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Economia degli intermediari finanziari - l'operatore familiare Appunti scolastici Premium

Appunti di Economia degli intermediari finanziari per il corso del professor Mazzù. Gli argomenti trattati sono: l’operatore famiglia: la "preistoria" del portafoglio, finanziario, i prestiti alle imprese, le passività verso le famiglie, i deposti bancari.

Esame di Economia degli intermediari finanziari docente Prof. S. Mazzù

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ESTRATTO DOCUMENTO

I trends del passato

addirittura raggiunto il 22,3%. Le famiglie consumatrici hanno accresciuto il

proprio indebitamento del 15,7% a fronte di un incremento del 18,9% nell’anno

precedente; il rallentamento, coerente con la decelerazione dei consumi di beni

durevoli e degli acquisti di abitazioni, ha interessato tutte le componenti dei

finanziamenti; particolarmente accentuato è stato, però, il ripiegamento del

credito al consumo, per effetto del ristagno negli acquisti di autovetture, che

rappresentano circa i due terzi dei finanziamenti erogati.

In rallentamento è risultato anche il credito alle famiglie produttrici, il cui

indebitamento si è accresciuto del 10,5 per cento, come risultato dell’11,3% del

credito bancario e di un brusco rallentamento dei prestiti degli istituti di credito

speciale.

Nel 1991 i portafogli delle famiglie e i finanziamenti d’impresa appaiono

ripartiti in modo più equilibrato tra i vari strumenti finanziari esistenti ed i

volumi dei flussi finanziari lordi in rapporto ad indicatori reali è più elevato di

quanto non risultasse in precedenza e rapidamente crescente. I dati

confermavano che la principale peculiarità del nostro sistema finanziario era la

scarsa rilevanza della borsa nella raccolta di capitale di rischio a favore degli

assetti proprietari d’impresa.

Il risparmio delle famiglie è leggermente diminuito in rapporto al PIL; con

riferimento al saldo tra attività e passività, il dato corretto per via dell’inflazione

rimane stabile al 7,9%.

Le acquisizioni nette di attività si sono accresciute di 14.000 mld rispetto

all’anno precedente, nonostante una diminuzione del tasso di crescita dall’

11,4% al 10,5%; la domanda di attività sull’estero, che riflette il processo di

adeguamento dei portafogli in seguito alla liberalizzazione valutaria, è stata la

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I trends del passato

componente più dinamica dell’attivo finanziario, con una crescita del 25,7%,

rappresentando il 3,2% della ricchezza finanziaria.

La quota dei titoli di stato sul flusso totale di attività si è ridotta del quasi

3%; in particolare, in contrazione di circa 10 punti percentuali sono risultati la

quota dei depositi a risparmio, dei certificati di deposito nonché quelle delle

azioni e partecipazioni; un aumento modesto è stato invece registrato dalla quota

delle attività liquide, depositi a vista e circolante. Tuttavia, la nuova metodologia

impiegata nel computo dei Conti finanziari ha implicato una sensibile revisione

verso l’alto del portafoglio di azioni e partecipazioni delle famiglie.

Le passività sono aumentate di 33.800 mld, con un tasso di crescita del

13,5%; come nel 1990, il ricorso a mutui ed altre forme di finanziamento a

medio-lungo termine è stato più ampio rispetto ai prestiti a breve termine,

cresciuti solo dell’11,2%.

Stranamente, il credito al consumo erogato da banche ed operatori

specializzati è stato tra le componenti meno dinamiche dell’anno analizzato.

Nel corso del ’92 è proseguita, accentuandosi, la flessione del risparmio

finanziario delle famiglie in atto da alcuni anni: in rapporto al PIL, la

diminuzione è stata di quasi 2 punti percentuali. Peraltro, correggendo il saldo

per tener conto delle variazioni del potere d’acquisto determinate dall’inflazione,

risulta confermato il peggioramento sia del saldo delle famiglie che del

disavanzo delle imprese. 27

I trends del passato

In particolare, il rallentamento del reddito disponibile, una serie di misure

fiscali dal carattere, una tantum e l’incertezza connessa alla crisi valutaria hanno

concorso a determinare una cospicua contrazione degli investimenti netti delle

famiglie in attività finanziarie. Le passività sono cresciute dell’8,3% contro il

13% dell’anno precedente. Vi è stata una sensibile ricomposizione del

portafoglio delle famiglie, dai depositi bancari ai titoli di Stato, in particolare

quelli a breve termine, e alle azioni. I depositi bancari hanno subito un

incremento inferiore rispetto al ’91; gli acquisti netti di titoli di Stato hanno

eguagliato gli 81.800 mld, a fronte di 69.600 mld dell’anno precedente. Il dato

complessivo è frutto di un aumento di 57.500 mld dei titoli a breve termine e

della restante parte per titoli a medio-lungo termine.

L’acquisizione di attività finanziarie sull’estero è stata molto ampia nei

primi nove mesi dell’anno, mentre nell’ultimo trimestre si è registrato un

decremento di 7.900 mld. Nonostante la fase negativa attraversata dalla Borsa,

investimenti in azioni e partecipazioni hanno registrato una ripresa.

La ricomposizione dei portafogli, pur risentendo anche di fattori

eccezionali, s’inscrive in una tendenza di lungo periodo che vede le famiglie

italiane rivolgere crescente attenzione agli strumenti finanziari non monetari.

Stime basate su una indagine dei bilanci delle famiglie condotta dalla Banca

d’Italia rilevano che la quota delle stesse è cresciuta fino al 35,5%, con una

concentrazione maggiore al nord dove riguarda quasi il 50% delle famiglie.

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I trends del passato

Stabile la quota di famiglie che detengono depositi bancari e postali, invece in

aumento del 4% con riferimento ad azioni, quote di fondi comuni ed

obbligazioni.

Nel ’93 sull’andamento dei saldi finanziari ha influito il prolungarsi della

recessione. Il ripristino di un clima di fiducia sull’evoluzione dei mercati

mobiliari unitamente alle difficoltà del settore immobiliare, ha alimentato una

crescita del 2% circa del PIL dell’avanzo finanziario delle famiglie, incluse

quelle produttrici. In particolare, il saldo finanziario delle famiglie è aumentato

dal 3,9% al 6% del PIL, come risultato combinato della crescita di 26.100 mld di

attività finanziarie e della riduzione del flusso delle passività di 10.100 mld. Nel

valutare la crescita occorre tenere conto dei fattori di carattere eccezionale che

avevano determinato, nella seconda parte del ’92, un forte rallentamento

dell’attività finanziaria. La ripresa del saldo finanziario di quest’anno si è

accompagnata ad un considerevole cambiamento della sua composizione. In

seguito al riassorbimento dell’eccezionale decelerazione della componente a

vista. La riduzione dei tassi d’interesse, il ritorno ad un’inclinazione positiva del

trend dei rendimenti ed il ristabilirsi di condizioni di ordinato funzionamento dei

mercati mobiliari dopo la crisi dell’anno precedente hanno orientato gli

investimenti degli operatori analizzati verso strumenti del mercato finanziario

quali obbligazioni a medio-lungo termine e quote di fondi comuni ai quali ha

corrisposto uno smobilizzo di titoli a breve termine. Si nota, inoltre, che gli

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I trends del passato

investimenti in azioni e partecipazioni sono più che raddoppiati rispetto al ’92 e

che la domanda di servizi previdenziali ed assicurativi nel ramo vita ha

contribuito ad alimentare la crescita delle attività finanziarie. Il quadro generale

è stato caratterizzato da una riduzione dei depositi e dei titoli in breve termine,

contro un aumento del quasi 3% di azioni italiane, principalmente in seguito a

plusvalenze.

A livello internazionale la composizione del portafoglio italiano si

caratterizza per l’elevata quota di titoli pubblici e per lo scarso peso delle attività

nei confronti degli investitori istituzionali.

La forte contrazione degli acquisti di beni durevoli si è riflessa in un calo di

oltre un terzo del flusso di attività finanziarie delle famiglie; inoltre, data la

crescita del flusso di attività di circa 2.000 mld, il fabbisogno finanziario si è

fortemente ridotto rispetto al ’92.

Nel 1994 il deprezzamento della lira e la dinamica salariale moderata,

hanno provocato, in una fase d’espansione dell’attività produttiva, una

considerevole ridistribuzione del risparmio finanziario all’interno del settore

privato, con un calo per le famiglie ed un aumento per le imprese. L’avanzo

finanziario delle famiglie è sceso, in rapporto al PIL, di 3,3 punti percentuali,

raggiungendo il livello più basso degli ultimi venti anni.

La ripresa dei consumi in una fase di crescita moderata del reddito

disponibile, ha contribuito alla flessione degli investimenti delle famiglie in

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I trends del passato

attività finanziarie e al conseguente aumento del flusso di passività. Questa

situazione ha comportato un cambiamento dei mezzi finanziari utilizzati dai

nostri operatori, che hanno preferito spostarsi dai depositi bancari a titoli

pubblici ed esteri, grazie anche al consistente aumento dei rendimenti dei titoli

di Stato e alla politica di fissazione dei tassi passivi da parte delle banche volta a

contenere il costo della raccolta; per contro il flusso dei depositi postali è quasi

raddoppiato.

Le famiglie hanno continuato a ridurre i titoli pubblici a più breve termine

(soprattutto i BOT) in portafoglio, con notevoli disinvestimenti. Dal fronte

“opposto”, le forti oscillazioni dei corsi dei valori mobiliari hanno contribuito a

ridurre gli investimenti netti in azione e in quote di fondi comuni. Le altre

attività finanziarie sono cresciute del 15.9%, beneficiando della domanda di

servizi previdenziali e assicurativi nel ramo vita.

Guardando il quadro generale dalla fine degli anni settanta in poi, si nota

che la consistenza delle attività finanziarie complessiva e la ricchezza reale delle

famiglie italiane sono aumentate da circa un terzo a quasi due terzi,

contribuendo a ciò la diffusione dei titoli di Stato tra le famiglie. La loro

diffusione all’interno delle famiglie varia a seconda delle caratteristiche

socioeconomiche dei nuclei familiari, ma è ampia in tutte le tipologie familiari.

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I trends del passato

Le passività finanziarie delle famiglie consumatrici sono state alimentate,

oltre che dalla ripresa degli acquisti di beni durevoli, dalle contrazioni di debiti a

medio e lungo termine.

Il 1995 è caratterizzato da un’espansione vigorosa degli investimenti: il

saldo finanziario delle famiglie è aumentato dal 7.5% al 9.7% del PIL, tuttavia

rimane inferiore di quasi 4 punti percentuali a quello del 1990.

La situazione economica italiana si presenta con difficoltà nel settore

immobiliare, inoltre la crescita dei rendimenti a breve termine e le condizioni

più distese dei mercati finanziari hanno contribuito ad aumentare gli

investimenti delle famiglie in attività finanziarie da 143.200 a 198.400 mld.

Dato l’incremento da 19.900 a 27.300 mld del flusso di passività, il risparmio

finanziario è aumentato di quasi 58.000 mld.

I depositi bancari in conto corrente hanno subito una contrazione di 2.500

mld., contro l’aumento di 8.400 mld del 1994; questa situazione è attribuibile

alla ricomposizione dei portafogli, determinata dal considerevole aumento del

differenziale tra i tassi del mercato monetario e i rendimenti dei depositi.

Una sorte opposta invece è toccata agli investimenti a breve termine e agli

acquisti di titoli effettuati pronti contro termine che sospinti dalle favorevoli

condizioni di remunerazione sono notevolmente aumentati contro i recessi che

invece si erano avuti nell’anno precedente. L’espansione dei depositi a medio e

lungo termine hanno riguardato sia quelli postali, sia quelli bancari (che

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I trends del passato

riflettevano il sostenuto incremento dei certificati di deposito). La positiva

situazione che contraddistingueva la remunerazione relativamente elevata in

attività liquide ha contribuito a ridurre i flussi dei titoli a medio e a lungo

termine, dopo il forte calo che si era già verificato l’anno precedente. Si sono

registrati rimborsi netti di quote di fondi comuni per circa 10.500 mld.

Gli investimenti netti in azioni sono aumentati di 2.300 miliardi e sono

aumentati anche i flussi delle altre attività possedute dalle famiglie (in larga

misura: riserve tecniche di compagnie di assicurazioni e fondi di quiescenza).

Il progressivo consolidarsi delle aspettative di recupero del cambio della

lira ha indotto le famiglie a effettuare investimenti all’estero più contenuti

rispetto all’anno passato.

Le passività finanziarie delle famiglie sono cresciute oltre i 7.000 mld

rispetto al 1994, i debiti a breve sono aumentati di 1.900 mld, dopo il calo di

2.200 mld dell’anno precedente. Infine vediamo che la ripresa degli investimenti

da parte delle imprese individuali e l’incremento dei consumi durevoli da parte

delle famiglie consumatrici hanno contribuito all’aumento dei debiti a medio e

lungo termine di 15.000 mld.

Nel 1996 è stato riscontrato un rallentamento dell’accumulazione nelle

imprese al quale ha corrisposto un aumento del grado di copertura degli

investimenti con risorse interne, si è conseguentemente ridotto il fabbisogno

finanziario che si conferma anche tenendo conto dei minori guadagni in conto

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I trends del passato

capitale sulle passività finanziarie nette, determinati dalla riduzione

dell'inflazione. In particolare, per le famiglie (che includono le imprese

individuali), al calo dell’inflazione ha corrisposto per la prima volta nel

decennio una divergenza tra gli andamenti del saldo finanziario non corretto per

tenere conto dell’erosione del potere d’acquisto delle attività finanziarie nette e

di quello corretto. Infatti, mentre il primo si è ridotto dell’1.3%, il secondo è

aumentato dal 3.4% al 4.2% del PIL.

Il flusso di attività finanziarie delle famiglie è passato da 188.600 mld a

168.500 mld; in conseguenza della lieve riduzione delle passività, il saldo

finanziario è diminuito di 14.900 mld; le imprese individuali hanno fatto

registrare un disavanzo finanziario pari a 7.800 mld contro 2.300 dell’anno

precedente.

Con riferimento alla composizione degli investimenti finanziari, la

probabilità di aumenti dei corsi obbligazionari ha reso più vantaggioso

l’investimento a medio e lungo termine che si è tradotto in una maggiore

propensione al ricorso a forme di gestione professionale del portafoglio. Questa

tendenza è stata favorita dagli intermediari creditizi che hanno incrementato la

loro attività verso comparti con margini unitari più elevati, quali fondi comuni e

gestioni patrimoniali. Nel complesso, alla riduzioni del flusso di titoli di Stato, si

è contrapposto un considerevole incremento di acquisti netti di obbligazioni

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I trends del passato

bancarie che hanno in parte sostituito i certificati di deposito a medio e lungo

termine.

Il calo del differenziale tra il rendimento medio dei BOT e il tasso medio

sui depositi in conto corrente si è riflesso in una crescita dei depositi a vista;

ridotti invece gli altri depositi bancari in seguito all’inasprimento delle aliquote

fiscali sugli interessi percepiti su questi ultimi. Nonostante gli acquisti di società

per azioni risultino concentrati su quelle privatizzate, il flusso netto di azioni si è

fortemente ridotto. Per quanto riguarda le attività sull’estero, è proseguito il

processo di diversificazione internazionale e dei 20.600 mld di acquisti netti,

circa tre quarti hanno riguardato investimenti in titoli a medio e lungo termine.

In conclusione si può dire che la struttura del portafoglio finanziario delle

famiglie si differenzia da quella prevalente nei principali paesi industrializzati

per il maggior peso dei titoli di Stato e la consistenza limitata delle passività

emesse dagli investitori istituzionali.

Una spiegazione può derivare dall’elevato grado di copertura garantito dal

sistema pensionistico pubblico, dal debito pubblico, dallo sviluppo ancora scarso

degli intermediari finanziari non creditizi ed infine dalle caratteristiche del

sistema produttivo, in cui era rilevante il ruolo delle piccole imprese con assetti

proprietari prevalentemente chiusi. 35

I trends del passato

Dai dati aggregati dei conti finanziari dal 1990 al 1996 risulta che il peso

dei fondi comuni è cresciuto del 3.5%, quello delle “altre attività finanziarie”,

incluse le riserve tecniche, del 2.4%, quello delle attività sull’estero dell’1.9%.

Esaminando più dettagliatamente la diffusione dei singoli strumenti e il

grado di diversificazione dei portafogli in considerazione delle caratteristiche

socio-demografiche dei risparmiatori, già nel ’95 la quota di famiglie prive di

qualsiasi attività finanziaria risulta ferma al 7.2% mentre la percentuale di quelle

che detengono titoli diversi da quelli di Stato è passata dal 10.3% al 15.1%.

Circa la metà della ricchezza finanziaria netta delle famiglie è detenuta dai

nuclei con capofamiglia pensionato, il 22.3% da famiglie con capofamiglia

lavoratore indipendente e il 21% da quelle con capofamiglia lavoratore

dipendente. Da un’indagine econometrica sul periodo 1987-1995 è risultato che

la detenzione di portafogli maggiormente diversificati è più frequente tra le

famiglie con capofamiglia aventi titoli di studio superiori mentre la diffusione di

strumenti finanziari “sofisticati” (azioni quotate, obbligazioni, gestioni

patrimoniali, quote di fondi comuni) risulta maggiore nei comuni più grandi;

inoltre le famiglie che si rivolgono alle SIM, tendono a detenere portafogli più

diversificati rispetto a quelle che acquistano presso le banche.

Nel 1997 il calo dell’inflazione, la convergenza dei tassi italiani verso

quella dei tassi internazionali, la riduzione delle emissioni di titoli pubblici

hanno favorito un ulteriore spostamento del risparmio finanziario verso le quote

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I trends del passato

di fondi comuni, i titoli azionari, le obbligazioni bancarie e le attività finanziarie

estere: questi fattori hanno contribuito ad avvicinare la struttura finanziaria

italiana a quella dei maggiori paesi industrializzati.

Il saldo finanziario delle famiglie consumatrici è cresciuto fino a 157.500

mld; è fortemente cresciuto il peso delle attività finanziarie detenute per il

tramite di intermediari specializzati e le quote di fondi comuni rappresentano il

9% del totale delle attività finanziarie. Alcuni fattori hanno indotto le famiglie

ad aumentare i depositi a vista, mentre gli altri depositi (che includono i C.D. a

medio e lungo termine) si sono ridotti di un importo pari a 97.200 mld: in

particolare, questa situazione è stata determinata dalla diminuzione del costo

opportunità dei depositi dovuta al calo dei rendimenti su i titoli pubblici,

dall’incertezza sulle prospettive dei tassi d’interesse a lungo termine e

dall’esigenza di mantenere riserve di attività liquide in corrispondenza delle

modifiche nella composizione del portafoglio.

In seguito ai risultati del mercato borsistico e ai collocamenti di società

privatizzate, gli investimenti in azioni e partecipazioni sono stati pari a 14.900

mld. Gli investimenti all’estero sono cresciuti in misura considerevole,

prevalentemente titoli a medio e lungo termine e azioni.

In generale l’esperienza dimostra che la composizione del portafoglio degli

investimenti è contraddistinta da una preferenza per i titoli nazionali,

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I trends del passato

chiaramente contraria alle regole per la creazione di un portafoglio ottimo:

d’altro canto, questa preferenza è in parte attribuibile alla maggiore disponibilità

di informazioni sulle attività nazionali. Tuttavia, nel caso italiano, il processo di

diversificazione a cominciare dal 1992, è stato più intenso che in altri paesi e

questo è stato probabilmente dovuto in parte alla gestione di quote sempre

maggiori del risparmio da parte di investitori istituzionali e alla crescente

diffusione di informazioni dalle attività estere.

Nel 1998 in presenza di una crescita contenuta del reddito disponibile la

propensione al risparmio delle famiglie è diminuita, riflettendosi in una

contrazione del saldo finanziario, nonostante la dinamica moderata della spesa

per consumi.

Il processo di riallocazione della ricchezza finanziaria delle famiglie ha

registrato una notevole accelerazione, con crescente ricorso a operatori

specializzati nella gestione del risparmio, portando alla fine dell’anno

considerato la consistenza delle attività finanziarie del settore a 2.2 volte il PIL:

è proseguito lo spostamento verso attività a più lunga scadenza, attuato mediante

la sostituzione di titoli detenuti direttamente con strumenti del risparmio gestito;

è ancora salita la quota delle attività estere.

Le famiglie hanno ridotto di 109.500 mld i titoli a medio e lungo termine in

loro possesso, mentre nel 1997 avevano effettuato acquisti netti per 44.200 mld.

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I trends del passato

La politica di offerta degli intermediari creditizi si è riflessa sugli

investimenti in obbligazioni bancarie.

Per quanto riguarda le vendite di titoli a breve termine, queste sono

aumentate andando dai 64.000mld dell’anno passato ai 102.600 mld nell’anno di

riferimento.

Tale situazione degli strumenti finanziari finora presi in considerazione ha

comportato il dimezzamento del loro peso sul totale dell’attivo finanziario delle

famiglie.

Le mutate preferenze dei risparmiatori, unite al protrarsi degli effetti delle

modifiche fiscali introdotte nel 1996, hanno comportato un ulteriore calo dei

depositi bancari non a vista, che includono i CD (-108.100 mld), di ammontare

assai più ingente rispetto agli investimenti netti di altri strumenti emessi da

istituzioni creditizie (depositi a vista ed obbligazioni).

Nel complesso si registra, considerando anche le attività detenute in via

diretta per il tramite di fondi comuni, un notevole cambiamento nella

composizione per scadenza del portafoglio delle famiglie a favore delle attività a

medio lungo termine, in risposta al calo dell’inflazione: la quota di strumenti a

breve è scesa tra il ’97 e il ’98, del 6.1%.

Anche i titoli azionari, italiani ed esteri, sono stati oggetto di cessioni,

motivata dal diffondersi di timori di ripercussioni della crisi in Russia, oltre che

dagli ingenti spostamenti di disponibilità finanziarie verso intermediari

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I trends del passato

specializzati nella gestione del risparmio; particolarmente rilevanti sono state le

vendite di azioni italiane.

Gli investimenti delle famiglie italiane si sono concentrati sulle quote di

fondi comuni di investimento: il flusso di investimenti si è più che raddoppiato

rispetto al 1997, già considerevole, e pari a cinque volte il valore del 1996; si

uguaglia a quasi quattro volte quello dell’intero saldo finanziario del settore. La

crescita in ogni modo, si è attenuata nella seconda metà dell’anno, in

concomitanza con l’acuirsi della crisi sui mercati internazionali.

Il passaggio dalla detenzione diretta di attività finanziarie al risparmio

gestito eleva il grado di finanziarizzazione dell’economia italiana, misurato dal

rapporto tra attività finanziarie complessive e PIL, avvicinandosi a quello dei

paesi industrializzati. Rispetto a quanto è accaduto in altri paesi, come negli

Stati Uniti, in Italia le istituzioni creditizie mantengono un ruolo predominante

nell’offerta di servizi di gestione del risparmio attraverso società controllate; le

loro politiche di offerta sono risultate determinanti nell’indirizzare i profondi

mutamenti nel portafoglio finanziario delle famiglie.

Non sono mancati gli ingenti investimenti in altre forme di attività quali:

fondi pensione e le riserve tecniche delle compagnie di assicurazione, in larga

parte accantonate a fronte di polizze vita.

Si sono mantenute elevati anche gli investimenti diretti in attività

finanziarie sull’estero, prevalentemente di titoli azionari e obbligazioni a medio

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I trends del passato

e lungo termine. Se si considerano anche i titoli detenuti tramite fondi comuni, il

peso delle attività sull’estero è aumentato dal 7.9 al 10.9%.

Non bisogna dimenticare che nel considerare queste tendenze bisogna

valutare i significativi divari nella distribuzione territoriale della ricchezza delle

famiglie.

Il flusso di passività del settore è aumentato sensibilmente. Una dinamica

particolarmente sostenuta si è registrata nel flusso dell’indebitamento bancario,

che è quasi raddoppiato; in particolare la crescita dei consumi durevoli e la

ripresa degli investimenti residenziali, sospinte dal calo dei tassi di interesse e

dall’introduzione di incentivi fiscali per la ristrutturazione degli immobili, hanno

contribuito ad un aumento considerevole del flusso di debiti bancari a medio e

lungo termine.

Il ricorso all’indebitamento delle famiglie italiane comunque, risulta

abbastanza contenuto in raffronto con gli altri principali paesi industriali.

Nel 1999, per via di una debole crescita del reddito disponibile, il risparmio

finanziario delle famiglie è ammontato al 6.4% del PIL mentre il fabbisogno

finanziario delle imprese si è ridotto di 1.5 punti percentuali.

La crescita delle attività finanziarie nette nei confronti dell’estero si è

ridotta di 12.500 mld: comunque, i saldi positivi delle famiglie, delle imprese e

dei fondi comuni sono stati compensati dagli acquisti dei titoli di Stato italiani

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I trends del passato

da parte di non residenti a dal maggior ricorso ai finanziamenti esteri da parte

delle banche.

Il 1999 conclude un decennio caratterizzato dal riequilibrio dei conti

pubblici e dall’abbattimento dell’inflazione, da trasformazioni radicali nel nostro

sistema finanziario. Tutto diventa più efficiente ed aperto alla concorrenza

internazionale e preparato all’introduzione della moneta unica europea. In

particolare la discesa dei tassi d’interesse reale, la riduzione dell’offerta dei titoli

di Stato e il rialzo dei corsi della borsa hanno indotto un’ampia riallocazione dei

portafogli delle famiglie a favore dei fondi comuni e delle azioni.

L’attivo finanziario netto del settore delle famiglie (composto da: famiglie

consumatrici ed imprese individuali con al massimo cinque addetti) è aumentato

di 136.900 mld di lire contro i 102.800 mld dell’anno precedente; tenendo conto

della perdita di potere d’acquisto determinata dall’inflazione sulle attività

finanziarie nette, il saldo finanziario delle famiglie consumatrici è risultato pari

al 5.1% del PIL.

La crescita delle attività finanziarie è stata pari a 184.400 mld; il processo

di riallocazione dei portafogli a favore di strumenti caratterizzati da maggiori

rendimenti, divenuto particolarmente intenso dal 1996, è proseguito con minore

intensità. Gli acquisti netti di azioni sono ammontati a 43.700 mld, contro i

5.600 mld dell’anno precedente: all’aumento ha contribuito il collocamento di

circa un terzo dell’ENEL. Nel contempo si è ridotto l’investimento netto in

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I trends del passato

quote di fondi comuni sull’interno di 194.600 mld, mentre è proseguita la

riduzione dei titoli di stato detenuti direttamente e dei CD.

Le emissioni nette di titoli pubblici sono notevolmente diminuiti a seguito

della strategia perseguita dal Tesoro italiano (attuata già nel biennio precedente),

di allungare le scadenze del debito; sono state effettuate ingenti emissioni di

titoli a tasso fisso con scadenza decennale e trentennale.

L’eliminazione del rischio di cambio all’interno dell’area dell’euro ha

favorito l’espansione delle attività sull’estero, cresciute di 59.000 mld, un flusso

quasi doppio rispetto a quello dell’anno precedente; peraltro, l’espansione degli

investimenti esteri si è concentrata in azioni e quote di fondi comuni.

Si è intensificata l’espansione delle polizze vita con prestazioni ancorate ad

indici di riferimento (index-linked) o collegate al valore di fondi d’investimento

(unit-linked). Lo sviluppo dei fondi pensione di nuova istituzione è stato invece

frenato, dal carico della contribuzione obbligatoria per la previdenza pubblica

In quest’anno i tassi a lungo termine sono tornati ad aumentare, dopo la

fase di riduzione che aveva caratterizzato il triennio precedente. Il rialzo,

avviatosi negli Stati Uniti alla fine del 1998, si è esteso ai mercati europei dal

secondo trimestre dell’anno, trasmettendosi in parte ai tassi reali a lungo

termine.

Da un confronto a livello internazionale, in Italia la quota dei depositi e dei

titoli obbligazionari resta più elevata rispetto agli Stati Uniti, al Regno Unito e

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I trends del passato

alla Francia; tale valore non si discosta invece da quello della Spagna e risulta

inferiore a quello di Germania e Giappone.

Facendo riferimento al triennio ‘95/’98, la quota di famiglie che affidano il

proprio risparmio a fondi comuni o a gestioni patrimoniali è cresciuta dal 5%

all’11.2%; inoltre più della metà delle azioni quotate detenute è di società

privatizzate ed è cresciuta al 23.3% la percentuale di famiglie che acquista

prodotti assicurativi nel ramo vita.

Valutando il grado di diversificazione in considerazione del rischio

d’investimento, le attività finanziarie possono essere aggregate in attività prive

di rischio – depositi bancari e postali, CD, e pronti contro termini – attività a

rischio medio – titoli a breve termine e polizze assicurative nel ramo vita – ed

attività ad alto rischio – azioni, quote di fondi comuni, fondi pensione privati,

titoli a medio ed a lungo termine e titoli emessi dai non residenti. La quota di

famiglie che nel 1998 detenevano unicamente attività del primo tipo era pari al

35% (40% nel 1995); del primo e del secondo tipo del 18% (26% nel 1995); di

tutte e tre le tipologie 12%.

In ogni modo la riallocazione verso attività prive di rischio ed a maggiore

rischiosità ha interessato maggiormente le famiglie con un reddito alto ed un

maggiore grado di conoscenza degli strumenti finanziari, mentre le altre hanno

optato solo per attività prive di rischio. 44

I trends del passato

Nel 1999 le passività finanziarie sono aumentate di 47.600 mld ed una forte

crescita è stata registrata dall’indebitamento a medio e lungo termine verso le

banche, in connessione all’aumento di consumi di beni durevoli e con

l’espansione della spesa per la ristrutturazione d’immobili.

In generale il ricorso all’indebitamento è più frequente per le famiglie più

agiate: alla fine del 1998 oltre un quarto dei nuclei familiari con valori superiori

al valore mediano aveva debiti finanziari mentre la quota si riduce

progressivamente fino al 10% per le famiglie con debiti più bassi;

complessivamente, si riscontra quindi una maggiore propensione

all’indebitamento per le famiglie più agiate.

La rilevazione di informazioni sulle attività finanziarie detenute dalle

famiglie è resa problematica dalla reticenza delle famiglie a dichiarare, in sede

di intervista, quanto da loro effettivamente posseduto; gli importi

complessivamente stimati risultano inferiori rispetto a quelle attribuiti alle

famiglie dalle statistiche finanziarie aggregate.

La diffusione delle attività finanziarie è connessa ovviamente con le

caratteristiche familiari e in primo luogo con quelle economiche; la penetrazione

degli strumenti finanziari è, infatti, crescente al crescere del reddito, ad

eccezione dei depositi postali che caratterizzano le famiglie con capofamiglia

dotato di un livello di istruzione medio-basso. 45

I trends del passato

Nelle regioni meridionali si riscontra in generale una bassa penetrazione

degli strumenti finanziari. Per le obbligazioni e i fondi comuni d’investimento,

ad esempio la diffusione nelle regioni meridionali è solamente la metà di quella

riscontrata al Centro e circa un quinto di quella del Nord. Ciò è dovuto solo

parzialmente al più basso tenore di vita che caratterizza quest’area. Per contro

Sud ed Isole registrano una diffusione di buoni fruttiferi postali, pari circa a

quello delle regioni centrali e superiore a quella delle regioni settentrionali.

Riguardo alle categorie socio-professionali, si osserva una diffusione

equivalente dei titoli di Stato. Per le altre forme di risparmio i lavoratori

autonomi si orientano più verso forme quali obbligazioni, fondi comuni e azioni,

mentre i lavoratori dipendenti sono più propensi a detenere depositi e buoni

fruttiferi postali.

Quanto alla composizione del portafoglio si osserva che quasi tutte le

famiglie in possesso di attività finanziarie detengono un deposito bancario o

postale: quasi il 13% dei casi detengono sia un deposito che altri titoli. Per

quanto riguarda il risparmio assicurativo esso si snoda principalmente nelle

forme di pensioni integrative o simili (quasi del tutto assenti nel Mezzogiorno),

e soprattutto nella forma di assicurazioni per la vita. 46

I trends del passato

Presente e futuro a confronto

Facendo un’analisi delle tendenze in atto e delle prospettive per il

futuro, la prima cosa da evidenziare è certamente che il ’99 ha mostrato le

prime difficoltà derivanti da un andamento dei mercati finanziari nettamente

sfavorevole per gli strumento obbligazionari, con conseguente ricerca di una

risposta alternativa da parte di quegli operatori i cui portafogli erano

particolarmente esposti verso queste attività. Con il 2000 l’economia mondiale

è entrata in una fase congiunturale di maggiore crescita economica rispetto al

decennio trascorso. Se si osserva infatti l’evoluzione del risparmio gestito si

stima che nei prossimi anni esso continuerà ad essere condizionato dalla

ricerca di un maggiore rendimento da parte degli investitori, ottenibile solo

con prodotti a rischio maggiore; tuttavia, le previsioni indicano la fine del

processo di ricomposizione dei portafogli.

I dati tratti dal Rapporto Prometeia, sviluppato in collaborazione con

Eurisko, mostrano una netta ricomposizione dei portafogli verso investimenti

ad alto rischio, prodotti azionari ed investimenti esteri piuttosto che polizze

assicurative con elevato contenuto finanziario. Per quanto riguarda il futuro,

nonostante le buone prospettive di miglioramento della situazione economica

nel mondo ed in Europa, si accrescerà la complessità del quadro finanziario:

da una parte, il consolidarsi della ripresa economica favorirà la crescita dei

consumi, dall’altra si intensificheranno le esigenze di risparmio con

finalizzazioni precauzionali, di tipo previdenziale piuttosto che sanitario.

Inoltre, dato il previsto rialzo dei tassi d’interesse e il soddisfacente stato dei

mercati azionari, favoriti dalla crescita economica, rendimenti soddisfacenti

saranno affidati sempre più a strumenti ad alto rischio. 47


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in finanza aziendale
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Mazzù Sebastiano.

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