

(“elaborazione a posteriori”). Il conflitto tra il ritorno nella coscienza dei ricordi rimossi dei traumi

antichi e le difese che a esso si oppongono determinano la produzione di sintomi che rappresentano

formazioni di compromesso tra le due intenzioni contrastanti (ricordi vs difese).

Nel caso di Katharina, Freud legò i sintomi di affanno respiratorio e di lieve stato allucinatorio della

ragazza all’esperienza traumatica infantile connessa all’aver visto il padre “in intimità” con la cugina. È

proprio partendo da questo caso che Freud ipotizzò che i traumi sessuali rimangano “latenti” e

acquistino solo successivamente la loro “potenza traumatica ” quando, in adolescenza, lo sviluppo

puberale ne rende chiaro il significato sessuale, ostacolandone l’integrazione nell’Io.

Con questo modello Freud propone una concezione attiva e costruttiva della memoria, intesa come un

processo di costante re-interpretazione degli eventi del passato alla luce del presente, e di

interpretazione del presente alla luce degli eventi del passato

⇒ N (nevrastenia, nevrosi d’angoscia)

EVROSI ATTUALI

I sintomi, che consistono in stanchezza psichica e attacchi d’angoscia, derivano da anomalie della vita

sessuale che ostacolano il normale appagamento dei bisogni sessuali. La libido, o energia

sessuale, non trovando la sua via naturale di sfogo, finisce per influenzare il sistema vegetativo,

dando vita ai sintomi. Questi non si trattano con la psicoterapia, bensì inducendo il paziente ad adottare

una vita sessuale più soddisfacente

5. LA SCOPERTA DELLA REALTÀ PSICHICA

L’impossibilità di accertare l’avvenuto abuso sessuale (soprattutto considerando l’estrema diffusione

dei disturbi nevrotici) spinse Freud a rivedere questa teoria: in sostanza, intuì che non sempre i pazienti

nevrotici sono stati vittime di abusi sessuali. Non è necessario che un trauma sia avvenuto nella realtà

esterna perché si sviluppi una nevrosi, ma spesso i pazienti nevrotici fantasticano inconsciamente di

essere stati vittime di abusi sessuali nell’infanzia: le dunque, in quanto eventi della realtà

FANTASIE

psichica inconscia, hanno lo stesso potere traumatico degli eventi della realtà esterna!

6. L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

Dato che i pazienti riportavano spesso i loro sogni, Freud provò ad applicare ad ogni elemento onirico il

metodo delle libere associazioni. Giunse a concepire i come entità intermedie tra i sintomi e i

SOGNI

normali processi psichici, “atti psichici dotati di senso”, testi manifesti che esprimono e nascondono

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dei pensieri onirici latenti. Se il lavoro associativo permette di collegare i testi manifesti ai pensieri

onirici latenti, la trasformazione dei pensieri onirici in sogni manifesti è opera del .

LAVORO ONIRICO

In primis i sogni sono “espressioni deformate di pensieri connessi a eventi rilevanti della vita diurna”:

le fonti del materiale di cui si compongono i sogni sono uno o più eventi del giorno del sogno (reali o

psichici), che trovano espressione nel contenuto onirico manifesto. Questi eventi hanno alimentato

pensieri preconsci, detti residui diurni (primo livello di senso) che rischierebbero di turbare il sonno se

dovessero essere pensati coscientemente: il sogno, quindi, assolve la funzione di “guardiano del sonno”.

Tuttavia, l’energia derivante dai residui diurni non è sufficiente a produrre un sogno : l’energia

necessaria proviene dal passato, dai desideri sessuali infantili. È questo il secondo livello di senso

del sogno, per il quale i sogni sono . Gli affetti e le emozioni

APPAGAMENTI DI DESIDERI INFANTILI RIMOSSI

dolorose connesse ai desideri rimossi, quindi, si legano agli elementi preconsci, ai residui diurni,

che quindi «rappresentano in forma deformata e allucinatoria l’appagamento dei desideri antichi».

Tramite i sogni, quindi, la mente cerca di preservare il sonno dall’influenza disturbante di pensieri connessi

al giorno precedente: cerca cioè di rappresentare per “via allucinatoria” l’appagamento dei desideri

infantili rimossi che si sono connessi ai residui diurni, in modo che essi non disturbino il sonno.

A questa regola non sfuggono neanche i sogni d’angoscia: come conseguenza del fallimento delle

difese, il testo manifesto del sogno diviene troppo esplicito e l’Io è assalito dall’angoscia.

Analogamente, i sogni di punizione possono essere letti come appagamenti del masochismo del

soggetto e/o del suo senso di colpa e bisogno di punizione inconscio. L’unica eccezione è dovuta ai

sogni traumatici, ovvero quelli che seguono un trauma di cui il soggetto è stato vittima: il loro scopo

non è di appagare un desiderio, ma di elaborare psichicamente l’evento traumatico e l’angoscia da

esso scatenata.

Riassumendo, la tipica forma espressiva dei sogni dipende dal:

a) Riemergere di un funzionamento psichico primitivo (dovuto alla condizione di sonno)

b) Riemergere di contenuti psichici infantili (con le forme espressive che gli sono peculiari)

c) Operare di una censura onirica (che impone un mascheramento difensivo dei pensieri onirici latenti)

Freud enuncia 5 processi attuati dal e dalla deformazione dei pensieri onirici latenti:

LAVORO ONIRICO

1) C : un singolo elemento del testo onirico manifesto si lega a più pensieri onirici latenti,

ONDENSAZIONE

e un unico filone di pensieri onirici latenti è alla base di più di un elemento del testo manifesto.

I sogni sono pertanto pieni di figure composite, di “formazioni miste”

2) S : gli elementi rilevanti dei pensieri onirici latenti vengono rappresentati nei sogni

POSTAMENTO

manifesti da loro sostituti meno rilevanti. Quindi, tramite questo meccanismo di difesa, l’affetto

viene scisso dalla rappresentazione originaria e “spostato” su un oggetto periferico, secondario

3) S : alcuni elementi che trovano espressione nel testo manifesto si ritrovano anche nella

IMBOLISMO

cultura popolare, nel linguaggio, nella mitologia e nel folklore (nascita, morte, casa)

4) C : dato che il linguaggio dei sogni è costituito da

ONSIDERAZIONI RELATIVE ALLA RAFFIGURABILITÀ

immagini, il lavoro onirico è costretto a scegliere tra i vari elementi dei pensieri onirici latenti

quelli che meglio si adattano ad essere rappresentati in forma plastica (immagini visive).

Eventuali nessi logici vengono esclusi dal testo onirico o rappresentati da caratteristiche formali del

sogno manifesto, come la presenza di un breve sogno introduttivo seguito da un sogno centrale

5) R : processo che trasforma la sequenza confusa e incoerente di elementi

IELABORAZIONE SECONDARIA

del testo manifesto di un sogno (assemblati dal lavoro onirico) in un racconto il più possibile coerente

7. IL MODELLO TOPICO

Nel pensiero freudiano, quindi, la psiche si profila come non unitaria, come un’entità ipotetica divisa in

una molteplicità di intenzioni contrastanti. Si delinea così una del funzionamento

VISIONE DINAMICA

mentale, per la quale gli elementi coscienti sono la risultante di un continuo gioco di forze coscienti

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e incoscienti. La psiche può essere rappresentata come un sistema suddiviso in strutture o luoghi: si

rende quindi legittima una , secondo la quale gruppi contrastanti di intenzioni,

CONCEZIONE TOPICA

rappresentazioni e processi psichici costituiscono apparati diversi e spesso in conflitto tra loro.

Da queste osservazioni, Freud teorizza il primo modello dell’apparato psichico: la .

TEORIA TOPICA

Al livello più arcaico e primitivo (neonato), l’apparato psichico può essere concettualizzato come un

“arco riflesso” dotato di un’estremità sensoriale, che riceve gli stimoli dagli organi interni (pulsioni) e

dal mondo esterno, e un’estremità motoria, tramite la quale l’incremento di energia psichica (causato

dagli stimoli in entrata) viene scaricato seguendo un principio di costanza. In quest’ottica, la funzione del

sistema nervoso diviene quella di ridurre od eliminare gli stimoli che gli provengono. Tale principio

biologico si può trasporre, a livello psichico, in un : ogni incremento di energia si

PRINCIPIO DI PIACERE

associa a sensazioni spiacevoli di tensione psichica, e ogni suo decremento a sensazioni piacevoli.

Dunque, alla base del funzionamento psichico v’è la riduzione della tensione associata agli stimoli.

Durante lo sviluppo, tra l’estremità sensoriale e quella motoria si sviluppano diverse istanze deputate alla

percezione consapevole degli stimoli, al loro immagazzinamento in memoria e alla loro inibizione

cognitiva in funzione delle esigenze della realtà. Il funzionamento psichico inizia così a seguire un

, che sostituisce alla priorità di ciò che provoca piacere quella di ciò che è

PRINCIPIO DI REALTÀ

“utile”.

In questo apparato psichico è quindi possibile distinguere:

⇒ I : contiene elementi attivamente e costantemente esclusi dalla coscienza da processi

NCONSCIO

rimoventi. Nell’Inc domina un processo primario, ovvero energie psichiche “slegate” e libere di

spostarsi tra le varie rappresentazioni: in tal senso, le “rappresentazioni di cosa” sono slegate dalle

“rappresentazioni di parola”. Tale condizione di energia libera è funzionale al principio di piacere.

L’Inc esercita una particolare forza di attrazione sulle rappresentazioni del Prec e del C ed esercita

una spinta ascensionale che mira a rendere cosciente e tradurre in atto i desideri che lo

abitano.

La fonte di motivazione connessa all’Inc è la libido, ossia l’energia della pulsione sessuale

⇒ P : contiene stimoli immagazzinati in memoria e recuperabili per mezzo di uno sforzo

RECONSCIO

attentivo deliberato (iperinvestimento energetico). Il Prec dispone di energie regolate dal processo

secondario, cioè vincolate a rappresentazioni precise collegate da nessi logici. In tal modo,

l’energia legata assolve al principio di realtà e svolge una funzione inibitoria rispetto a quello Inc:

in questo sistema, quindi, le “rappresentazioni di cosa” si vincolano alle “rappresentazioni di parola”

La fonte di motivazione connessa al Prec è la pulsione di autoconservazione

⇒ C : responsabile della consapevolezza degli stimoli su cui si presta attenzione

OSCIENZA

Il Sistema C e quello Prec sono divisi da una prima censura, connessa alla capacità attentiva.

Una seconda censura, quella della rimozione, divide invece il Sistema Prec da quello Inc.

Riassumendo, il , ovvero la tendenza dell’apparato psichico a cercare ciò che è

PRINCIPIO DI PIACERE

piacevole e rifuggire ciò che è spiacevole indipendentemente dalla sua utilità, che domina sia

nell’inconscio che nella vita psichica del bambino, non può sopravvivere a lungo. L’inadeguatezza

della via allucinatoria e dei tentativi di appagare i propri desideri nel mondo delle fantasie generano un

senso di frustrazione, che è alla base del successivo sviluppo del .

PRINCIPIO DI REALTÀ

Come si è visto, poiché i sono un “appagamento allucinatorio di desideri sessuali rimossi”,

SOGNI

Freud ipotizza che l’espressione psichica di questi desideri nel testo onirico manifesto sia funzione di un

triplice processo di regressione verso un funzionamento psichico arcaico:

a) R : poiché nello stato di sonno le difese del Prec sono meno intense, i residui

EGRESSIONE TOPICA

diurni sono attratti nell’Inc, si legano alle rappresentazioni rimosse della sessualità infantile e

vengono rielaborati alla luce del principio di piacere e del processo primario

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b) R : i pensieri onirici latenti vengono tradotti nel linguaggio delle immagini e del

EGRESSIONE FORMALE

processo primario

c) R : la mente torna a modi di funzionamento e desideri tipici della vita infantile

EGRESSIONE TEMPORALE

Il sogno, quindi, è l’espressione deformata dalla censura di pensieri preconsci derivati dagli eventi

del giorno del sogno, che si sono connessi a desideri infantili rimossi, sono stati rielaborati

dall’Inc secondo il processo primario e in seguito rielaborati dal Prec secondo un processo

secondario.

8. PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA

I sogni permisero a Freud di capire che il funzionamento della psiche sana e di quella patologica non

sono diversi, e che le differenze tra normalità e patologia sono di natura puramente quantitativa.

Come i sintomi e i sogni, le , gli , i “ ” e le sono

DIMENTICANZE ATTI MANCATI LAPSUS LINGUAE AZIONI CASUALI

perturbazioni del funzionamento cosciente della psiche operate da motivazioni rimosse e inconsce.

Anche i possono essere considerati alla stregua dei sogni o degli atti

RICORDI DEI PRIMISSIMI ANNI DI VITA

mancati. La maggior parte di questi ricordi riguardano eventi secondari, irrilevanti, mentre degli eventi

più importanti del proprio passato si ricorda poco o nulla: ciò avviene perché queste memorie sono

ricordi di copertura, delle formazioni di compromesso tra i ricordi affettivamente rilevanti, dolorosi

e quindi rimossi, che vorrebbero tornare alla coscienza, e i meccanismi di difesa della mente.

Dato che la loro formazione è analoga a quella del testo onirico manifesto, nell’analisi dei ricordi di

copertura bisogna seguire la stessa procedura di quella dei sogni, ovvero le libere associazioni.

9. MOTTI DI SPIRITO E UMORISMO

Notando un parallelismo tra il “lavoro arguto” che trasforma un normale pensiero in un comico motto di

spirito, analogo al lavoro onirico, Freud ipotizza che, come il sogno, il consentirebbe

MOTTO DI SPIRITO

l’appagamento di un desiderio rimosso o represso, mascherandolo con i mezzi del processo

primario. La differenza tra sogno e motto di spirito, tra lavoro arguto e lavoro onirico, è

nell’atteggiamento sociale: mentre il sogno è un prodotto psichico assolutamente asociale (sorge

all’interno di una persona e non ha nulla da comunicare agli altri), il motto di spirito è la più sociale di

tutte le funzioni psichiche che mirano al profitto di piacere (cerca la sua pienezza nella

partecipazione di qualcun altro).

In ogni motto di spirito, la possibilità di mascherare il vero contenuto dei propri pensieri per mezzo del

“lavoro arguto” permette di superare un’inibizione interiore e provare piacere per la realizzazione di

un desiderio riprovevole. La battuta è quindi espressione di un funzionamento psichico infantile che

implica un minor dispendio di energia psichica rispetto a quello necessario per l’elaborazione di un

pensiero maturo, e la quantità di energia risparmiata viene poi sfogata per mezzo del riso.

Il riso è dunque lo sfogo di un’energia in precedenza utilizzata per mantenere un’inibizione psichica.

10. LO SVILUPPO PSICOSESSUALE

La scoperta del senso dei sogni e delle fantasie porta Freud a sostenere che la sessualità non compaia

nella pubertà, ma anche nell’infanzia i bambini nutrano desideri sessuali.

La è funzione di un’energia psichica, una pulsione sessuale, la , che nasce

SESSUALITÀ INFANTILE LIBIDO

da processi eccitatori di tipo somatico (fonti): questi processi possono essere determinati sia da fattori

endogeni (ormoni) che da fattori esterni (percezione di oggetti o situazioni). Le pulsioni sono tipiche

dell’inconscio: in quanto tali, funzionano prevalentemente secondo il principio di piacere (processo

primario) e si compongono di rappresentazioni e affetti. Le pulsioni spingono l’individuo a compiere

specifiche azioni (mete) che coinvolgono sia parti del proprio corpo che parti del corpo altrui (oggetti).

A differenza degli stimoli provenienti dall’esterno, le , in quanto stimoli interni all’organismo,

PULSIONI

sono costanti e non possono essere eluse con la fuga. Per essere appagate, richiedono quindi una

modifica della fonte interna dello stimolo che ne è alla base: modifica che necessita per forza di una

modifica del mondo esterno. Pertanto, le pulsioni sono le vere “forze motrici” dello sviluppo psichico.

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Riassumendo, gli elementi di cui si compongono le pulsioni sono:

Fonte : l’eccitazione somatica che determina l’incremento di energia psichica legata alla pulsione

­ Spinta : la quantità di lavoro richiesto alla psiche per appagare la pulsione

­ Meta : l’attività che permette l’appagamento della pulsione

­ Oggetto : il corpo, proprio o altrui (o parte di esso), che permette la realizzazione della meta

­

La meta generale della libido è l’ , ossia la riduzione della tensione psichica spiacevole

APPAGAMENTO

generata dalle fonti pulsionali. La libido si sviluppa per fasi relativamente fisse e universali.

La prima fase dello sviluppo psicosessuale è detta : una molteplicità di pulsioni parziali,

AUTOEROTICA

reciprocamente indipendenti, trovano appagamento tramite la stimolazione di parti del proprio corpo.

A questa segue una (1 anno), caratterizzata dal fatto che la bocca è la principale zona

FASE ORALE

erogena e la meta libidica prevalente è prima la suzione del seno materno (che cederà il passo al dito),

poi il mordere ( - ) e l’incorporare l’oggetto (il seno materno).

FASE SADICO ORALE O CANNIBALICA

In queste fasi dello sviluppo non v’è differenziazione tra Sé e l’oggetto: pertanto, la madre è vissuta

come una parte di Sé. Ciò fa sì che, a livello fantastico, la suzione e il mordere l’oggetto siano vissuti con

fantasie cannibaliche (incorporare l’oggetto). Se inizialmente il bambino ama solo sé stesso ed è

indifferente o odia il mondo esterno (Io-realtà primordiale), nella fase orale il suo obiettivo è quello di

introiettare tutto ciò che è piacevole e di espellere tutto ciò che è spiacevole (Io-piacere puro).

La polarità psichica organizzante in questa fase è quella del piacere-dispiacere.

L’ingestione e l’espulsione sono i precursori delle attività psichiche di introiezione e proiezione.

Il fatto che numerose malattie psichiche (isteria, disturbi del comportamento alimentare, tossicomanie)

coinvolgano la funzione orale è spiegabile come esito di una fissazione o regressione a questa fase.

Nel secondo anno di vita, il controllo della muscolatura volontaria (sfintere) e l’educazione alla pulizia

danno il via alla - . La zona erogena principale è quella anale: il bambino trae piacere

FASE SADICO ANALE

dalla stimolazione passiva di questa zona dovuta al passaggio delle feci o dalla stimolazione manuale

operata dal piccolo stesso o dalla madre. Il tema centrale di questa fase è il potere narcisistico: il piccolo

vuole decidere autonomamente dove e quando espletare le sue funzioni escretorie, mentre la madre

vuole che apprenda a tenersi pulito. Il bambino cede alle richieste materne in cambio delle manifestazioni

di amore ed apprezzamento che lo rendono orgoglioso. In tal senso, il piccolo ritiene le feci come

un prodotto e una parte del proprio Io, che saranno i precursori psichici dei doni, del denaro.

Pertanto, la polarità fondamentale di questa fase non è più il piacere-dispiacere, bensì attività-passività.

Freud mette in relazione un forte erotismo anale con lo sviluppo di 3 tratti caratteriali ereditari:

• Testardaggine : prosecuzione in età adulta della volontà di opporsi all’autorità genitoriale

• Ordine e pulizia : esito di “formazioni reattive” rispetto all’amore per lo sporco, il disordine e le feci

• Avarizia : sublimazione della tendenza a ritenere le feci

La fissazione a questa fase di sviluppo è alla base della paranoia e della nevrosi ossessiva.

La fase (3-6 anni) è caratterizzata dalla centralità erogena assunta dal pene e dalla clitoride.

FALLICA

La stimolazione del pene assume qualità non più autoerotica, ma oggettuale: è un modo per scaricare

l’eccitazione libidica legata a fantasie sessuali il cui oggetto è il genitore di sesso opposto.

Il bambino inizia a sperimentare due pulsioni parziali, quella esibizionistica e quella voyeuristica: il

piacere di esibirsi e quello di osservare il corpo nudo di altre persone.

Nella fase fallica del maschio, il complesso edipico sancisce la centralità della madre come oggetto

della libido fallica. Al contempo, il padre, che era stato oggetto di identificazione e ammirazione, inizia a

profilarsi come rivale. Si viene così a creare una situazione triadica in cui il piccolo rivolge alla madre

sentimenti di tenerezza e sessuali, e si rapporta al padre come al suo ideale e al contempo suo rivale:

vorrebbe uccidere il padre, ma allo stesso tempo lo ammira e vorrebbe essere come lui.

Per chiarire i misteri sulla nascita dei bambini, il piccolo elabora delle teorie sessuali infantili: i bambini

crescono nella pancia dopo che si è mangiato qualcosa o dopo aver ricevuto un bacio, escono dalla

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pancia mediante un taglio o espulsi dall’ano. Pertanto, è convinzione diffusa tra i bambini che l’ano e i

genitali costituiscono due uscite di un ambiente unico, la teoria della cloaca.

Altro oggetto del teorizzare del bambino è il rapporto sessuale tra i genitori, la scena primaria. È nella

scena primaria che il piccolo comprende la vera natura del genitale femminile, cosa che determina la

sua angoscia di castrazione. Se prima il piccolo era convinto che tutti gli umani fossero dotati di un

pene, l’osservazione dei genitali femminili si associa alla credenza che sia effettivamente possibile

vivere senza un pene, e ciò determina la fine del complesso edipico, che finisce per essere rimosso.

Il persistere del desiderio di essere l’unico uomo della madre finisce per associarsi alla paura di

subire la punizione da parte del padre: punizione che consiste nell’evirazione.

Alternativamente alla forma positiva del complesso edipico, può verificarsi un complesso edipico

negativo, o invertito: l’identificazione con la figura materna e l’amore esclusivo verso il padre.

Tuttavia, anche questa forma negativa viene rimossa in seguito alla paura dell’evirazione: anche per

poter appagare l’amore esclusivo verso il padre, infatti, il bambino dovrebbe perdere il pene.

Con la rimozione del complesso edipico, gli anni dell’infanzia diventano oggetto di amnesia!

Come per il bambino, anche per la bambina il primo oggetto d’amore è la madre (complesso edipico

positivo). Tuttavia, quando si accorge che i maschi hanno il pene, il rapporto tra madre e figlia si incrina: la

bambina prova invidia per il pene che non ha, e inizia a odiare la madre che non le ha fornito il pene.

Come per il maschio, la madre amata dalla bambina è una madre fallica: anche quando abbandona la

convinzione di avere ella stessa un pene, resta convinta del fatto che la madre lo possieda. L’invidia

per il pene dà vita al complesso edipico positivo della bambina: l’amore per il padre e il desiderio di

ricevere da lui un bambino, associati ad odio e gelosia per la madre, colpevole di averla castrata, messa

al mondo priva del pene. Anche i desideri edipici della bambina, però, sono inevitabilmente destinati alla

frustrazione, la quale finisce per determinare la fine del complesso edipico femminile.

In generale, il complesso edipico è al centro delle patologie psichiche, intese quindi come esiti di un

movimento regressivo che la psiche intraprende poiché non riesce a gestire i propri conflitti

edipici.

Dai 6 agli 11 anni si attraversa una : il tramonto del complesso edipico determina lo

FASE DI LATENZA

sviluppo dei sentimenti morali, estetici e sociali che si oppongono alla ricerca di appagamento delle

pulsioni sessuali infantili (orrore, pudore, disgusto). L’intensità delle pulsioni si arresta, e, nonostante

i desideri edipici rimangano attivi nell’inconscio, l’agire e la vita psichica cosciente vengono trasformati

dall’emergere di loro sublimazioni e formazioni reattive: i primi segni del futuro carattere di una

persona.

Nell’ , il riemergere della masturbazione e l’accresciuta intensità dei desideri sessuali

ADOLESCENZA

determineranno la coordinazione della vita psicosessuale sotto il primato dei genitali.

Il riemergere delle pulsioni determina una rinegoziazione del complesso edipico: le proprie pulsioni

sessuali vengono svincolate dagli oggetti genitoriali e rivolte verso oggetti esterni alla famiglia.

Il principio di realtà deve prendere il posto del principio del piacere: l’essere umano deve superare

l’ambivalenza della sua vita amorosa (presenza di sentimenti di amore e odio verso la stessa persona)

e riuscire a relazionarsi ad oggetti interi, cioè ad altre persone percepite nella loro unità e complessità.

Solo così può formarsi un Io-realtà adulto, genitale e capace di amare ciò che è diverso ed estraneo a sé.

Riassumendo, lo sviluppo psicosessuale implica:

Un progressivo passaggio dall’autoerotismo all’amore oggettuale

­ Un progressivo passaggio dalla non-coordinazione delle pulsioni parziali alla coordinazione

­ Una progressiva integrazione delle pulsioni aggressive con quelle amorose

­

Ogni fase può divenire un punto di fissazione della libido, per ragioni ereditarie o per circostanze di

vita (eccessive gratificazioni o frustrazioni, traumi): un’eventuale fissazione a una fase dello sviluppo

facilita i fenomeni di . In pratica, lo sviluppo successivo alla fase interessata si svolge in

REGRESSIONE 8

modo meno stabile: la regressione a una fase precedente è quindi il tentativo dell’uomo di ritrovare

una forma di appagamento che aveva precedentemente ma che nella nuova fase gli è negata.

11. CASI CLINICI

Il caso di “D ” (Ida Bauer) tratta di una ragazza 18enne con (afonia, tosse

ORA ISTERIA DI CONVERSIONE

nervosa, dolori, nausea). Segretamente innamorata di un amico del padre (signor K), Dora subì delle

avance sessuali da parte dell’uomo ma, una volta raccontato l’episodio ai genitori, non venne creduta.

Questo episodio fu il trauma scatenante dei sintomi isterici: il signor K, in quanto sostituto del padre per

spostamento, riattivava in Dora il dramma edipico rimosso, il conseguente tabù dell’incesto e

l’inevitabile frustrazione. Dora rifiutò le avance sessuali dell’uomo, ma da quel momento iniziò a provare

un senso di nausea: il desiderio sessuale verso il signor K (quindi verso il padre) venne trasformato

nel suo opposto, il senso di nausea. Freud chiamò questo meccanismo “capovolgimento degli affetti”.

Quindi, i ’ sono:

MECCANISMI DI DIFESA CENTRALI NELL ISTERIA DI CONVERSIONE

• Spostamento : gli affetti originariamente connessi alle rappresentazioni rimosse sono vincolati a

rappresentazioni associativamente connesse alle prime, ma semanticamente lontane da esse

• Condensazione : i sintomi isterici rappresentano moltissimi significati diversi

• Conversione : un conflitto psichico si traduce in un’alterazione del funzionamento fisico del corpo

Dora abbandona la terapia dopo 3 mesi: Freud attribuirà il fallimento alla sua difficoltà di padroneggiare

il forte transfert negativo della paziente . Dopo essersi sentita “tradita” sia dal padre (che aveva

preferito la madre a lei) che dal signor K (le cui avance erano puramente sessuali), Dora finisce per

“tradire e abbandonare” anche Freud. Ecco perché, oltre a identificare resistenze, sintomi e sogni,

l’analista deve interpretare il transfert dei pazienti, ricostruendo il loro passato rimosso sulla base di

questi indizi.

Generalmente, nell’isteria di conversione il punto di fissazione della libido si ritrova nella ,

FASE FALLICA

mentre l’angoscia nucleare di questa patologia si lega alla paura di perdere l’amore dell’oggetto.

Il caso del “P H ” (Herbert Graf) tratta di un bambino che a 5 anni sviluppò una

ICCOLO ANS FOBIA DEI

. Questa fobia era per Freud l’espressione di un conflitto di ambivalenza che oppone l’amore e

CAVALLI

l’odio per il padre, in quanto rivale edipico per l’amore della madre. L’odio inconscio verso il padre è

gestito prima per mezzo della proiezione (è il padre a provare odio per Hans), e poi tramite uno

spostamento, dal padre al cavallo (Hans non ha paura che il padre lo punisca, ma che il cavallo lo

morda).

In quest’ottica, il termine “proiezione” indica il processo per mezzo del quale un desiderio, un impulso o

un affetto rimosso vengono attribuiti all’oggetto a cui sono originariamente rivolti.

L’angoscia di Hans è l’angoscia di evirazione, e la fase libidica a cui è fissato è quella .

FALLICA

Il caso clinico de “L’ ” (Ernst Lanzer) tratta della di un giurista di 29 anni,

UOMO DEI TOPI NEVROSI OSSESSIVA

caratterizzata da una serie di rappresentazioni ossessive (timore che potesse accadere qualcosa alla

donna amata e al padre), di impulsi suicidari e di deliri ossessivi centrati sui topi.

L’impulso suicida fu interpretato come l’espressione deformata di un impulso omicida rivolto contro la

nonna della donna amata (che impediva al paziente di stare con l’oggetto agognato), e al contempo

come un’autopunizione per questi impulsi motivata dal senso di colpa e dal masochismo del

paziente.

I deliri ossessivi sui topi presero vita dal racconto di un capitano dell’esercito (sostituto del padre) circa

una particolare punizione, che consisteva nel far entrare dei topi nell’ano. Da qui, il paziente sviluppò il

timore che, se non si fosse mostrato fedele al padre, avrebbe subito da lui tale punizione.

A ciò si aggiunse l’ostilità inconscia verso il padre, vissuto come un ostacolo alla propria soddisfazione

sessuale (voleva che il figlio sposasse una ricca parente). La genesi della nevrosi ossessiva si trova nel

conflitto tra la fedeltà al padre e il desiderio di sposare la donna amata (e la rabbia per la sua

sterilità). 9


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davril86

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gazzillo Francesco.

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