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1 *claudy*

MICROECONOMIA

I. INTRODUZIONE

OGGETTO DELLA SCIENZA ECONOMICA

L’economia politica o scienza economica è una scienza sociale che studia il comportamento degli

individui e dei gruppi sociali nella sfera dei rapporti economici.

In concreto studia la produzione, l’allocazione, lo scambio e il consumo di beni e servizi.

L’economia si riferisce alle scelte degli individui che avvengono in condizioni di scarsità e ci dice cosa,

per chi e come produrre.

L’economia politica usa sia il modello induttivo (che formula leggi generali a partire dall’osservazione

della realtà) sia quello deduttivo (che mediante il ragionamento deduce tutte le conseguenze implicite

da certe premesse o ipotesi a loro volta formulate con il metodo induttivo).

Entrambi i metodi portano alla formulazione di teorie, cioè di leggi generali (come la legge della

domanda) che se espresse in forma matematica si chiamano modelli. Poi i modelli, che sono delle

rappresentazioni semplificate della realtà, vengono studiati tramite grafici.

Ci sono stati principalmente due indirizzi: a differenza degli economisti neoclassici (Lèon Walras,

Vilfredo Pareto…), per l’inglese David Ricardo (fine 700 inizio 800) e il tedesco Karl Marx (1818-

1883), massimi rappresentanti della scuola classica, ogni individuo si comporta in modo diverso a

seconda della classe sociale di appartenenza (proprietari terrieri, imprenditori, operai).

Questi indirizzi sono entrambi validi purché nessuno pretenda di escludere l’altro: infatti da una parte

ogni individuo prima di decidere cosa comprare e in che quantità, considera oltre ai prezzi e al proprio

reddito, anche il proprio gusto. Ma dall’altra ad es i salari sono determinati attraverso accordi tra il

sindacato dei lavoratori e dell’impresa, quindi bisogna considerare non solo il comportamento dei

singoli individui (lavoratore o imprenditore), ma quello dei sindacati (rispettivamente operai e

padronali), cioè dei gruppi (o classi) sociali.

VALIDITÀ DELLE LEGGI ECONOMICHE

Anzitutto esistono 3 sistemi economici:

 capitalista (o di libera iniziativa) in cui i mezzi di produzione (cioè le imprese) sono privati

(come gli USA);

 socialista in cui le imprese sono statali (come Cuba);

 e misto in cui coesistono imprese private e pubbliche (come l’Italia).

In generale le leggi economiche sono valide per ogni tipo di società, anche se, nei diversi sistemi, i vari

problemi hanno un’importanza differente.

Ad es i salari in un’economia capitalista sono fissati attraverso la contrattazione tra sindacati e imprese,

mentre in una socialista sono decisi dalle autorità pianificatrici che dirigono l’economia.

2 *claudy*

ECONOMIA POLITICA E ALTRE SCIENZE SOCIALI

L’economia politica può servirsi del contributo delle altre scienze sociali come:

 la sociologia che studia il comportamento dei gruppi;

 la psicologia che analizza il comportamento dell’individuo con parenti, amici, colleghi;

 la scienza delle finanze che studia l’attività che lo stato e gli enti pubblici (Regioni, Comuni…)

svolgono per procurarsi i mezzi necessari alla soddisfazione dei bisogni pubblici, come

l’istruzione;

 la statistica che rappresenta lo strumento attraverso cui le leggi economiche vengono

sottoposte a verifica empirica;

 il diritto poiché l’attività economica degli individui è regolata da norme giuridiche;

 la politica economica che fissa degli obiettivi e individua i mezzi (cioè gli interventi dello

Stato) per raggiungerli, mentre l’economia politica spiega come funziona un sistema economico

in assenza di intervento pubblico. Le proposizioni dell’economia politica sono positive (ad es la

cd legge della domanda: quando il prezzo di un bene aumenta, la quantità domandata di quel

bene diminuisce), mentre le proposizioni della politica economica sono normative, consistono

in suggerimenti per l’azione di poteri pubblici (ad es è bene costruire strade per raggiungere la

piena occupazione e quindi per dare lavoro a persone disoccupate);

 l’economia matematica che è molto simile all’economia politica, in quanto consiste

nell’applicazione del ragionamento matematico alla scienza economica;

 l’econometria, disciplina fondata nel 1930 circa da Frisch e Tinbergen che applicando la

matematica e la statistica all’economia politica, misura quantitativamente i fenomeni economici. Ad es

se oggi il prezzo della carne aumenta di 1 € al Kg, di quanto diminuisce la quantità domandata?

Infine a differenza dell’economia politica, la storia economia si limita a descrivere i fatti, senza

elaborare teorie con capacità di previsione. Ad es lo storico analizza le cause di una certa guerra, ma

non determina leggi generali che ci consentano di prevedere se e quando scoppierà una guerra.

MICRO E MARCOECONOMIA

All’interno dell’economia politica si distingue la microeconomia che si interessa dei comportamenti

dei singoli (imprenditori e consumatori); dalla macroeconomia, nata nel XX sec, che studia il

comportamento della collettività (provincia, regione…).

Ad es il reddito di una persona o la produzione di un’impresa (ad es 1000 automobili) è un concetto

microeconomico, il reddito nazionale ottenuto sommando i redditi degli individui e la somma delle

produzioni di tutte le industrie italiane è un concetto macroeconomico.

Ma non potendosi sommare oggetti diversi come l’auto, l’orologio, occorre una somma ponderata

cioè bisogna prima moltiplicare la quantità ad es di auto prodotte per il loro prezzo e poi sommare.

È detto aggregazione il procedimento mediante il quale si passa dalle grandezze microeconomiche a

quelle macroeconomiche (o aggregate).

3 *claudy*

II. L’EVOLUZIONE STORICA DELLA SCIENZA ECONOMICA

PERIODO FRAMMENTARIO E MERCANTILISMO

Fino al 1700 non vi è autonomia scientifica dell’economia politica perché le osservazioni sui fenomeni

economici sono spesse legate ad analisi filosofiche e raccomandazioni morali. Ad es nel Medio Evo

filosofi e teologi consideravano usuraio chi prestava denaro e si faceva pagare un interesse.

Nel 1500 si afferma in Europa il mercantilismo: insieme di consigli dati dagli scrittori detti

mercantilisti al monarca per assicurare indipendenza economica e potenza militare ad uno Stato. Infatti

per i mercantilisti era il Governo a poter realizzare la prosperità nazionale.

Essi consigliavano di espandere al massimo le esportazioni, sussidiare l’industria nazionale, imporre dazi

sulle importazioni e comunque limitarle così da impoverire gli Stati vicini nella convinzione che uno

Stato potesse arricchirsi solo a spese di un altro.

Auspicavano l’aumento della popolazione in modo da avere manodopera abbondante e quindi bassi

salari e beni industriali a basso costo.

FISIOCRAZIA

Nella II metà del 1700 si affermò la fisiocrazia, scuola tipicamente francese.

L’ideale della fisiocrazia è una società in cui vi siano proprietà privata e libertà di iniziativa economica,

cioè possibilità per tutti di iniziare e gestire l’attività industriale e commerciale.

Per i fisiocratici, dei quali il maggior rappresentante è Quesnay, l’unico settore produttivo è quello

agricolo che va potenziato perché solo in esso si ha il prodotto netto inteso come differenza tra il

grano ottenuto dal raccolto e il grano impiegato per produrlo (cioè il grano seminato e quello necessario

ad alimentare i contadini). Gli altri settori (manifatturiero, commerciale) sono sterili.

SCUOLA CLASSICA

Ma proprio a metà del 1700 l’Inghilterra stava registrando la rivoluzione industriale.

Lo scozzese Adam Smith, il padre dell’economia politica e fondatore della scuola classica, nella sua

opera del 1776 Ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni analizza i problemi di una società

industriale, tra cui il problema del valore e cioè della determinazione dei prezzi. Secondo Smith, il padre

della teoria del valore-lavoro, il prezzo di un bene dipende dalla quantità di lavoro necessaria a

produrlo.

Infatti nelle società industriali si sviluppa la divisione del lavoro e quindi aumentano gli scambi e l’uso

della moneta. Invece nelle società primitive ogni individuo produce da sé i beni di cui ha bisogno (cibo

e vestiario).

INDIRIZZO NEOCLASSICO

Verso il 1870 si afferma l’indirizzo neoclassico o marginalista i cui fondatori sono: Jevons, Menger e

Walras. Tale indirizzo è stato predominante dal 1870 al 1930.

I prezzi dei beni per i marginalisti sono determinati dalla domanda e dall’offerta. La domanda di un

bene da parte di un individuo a sua volta dipende dall’utilità che egli annette al bene.

Inoltre i neoclassici definiscono equilibrio economico una posizione da cui l’individuo non ha

interesse a muoversi. Il consumatore è in equilibrio quando rende massima la sua utilità; il produttore

quando ottiene il massimo profitto.

Nell’indirizzo neoclassico si distingue poi il filone degli equilibri parziali e quello dell’equilibrio

generale che considera la domanda e l’offerta di tutti i beni simultaneamente e come si determinano

simultaneamente tutti i prezzi, quindi non di un solo bene. Infatti la domanda e l’offerta di ciascun bene

dipendono anche dai prezzi di altri beni. Si pensi ad es. ai beni ad offerta congiunta o concorrenti

nell’offerta.

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KEYNES

Keynes con la pubblicazione della “Teoria generale dell’occupazione, interesse e moneta” del 1936

rivoluziona il pensiero economico e dà un enorme impulso alla macroeconomia.

In polemica con i neoclassici, Keynes sosteneva che la piena occupazione dei lavoratori non si realizza

automaticamente, grazie alla diminuzione dei salari, ma occorre un intervento dello Stato, come

dimostrava la Grande Crisi del 1929, per cui nei maggiori Paesi industrializzati (Inghilterra e Stati Uniti)

c’erano tantissimi disoccupati.

Ma secondo Modigliani la situazione analizzata da Keynes (la crisi del 1929) era un caso particolare,

mentre in generale rimaneva valida la teoria dei neoclassici.

E secondo Friedman e la scuola monetarista da lui stesso fondata, lo Stato non deve intervenire nella vita

economica perché i suoi interventi non aumentano l’occupazione, ma l’inflazione.

Oggi l’economia politica è contraddistinta da un impiego sempre più esteso della matematica.

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III. LA TEORIA DELL’UTILITÀ

BISOGNI

Il bisogno è una sensazione di desiderio (o dolorosa) che spinge l’individuo ad appagarla o ad

(eliminarla) e può essere:

 : l’individuo lo avverte in ogni società. X es il bisogno di mangiare;

PRIMARIO

 : nasce con la civiltà. X es il bisogno del frigo, tv;

SECONDARIO

 (o privati): l’individuo lo sente come singolo e lo soddisfa da solo. X es mangiare;

INDIVIDUALE

 (o pubblici): l’individuo lo sente in quanto membro della collettività e alla sua

COLLETTIVO

soddisfazione provvede lo Stato. X es l’ordine pubblico.

BENI E SERVIZI

I bisogni vengono soddisfatti dai beni e servizi.

I servizi sono immateriali, come la lezione di un professore, il taglio di capelli del parrucchiere.

Invece i beni sono materiali, sono disponibili in quantità e, se sono mobili, sono anche detti merci.

I beni economici possono essere:

 : soddisfano direttamente i bisogni. X es il pane;

DI CONSUMO

 (o strumentali): servono a produrre altri beni. X es i macchinari agricoli;

DI INVESTIMENTO

 : possono essere usati più di una volta. X es il frigo;

DUREVOLI

 : possono essere usati una sola volta. X es il pane;

NON DUREVOLI

 : si consumano congiuntamente. X es zucchero e caffè;

COMPLEMENTARI

 : possono sostituirsi l’uno all’altro. X es. burro e margarina;

SUCCEDANEI

 : si ottengono dallo stesso processo produttivo. X es l’allevatore di

AD OFFERTA CONGIUNTA

pecore produrrà insieme latte e lana;

 : quando la produzione di un bene comporta la riduzione di un

CONCORRENTI NELL’OFFERTA

altro. X es nelle coltivazioni alternative sullo stesso terreno se aumenta il grano diminuisce il

granoturco.

REDDITO, CONSUMO, RISPARMIO, INVESTIMENTO E CAPITALE

Il reddito monetario è il flusso delle entrate di cui un individuo dispone. Il reddito reale è il flusso

(cioè la quantità) di beni e servizi che un individuo acquista con il reddito monetario.

Il consumo consiste nel godere la soddisfazione derivante da un bene.

Il risparmio è la rinuncia al consumo presente e può prendere diverse forme: deposito di denaro in

banca, acquisto di azioni, tesoreggiamento se l’individuo nasconde il denaro sotto un mattone.

In tutti questi casi, tranne nel tesoreggiamento, il risparmio si trasforma in investimento.

Ricchezza, capitale e patrimonio indicano la massa di beni e attività finanziarie posseduti da un

individuo.

Ci sono capitali fondiari (terreni), immobiliari (fabbricati), mobiliari (titoli).

UTILITÀ TOTALE E MARGINALE

Anzitutto nel linguaggio economico è utile qualsiasi bene che sia atto a soddisfare un bisogno.

L’utilità è soggettiva: le sigarette sono utili al fumatore, non utili per chi non fuma. L’utilità è un modo

per descrivere le preferenze.

L’utilità totale di un individuo è il piacere o la soddisfazione che il consumo di un bene o servizio gli

procura. L’utilità marginale è il piacere che l’individuo trae dall’ultima dose di un bene. Con il

consumo di un bene l’utilità totale cresce, ma a ritmo decrescente perché l’utilità marginale è

decrescente. Questa è la “legge dell’utilità marginale decrescente” per cui l’utilità marginale di un

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bene per un individuo diminuisce, man mano che aumenta la quantità del bene a disposizione

dell’individuo, e viceversa.

X es man mano che un individuo mangia la sua bistecca, l’utilità totale da lui goduta aumenta, ma

l’utilità marginale ossia il piacere dato dall’ultimo boccone diminuisce perché la sua fame diminuisce.

Quando è sazio, un ulteriore boccone gli darà una soddisfazione uguale a 0 e un altro ancora gli

procurerà piacere negativo o disutilità.

U U =

ma

Q

Ci sono alcuni principi delle preferenze. Questi assiomi sono necessari per costruire una funzione di

utilità.

1. : per un individuo non può valere contemporaneamente A>B e B>A

COERENZA

2. : l’individuo è sempre capace di ordinare gli infiniti panieri in termini di preferenze;

COMPLETEZZA

3. : per l’individuo vale sempre che A~A, cioè è desiderabile almeno quanto se stesso;

RIFLESSIVITÀ

4. : se A>B e B>C allora A>C.

TRANSITIVITÀ

5. : l’individuo preferisce sempre panieri più ricchi a quelli più poveri.

NON SAZIETÀ

EQUILIBRIO DEL CONSUMATORE

Se conosciamo la scala di utilità dell’individuo, ossia il piacere che le successive dosi di ciascun bene

danno all’individuo; il suo reddito; e il prezzi dei beni, possiamo determinare la quantità di questi che il

soggetto consumerà. Infatti il consumatore tenta sempre di raggiungere la massima utilità totale,

ovvero la posizione di equilibrio. E quindi, ogni volta che decide di spendere, comprerà la quantità di

beni che gli dà la massima soddisfazione possibile e spenderà tutto il suo reddito. Pertanto deve essere

soddisfatta l’equazione R = P X + P X

1 1 2 2

Quando i prezzi dei beni sono uguali tra di loro, il consumatore distribuisce il suo reddito nell’acquisto

dei diversi beni in modo che alla fine ogni bene acquistato abbia per lui la stessa utilità marginale.

Invece quando i prezzi dei beni sono diversi l’individuo è in equilibrio non quando ha raggiunto

l’uguaglianza delle utilità marginali, ma l’uguaglianza delle utilità marginali ponderate che sono date

dal rapporto (divisione) tra l’utilità marginale di un bene e il prezzo del bene stesso.

X es supponiamo che la carne costa 4€ all’etto; il formaggio 2€ e le arance 1€. Per prevedere cosa un

individuo con un reddito giornaliero di 24 € compri, occorre innanzitutto considerare cosa il

consumatore possa comprare con 4€ e cioè 1 etto di carne, 2 di formaggio, 1 di formaggio e 2 di arance,

o 4 di arance.

Ebbene il consumatore sceglierà il bene che gli procura maggiore soddisfazione e quindi in ordine:

 1° etto di carne (utilità=8.000); Dosi U U U

 2° etto di carne (6.000); carne formaggio arance

1° etto 8.000 3.000 800

 due etti di formaggio (5.000); 2° etto 6.000 2.000 500

 un etto di formaggio e due etti di arance 3° etto 4.000 1.000 200

(1.000+800+500=4.300); 4° etto 2.000 500 0

 3° etto di carne (4.000); 5° etto 1.000 300 negativa

 4° etto di carne (2.000).

Infatti le utilità marginali ponderate sono uguali: = =

(NB: nel punto di utilità totale l’utilità marginale è zero)

7 *claudy*

FUNZIONI

Nel linguaggio matematico, quando una grandezza, y, dipende da un’altra, x, si dice che y è funzione di

x e si scrive y = f (x).

Pertanto y è detta variabile dipendente (e generalmente è rappresentata sull’asse verticale o delle

ordinate) e x variabile indipendente (sull’asse orizzontale o delle ascisse).

Se al crescere di x, y aumenta, y è funzione crescente di x; se y rimane costante è una costante; se y

diminuisce è una funzione decrescente.

Ebbene l’utilit&

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luigi 84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Chirichiello Giuseppe.
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