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Economia degli intermediari finanziari

Andrea Sestino
Università degli studi di Bari 'Aldo Moro'

1. Il sistema finanziario

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Si definisce sistema finanziario l’intera struttura organizzativa che svolge attività di produzione e di offerta di strumenti finanziari mediante l’attività d’intermediazione creditizia (banche ed istituti di credito) e mobiliare. Il sistema finanziario si compone di strumenti finanziari, intermediari finanziari, mercati finanziari ed autorità di vigilanza, ed è regolamento dal TUF (Testo unico sulla finanza) e dal TUB (Testo Unico Bancario). Le funzioni svolte dal sistema finanziario sono di:

  • Regolamento degli scambi
  • Trasferimento delle risorse
  • Gestione dei rischi

1.1. Regolamento degli scambi

Il regolamento degli scambi è la funzione attraverso cui il sistema finanziario si occupa di produrre e rendere disponibile l’offerta di moneta. La moneta è per eccellenza l’intermediario tra gli scambi. Le attività di scambio di beni nel passato poggiavano sul baratto ovvero con lo scambio di bene contro altro bene, ma esigenze dovute alla scarsa funzionalità del metodo portarono all’introduzione della moneta merce. Quando anche questa divenne infunzionale, si passò all’utilizzo dei metalli preziosi: la grossa appetibilità delle monete d’oro e d’argento portarono prima ad eccessivi tesoreggiamenti e poi a saccheggi da parte di pirati e corsari negli scambi tra mercanti. Ancora, la scoperta dell’America garantì inizialmente grosse quantità di moneta, che risultarono poi insufficienti per il continente europeo. È così che si passa alla moneta segno, come oggi la conosciamo dotata di potere d’acquisto e potere intrinseco garantito dalle riserve auree detenute dagli stati in cui circolano. Oggi in Europa, la moneta è emessa dalla banca centrale e possiamo comunque ricomprendere le varie funzioni della moneta:

  • Funzione di prezzo dello scambio
  • Funzione di unità di conto
  • Funzione di riserva di valore

Si definisce Base Monetaria l’insieme di denaro circolante e di riserve detenute dalle banche, mentre la moneta è ancora analizzabile negli aggregati monetari.

  • Aggregato monetario M1: comprende depositi in c/c e denaro circolante, quindi moneta altamente liquidabile.
  • Aggregato monetario M2: comprende M1 + depositi rimborsabili con preavviso di tre mesi e depositi con scadenza inferiore ai due anni.
  • Aggregato monetario M3: comprende M2 + pronti a termine, strumenti del mercato monetario con scadenza maggiore di due anni.

1.2. Il trasferimento delle risorse

Il trasferimento delle risorse è la funzione attraverso cui i mezzi finanziari sono resi disponibili all’uso e alla circolazione nel sistema finanziario, scambiati tra unità in surplus ed unità in deficit. In effetti, definito un ammontare di reddito Y, al netto della tassazione T, questo reddito disponibile YD=Y-T può essere usato per il consumo C. Se il reddito è insufficiente a coprire la totalità dei consumi di un soggetto questo è definito soggetto in deficit. Quando il reddito è in esubero, il soggetto ha ‘risparmiato’ moneta e si qualifica come soggetto in surplus: questi può tesoreggiare piuttosto che investire il denaro. I soggetti in deficit sono definiti prenditori di fondi, e quelli in surplus datori di fondi (investitori).

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Le unità in surplus tendenzialmente cedono alle unità in deficit le unità di moneta in cambio di remunerazione futura – nel ‘circuito diretto’ - ma è possibile che tra questi si frapponga un’entità in grado di cooperare alla migliore organizzazione e nel mediare le diverse esigenze – nel circuito ‘indiretto’ – e tale entità è proprio l’intermediario finanziario.

Diversi sono i fattori di cui le unità in deficit ed in surplus devono tener conto. Le unità in surplus tengono conto del rendimento e del rischio. Il rendimento garantisce l’analisi del prezzo d’acquisto immediatamente percepito, del rendimento periodico effettivo nonché dei costi di transazione. Il rischio è riferito innanzitutto all’insolvibilità del prenditore di fondi, del rischio legato al tasso d’interesse (se pattuito variabile), del rischio di liquidità (rischio nel rientrare il prima possibile della somma di denaro), dell’eventuale rischio di cambio.

Tra i costi annoveriamo i vari oneri da pagare, gli interessi pattuiti, nonché eventuali costi per transazione. Tra i rischi, in parte uguali a quelli del datore di fondi, individuiamo ancora il rischio legato al tasso d’interesse, rischio di cambio, rischio di insolvenza (bancarotta), rischio di instabilità (dello strumento finanziario, come ad esempio nel caso delle clausole COVENANT attraverso cui si può richiedere una restituzione anticipata delle somme).

I fattori che comunque sono da considerare risultano pertanto essere:

  • Informazione. Maggiore un contratto è dettagliato, quindi maggiore è il suo contenuto informativo, tanto più facile sarà per le parti adempiere, prenderne conoscenza, rispettarlo e pertanto minimizzare il rischio.
  • Liquidità. In termini di durata della trasformazione in denaro del titolo. Pertanto tenuto conto di fattori quali:
    • Negoziabilità, cioè con quanta facilità è possibile scambiarlo.
    • Tipologia di strumento: uno strumento più standardizzato ha collocazione più veloce.
    • Organizzazione del mercato, riferito all’insieme delle norme che lo gestiscono.
  • Trasformazione del rischio.
    • La trasformazione del rischio avviene infatti mediante la frapposizione tra datore e prenditore di fondi dell’entità Intermediario finanziario, certamente più esperto e più solvibile che consente di mediare e di analizzare adeguatamente le esigenze da entrambe le parti nate.
    • Inoltre è bene considerare la diversificazione del portafogli ovvero la diversa collocazione delle proprie risorse, non destinandole tutte ad un settore o tutte in uno stesso territorio geografico, e pertanto in termini di diversificazione territoriale e di diversificazione settoriale.

1.3. La gestione dei rischi

Gestire i rischi implica stipulazione di:

  • Contratti a termine. Ad esempio su anticipazione di fatture.
  • Attività assicurativa mirata al rischio puro. In questo caso il rischio puro indica l’oggetto del contratto con cui l’intermediario finanziario assicurativo richiede il pagamento di una quietanza, trasformando quindi un danno incerto e certamente futuro in ‘ammontare’ di denaro attuale da corrispondere per la protezione da tale rischio eventuale.

2. Gli strumenti finanziari

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2.1. Classificazione degli strumenti finanziari

Gli strumenti finanziari sono diversamente analizzabili e sono i contratti che hanno ad oggetto diritti e prestazioni di natura finanziaria. Questi sono regolamentati dall’articolo 1 comma 3 del TUF. Sono analizzabili in:

  • Azioni, obbligazioni, titoli di stato. Questi sono anche chiamati al gusto Plain Vanilla. Questo perché ‘Plain Vanilla’ in Inglese indica il gusto più ‘semplice’ di gelato e pertanto la similitudine con la forma più semplicistica di strumento finanziario.
  • Strumenti di partecipazione in organismi di risparmio collettivo OICR
  • Titoli scambiati sul mercato monetario
  • Titoli più complessi e derivati (swap e future), detti al gusto Esotico appunto per la loro complessità.

Le azioni incorporano tanto diritti patrimoniali quanto diritti amministrativi. Oltre ai diritti legati alla divisione degli utili d’esercizio (dividendi) della società in cui sono detenute, nonché quelli al rimborso totale o parziale della partecipazione, includono dei diritti amministrativi: tra questi il diritto di voto, il diritto d’opzione, il diritto d’impugnativa, il diritto di recesso.

Le obbligazioni sono strumenti che incorporano solo diritti patrimoniali (ed amministrativi in maniera ‘collaterale’) e sono da pensarsi quasi come un prestito. Corrisponderanno cedole di interessi e restituzione futura dell’ammontare.

Dei titoli più complessi i future obbligano all’acquisto/vendita di una prestabilita attività finanziaria nel futuro. Diversamente gli swap tramutano interessi variabili in fissi. Ad esempio il soggetto Alfa riceve da uno strumento finanziario interessi variabili. Questo li cede a B, che riceve oltre a questi anche propri interessi fissi da un altro strumento finanziario. B, infine corrisponde l’interesse fisso ad A.

2.2. Proprietà degli strumenti finanziari

Gli strumenti finanziari rispondono a diverse proprietà a loro riferiti o riferite a chi li offre.

  • Trasferibilità. Importa la ‘facilità’ con cui uno strumento finanziario sia trasferibile e scambiabile sul mercato. Si trasferiscono con:
    • Trasferimento diretto (consegna ‘a mano’). Sono detti titoli al portatore
    • Trasferimento con girata (ie. la cambiale)
    • Non trasferibili (contratti di mutuo o prestiti bancari)
    • Trasferibilità non immediata, con procedure complesse ed onerose come nella cessione del credito
  • Negoziabilità. Quanto uno strumento è accettato sul mercato? Si analizza tenuto conto di:
    • Standardizzazione. Uno strumento standardizzato maggiormente è anche più negoziabile.
    • Divisibilità. Uno strumento maggiormente divisibile (in parti) è più negoziabile.
    • Quotazione. Dipendente dall’informativa connessa
    • Spessore. Un mercato più spesso (più operatori) comporta maggiore negoziabilità per gli strumenti su esso collocati
  • Liquidabilità. Quanto tempo è necessario per la trasformazione del titolo in denaro, tenuto conto
    • Della duration, ovvero la durata dello strumento finanziario
    • Perdita di valore
    • Costi di ricerca
  • Convertibilità. Si riferisce alla conversione di uno strumento in uno strumento di altra tipologia. (Ie. un esempio è la conversione di obbligazione in azioni disposta da una società).
  • Valuta di denominazione. Riguarda la valuta monetaria (currency) in cui lo strumento espresso, dato che può essere:
    • Dual currency, valuta duale (due valute)
    • Multi currency, più valute (Ie, un titolo acquistato in euro, rende in sterline, rimborsato in dollari)
  • Costo di produzione. Costo di produzione e progettazione dello strumento da collocare sul mercato
  • Complessità e scomponibilità dello strumento. Esistono infatti strumenti ‘composti’ ovvero composti da strumenti più semplici (es. uno o più strumenti finanziari base). Sono un esempio:
    • Obbligazione con warrant, che obbligano ad acquistare titoli a prezzi stabiliti
    • Con opzione call. Comportano la possibilità di rimborso totale o parziale prima della scadenza.
    • Coupon stripping. Sono i titoli a cedola zero, con rendita periodica ma non con interessi intermedi.
  • Rating. Questo è un indicatore di solvibilità e indicatore di rischio di un’emittente titoli. Le valutazioni sono prodotte da indipendenti società di rating, come Fitch, Moody’s, Standard&Poor’s, ed esprimono una valutazione sulla possibilità che il soggetto faccia fronte agli obblighi contrattuali assunti in virtù dello strumento contrattato. Il rischio è misurato in una scala da valori massimi a valori minimi, dove si scorre da:
  • AAA Elevata capacità di ripagare il debito
  • AA Alta capacità di pagare il debito
  • A Solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse
  • BBB Adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare
  • BB, B Debito prevalentemente speculativo
  • CCC, CC Debito altamente speculativo
  • D Società insolvente

3. Gli intermediari finanziari

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3.1. Tipologie di intermediario finanziario

Gli intermediari finanziari sono i soggetti che si frappongo tra i datori e i prenditori di fondi al fine di render mediate le esigenze di entrambi e favorendo l’incontro della domanda e dell’offerta del capitale K. Questi agiscono:

  • Scambio diretto ed autonomo. L’IF esegue gli ordini dell’investitore e agisce come comandato.
  • Scambio diretto ed assistito. L’IF è quasi un consulente dell’investitore. L’investitore si rivolge all’intermediario finanziario che poi inizia ad agire per conto del cliente, gestendone il portafogli. Sono intermediari tipicamente di intermediazione mobiliare e si occupano degli strumenti del mercato mobiliare (titoli). AGISCE PER CONTO DEL CLIENTE.
  • Scambio indiretto e intermediato. L’IF si occupa di intermediazione creditizia e avrà ruolo di debitore o di creditore. Sono i casi di intermediazione creditizia, il cui tipico esempio è la banca. Qui l’intermediario AGISCE PER CONTO PROPRIO.

3.2. Perché esistono gli intermediari finanziari?

Gli intermediari finanziari esistono perché tendenzialmente i mercati sono imperfetti. Nei mercati riscontriamo infatti:

  • Asimmetrie informative. Non esiste mai l’ipotesi di perfetta informazione e pertanto l’investitore può trovarsi nella condizione di non saper scegliere la migliore soluzione per lui ideale. Pertanto l’intermediario finanziario copre il gap informativo che si genera.
  • Trasformazione delle scadenze. Soddisfano contemporaneamente le esigenze degli scambisti, ovvero bisogni di finanziamento e di scadenza gestendo diverse propensioni e diversi obiettivi.
  • Comportamenti opportunistici. Ad esempio moral hazard, comportamento postcontrattuale.
  • Razionalità limitata. C’è poca obiettività per i soggetti poco esperti e pertanto l’intermediario diventa consulente del cliente e ne agevola la sua comprensione del mercato.

3.3. Divisione degli intermediari finanziari

Gli intermediari finanziari sono divisi in bancari e non bancari. La banca è l’intermediario finanziario, come impresa autorizzata all’esercizio dell’attività bancaria. Si occupa della raccolta del risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito. La banca è a tutti gli effetti un’impresa nata in funzione di un’autorizzazione della Banca d’Italia.

Tra gli intermediari non bancari analizziamo tra le maggiori:

  • Compagnie di assicurazione, che si occupano di incassare premi preventivamente e utilizzandone in parte per attività finanziarie. Gli strumenti sono mirati all’aggirare il rischio puro.
  • Società di leasing. Svolgono funzione di finanziamento per acquisto e locazione di beni strumentali. Queste richiedono un contratto periodico (interessi+costi amm.to del bene) da corrispondersi ed è possibile a termine del contratto anche la possibilità di riscatto del bene.
  • Società di factoring. Si occupano di acquistare dalle imprese i crediti nei confronti della clientela accollandosi il rischio del buon fine. Queste, restituiscono la somma al netto di commissione, tasso di interesse (operazioni di sconto), con le clausole pro soluto (a carico del cedente) o pro solvendo (a carico del cessionario).
  • Fondi pensione. Fanno parte delle forme cosi dette di previdenza complementare. Gestiscono il risparmio dei lavoratori e dei datori di lavoro sotto forma di contributi previdenziali. Sono accantonamenti ulteriori che matureranno in futuro sotto forma di rendita vitalizia o capitale [Es. Fondo Espero]. Questi nascono per la diversificazione del rapporto che c’è tra occupati e pensionati 1:3 e del diverso sistema precedente pensionistico proporzionale e a ripartizione.
  • Società di gestione del risparmio SGR, si occupano di gestire le risorse dei risparmiatori in modo collettivo (tramite i Fondi comuni d’investimento) o individuale.
  • Società SIM, di intermediazione mobiliare. Sono autorizzate a svolgere servizi di investimento, negoziazione per conto di terzi, etc. Queste SIM possono essere:
    • Dipendenti da una banca
    • Autonome e a se stanti.
    Operano per proprio dei propri clienti (brokerage), per conto proprio (dealing), collocando strumenti finanziari.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andreasestino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Massari Manuela.
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