UNIVERSITA’ DEGLI STUDI BARI
Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Sociale, Istituzionale e Politica
Esame di
Economia dei media
CAROSELLO IERI…CAROSELLO OGGI
Com’è cambiata la pubblicità italiana
Anno Accademico 2005/2006
INDICE
Introduzione
CAPITOLO 1
DALLA NASCITA ALLA MORTE DI CAROSELLO
1.1 Come nasce Carosello: l’Italia scopre la pubblicità…………….……...pag. 1
1.2 Breve cronologia della pubblicità italiana nel ventennio 1957-1977…...…...5
1.3 Generi, funzioni di Carosello e palinsesto degli anni ’50………..….………8
1.4 La riforma Rai del 1975: verso la morte di Carosello………………….….11
1.5 “Addio Carosello” tra lacrime e critiche………………………………...…14
CAPITOLO 2
VICENDE, SPOT E PERSONAGGI
2.1 I personaggi del Carosello……………………………….…………………20
2.1.1 Attori e registi…………………………………….…………………20
2.1.2 La pubblicità animata……………………………………………….24
2.1.3 Carmencita e Caballero……………………………………………..30
2.1.4 Calimero……………………………………………………………33
2.1.5 Personaggi di spot “fatti in casa”…………………………………...35
2.2 L’Italia unita ancora dal carosello…………….……………………………37
CAPITOLO 3
EFFETTI SOCIOLOGICI DEL CAROSELLO E L’INFLUENZA
DELLA COMUNICAZIONE SUL CONSUMATORE
3.1 Carosello, specchio dell’italianità………………………………………….43
3.2 Il contesto televisivo e sociale in cui nasceva Carosello…………………..46
3.3 Il sogno del consumo………………………………………………………49
3.3.1 I prodotti pubblicizzati……………………………………………...49
3.4 Il target: prima i bambini…poi le mamme…………………………………53
3.5 La donna nella pubblicità del Carosello…………………………………...56
3.6 Il ruolo della comunicazione……………………………………………….58
3.6.1 Il processo di persuasione della pubblicità………………………….62
CAPITOLO 4
IL CAROSELLO OGGI. COME E’ CAMBIATA LA PUBBLICITA’
4.1 Il ritardo della pubblicità italiana…………………………………………..65
4.2 Dopo Carosello…………………….……………………………………….67
4.3 La pubblicità oggi…………………………………………………………..69
4.4 Come cambia lo spot……………………………………………………….71
4.6 La pubblicità nei nuovi media………………………………………..…….74
4.7 Come cambia il ruolo dello spettatore………………………………….…..76
4.8 Il target……………………………………………………………………...78
4.9 La donna nella pubblicità di oggi…………………………………………..80
Bibliografia INTRODUZIONE
Per chi giovane non lo è più, parlare di Carosello significa semplicemente
rivivere quelle uniche emozioni che hanno deliziato e fatto sognare milioni di
italiani, un vero e proprio motore di fantasie e di desideri che sconvolsero le
abitudini televisive e sociali di tutti. Tuttavia Carosello non è solo questo.
Infatti, l’occasione contingente da cui nasce e si sviluppa il presente lavoro,
deriva dalla volontà di fornire uno sguardo sul panorama pubblicitario italiano
dalla comparsa della paleotelevisione nel 1957, fino all’attuale modello di
televisione commerciale e ai nuovi stili comunicativi.
In particolare, il primo capitolo è interamente dedicato alle dinamiche e alle
motivazioni che conducono l’azienda monopolistica Rai all’introduzione della
pubblicità. A tal fine, abbiamo ritenuto utile analizzare la nascita di Carosello, la
sua struttura legata agli aspetti censori della Sacis, i generi, il palinsesto e i
fattori che decretarono il successo del ventennale “teatrino pubblicitario”. Dopo
aver illustrato una breve cronologia della pubblicità italiana fino al 1977, il
capitolo prosegue con la Riforma Rai del 1975 che, unita ad altre cause socio-
economiche e politico-istituzionali, comincia ad avviare Carosello sulla strada
della sua fine e si conclude con la morte di Carosello “tra lacrime e critiche”.
Il secondo capitolo tratta di quelli che sono stati i personaggi “storici” del
Carosello, per il gradimento che il pubblico gli ha dato, per durata nel tempo e
per particolarità delle loro storie. Si tratta non solo di attori e registi che hanno
segnato questa “pietra miliare”, ma anche di imprenditori e titolari di aziende
che imposero i loro prodotti con i propri volti e di animazioni e cartoons nati su
commissione per la pubblicità che acquistarono vita autonoma, divenendo
testimonial delle serie animate. Infine, indaga sulle pubblicità odierne le cui
caratteristiche ci riportano alla serialità e al linguaggio della commedia italiana
tipica del Carosello.
Nel terzo capitolo si è proceduto ad una disamina degli aspetti socio-
psicologici relativi al Carosello e del ruolo della comunicazione, in grado di
esercitare un’influenza notevole sui consumatori e nell’immaginario collettivo.
Dal momento che Carosello sancisce l’avvento della società dei consumi, si è
giunti ad analizzare le variabili sociologiche relative al target, ai prodotti e alla
figura della donna nella pubblicità, sullo sfondo articolato e complesso del
contesto sociale e culturale dell’epoca.
Nella quarta ed ultima parte si è cercato di analizzare i motivi della fine di
Carosello e i cambiamenti successivi che hanno avuto luogo nel sistema
pubblicitario televisivo, in relazione anche al contesto sociale, culturale ed
economico. Non si può trascurare infatti, la riforma del sistema televisivo
italiano avvenuta nella seconda metà degli anni Settanta e la conseguente nascita
delle televisioni commerciali che hanno contribuito all’evoluzione del settore.
D’altra parte, il consumatore/spettatore non è più lo stesso degli anni
Cinquanta/Settanta, è sempre più esigente e competente, sono cambiati i gusti e
le mode. Non è più possibile parlare di un unico target, ovvero la famiglia al
completo che si riunisce per guardare Carosello, ma di un pubblico sempre più
differenziato e segmentato al proprio interno. Si è cercato, infine, in questo
percorso, di “attualizzare” il tema del Carosello toccando l’argomento del
rapporto tra pubblicità e nuovi media che ha aperto nuovi orizzonti di aspettative
e possibilità per la pubblicità.
Questo nostro lavoro, quindi, si propone non solo di analizzare la natura, la
storia, il funzionamento, i linguaggi, le strutture e le influenze di Carosello, ma
anche di affrontare, da un punto di vista critico, l’eredità che ha lasciato alla
pubblicità dei nostri tempi e gli elementi, invece, per i quali si discosta da essa.
Molti pubblicitari moderni e teorici della comunicazione parlano oggi di
una “sindrome di Carosello” come di una vera malattia italiana che consiste nel
non riuscire a staccarsi definitivamente dal suo modello pubblicitario; altri,
invece, sostengono che ha segnato non solo l’inizio di un fenomeno
commerciale di importanza primaria, ma anche una vera e propria rivoluzione
nel costume e nel linguaggio.
Al di là di ogni possibile critica, non si può negare che Carosello sia una
storia durata vent’anni e ancora viva nel ricordo di milioni di spettatori e nella
realtà attuale della pubblicità italiana. E’ un tempo perduto ma ancora presente.
CAPITOLO 1
DALLA NASCITA ALLA MORTE DI CAROSELLO
1.1 Come nasce Carosello: l’Italia scopre la pubblicità
Carosello nasce il 3 febbraio del 1957 sulla Televisione di Stato Italiana
alle ore 20,50, dopo il telegiornale: è il primo spazio televisivo dedicato alla
pubblicità nella forma di “teatrino”. Stimolo di novità, unito alla sua funzione
pedagogica e sociale, esso segna l’infanzia di tutti gli italiani del giorno d’oggi,
rivoluzionando le case ed entrando nell’immaginario fantastico di ogni
spettatore.
Il percorso compiuto dal servizio televisivo italiano prima di approdare
all’appuntamento serale del Carosello, ha come protagonista la grande impresa
monopolistica Rai la quale, a dominanza democristiana e saldamente finanziata
1
dall’IRI , il 10 aprile 1954 passa da Radio Audizioni Italia a Radiotelevisione
Italiana. Essa, non solo diventa una colossale fabbrica di merce di consumo, ma
un vero e proprio motore di sviluppo economico: si riduce il peso del settore
agricolo e cresce la quota della produzione industriale, il cui dinamismo modella
il mercato su una nuova tipologia di consumi di massa, dove l’offerta determina
in maniera sempre più decisiva la domanda.
Lo schema orario giornaliero e settimanale è un vero e proprio palinsesto:
la serata di prosa, il film, l’inchiesta, la rivista di varietà. Lo scopo della Rai è
quello di trovare una “via italiana” alla televisione, totalmente antitetica al
modello commerciale americano.
Tuttavia, ben presto, per far fronte agli ingenti costi di sviluppo ed
espansione della rete televisiva, la riscossione del canone Rai non è più
sufficiente. I dirigenti della Rai cominciano, quindi, a studiare le modalità con
1 Istituto per la Ricostruzione Industriale nato nel 1933. 1
cui offrire pubblicità esclusivamente come “spettacolo aggiunto” alle normali
2
trasmissioni, senza alterare la struttura della programmazione. 3
A tal fine la Rai il 4 giugno del 1955 fonda la SACIS , una società che
controlla i contenuti pubblicitari, produce le rubriche pubblicitarie, assembla i
comunicati realizzati dagli inserzionisti e completa il tutto con sigle di apertura e
4
chiusura e con stacchi tra un comunicato e l’altro. Invece, la SIPRA , altra
società consociata alla Rai, si preoccupa di vendere gli spazi pubblicitari agli
inserzionisti.
La SACIS, si pone come un vero e proprio organo censore stabilendo
regole rigorose e singolari, redatte nelle “Note per la realizzazione della
sia sulla durata dei cortometraggi, sia sui contenuti. In
pubblicità televisiva”,
particolare: ogni filmato è in bianco e nero e dura da 1 minuto e 45 secondi a 2
minuti e 15 secondi; di questo intervallo di tempo solo 35 secondi devono essere
dedicati alla pubblicità vera e propria (codino pubblicitario); il tempo rimanente
deve essere dedicato ad una scenetta, un balletto, un numero musicale, un
cartone animato, un filmato assolutamente staccato dal prodotto pubblicizzato e
privo di riferimenti a tematiche sessuali, di adulterio, di lusso e di odio di classe.
La censura, infatti, è ferrea e vieta l’uso di parole sconvenienti o allusive:
durante tutti gli spot di Carosello, ad esempio, non sono mai state usate parole
come “uccello” o “reggiseno” o ancora, una nota marca di lassativi, nel vantare
le qualità del proprio prodotto, non ha mai potuto utilizzare la frase “regola
l’intestino”, ma si è sempre dovuta mantenere sulla frase molto più casta “regola
l’organismo” per evitare il rischio, abbastanza reale, che qualcuno comprasse e
usasse il prodotto per una funzione diversa da quella cui era destinato.
2 Il 25 gennaio 1952, fu stipulata una norma della Convenzione che regolava i rapporti tra la Rai e il Ministero
delle Poste che ammetteva la possibilità di trasmissioni pubblicitarie, ma “contenute nelle forme più convenienti
per non recare pregiudizio alla bontà dei programmi” (art. 19).
3 Società per Azioni Commerciali Iniziative Spettacolo. Essa fu fondata con capitale misto tra SIPRA ed ERI
(Edizioni Radio Italiana).
4 Società Italiana Pubblicità per Azioni. Fondata il 9 aprile del 1926 a Torino con capitale ripartito tra URI
(Unione Radiofonica Italiana) e SIRAC (Società Italiana Pubblicità Radiofonica), ottenne subito la gestione della
pubblicità dell’URI. www.storiadellaradio.it 2
Una curiosità consiste nel fatto che fossero esclusi gli spot sulla biancheria
intima e nel fatto che, perfino il lessico che riguarda il corpo, fosse sottoposto ai
rigidi controlli della censura. Il corpo è al contempo totem e tabù della
pubblicità televisiva italiana: termini riconducibili a un campo semantico di
presunta sgradevolezza come ascelle, forfora o depilazione sono assolutamente
5 (meglio traspirazione) e lassativo (il Carosello di un
banditi, così come sudore
confetto con questa funzione deve ricorrere a un artificio retorico e accontentarsi
6
di proclamare: “Falqui: . Per non parlare dell’attributo
basta la parola!”)
vergine, bandito dagli schermi televisivi degli anni ‘50 e ‘60, anche se associato
a un olio d’oliva o a un marchio di pura lana.
Un giorno qualcuno ha addirittura un comunicato radio per un succo di
frutta, perché non si permetteva di dire “il buon sapore della natura”.
Così, fin quasi agli anni ‘80, la pubblicità lavora sul corpo (e attorno ad
esso) per eufemismi e perifrasi, allusioni e sineddoche. Non mostra, suggerisce.
Non visualizza, lascia immaginare.
Un ulteriore limite consiste negli alti costi di produzione: la SACIS impone
alle aziende l’obbligo dell’originalità, in quanto le scenette già andate in onda,
non potevano essere replicate. Per questo motivo le aziende propongono contesti
narrativi stabili e storie basate sullo sviluppo seriale, in modo da facilitare la
memorizzazione , da suscitare curiosità nello spettatore e da rendere Carosello
uno spettacolo il più eterogeneo possibile.
Riguardo la paternità più concreta di Carosello, gli studi successivi hanno
constatato che in realtà, questa rappresenta una questione controversa e che una
vera e propria “tempesta di cervelli” ha contribuito alla nascita del teatrino
pubblicitario: una decisione a più voci tra personale Rai, SACIS, SIPRA,
agenzie e case di produzione cinematografiche.
5 Marco Giusti, Frassinelli, Milano 2004
Il grande libro di Carosello: e adesso tutti a nanna,
6 Canova G., B. Mondatori, 2004
Dreams. I sogni degli italiani in 50 anni di pubblicità televisiva, 3
7
Il titolo del programma è stato inventato dal direttore generale della
SACIS, Marcello Severati, e richiama alla mente il celebre film musicale
“Carosello Napoletano”; la sigla visiva, un teatrino con celebri siparietti, è stata
prodotta da Luciano Emmer, un collaboratore artistico della Incom, un’agenzia
produttrice di documentari cinematografici e di pubblicità.
In venti anni complessivamente sono andate in onda più di 42.000 scenette,
fino all’1 gennaio 1977, anno della riforma radiotelevisiva e dell’avvento delle
televisioni commerciali. Il costo dello spazio per un carosello è di 1.500.000 lire
nel 1957 e di 6.800.000 lire nel 1977: il lavoro di Carosello equivale, infatti, alla
produzione di circa 80 film, ovvero il 75% della produzione cinematografica
8
italiana con un giro d’affari di circa 95 miliardi l’anno.
Il “fenomeno Carosello” ha rappresentato per vent’anni uno straordinario
contenitore di cultura, costume, linguaggio e creatività, un richiamo popolare a
cui nessuno si è sottratto e che ha segnato non solo gli esordi della pubblicità
italiana, ma anche la nascita di un valore vivo nella memoria dei nostri padri e
trasmesso di generazione in generazione.
7 Riguardo l’etimologia della parola, Carosello potrebbe derivare tanto dal nome di un gioco con la pal
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