Iniquità distributiva a livello globale
L'iniquità distributiva a livello globale (between countries) è in calo, grazie alla forte crescita del reddito pro-capite di paesi emergenti che pesano molto per via della dimensione della loro popolazione, come India e Cina. VERO. Se si eliminano dal computo paesi come India e Cina l'iniquità distributiva cresce. Questo ci fa capire come quando i paesi sono ponderati per la dimensione della popolazione si rileva la tendenza verso una riduzione dell'iniquità. In assenza di ponderazione tale tendenza svanisce.
Un indicatore del grado di iniquità è l'indice di Gini: quando tutto il mondo viene preso mettendo insieme i paesi a prescindere da qual è il peso del paese, in questo caso si può notare che l'indice di Gini aumenta (l'iniquità aumenta). Quando si ponderano dei dati che si riferiscono al reddito pro-capite rilevato all'interno dei paesi, per la dimensione della popolazione di ciascun stato, l'indice di Gini diminuisce, quindi l'iniquità diminuisce. Tale effetto è causato dalla Cina e dall'India, quest'ultimi due paesi hanno una popolazione molto elevata, quindi hanno un peso rilevante nell'andamento dell'indice. Negli ultimi anni vi è stata un'elevata crescita in India e in Cina, quindi quest'ultime hanno subito un forte aumento del reddito pro-capite che implica una forte diminuzione delle iniquità qualora si considerano nella ponderazione. Se si tolgono questi due paesi dall'indicatore, l'iniquità ritorna a crescere.
Iniquità distributiva: between e within countries
- L'iniquità distributiva between countries;
- L'iniquità distributiva within countries.
La disuguaglianza tra paesi sta diminuendo, tuttavia man mano che diminuisce tale disuguaglianza, aumenta quella all'interno dei paesi, si tratta del classico caso cinese; infatti in Cina c'è una crescita pari quasi al 7%, ma tale crescita è disomogenea, non solo tra le diverse regioni che costituiscono la Cina, ma anche tra i diversi soggetti che costituiscono la popolazione cinese. Il rapporto tra paese più ricco e paese più povero è passato da 2/1 agli albori della rivoluzione industriale a 80/1 nel 2012; e ciò evidenzia una crescita della divergenza nonostante la presenza di paesi emergenti che stanno continuando a crescere.
Performance di crescita delle economie emergenti
Il grafico che trovate riprodotto illustra il legame esistente tra condizioni iniziali (reddito pro-capite rilevato nel 1960) e performance di crescita registrata in un periodo successivo (tasso medio annuo di crescita nel periodo 1960-2000). Quali sono – tra i tanti – i risultati che possono essere messi in evidenza con riferimento alla performance di crescita sperimentata da diverse economie emergenti?
Ciascuno di questi punti identifica la condizione iniziale di questi paesi; ad esempio il Taiwan aveva all'inizio del 1960 un PIL pro-capite tra 8 e 9, e sperimenta nei 40 anni successivi un tasso medio annuo di crescita del PIL pari al 6%. Gli USA nel 1960 hanno un PIL pro-capite tra 10 e 11, e ottengono nei 40 anni successivi un tasso medio di crescita di poco superiore al 2%.
La nuvola di punti non è concentrata lungo una particolare direzione, ovvero non è né concentrata lungo una retta posizionata in direzione crescente, ma neanche in posizione decrescente. Vi è quindi una dispersione abbastanza elevata che sembra non far emergere alcuna relazione precisa tra i redditi inizialmente percepiti dai lavoratori e il successivo tasso di crescita. Vi è un filone di letteratura che aveva lasciato intuire che era possibile identificare una relazione negativa tra le condizioni iniziali economiche di un paese e il suo successivo tasso di crescita (sviluppo successivo); si supponeva quindi che chi fosse già ricco nel 1960 (ad esempio gli USA) avrebbe dovuto avere negli anni successivi (dal 60 al 2000) un tasso di crescita modesto, mentre chi non fosse stato molto ricco (ad esempio la Cina) avrebbe dovuto avere una crescita molto elevata. Se ciò fosse vero, il grafico precedente dovrebbe far evidenziare una nuvola di punti che si addensano maggiormente lungo una retta con inclinazione negativa, ma ciò (come si può notare nel grafico) non è necessariamente vero.
Il grafico quindi mostra come non ci sia una relazione tra il livello iniziale di reddito pro-capite e il tasso di crescita del reddito pro-capite nel periodo successivo (1960-2000). Alcuni paesi come Taiwan e Cina esprimono correlazione negativa, confermando l'ipotesi secondo cui i paesi inizialmente più poveri crescono di più sfruttando i vantaggi dell'arretratezza. Altri paesi invece come Burundi e Madagascar mostrano l'assenza di tale correlazione. Benchè poveri, hanno registrato successivamente crescita nulla o negativa.
Il grafico illustra la tendenza alle rincorse, sorpassi e cadute e attraverso lo stesso si dimostra l'assenza di convergenza "non condizionale" (β convergence). Se concentriamo l'attenzione su un sottoinsieme di paesi che possono essere considerati simili per la presenza di alcuni condizioni strutturali (ad esempio i paesi dell'OECD), si osserva che la correlazione negativa tra le condizioni iniziali di reddito pro-capite e le successive performance di crescita è rispettata. Si dimostra quindi, la convergenza condizionale, perciò chi è più ricco nel 60 cresce meno nel periodo che va dal 60 al 2000 e viceversa.
Dunque la crescita ha un legame con le condizioni iniziali se i paesi sono simili sotto il punto di vista di politiche, capitale umano, istituzioni e tasso di investimento. Possiamo costruire un triangolo avente come vertice gli USA, in questo modo possiamo notare che se siamo sufficientemente vicini alla frontiera della tecnologia (gli USA), le performance che si vengono a registrare tendono ad essere poco variabili; mentre man mano che ci allontaniamo la performance negli anni successivi tende ad essere molto più variabile.
Dunque il grafico mostra anche come la variabilità delle performance di crescita aumenti al crescere della distanza dalla frontiera tecnologica. Vi è una crescita contenuta quando i paesi inizialmente non sono troppo distanti dalla frontiera, e una crescita elevata quando inizialmente i paesi sono molto distanti dalla frontiera (Thailandia e Madagascar). La convergenza verso la frontiera non è un processo automatico, ma è condizionato da specifiche politiche e assetti istituzionali diverse da paese a paese.
In aggiunta si può anche fare riferimento al modello di Solow come teoria dei tassi di crescita relativi.
Andamento del tasso di crescita del PIL mondiale pro-capite
Nel seguente grafico viene presentato l'andamento del tasso di crescita del PIL mondiale pro-capite, tenendo conto del contributo fornito dalle economie avanzate e da quelle emergenti. Commentate la diversa performance registrata dalle economie emergenti rispetto a quelle avanzate dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale. Questo grafico illustra il tasso di crescita del PIL pro capite registrato dalle economie avanzate (segmento blu) e dalle economie emergenti (segmento verde) a partire dagli anni '90 al 2010. I paesi emergenti hanno risentito meno rispetto ai paesi avanzati della crisi, addirittura nel 2009, anno in cui si raccoglievano i frutti negativi della crisi, i paesi emergenti a differenza di quelli avanzati registrano un tasso di crescita del PIL ancora positivo.
Anche dopo la fase più acuta della crisi, l'area dei paesi emergenti continua a crescere più dei paesi avanzati e ciò determina il prolungamento del processo di shifting wealth, ovvero lo spostamento della ricchezza e di quote di PIL paesi sviluppati ai paesi emergenti. Tuttavia pur continuando a crescere di più rispetto alle economie avanzate anche le economie emergenti hanno iniziato a patire una fase di rallentamento; il rallentamento in corso ritarda il momento in cui la maggior parte dei paesi a medio reddito (MIDDLE INCOME COUNTRIES) raggiungerà il livello del reddito medio dell'area OCSE. La velocità di questo processo di convergenza dipenderà in modo quasi cruciale dalle performance di crescita dei BRIICS (Brasile, Russia, India, Indonesia, Cina, Sudafrica), per via della loro maggior dimensione – economica e demografica – e della loro interdipendenza con altre economie PVS&EMs.
Il peso dei BRIICS sta crescendo in quanto hanno aumentato:
- La quota delle importazioni e esportazioni mondiali;
- La quota di flussi di IDE: vi è attrazione dei capitali esteri, che entrano in queste economie sotto forma di investimenti diretti esteri, quest'ultimi sono una forma di mobilità di capitale che veicola non solo risorse finanziarie, ma anche capitale fisico e tecnologia. Tali investimenti sono molto importanti dal punto di vista della crescita. Ciò ci permette di affermare che tali paesi sono considerati molto attraenti, infatti sempre più spesso le multinazionali sono disposte ad investire nei paesi emergenti. Inoltre i paesi emergenti hanno una quota rilevante di investimenti diretti esteri verso l'estero, e ciò è dovuto al fatto che le multinazionali che hanno sede nelle economie emergenti e da lì effettuano investimenti diretti esteri in altri paesi e non solo in altri paesi emergenti ma anche in economie avanzate.
Ciò permette di affermare che le economie emergenti hanno accresciuto il loro grado di interdipendenza con il resto del mondo.
Rallentamento del tasso di crescita nei paesi emergenti
Perché è così preoccupante il rallentamento del tasso di crescita dei paesi emergenti? In generale il rallentamento è associato ad una crisi, ad esempio nel '95 è collegato alla crisi del Messico ("Tequila crisis") e via dicendo (crisi asiatica, Lehman Bros, ecc). Tuttavia il rallentamento dei paesi emergenti che sta avvenendo in questo momento non è riconducibile ad una specifica crisi, quindi a cosa è collegato il rallentamento che è in atto in questo momento?
Attualmente le economie emergenti stanno sperimentando un tasso di crescita inferiore del 3% al livello toccato nel 2010, nonostante l'assenza di un importante episodio di crisi. Due terzi di questo rallentamento sono da ascrivere alle peggiori performance di Brasile, Cina e India.
Il rallentamento può essere dovuto a:
- Fenomeni temporanei dovuti al dispiegarsi del ciclo.
- Fenomeni strutturali dovuti ad un calo del tasso di crescita potenziale di lungo periodo.
Fatti stilizzati del processo di crescita delle economie emergenti
La crescita è un processo frutto di rincorse, sorpassi e cadute dovuti a processi di convergenza e divergenza; la convergenza si manifesta quando si tende a raggiungere un certo livello di equilibrio mentre la divergenza si ha con il processo opposto. Questi processi si manifestano con intensità diversa non solo tra gli Stati (between countries) ma anche al loro interno (within country), ad esempio in Cina i paesi lungo la costa sono più sviluppati di quelli interni. Da ciò è possibile affermare che vi sono forti disuguaglianze nella distribuzione del reddito sia tra i paesi del mondo, ma anche all'interno di ciascun paese.
Si evidenzia una lunga fase di quasi "stagnazione" fino al 1700 (periodo della rivoluzione industriale), momento in cui si ebbe l'inizio della crescita. La crescita è andata accelerando nel tempo e gli ultimi paesi protagonisti di tale accelerazione sono la Corea e la Cina, la prima è un paese emergente sui generis, poiché è emergente dal punto di vista dei tassi di crescita (che ancora tuttora registra) ma non è più emergente, in quanto può essere considerata avanzata, dal punto di vista del livello di reddito pro-capite. La crescita è eterogenea tra le varie aree, e le aree avanzate crescono sempre meno. La crescita è inoltre, eterogenea tra i paesi.
Studi dimostrano come l'iniquità distributiva a livello globale (between countries) è in calo grazie alla forte crescita del reddito pro-capite di paesi che pesano molto per via della dimensione della loro popolazione, come India e Cina. Se si eliminano dal computo India e Cina, l'iniquità distributiva cresce. Un indicatore di iniquità è l'indice di Gini in cui: se tutto il mondo viene preso mettendo insieme i paesi a prescindere da qual è il peso del paese, l'indice di Gini aumenta (l'iniquità aumenta). Quando si ponderano dei dati che si riferiscono al reddito pro-capite rilevato all'interno dei paesi, per la dimensione della popolazione di ciascun stato, l'indice di Gini diminuisce, quindi l'iniquità diminuisce.
Tale effetto è causato dalla Cina e dall'India, quest'ultimi due paesi hanno una popolazione molto elevata, quindi hanno un peso rilevante nell'andamento dell'indice. Negli ultimi anni vi è stata un'elevata crescita in India e in Cina, quindi quest'ultime hanno subito un forte aumento del reddito pro-capite che implica una forte diminuzione delle iniquità qualora si considerano nella ponderazione. Se si tolgono questi due paesi dall'indicatore, l'iniquità ritorna a crescere.
L'iniquità nella distribuzione del reddito mondiale può essere misurata scomponendo l'indicatore calcolato in due fattori:
- L'iniquità distributiva between countries;
- L'iniquità distributiva within countries.
La disuguaglianza tra paesi sta diminuendo, tuttavia man mano che diminuisce tale disuguaglianza, aumenta quella all'interno dei paesi, si tratta del classico caso cinese; infatti in Cina c'è una crescita pari quasi al 7%, ma tale crescita è disomogenea, non solo tra le diverse regioni che costituiscono la Cina, ma anche tra i diversi soggetti che costituiscono la popolazione cinese. Il rapporto tra paese più ricco e paese più povero è passato da 2/1 agli albori della rivoluzione industriale a 80/1 nel 2012; e ciò evidenzia una crescita della divergenza nonostante la presenza di paesi emergenti che stanno continuando a crescere.
La crescita non ha un chiaro legame con le condizioni iniziali. Ad esempio il Taiwan aveva all'inizio del 1960 un PIL pro-capite tra 8 e 9, e sperimenta nei 40 anni successivi un tasso medio annuo di crescita del PIL pari al 6%. Gli USA nel 1960 hanno un PIL pro-capite tra 10 e 11, e ottengono nei 40 anni successivi un tasso medio di crescita di poco superiore al 2%. Vi è quindi una dispersione abbastanza elevata che sembra non far emergere alcuna relazione precisa tra i redditi inizialmente percepiti dai lavoratori e il successivo tasso di crescita.
Vi è un filone di letteratura che aveva lasciato intuire che era possibile identificare una relazione negativa tra le condizioni iniziali economiche di un paese e il suo successivo tasso di crescita (sviluppo successivo); si supponeva quindi che chi fosse già ricco nel 1960 (ad esempio gli USA) avrebbe dovuto avere negli anni successivi (dal 60 al 2000) un tasso di crescita modesto, mentre chi non fosse stato molto ricco (ad esempio la Cina) avrebbe dovuto avere una crescita molto elevata. Se ciò fosse vero il grafico precedente dovrebbe far evidenziare una nuvola di punti che si addensano maggiormente lungo una retta con inclinazione negativa, ma ciò (come si può notare nel grafico) non è necessariamente vero. Infatti altri paesi (Burundi, Madagascar) mostrano l'assenza di una correlazione negativa tra livello iniziale di reddito pro-capite (1960) e tasso di crescita del reddito pro-capite nel periodo 60-00; infatti benché inizialmente poveri, hanno registrato successivamente crescita nulla o negativa. Si dimostra quindi l'assenza di convergenza "non condizionale" (β convergence): la crescita non ha un chiaro legame con le condizioni iniziali.
Si studiano anche i legami con la frontiera tecnologica: se siamo sufficientemente vicini alla frontiera della tecnologia (gli USA), le performance che si vengono a registrare tendono ad essere poco variabili; mentre man mano che ci allontaniamo la performance negli anni successivi tende ad essere molto più variabile. La convergenza verso la frontiera è un fenomeno tutt'altro che automatico. Si tratta di un processo condizionato da politiche e assetti istituzionali che sono diverse tra paesi e paesi. Se concentriamo l'attenzione su un sottoinsieme di paesi che possono essere considerati simili per la presenza di alcune condizioni strutturali (ad esempio i paesi dell'OECD), si osserva che la correlazione negativa tra le condizioni iniziali e le successive performance è rispettata. I paesi possono essere considerati simili per una serie di caratteristiche osservabili: le istituzioni, le politiche, il capitale umano e il tasso di investimento. Si dimostra quindi, la convergenza condizionale, perciò chi è più ricco nel 60 cresce meno nel periodo che va dal 60 al 2000 e viceversa.
La convergenza è sostenuta da politiche che spingono verso un cambiamento strutturale caratterizzato da:
- Diversificazione produttiva
- Riallocazione settoriale delle risorse dai settori meno produttivi a quelli più produttivi.
I mercati emergenti sono sempre esistiti ma hanno questo nome dagli anni '80. Antoine van Agtmael ha coniato tale termine per individuare i paesi a forte crescita che potevano attirare l'attenzione degli operatori dei principali mercati finanziari. Tale definizione suscitò immediatamente l'interesse dei mercati dei capitali perché riusciva a catturare gli interessi degli investitori e quindi riusciva ad essere associata ad una nuova asset class.
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Economia dei mercati emergenti
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Economia politica