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Agroalimentare: le fonti di informazione in agricoltura

Esistono numerose fonti di informazione, e non tutte hanno la stessa autorevolezza. È dunque importante sapere distinguere le diverse tipologie. Alcune macro-categorie di fonti:

Fonti di informazione

  • Generalista: fonti che si rivolgono ad un pubblico ampio che non ha una conoscenza previa ampia e specifica della tematica trattata; si parla di quotidiani, settimanali e televisioni.
  • Statistiche ufficiali: categoria che raccoglie fonti di natura molto diversa: rilevazioni universali (censimenti), campionarie, episodiche.
  • Specializzata: si rivolge ad un segmento di pubblico con caratteristiche omogenee (imprese, consumatori); giornali, siti web di organizzazioni professionali agricole, siti web di organizzazioni portatrici di interesse generale.
  • Scientifiche: fonti più imparziali, ad esempio riviste scientifiche con taglio divulgativo, caratterizzate da:
    • Indipendenza: non legata ad interessi economici di nessuna parte.
    • Metodo scientifico.
    • Vaglio basato su peer review: revisione tra pari, ovvero ricercatori esperti nella materia trattata dall’articolo.

Modulo 1 – Processi agricoli e organizzazione delle imprese agricole e agroindustriali

Evoluzione strutturale dell'agricoltura

Le trasformazioni del settore agricolo e dell’azienda agricola:

Evoluzione strutturale

  • Riguarda una visione di medio-lungo periodo, focalizza l’attenzione sui fattori fissi e sulla tecnologia.
  • Evoluzione congiunturale: chiave di lettura di breve periodo.

Principali categorie di determinanti

Le principali categorie di determinanti dell’evoluzione strutturale del settore agricolo sono:

  • Dotazione e caratteri dei fattori della produzione:
    • Terra "nuda": superfici coltivate e fertilità naturale (T).
    • Altre risorse naturali (R): in particolare acqua.
    • Lavoro (L): numero degli occupati, stagionalità, qualità del lavoro, quantità di lavoro effettivamente erogata.
    • Capitale fisico (K): miglioramenti fondiari (terrazzamenti, opere irrigue), edifici, bestiame macchine e attrezzature.
    • Capitale circolante (C).
  • Bisogna poi distinguere tra fattori acquistati (a) e fattori autoprodotti in azienda (p).
  • Progresso tecnico (PT): assume i connotati dell’innovazione, ci sono almeno quattro categorie di innovazioni che impattano in maniera diversa:
    • Metodiche produttive.
    • Genetica: nuove varietà e razze.
    • Meccanica.
    • Chimica.
  • Istituzioni (I): regole di comportamento generalmente adottate e relativi apparati di supporto:
    • Diritti di proprietà sulla terra.
    • Distribuzione della proprietà.
    • Tipo di contratti.
    • Mercati e regole del loro funzionamento.
    • Cooperazioni tra imprese, altre forme di organizzazione economica.
    • Politiche per l’agricoltura, per i mercati agricoli, per gli alimenti.
  • Destinazione della produzione (Y):
    • Autoconsumo (Yc).
    • Mercato (Ym): locale, nazionale, mondiale.

L'evoluzione è caratterizzata da 4 grandi passaggi

  1. Azienda agricola "autonoma": micro-unità di produzione che mirano al sostenimento della famiglia, tipico delle società in cui si vive di agricoltura.
    • Autonomia rispetto al mercato: prevalente soddisfacimento dell’alimentazione della famiglia agricola (il rapporto Yc/Y è molto elevato).
    • Autonomia rispetto al fabbisogno di lavoro (La nullo; Lp elevato alta natalità).
    • Autonomia rispetto agli altri fattori produttivi (Ka e Ca molto bassi).
    • L/K e L/C elevati: ricetta produttiva molto intensiva in lavoro.
    • K/T e C/T bassi: bassa intensità di fattori rispetto alla terra.
    • Progresso tecnico (PT) quasi del tutto assente, ad esclusione delle metodiche produttive.
    • Istituzioni molto deboli.
    • Assenza di politiche organiche.
  2. Azienda agricola inserita nel sistema territoriale locale:
    • Interruzione del legame tra famiglia e azienda: parte della disponibilità di lavoro della famiglia viene immesso sul mercato del lavoro, aumento del ricordo a prestazioni lavorative extrafamiliari (La cresce; Lp si riduce).
    • Orientamento maggiore al mercato dei prodotti (Ym/Y cresce): si pensa a vendere il prodotto.
    • Persiste l’isolamento rispetto ai mercati “a monte”: auto-soddisfacimento di larga parte del fabbisogno di fattori produttivi (Ka e Ca molto bassi; Ka/K e Ca/C bassi).
    • Progresso tecnico si sviluppa, legato soprattutto alle prime innovazioni meccaniche: (K+C)/L comincia a crescere.
    • Le istituzioni si sviluppano, soprattutto di tipo locale.
    • Politiche nazionali per l’aumento delle terre coltivate (T cresce) e per infrastrutture fondiarie.
  3. Azienda agricola "industrializzata": inserita nel sistema agro-industriale globale.
    • Intensificazione degli scambi di prodotti, il sistema dei prezzi guida le scelte: Yc si annulla, si vende solo per il mercato e spesso sono aziende a monocoltura.
    • Intensificazione degli scambi di fattori, separazione progressiva tra coltivazione e allevamento (Ka e Ca crescono enormemente).
    • Riduzione del lavoro, cambia la ricetta produttiva: L/K si riduce molto.
    • Forte aumento della produttività: Y/L cresce molto, Y/T.
    • Le terre coltivate si riducono o restano stabili (T).
    • Esternamente all’agricoltura: sviluppo di settori specializzati nella trasformazione e nella produzione di mezzi tecnici e meccanici.
    • Sviluppo di istituzioni dedicate, anche su scala globale (politiche agricole nazionali e globali).
    • Impatti sulle risorse naturali (la qualità di R si riduce).
    • Avvento di macchine agricole acquistabili quasi dalla totalità dei soggetti, le aziende cominciano anche a comprare prodotti (concime, soia) da paesi esteri.
  4. Azienda agricola multifunzionale: modello meno intensivo e meno specializzato; si cerca di riprodurre in parte i fattori produttivi da impiegare.
    • Per l’agricoltura: si riduce l’intensità (K+C)/T e (K+C)/L diminuiscono.
    • Ca torna in parte a crescere: maggiore autonomia dai settori a monte.
    • Innovazioni volte soprattutto alla estensione delle tipologie di attività svolte.
    • Cambiano (in parte) criteri e logiche operative delle aziende: da economie di scala (dimensione) a economie di scopo.
    • Il lavoro in parte si deve "riconvertire".
    • Si affermano nuove istituzioni (importanza del livello locale).
    • Si assiste a un ri-orientamento delle politiche: l’agricoltura è vista non solo come produttore di cibo ma anche di servizi e nuovi tipi di beni.

Interazioni tra modelli di produzione e di consumo

Modello di produzione agricola: modalità con cui sono organizzate e svolte le attività inerenti il processo produttivo agricolo. Principali fenomeni propri della fase di industrializzazione:

  • Meccanizzazione delle operazioni colturali e di allevamento.
  • Intensificazione: aumento dell’intensità di input, in particolare aumento della dipendenza all’energia fossile: combustibili ma anche mezzi tecnici (agrochimica).
  • Industrializzazione delle attività laddove è possibile: abbandono del modello “artigianale”, adozione del modello “di fabbrica” per il conseguimento di economie di scala.
  • Specializzazione degli ordinamenti produttivi: concentrazione su poche coltura, o una sola.
  • Concentrazione: si evolve la struttura del settore, con:
    • Riduzione della numerosità delle imprese e variazione della distribuzione per classi di ampiezza.
    • Redistribuzione territoriale verso zone più fertili, etc.
  • Disattivazione/destrutturazione delle aziende: abbandono di attività produttive e/o di fasi del processo produttivo, quali:
    • Attività di autoapprovvigionamento di fattori.
    • Attività di lavorazione terreni (→ contoterzismo passivo).
    • Attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti.

Ne conseguono:

  • Una perdita di importanza diretta dell’agricoltura nel sistema economico (occupazione, PIL);
  • Lo sviluppo di attività a monte e valle dell’agricoltura.

Concetti di sistema e settore

  • Settore: insieme di imprese che svolgono attività e processi di produzione simili (fase tecnologica separabile) rappresenta una scomposizione del SAA in senso orizzontale (settore agricolo, industria alimentare, distribuzione, ecc.).
  • Sistema agro-alimentare: definito come insieme di attività che, all'interno di una data realtà socio-territoriale ed in un determinato momento storico, concorrono al soddisfacimento della funzione di alimentazione. Comprende l’insieme delle attività di produzione e distribuzione dei prodotti agro-alimentari fino al consumatore finale. Esprime una centralità del consumo alimentare (Malassis, 1978).
  • Sistema agroindustriale (o agribusiness): più generale rispetto al SAA. Comprende non solo le attività destinate alla produzione di alimenti (food system) ma anche quelle che utilizzano materie prime agricole per produzioni non alimentari (fiber system). Pone il settore agricolo alla base e analizza i fenomeni di modernizzazione/industrializzazione (Davis e Goldberg, 1957).

I problemi del settore agricolo

Sottoremunerazione dei fattori produttivi: le risorse (fattori di produzione) impiegate nelle attività agricole hanno un rendimento inferiore rispetto ad usi alternativi.

  • Rigidità dell’offerta rispetto al prezzo nel breve periodo: la produzione agricola nel breve periodo reagisce poco anche di fronte a forti aumenti o riduzioni dei prezzi di mercato.
  • I fattori impiegati in agricoltura sono poco mobili tra un settore e l’altro anche nel medio periodo difficoltà di aggiustamento strutturale.

Per “risolvere“ questi problemi dell’agricoltura interviene lo Stato, le politiche agricole sono politiche molto rilevanti. L’alimentazione è infatti centrale per il benessere delle persone e al contempo si attuano queste politiche per mantenere un’autonomia rispetto alle importazioni, per non dipendere troppo dall’estero.

L’attività agricola e l’imprenditore agricolo

Il nostro ordinamento giuridico, come molti altri, distingue l’imprenditore agricolo dall’imprenditore commerciale «ordinario». Questa distinzione è dovuta alle particolarità dell’attività agricola:

  • Gestione più semplificata;
  • Natura spesso familiare;
  • Forte esposizione al rischio.

In talune condizioni l’imprenditore agricolo è considerato «piccolo imprenditore»:

Art. 2083: Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

Particolarità dell’imprenditore agricolo

L’imprenditore agricolo è esonerato da alcuni obblighi gravanti sull’imprenditore commerciale:

  • Tenuta delle scritture contabili;
  • Assoggettamento al fallimento ed alle procedure concorsuali.

Inoltre, l’imprenditore agricolo è stato, e in parte è tuttora, soggetto ad una legislazione speciale (nazionale e comunitaria) attraverso incentivi e agevolazioni volte a promuovere lo sviluppo di tale settore, ad esempio:

  • Procedure semplificate;
  • Trattamento fiscale speciale;
  • Regimi di aiuto agli investimenti (sostegno pubblico).

Precedente definizione: Art.2135 cod. civ.(anno 1942) “È imprenditore agricolo chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse. Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura.”

Nuova definizione: Art.1 del D.Lg. 18-5-2001 n.228 “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo”

1. L'articolo 2135 del Codice civile è sostituito dal seguente: "E' imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge".

Le attività agricole essenziali

In entrambe le formulazioni è previsto lo svolgimento un insieme di attività classificabili come «essenzialmente agricole»:

  • Coltivazione del fondo;
  • Allevamento;
  • Silvicoltura (coltura del bosco per ricavarne i relativi prodotti).

Queste attività hanno natura agricola sul piano sostanziale, e senza che esista almeno una di esse (non necessariamente tutte e tre) non si può parlare di imprese agricola, ed ovviamente neppure di attività connesse a quella agricola. L'elemento soggettivo non ha invece rilievo: possono essere imprenditori agricoli sia le persone fisiche, che le società di persone o di capitali e gli enti, che svolgono con fini di lucro attività di natura agricola. Non sono imprenditori agricoli coloro che esercitano la coltivazione del terreno o l'allevamento degli animali ai fini dell'autoconsumo si parla di conduttori agricoli.

Le attività essenzialmente agricole sono state ampliate dalla nuova formulazione dell’art.2135 del 2001, tenuto conto anche del forte progresso tecnologico che ha interessato l’attività agricola dal dopoguerra ad oggi.

Ampliamento delle attività "essenziali"

Le attività essenzialmente agricole vengono ampliate dalla nuova formulazione:

  • Da «allevamento di bestiame» (bovini, ovini, suini, avicoli…) ad «allevamento di animali» (lombrichi, chiocciole, api, animali domestici, da pelliccia …).

Il legame con la terra (il «fondo») o con il bosco può anche solo essere potenziale:

  • L'attività di allevamento non deve più riferirsi solo ad animali nati in azienda alla cui alimentazione si provveda con mangimi ottenuti sul fondo separazione definitiva tra coltivazione ed allevamento: allevamenti «in batteria»;
  • Anche le coltivazioni «senza terra» sono considerate come agricoltura: funghi, coltivazioni idroponiche …

L’attività di coltivazione, allevamento o silvicoltura deve essere diretta alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico, o anche soltanto di una fase necessaria del ciclo stesso: è stato adottato un criterio di tipo biologico: si prevede la scomponibilità piena del processo produttivo, purché rimanga collegato ad una attività di tipo biologico, incentrata cioè sulla gestione di organismi viventi (piante o animali).

Il ciclo biologico può riguardare anche le acque dolci, salmastre o marine:

  • È imprenditore agricolo chi esercita un'attività diretta alla cattura ed alla raccolta di organismi acquatici in ambienti marini salmastri e dolci (acquacoltura);
  • Chi esercita l'attività di pesca in maniera professionale (imprenditore ittico) è equiparato all'imprenditore agricolo ex art. 2 l. 10\05\2005 n. 226 modificato dal d.lgs. 26\05\2004 n. 154.

Le attività "connesse"

Le attività connesse sono attività «collegate» a quella agricola, svolte dallo stesso imprenditore che svolge le attività agricole essenziali. Si tratta di attività oggettivamente commerciali, ma che diventano agricole per legge grazie alla connessione con quella agricola:

  • Ad es. chi produce olio e formaggi è un industriale (impresa commerciale), chi ha un negozio di frutta e verdura è un commerciante.
  • Se un viticoltore produce vino resta imprenditore agricolo; mentre un viticoltore che produce formaggio è un industriale (per la parte della produzione di formaggio).

La connessione deve essere a due livelli:

  • Soggettiva, poiché le attività connesse devono essere svolte da chi è già imprenditore agricolo.
  • Oggettiva, poiché vi deve essere un legame tra l'attività connessa e quella agricola; tale collegamento può passare alternativamente:
    • Dai prodotti ottenuti (es. la loro trasformazione).
    • Dai fattori (attrezzature o altre risorse) usati per la produzione agricola.

Fino al 2001:

  • Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura.

Dal 2001:

  • Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali.
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher a.l.99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'Impresa Agroalimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Belletti Giovanni.
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