Appunti di economia industriale e della concorrenza A.A. 2016/17
Professore: Massimo Beccarello
Economia industriale e della concorrenza
La disciplina dell'organizzazione industriale si è sempre orientata sotto due approcci metodologici:
- Struttura – Comportamento – Risultato: viene valutata la struttura del mercato (tipologia di mercato), da questo si desume un determinato comportamento e successivamente vengono analizzati gli esiti sul mercato.
- Formazione del prezzo: basata sulla teoria microeconomica e parte dalla formazione del prezzo.
Se voglio interpretare con un approccio strutturalista un mercato devo avere l'identificazione delle condizioni di base che caratterizzano il mercato e le componenti fondamentali sono domanda e offerta di mercato. Dopo di che, bisogna vedere le caratteristiche della domanda (es. che tipo di reattività ha ai prezzi). La struttura della domanda è una disamina di tutto un insieme di caratteristiche, deve sinteticamente inglobare tutte le valutazioni su questi elementi. Bisogna anche capire come raccordare le caratteristiche del nostro mercato con quelle che sono le caratteristiche della produzione (es. la tecnologia è rilevante?).
Localizzazione dell’economia di scala (ottimizzazione degli impianti) o di scopo (possibilità di avere gamma di produzione). Queste condizioni di base che devono essere valutate, portano a considerazioni su com'è la struttura del mercato (identifico il perimetro di un mercato sulla base della domanda e sulle caratteristiche dei beni, vedo le dimensioni competitive e la dimensione dei miei compratori). Il prodotto è differenziato o differenziabile (es. nel farmaco viene venduto il generico, rendendo il prodotto omogeneo, le possibilità di differenziare non è più sostenibile).
Quest'analisi determina dei comportamenti che sono quelli che in qualche modo dovremmo adottare per ottimizzare la profittabilità all'interno di un mercato nel quale abbiamo dovuto confrontare la sua struttura e le sue politiche pubbliche (es. autorizzazioni). In base a queste variabili che abbiamo analizzato, possiamo avere diversi risultati economici.
Teoria dei costi di transazione
Teoria economica la quale spinge a considerare, non solo l'analisi costi/benefici, ma impone di considerare quelli che sono i costi di implementazione di determinate decisioni (es. costi dei processi autorizzativi). Con l'espressione costi di transazione si indicano le spese che devono essere sostenute per effettuare uno scambio, al di là del prezzo scambiato. Ci sono fattori ambientali (incertezza del mercato, normative, caratteristiche strutturali) e umani (comportamento opportunistico).
Teoria dei giochi
Un altro approccio che sta ottenendo consenso tra gli economisti è quello della teoria dei giochi che si avvale di modelli formali per l'analisi di fenomeni di conflitto o di cooperazione tra imprese ed individui.
Teoria dei mercati contendibili
Analisi di economia industriale che fa attuare strategie su come tener fuori dai mercati i concorrenti e in che termini possono funzionare.
Impresa e costi
Le imprese sono delle organizzazioni produttive che trasformano gli input in output. Il profitto è dato dalla vendita dei beni/servizi prodotti al netto dei costi sostenuti per l'acquisto delle risorse. Devono essere efficienti e devono riuscire ad ottimizzare la struttura dei costi. Per massimizzare il profitto, bisogna ottimizzare i processi di efficienza interna. Può essere di due tipi:
- Tecnica: organizzare al meglio i fattori produttivi.
- Economica: efficienza sul costo/valore economico dei fattori.
Un'altra caratteristica da considerare sono le forme giuridiche societarie (ditte individuali, spa, srl, forme cooperative). La struttura delle imprese italiane è particolare poiché sono poche le grandi imprese, ma sono molte le imprese da 1-9 dipendenti (circa 4,5 milioni). Il 94% delle imprese sono composte in questo modo, ma in realtà sul piano occupazionale porta il 46,3% di lavoratori. L’Italia è composta da un’economia che si divide per il 28% in industria e per il restante 72% in servizi, come la Germania: l’economia trainante però è la produzione manifatturiera, che crea valore è che sul quale si possono investire i servizi.
Strategie make or buy
In un contesto di mercati globali le imprese hanno poche capacità di decidere i prezzi, per aumentare l’efficienza si studia come ottimizzare i costi interni, da qui nasce il concetto di strategie make (il processo viene fatto all’interno dell’azienda) o buy (esternalità facendo produrre il bene un servizio fuori dall’azienda). All’interno di queste decisioni ci possono essere valutazioni più complesse, le fusioni:
- Verticali: es. con un fornitore (la Fiat acquistò la Magneti Marelli).
- Orizzontale: es. concorrente.
- Conglomerali: tra imprese che operano in settori diversi (es. Nestlé) adatte su strategie di portafoglio.
Le fusioni possono aumentare l’efficienza (aumento della dimensione ottimale, sinergie, miglioramento del management) oppure diminuire il livello di efficienza (ragioni fiscali, sfruttamento – razionalizzazione del personale, potere mercato).
Concetti di costo
Il costo può essere principalmente di tre tipologie:
- Fisso (F): spesa che non varia al variare della produzione (q).
- Sunk cost: parte di costo fisso che non può essere recuperato e quindi detto non recuperabile.
- Variabile (VC): varia al variare del livello di produzione (q).
I costi totali (C) sono dati dalla somma di tutti i costi fissi e così variabili per cui: C = F + VC. Il costo marginale (MC) è il costo aggiuntivo per incrementare la quantità di produzione. È il costo dell'ultima unità prodotta. Il costo marginale esprime in maniera infinitesimale la variazione dei costi della quantità aggiuntiva di prodotto. ΔC = Δq.
Costi medi
a) Il costo medio (AC) Nel lungo periodo tutti i fattori della produzione sono variabili e non esistono costi fissi in quanto l'impresa può modificare la scala della produzione, la tecnologia e la capacità produttiva degli impianti. Ha un’utilità comparativa. AC = C/q
b) I costi medi variabili (AVC) AVC = VC/q
c) I costi medi fissi (AFC) Quanto maggiore è la produzione, tanto più il costo fisso viene suddiviso tra una quantità maggiore di unità di prodotto. AFC = F/q
d) Costo medio totale AC = AFC + AVC
Curve di costo
Generalmente i costi totali dipendono dalla quantità di output prodotto e dai prezzi dei fattori di produzione. L'andamento di una tipica curva del costo medio in relazione alla quantità prodotta è prima o poi il costo medio aumenta all'aumentare della produzione, perché all'aumentare della produzione aumentano anche i costi. Se i prezzi dovessero aumentare, la curva del costo medio si sposterebbe verso l'alto.
Problematiche relative ai costi
Per breve periodo si intende un lasso di tempo così breve da non consentire una variazione a costo zero di alcuni tra i fattori di produzione impiegati. Le determinanti del costo di breve periodo:
- Con rendimenti marginali crescenti, il prodotto marginale aumenta rispetto all’uso di fattori produttivi e i costi medi variabili e totali diminuiscono con l’aumentare della produzione.
- Con rendimenti marginali decrescenti, il prodotto marginale diminuisce rispetto all’uso di fattori produttivi e i costi medi variabili e totali aumentano con l’aumentare della produzione.
Costo opportunità
Il costo opportunità di un’azione equivale al valore della miglior alternativa di utilizzo delle risorse impiegate per quella determinata azione. Assegna alle singole risorse il valore che queste avrebbero se fossero utilizzate nel modo alternativo più redditizio. Da qui, vi è anche il concetto di costo evitato.
Ammortamento
Quando si considera il costo di acquisto, i costi sono classificati come spese, quando invece sono distribuiti lungo il ciclo di vita del bene acquisito, sono classificati come ammortamento. I costi variabili li troviamo nel conto economico, mentre i costi fissi si trovano nello stato patrimoniale (I sunk cost vengono ammortizzati).
Economie di scala
Quando un’impresa aumenta il proprio livello di produzione, i costi medi di un’impresa possono mantenersi costanti, aumentare o diminuire. A seconda dell'effetto finale sulla produzione è possibile delineare le seguenti tipologie di rendimenti di scala:
- Rendimenti di scala costanti: se i costi medi non variano al variare dell’output.
- Rendimenti di scala crescenti: se costi medi aumentano con l’aumentare dell’output.
- Rendimenti di scala decrescenti: se i costi medi diminuiscono all’aumentare dell’output.
Concorrenza
Gli assiomi del modello di concorrenza sono principalmente tre:
- Bene omogeneo: deve essere perfettamente divisibile e tutte le imprese vendono un prodotto identico (per riuscire a comprarlo facilmente).
- Informazione perfetta: i venditori e gli acquirenti dispongono di tutti i dati rilevanti sul mercato, compresi il prezzo e la qualità del prodotto (il produttore deve capire dov'è il posizionamento produttivo, lo scambio deve creare la condizione domanda = offerta).
- L’assenza di costi di transazione: né gli acquirenti né i venditori devono sostenere costi o tasse per far parte del mercato. Non posso avere dei rischi associati ad un prodotto.
Ci sono anche altri assiomi (assenza di economie di scala, assenza di beni pubblici), se sono rispettati, da un lato le imprese:
- Non fissano il prezzo (ma sono price takers).
- Vi è assenza di esternalità.
Ogni impresa sostiene i costi totali del processo produttivo, il prezzo riflette tutti i costi. Se tutte queste condizioni sono soddisfatte non è indispensabile che vi sia un numero grande di imprese.
Massimizzazione del profitto
L’obiettivo di ogni impresa è quello di massimizzare il profitto. La massimizzazione del profitto in una impresa è determinata da una particolare combinazione ottimale del prezzo e delle quantità di produzione/vendita. Per comprendere le condizioni di massimizzazione del profitto è necessario analizzare il profitto nelle sue componenti di costo e ricavo economico. Il profitto (π) di una impresa è determinato come differenza tra il ricavo totale (RT) dell'impresa e il costo totale (CT) della produzione.
π = RT – CT = p*q – C
In conclusione, in concorrenza perfetta la massimizzazione del profitto di una impresa si verifica quando il costo marginale (MC) eguaglia il ricavo marginale (MR).
MR = MC
L'eguaglianza tra il costo marginale (MC) e il ricavo marginale (MR) è la condizione di ottimo dal punto di vista della singola impresa. La figura illustra le decisioni volte alla massimizzazione del profitto dell’impresa concorrenziale in condizione di prezzo p0. Se l’impresa producesse una quantità superiore a q0, p0 sarebbe inferiore a MC e l’impresa potrebbe aumentare i propri profitti riducendo l’output. Al contrario, se l’impresa producesse meno di q0, p0 sarebbe superiore a MC e l’impresa potrebbe accrescere i propri profitti incrementando l’output. I profitti si possono rappresentare graficamente come altezza uguale ai profitti medi per unità p-AC e con una lunghezza pari all’unità q vendute dall’impresa. Questa impresa guadagna un profitto, però in un regime di concorrenza perfetta, è transitorio: il mercato si sposta sulla tecnologia più efficiente, facendo abbassare i prezzi (può sussistere solo in caso di informazione perfetta). La tensione competitiva porta al prezzo verso il basso fino al MR=MC (non può essere negativo altrimenti non copre i costi). In realtà il vero punto di equilibrio è il AVC* poiché ci sono realtà aziendali che nei primi anni generano perdite, se queste però hanno un margine di contribuzione positivo, conviene tenerle in vita.
Decisione di chiusura
Un’impresa produce solo se farlo è più proficuo che non produrre, cioè solo se i ricavi derivanti dalla produzione superano i costi evitabili, cioè i costi a cui l’impresa non incorre se cessa la produzione.
Il mercato concorrenziale
Curva offerta dell'industria a breve termine
Supponiamo che vi siano n imprese identiche i cui costi fissi siano irrecuperabili nel breve periodo.
- S = curva offerta delle imprese nel BT ed è la somma orizzontale delle curve di offerta di ciascuna impresa, ossia fino a quando MC ed AVC si intersecano nel loro punto di minimo.
- C’è un tratto di curva orizzontale poiché l’offerta è perfettamente elastica fino al punto in cui l’offerta comincia a crescere, cioè fino al momento in cui le imprese producono qualcosa in più rispetto a quel livello che gli consente di rientrare nei costi.
Equilibrio di lungo periodo
Nel lungo periodo, le imprese possono adeguare il loro livello di capitale in modo tale da poter entrare nel mercato. Nel lungo periodo, i profitti, che si ottengono nel breve periodo, inducono le nuove imprese ad entrare nel mercato; se il numero di imprese che possono potenzialmente produrre allo stesso costo è molto grande, la curva dell’offerta di lungo periodo è orizzontale al punto minimo della curva di costo medio AC*. La curva di offerta di LT sarebbe piatta in corrispondenza di AC*, tuttavia non deve essere necessariamente piatta; se un’espansione dell’output fa salire i prezzi di alcuni fattori di produzione chiave, la curva si espande verso l’alto e ha pendenza crescente. Ci si trova in un equilibrio di lungo periodo in quanto la curva di domanda interseca sia la curva di offerta di lungo periodo sia la nuova curva di offerta di breve periodo.
Diseconomie di lungo termine
Supponiamo che vi siano n1 imprese efficienti a basso costo con una curva di costo marginale MC e dei costi medi AC1. Il punto minimo su AC1 è AC1* e si ottiene se l’impresa produce q1 unità di output. Per livelli di output fino a Q1, queste imprese a basso costo possono produrre al costo medio minimo AC1*, perciò la curva di offerta di lungo periodo piatta fino a Q1. Se la domanda superiore a Q1, il costo medio di produzione del aumentare e la curva di offerta sale dopo Q1. Supponiamo che vi siano altre n2 imprese che possono realizzare questo prodotto con la stessa curva di costo marginale delle prime n1 imprese, ma con una curva di costi medi AC2. Ciò significa che queste imprese con costi elevati hanno costi fissi maggiori delle imprese efficienti.
La curva di domanda residuale
Per analizzare sia le industrie concorrenziali sia quelle non concorrenziali si fa ricorso a due concetti connessi tra loro:
- Elasticità della domanda o dell’offerta. Se si verifica uno spostamento della curva di domanda o della curva di offerta avremo una modifica dell’equilibrio concorrenziale.
- Curva di domanda di una singola impresa (curva di domanda residuale). Il primo passo dell'impresa deve compiere è quello di ricavare la propria curva di domanda residuale, ovvero la quota di mercato non soddisfatta dalle imprese marginali (viene indicata come SO la quantità offerta dalla concorrenza).
D(p) = D(p) - S(p). Ogni impresa parte dal business planning è un concetto importante è la domanda residuale. I presupposti sono che ci deve essere elasticità della domanda/offerta rispetto al prezzo.
Se P=Pl, la DR passa da 10.0 a 10,05, i competitors contraggono la loro offerta a 9,05 10,05-9,95= 100U. La sua elasticità consente che all’aumentare della domanda residuale, aumentano sia il numero di imprese sia l’elasticità delle imprese. Se vi sono n imprese identiche in un'industria, l’elasticità della domanda di qualsiasi impresa (i) è: Ei = Em - n0 (n-1), dove Em è l’elasticità della domanda del mercato, n0 è l’elasticità dell’offerta, (n-1) è il numero delle altre imprese. Per una data elasticità del mercato, all’aumentare del numero di imprese presenti nello stesso mercato, l’elasticità delle singole imprese i cresce in valore assoluto cioè diventa più negativa.
Efficienza e benessere
L’equilibrio concorrenziale presenta caratteristiche di efficienza e benessere ottimali, dove nessuno può migliorare le proprie condizioni senza peggiorare quelle di altri. L’equilibrio concorrenziale in termini di prezzo e quantità presenta due caratteristiche desiderabili dal punto di vista dell’efficienza:
- La produzione è efficiente quando non esiste possibile riallocazione di risorse tra le imprese che possa aumentare la quantità di un prodotto senza ridurre contemporaneamente la quantità di almeno un altro prodotto.
- Il consumo è efficiente quando il valore che un acquirente attribuisce al consumo del bene è esattamente uguale al costo marginale sostenuto per produrlo.
Benessere - Surplus del consumatore e del produttore
L’economia del benessere è una branca dell’economia che si occupa di analizzare come l’allocazione delle risorse influenza il benessere economico degli agenti. Il benessere dei partecipanti al mercato può essere misurato attraverso il concetto di surplus (o rendita):
- Il surplus del consumatore misura il benessere dal punto di vista dei compratori.
- Il surplus del produttore misura il benessere dal punto di vista dei venditori.
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