Teoria economia aziendale
L'azienda su due piani
L’azienda viene analizzata su due piani distinti:
- Sul piano oggettivo: evoluzione dell’azienda, i suoi caratteri costitutivi (persone, capitali, organizzazione), classificazione delle aziende, oggetto d’azienda, evoluzione del concetto d’azienda, le componenti strutturali dell’azienda.
- Sul piano soggettivo: il comportamento delle varie persone ai vari livelli dell’azienda, i rischi dell’esercizio imprenditoriale, il soggetto giuridico ed economico.
Azienda dal punto di vista oggettivo
Nascita dell'azienda
L’azienda nacque in origine come un fatto sociale, poiché corrispose all’esigenza di soddisfare bisogni di carattere umano, che inizialmente erano solo fisiologici (come il mangiare, il bere, il vestirsi etc.). Per questo, il primo tipo d’azienda di cui si conosca esistenza fu l’azienda familiare, dove era il singolo che produceva la quasi totalità dei beni utili al suo fabbisogno. Poi, nell’ultimo secolo, l’uomo ha trovato più comodo aggregarsi per produrre beni necessari al soddisfacimento dei suoi bisogni; di conseguenza produzione e consumo si separarono, dando vita ambedue i settori a due tipologie di organizzazioni profondamente differenti:
- Profit organisation: sono anche chiamate aziende di produzione, o imprese. Sono aziende esclusivamente produttive, aventi come scopo principale il conseguimento di un lucro.
- No-profit organisation: sono anche chiamate aziende di erogazione. Sono organizzazioni produttive che cedono beni e servizi alla collettività per soddisfarne i bisogni.
Queste ultime si suddividono poi in due sottocategorie:
- Aziende di pura erogazione, nelle quali i mezzi acquisiti vengono erogati per soddisfare i bisogni di persone esterne all’azienda (aziende di assistenza o beneficenza, associazioni).
- Aziende di consumo, nelle quali i mezzi acquisiti vengono erogati per soddisfare i bisogni di persone interne alla stessa azienda (azienda-Stato, azienda-regione etc.).
Dove traggono però i mezzi acquisiti, le ricchezze, necessarie per il proprio auto sostentamento? Le associazioni tramite quote di partecipazioni, offerte, etc., mentre i comuni dalle imposte: per questo c’è il controllo delle entrate. Lo Stato è classificato come no-profit organisation, ma in realtà è un’azienda “composta”. Essa ha infatti l’obbligo di soddisfare i bisogni umani, ma allo stesso tempo produce ricchezza. Quindi, oltre alle imposte, c’è un accrescimento del capitale dato da questa produzione di ricchezza. Ma se l’imprenditore “Stato” sbaglia la sua strategia, la ricchezza viene dilapidata e a pagare sono i contribuenti. Per tale motivo, l’attività aziendale poggia su un programma che deve essere costantemente monitorato.
Il criterio fondamentale di distinzione delle aziende perciò è il fine (un mezzo esteriore attraverso il quale il fondatore dell’azienda vuole realizzare le sue motivazioni interiori). Dagli anni ottanta in poi, si avviò quindi una rivoluzione culturale che concepì il fatto che, nonostante tali aziende avessero fine differente (produzione \ erogazione), l’oggetto d’azienda era per ambedue economico: tutte svolgevano infatti attività di produzione, solo che se le aziende di erogazione producevano servizi, mentre le aziende di produzione producevano ricchezza, e per questo dovevano seguire tutte i principi di economicità, efficacia ed efficienza. Quindi la distinzione classica in base al fine andava per forza di cose abbandonata, nonostante comunque ci fosse la necessità di differenziarle poiché il loro fine istituzionale era diverso.
Per questo il nuovo criterio di distinzione che fu introdotto fu il mercato in cui esse operano, ossia il contesto economico dove avvengono le tre fasi dell’attività economica: acquisizione beni, trasformazione beni, cessione beni. La classificazione in base al mercato suddivise quindi le varie aziende in:
- Imprese: operano in mercati di concorrenza.
- Pseudo-imprese: operano in mercati di concorrenza attenuata. Ne fanno parte:
- Cooperative: imprese a scopo essenzialmente mutualistico, dove i soci hanno una doppia veste di soci/fornitori, le cooperative permettono ai loro soci di avere un maggior risparmio rispetto al mercato, per i prodotti acquistati dalla cooperativa, nonché un maggior guadagno per i fattori o servizi venduti alla cooperativa (ex. cooperative di produzione e lavoro, cooperative di trasformazione). Sono soggette ad una particolare disciplina che limita la distribuzione di utili e riserve di bilancio.
- Pubbliche amministrazioni: ne fanno parte aziende pubbliche di servizi, Stato, regioni etc. Esse gestiscono servizi di pubblica utilità per il consumatore come gas, energia, trasporti, smaltimento rifiuti etc.
- Associazioni & fondazioni: organizzazioni senza scopo di lucro, hanno generalmente finalità politiche, sportive, ricreative, culturali etc. La differenza più significativa tra associazioni e fondazioni è che le fondazioni nascono con un fondo di dotazione finalizzato al perseguimento di uno scopo di pubblica utilità che non può essere modificato (cosa che invece avviene per le associazioni).
Oggetto d'azienda
Considerando che nelle aziende di produzione l’aspetto economico reddituale risulta essere il più significativo, è naturale affermare che dette aziende hanno oggetto economico. Meno evidente, ma non per questo assente, è l’oggetto economico delle aziende di erogazione poiché si è portati tendenzialmente a confondere l’oggetto appunto, per natura economico, con le finalità, che sono di ordine psicologico, etico, morale, politico, sportivo etc.
Le aziende di erogazione, per raggiungere il fine che gli è stato assegnato dai suoi fondatori, hanno bisogno anch’esse di mezzi monetari, quindi di entrate monetarie, che verranno poi reimpiegati dando luogo ad uscite monetarie. Ma sia il processo di entrate monetarie, sia quello di uscite, devono svolgersi (come per le aziende di produzione ovviamente) secondo il principio economico del minimo mezzo, ossia ricavando il massimo risultato con l’impiego del minimo mezzo. Di conseguenza, anche l’oggetto delle aziende di erogazione, non può che essere economico.
Il concetto di azienda
Secondo il concetto moderno d’azienda, essa è ideologicamente inquadrata come un istituto sociale, dove devono trovare opportuna soluzione anche i problemi della comunità del personale presente in azienda, dei lavoratori. Molti studiosi della realtà aziendale in effetti hanno provato a riassumere il concetto di azienda in poche parole:
- Gino Zappa, per il quale “l’azienda è una coordinazione economica in atto istituita e retta per il soddisfacimento dei bisogni umani, è una coordinazione di operazioni economiche di cui l’uomo e la ricchezza sono elementi vitali”: secondo lui infatti “la coordinazione economica in atto” sottende il doversi sempre tenere al passo con l’ambiente che cambia e si evolve.
- Pietro Onida, per il quale “l’azienda è un mobile complesso e sistema dinamico nel quale si realizzano in sintesi vitale l’unità nella molteplicità, la permanenza nella mutabilità”: grazie a lui infatti sono stati teorizzati concetti cardine come l’unità nella molteplicità o la durabilità d’azienda.
Le tante definizioni non sono in contrasto tra di loro, ma possono essere considerate come prova del cambiamento delle situazioni e dei tempi. Attualmente, se ci chiediamo cos’è un’azienda, ci rifacciamo alla sua nozione giuridica esplicata nell’art. 2555 del codice civile, secondo cui “l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. Analizzando tale nozione, non si può fare a meno di notare il fatto che il legislatore prende in considerazione solamente le aziende in quanto imprese, senza comprendere in essa quella larga parte di aziende di erogazione che, seppur con fine istituzionale diverso, non sono meno importanti. Inoltre, quando si afferma “complesso dei beni organizzati” il legislatore considera solamente patrimonio e organizzazione, tralasciando completamente il fattore umano. In realtà, tale aspetto è di estrema importanza, e rappresenta una delle componenti strutturali d’azienda.
Le componenti strutturali d'azienda
Le componenti strutturali d’azienda sono:
- Persone
- Capitale
- Organizzazione
Evitando di considerare le aziende di dimensioni più piccole, tali componenti risultano essere piuttosto articolate; per questo motivo possiamo parlare di “struttura del personale”, “struttura patrimoniale” e “struttura organizzativa”. Le prime due strutture sono anche dette tangibili, poiché è possibile vederle, e toccarle, mentre la struttura organizzativa è una struttura intangibile, poiché ovviamente non cade sotto i nostri sensi ma che può comunque essere graficamente rappresentata in tutta la sua articolazione.
Fuori di dubbio è che l’organizzazione rappresenta il fattore più determinante ai fini del buon funzionamento aziendale poiché non bastano i migliori uomini e i capitali più ingenti per raggiungere la finalità aziendale: necessaria è quindi una idonea struttura organizzativa. Le persone apportano all’azienda la loro esperienza, le loro capacità, le loro competenze, a partire dal portiere del palazzo dove ha sede l’azienda fino al presidente della stessa. Ognuno apporta all’azienda il proprio io, la propria persona. L’essere umano infatti avverte due esigenze:
- Di carattere fisiologico, psicologico, sociologico (di interazione con gli altri) – sono tutte esigenze naturali
- Di carattere culturale, che dipendono sostanzialmente dallo Stato del paese in cui la persona vive ed opera (ambiente)
Queste esigenze agiscono in modo interattivo e complementare, influenzando quasi sempre il lavoro dell’individuo. Per questo gli imprenditori cercano di soddisfare al meglio tali esigenze: quando si costituisce un’azienda infatti, colui che la crea cerca ovviamente di realizzare il suo scopo servendosi di manodopera, ma sempre restando in concomitanza con le motivazioni dell’essere umano. Secondo tale principio quindi, possiamo giudicare l’operato di un imprenditore, basandoci su due modelli:
- Quello delle imprese eccellenti
- Quello delle imprese mediocri
Per distinguere i due modelli, anzitutto si fa riferimento allo stato di benessere della forza lavoro: infatti, se fino al 1910 l’uomo era considerato come una macchina nelle mani dell’imprenditore utile solo al raggiungimento della sua congrua remunerazione, col passare del tempo tale visione viene ribaltata per lasciare spazio ad una visione totalmente diversa. Difatti, i cosiddetti imprenditori “illuminati”, titolari di imprese eccellenti, cercano di dare una congrua retribuzione alla forza lavoro, in modo da permettere ai dipendenti di soddisfare completamente i propri bisogni di ordine interno, come mangiare, vestirsi etc., e indirettamente si assicurano una permanenza duratura sul mercato poiché lavoratori più soddisfatti è sinonimo di maggiore produttività. Tutto questo ovviamente si basa su quel rapporto sinergico tra le parti, che è alla base del principio di finalismo aziendale, che risulta essere quello delle imprese eccellenti.
In tutto questo chiaramente non bisogna comunque dimenticare la logica del profitto, poiché l’impresa è una realtà atta alla creazione di ricchezza: nelle aziende illuminate infatti si svolge attività economica sulla base del principio del minimo mezzo, ossia si mira al raggiungimento del fine aziendale con la minima spesa di risorse (vedi sopra principio economico del minimo mezzo).
Inoltre, assieme alle varie strutture appena elencate, si inserisce l’ambiente, che influenza la struttura aziendale non solo sotto forma di conformazione culturale e psicologica del lavoratore aziendale, ma anche come ambiente dinamico e mutevole, luogo nel quale si inserisce l’azienda nella sua totalità. Quest’ultima infatti deve attuare delle strategie per stare al passo con l’ambiente che si evolve, altrimenti si viene buttati fuori dal mercato (vedi varietà e variabilità). Tale schema ci fa capire appunto il rapporto di interazione e di influenza reciproca tra le strutture d’azienda e l’ambiente, con predominanza però dell’ambiente nei confronti della struttura nel caso di piccole e medie imprese, mentre qualche volta è la struttura che influenza l’ambiente, nel caso di grandi o grandissime imprese (come avviene spesso per il gruppo Telecom o FIAT).