ECONOMIA POLITICA E DELLA CONCORRENZA
Testi di riferimento
Economia e politica della concorrenza-‐Bentivogli;
Professore
Sergio Paba;
Concorrenza
Il concetto di concorrenza è considerato come “lotta” o “gara” in cui solo alcuni saranno
premiati. Il confronto concorrenziale svolge un ruolo di incentivazione al raggiungimento di
prefissati risultati, in cui vi è una selezione degli individui più efficienti. La nozione di
concorrenza ha inoltre valore di principio etico, un’etica dei mezzi piuttosto che dei fini.
Il percorso storico di formulazione di questo concetto è lungo e inizia con la nascita della
scienza economica (Adam Smith, Ricchezza delle Nazioni 1776; Augustin Cournot-‐1838; ecc.).
MA la nozione di concorrenza non è sempre stata la stessa nel tempo:
_ nella tradizione di Smith, Ricardo, Mill, Marx la concorrenza è legata soprattutto alla mobilità
del capitale e del lavoro tra i vari settori produttivi.
_ nelle riflessioni di Schumpeter la figura chiave è quella dell’imprenditore (innovazione e
ricerca)
_ nella tradizione neoclassica si parla di “concorrenza perfetta” (massimo benessere quando
tutte le condizioni sono presenti).
L’idea che uno Stato minimo sia sufficiente per garantire il miglior funzionamento di un
sistema sociale fondato sulla libera iniziativa dei singoli scaturisce dall’aver assunto che i
mercati lasciati liberi di operare conducano ad un risultato di ottimo e di efficienza massima.
IN VERITA’, l’equilibrio che caratterizza la concorrenza perfetta è una mera utopia è per
questo che deve essere progettato un intervento pubblico.
Intervento pubblico dunque che evita i fallimento del mercato, perché quel modello di
concorrenza perfetta è irraggiungibile (per diversi fattori: nascita di monopoli, imperfetta
informazione, presenza di beni pubblici, di economie di scala, ecc.).
L’intervento pubblico è utile e giustificato a causa dei vari fallimenti del mercato, che sono una
condizione necessaria ma non sufficiente per l’intervento dello Stato nell’economia. Lo stato
non deve sempre intervenire, ma deve individuare solo quegli interventi volti all’aumento del
benessere sociale!
Come interviene lo Stato per evitare i “fallimenti del mercato”? Quali sono le forme di
intervento microeconomico pubblico?
L’azione pubblica è volta alla stabilizzazione, allocazione e redistribuzione.
Abbiamo quindi due modelli economici, che rappresentano due casi estremi:
_ CONCORRENZA PERFETTA (non esiste)
_ MONOPOLIO (esiste)
L’idea di fondo è che la concorrenza garantisca un risultato
efficiente.
Quando ci si avvicina alla concorrenza perfetta si arriva alla massima efficienza, cioè alla
allocazione dei beni nel modo migliore possibile.
Questo modo di intendere la concorrenza fa riferimento alla cosiddetta efficienza paretiana
(ottimalità paretiana): se si cambia di un po’ la distribuzione delle risorse qualcuno sta meglio
e qualcun altro sta peggio (se muovi qualcosa, avvantaggi qualcuno, ma danneggi un altro).
Se fai funzionare bene l’economia (gli scambi tra le imprese), tutti potranno beneficiare di
questa situazione. Ma quando si arriva a questa efficienza?
Quando siamo in concorrenza perfetta, cioè quando si agisce liberamente nel mercato
(massimizzare liberamente i propri profitti date le risorse a disposizione).
Le caratteristiche principali di un ipotetico mercato di concorrenza perfetta sono:
Omogeneità del prodotto (i prodotti venduti da imprese diverse sono perfetti sostituti)
§ Numerosi venditori e compratori
§ Perfetta informazione
§ Libera entrata e uscita (e mobilità delle risorse)
§ Perfetta divisibilità (sia dei fattori di produzione sia dell’output)
§
In un mercato perfettamente concorrenziale, una singola impresa (come anche un singolo
consumatore) non è in grado di influire sul prezzo del bene che produce. La dimensione
relativa della quantità prodotta da una singola impresa è infinitesima e quindi sue variazioni
non hanno effetto sul prezzo di mercato. L’impresa concorrente non ha del resto problemi di
sbocchi alla propria produzione. Al prezzo di mercato l’impresa ha una domanda
infinitamente elastica.
In termini di performance, la concorrenza perfetta raggiunge sia l’efficienza tecnica, ossia gli
impianti vengono utilizzati al costo minimo, che l’efficienza allocativa, cioè il prezzo è uguale
al costo opportunità di produzione.
Nella teoria economica la misura concettuale del benessere è data dalla formula
Benessere = Surplus del produttore + Surplus del consumatore
Questo significa che la legislazione antitrust trova la sua ragione d’essere per due principali
motivi:
_ la società sta bene quando le due grandezze chiamate surplus sono massime
_ limitare il potere politico dei produttori (grandi produttori hanno una forte influenza di
carattere politico sugli Stati)
In concorrenza perfetta il prezzo è tale per cui il profitto economico è pari a zero, MA ciò non
vuol dire che l’imprenditore non guadagna nulla, semplicemente che guadagna il giusto (certo
con il monopolio guadagnerebbe di più, ma si andrebbe a perdere del benessere dal lato del
consumatore e l’equilibrio di mercato della domanda e dell’offerta si perde).
Quindi la concorrenza perfetta significa massima efficienza allocativa (configurazione di
mercato tale per cui il benessere è massimo)
Attenzione: efficienza allocativa ≠ efficienza tecnica (date le risorse, utilizzo la migliore
tecnologia per aumentare la produttività). Quest’ultima si collega al discorso del “perché non
privatizzare?” (in questo discorso la concorrenza rimane preferibile perché in un mercato
competitivo si cercherà di utilizzare la migliore tecnologia; MA ci sono i casi di “monopolio
legale”, in cui il costo delle tecnologie è troppo alto per attuare una concorrenza)
Monopolio
Nel mercato monopolistico un solo produttore è difeso da eventuali concorrenti da barriere
all’entrata. Il prezzo del mercato non è più un dato come in concorrenza perfetta, ma è
direttamente influenzato dalla quantità che il monopolista decide di vendere.
Mentre l’impresa concorrenziale non ha difficoltà a vendere qualsiasi quantità di prezzo di
mercato (si trova di fronte ad una domanda infinitamente elastica), il monopolista
rappresenta l’intera offerta del mercato e si confronta con la curva di domanda dell’intero
mercato (che è inclinata negativamente).
Mentre in concorrenza perfetta l’impresa che non è tecnicamente efficiente è costretta ad
abbandonare il mercato, l’impresa in monopolio rimane sul mercato anche se non produce al
minimo costo, e ha pertanto meno incentivi a contenere i costi. Inoltre l’assenza di concorrenti
rende più difficile per il monopolista la valutazione della propria efficienza. Il prezzo
superiore al costo marginale fa venir meno in monopolio l’efficienza allocativa.
Oligopolio
Un oligopolio è un mercato in cui ciascuna impresa è in grado di influenzare in qualche misura
il prezzo. Ciò introduce l’aspetto dell’interdipendenza tra le azioni dei concorrenti che è
assente sia in concorrenza perfetta sia in monopolio. In un mercato oligopolistico per
massimizzare il profitto ciascuna impresa deve tener conto dell’impatto che le proprie azioni
hanno sulle decisioni delle altre imprese.
L’analisi del modo in cui le imprese formulano le loro strategie e di come l’interazione
M.Balconi e R.Fontana, Dispense di Economia: L’oligopolio
fra queste determina i profitti si fonda sulla teoria dei giochi.
L'oligopolio di Cournot
Il m odello p iù noto di descrizione di un mercato oligopolistico è quello di Cournot.
1
Esaminiamo la soluzione di Cournot al problema della formazione dei prezzi e delle
Modello d
i C
ournot (concorrenza
basata sulla capacità produttiva)
quantità di equilibrio in oligopolio. Partiamo dal caso più semplice, quello in cui gli
oligopolisti sono solo due. Si parla in questo caso di duopolio.
Nel m odello di C
ournot le imprese decidono la quantità da produrre ipotizzando che quella
Il modello di Cournot si basa sull'ipotesi seguente: ciascun duopolista (sia il duopolista A
che il duopolista B) crede che il suo rivale continuerà a produrre una certa quantità,
indipendentemente dalla quantità che egli stesso produce. Sulla base di tale ipotesi, ciascun
prodotta d
ai rivali resti costante.
duopolista calcola la quantità da produrre per massimizzare i propri profitti individuali.
Deducendo la quantità fissa del rivale B dalla quantità totale indicata dalla funzione di
Questo modello è s
tato g eneralizzato d
a Nash in termini di
equilibrio non cooperativo.
domanda di mercato per ciascun prezzo, A può innanzi tutto ricavare la propria ipotizzata
funzione di domanda individuale. Tale funzione di domanda individuale, data la quantità che A
In q
uesto m odello l e i
mprese h
anno u n i
ncentivo a rompere gli accordi anche se questi
congettura sarà prodotta da B, è chiamata funzione di domanda resi
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