Economia & gestione della banca
Indice
- 1. La banca
- 2. Schemi di bilancio e indicatori
- Stato patrimoniale
- Conto economico
- Return On Equity (ROE)
- Rapporto tra tasso di sviluppo e struttura finanziaria
- Relazione tra struttura finanziaria e divario dei tassi di interesse attivi e passivi
- Relazione tra tasso medio sui prestiti e costo del passivo
- Effetto leva finanziaria per le banche
- 3. Rischi dell'attività bancaria
- Rischio di credito
- Rischio di tasso
- Asset Liability Management
- Rischio di cambio
- Rischio operativo
- Rischio monetario
- Funzione del risk management
- 4. La raccolta
- Relazione tra costo totale, costo medio e costo finanziario della raccolta
- 5. Composizione dell'attivo
- Gestione del rapporto prestiti / titoli
- 6. La tesoreria
- Riserve liquide
1. La banca
La banca è un intermediario finanziario che svolge in via prevalente attività bancaria: raccolta del risparmio tra il pubblico ed erogazione del credito. Il termine risparmio è usato in senso improprio, la banca raccoglie la ricchezza accumulata nel tempo da altri soggetti. A fronte di questa raccolta la banca riconosce un debito con obbligo di rimborso verso il risparmiatore.
Le banche sono classificabili sulla base dell’attività svolta, infatti, operano sul mercato banche specializzate verso certe attività e banche despecializzate o universali. Il sistema bancario sorregge l’intera economia. L’obiettivo primario di ogni banca, salvo banche mutualistiche, è quello di massimizzare i rendimenti per livelli di rischio accettati.
Per le banche è fondamentale mantenere in ogni momento gli equilibri: economico, monetario-finanziario, patrimoniale. L’equilibrio economico si mantiene producendo una redditività che capace di rimunerare le attese dei conferenti capitale di rischio. La redditività deve essere superiore alla redditività media dei titoli free – risk (altrimenti non avrebbe senso assumere rischi).
L’equilibrio finanziario e quello monetario vanno raggiunti parallelamente, infatti, si completano a vicenda. L’equilibrio finanziario si traduce nella capacità della banca di mantenersi liquida, vale a dire, che la struttura finanziaria della banca deve possedere la caratteristica di facile smobilizzo. L’equilibrio monetario considera le entrate e le uscite nel tempo. La banca deve saper gestire le proprie entrate in modo tale da far fronte costantemente ai pagamenti.
L’equilibrio patrimoniale si ottiene da un opportuno dimensionamento del capitale proprio. Questo deve essere adeguato a soddisfare le esigenze dei creditori qualora la banca si trovi in situazione di dissesto. Il mantenimento simultaneo dei tre requisiti conferisce il fondamentale requisito di solvibilità alla banca.
Affinché le banche osservino queste regole comportamentali, sul sistema bancario vigila BdI che ha compiti di vigilanza regolamentare – prudenziale, informativa, ispettiva. Oltre agli equilibri ideali appena enunciati, la banca dovrà costantemente monitorare alcuni trade-off inerenti la fase operativa: rischio / rendimento, tasso di sviluppo / adeguatezza patrimoniale.
2. Schemi di bilancio & indicatori
Le banche sono soggette alla stesura di diversi bilanci: civilistico, fiscale, interno, consolidato ecc. Dal 2005 sono entrati in vigore anche in Italia i principi contabili internazionali (IAS). Questi principi regolano i criteri di compilazione del bilancio delle banche. Gli schemi di bilancio tuttavia sono demandati a BdI salvo per alcune categorie di banche. Il bilancio di banche quotate in borsa ed il bilancio consolidato di gruppi bancari vanno compilati secondo gli schemi previsti dagli IAS. Le altre banche continuano a seguire il modello standard fornito da BdI.
Stato patrimoniale
La principale voce dell’attivo sono i fondi intermediati. Questi si suddividono in fruttiferi e non. Entrambe le sotto categorie vanno ulteriormente scomposte in attività con residenti ed attività con non residenti. Tra i fondi fruttiferi con residenti troviamo alcune voci importanti: depositi presso BdI e Tesoro, impieghi o prestiti, titoli, conti interbancari. Tra queste le voci preponderanti sono senz’altro i prestiti ed i titoli. I primi possono essere di breve termine o di medio lungo – termine. Si iscrivono a bilancio al presumibile valore di realizzo. L’erogazione del credito da parte di una banca segue il ciclo economico.
Tra i fondi non fruttiferi troviamo le partecipazioni strategiche, la base monetaria più altri valori in mano al cassiere, i crediti in sofferenza, le immobilizzazioni in attività reali. Al passivo, come riflesso alle voci dell’attivo, troviamo passività onerose e passività non onerose oltre ai mezzi propri o patrimonio netto. Ancora una volta si introduce trasversalmente una distinzione tra passività con residenti o meno. Le passività onerose sono: depositi e certificati, obbligazioni, finanziamenti ottenuti da BdI, conti interbancari. Tra le passività non onerose, invece, troviamo i fondi spese future, il TFR, i fondi rischi generici.
Conto economico
Il Conto Economico (CE) ha una struttura scalare. I principali risultati esposti a CE sono: margine d’interesse, margine di intermediazione ed i vari risultati. Il margine d’interesse dipende dall’attività di intermediazione creditizia ed individua il risultato della gestione del denaro. Questo margine tende a decrescere nel tempo se la banca non immette nel mercato nuovi prodotti. Il margine d’interesse è un primo indicatore di equilibrio economico per la banca.
Il margine di intermediazione dipende dalla composizione dell’attivo e dall’attività di negoziazione titoli che la banca conduce per conto dei propri clienti. Da questa attività, la banca incassa delle commissioni. I volumi negoziati seguono direttamente l’andamento dei mercati borsistici. Se la borsa ha trend positivo, questo trascinerà i volumi di negoziazione verso l’alto e con questi anche le commissioni incassate dalla banca.
Una voce importante è quella “Rettifiche e Riprese di Valore”. Questa voce ha assunto nuova importanza con l’applicazione degli IAS e le valutazioni di attività e passività al fair value, ovvero, rilevando plus e minusvalenze anche se non ancora realizzate.
Return On Equity (ROE)
Il principale indicatore economico è il ROE. Anche se per le banche va considerato con le dovute precauzioni. Le informazioni che il ROE offre sulla banca sono diverse: capacità di accantonamenti e rettifiche, autofinanziamento e capacità di rimunerare i mezzi propri. In pratica, il ROE offre agli analisti una serie di informazioni utili a formulare un giudizio sull’equilibrio patrimoniale della banca. Vediamo nel dettaglio come avviene il calcolo del ROE e quali sono i suoi driver:
| RETURN ON EQUITY (ROE) | = | RISULTATO DI GESTIONE | / | MEZZI PROPRI |
| MARGINE DI INTERESSE | x | MARGINE DI INTERMEDIAZIONE | x | RISULTATO DI GESTIONE |
| FONDI INTERMEDIATI | x | MARGINE DI INTERESSE | x | MEZZI PROPRI |
| COSTI OPERATIVI | = | RICAVI DA SERVIZI | - | UNITARIO DI INTERMEDIAZIONE |
Come si può notare dalla schematizzazione a blocchi, il ROE è dato dal rapporto tra risultato di gestione e mezzi propri. La seconda linea di blocchi evidenzia la struttura del ROE. Il ROE dipende dal margine di interesse unitario, da una componente derivante dall’intermediazione creditizia, da una componente che misura l’efficienza operativa e da un indicatore di struttura finanziaria. Il penultimo fattore deve idealmente tendere a 1.
La leva finanziaria, di una banca, solitamente converge a 1 in quanto la banca non presenta mai a bilancio debiti. Il margine unitario d’interesse merita considerazioni a parte. La sua composizione è evidenziata nella terza linea di blocchi. Il primo addendo è un indicatore di efficienza operativa per la banca. Il secondo individua la redditività lorda del capitale investito. Il terzo addendo individua la componente di servizio del margine di interesse unitario. Il MUI è un indicatore complessivo di efficienza dell’intermediazione bancaria. Dipende dalle attività fruttifere e dalle passività onerose, in particolare dalla loro composizione e dal tasso di interesse incidente.
Rapporto tra tasso di sviluppo (TS) e struttura finanziaria (SF)
Iniziamo lo studio di questo rapporto introducendo le ipotesi fondamentali su cui lavoreremo:
- HP0: I mezzi propri sono aumentabili solo attraverso autofinanziamento
- HP1: Impatto fiscale neutrale
Con il termine sviluppo indichiamo un aumento dei fondi intermediati in un certo arco temporale. Vediamo ora la relazione che sottende TS e SF.
AUTO-FINANZIAMENTO = RISULTATO DI GESTIONE / FONDI INTERMEDIATI = MEZZI PROPRI / FONDI INTERMEDIATI x MEZZI PROPRI / RISULTATO DI GESTIONE
Il rapporto autofinanziamento su mezzi propri determina il tasso massimo di sviluppo compatibile con i tre livelli dei fattori aldilà dell’uguaglianza. Il primo fattore individua il tasso di rendimento lordo del capitale investito. Il secondo un parametro di struttura finanziaria. Il terzo fattore un parametro di autofinanziamento.
Ai fini della nostra analisi dovremo considerare il secondo fattore indicativo della struttura finanziaria. Le banche sono solitamente non indebitate, quindi, tale fattore tende all’unità. Una struttura finanziaria indebitata permetterebbe tassi di sviluppo più alti per la banca, ma questa dovrebbe essere costretta a sopportare rischi maggiori. Con riferimento ai rischi assunti dalla banca intervengono le norme di vigilanza ed i vincoli di patrimonializzazione che queste impongono. La normativa prudenziale fa della politica di distribuzione dei dividendi, del tasso di sviluppo e della composizione del portafoglio di attività finanziarie, delle variabili non pienamente perseguibili per la banca.
Procediamo ora nella nostra analisi introducendo una formulazione più sofisticata:
s - r x g0 = r : Reciproco del rapporto di struttura finanziaria FI / MP Δr 1 + g s : Tasso di autofinanziamento r x (AF / ...
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