ECONOMIA AZIENDALE - RAGIONERIA
Per soddisfare i numerosi bisogni di cui l’uomo è portatore, l’uomo utilizza dei beni, i quali possono
soddisfare bisogni naturali, ad esempio la fame, oppure bisogni sociali, ognuno di noi fa parte di un
contesto, di una società. Questi beni possono essere presenti in quantità illimitata, pensiamo all’aria che
respiriamo, oppure possono essere presenti in quantità limitata, quindi necessitano di una trasformazione
per poter essere utilizzati o per esempio sono scarsi in natura.
Lo psicologo statunitense Maslow ha organizzato i bisogni che l’uomo ha necessita di soddisfare secondo
una scala, “La scala dei bisogni di Maslow”, mettendo alla base di questa piramide i bisogni fisiologici o
, che una volta soddisfatti, gli individui passano al soddisfacimento di quelli di ordine superiore.
elementari Bisogni di
autorealizzazione
Bisogni di stima
Bisogni sociali o di appartenenza
Bisogni di sicurezza
Bisogni fisiologici o elementari: fame,sete,sonno.....
bisogno di sicurezza: bisogni di un ordinamento che consegui al soddisfacimento dei bisogni fisiologici e
naturali
bisogni sociali e di appartenenza: bisogno di essere parte di un gruppo sociale, di una comunità
bisogno di stima: quindi stima di se, la formazione culturale
bisogno di autorealizzazione: che sono all’apice della piramide.
I beni che vanno a soddisfare questi bisogni possono essere quindi, come abbiamo detto prima, limitati e
i beni economici,
illimitati. I beni limitati sono che quindi sono scarsi in relazione a quelle che sono le
necessita da soddisfare. Quindi questi beni limitati sono chiamati economici, perché l’attività volta al loro
conseguimento è una attività economica.
L’attività economica, dunque, nasce da un contrasto: tra l’illimitatezza dei bisogni dell’uomo e la scarsità
dei beni, dei mezzi disponibili per il soddisfacimento di questi bisogni. Questo contrasto porta a far si che
nell’utilizzo di questi mezzi scarsi l’individuo debba utilizzare un principio di razionalità economica, che
del minimo mezzo o del massimo risultato”,
può essere denominato anche come “principio pero se
parliamo del minimo mezzo diremo ottenere il miglior risultato con meno impiego di risorse, se invece lo
esprimiamo come massimo risultato diremo che consiste nell’ottenere il massimo risultato dall’impiego di
un dato insieme di risorse. (stesso concetto espresso in maniera differente).
questo principio di razionalità economica che ogni individuo in realtà mette in pratica nel momento in cui
calcolo,
devono soddisfare dei bisogni con mezzi limitati, non è altro che un e questo calcolo che viene
attuato sia quando bisogna PROCURARSI i mezzi necessari per soddisfare i bisogni, quindi quando si
produce, sia quando questi mezzi si IMPIEGANO direttamente per il soddisfacimento di quei bisogni,
quindi quando parliamo di consumo. Possiamo dire che la produzione e il consumo sono i due momenti
fondamentali dell’attività economica.
Un tempo l’attività economica si svolgeva in maniera compiuta, cioè sia produzione che consumo, nella
medesima cellula, che era la famiglia o le tribù: non c’era la specializzazione del lavoro, si raccoglieva e si
consumava quello che magari la natura offriva. Col passare del tempo alcune tribù si specializzano nella
produzione di utensili e iniziano degli scambi con altre, che magari di specializzano nella produzione di
pellame, e iniziano delle forme di baratto, di scambio di beni tra una tribù e l’altra. A distanza di tempo per
ragioni economiche e di sicurezza, queste tribù si aggregano in comunità primarie, comunità più
complesse, all’interno delle quali iniziano le prime grandi opere pubbliche e si delineano anche dei ruoli, i
ceti sociali (sacerdoti, guerrieri,commercianti, medici,..) e inizia anche una specializzazione del lavoro: nelle
botteghe artigiane, per esempio, per la produzione di un carro, non si creava tutto all’interno della stessa
bottega, c’era la bottega che produceva la struttura be l’altra che magari produceva le ruote. Nel
medioevo, poi, si assiste ad un particolare fenomeno: coesistono due realtà diverse
- i castelli, che erano autonomi dal punto di vista della produzione e del consumo, perché la comunità
del castello consumava ciò che veniva prodotto all’interno
- le città, dove continua la specializzazione del lavoro, nascono le corporazioni che accolgono coloro che
svolgono la medesima attività
Con l’avvento della moneta poi gli scambi ovviamente vengono notevolmente agevolati, fino ad arrivare
nel 1600, alla rivoluzione industriale, dove vediamo nascere le prime fabbriche, anche se la loro
produzione non era finalizzata al vendere le merci fabbricate, poiché erano prodotti ordinare dalle grandi
case reali, quindi era una produzione su commissione. Nel 1700 abbiamo quindi poi l’idea di impresa
odierna.
Quindi quella unità primaria nella quale inizialmente si svolgeva l’attività di produzione e consumo, si
scinde in due unità differenti:
- AZIENDA DI PRODUZIONE o DI IMPRESA
in una si attua la produzione, che chiameremo
- UNITA’ DI CONSUMO
nell’altra si attua il consumo, che chiameremo
e il collegamento tra queste due unita è reso possibile grazie alla moneta.
(In realtà questa distinzione non è sempre così netta, pensate ad una famiglia di agricoltori che consumi
ciò che produce: produzione e consumo avvengono all’interno della stessa realtà.)
Volendo trovare degli elementi comuni possiamo dire che l’impresa soddisfa in modo indiretto i bisogni,
perché produce quei beni o servizi che servono al soddisfacimento dei bisogni, ma con finalità redditizie,
lucrative. L’azienda di erogazione, invece, soddisfa in modo diretto i bisogni, in quanto l’obbiettivo non è
lucrativo, ma soddisfare i bisogni dei membri che fanno parte dell’azienda, in questo caso il reddito è solo
un mezzo per soddisfare quei bisogni.
LE TIPOLOGIE AZIENDALI
Le aziende di produzione
1.
Queste possono essere
- aziende di produzione originaria:parliamo di aziende minerarie o estrattive, petrolifere o carbonifere,
quindi che acquisiscono beni presenti in natura, e le aziende agrarie. Queste fanno parte del SETTORE
PRIMARIO.
- aziende industriali
aziende di produzione derivata: che attuano quindi una trasformazione ai fini del
consumo, quali le aziende agroalimentari, oppure attuano trasformazioni che saranno poi completate da
altre aziende. Quindi beni destinati al consumo o destinati ad ulteriori trasformazioni (azienda che
produce legname -> azienda che produce mobili -> consumo finale). Queste aziende, che sono le
aziende commerciali o mercantili
aziende industriali, formano il SETTORE SECONDARIO. Le non
attuano una trasformazione, ma un trasferimento dei beni verso altre aziende, da un grossista, ad un
le aziende di servizi
negoziante per poi arrivare ad un consumatore finale. Poi ci sono che hanno la
caratterista di produrre un bene immateriale per appunto un servizio, come ad esempio le aziende di
aziende finanziare
trasporti, quelle telefoniche, ecc. Infine ci sono le che facilitano gli scambi tra
aziende e tra le tipologie aziendali, quindi le aziende di produzione e di erogazione, come per esempio
le aziende bancarie che raccolgono il risparmio per poi destinarlo ad investimenti nei diversi settori
produttivi, oppure le aziende assicuratrici che assumono un rischio a fronte di un pagamento di un
premio. Queste ultime tre aziende invece fanno parte del SETTORE TERZIARIO TRADIZIONALE e
AVANZATO (aziende turistiche e culturali).
2. Le aziende di erogazione
Queste possono essere
- aziende di consumo: soddisfano i bisogni delle persone che fanno parte del sistema aziendale, un
la famiglia aziende erogatrici pubbliche,
esempio è o le al cui interno distinguiamo le aziende
pubbliche territoriali (Stato, Regioni, Comuni) e le aziende pubbliche funzionali (che soddisfano i bisogni
indipendentemente dall’aerea geografica di appartenenza, dipendono pero da un ente territoriale INPS,
INAIL, ASL, ADISU; IACP, ecc.), il cui soggetto non è di diritto privato ma di diritto pubblico,
- aziende di erogazione in senso stretto: soddisfano bisogni di soggetti che sono esterni al sistema
aziendale. Pensiamo alle associazione, alle fondazioni, gli istituti di ricerca, alle organizzazioni di
volontariato, agli enti di beneficenza, tutte aziende NON PROFIT.
Le aziende non profit hanno dette caratteristiche particolari:
hanno natura privata
• hanno finalità sociali, tipiche dello stato
• divieto di distribuire l’utile e il patrimonio, una impresa nel momento in cui consegue un utile,
• quest’utile poi vien distribuito, nelle aziende no profit ciò non avviene, perché non hanno finalità
lucrativa, ma l’utile viene rinvestito nell’attività aziendale così come il patrimonio non viene distribuito.
Le aziende non profit fanno parte del TERZO SETTORE. Perché terzo settore: il PRIMO SETTORE è dato
dallo stato, il SECONDO dalle aziende private, il TERZO SETTORE appunto dalle aziende non profit.
Perché nascono le aziende no profit? Ci sono diverse teorie:
del fallimento dello stato” Weisbrod
una è quella che è nota come “teoria di secondo cui lo Stato, nel
• momento in cui eroga un servizio si rivolge all’elettore mediano, cioè l’elettore medio che presenta
determinate caratteristiche e che è costituito dalla maggior parte delle persone; l’azienda no profit nasce
per soddisfare tutti coloro che non rientrano per caratteristiche nell’ambito dell’elettore medio, quindi
nasce per soddisfare soggetti che lo stato non riesce a soddisfare, perché lo stato nell’erogazione dei
propri servizi non pensa a tutti, ad ogni individuo.
Hansmann, teoria del fallimento del contratto”,
un’altra teoria è quella dello studioso “la secondo cui
• il consumatore non è sempre in grado di valutare la qualità del servizio che gli viene erogato, pensiamo
ai servizi socio sanitari, per cui preferisce rivolgersi ad una azienda che non avendo finalità lucrativa, non
dovendo proseguire un’utile (l’utile nasce dalla differenza tra ricavi e costi) non avranno interesse a
comprimere i costi a scapito dell’utile e della qualità del servizio, perché il loro obbiettivo è soddisfare le
esigenze dei soggetti che si sentono più tutelati rivolgendosi ad una azienda no profit.
Le aziende no profit possono assumere forme giuridiche molto diverse tra loro, ma sempre accumulate
dalle caratteristiche precedenti (natura privata, finalità sociale, divieto distribuzione dell’utile e patrimonio):
- Associazioni di più persone che si mettono insieme per una determinata finalità, con un determinato
scopo;
- fondazioni, che nascono quando un fondatore decide di destinare un patrimonio al raggiungimento di
uno scopo;
- e associazioni bancarie
fondazioni
- organizzazioni di volontariato sono disciplinate dal nostro legislatore caratterizzate dalla presenza di
volontari, cioè i soggetti che svolgono questa attività non vengono retribuiti;
- cooperative sociali, che puntano all’inserimento di persone svantaggiate all’interno del mondo del
lavoro per esempio;
- associazioni sportive
- enti ecclesiastici cattolici
- organizzazioni non governative, ONG, che non dipendono dagli Stati
- imprese sociali ONLUS Non Lucrative di Utilità Sociale):
Non confondiamo le (Organizzazioni non sono una categoria
una qualifica fiscale,
di azienda no profit, ma sono solo cioè il legislatore fiscale dice “le aziende no profit
che si occupano di una delle attività riportate nell’art. 10 della legge n. ((assistenza sociale, sanitaria,
beneficenza,istruzione, formazione, tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e
storico ecc.) hanno diritto ad un beneficio fiscale, ad una agevolazione fiscale. Quindi ONLUS si troverà
sempre accanto al nome di una azienda NON no profit. Anche qui è vietata la distribuzione dell’utile e in
caso di scioglimento il patrimonio verra affidato ad un’altra ONLUS.
Tuttavia queste due aziende che abbiamo separato, l’azienda di produzione e di erogazione, sono
collegate tra loro: non può esistere produzione senza consumo e viceversa, quindi necessariamente
esistono delle relazioni tra queste aziende.
3. Le aziende composte
Aziende in cui la finalità lucrativa si affianca quella non lucrativa, come per esempio quelle dei mezzi
pubblici: la finalità lucrativa genera redditi necessari per la gestione non lucrativa.
Le imprese pubbliche sono imprese che operano in regimi di scambi tipici del mercato, quindi introducono
dei beni che collocano sul mercato, però esiste un orientamento da parte della proprietà che è pubblica
perseguire determinate finalità.
L’AZIENDA
definizione 1:
è un istituto economico duraturo Zappa
L’azienda è la definizione che il professore ha dato al termine.
Istituto: complesso organizzato di beni e persona, dotato di proprie regole, una propria autonomia e di
proprie finalità (famiglie, imprese, stato, comuni).
Istituto economico: vuol dire che l’attività viene esercitata rispettando esercitando quel trincio del minimo
mezzo, cioè l’impiego razionale di quelle risorse scarse per il soddisfacimento dei bisogni.
Istituto economico duraturo: duraturo sta a significare che la vita dell’azienda deve andare al di là di coloro
che l’hanno istituita, deve perdurare nel tempo, La cui vita è destinata ad avere una durata maggiore di
quella dei soggetti che ne fanno parte.
Di definizioni di aziende ce ne sono molte, ma si evidenzia quella di Zappa in quanto è stato colui che ha
istruito per primo la cattedra di economia aziendale nel 1800 ed è un riferimento importante della
aziendale
disciplina; l’economia è una scienza che mira a dare norme e precetti per la razionale condotta
Fabio Besta,
delle aziende, insieme poi a che invece si è occupato di ragioneria, la quale è parte
dell’economia aziendale e si occupa dell’aspetto quantitativo dei fenomeni aziendali che chiaramente poi
analizza delle quantità che poi interpreta.
definizione 2:
è un sistema di forze:
L’azienda S = F (P, M, O)
cioè sistema di forze di persone, mezzi e organizzazione
- sistema: è un insieme di elementi coordinati e finalizzati al raggiungimento di uno o più scopi. Produce
valori superiori alla somma dei singoli elementi che ne fanno parte: se io potessi dare un valore alla
componente P, M, O e sommassi questi valori, otterrei un valore minore rispetto alla correlazione delle
loro forze creata dal sistema.
- P: persone, sono la componente più importante del sistema aziendale perché è da esse che l’azienda
viene avviata ed in loro che trova impulsi, conferendogli il carattere dinamico, tipico dell’azienda;
- M: mezzi, l’utilità strumentale per il raggiungimento dei fini aziendali, sono quindi quei beni materiali o
vincolo di
immateriali che l’azienda utilizza per attuare la sua attività. Sono legati da un
complementarità: occorre il loro simultaneo impiego per svolgere l’attività aziendale. Ci sono due
modalità di acquisizione: dotazione finanziaria del soggetto aziendale(parliamo del capitale proprio, del
proprietario dell’impresa), oppure possono essere acquisiti attraverso una contrazione di prestiti
(capitale di terzi, tipo le banche). Esistono diversi tipi di mezzi dal punto di vista della natura, però il loro
valore viene calcolato attraverso la moneta. La misura complessiva monetaria, l’insieme dei mezzi dei
patrimonio lordo o attivo.
mezzi si chiama
SE A= patrimonio lordo o attivo,
P= patrimonio passivo o dei debiti
N= patrimonio netto, il patrimonio che viene apportato dal soggetto aziendale
ALLORA
A=P+N A-P=N se P=0 allora A=N
A=insieme dei mezzi aziendali Se non c’è indebitamento allora
P+N= l’insieme delle fonti da l’attivo sarà uguale al patrimonio
cui quei mezzi derivano netto
(indebitamento e capitale proprio)
PUÒ SUCCEDERE CHE
A=P P=A+D
quando una azienda è in disfunzione: Se anche anche la parte dei terzi
i mezzi del soggetto aziendale sono è andata distrutta, il capitale peg-
andati distrutti perché l’azienda non va bene. giora ulteriormente. I mezzi della
A=P perché tutti i mezzi sono finanziati da debiti. azienda non riescono a coprire più
i debiti: DEFICIT PATRIMONIALE
- O: organizzazione, è una componente immateriale che lega persone e mezzi. Quando parliamo di
organizzazione spesso si pensa solo alla divisione del lavoro tra coloro che lavorano all’interno
dell’impresa, ma non è solo questo: non determina solo l’entità dell’elemento personale, di coloro che
operano e come devono operare all’interno dell’impresa e l’entità dei mezzi necessari all’attiva
aziendale. Non è una componente statica, l’organizzazione è in continua evoluzione dal nascere al
cessare dell’attività aziendale e se rimanesse immutata comporterebbe l’uscita della mercato
dell’azienda in questione, in quanto essa non è un organismo a se stante, ma opera in un ambiente che
varia in continuazione che incide sulla struttura e sul comportamento dell’azienda. Sta
all’organizzazione essere in grado di adattare l’azienda a questo continuo dinamismo del contesto in cui
opera. L’organizzazione nasce prima ancora che l’azienda nasca, per esempio con la valutazione dei
problemi preliminari, si determinano i volumi di P ed M nece
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