Economia industrialea cura di: Riccardo Rippa e Giovanni Accardo
Sommario
- A cura di: Riccardo Rippa e Giovanni Accardo ...................................................................................... 01
- I fondamenti dell’economia industriale. Logica i limiti ........................................................................... 22
- Le metodologie di analisi ............................................................................................................................ 73
- Settori e mercati ............................................................................................................................................. 94
- La teoria dell’impresa ................................................................................................................................ 125
- Le teorie della domanda ............................................................................................................................ 146
- Struttura e regime di variazione dei costi di produzione ...................................................................... 207
- La concentrazione dell’offerta .................................................................................................................. 268
- Le barriere all’entrata................................................................................................................................ 309
- La differenziazione ..................................................................................................................................... 3310
- La diversificazione .................................................................................................................................... 4011
- L’integrazione verticale (cap 7 CP) ......................................................................................................... 4213
- Le politiche di prezzo ............................................................................................................................... 47
- L’oligopolio (CP 6).......................................................................................................................................... 55
- La teoria dei giochi .......................................................................................................................................... 59
- La legge di Kaldor-Verdoorn ........................................................................................................................ 61
- La programmazione industriale ..................................................................................................................... 63
- Tutela della concorrenza .............................................................................................................................. 65
- Protezionismo ................................................................................................................................. 67
I fondamenti dell’economia industriale. Logica i limiti
L'interesse individuale
Il perché ogni individuo accetta il sistema dell’economia di mercato o capitalistica va ricercato nella relazione che c’è tra sistema della concorrenza e efficienza. Alla base di questo sistema c’è l’idea che l’individualismo non vada in contrasto con l’interesse generale e anzi le due cose coincidono.
Il primo a portare avanti questa tesi fu Bernard de Mandeville che ne “La favola delle api: vizi privati e pubbliche virtù” ci mostra come i vizi individuali come avidità, lusso, invidia, e astuzia possano condurre all’utilità generale. Infatti l’avidità vince l’ozio, il lusso crea lavoro, l’invidia spinge all’emulazione di chi ha successo e l’astuzia crea ottime leggi.
Questa satira è l’origine del giudizio secondo cui alla base del pensiero economico e nello sviluppo dell’economia di mercato ci sia l’idea di un uomo egoista, pertanto unicamente un sistema in grado di trasformare il vizio privato in interesse generale può corrispondere ai canoni etici di bene. Il concetto che l’interesse personale porti all’interesse generale è stato anche attribuito al padre dell’economia di mercato: Adam Smith, riassunto nella celebre metafora della mano invisibile.
Economia ed etica
Il pensiero smithiano non può essere sminuito in una metafora, leggendo, infatti, la letteratura di Adam Smith, appare chiaro che l’uomo rappresentato non è un mero egoista. In “Theory of moral sentiments” l’interesse personale è definito come prudenza comune, cioè una regola di condotta generale accettata e praticata, la quale è l’unione di ragione e comprensione, da un lato, dall’altro, di dominio di sé. Smith in sintesi lo definisce la “morale della simpatia”.
L’individuo è posto al centro del processo economico, in quanto le sue scelte sono espressione della prudenza comune che incorpora valori etici. Pertanto un sistema basato sulle scelte individuali si configura come migliore di qualsiasi altro ordinamento. Ne “La ricchezza delle nazioni” e in molti altri scritti, il paragone è tra economia di mercato, quindi giudizio individuale, e economie centralizzate (c.d. di comando), giudizio di pochi. Quest’ultima, infatti, farebbe molto peggio di quanto risulterebbe dalla libera scelta dei privati.
L’idea di Smith non ricollegabile ad una semplice equazione: somma degli interessi individuali uguale interesse collettivo; ma al principio secondo cui dal sistema di libertà dei comportamenti ci si attende la conciliazione dell’interesse privato con l’efficienza, l’equivalente del concetto di concorrenza perfetta. Il concetto di mano invisibile non è altro che un meccanismo di riequilibrio dei mercati concorrenziali.
Pertanto Smith proclama la superiorità di un’economia guidata dalla mano invisibile rispetto ad ogni altro sistema restrittivo. Tuttavia non è detto che il risultato ottenuto dalla concorrenza perfetta sia in assoluto il migliore, né che sia autosufficiente, né che sia libero da distorsioni. Sono, infatti, definiti chiaramente i compiti che richiedono l’intervento statale: difesa, giustizia, opere pubbliche e istruzione; in più sono elencati i difetti del sistema della libertà naturale, uno su tutti il conflitto di interesse.
L’economia di mercato fra costruzione induttiva e deduttiva
Sebbene Smith per la descrizione del funzionamento dell’economia si non sia basato su ipotesi deduttive, bensì sull’osservazione di fatti e comportamenti, questi erano presentati come universali. La principale critica all’universalità di tale modello è mossa dalla c.d. scuola istituzionale o storica, che rifiutavano le ampie generalizzazioni della scuola classica, sostenendo il “relativismo” dei principi dell’economia.
Da David Ricardo in poi si formarono due indirizzi contrapposti: la scuola classica (in seguito neoclassica) legati ad un metodo deduttivo e teorico e la scuola istituzionale legata ad un metodo induttivo, basato sull’analisi dei fenomeni presenti nella realtà storica e istituzionale.
La sintesi di Alfred Marshall
Alfred Marshall può essere considerato il padre della moderna economia industriale e fu uno dei più grandi critici dei classici, per l’ipotesi di universalità. La teoria dell’equilibrio economico parziale con l’analisi della domanda e dell’offerta in specifici ambiti dell’attività economica e il riconoscimento delle diversità (imperfezioni) dei mercati, assieme al materiale fornito dall’antitrust, spianarono la strada alla nuova disciplina chiamata “economia industriale”.
Le market failures
Il campo di analisi di questa disciplina riguarda i casi in cui le forze spontanee del mercato producono distorsioni all’equilibrio, che si allontana dal c.d. ottimo paretiano (si realizza quando l'allocazione delle risorse è tale che non è possibile apportare miglioramenti paretiani al sistema). Le imperfezioni di mercato (market failures) sono:
- Beni pubblici e sociali;
- La presenza di fenomeni legati all’incertezza e all’instabilità che allontano il sistema dall’equilibrio stabile;
- Le restrizioni alla concorrenza determinate dal potere monopolistico, dalla forma più blanda di concorrenza monopolistica alla più estrema che si verifica nel caso di monopolio naturale;
- La presenza del fenomeno dell’esternalità, ossia il fenomeno che determina alcuni costi e benefici non sono incorporati nel sistema dei prezzi;
- La presenza di costi di transazione che rende il ricorso al mercato meno conveniente rispetto alla gerarchia;
- Il fenomeno dell’asimmetria informativa;
L’insieme di questi fallimenti rende il funzionamento effettivo del mercato distorto rispetto agli assiomi della concorrenza perfetta.
Le correzioni al mercato
Le predizioni smithiane quanto all’efficienza del sistema sono state raggiunte, tuttavia sul piano della giustizia e in generale dei valori etici, sono stati mostrati molti limiti. In più le distorsioni spontanee hanno mostrato l’inattitudine da parte dell’ordine spontaneo di produrre soluzioni accettabili per più e più casi nel corso della storia. In più l’intero sistema non è mai stato stabile, tutto ciò quindi ha richiesto l’introduzione di correttivi di carattere istituzionale: il sindacato dei lavoratori, le politiche sociali (welfare), la tassazione per finanziare le opere pubbliche e per la redistribuzione del reddito, e le politiche keynesiane.
Sindacati e legislazione del lavoro
Il primo problema di questo sistema è la debolezza dei lavoratori salariati rispetto agli imprenditori, quest’ultimi infatti, per il loro esiguo numero, hanno la possibilità di coalizzarsi in cartelli, imponendo la forma monopsonistica per il mercato del lavoro, sfavorendo quindi i lavoratori. Il mercato del lavoro deve essere regolato, per eliminare l’asimmetria di forza contrattuale, in ossequio con i dettami di Smith. In un siffatto mercato del lavoro questo squilibrio ostacola il principio della concorrenza, cosicché eventuali misure per rimuovere questo ostacolo rappresentano condizioni per rafforzare il grado di concorrenza.
L’equilibrio di un mercato monopsonistico è il punto in cui il costo marginale è uguale al ricavo marginale, determina una perdita secca di benessere pari all’area blu e un surplus per il monopsonista pari all’area gialla. La situazione descritta è molto veritiera e rappresentativa della situazione osservata con la nascita delle prime fabbriche. La differenza tra produttività del lavoro e salario è ciò che è stata definita da Marx come plusvalore, ciò dà origine ad un minore livello di occupazione rispetto alle condizioni di concorrenza perfetta, in cui domanda (pml) uguaglia offerta di lavoro.
Questa riflessione spinse molti economisti a porre a base delle proprie analisi la c.d. “legge ferrea dei salari”, secondo cui i salari non sarebbero potuti andare oltre il livello di sussistenza, in modo da evitare nel lungo periodo la caduta dell’offerta di lavoro. Le previsioni marxiste non si sono ancora realizzate in quanto gli aumenti di produttività conseguiti con la tecnologia, non si sono trasformati unicamente in accumulazione di capitale, quindi in processi di concentrazione e monopolizzazione dei mercati, ma parte è stato trasferito in aumenti salariali anche sotto la pressione dell’attività sindacale. La legislazione deve rimuovere la possibilità di far cadere il mercato del lavoro in una forma monopsonistica e il prevenire che si formi una rendita a favore dei lavoratori già occupati, a discapito dei disoccupati.
Le politiche sociali. Previdenza obbligatoria e sanità
Il secondo ordine di problemi riguarda la capacità di ogni individuo di badare a se stessi, capacità che per molte ragioni non può essere data per scontata. Le prime istituzioni che tentarono di istituire questi valori furono istituite da Otto Von Bismarck. Quest’ultimo introdusse l’assicurazione obbligatoria per il pensionamento dei lavoratori indipendenti raggiunto il 65 anno di età.
Tuttavia, il termine welfare è legato alla riforme del presidente Roosevelt e in generale alle politiche del New Deal. Tali politiche si ispirano al principio di uguaglianza e di pari opportunità, si cerca quindi di eliminare le disuguaglianze derivanti dalla distribuzione del reddito, e fornire assistenza pubblica a coloro i quali non sono in grado di assicurarsi un’esistenza dignitosa. Le controversie non riguardano né i principi, né la necessità dell’esistenza di dette politiche, ma riguardano la scelta del livello dei servizi forniti dalla p.a., livello che deve soddisfare i bisogni individuali e delle famiglie, ma che non debbano costituire un disincentivo al lavoro produttivo.
Finalità della tassazione
Un terzo ordine di problemi è che il sistema non riduce le disuguaglianze, ma tende ad aumentarle; in più c’è da considerare il problema dei beni pubblici.
I beni che hanno difficile escludibilità, sono sottratti ai meccanismi di mercato, in quanto nessuno sarà disposto a contribuire, poiché tutti possono consumare senza che il bene sia distrutto. Smith sosteneva che lo Stato doveva provvedere alla produzione dei beni pubblici, ricorrendo alla concessione, o provvedendo esso stesso, tramite il prelievo di imposte. Ai suoi tempi quindi l’unica finalità dello Stato era la produzione di tali beni e il valore dell’uguaglianza era difeso tramite la prescrizione di una tassazione in base alla capacità contributiva del singolo individuo.
L’antitrust
Il fallimento di mercato dell’economia capitalista attinente l’accentuazione delle disuguaglianze non si limita alla sola distribuzione delle ricchezze, ma anche alla concentrazione di imprese, ovvero la possibilità per alcune di esse di costituire e sfruttare la posizione dominante acquisita nel mercato. Con la rivoluzione della seconda metà dell’Ottocento si assiste alle prime distorsioni sistemiche, infatti il gran numero di innovazioni determinò un vertiginoso aumento delle dimensioni di impresa alla ricerca delle economie di scala e quindi di maggiori guadagni. L’aumento dimensionale, anche per lo scarso accesso al credito, si determinò in gran misura tramite concentrazione (fusione o acquisizione) e portò molti imprenditori a rivestire posizioni di monopolio in grado di controllare quantità e prezzi. In Germania questo fenomeno non riguardò la concentrazione ma la creazione di cartelli.
La dottrina prevalente nella conduzione degli affari era l’empire building, il gigantismo, l’idea che la grande dimensione procurasse vantaggio competitivo. Ciò era a discapito dei potenziali entranti, lesi da pratiche monopoliste come i prezzi predatori, dei consumatori, costretti a pagare prezzi più alti, in più era creato un ceto, i tycoons, dotati di spropositata ricchezza ed influenza. La reazione infatti venne dal ceto politico, in particolare nel 1890 fu firmato lo Sherman Act, poi migliorato nel Clayton Act nel 1914. Questi due atti portarono alla creazione della Federal Trade Commission, con il compito di giudicare quali comportamenti sono da giudicare forme di concorrenza sleale.
La differenza tra l’antitrust americano e quello europeo riguarda il fatto che in Europa è vietato l’abuso di posizione dominante, in Usa a essere vietata è la posizione dominante stessa. Ciò in un’ottica etico-sociale, poiché la dispersione del potere economico e della conseguente influenza politica, mantiene la fiducia nell’equità del sistema economico e politico.
Stabilità e sviluppo
Il quinto correttivo introdotto, ultimo cronologicamente, riguarda la correzione dei fallimenti attinenti la stabilità e lo sviluppo. Il mercato è instabile per tre motivi:
- Teorema della ragnatela: si verifica nei casi in cui l’offerta è più elastica della domanda di una particolare industria;
- Instabilità dei prezzi dovuta alla moneta;
- Andamento del ciclo economico (c.d. congiunturale);
Va specificato che al tempo di Smith la stabilità non era propriamente considerata un valore, i prezzi, infatti, erano semplicemente la traduzione in moneta del valore economico. La moneta era stabile per natura, poiché di metallo: gli unici casi di inflazione erano la scoperta di nuovi giacimenti o lo svilimento del metallo contenuto. La stabilità del valore intrinseco delle merci dipendeva dall’idea che quest’ultimo dipendesse dalla quantità di lavoro incorporata e dall’idea che i salari fossero in termini reali.
Il valore della stabilità venne introdotto da Keynes in molti suoi scritti, per primo capì che la moneta non era estranea al meccanismo di equilibrio dei mercati e che il laissez faire e la mano invisibile smithiana non garantiscono affatto la stabilità e lo sviluppo. Anzi la quantità di moneta immessa nel sistema è alla base del fenomeno c.d. signoraggio che influisce sui salari reali e nominali, quindi anche su domanda ed offerta. Il secondo concetto messo in luce è la tendenziale instabilità dei mercati, da cui la necessità che il governo intervenga sulla domanda effettiva per stabilizzare.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.