ECONOMIA POLITICA MACRO – 9 novembre
La macroeconomia si pone l’obiettivo, partendo dall’ osservazione della realtà di costruire un
modello economico che spieghi la realtà.
CONTABILITÀ NAZIONALE: è un sistema contabile simile a quello delle imprese ma svolto dall’
economia dello Stato. La contabilità nazionale registra tutta l’ attività economica che si svolge in
un paese e fornisce stime e dati, dà definizioni dei concetti fenomeni macroeconomici e fornisce
criteri per misurare tali concetti, fornisce inoltre relazioni contabili tra i vari sistemi economici. La
contabilità nazionale fu inventata da KUZNETS (premio Nobel), tutti i paesi devono utilizzare lo
stesso sistema codificato a livello internazionale.
Il sistema di contabilità nazionale ruota intorno al concetto di PIL.
PIL = PRODOTTO INTERNO LORDO.
→ misura statistica del livello dell’ attività economica e produttiva
che ha luogo all’ interno di un paese.
Per definirlo bisogna costruirlo:
VALORE MONETARIO calcolato ai prezzi di mercato DELLA PRODUZIONE CORRENTE DI BENI E
SERVIZI FINALI ( destinati ad essere acquistati) REALIZZATA ALL’ INTERNO DI UN PAESE IN UN
DATO ARCO DI TEMPO (trimestre o anno)
(es. PIL ITALIANO 1500 miliardi ca.)
ECONOMIA POLITICA MACRO – 14 novembre
Esiste dunque un sistema comune a livello mondiale per i conti economici nazionali. Abbiamo dato
la definizione di PIL, dato che è una ricchezza prodotta in un arco temporale
è una RICCHEZZA FLUSSO
CONTI ECONOMICI NAZIONALI
- CONTI DELLA PRODUZIONE
Stimano il valore prodotto
Stimano come viene speso
- CONTI DELL’ ACCUMULAZIONE
Stimano ciò che rimane (risparmio) è una ricchezza STOCK
PIL 2 interpretazioni
→ immaginiamo un’economia semplice: solo settore privato (famiglie e imprese),
un solo prodotto : pane
FLUSSI REALI: beni e servizi (pane e lavoro)
FLUSSI MONETARI: PAGAMENTI per i flussi reali (reddito e spesa)
CIRCOLO DEL REDDITO:
Tutto ciò che viene prodotto viene acquistato
Tutto il reddito viene speso
Ci fa capire che il PIL è la produzione (pane) ma è anche uguale al reddito generato dalla
produzione e percepito da chi a vario titolo ha partecipato a quella produzione fornendo i servizi e
i beni produttivi usati per produrre il bene finale
Quindi PIL = REDDITO
PIL = SPESA
La spesa per l’acquisto del PIL è uguale al reddito prodotto dal PIL.
Il PIL è dunque un valore che può essere letto sia come reddito sia come spesa
Reddito ≡ PIL ≡ DA (domanda aggregata = spesa)
MODI PER DEFINIRE IL PIL
1) PIL ≡ DA (deve essere tutto acquistato)
DA ≡ C + I + G + EXP – IMP
spesa per consumo delle famiglie spesa per investimenti spesa pubblica
Il PIL viene quantificato al momento dell’acquisto.
PRODUZIONE CORRENTE: si considerano solo i prodotti nel periodo corrente. ………. Sull’usato
infatti non si paga l’IVA, non è produzione corrente perciò non rientra nel……..PIL
SCORTE: non tutto ciò che viene prodotto è viene comprato ( a volte succede che Y = 100, DA = 80)
Y(produzione) → → distrutta. Non si conta e si ritorna in pareggio.
NON IMMAGAZZINABILE Y = 80 DA = 80
→I → diventa SCORTA. Considerata come investimento dell’impresa
MMAGAZZINABILE DA = C + I = 80 + 20 = 100
Il primo criterio dunque stima il PIL guardando alla spesa per l’acquisto finale.
2) SOMMA DEI VALORI AGGIUNTI
Si guarda qui invece alla PRODUZIONE FINALE contenuta nella definizione di PIL,
ossia si guarda al VALORE DELLA PRODUZIONE FINALE → non si devono considerare i valori dei
beni e servizi intermedi usati per la produzione finale, infatti se lo facessimo questi valori
sarebbero contati due volte perché sono già compresi nel valore del prodotto finale.
(es. AUTOMOBILE E PNEUMATICI, i pneumatici sono compresi nel valore del mezzo, non sono
contati a parte)
VALORE AGGIUNTO (VA): valore del bene prodotto al netto del valore dei beni e servizi usati per
produrre il bene finale.
Il valore aggiuntivo si calcola in ogni fase della produzione perché ogni fase crea valore, pertanto il
valore finale sarà uguale alla somma dei vari VA e quindi il PIL sarà uguale alla somma dei vari VA
delle varie fasi di produzione.
3) SOMMA DEI REDDITI
Nell’ultimo metodo di calcolo si guarda alla somma dei redditi di coloro i quali hanno partecipato
a vario titolo alla produzione creando valore. (Chi lavora crea valore in forza del quale percepisce
un reddito come remunerazione per la creazione del valore a cui ha contribuito
I tre metodi portano tutti allo stesso risultato
π = 600 π = 600 π = 1000
VA = 1000 VA = 1000 VA = 2000
1) PIL = PANE = 4000 euro
2) PIL = SOMMA VALORE AGGIUNTO = 1000 + 1000 + 2000 = 4000 euro
3) PIL = SOMMA REDDITI = 400 + 400 + 600 + 600 + 1000 + 1000 = 4000 euro
Tutti e tre i metodi portano però al problema dell’
ECONOMIA SOMMERSA (che non viene calcolata nel PIL)
- LEGALE (attività non illecite) → EVASIONE FISCALE :
in Italia elevata al Sud 90% al nord fisiologica 8-10%
- ILLEGALE → attività illecite che sfuggono completamente al calcolo
CONFRONTO DEL PIL
- IN DIVERSI PAESI
- IN NELLO STESSO PAESE MA IN ANNI DIVERSI (per calcolare se si è prodotto più o meno)
PIL NOMINALE: valore monetario della produzione corrente calcolato ai prezzi correnti.
PIL NOMINALE = P(prezzi) ∙ Q(quantità)
2016 2016 2016
PIL NOMINALE = P(prezzi) ∙ Q(quantità)
2015 2015 2015
Non posso avere la certezza di avere prodotto di più nel 2016 perché le unità di misura sono
diverse. Il PIL può essere aumentato in base all’ aumento dei prezzi, non c’è la certezza davanti a
un aumento del PIL del fatto che la produzione sia aumentata.
Per il confronto tra i PIL il PIL NOMINALE non è adatto, dobbiamo ricorrere al PIL REALE.
PIL REALE → calcolato a prezzi costanti di un ANNO BASE preso come riferimento
es: ANNO BASE 2010
PIL = P ∙ Q
REALE 2016 2010 2016
PIL = P ∙ Q
REALE 2015 2010 2015
(stesso prezzo)
Il confronto allora è possibile e si può dire se si è effettivamente prodotto di più
nel 2015 o nel 2016.
Il PIL può variare e può presentare due tipi di variazione
- CONGIUNTURALE: Δ% PIL variazione del PIL nello stesso anno da un trimestre all’ altro
- TENDENZIALE: Δ% PIL variazione del PIL nello stesso trimestre in anni diversi
DISOCCUPAZIONE
È occupato chi ha lavorato almeno un’ora nell’ ultima settimana regolarmente non in nero.
È disoccupato chi non lavora ma cerca lavoro. Gli studenti sono popolazione inattiva
FORZA LAVORO (FL) = DIS + OCC
u = TASSO DI DISOCCUPAZIONE = DIS x 100
FL
Il tasso di disoccupazione è la misura statistica del livello di disoccupazione
Oggi il tasso di disoccupazione è il 12%
INFLAZIONE: aumento del livello generale dei prezzi
DEFLAZIONE: diminuzione del livello generale dei prezzi
calcolate dall’ ISTAT con indici di prezzo.
PIL P ∙ Q = P
N 2016 (NOMINALE) = 2016 2016 2016
PIL P ∙ Q P
R 2016 (REALE) 2010 2016 2010
→ DEFLATORE del PIL = rapporto tra PIL NOMINALE e PIL REALE (determinato anno base)
IPC: INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO: prezzo del paniere dei beni e servizi che rappresentano i
consumi di un cittadino medio calcolato nel 2016 e sull’anno base per vedere se il prezzo è
aumentato rispetto all’ anno base.
TASSO DI INFLAZIONE: Δ% PREZZI. Anche questa variazione può essere congiunturale o
tendenziale
ECONOMIA POLITICA MACROECONOMIA – 15 novembre
Y = PIL Y = REDDITO
PASSAGGIO DA PIL A REDDITO → togliere il reddito dei cittadini stranieri in Italia e aggiungere il
reddito dei cittadini italiani all’ estero.
PNL prodotto nazionale lordo (comprende fattori produttivi di proprietà nazionale, solo dei
cittadini italiani)
PNL ≡ PIL + RNE (redditi netti con l’estero)
PNL – AMM = PNN (prodotto nazionale netto)
Ammortamenti → parte del valore del prodotto tolto dal PIL e da PNL perché rappresenta il
consumo del capitale fisico
PNN – IVA = RNN (reddito nazionale netto)
IVA= imposte indirette: lo Stato ha contribuito alla produzione con le infrastrutture e vuole una
parte del valore
Y = RNN – TA(tasse) + TR (trasferimenti)
Y = RND (reddito nazionale disponibile) = YD
YD = C(spesa) + S(risparmio)
La produzione nazionale e il reddito nazionale non coincidono contabilmente ma per semplicità li
consideriamo uguali.
Y = PIL Y = REDDITO
Y ≡ DA ≡ C + I solo settore privato (no estero/no Stato)
Y ≡ C + S
C + S ≡ Y ≡ C + I = S ≡ I la spesa per investimenti COINCIDE con il risparmio delle famiglie.
Quando si domanda tutta la produzione ciò che resta (risparmio) finanzia la spesa per investimenti
Y ≡ DA ≡ C + I + G + NX (esportazioni nette = EXP – IMP)
YD(reddito disponibile) = Y – TA + TR ≡ C + S
Y(reddito lordo) = C + S +TA – TR
mettendoli insieme → C + S + TA(reddito) – TR ≡ Y ≡ C + I(domanda) + G + NX
isoliamo i termini →
S + (TA – TR( – G = I +
(entrate stato) pagamento a titolo gratuito senza nulla in cambio) (spesa pubblica per beni e servizi)
PRIV
NX
TA – TR – G > 0 → avanzo/surplus/risparmio
TA – TR – G < 0 → disavanzo/deficit che accumulandosi forma il debito.
(In Italia il debito si è formato negli anno ’80 con tangentopoli passando in 10 anni dal 60% al 100%
oggi è al 130% entro il 2020 va ridotto al 70%)
S + S ≡ I + NX → S ≡ I + NX risulta comunque positivo perché le famiglie risparmiano molto.
PRIV PUB TOT
S – I ≡ NX
TOT
S – I < 0 → S < I NX < 0
TOT
lo Stato compra più di quanto vende. Importa più di quanto esporta. Si indebita con l’estero
→ CIRCOLO VIZIOSO CHE CAUSA IL DEBITO
S – I > 0 → S > I NX > 0
TOT
lo Stato vende più di quanto compra. Esporta più di quanto importa.
→ CIRCOLO VIRTUOSO CHE CAUSA IL SURPLUS
COSA DETERMINA L’ ANDAMENTO DEL PIL?
Nel breve periodo il PIL FLUTTUA, sale e scende → CICLO ECONOMICO
Nel lungo periodo il PIL aumenta tendenzialmente → CRESCITA ECONOMICA
AUMENTO: se dura almeno due anni → ESPANSIONE
DIMINUZIONE: se dura almeno due trimestri → RECESSIONE
Il grafico mostra la variazione del PIL nell’ arco di
100 anni.
Noi ci occupiamo solo del BP.
La crescita economica dipende da:
- K (capitale)
- FL (forza lavoro)
- PROGRESSO TECNOLOGICO (ricerca e sviluppo)
JOHN MAYNARD KEYNES
Rivoluziona l’economia con la TEORIA GENERALE (1936) partendo dalla spiegazione del ciclo
economico e in particolare della crisi.
LP: prezzi tendenzialmente flessibili tutti i fattori produttivi si aggiustano rapidamente.
Piena occupazione.
BP: prezzi rigidi si aggiustano in modo lento e parziale e alcuni fattori produttivi sono fissi.
Si verifica la non piena occupazione dei fattori produttivi
Prima di Keynes si credeva che il sistema non potesse andare in crisi. Si credeva infatti che fosse la
produzione a generare la propria domanda (genera reddito tutto speso per la produzione).
Secondo Keynes non è così: se i prezzi sono rigidi è LA DOMANDA CHE GENERA LA PRODUZIONE.
Nel BP i prezzi sono così rigidi da poter essere considerati fissi, è uno scenario in cui
DA DETERMINA Y(produzione).
la domanda è inclinata negativamente, nel punto in cui la domanda interseca l’ offerta aggregata si
determina il livello della produzione (Y).
Se la domanda D↑ la produzione Y↑
Se la domanda D↓ la produzione Y↓
COSA DETERMINA LA DOMANDA?
DA COSA SONO DETERMINATE LE VARIAZIONI DELLA DOMANDA?
→ MODELLO REDDITO – SPESA
MODELLO REDDITO – SPESA
IPOTESI
1. Prezzi fissi
2. Un solo prodotto (prezzo nazionale, Y)
3. Un solo mercato (REALE, dove si compra e si vende Y)
4. No rapporti finanziari con l’estero e Stato (economia divisa, solo settore privato)
Macroeconomia: mercati aggregati. L’ equilibrio c’è quando sono tutti simultaneamente in
equilibrio. Per semplicità analizziamo solo il mercato reale, quindi ci sarà l’equilibrio quando il
mercato reale sarà in equilibrio.
CONDIZIONE DI EQUILIBRIO : Y(produzione offerta) = DA(produzione domandata)
Y ≡ DA
DA ≡ C + I + G + NX (no Stato, no estero)
I= F(r, aspettative)
I = spesa per investimenti? che consideriamo ESOGENA è funzione di r = tasso di interesse reale.
Se le aspettative sono ottimistiche si investe. Se le aspettative sono pessimistiche non si investe,
anche se il tasso è basso
Se r↑ I↓ Se r↓ I↑
C = F (Y )
D
in questo modello Y = Y reddito percepito Y = Y – TA + TR
D D
Se Y ↑ C↑ Se Y ↓ C↓
D D
MODELLO GRAFICO DA
DA ≡ C + I
I = Ī
C = F(Y)+ C è FUNZIONE POSITIVA DI Y, relazione lineare = C + C ∙ Y
0
C = INTERCETTA VERTICALE = consumo autonomo di sussistenza corrispondente a
0
reddito zero (Y=0) anche se non si ha un reddito si deve sopravvivere e si usano i risparmi
c = PENDENZA = propensione marginale al consumo compresa tra 0 e 1.
Davanti a un incremento di reddito i consumatori spendono una porzione dell’ incremento di Y→
pmc = propensione marginale al consumo.
PMC = incremento della spesa per consumo derivante da un aumento di 1 euro del reddito = ΔC
ΔY
DA = C + Ī C = Co + c ∙ y
DA = Co + c ∙ y + Ī
(C + I) = Ā + c∙y
( A = componente autonoma che racchiude tutte le componenti esogene, che non dipendono dal
reddito). La curva azzurra rappresenta la somma della
curva di C (curva rossa) e della curva I (curva
0
nera) = C + I = A
0
ECONOMIA POLITICA MACROECONOMIA – 16 novembre
MODELLO REDDITO – SPESA (capovolgimento della teoria classica)
CONDIZIONE DI EQUILIBRIO: mercato reale in equilibrio.
Se R↑ (reddito?) il CONSUMO AUMENTA IN MODO COSTANTE.
Se ricaviamo la domanda, ricaviamo la produzione di equilibrio.
DA = Ā + c ∙ y Y = DA
La produzione Y deve essere pari a DA Si trova la bisettrice che divide l’ angolo in due
angoli uguali di 45°
Nel punto di intersezione si trova per ogni
valore di Y il valore corrispondente di DA, e
viceversa.
Y = livello di equilibrio del reddito.
EQ
Il cateto (Y) è uguale al cateto (DA).
Y = DA
DA = Ā + c ∙ y
Y = DA
Si sostituisce DA nella seconda equazione per
trovare il punto di intersezione delle curve
Y = Ā + c ∙ y = Y – c ∙ y = Ā
Y(1 – c) = Ā Y = 1 ∙ Ā
EQ
(1 – c) (1 – c) (1 – c)
1 = moltiplicatore Keynesiano/ moltiplicatore del reddito
(1 – c)
DIMOSTRAZIONE CHE L’ EQUILIBRIO È STABILE Se Y’ > Y* la produzione è maggiore
0
della domanda Y > DA
c’è un meccanismo che passa
attraverso le scorte che spinge verso
l’equilibrio.
Se il livello di produzione è maggiore
del livello della domanda Y > DA le
scorte aumentano, l’ eccesso di
scorte porta nel periodo successivo a
una diminuzione della produzione
Y↓ e si torna in equilibrio Y = DA.
Gli economisti prevedono una
recessione
Se Y < Y* la produzione è minore della
2 0
domanda Y < DA
Se il livello di produzione è minore del
livello della domanda Y < DA le scorte
diminuiscono, l’ eccesso di scorte porta
nel periodo successivo a un aumento della
produzione Y↑ e si torna in equilibrio
Y = DA.
Se il sistema non è in equilibrio tende comunque a convergere all’equilibrio.
L’equilibrio è reale e stabile.
Tuttavia l’equilibrio non è per forza pari alla piena occupazione, nulla garantisce che la domanda
sia abbastanza elevata da garantirla, l’economia garantisce solo l’equilibrio.
Y (POTENZIALE)
POT
rappresenta il pieno impiego, niente
garantisce la presenza di forze che
spingono verso questa direzione.
Allora per risolvere questa situazione
bisogna aumentare la domanda,
stimolandola, e se ne occupa lo Stato con la
Spesa Pubblica.
Il motore è la spesa per investimenti:
- Aumenta la domanda.
- Aumenta la produzione.
DA = Ā + c ∙ y
Ā = C+Ī
Se la spesa per investimenti aumenta I ↑
I↑ A↑ DA↑ verticalmente per trovare un
nuovo equilibrio.
Se aumenta I c’è un effetto moltiplicativo:
Se I ↑ DA ↑
aumenta più che proporzionalmente
→ MOLTIPLICATORE KEYNESIANO
→ I↑ Ā↑ DA↑ Y↑ se il reddito aumenta
Y↑ genera un aumento dei consumi
→ C ↑ DA ↑ Y ↑ è un circolo virtuoso che
genera spesa per consumi.
L’effetto moltiplicativo dipende da c = propensione marginale al consumo→ Y = 1 ∙ Ā
E (1 – c)
c = 0,8 1 = 1 = 5
1 – 0,8 0,2
Se c fosse = 0 non ci sarebbe l’ effetto moltiplicativo, né il circolo virtuoso. → risparmio tutto.
∞
Se c fosse = 1 allora 1/ 1 – c = 1/0 = si andrebbe avanti all’ infinito → spendo tutto.
Dato che c < 1 c’è il circolo virtuoso.
Y 1 ∙ Ā I ↑I > I
EQ 1 0
1 – c
Y = 1 ∙ (Co + I ) ; Y = 1 ∙ (Co + I )
1 EQ 1 0 EQ 0
(1 – c) (1 – c)
ΔY → calcolare variazione = Y – Y = 1 (Co + I ) – 1 (Co + I ) = 1 ∙ I – 1 ∙ I
EQ 1 EQ 0 EQ 1 0 1 0
1 – c 1 – c 1 – c 1 – c
= 1 ∙ (I – I ) = &Del
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