Capitolo 12: definizioni di economia politica
Definizione formale
L'economia studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi e soggetti ad usi alternativi. In pratica, il comportamento economico è un problema di massimo vincolato; questa definizione è alla base della microeconomia e l'economia politica è vista come una scienza deduttiva.
Definizione sostanziale
L'economia studia la produzione, lo scambio e la distribuzione dei beni che concorrono al benessere materiale. L'economia spiega come funziona un sistema economico storicamente dato. Secondo questa definizione, l'economia si basa sull'osservazione della realtà e sull'individuazione di leggi generali ricavabili dall'osservazione della storia, prevalentemente usata nella macroeconomia.
Limiti delle definizioni
- Tutti massimizzano sotto vincolo?
- Regolarità empiriche basate sul passato sono adatte a descrivere il comportamento futuro del sistema economico? (critica di Lucas: vista la mutevolezza del mondo, solo conclusioni microfondate sono affidabili, mentre le regolarità empiriche, ricavate dal passato, possono rivelarsi fuorvianti per l'interpretazione del presente e del futuro).
Macroeconomia
La macroeconomia è quella branca dell'economia che studia i fenomeni e i problemi economici come entità globali o aggregate riferite generalmente ad un Paese o ad un gruppo di paesi. Si occupa del comportamento dei principali aggregati economici come il reddito e il prodotto nazionale, l'occupazione, il consumo, il risparmio e l'investimento, il livello generale dei prezzi, la bilancia dei pagamenti, i tassi di cambio, il bilancio dello Stato e delle relative politiche. Mentre la microeconomia si occupa delle unità elementari della vita economica: famiglie, imprese, PA, intermediari finanziari.
Branche della macroeconomia
- Contabilità nazionale: ha per oggetto la rappresentazione, in termini quantitativi, del risultato dell'attività economica di un paese, in un determinato arco di tempo. Analogamente alla contabilità aziendale, si basa su un insieme di regole che consentono di rilevare i fatti relativi all'attività degli operatori economici del paese.
- Analisi teorica: si basa su rappresentazioni semplificate del mondo reale che consentono di fornire un'interpretazione della situazione economica del paese, di formulare previsioni e di avanzare proposte di politica economica sui tre principali oggetti di studio della macroeconomia: crescita economica, inflazione e disoccupazione.
- Politica economica: nell'economia di mercato, il coordinamento delle decisioni individuali è basato sul meccanismo dei prezzi e la domanda e l'offerta di beni sono lasciate all'iniziativa di famiglie, imprese ed intermediari finanziari. L'economia politica, in capo allo Stato, ha il compito di creare un contesto legale e istituzionale adeguato e di sopperire alle lacune del mercato ed enfatizzare gli effetti benefici dello stesso con strumenti appropriati.
Obiettivi della politica economica sono la piena occupazione dei fattori produttivi e lo sviluppo economico, inteso in senso stretto come processo di incremento costante della capacità produttiva del sistema con conseguente ampliamento sia delle quantità sia delle varietà dei beni prodotti (crescita economica), e in senso lato come miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Vincoli della politica economica sono la stabilità monetaria interna ed esterna data dalla stabilità dei prezzi, l'equilibrio del bilancio della pubblica amministrazione, il pareggio della bilancia dei pagamenti; altri vincoli sono l'equa distribuzione del reddito, l'equilibrio ambientale, ecc.
Strumenti della politica economica sono il controllo della domanda, attraverso la politica fiscale e monetaria, e le politiche dell'offerta attraverso le politiche dei redditi e/o di incentivazione.
Storia della macroeconomia
La macroeconomia nasce negli anni '30 fondamentalmente per dare la spiegazione e le soluzioni in termini di politica economica, ovvero di azione dei governi, di una serie di difficoltà che lo sviluppo economico reale dei principali paesi incontra nella sua storia. Si possono riconoscere quattro periodi per sintetizzare il rapporto tra macroeconomia e problemi dell'economia reale:
- Nascita della macroeconomia: è una risposta alla grande crisi del 1929 e al diffondersi della disoccupazione negli anni '30. Keynes critica le posizioni neoclassiche, allora prevalenti, affermando l'instabilità del sistema del mercato e il ruolo stabilizzatore della politica economica. Dopo il 1929, grazie alla teoria macroeconomica keynesiana, si pensa di aver capito le cause della instabilità e di aver individuato la politica economica adeguata.
- Seconda guerra mondiale fino agli anni '60: dominano le teorie keynesiane e il periodo è caratterizzato da crescita stabile e inflazione ridotta, è l'età dell'oro per le economie occidentali; si registra un lungo periodo di crescita nel quale il ciclo residuo consiste solo in accelerazioni o decelerazioni della crescita, con pochi casi di riduzione del PIL. È il periodo di massimo successo della macroeconomia keynesiana.
- Anni '70 e '80: i paesi occidentali sperimentano un periodo di stagnazione e di inflazione (stagflazione), fenomeni incompatibili nelle teorie keynesiane, la cui riformulazione consente di acquisire maggiore consapevolezza degli effetti sul sistema economico dell'azione dei governi. L'inflazione del periodo '70 – '80: il problema si affaccia nei primi anni '70 con la fine dell'accordo di Bretton Woods, fino a quel momento grosse ondate inflazionistiche si erano verificate solo in corrispondenza della seconda guerra mondiale o negli anni immediatamente successivi, ed erano state giustificate con la guerra. Le teorie keynesiane non sono in grado di dare spiegazione a questo fenomeno, progressivamente i modelli macroeconomici ampliano il loro campo di analisi sia rispetto alle variabili prese in esame sia in riferimento all'intervallo temporale considerato. Negli anni '90 l'inflazione è sconfitta temporaneamente.
- Ultimo periodo: è di nuovo caratterizzato da crescita senza inflazione, anche se tale risultato tende ad essere attribuito più al meccanismo spontaneo del mercato che alle politiche del governo. Nel 2008 ci troviamo di fronte ad una nuova crisi finanziaria mondiale.
Domanda e offerta aggregata
Domanda aggregata: quantità complessiva di beni e servizi richiesti per il consumo, per effettuare nuovi investimenti, per la necessità del settore pubblico e per le esportazioni nette.
Offerta aggregata: quantità di beni e servizi che il sistema economico è in grado di produrre, date le risorse e la tecnologia che ha a disposizione.
Modelli della macroeconomia
- Breve periodo: nel BP la capacità produttiva del sistema economico è data perché c'è bisogno di tempo per aumentarla e i prezzi sono fissi perché per modificarli ci vuole tempo e non c'è convenienza nel rivederli continuamente. La curva di offerta aggregata (AS) è orizzontale fino al livello di piena occupazione, poi è verticale. La produzione effettiva e, quindi, l'occupazione dipendono dal livello della domanda aggregata rappresentata da una curva inclinata negativamente (AD). Se la domanda aggregata è inferiore al prodotto di piena occupazione (prodotto potenziale = Y'), si avrà disoccupazione. In generale, uno spostamento della curva di domanda aggregata provoca una variazione del prodotto senza effetti sul livello dei prezzi, a meno che AD salga fino ad incontrare il tratto verticale di AS (inflazione da domanda).
- Medio periodo: nel MP la capacità produttiva del sistema economico è data, invece i prezzi e i salari sono flessibili. La curva AS è crescente fino al livello di piena occupazione, poi è verticale. La produzione effettiva e il livello dei prezzi dipendono dalla domanda aggregata: se la domanda aggregata supera il livello di piena occupazione si avrà inflazione da domanda; se la domanda aggregata è inferiore al livello di piena occupazione i prezzi e i salari dovrebbero cedere.
- Lungo periodo: nel LP i periodi di espansione e recessione si compensano e le fluttuazioni della domanda aggregata non influenzano il prodotto di equilibrio. Fermi restando i livelli di disoccupazione fisiologici, tutti i fattori produttivi sono pienamente impiegati e la produzione è sempre al suo livello potenziale (Y'). La AS è sempre verticale, ma si sposta nel tempo. Y' è variabile. La teoria della crescita studia i fattori che aumentano il prodotto potenziale nel LP come accumulazione del capitale, il capitale umano, il progresso tecnologico, ecc.
Curve di domanda e offerta aggregata
La curva di offerta aggregata (AS) indica la quantità di prodotto che le imprese sono disposte ad offrire in corrispondenza di ciascun livello dei prezzi; la sua posizione dipende dalla capacità produttiva del sistema economico.
La curva di domanda aggregata (AD) indica, per ciascun livello dei prezzi, il livello di produzione in corrispondenza del quale i mercati dei beni e i mercati monetari sono simultaneamente in equilibrio. La sua posizione dipende dalla politica monetaria e fiscale e dal livello di fiducia dei consumatori.
Conclusioni sulla macroeconomia
La macroeconomia ha come oggetto lo studio della crescita e delle fluttuazioni del prodotto reale; si avvale di modelli per facilitare l'analisi di problemi come la crescita, l'inflazione e la disoccupazione in diversi orizzonti temporali.
Prodotto reale e indice dei prezzi
La macroeconomia si preoccupa delle variazioni del prodotto aggregato e di verificare se tale variazione è dovuta al movimento delle quantità o a quello dei prezzi. Il prodotto aggregato è la somma dei valori dei beni finali prodotti in un sistema economico in un certo periodo.
Z0 = Q1,0P1,0 + Q2,0P2,0 + ... + Qn,0Pn,0 è il prodotto aggregato del periodo 0.
Z1 = Q1,1P1,1 + Q2,1P2,1 + ... + Qn,1Pn,1 è il prodotto aggregato del periodo 1.
Esiste un modo semplice per distinguere l'effetto delle due componenti: basta ricalcolare il prodotto aggregato del periodo 1 moltiplicando le nuove quantità non per i prezzi correnti, ma per i prezzi del periodo precedente 0; così si ottiene un nuovo aggregato che non è influenzato dalla variazione dei prezzi:
Y1 = Q1,1P1,0 + Q2,1P2,0 + ... + Qn,1Pn,0 dove Y1 è detto prodotto a prezzi costanti o prodotto reale.
Il prodotto a prezzi correnti o prodotto nominale è la variabile Z1. Ovviamente nell'anno 0 Y0 = Z0, cioè il prodotto reale e quello nominale coincidono.
Si può scindere la variazione del prodotto nominale in due componenti:
- ΔY = Y1 - Y0 che è dovuta alla variazione delle sole quantità;
- ΔP = Z1 - Y1 che rappresenta la parte residuale della variazione di Z ed è quindi dovuta esclusivamente alla variazione dei prezzi.
Indicatore della crescita economica è il tasso di variazione percentuale del prodotto reale: ΔY/Y0 = (Y1 - Y0)/Y0
Indicatore dell'inflazione è: ΔP/P0 = (Z1 - Y1)/Y1 = Z1/Y1 - 1 dove Z1/Y1 rappresenta il deflatore del prodotto aggregato o indice implicito dei prezzi.
Trend e ciclo economico
Si definisce ciclo economico l'alternarsi di fasi di espansione e di contrazione del prodotto reale rispetto alla sua tendenza di crescita (trend) di lungo periodo. In prossimità del punto massimo di un ciclo la domanda di beni è particolarmente elevata rispetto all'offerta potenziale e di conseguenza stimola l'inflazione, mentre in prossimità del punto minimo la domanda è bassa e genera inflazione.
Gap di produzione: è la differenza tra la produzione corrispondente al pieno impiego delle risorse disponibili, detta anche produzione potenziale, e la produzione effettiva; ci offre una misura dell'entità delle deviazioni cicliche del prodotto interno dal suo valore di trend o prodotto potenziale. Un gap negativo implica che nel sistema economico esiste sovraoccupazione, si sta facendo ricorso agli straordinari e il tasso di utilizzazione degli impianti è superiore alla norma. L'andamento dell'inflazione è inversamente proporzionale ai gap di produzione.
Indice dei prezzi al consumo (IPC): è dato dal costo di un determinato paniere di beni che rappresenta i consumi tipici del cittadino medio.
Capitolo 2: contabilità nazionale
La contabilità nazionale è un insieme di rilevazioni contabili-statistiche introdotta nei paesi occidentali dopo la seconda guerra mondiale. In Italia è predisposta dall'ISTAT; serve a definire i concetti e le misure che descrivono l'economia di un paese, inoltre fornisce un quadro concettuale-sistematico all'interno del quale sono collocate le diverse grandezze economiche (prodotto, reddito, spesa) e chiarisce le relazioni contabili tra le diverse variabili.
La suddivisione del prodotto interno dal lato della produzione in redditi percepiti dai fattori produttivi lavoro e capitale (salari, interessi) fornisce una traccia per lo studio della crescita e dell'offerta aggregata. La suddivisione del prodotto interno dal lato della domanda, in consumi, investimenti, ecc. aiuta nello studio della domanda aggregata. Le due contabilità dovranno essere uguali, in condizioni di equilibrio. La misura fondamentale della produzione in un sistema economico è il PIL, che è il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti da un paese in un certo periodo di tempo. PIL sta per prodotto interno lordo dove "lordo" si riferisce al fatto che nel corso del processo produttivo il capitale fisso subisce un'usura fisica e un invecchiamento tecnologico, quindi una quota del prodotto, l'ammortamento, deve essere destinata al ripristino della capacità produttiva del capitale. Se dal PIL si detrae l'ammortamento si ottiene il PIN, prodotto interno netto. Il prodotto nazionale lordo (PNL) misura il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti dai fattori produttivi residenti in una nazione in un certo periodo di tempo PNL = PIL + RNE (redditi netti dall'estero: redditi ottenuti all'estero da cittadini e imprese residenti in Italia meno redditi ottenuti in Italia da cittadini e imprese residenti all'estero).
Produzione e remunerazione dei fattori produttivi
Il lavoro e il capitale sono definiti fattori produttivi e i redditi percepiti da tali fattori, i salari e gli interessi, vengono definiti remunerazione dei fattori produttivi. La remunerazione del lavoro è pari al salario unitario (w) moltiplicato per la quantità di lavoro impiegato (n); la remunerazione del capitale è pari al tasso d'interesse (i) moltiplicato per la quantità di capitale preso a prestito (k).
I principali soggetti economici
- Le famiglie: offrono forza lavoro; ricevono in cambio salari e stipendi (redditi da lavoro); domandano beni e servizi finali (consumano).
- Le imprese: producono beni e servizi utilizzando beni intermedi e fattori di produzione o produttivi: lavoro, capitale e risorse naturali.
- Le pubbliche amministrazioni: le principali funzioni che svolgono sono di produzione (beni pubblici, infrastrutture, ecc.), di redistribuzione e di regolazione; le principali entrate sono: le imposte dirette che colpiscono la capacità contributiva dei soggetti, le imposte indirette che colpiscono la produzione e le importazioni, i contributi sociali; le principali uscite sono: la spesa per consumi finali, i trasferimenti, gli interessi, gli investimenti, contributi alla produzione.
- La banca centrale.
- Le banche e altri intermediari finanziari.
- Il settore estero.
Il flusso circolare del reddito mette in evidenza che il risultato economico di un Paese, in un certo anno, può essere rappresentato da tre aggregati principali: prodotto, reddito e spesa. Questi aggregati rappresentano aspetti diversi della stessa realtà economica e sono quindi tra loro strettamente interdipendenti.
I flussi vengono rilevati dall'ISTAT e presentati in una struttura coerente di conti economici del Paese. Ogni conto rappresenta un particolare circuito economico. La registrazione dei flussi avviene secondo le regole della partita doppia: ciascun flusso viene registrato una volta in uscita in un conto e una volta in entrata in un altro conto. I vari conti sono:
- Conto delle risorse e degli impieghi: rappresenta il mercato dei servizi e dei beni finali mettendo in evidenza l'offerta aggregata (le risorse = PIL + importazioni) e la domanda aggregata (gli impieghi = consumi + investimenti lordi + esportazioni).
- Conto della distribuzione del PIL: mette in evidenza come il PIL si trasformi in redditi dei fattori produttivi che hanno contribuito a realizzarlo; il PIL al costo dei fattori coincide con i redditi da lavoro dipendente + il risultato lordo di gestione = PILpdm + contributi dalle PA e UE – imposte indirette alle PA e UE.
- Conto del reddito: mette in evidenza il reddito nazionale lordo disponibile come somma dei redditi delle famiglie che hanno il centro dei propri interessi nel Paese e delle entrate della PA nazionali.
- Conto dell'utilizzazione del reddito: mette in evidenza come il Paese utilizza il reddito nazionale lordo disponibile; innanzitutto bisogna decidere quanta parte del reddito nazionale destinare al consumo e quanta al risparmio.
- Conto della formazione del capitale: mette in evidenza come vengono finanziati gli investimenti; fra le entrate ci sono le fonti di finanziamento degli investimenti e fra le uscite le spese sostenute per la formazione del capitale e gli investimenti; se gli investimenti sono superiori ai risparmi, il Paese si è finanziato indebitandosi all'estero, altrimenti si regista un accreditamento verso l'estero.
- Conto delle transazioni internazionali: riepiloga le transazioni tra economia nazionale e il resto del mondo.
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