ECONOMIA POLITICA
Microeconomia
Prof. Giulio Cainelli
appunti di Giovanni Gentile
L’OGGETTO E IL METODO DELL’ECONOMIA POLITICA
La contabilità nazionale nasce dalla statistica economica e studia come misurare matematicamente
le grandezze macroeconomiche (PIL, consumi delle famiglie, inflazione, disoccupazione).
La macroeconomia è il ramo dell’economia che studia il comportamento del sistema economico
nel suo complesso ed ha due livelli: uno di tipo positivo ed uno normativo.
Il livello positivo esamina modelli macroeconomici che descrivono sul piano empirico il
funzionamento del sistema economico, senza contenere alcun giudizio di valore. Invece la
macroeconomia normativa consiste negli interventi di politica economica operati dallo Stato per
affrontare i problemi dell’economia della nazione (ad esempio disoccupazione, inflazione, ecc) e
in questo caso contengono giudizi di valore (ad esempio giudizi sulla preferenza di una politica
liberista, rispetto ad un’altra o dare la precedenza ad un problema rispetto ad un altro).
La microeconomia analizza il comportamento dei consumatori e delle imprese e come queste
effettuano le scelte di produzione nelle diverse forme di mercato.
La parte centrale della microeconomia è l’ipotesi di razionalità degli agenti che si ha quando le due
figure essenziali del mercato, consumatori ed imprese, vogliono ottenere il massimo beneficio
dalla loro azione nel mercato: i consumatori il prezzo e le imprese il massimo profitto. I modelli
microeconomici si basano su questa ipotesi.
La parte monografica analizza le caratteristiche del sistema industriale italiano, oggi in declino
perché le imprese italiane non riescono a competere con il mercato internazionale.
L’economia politica è una disciplina basata su metodi matematici e statistici e nasce come
disciplina fortemente caratterizzata dal contesto storico e sociale.
Ha origine con la pubblicazione nel 1776 della “Ricchezza delle nazioni”, un’opera
dell’economista inglese Adam Smith, filosofo morale tant’è che precedentemente aveva pubblicato
“La teoria dei sentimenti morali”, inoltre nello stesso anno nasce l’oggetto dell’economia politica:
il capitalismo industriale. Infatti in Inghilterra, nella seconda metà del settecento con la rivoluzione
industriale, si passa da un sistema agricolo a quello industriale.
I II
e la scuola fisiocratica francese, ma
Prima di allora si ebbe la scuola mercantilista inglese
nonostante questi primi lavori, la “Ricchezza delle nazioni” resta il più organico, pertanto Adam
Smith è considerato il fondatore della scuola classica dell’economia politica.
Nella “Ricchezza delle nazioni” è illustrata la teoria dei valori (spiegazione sul valore dei beni,
prezzo delle merci) che ha tre concetti importanti: divisione del lavoro, mano invisibile e
intervento dello Stato nell’economia.
1. Divisione del lavoro. Adam Smith intende un processo produttivo diviso in determinate fasi
specializzate (ad esempio, in un casa automobilistica, c’è la fase del montaggio, della
verniciatura ecc). Il processo produttivo, se è diviso, ha un impatto positivo sulla produttività
stessa e più è grande l’estensione del mercato, maggiore sarà la divisione del lavoro. Questo
avviene per tre elementi:
a. divisone del lavoro che porta ad una maggiore abilità dei lavoratori;
b. risparmio di tempo;
c. specializzazione di una fase e quindi introduzione di miglioramenti dell’attività produttiva
a vantaggio della produzione.
I che ha studiato il commercio internazionale per i diversi paesi.
II ha sviluppato alcune riflessioni sul flusso di scambi tra diverse classi sociali in un sistema economico.
1
appunti di Giovanni Gentile
2. La mano invisibile. Il benessere della società dipende dal comportamento egoistico dei singoli
individui, cioè Smith, in quanto filosofo, pensa che il benessere di una società è dato dalla
possibilità per gli individui di fare i loro interessi e in questo senso è considerato il padre del
III
liberalismo economico .
3. L’intervento dello Stato nell’economia che si collega al liberalismo economico. Per Smith il
sistema è in grado di autoregolarsi grazie al comportamento degli individui. In un’altra parte
del suo libro Smith pensa che la giustizia, la difesa e l’istruzione appartengono allo Stato.
Oltre a Smith, un altro grande economista della scuola classica è David Ricardo che da giovane era
operatore della borsa di Londra e, divenuto ricco, si dedicò allo studio dell’economia politica.
Mentre Smith sviluppa la teoria del valore, ma in maniera confusa e ambigua, Ricardo sviluppa la
teoria del valore lavoro (ripresa anche da Marx) per la quale il valore del bene dipende dalla
quantità necessaria per produrlo: cioè se ho due beni ed uno richiede un numero di ore di lavoro
superiore rispetto ad un altro questo comporta che il suo prezzo sarà più alto.
Principi di economia politica e della
Nel 1821 David Ricardo, pubblica la 3^ edizione dei
tassazione della rendita il commercio
(1^ edizione pubblicata il 1817) oltre ai capitoli e
internazionale, sulle macchine,
viene arricchito di un capitolo intitolato esplicitamente dedicato
alla problematica a loro collegate e agli effetti dell’introduzione delle macchine sull’occupazione e
sui salari reali.
La rendita pura “è quella parte del prodotto della terra che viene corrisposta al proprietario quale
compenso per l’uso dei poteri originari ed indistruttibili del suolo”, in altre parole è il reddito che
remunera i proprietari terrieri e si ricava dalla differenza tra i prodotti ottenuti con l’impiego di due
eguali quantità: capitale e lavoro. La rendita possiamo anche definirla come quella parte del
reddito che va ai proprietari terrieri e può essere estensiva o intensiva.
estensiva
E’ quando ipotizza che ci siano due terreni, A e B, di cui A dispone di una fertilità
maggiore rispetto all’altro. A produce 100 q. di grano e B 90 q. La differenza tra la produzione
di A meno B è la rendita (100-90=10q. di grano è la rendita) che va a remunerare il proprietario
del terreno. Se abbiamo un terreno C avente come produzione 80q. di grano, la rendita di A
sarà 20 q. (100-80 di C) e 10 q. di B (100-90 di C), quindi C non ha nessuna rendita, questo è il
c.d. terreno marginale. In sintesi, a parità di estensione, di capitale e di lavoro, più fertile è il
terreno, maggiore è la rendita.
intensiva
E’ rendita nell’ipotesi di terre di uguale fertilità con quantità crescenti di capitale e
lavoro, ma con rendita decrescente in maniera proporzionale. Per Ricardo, di norma, ad un
raddoppio di capitale e lavoro il raccolto non rende il doppio. Ad esempio se ad un terreno con
una macchina e tre lavoratori ricaviamo un raccolto di 100 q. di grano, in un altro, con due
macchine e sei lavoratori, il raccolto potrebbe essere 185 q. e non 200 e in questo caso la
rendita è pari a 15 q.
La teoria del commercio internazionale di Ricardo è improntata sulla necessità dell’importazione
ed esportazione di beni e servizi da un paese all’altro, in alternativa all’autarchia (attuata in Italia
con il fascismo). Ricardo, con la teoria dei vantaggi comparati, afferma che un paese esporta quei
beni nei quali ha un vantaggio comparato, cioè quelli prodotti ad un costo minore rispetto agli altri
paesi. Secondo la sua teoria del valore lavoro, per costo minore di produzione si intende una
inferiore quantità di ore di lavoro.
Infine nel capitolo sulle macchine, Ricardo motiva la forte resistenza alla rivoluzione industriale,
in quanto le macchine riducono il numero dei lavoratori e questo generò un movimento politico
finalizzato alla loro eliminazione dal processo produttivo, per contrastare la disoccupazione
IV
tecnologica . In realtà, dal punto di visto economico, l’introduzione delle macchine ha l’effetto
III teoria che dice che il ruolo dello Stato nell’economia deve essere molto modesto, in quanto il sistema è in grado di
autoregolarsi grazie al comportamento dei singoli individui.
IV è la disoccupazione legata all’utilizzo delle innovazioni tecnologiche.
2
appunti di Giovanni Gentile
negativo di aumentare il numero dei disoccupati del settore di dove sono impiegate, ma ha anche
un effetto positivo nell’aumento dei lavoratori nella produzione delle macchine stesse.
Oltre agli economisti Smith e Ricardo vi è anche John Stuart Mill ed in particolare Charles
Babbage (1791 – 1871) che ha analizzato il ruolo della scienza e della tecnologia nel progresso del
sistema economico che per essere competitivo e crescere deve investire in ricerca ed innovazione
tecnologica. sistema nazionale di innovazione
Charles Babbage introduce anche il concetto di riguardo il mix
tra università, imprese, enti di ricerca e formazione professionale per una migliore performance del
sistema economico in termini tecnologici e di crescita economica.
Infine altro autore della scuola classica è Carl Marx il quale pubblica nel 1867 il suo lavoro
Il capitale.
principale:
Il pensiero economico di Marx si sviluppa intorno a due concetti base: il primo deriva da Ricardo
con la teoria del valore lavoro (il valore delle merci è determinato dalla quantità di lavoro
necessario per produrlo); il secondo concetto vede la struttura sociale composta da lavoratori e
capitalisti, antagonisti tra loro.
In particolare Marx assume che il capitale complessivo, cioè le spese che un capitalista sostiene nel
sistema produttivo, può essere distinto in capitale costante e variabile:
Il capitale costante (c), costituito dalle spese anticipate dal capitalista (l’imprenditore) per
• l’acquisto di macchinari, materie prime e mezzi di lavoro. Il suo valore non cambia durante il
processo produttivo.
Il capitale variabile (v), costituito dalle spese per pagare la forza lavoro. Questo valore cambia
• durante il processo produttivo e produce un eccedenza denominata pluslavoro (cioè quello che
non viene remunerato dal capitalista) che è un valore creato ex novo dal capitale variabile. Ad
esempio, la giornata lavorativa di otto ore è formata da 5 ore, durante le quali il lavoratore
riproduce il valore del capitale che il capitalista impiega per remunerarlo e costituisce il lavoro
necessario, più 3 ore cioè il pluslavoro. La fonte del plusvalore è il pluslavoro, cioè il lavoro
non pagato del capitalista al lavoratore. In sintesi il plusvalore è quella quota del lavoro della
giornata lavorativa che non viene remunerata dal capitalista.
Da questi concetti possiamo definire altri due concetti di Marx: il saggio di profitto e la
composizione organica del capitale.
Il saggio di profitto (π) è il rapporto tra plusvalore (s) diviso il capitale complessivo anticipato
s/(c v).
dal capitalista. Cioè: = +
π
k c/v.
La composizione organica del capitale (k) è il rapporto tra capitale costante e variabile: =
Cioè è un rapporto che stabilisce se nell’impresa è maggiore il capitale costante o quello
variabile. s’/(1+k).
Il saggio di profitto può essere espresso anche come = Dall’analisi di questa formula
π’
emerge che secondo Marx il processo di accumulazione capitalistico, nel corso del tempo, porta ad
aumentare il capitale costante, rispetto al variabile per cui la composizione organica del capitale (k)
tende ad aumentare, mentre se non aumenta della stessa proporzione il saggio di plusvalore (s’),
caduta tendenziale del saggio
tenderà a diminuire il saggio di profitto (π’). Questa è la legge della
di profitto.
Teoria marginalista (o neoclassica) e concetto di utilità
A partire dal 1870 inizia un nuovo filone di analisi economica noto come rivoluzione marginalista
di cui gli economisti di spicco sono l’inglese William Stanley Jevons, l’austriaco Carl Memger e
Lèon Walras. La rivoluzione marginalista porta ad un uso massiccio dei metodi matematici,
assumendo i caratteri di una disciplina fisica e perdendo la caratteristica storico sociale. Si vuole
creare una disciplina che faccia delle leggi universali a prescindere dal contesto storico o sociale.
Viene abbandonata la teoria del valore lavoro, per sviluppare la teoria dell’utilità cioè un bene è
tanto più utile, quanto minore è la sua disponibilità. In effetti la teoria valore lavoro non spiegava
3
appunti di Giovanni Gentile
adeguatamente alcuni beni: ad esempio un diamante necessita di un numero non elevato di ore di
lavorazione, ma ha un prezzo altissimo; oppure l’acqua che se divenisse scarsa aumenterebbe
subito il suo valore in maniera vertiginosa; pertanto la teoria dell’utilità meglio comprende e
spiega anche queste tipologie di beni.
A partire dal 1929 avviene un altro passaggio storico in quanto in ottobre dello stesso anno in
U.S.A. e poi in altri paesi, esplode la crisi economica. Nel 1936 l’economista inglese John
Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e
Maynard Keynes (1883 – 1946) pubblica la
della moneta scritta sull’onda della grande depressione che colpì l’economia mondiale tra il 1929 e
il 1932 e che ha segnato la divisone della disciplina economica in due branche fondamentali: la
Teoria generale
microeconomia e la macroeconomia. Con la nasce la macroeconomia e in
particolare sul ruolo che la domanda di beni e servizi ha sul livello del prodotto di un sistema
economico e quindi sul livello di occupazione.
Le politiche economiche keyseniane, dalla seconda metà degli anni ’30 negli U.S.A. con il New
II
Deal e nel dopoguerra anche in Europa, sono state alla base delle politiche economiche dei
maggiori paesi industrializzati fino al 1970. Per Keynes lo Stato doveva intervenire anche con un
eccesso di spesa pubblica (ad esempio attraverso opere pubbliche) rispetto alle entrate per
stimolare l’economia.
Nel 1973 e nel 1979 l’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio portò, in molti Paesi,
l’incremento dei prezzi (in media il 20% l’anno) con conseguenze disastrose sull’inflazione e sulla
V
bassa crescita del P.I.L. Questa situazione, denominata stagflazione , era incompatibile con i
modelli Keynesiani e per questa ragione, soprattutto in U.S.A già dai primi anni ’70, si sviluppa un
nuova macroeconomia classica,
altro modello denominato con l’uso massiccio di strumenti
matematici, con il quale si sosteneva che qualsiasi intervento dello Stato produce distorsioni nel
nuova macroeconomia classica
sistema economico. Questi modelli della sono poi stati adottati nel
1990 in Europa con l’inizio del processo di unificazione, a cui è seguita la moneta unica sotto il
controllo della B.C.E. e con la politica fiscale soggetta ai vincoli di Maastricht.
IL CONSUMATORE E LA DOMANDA DI MERCATO
Con la teoria del comportamento del consumatore e la teoria dell’impresa vogliamo determinare
come si determina il prezzo in un mercato qualsiasi dove ci sono gli acquirenti (la domanda) e i
produttori (l’offerta). Se il prezzo del bene aumenta, la domanda di quel bene diminuisce e
viceversa, ma è anche vero che se il prezzo aumenta le imprese sono incentivate ad aumentare la
produzione e viceversa.
Per questa ragione è utile determinare un prezzo del bene che soddisfi la domanda dei consumatori
e, al tempo stesso, l’offerta delle imprese, cioè che quantità domandata dai consumatori coincida
con l’offerta delle imprese: questo è il prezzo di equilibrio di quel determinato mercato.
La teoria del comportamento del consumatore da la spiegazione logica del motivo per il quale se il
prezzo del bene aumenta, la domanda del consumatore di quel bene diminuisce e viceversa.
La teoria standard del consumatore si basa su due ipotesi di fondamentali: l’ipotesi di razionalità
del consumatore e l’ipotesi di assenza di interdipendenza tra i consumatori.
agente economico perfettamente
1. L’ipotesi di razionalità descrive il consumatore come un
razionale. In questo caso il consumatore sceglie la migliore delle alternative sul mercato che
gli dia il massimo livello di soddisfazione possibile.
2. Per l’ipotesi di assenza di interdipendenza tra i consumatori le scelte del consumatore non
agente economico
dipendono dalle scelte di altri consumatori in quanto è considerato come un
II Con New Deal si intende il piano riformistico promosso dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt, in quel
periodo di grande depressione che sconvolse gli Stati Uniti d'America a partire dal 1929.
V Termine di recente formazione e di derivazione poco chiara che, significa un’associazione di stagnazione dell’attività
economica ed inflazione. La stagflation viene talvolta espressa con ‘l’indice di povertà, ossia la somma degli indici di
disoccupazione e di inflazione. 4
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isolato. E’ una teoria forte che esclude l’interdipendenza tra i consumatori, in considerazione
che nella realtà alcuni consumatori acquistano un prodotto proprio in considerazione del fatto
che lo fanno altri (ad esempio il seguire una moda) o al contrario per la stessa ragione non lo
acquistano (vedi gli anticonformisti).
L’ipotesi di razionalità nella teoria del comportamento del consumatore non può essere eliminata
senza minare le fondamenta del modello di comportamento del consumo dell’individuo. Al
contrario l’ipotesi di assenza di interdipendenza tra i consumatori può essere eliminata.
L’insieme di scelta e i vincoli del consumatore
Per studiare come il consumatore prende le sue decisioni di consumo, occorre esaminare l’insieme
delle alternative a sua disposizione e co
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