27/09/2016 ECONOMIA E ORGANIZZAZIONE INDUSTRIALE
Lezione 1.
Emanuele Forlani.
Libro: Economia Industriale di Luis M.B. Cabral, Carocci 2002 (cap 1-9)
Esame: 2 domande scritte (6cfu)
3 domande scrtte (9cfu) INTRODUZIONE
Economia industriale: Nella lingua italiana, per "industria" si intende di solito il
settore produttivo secondario. A volte il termine industria si usa anche per indicare
una particolare impresa. Esiste un altro significato di "industria": indica un
particolare settore che agisce in maniera professionale in antitesi al settore
artigianale. In questi settori vi sono imprese che competono tra loro e consumatori
che sono potenzialmente ben informati.
L'economia industriale si occupa del "funzionamento dei mercati e dei settori ed in
particolare di come le imprese competano tra loro". E' una microeconomia
applicata a mercati imperfettamente competitivi, cioè mercati sui quali le imprese
abbiano potere di mercato , ovvero il la capacità di scegliere il prezzo (le imprese
differenziano i prodotti per modificare il prezzo ecc) superiore al costo marginale.
Esempi di settori con potere di mercato:
. industria farmaceutica (es. tachipirina vs paracetamolo)
Quali sono i fattori che individuano l'esistenza del potere di mercato:
. prezzi elevati rispetto al costo diretto di produzione
. presenza di prodotti brevettati
. alti investimenti in R&S e strategie complesse di fusione e acquisizione
. pubblicità e fidelizzazione
. differenziazione del prodotto (Es. CocaCola zero o CocaCola life ecc)
. regolamentazione e sussidi (Es. mercato delle telecomunicazioni o delle pubblic
utilities)
Domande centrali dell'Economia Industriale:
- Esiste il potere di mercato da parte di una o più imprese?
Se non ci fosse potere di mercato, non ci sarebbe ragione per studiare
l'economia industriale. Il potere di mercato quindi esiste ma può esserci in
diversi gradi. Ci sono molti esempi di mercati con presenza di potere di
mercato e molti studi empirici che lo riscontrano. Nel corso degli anni diversi
studi hanno tentato di misurare il grado di potere di mercato. Ipotizzando
che i costi siano proporzionali alla quantità prodotta, una buona
approssimazione del grado di potere di mercato può essere ottenuta
analizzando i dati sui prezzi, quantità prodotta e tassi di profitto. Un famoso
studio di questo tipo ha concluso che il grado di potere di mercato
nell'economia americana è molto limitato, risultato che segue
dall'osservazione di saggi di profitto bassi. Se in un settore industriale c'è
libertà d'entrata, il grado di potere di mercato non potrà mai essere
particolamente rilevante. (Ci sono delle teorie che affermano che il potere di
mercato non è un problema per i consumatori perchè se il mercato è
contendibile questo potere non danneggia tanto i consumatori.) Va da sè che
in molti mercati le imprese non hanno potere di mercato o ne hanno in
misura molto limitata; tuttavia, ciò che conta è che almeno in alcuni settori
industriali esiste un grado rilevante di potere di mercato.
- Come fanno le imprese a ottenerlo e mantenerlo?
Detenere potere di mercato significa ottenere maggiori profitti. Per
un'impresa creare e conservare un certo potere di mercato costituisce un
obiettivo strategico molto importante. Come fanno le imprese ad acquisire
potere di mercato? Un modo può essere quello di ottenere un monopolio
legale, o attraverso appropriati comportamenti strategici o con i brevetti,
attraverso investimenti di R&S o altre barriere all'entrata, iniziative originali e
aggressive, pubblicità, pratiche "anticompetitive" sia legali (ruolo della
reputazione) che illegali (prezzi predatori, accordi di cartello ecc) e monopoli
naturali (legati anche al concetto di barriere all'entrata). Assicurasi un certo
potere di mercato è soltanto un aspetto del problema. Un'impresa di
successo, deve anche riuscire a mantenere il proprio potere di mercato (i
brevetti scadono, le imitazioni sono frequenti ecc). Come possono riuscire a
mantenerlo? Ad esempio Coca Cola ha adottato una strategia di sconti
selettivi mirati a limitare le possibilità di crescita della quota di mercato del
suo principale competitor.
- Quali sono gli effetti del potere di mercato sulle scelte dei consumatori imprese e
stato?
Dal punto di vista dell'impresa, la detenzione di potere di mercato implica
maggiori profitti e quindi un maggior valore dell'impresa stessa. Meno
imprese sul mercato e meno competizione (da un lato è un effetto anche
negativo in quanto l'innovazione potrebbe essere bloccata). Questo effetto
distributivo è di interesse se si ritengono i compratori meritevoli di maggiore
tutela dei venditori. In generale la presenza di potere di mercato potrebbe
generare delle inefficienze di tipo paretiano. Inefficenza paretiana: un
mercato funziona in modo paretianamente indefficente se esiste un modo
per migliorare la situazione di almeno uno dei soggetti coinvolti senza
peggiorare quella degli altri. (Esistono diversi tipi di inefficenza). Dall'altro
lato le rendite conferite dal potere di mercato potrebbero però essere il
principale motore dell'innovazione e della crescita economica da un punto di
vista dinamico. Quindi in riassunto: il potere di mercato, per quanto possa
essere positivo per le imprese, non è un bene per la collettività. In primo
luogo arricchisce le imprese a spesa dei consumatori. In secondo luogo
riduce l'efficenza economica. In terzo luogo induce le imprese a sprecare
risorse per acquisire e mantenere il potere di mercato stesso. però, da un
punto di vista dinamico, si può sostenere che il potere di mercato possa
avere anche conseguenze positive (che vedremo).
- C'è un ruolo per politiche pubbliche in presenza di potere di mercato?
Nell'ambito dell'economia industriale, il ruolo principale ascritto alle politiche
pubbliche è quello di evitare le conseguenze negative derivanti dalla
detenzione di potere di mercato. Le politiche pubbliche possono essere
suddivise in due grandi categorie: Regolamentazione da parte di autorità
indipendenti e attività antitrust (regole contro le prassi anticompetitive), e
politica industriale ( sussidi e tassazione). In generale l'Unione Europea vieta
"aiuti di Stato" che violano il principio di "libera concorrenza" ( caso Apple:
l'irlanda aveva fatto un accordo specifico con l'Apple che le aveva dato uno
specifico vantaggio sugli altri competitor, l'Unione Europea ha condannato
Apple e non l'Irlanda).
APPROCCIO S-C-R (STRUTTURA-CONDOTTA-RISULTATO)
La maggior parte degli economisti analizza i settori industriali facendo riferimento
a uno schema noto come paradigma Struttura-Condotta-Risultato. Metodologia
standard con cui si analizzano i mercati in economia industriale. E' strutturata in 3
fasi (non necessariamente in questo ordine):
. Struttura (preferenze dei consumatori, tecnologia disponibile ecc)
. Condotta ( prezzi, quantità, tipologia prodotto ecc)
. Risultato (beneficio del consumatore ecc)
Inanzittutto si prendono in considerazione dli elementi che caratterizzano la
struttura del mercato. Quindi si presta attenzione alla condotta tipica delle imprese
in quel determinato settore industriale, infine si valuta il livello di effcienza e di
competitività del settore. L'obiettivo finale quindi è quello di capire il beneficio del
consumatore egli approci tra le imprese. Questa impalcatura si regge sul
presupposto che vi sia un nesso causale fra le suddette componenti: la struttura di
mercato determina la condotta delle impresse che a sua volta determina
l'equilibrio del mercato e la performance delle imprese stesse.
Un altro metodo per analizzare la competizione in un mercato sono le 5 FORZA DI
PORTER.
27/09/2016
Lezione 2.
CURVA DI DOMANDA: massima disponibiltà a spendere per un certo bene.
Questo concetto è collegato al concetto di utilità.
p Prezzo max Questa curva mette in relazione la quantità con il
Surlus del prezzo. Posso esprimere questa relazione in due modi:
consumatore
netto q = D(p) che consente di determinare la quantità dato
un prezzo, il secondo modo è chiamata curva di
domanda inversa e si esprime p = P(q) = D (q). Il
-1
q secondo modo ci dice la disponibilità a pagare la
qiesima unità, che ci serve per determinare il surplus
del consumatore.
Questo grafico ci permette di identificare la quantità acquistata a partire dal
prezzo del bene. La disponibilità a pagare è maggiore o eguale al prezzo. Il
surplus del consumatore è pari alla differenza fra la disponibilità a pagare e il
prezzo per tutte le unità acquistate.
A noi interessa la domanda aggregata ovvero la somma orizzontale di quelle
individuali. Sono usualmente rappresentate da curve "lisce" decrescenti. Si
pone l'ipotesi che i consumatori abbiano tutti li stessi gusti/bisogni. I surplus
sono definiti da aree comprese fra la curva di domanda e il livello del prezzo.
DOMANDA LINEARE. q = D(p) = a/b - p/b (funzione di domanda diretta)
p p = P (q) = a - bq (funzione di domanda inversa)
tgα = b
p (a-p) q
CS (q) = con a,b>0
q 2
q
Surplus lordo: ossia il surplus al netto del prezzo pagato che in molte occasion
può trasformarsi in profitto.
30/09/2016
Lezione 3.
ELASTICITÀ' DELLA DOMANDA.
Esempio: Un manager vuole stimare di quale sia l'impatto di una variazione di
prezzo sulle vendite. Quanto è sensibile la domanda ai prezzi?
Data una funzione di domanda è interessante determinare di quanto varia la
domanda di un bene a seguito della variazione del prezzo. Questo grazie alla
pendenza
q/q L'elasticità della domanda si definisce come il rapporto tra la
ε = - variazione percentuale della quantità e la variazione percentuale
p/p del prezzo. Poichè la quantità domandata diminuisce
all'aumentare del prezzo è passi comune mettere il segno meno
prima del valore del rapporto.
dove q/q = (q -q )/ q e p/p = (p -p )/ p
1 0 0 1 0 0
L'elasticità non ha un valore costante, dipende dal punto della funzione di
domanda in cui si calcola.
Si noti che se q = D(p)
D'(q) p p
ε = x = - D'(p)
D'(p) q D(p)
Usando il fatto che D'(p) = 1/P'(D(p)) per il teorema della funzione inversa,
l'elasticità può essere valutata equivalentemente partendo dal valore della
quantità come segue: P (q) 1
ε = - q P'(q)
In pratica ... D'(q) p
ε = x
D'(p) q
La quantità dipende dal prezzo.
Sapendo che il ricavo R= p · q. C'è una relazione precisa tra il valore di ε e
l'andamento della spesa (dei consumatori), R(q) = P(q) · q oppure p · D(p),
noto come ricavo totale (delle imprese).
Il ricavo marginale è il ricavo che si ottiene vendendo una unità aggiuntiva di
prodotto, ed è dato da:
DR (q) D(P(q) q) 1
= = D'(q) q + P(q) = P(q) (1 - )
Dq Dq ε(q)
Il ricavo marginale sarà positivo se e solo se l'elasticità è superiore di 1.
p ε=∞ q = D(p)= a/b - p/b
ε>1 p = p(q)= a - bq
ε=1 ε(p) = p/ (a -p)
a/2 ε<1 R'(q) = a - 2bq (solo con questo tipo di domanda cosi)
ε=0
a/2b q
R'(q)
FUNZIONE DI COSTO
La funzione di costo sintetizza "come" gli input sono trasformati in output
dall'impresa. Solitamente la funzione di costo si scrive C(q) ovvero costo totale
degli input necessari a produrre il livello q di prodotto. L'analisi dei costi è
importante in quanto prendere decisioni significa confrontare costi e benefici. Una
corretta stima dei primi è perciò necessaria per potere compiere un'attenta
analisi costi-benefici. Si hanno diversi tipi di costo:
. Costi fissi (CF), non dipendono dal livello di output.
. Costi variabili (CV), dipende dal livello di output, dalla quantità prodotto
. Costo totale (CT), somma dei costi fissi e variabili CF +CV
. Costi unitari o medi (AC), costo totale diviso output C(q)/q
. Costo variabile unitario (VAC), CV(q)/q
. Costo marginale (CM), derivata prima del costo totale C'(q)
. Costo incrementale, costo incrementale per una unità in più C(q+1) - C(q)
p
CT
p CV MC
AC
CF q
q
Si produce solo se il prezzo è maggiore del costo marginale. Le curve di costo
marginale e costo medio si incrociano nel punto di minimo del costo medio. Se ho
il prezzo maggiore dei costi medi posso fare profitti.
(guardare esempi sulle slide: fabbrica magliette 1 e 2)
La funzione di offerta dell'impresa è data dalla funzione di costo marginale per
valori di prezzo superiori al minimo del costo medio (parte in grassetto)
IMPRESA PRICE-TAKER. In generale per un impresa price-taker:
. il costo marginale determina quanto è economicamente conveniente produrre
. il livello del costo unitario o costo medio determina se è conveniente produrre
COSTI OPPORTUNITÀ'
Il concetto di costo opportunità riveste un'importanza fondamentale nelle
decisioni economiche. I costi economicamente rilevanti sono quelli cosiddetti
opportunità, misurati dai benefici cui si rinuncia non usando nel miglior modo
alternativo le risorse. Il costo opportunità deve essere considerato nel prendere
una decisione.
COSTI IRRECUPERABILI
Ovvero quelli sostenuti per attività senza usi alternativi, sono irrilevanti nel
prendere decisioni economiche una volta che siano già stati effettuati. E' il costo
sostenuto per un fattore produttivo con costo opportunità nullo. Hanno un valore
strategico, cioè consentono di assumere impegni credibili. Se un costo è
irrecuperabile o no dipende dall'intervallo di tempo preso in considerazione per
l'analisi. Ai fini della scelta razionale, il punto principale è che i costi irrecuperabili
non dovrebbero essere presi in considerazione nelle decisioni economiche.
Le decisioni economiche dovrebbero essere basate sul concetto di costo
economico. Il costo economico differisce dall'effettivo esborso monetario perché
include i costi opportunità ed esclude le spese dei costi irrecuperabili.
(leggere esempio slide: fabbrica di magliette 3)
03/10/2016
Lezione 3.
ECONOMIE DI SCALA.
Un'impresa ha economie di scala quando il costo medio di produzione diminuisce
al crescere della produzione.
CU
q q'
Economie di Rendimenti di Diseconomie
scala scala costanti di scala
Se il costo medio è costante siamo in presenza di Rendimenti di scala mentre
siamo in presenza di diseconomie di scala se il costo medio cresce al crescere
della produzione. Empiricamente, si osserva spesso che il costo medio
inizialmente decresce fino a un certo livello di output, fino a q, poi rimane
costante per un certo tratto, tra q e q', e infine cresce per livello di output
maggiori di q'.
Un concetto collegato ai rendimenti di scala è quello di scala minima efficente
(SME), q è la cosidetta SME e rappresenta il livello di output più basso per il
quale si è raggiunto il costo medio minimo. Il valore dello SME spesso è espresso
come percentuale della dimensione di mercato, Q. Se Q è produzione totale del
mercato, allora SME/Q è un indicatore della concentrazione attesa. Se SME/Q
aumenta il mercato è concentrato.
Un altro concetto collegato è quello delle economie di scopo o varietà. Diciamo
che siamo in presenza di economie di scopo quando il costo di produrre
congiuntamente q' unità di bene 1 e q'' unità del bene 2 è più basso del costo di
produrle separatamente. In presenza delle economie di scopo ci si aspetta quindi
una produzione congiunta.
MASSIMIZZAZIONE DEI PROFITTI
Assumiamo che le imprese scelgano i prezzi per massimizzare i profitti, in
presenza di una curva di domanda decrescente è sempre possibilie immagnare
che le imprese scelgano le quantità, operando sulla curva di domanda inversa.
Data una curva di domanda decrescente c'è una corrispondenza biunivoca tra
prezzo e quantità. Quando l'impresa fissa il prezzo è come se fissasse la quantità.
I profitti di un'impresa (∏ = R(q) - C(q)), quindi in funzione di q. Qual è il livello
di q che massimizza il profitto?
La condizone del primo ordine (FOC) richiede che il profitto marginale (∏'(q)) sia
nullo, e cioè che il ricavo marginale sia uguale al costo marginale R' = C'.
La condizione del secondo ordine (SOC) richiede che la funzione di profitto sia
concava (con ∏''(q)<0). Nella prima parte di grafico il profitto aumenta
∏ ma mano che aumenta la quantità. Il punto di
massimo proffito si ha quanto i ricavi marginali
eguagliano i costi marginali.
∏'(q) = 0 <---> R'(q*) = C'(q*) FOC
∏''(q*) ≤ 0 <---> R''(q*) ≤ C''(q*) SOC
q
q*
Sappiamo che il ricavo (R = p ∙ q), quindi R'
dR(q) d(P(q)*q) 1
= = P'(q) * q + P(q) = P(q) ( 1 - )
dq dq ε(q)
Dato che ε > 0 ne segue che R' è più basso del prezzo. Per vendere un'unità in
più, l'impresa deve abbassare il prezzo di un ammontare che è tanto più alto
quanto minore è l'elasticità (se 0 < ε < 1 allora R' <0). Nel caso di un'impresa
competitiva ε = ∞ perciò R' = p e la precedente condizione implica che p = MC.
In concorrenza perfetta non c'è potere di mercato.
p --> profitto
MC
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