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Economia dell’impresa agro-alimentare

Specificità dell’agricoltura

Le specificità più evidenti dell’agricoltura sono:

  • Terra: caratterizza pesantemente i processi produttivi agricoli, in quanto le coltivazioni partecipano attivamente al reddito dell’azienda agricola e queste, chi più e chi meno, hanno bisogno di spazio.
  • Vivente: le “macchine” di un’azienda agricola sono le piante e gli animali e quindi, avendo a che fare con la gestione di esseri viventi, il rapporto input-output è difficile da predeterminare.
  • Aziende familiari: più del 90% del settore agricolo è composto da aziende a gestione familiare.
  • Età del conduttore: il settore agricolo è caratterizzato da un’età media molto avanzata e questo può avere dei riflessi sulla dinamicità e capacità di innovazione sull’impresa agricola.
  • Tante piccole aziende: il settore agricolo è composto da tantissime aziende ma queste sono molto piccole. Infatti, basandoci sui dati provenienti dall’ultimo censimento del 2010, notiamo che circa 1/3 delle aziende agricole italiane ha meno di 1 ettaro di superficie agricola utilizzata (SAU = terra messa a coltura).
  • Produzione di alimenti: tale specificità ha conseguenze riguardanti soprattutto la necessità di conservazione del prodotto dopo la raccolta e le richieste dei consumatori. Tuttavia, oltre a questa parte distintiva del “food”, la produzione dell’attività agricola ha anche a che fare con l’ambito del “no food” visto che da essa si può ottenere pure legname, tabacco, lana e pelli, plastiche bio, biofuel, fiori, gomma, cotone ecc.
  • Nuove attività: è giusto sottolineare che l’agricoltura non si occupa solo di produzione di prodotti tangibili ma anche di produzione di servizi come: servizi ambientali di tutela del territorio (terrazzamenti), agriturismo, paesaggio. A tal proposito, negli ultimi 30 anni abbiamo assistito al pagamento da parte di Stato e cittadini per la produzione di tali servizi (come ad esempio può essere la tutela della biodiversità affinché non si abbia l’estinzione di varietà di esseri viventi).

I problemi dell’agricoltura

Ora leghiamo queste specificità ai problemi dell’agricoltura. Il problema principale è che i redditi percepiti in agricoltura sono molto più bassi (circa il 60%) di quelli percepiti in altri settori. Così dicendo, per favorire lo sviluppo del settore, l’Unione Europea applica delle politiche comunitarie europee (PAC) in modo da aumentare i fondi da investire nel settore agricolo.

Possiamo quindi ricondurre i problemi del settore agricolo a due grandi categorie:

  1. Sottoremunerazione dei fattori produttivi: i fattori produttivi in agricoltura (terra - capitale - lavoro; o più generalmente: piante, animali, terra, lavoro, macchinari) hanno un rendimento inferiore rispetto ad un impiego in altre attività diverse dal settore agricolo. Inoltre tale remunerazione è anche più instabile nel corso del tempo, in quanto non si ha una busta paga fissa visto che questa varia a seconda degli andamenti della stagione e dei mercati.
  2. Rigidità dell’offerta rispetto al prezzo nel breve periodo: la quantità prodotta e offerta di prodotti agricoli nel breve periodo reagisce poco anche di fronte a forti aumenti o riduzioni dei prezzi di mercato.

Questi due problemi sono stati l’oggetto prelevante dell’intervento degli ultimi anni nell’agricoltura. In particolare analizzeremo se sia possibile fornire una spiegazione a questi fenomeni in base alle specificità dell’agricoltura.

La specificità dei processi produttivi agricoli

Questo blocco è articolato in quattro specificità:

  • Fattore fondo: l’azienda agricola si distingue da quasi tutte le altre aziende per quanto riguarda la maggiore incidenza dei costi fissi sui costi totali. Così dicendo si può dire che tutti processi produttivi fanno uso di:
    • Fattori fondo: sono quei fattori di produzione che entrano ed escono dal processo produttivo sostanzialmente immutati. Un esempio di questo caso può essere dato dal trattore che ara il campo, lavoro umano o la terra (necessitano di tempi di recupero ma non cambiano).
    • Fattori flusso: sono quei fattori che compaiono o come input o come output in un processo produttivo. In questa categoria rientrano altri fattori come: acqua, semente.
  • Fattori fondo biologici: l’agricoltura fa largo uso di come: fattore lavoro, bestiame, piante, terra nuda ecc. e tali fattori hanno delle particolarità e pongono dei problemi. I fattori fondo biologici, nel settore agricolo, sono anche i fattori dominanti, cioè quelli attorno ai quali viene organizzata la produzione (es: nell’industria sono le macchine) e quelli che dettano i tempi di utilizzo degli altri fattori (nello specifico si ha: terra/coltivazioni e bestiame/allevamento). Tali fattori fondo biologici hanno delle particolarità:
    • Input: l’esecuzione di stesse operazioni non porterà mai allo stesso risultato e perciò impiegando una stessa quantità di input, non si avrà mai un risultato certo e ciò introduce un evidente fattore di rischio.
    • Ammortamenti: hanno una natura particolare. L’ammortamento consiste nel ripristino della capacità produttiva che il fattore a logorio parziale ha perduto partecipando al processo produttivo. Perciò, ad esempio, l’ammortamento del fattore terra consiste nel ripristino della sua fertilità e viene fatto non accantonando poste in bilancio, ma con tecniche agronomiche e operazioni meccaniche (fertilizzazioni, rotazioni, lavorazioni meccaniche). Lo stesso nel caso del bestiame, che può essere (ovviamente) riprodotto in azienda col ciclo delle nascite.

La particolare natura del fattore fondo “per eccellenza” in agricoltura (la terra), ha importanti conseguenze sull’entità dello spazio occupato dai processi produttivi: maggiore importanza dell’agricoltura sul territorio per la tutela dell’ambiente e del paesaggio; difficoltà o impossibilità di proteggere le attività (in particolare le coltivazioni vegetali) dalle avversità atmosferiche e conseguente maggiore livello di rischio; eterogeneità dei terreni (struttura e composizione, giacitura, esposizione) e conseguente maggiore eterogeneità dei livelli qualitativi dell’output; maggiori difficoltà di comunicazione e associazionismo tra imprese (proprio la distanza è uno dei grandi limiti dell’agricoltura italiana, in quanto spesso anche gli appezzamenti di una stessa azienda sono distanti tra loro); maggiori costi e difficoltà di logistica.

La grande importanza dei fattori fondo all’interno dei processi produttivi agricoli è una delle cause della rigidità dell’offerta, poiché la maggior parte dei fattori fondo genera costi fissi. Ad esempio, anche il fattore lavoro porta costi fissi (mentre solitamente negli altri settori è un costo variabile), in quanto trattandosi di aziende a produzioni familiari, dalle fattore è rappresentato dagli stessi membri della famiglia e quindi possono essere considerati “non licenziabili”. Inoltre, anche il capitale fondiario (= valore terra nuda + investimenti stabilmente presenti su di essa —> silos, magazzini, fattoria, impianti arborei) rappresenta un ingente costo fisso.

Perciò, al momento di decidere se attivare o meno un processo produttivo agricolo (es. quando bisogna decidere se seminare il grano o altri prodotti oppure lasciare il terreno a riposo), il ragionamento dell’imprenditore agricolo è il seguente: considerando che i costi fissi li devo sostenere comunque (sia che produca sia che non produca nulla), decido di attivare il processo (seminare il grano) solo se ho una ragionevole certezza che il prezzo che otterrò dalla vendita del grano mi copre almeno i costi variabili (semina, irrigazione ecc.).

Tuttavia, in agricoltura, i costi variabili sono molto bassi relativamente ai costi fissi e quindi, anche di fronte a consistenti riduzioni del prezzo dei prodotti agricoli sul mercato, l’imprenditore continuerà a produrre purché il prezzo di mercato copra almeno il costo variabile medio. In altre parole, ciò significa che una diminuzione del prezzo (p↓) non porta cambiamenti nell’offerta di prodotto che quindi rimane stabile (= offerta rigida). Il punto di fuga si avrà nel momento in cui non si copriranno nemmeno i costi variabili, ma visto che questi sono molto bassi si arriverà a ciò solo in presenza di grosse riduzioni di prezzo.

Il modello di Glenn Johnson

Passiamo ora a parlare del modello di Glenn Johnson, il quale ha sempre l’obiettivo di dare una spiegazione ai due problemi sopra citati: sottoremunerazione dei fattori produttivi e rigidità dell’offerta nel breve periodo. Johnson parte dal modello di equilibrio sul mercato dei fattori e apporta una piccola variazione o aggiunta, introducendo il concetto di barriere all’uscita, cioè quegli ostacoli che si devono superare quando l’impresa vuole cessare una data attività. In altre parole, si tratta di quelle resistenze che si incontrano quando l’imprenditore decide di liberarsi sul mercato tutta o in parte della quantità di fattori di cui dispone (es: terra o magazzini). Se queste barriere sono molto alte, allora l’imprenditore è costretto a non cederli per non svenderli, in quanto il costo di cessare l’attività o ridurla può essere più alto di continuare a produrre. Solitamente, in agricoltura, tali barriere sono molto elevate.

Come già anticipato, il modello si basa sull’equilibrio sul mercato dei fattori, che si ha quando il valore della produttività marginale del fattore uguaglia il costo del fattore stesso. Perciò, la produttività marginale monetaria è l’aumento di valore della produzione che ottengo aggiungendo un’unità di fattore al mio processo produttivo:

  • PM = PMQ × Poutput

Ad esempio, analizziamo l’equilibrio sul mercato del fattore lavoro: partendo da un fattore lavoro pari a L0, dobbiamo decidere che cosa fare: assumere, licenziare o non cambiare niente. Innanzitutto, si dovrà confrontare il costo del fattore (in questo il costo del lavoro) col contributo aggiuntivo che mi dà, e vedo che ho una differenza corrispondente al segmento verde e quindi conviene assumere (al contrario, in L2 dovrei licenziare vista la perdita di produttività data dal segmento rosso). La produttività marginale (PM) è quindi il risultato del prodotto della produttività marginale in quantità (PMQ) e della produttività marginale del prezzo dell’output (Poutput).

Il modello di Johnson considera alcuni fattori fondo: capitale fondiario, macchinari specializzati, fattore lavoro. Tali fattori in agricoltura presentano una scarsa mobilità (ovvero hanno alte barriere all’uscita). In particolare, è difficile ridurre l’uso di questi fattori quando invece le condizioni del mercato lo richiederebbero. In altri termini, questi fattori sono “bloccati” in agricoltura in condizioni di sottoremunerazione, anche se continuano ad essere impiegati all’interno dell’azienda e dei processi produttivi senza variazioni.

In agricoltura dunque, più che in altri settori, il prezzo che l’imprenditore paga per disporre del fattore di produzione in azienda è molto più elevato del prezzo che l’imprenditore riceve cedendo il fattore sul mercato. Perciò, Johnson parla di due prezzi per il fattore produttivo:

  • Prezzo di acquisizione (Pa): è il prezzo che l’imprenditore deve sostenere per acquistare il fattore produttivo. È diverso dal prezzo di acquisto (Pm), in quanto è uguale al prezzo di mercato del fattore (esempio la paga sindacale o il prezzo della nuda terra a valori di mercato), a cui va sommata l’entità degli investimenti sostenuti dall’imprenditore per adattare il fattore ai processi produttivi della sua azienda (formazione del personale, magazzini ecc.). Perciò si ha: Pa = Pm + I.
  • Prezzo di recupero (Pr): è uguale al prezzo di mercato del fattore più la valutazione che l’acquirente (il mercato) fa degli investimenti sostenuti dall’imprenditore per adattare il fattore ai processi produttivi della sua azienda. Perciò si ha: Pr = Pm + V(I).

Il principale problema è dato dalla netta diversità esistente tra I e V(I), visto che il secondo valore è nettamente più basso del primo. Vediamo un paio di esempi: in un vigneto ci sono molti costi che originano dal valore degli investimenti specifici necessari per rendere atta la nuda terra a produrre uva (come: operazioni di sistemazione fondiaria, canalizzazioni e pozzi, valore delle barbatelle e delle altre strutture del vigneto). Ma anche la nuda terra è un fattore bloccato, a causa delle particolarità sia dell’attività agricola che del mercato fondiario. Poi, anche il lavoro in agricoltura normalmente mostra bassi valori di recupero sul mercato, sia per l’alta specificità delle competenze (si pensi alle competenze di potatura, o in generale alle competenze agronomiche e specifiche del contesto territoriale possedute dai lavoratori in agricoltura). Inoltre l’alta età media degli agricoltori rende più difficile trovare impieghi alternativi in altri settori al di fuori del settore agricolo. Molto dipende naturalmente anche dalle condizioni del mercato del lavoro locale e globale.

Si nota che gli investimenti fatti in agricoltura non sono apprezzati dal mercato e ciò porta ad una convenienza nel rimanere ad operare nel settore agricolo anche in presenza di sottoremunerazione. È quindi evidente che Pa > Pr visto che I > V(I).

Ora ipotizziamo che la quantità di fattore X sia correlata alla Q prodotta e quindi tracciamo Pa, Pr e una funzione della produttività marginale del fattore X (PM), così da ottenere il punto A in corrispondenza di X1. Perciò, facendo variare il prezzo del prodotto, vedremo quale sarà il comportamento della quantità del fattore. Se il prezzo del prodotto si riduce (p↓) allora otteniamo una funzione della produttività marginale PM2 più bassa e ciò vuol dire, ad esempio in relazione al fattore lavoro, che i lavoratori si devono abbassare stipendio poiché il valore A diventa troppo alto da sostenere per l’imprenditore. Tuttavia, l’alternativa ad A, che il mercato offre, è data dal punto B in corrispondenza di Pr, e quindi, visto che i suddetti lavoratori andrebbero comunque a guadagnare uno stipendio più basso, decidono di restare. In questo modo, il valore del fattore X rimane inalterato (X = X1) e riesco comunque a produrre la stessa quantità di fattore.

Se poi il prezzo si riduce ulteriormente (p↓↓) fino ad arrivare ad una funzione della produttività marginale PM3 in corrispondenza di B, vedremo che siamo in coincidenza del nostro punto di fuga. Infatti, il passaggio successivo sarebbe l’ottenimento di una funzione PM4 che ci porterebbe ad un livello del fattore X (< X1), visto che saremo costretti a vendere un po’ del nostro fattore X per tornare in una posizione di stabilità (compresa tra A e B).

Nei primi tre casi (fino a PM3), vediamo che una riduzione del prezzo (p↓) non porta alcuna variazione a livello di quantità prodotta visto che il livello del fattore impiegato rimane immutato (X = X1 e quindi q=). Questo andamento del grafico è un chiaro segnale della rigidità dell’offerta al prezzo nel breve periodo. Inoltre, nel caso del fattore lavoro, i lavoratori “sono costretti” a rimanere a lavorare nel settore agricolo anche in caso di sottoremunerazione, vista la mancanza di alternative soddisfacenti. In altre parole, se PM è nell’intervallo [A ; B], allora riduzioni del prezzo dell’output non portano a riduzioni della quantità di fattore X utilizzata. Di conseguenza, si ha che: l’offerta è rigida rispetto al prezzo e che il fattore X non è remunerato pienamente. Infine, il ragionamento è il medesimo anche nel caso in cui prendessimo in considerazione il fattore terra.

Questo modello è importante anche perché ben si presta a capire gli strumenti della politica agricola, cioè si presta a capire le leve sulle quali l’operatore pubblico agisce per risolvere o attenuare i due problemi che abbiamo analizzato. Ad esempio, si può agire: alzando il prezzo dell’output (p↑) così da fare innalzare pure PM; tramite aiuti (a fondo perduto o a credito agevolato) in modo da finanziare gli investimenti nelle aziende agricole; eseguendo una supervalutazione dell’usato in caso di rottamazione di macchinari così da alzare Pr; finanziando la ricerca così da far aumentare la produttività delle risorse e fare innalzare PM ecc.

Come abbiamo appena visto, in caso di riduzioni di prezzo, l’offerta è rigida per via di barriere all’uscita; al contrario, se si hanno degli aumenti iniziali di prezzo (e non PM —>PM —>PM1), notiamo che l’offerta è un po’...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matteop97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'Impresa Agroalimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Marescotti Andrea.
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