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RAPPORTO CON L’AMBIENTE

Come terzo profilo di osservazione abbiamo il rapporto dell’azienda con l’ambiente.

Infatti L'azienda operando e producendo entra in contatto con terze parti (banche, fornitori, mercati...) che

la condizionano e la influenzano, e al tempo stesso l’azienda influenza l’ambiente circostante (offre lavoro,

fornisce beni…). Quindi è giusto affermare che l’azienda e l’ambiente vivono in stretta simbiosi.

Per ambiente in generale si intende un complesso di condizioni economiche, giuridiche, politiche, sociali,

scientifiche, demografiche in cui l’azienda si trova a operare.

In senso più specifico si intende un complesso di condizioni in funzione del sistema di mercati su cui

l’azienda opera e del settore di appartenenza.

Per mercato si intende il complesso di negoziazioni che si manifestano con continuità con caratteri

omogenei e con elevata interazione reciproca. Classificabili in:

 mercato di acquisizione di fattori produttivi

 mercato di capitali

 mercato di sbocco

Per settore invece si intende un insieme omogeneo di aziende che producono e vendono una certa

categoria di beni, legate da relazioni di interdipendenza. Le aziende che operano in più settori si

definiscono polisettoriali o diversificate. Classificabili in base:

 ai fattori acquistati

 alle tecnologie usate

 ai beni o servizi offerti.

LE FORZE

Quando l’azienda si trova a contatto con l’ambiente si

creano dei legami e delle energie che possono essere

sprigionate dall’azienda o possono provenire

dall’ambiente. Queste sono definite forze.

Le forze si classificano per:

 Provenienza

o Interne (es. offerta)

o Esterne (es. domanda)

 Funzionalità

o Positive (forza lavoro - produttività)

o Negative (forza lavoro – scioperi)

 Governabilità

o Governabili

o Non governabili

È necessario specificare che questa è una classificazione “rozza” in quanto non è possibile delinearne con

profili stretti la natura specifica delle forze.

Per dare un senso a questa classificazione possiamo definire come punti di forza le forze interne positive

che si possono ricondurre agli invisible assets, mentre dei punti di debolezza le forze interne negative che

necessariamente andranno eliminate dal profilo aziendale il prima possibile; ad esempio l’obsolescenza o

l’utilizzo di politiche errate di gestione.

Le forze esterne di solito sono non governabili e si presentano come opportunità (positive) o dei limiti

(negative). Come opportunità possiamo classificare l’apertura di un nuovo mercato, i limiti come ad

esempio limitazione delle infrastrutture, le normative vigenti… i quali l’azienda deve essere disposta a saper

fronteggiare adattandosi.

CAPACITA’ AZIENDALI ALLA BASE DELLA COMPOSIZIONE DELLE FORZE.

Vediamo che un azienda richiede alcune capacità per riuscire a vivere o sopravvivere in sintonia con

l’ambiente in cui si trova.

In particolar modo:

 Elasticità

Che consiste nell’attitudine a resistere ai cambiamenti di tipo quantitativo, ovvero l’attitudine a

rimanere economica, aumentando o diminuendo i volumi prodotti e venduti.

 Flessibilità

Ovvero l’attitudine a resistere ai cambiamenti di tipo qualitativo, cioè la capacità di adattare alla

domanda le caratteristiche dei prodotti offerti.

Elasticità e flessibilità sono condizioni necessarie affinché la combinazione produttiva possa mantenere e

potenziare una presenza economica nell’ambiente dove essa vive e opera. Ma non sono sufficienti.

 Competitività

Per competitività si intende il rapporto che ha l’azienda rispetto le altre aziende.

L’azienda è competitiva sul mercato di sbocco quando è in grado di attrarre la domanda in quantità

sufficiente a prezzi convenienti; quindi la competitività dipende dalla capacità di rimunerazione dei

fattori produttivi. (Miglior rapporto qualità prezzo). La capacità competitiva si calcola tramite le

quote di mercato (nostro fatturato rispetto quello degli altri competitors). La competitività pero

non si misura solo sui mercati di sbocco, ma anche su quello del lavoro, o dei capitali (in base a

rischio e rendimento)

La presenza dell’azienda sui mercati in cui essa opera non è fatta di sola competizione, ma anche, e sempre

più spesso di rapporti basati sulla collaborazione se non proprio sulla cooperazione con altre aziende.

Introduciamo quindi:

 Capacità di collaborare e di cooperare

(Con fornitori, clienti o con altri concorrenti – alleanze strategiche, cartelli e normative antitrust)

 Capacità di coinvolgimento e di attrarre consensi

Tramite proposte di richiamo, uno degli aspetti più significativi

Riassumendo quindi le forze interne ed esterne devono essere armonizzate tra loro.

La coordinazione di queste capacità aziendali o la loro presenza (o meno) determinano quelli che

normalmente classificati nei comportamenti aziendali.

Per dare uno schema interpretativo di questi tipi di comportamenti vengono classificati in 4 categorie.

 PASSIVO

In cui l’azienda subisce i cambiamenti aziendali,

infatti non ha capacità reattiva e non adegua le

forze e la propria struttura alle sollecitazioni

esterne.

Questo tipo di comportamento è molto dannoso,

in quanto un azienda che non sa adattarsi e quindi

“non dinamica” è destinata a scomparire.

 REATTIVO

In cui l’azienda si adegua ai cambiamenti

avvenuti. È un comportamento non del tutto

positivo perché nonostante la capacità di reagire

ai cambiamenti dell’ambiente, l’azienda risulta

sempre in ritardo ai cambiamenti.

 ANTICIPATORIO

Uno dei comportamenti più positivi in cui

l’azienda lungimirante è in grado di anticipare i

cambiamenti aziendali, e

quindi è “pronta” al rinnovamento essendo flessibile ed elastica.

 INNOVATIVO

Il più positivo in assoluto è il comportamento innovativo. L’azienda innovativa infatti provoca i

cambiamenti ambientali, e quindi ha una posizione attiva di fronte ad essi, in quanto ne è l’artefice.

L’ORDINE AZIENDALE

L’azienda è un fenomeno destinato a perdurare, infatti tutta la sua attività non può essere lasciata al caso .

È necessario che ogni cosa rientri in un disegno preordinato, sia disposta in modo armonico in base alle

modalità funzionali alla vita e allo sviluppo del complesso operativo.

In definitiva all’interno dell’azienda deve vigere un certo ordine. Ovvero le risorse, le decisioni e le forze

devono essere combinate coordinate e composte in modo ben preciso per rispettare l’obiettivo della

condizione di economicità.

Quindi il concetto di ordine può essere designato come disposizione economica e dinamica delle risorse,

delle decisioni e operazioni. Esso si può definire sotto tre aspetti:

Aspetto COMBINATORIO, che riguarda la struttura aziendale. Essa si compone di vari elementi definiti

come fattori di produzione (capitale e lavoro) in questo aspetto dovrà esserci continua validità nella

combinazione di questi fattori, per conseguire caratteristica di convenienza (economicità) dell’azienda.

Aspetto SISTEMATICO, concerne la dinamica, ovvero la gestione. L’azienda è infatti costituita da un sistema

di operazioni conseguenti da decisioni, vale a dire dalle politiche di gestione. Questo sistema di operazioni

correlate e coordinate tra di loro serve a garantire l’economicità.

Aspetto DI COMPOSIZIONE che si riferisce al rapporto tra l’azienda e l’ambiente, e alle forze che gravitano

intorno a essi. È necessario quindi che la composizione delle une e delle altre sia funzionale, ovvero che

favorisca la condizione primaria di esistenza e di sviluppo dell’unità aziendale, ovvero l’economicità.

L’ordine quindi sussiste quando ogni volta che le forze interne e quelle esterne sono accordate nel modo

più conveniente. Anche questo tipo di aspetto deve seguire una costante valutazione in quanto l’ambiente

è dinamico.

Per concludere l’ordine non è solo una sistemazione generica delle componenti, ma una vera e propria

disposizione economica, rivolta al conseguimento dell’equilibrio economico, durevole ed evolutivo.

Le due manifestazioni di ricchezza di un azienda si hanno con il CAPITALE e il REDDITO.

Dove il capitale è inteso come grandezza stock (statico – in un determinato momento), ed il reddito

come grandezza flusso (movimentato – aspetto dinamico della ricchezza).

Come noto l'obiettivo di un azienda di produzione è la creazione di nuova ricchezza.

Il CAPITALE è la manifestazione della ricchezza che può essere osservata in un preciso momento

che si modifica nel tempo per effetto della gestione dando vita al REDDITO.

Il formarsi del reddito quindi presuppone l’esistenza di un valore del capitale aziendale di inizio

periodo. Tale rapporto tuttavia non genera una diretta derivazione della prima grandezza dalla

seconda, e non implica che il capitale sia la fonte del reddito, poiché nessun capitale è in grado di

suo conto di generare un reddito se intorno ad esso non si svolge un attività di gestione.

In tale ottica gli elementi essenziali o fattori primigeni delle aziende di produzione sono:

• CAPITALE

• LAVORO

Due fattori complementari, in quanto il capitale da solo è inutile se non attivato con il lavoro.

Essi quindi rappresentano la condizione (struttura) per lo svolgimento della gestione e per la

realizzazione del reddito.

Quindi il REDDITO è la variazione che subisce in un dato

arco di tempo (periodo amministrativo) il capitale per

effetto della gestione, al quale va a sommarsi.

E può essere:

• POSITIVO quando la variazione è positiva = UTILE

• NEGATIVO quando la variazione è negativa =

PERDITA

(Il reddito fa variare il capitale, ma non il contrario)

La sua determinazione avviene alla fine di ogni periodo

amministrativo (1 anno) tramite la redazione del

BILANCIO.

Riassumendo quindi il reddito scaturisce dalla gestione permessa dalla struttura composta da

capitale e lavoro.

Tornando a parlare di CAPITALE abbiamo compreso che è un complesso di elementi utili per

produrre nuova ricchezza.

Questo elemento può essere analizzato sotto un aspetto QUALITATIVO e QUANTITATIVO.

L'aspetto QUALITATIVO del capitale riguarda le caratteristiche degli investimenti e le modalità di

finanziamento degli stessi.

Il capitale quindi nel suo profilo qualitativo è un complesso di condizioni positive e negative di

produzione coordinate e pertinenti ad un azienda in un dato istante.

Condizioni positive: sono UTILITA' ECONOMICHE ovvero elementi per produrre nuova ricchezza

Condizioni negative: sono INDEBITAMENTI (obbligazioni) verso terze economie o in denaro o in

natura (prestazioni di servizi). Nel corso dello svolgimento della vita aziendale queste condizioni

mutano, ad esempio il denaro (condizioni positive) sarà investito per l’acquisto di merci, impianti…

i debiti verso fornitori o verso le banche (condizioni negative) saranno risolte in seguito al

pagamento del debito.

Coordinazione delle condizioni significa che tutti gli elementi devono avere una loro correlazione al

fine di produrre reddito. A differenza del patrimonio, che è costituito da un insieme di beni

economici privi di collegamento sistemico.

Il collegamento tra le condizioni segue il cosiddetto vincolo di Pertinenza, il criterio in base al quale

è possibile stabilire se un elemento fa parte o no del capitale di un azienda (Zappa).

I criteri per identificare gli elementi del capitale hanno subito varie identificazioni nel corso del

tempo; infatti secondo una prima analisi proposta da Giuseppe Cerboni nell'800 per essere

ricompreso nel capitale un elemento doveva avere un diritto legalmente riconosciuto (di proprietà

o di credito) DISPONIBILITA DI DIRITTO

Questa analisi però presentava anomalie per quanto riguarda i crediti (casi di insolvenza), quindi il

teorico Fabio Besta definì che un elemento per essere ricompreso nel capitale doveva essere

DISPONIBILE DI FATTO (fabbricati in locazione).

Ma anche questa analisi presentava anomalie, in quanto non è detto che tutto ciò che è di fatto lo

sia anche di diritto. Quindi un ultima analisi di Amaduzzi afferma che per identificare la pertinenza

di un elemento del capitale afferma che deve essere DISPONIBILE DI DIRITTO E DI FATTO.

L’istantaneità infine espone come già detto, che il capitale essendo una grandezza stock, può

essere “fotografato” in determinati momenti dell’azienda, a differenza del reddito, il quale

rappresenta una grandezza flusso e quindi esprime la ricchezza in un intervallo di tempo.

COSTITUZIONE DELL'AZIENDA

L’azienda si può costituire esclusivamente con conferimento di capitale da parte della proprietà

(nelle aziende individuali, da parte del proprietario; nelle società da parte dei soci).

In particolare con conferimento di denaro, di beni per l'esercizio dell'attività o apportando un’altra

azienda già funzionante.

Durante tutta la vita dell'azienda si svolge la gestione, organizzata in ESERCIZI, in archi di tempo

definiti PERIODI AMMINISTRATIVI.

ESERCIZIO: insieme di operazioni compiute in riferimento a un dato arco temporale (periodo

amministrativo)

PROSPETTO QUALITATIVO DEL CAPITALE

L’aspetto qualitativo del capitale analizza una serie di condizioni sia positive che negative

pertinenti in un dato istante.

Le CONDIZIONI POSITIVE si possono considerare sotto vari aspetti:

• NATURA

1. Capitale fisso: esauriscono la loro utilità in più periodi amministrativi

2. Capitale circolante: esauriscono la loro utilità nel periodo amministrativo

• DESTINAZIONE (ad esempio un autovettura per un concessionario e per una ditta)

1. Fattori a breve termine

2. Fattori a lungo termine

• REALIZZABILITA' ovvero la sua capacità di essere convertito in denaro

1. Immobilizzazioni: non possono essere convertiti tempestivamente ed economicamente in denaro

2. Disponibilità: possono essere convertiti tempestivamente ed economicamente in denaro

• MATERIALITA'

1. Elementi materiali: o tangibili (macchinari, merci...)

2. Elementi immateriali: o intangibili (marchi, brevetti...)

• PROPRIETA'

1. Beni propri

2. Beni di terzi

• IMPORTANZA

1. Capitale principale: capitale indispensabile all'azienda per svolgere i propri processi produttivi

2. Capitale accessorio: capitale ridondante in azienda, reinvestito in titoli o azioni di altre aziende

Le CONDIZIONI NEGATIVE invece:

• TIPI DI OBBLIGAZIONE

1. Debiti: obbligazione al pagamento di somme di denaro a una scadenza prestabilita

2. Prestazioni di servizi: obbligazioni in natura

• ESIGIBILITA'

1. Passività correnti: entro l'esercizio

2. Passività consolidate: oltre l'esercizio

• ONEROSITA' in quanto tutti i debiti hanno un costo

1. Debiti onerosi: con onerosità esplicita (esempio mutui, che hanno interessi)

2. Debiti non onerosi: con onerosità implicita (pagamento a dilazione)

CLASSIFICAZIONE DI CREDITI E DEBITI

DEBITI: - debiti di funzionamento: sorgono verso i fornitori di merci

Obbligo al pagamento oggetto negoziazione: beni/merci

Di una somma di denaro funzione: sostituire temporaneamente un uscita di denaro

A scadenza prestabilita - debiti di finanziamento: sorgono verso banche o istituti di credito

Oggetto negoziazione: prestiti di denaro

Funzione: genera un entrata di denaro

CREDITI: - crediti di funzionamento:

Diritto di riscossione oggetto negoziazione: beni/merci

Di una somma di denaro funzione: sostituiscono temporaneamente un entrata di

denaro

A scadenza prestabilita - crediti di finanziamento:

Oggetto negoziazione: prestiti di denaro

funzione: genera un uscita di denaro

PROSPETTO QUANTITATIVO DEL CAPITALE

L’aspetto quantitativo del capitale si riferisce alla determinazione del valore del capitale, quindi

analizza un fondo di valori sia positivi che negativi riferiti a un dato istante.

Fondo di valori inteso come somma algebrica di quantità di beni equivalenti rispetto a quello dato;

in contabilità si usa il valore in moneta per poterli sommare per determinare l'ammontare.

Natura dei valori:

• Elementi positivi: ATTIVITA'

• Elementi negativi: PASSIVITA'

Sistematicità dei valori, ovvero i collegamenti

tra i diversi elementi del capitale con altri

fattori produttivi

Istantaneità in riferimento a un dato istante:

• Capitale: inteso come grandezza-stock

• Reddito: inteso come grandezza-flusso

Indeterminatezza, in quanto molti elementi

del capitale scaturiscono da processi di

valutazione ovvero STIME, che essendo valori

soggettivi, non esiste una formula definita

uguale per tutti nel definire il valore.

Questi aspetti del capitale si ritrovano nello STATO

PATRIMONIALE (termine non corretto, che fa riferimento allo

stato del capitale dell'azienda, in quanto il patrimonio fa

riferimento a un complesso di beni disgiunti tra loro) che

fotografano in un dato istante il capitale dell’azienda nel suo

aspetto quantitativo.

Lo stato patrimoniale si compone di due sezioni, e tre aree di

riferimento: ATTIVITA’ E PASSIVITA’ E CAPITALE NETTO.

L'EQUAZIONE DEL CAPITALE NETTO

Le attività o INVESTIMENTI rappresentano IMPIEGHI di capitale

Le passività o FINANZIAMENTI rappresentano FONTI di capitale

Il CAPITALE NETTO è la DOTAZIONE di risorse propria di un

azienda, ottenuta dalla differenza tra le attività e le passività.

Al momento della costituzione il C.N. corrisponde con il

capitale conferito con la proprietà, successivamente si

movimenterà con operazioni gestionali (nuovi conferimenti)

che extra gestionali (eventuale rinuncia alla distribuzione degli

utili).

Gli aspetti da considerare sulla dotazione propria di un

azienda (capitale netto) possono essere:

 ASTRATTEZZA, è frutto di una differenza di valori

 UNITARIETA’, infatti non è scindibile ai vari elementi del capitale

 FONTI

o Di origine esterna: come capitale conferito

o Di origine interna: utili non distribuiti

Per valutare le dimensioni di un azienda però non è sufficiente fare riferimento al Capitale netto,

ma è invece opportuno ricorrere al Capitale Lordo di funzionamento, il quale indica il valore degli

investimenti effettuati.

Il REDDITO

Il reddito è l’incremento o il decremento subito dal capitale conferito dalla proprietà per effetto

della gestione svolta in un dato arco temporale.

Presenta caratteri distinti in quanto:

 È un valore differenziale

 Presuppone l’esistenza di un capitale

 È una variazione di segno positivo o negativo (utile/perdita)

 Promana dalla gestione

 Si riferisce sempre a un determinato arco temporale

 È una grandezza flusso

 È astratto e indeterminato (come il capitale)

COME SI DETERMINA IL REDDITO DI PERIODO

Per determinare il reddito di periodo si può procedere con due processi:

Con il PROCESSO SINTETICO si confronta il capitale netto iniziale, con quello finale (con esclusione

dei conferimenti e dei prelevamenti di capitale avvenuti nel periodo). (Valore differenziale)

Se il risultato è maggiore di 0 allora saremo in presenza di un utile, se minore allora di una perdita.

Con questo procedimento non siamo in grado però di valutare le cause del valore del reddito

quindi viene utilizzato il processo analitico.

Con il PROCESSO ANALITICO si effettua la differenza tra la somma dei RICAVI DI COMPETENZA e la

somma dei COSTI DI COMPETENZA. (Valore differenziale)

Per COSTO si intende un sacrificio volontario di ricchezza. Per RICAVO si intende un

beneficio/ritorno di ricchezza

Il reddito globale è il risultato economico conseguito da un'impresa mediante la gestione svolta

nell'intero arco della sua esistenza (dalla costituzione alla cessazione).

Il reddito globale si determina per:

- Differenza tra tutti ricavi e tutti i costi, realizzati e sostenuti nell'arco della vita dell'azienda.

- Differenza tra la somma delle entrate e la somma delle uscite, escludendo i conferimenti.

- Differenza tra il capitale alla costituzione, e quello al momento della cessazione.

Per la determinazione del reddito il solo stato patrimoniale non basta, infatti lo stato patrimoniale

riguarda i movimenti finanziari (entrata e uscita di denaro), quindi c’è bisogno di annotare tutti i

flussi economici dell'azienda che sommati algebricamente portano alla perdita o all'utile di

esercizio, e questo è possibile con il conto economico.

CONTO ECONOMICO

Come lo stato patrimoniale si compone di due sezioni:

 Componenti NEGATIVI

dove vengono indicati i costi di competenza

 Componenti POSITIVI

dove vengono indicati i ricavi di competenza

La particolarità del conto economico è quella di avere

all’interno delle sezioni contrapposte delle sezioni

dedicate agli storni (di ricavi o di costi) che consistono in

delle rettifiche dei flussi economici del periodo.

Eseguendo:

la somma di tutti i componenti positivi

la somma di tutti i componenti negativi,

=

saremo in grado di individuare l’eventuale utile o

perdita, che verrà annotata nella sezione contrapposta;

come totale a pareggio.

PERCHE’ SI DETERMINA IL REDDITO DI PERIODO

I motivi della determinazione del reddito di periodo sono principalmente 5:

 Il reddito di periodo costituisce un valido indice della posizione di equilibrio economico

dell’azienda; quindi ci consente di vedere il suo andamento.

 La misura del reddito di periodo indica l’importo massimo di reddito prelevabile dalla

proprietà a titolo di compenso per l’apporto del capitale. (Distribuzione o accantonamento

degli utili)

 Necessità di fornire informazioni all’esterno ai portatori di interessi che gravitano intorno

all’azienda

 Obblighi di legge relativi alla redazione dei bilanci di periodo

 Obbligo di determinare il reddito fiscalmente imponibile.

OSSERVAZIONE DELLA GESTIONE: ASPETTI DELLA GESTIONE PER LA REDAZIONE DEL BILANCIO

I profili di osservazione della gestione sono 3:

TECNICO: che misura le quantità/flussi fisico-tecnici

FINANZIARIO: misura come variano le entrate e le uscite (cassa + tutti debiti e crediti)

ECONOMICO: misura come varia la ricchezza in seguito alle operazioni (costi e ricavi)

PROFILO FINANZIARIO

Aspetto MONETARIO

Variazioni della tesoreria (cassa + banca)

Aspetto NUMERARIO

Variazioni su tesoreria + debiti/crediti di funzionamento

Aspetto FINANZIARIO

Variazioni su tesoreria + debiti/crediti di funzionamento

e anche nei debiti/crediti di finanziamento

Esempio: un pagamento/incasso è una variazione con tutti e tre

gli aspetti. Mentre un mutuo solo quello finanziario.

PROFILO ECONOMOMICO

Si considera anche un aspetto ECONOMICO (o patrimoniale) che osserva

come varia la ricchezza (capitale netto) per effetto della gestione (o anche

con nuovi conferimenti di proprietà).

L’aspetto REDDITUALE della gestione invece valuta variazioni direttamente a

livello del capitale ovvero il rapporto tra costi e ricavi (non solo di

competenza).

Per COSTO si intende un sacrificio volontario di ricchezza

Per RICAVO si intende un beneficio/ritorno di ricchezza

Aspetto fondamentale per la vita di un azienda è l’EQUILIBRIO ECONOMICO che si verifica quando

i ricavi ricoprono i costi nel medio/lungo periodo lasciando un margine per remunerare il capitale

conferito con la proprietà.

VALORI E VARIAZIONI FINANZIARIE ED ECONOMICHE

Tutte le operazioni di gestione denominate anche “fatti di gestione” provocano variazioni:

 FINANZIARIE: movimenti nei valori finanziari ovvero l’impatto sul capitale

Tesoreria + debiti/crediti ogni genere

o Positive (entrate)

o Negative (uscite)

 ECONOMICHE: movimenti nei valori economici e riguardano la ricchezza dell’azienda

Di reddito (Costi e ricavi) e di capitale (movimenti sul CN)

o Positive (ricavi)

o Negative(costi)

Tutte le variazioni vengono registrate per arrivare a redigere il Bilancio.

Il Bilancio quindi si compone di stato patrimoniale e conto economico più altri documenti

contabili; esso è un documento informativo che fornisce informazioni sulla situazione

patrimoniale, finanziaria e economica dell’azienda a tutti i soggetti interessati al suo andamento.

IL CONTO (ragione)

Il conto consiste in una serie di scritture riflettenti un dato oggetto semplice, aventi lo scopo di

evidenziarne la variabile e misurabile grandezza.

Terminologia riguardante il conto:

 Oggetto del conto: entità a cui viene intestato il conto col fine di misurarne la grandezza

 Accendere un conto: eseguire la prima annotazione

 Tenere un conto: fare le registrazioni del conto

 Chiudere un conto: rilevarne il saldo, ovvero l’eccedenza del conto scritta nella sezione

opposta (a saldo)

 Valori di conto: valori all’interno dei conti

 Addebitare/Accreditare un conto: scrivere in DARE/AVERE

 Eccedenza di conto: somma delle due sezioni = risultato se una delle 2 sezioni ha risultato

più grande

 Saldo di conto: l’eccedenza scritta nella sezione opposta

 Moneta di conto: moneta (unità di misura) con cui si fanno i conti

 Conti essenzialmente unifase: valori o tutti dare o tutti avere (tranne alcuni valori correttivi)

 Conti bifase: valori sia in dare che in avere

Con un sistema di conti (sistema di scritture) si possono rappresentare oggetti complessi (capitale

e reddito).

METODI DI SCRITTURE

Insieme di regole o metodi con cui vengono tenute le scritture

 Metodo a partita semplice:

Considera variazioni per alcuni elementi del capitale per conti non collegati tra loro

 Metodo della partita doppia.

METODO DELLA PARTITA DOPPIA:

PRINCIPI

1. Esistenza di un oggetto da osservare sotto due aspetti (aspetto originario e derivato)

2. Impiego di due serie di conti per seguire i due aspetti (conti originari e conti derivati)

3. Utilizzo di conti unicamente a due sezioni (una per variazioni positive, l’altra per negative)

4. Funzionamento antitetico delle due serie di conti

5. Unicità della moneta di conto

Se i principi sono rispettati allora:

ADDEBITAMENTI = ACCREDITAMENTI

In contabilità vengono registrate tutte le

operazioni di gestione che mettono in contatto

l’azienda con l’ambiente esterno.

Le variazioni finanziarie possono misurare le

variazioni economiche ma non il contrario.

Tutte le operazioni di gestione producono due o

più variazioni di segno opposto (metodo

bilanciante) che si compensano perfettamente.

Nel caso in cui una variazione finanziaria non

viene compensata in alcun modo da un'altra

variazione finanziaria, allora si misurano una o

più variazioni economiche che la compensano.

Le variazioni economiche hanno stesso valore

(positivo o negativo) della variazione finanziaria

predominante, ma si registrano in modo opposto

rispetto le finanziarie.

Per registrare i fatti amministrativi di gestione si utilizzano i cosiddetti LIBRI CONTABILI.

 PRIMA NOTA o brogliaccio:

Registro cronologico e informale su cui si annotano in ordine di data i vari fatti di gestione,

elencandovi i dati occorrenti per la successiva compilazione del libro giornale

 LIBRO GIORNALE:

Registro cronologico, formale e obbligatorio (artt. 2214-2220 cc) su cui si rilevano in ordine

di data i vari fatti di gestione

 LIBRO MASTRO:

Registro sistematico e formale contenente i diversi conti che compongono il sistema di

scritture.

In ordine di esecuzione:

1. Registrazione in prima nota

2. Analisi dei fatti amministrativi

3. Registri in libro giornale

4. Registro in libro mastro.

Durante tutto il periodo amministrativo abbiamo registrato tutti i fatti amministrativi tramite le

scritture di gestione dove tutti i valori.

Al 31/12 arriviamo con molti conti aperti dove tutti i valori (finanziari ed economici) sono

Valori contabili che non sono validi per la redazione del bilancio; infatti devono essere prima

corretti e integrati, cioè assestati per fare in modo di trasformarli da valori contabili in

Valori di bilancio. Tutto questo mediante le scritture di assestamento.

Lo scopo delle scritture di assestamento è di

determinare con precisione i costi e i ricavi di

competenza dell'esercizio in corso, mediante

l’utilizzo di documenti originari e calcoli, ma anche

di valutazioni formulate dagli amministratori come

valutazione rischi, o giudizi si valore sul magazzino.

Una volta trasformati quindi i valori contabili in

valori di bilancio, è possibile redigere lo stato

patrimoniale e il conto economico.

Infatti i valori finanziari assestati verranno inseriti nello

stato patrimoniale, mentre i valori economici assestati

a seconda della loro competenza verranno inseriti nel

conto economico

(Se di competenza del periodo)

E nello stato patrimoniale (se di competenza futura).

Un passo precedente alle scritture di assestamento è quello della redazione del bilancio di verifica,

dove vengono riportati tutti i conti con i totali dare/avere.

Con il bilancio di verifica si controlla la quadratura dei conti ovvero:

Totale Dare = Totale Avere, ma anche che corrispondano al totale generale del libro giornale.

Il bilancio di verifica ha quindi la funzione di controllare la quadratura dei conti e di evidenziare

eventuali errori di registrazione.

Nell’ordine di compilazione abbiamo quindi:

- SCRITTURE DI GESTIONE

- BILANCIO DI VERIFICA

- SCRITTURE DI ASSESTAMENTO

- BILANCIO DI PERIODO.

Come già accennato, durante la fase di assestamento è di rilevante importanza determinare bene

la classificazione dei costi e dei ricavi in base alla loro competenza.

Infatti possiamo avere:

1. COSTI E RICAVI DI PERIODO (DI COMPETENZA)

Partecipano interamente alla formazione del reddito del periodo in cui si è avuta la

corrispondente manifestazione finanziaria

2. COSTI E RICAVI PLURIENNALI

Partecipano parzialmente alla formazione del reddito di più periodi consecutivi, a partire da

quello in cui si è avuta la corrispondente manifestazione finanziaria

3. COSTI E RICAVI SOSPESI

Sono rinviati, in tutto o in parte, al periodo successivo a quello in cui si è riscontrata la

corrispondente manifestazione finanziaria

4. COSTI E RICAVI FUTURI

Partecipano parzialmente alla formazione del reddito del periodo in chiusura, pur avendo

manifestazione finanziaria in futuro.

Quindi la competenza di un costo/ricavo non dipende dalla sua manifestazione finanziaria

Il principio di competenza economica si suddivide in due sottoprincipi:

 PRINCIPIO DELLA REALIZZAZIONE DEI RICAVI (realization principle)

Contribuiscono alla formazione del reddito i ricavi realizzati (o maturati), ossia relativi a

processi produttivi giunti a compimento nel periodo considerato

 PRINCIPIO DELLA CORRELAZIONE DEI COSTI (matching principle)

Contribuiscono alla formazione del reddito, i costi correlati ai ricavi realizzati,

indipendentemente dalla loro manifestazione finanziaria.

Riassumendo quindi,

I RICAVI DI COMPETENZA sono quelli che soddisfano le seguenti condizioni:

 Il processo produttivo dei beni e dei servizi è stato completato

 Lo scambio è già avvenuto (momento identificato convenzionalmente con la consegna o la

spedizione o nel momento in cui i servizi sono resi e fatturabili).

I COSTI DI COMPETENZA sono quelli che possono essere correlati ai ricavi nei modi seguenti:

 Per associazione di causa-effetto tra costi e ricavi, in modo analitici e diretto (provvigioni) o

in modo indiretto, con riferimento, con riferimento a particolari flussi di costi (vendite dei

prodotti finiti e correlato costo del venduto);

 Per ripartizione dell’utilità o funzionalità pluriennale su base razionale e sistematica

(ammortamento);

 Per imputazione diretta di costi al conto economico dell’esercizio o perché associati al

tempo o perché sia venuta meno l’utilità o la funzionalità del costo (interessi).

Quindi sono costi/ricavi di competenza se l’operazione cui fanno riferimento è conclusa (il bene è

stato spedito/consegnato, o il servizio prestato).

Oltre al principio di competenza, nel bilancio funzionale (interno) viene adottato anche il principio

di prudenza consistente in una sottovalutazione delle attività e una sopravvalutazione delle

passività.

Le rettifiche dei valori di conto (assestamenti) possono essere quindi:

AUMENTATIVE (O DI COMPLETAMENTO) ratei – fondi – fatture da emettere e da ricevere

 Costi e ricavi di periodo misurati da variazioni finanziarie insorgenti o completamente

maturate al 31/12 (valori rilevati tramite documenti originali)

 Costi e ricavi di periodo misurati da variazioni finanziarie solo in parte maturate al 31/12

(Valori calcolati su base temporale)

 Costi e ricavi di periodo derivanti da valutazioni

(Valori misurati da valutazioni quindi indipendentemente dalla loro variazione finanziaria)

DIMINUTIVE (DI STORNO E SOSPENSIONE) rimanenze finali – risconti – ammortamento

 Storni di costi o ricavi di periodo misurati da variazioni finanziarie

 Storni di costi o ricavi di periodo calcolati su base temporale

 Storni di costi o ricavi di periodo derivanti da valutazioni.

Le valutazioni sono giudizi sul valore di un elemento espressi in forma monetaria.

Hanno natura soggettiva (quindi non consistono in misurazioni oggettive).

Questi tipi di rettifiche spesso non danno luogo a variazioni finanziarie, infatti prendono nome di

articoli forzatamente doppi.

Le fasi logiche di assestamento e di chiusura dei conti sono:

 Precisare quali sono i costi e i ricavi di periodo (assestamento)

 Riepilogare i costi e i ricavi di periodo (e storni di costi e storni di ricavi) al Conto economico

 Determinazione e sistemazione del risultato di periodo

 Chiusura dei conti riferibili a attività, passività e netto.

Il concetto di VALUTAZIONE

La valutazione è un giudizio sul valore di un elemento espresso in forma monetaria. È di natura

soggettiva, infatti non consiste in una misurazione e il valore dell’elemento in considerazione viene

valutato come “parte di un tutto” ovvero rapportato agli altri.

Si parla quindi di valutazione funzionale, in quanto nella determinazione del giudizio occorre

tenere conto della funzione che ogni elemento ha nella combinazione produttiva in cui è inserito e

di cui fa parte.

Ma oltre alla sola valutazione funzionale ci sono anche opportune valutazioni alla quale fanno

riferimento la normativa civilistica e quella fiscale.

Valutazione civilistica

Scaturisce dall’applicazione dei criteri stabiliti dal Codice Civile (art. 2426)

1. Immobilizzazioni, devono essere iscritte al costo di acquisto o di produzione, nel costo di

acquisto si computano anche i costi accessori.

2. Il costo delle immobilizzazioni deve essere ammortizzato in ogni esercizio in relazione con

la loro residua possibilità di utilizzazione.

3. I crediti devono essere iscritti secondo il valore di presumibile realizzo

4. Le rimanenze e le attività che non costituiscono immobilizzazioni devono essere iscritte al

loro costo di acquisto o al loro valore di presumibile realizzazione (desumibile dal mercato)

se minore.

5. Il costo dei beni fungibili può essere calcolato con la media ponderata o con il lifo e il fifo.

Valutazione Fiscale

Scaturisce dall’applicazione dei criteri scaturiti dalle norme fiscali (TUIR)

1. Le plusvalenze dei beni concorrono a formare il reddito

2. le quote di ammortamento del costo dei beni materiali strumentali per l’esercizio sono

deducibili a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene

3. la deduzione è ammessa in misura dei coefficienti stabiliti dal ministro delle finanze, e

ridotti a metà per il primo esercizio

4. la misura massima indicata può essere superata in proporzione alla più intensa

utilizzazione. Può essere elevata fino a due volte per ammortamento anticipato

nell’esercizio in cui sono entrati in funzione e nei due successivi.

5. Le svalutazioni dei crediti sono deducibili in ciascun esercizio nel limite dello 0,50%, la

deduzione non è ammessa se l’ammontare delle svalutazioni supera il 5% del valore

nominale dei crediti. Se lo supera, la quota eccedente concorre a formare il reddito stesso.

I processi di valutazione vengono effettuati alla fine del periodo amministrativo per la

conversione dei valori contabili in valori funzionali per la redazione del bilancio.

Il principio di prudenza

I valori da assegnare alle attività sono i più bassi tra quelli realizzabili, mentre i valori da assegnare

alle passività comprendono anche quelli presunti. Riassumendo quindi questo principio stabilisce

il rinvio all’esercizio successivo o degli esercizi futuri degli utili presunti, mentre prevede

l’attualizzazione a carico del periodo delle perdite soltanto temute

Valutazione delle disponibilità liquide

Cassa: utilizza il valore nominale della moneta e degli elementi di cassa (assegni circolari…)

Banca: valore nominale scaturito dall’estratto conto

Valutazione degli impianti

Gli impianti sono fattori a medio/lungo termine, poiché cedono la loro utilità nell’arco di più

periodi amministrativi.

Il COSTO STORICO corrisponde al valore dell’oggetto al momento dell’acquisto;

con il passare del tempo questo valore diminuisce per causa del logorio tecnico e del logorio

economico (obsolescenza).

Il VALORE RESIDUO CONTABILE è invece il valore attuale, calcolato sottraendo dal costo storico

l’utilità ceduta durante il periodo o periodi amministrativi.

VITA TECNICA E VITA UTILE DEGLI IMPIANTI

Quando si parla di vita tecnica di un impianto si fa riferimento a quanti anni un impianto potrà

lavorare; questo può dipendere dai materiali con cui è costruito l’impianto, ritmo di utilizzazione,

materiali che deve lavorare…

Mentre la valutazione della vita utile dell’impianto si riferisce a quanto tempo effettivamente

conviene mantenere in azienda il cespite, ovvero per quanto tempo il cespite rimane economico

per l’azienda.

Le cause di obsolescenza possono far riferimento a: progresso scientifico, nella moda, e nella

variazione dei gusti e degli interessi dei consumatori.

AMMORTAMENTO

Consiste in una diminuzione graduale del costo

storico con corrispondente suddivisione dello

stesso tra più periodi amministrativi.

Dal punto di vista contabile è un procedimento con

il quale un costo pluriennale viene ripartito tra gli

esercizi di vita utile del bene, facendolo partecipare

per quote alla determinazione del reddito dei singoli

esercizi.

Anche l’esposizione del valore degli impianti può avvenire:

1. In maniera diretta

Dove si agirà direttamente sul conto IMPIANTI

2. In maniera indiretta

Agendo su un conto denominato FONDO AMMORTAMENTO IMPIANTI

L’utilizzo del metodo indiretto o fuori conto permette di tenere sotto controllo l’utilità

ceduta ogni anno (quote accantonate ogni anno), senza intaccare il valore iniziale del conto

IMPIANTI, che verrà chiuso solo una volta che il cespite non sarà più presente in azienda.

Tipi di ammortamento:

- A percentuali costanti

- A percentuali crescenti

- A percentuali decrescenti

Valutazione delle merci

- Criterio del costo storico

- Criterio del presunto ricavo di vendita (stimare il ricavo futuro)

- Criterio del valore attuale di scambio (stima il ricavo attuale)

- Criterio del prezzo corrente (valuta il prezzo di prodotti analoghi, non quelli nello specifico)

- Criterio del costo di riacquisto (di riproduzione – costo da sostenere per il riacquisto delle

merci presenti in magazzino)

Il valutatore deve tenere del Principio di prudenza nella valutazione, secondo il quale si adotta il

valore più basso.

La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuità

dell’attività”; ciò significa che devono essere imputate al periodo considerato le perdite presunte

non ancora verificatesi, mentre non vanno assolutamente inseriti eventuali utili non ancora

conseguiti. Tale principio infatti tende ad evitare la distribuzione di utili che l’impresa non ha

effettivamente realizzato.

Valutazione al minor costo storico.

Metodi di valutazione:

 Costo medio ponderato – tramite la media ponderata delle merci in rimanenza

 Lifo – last in first out

 Fifo – first in first out

Si valuta il valore minore tra il costo storico e il valore di presumibile realizzo; infatti l’utile si

considera soltanto quando avviene effettivamente la vendita. (Prudenza)

Valutazione dei crediti verso clienti

Sempre continuando la parte delle valutazioni abbiamo una fase importante quella riguardante la

valutazione dei crediti.

Può capitare infatti che alla fine dell’anno ci siano dei crediti nei confronti di clienti che ancora non

abbiamo percepito e che quindi meritano una valutazione sull’eventuale inesigibilità.

Possiamo distinguere in:

INESIGIBILITA’ SICURA E SPECIFICA – in cui i crediti devono essere stralciati

INESIGIBILITA’ GENERICA E PROBABILE – in cui l’intera massa creditizia deve essere svalutata

La valutazione funzionale che ne consegue si basa su specifici elementi logici di giudizio, come ad

esempio: le caratteristiche del mercato di vendita, la situazione contingente del mercato di vendita

e la composizione del portafoglio clienti

L’esposizione del valore dei crediti verso clienti può avvenire:

1. In maniera diretta

Dove si agirà direttamente sul conto CLIENTI

2. In maniera indiretta

Agendo su un conto denominato FONDO SVALUTAZIONE CREDITI

L’utilizzo del metodo indiretto o fuori conto permette di tenere sotto controllo i movimenti

avvenuti, senza intaccare il valore iniziale del conto CLIENTI

Caratteristiche del fondo svalutazione crediti:

Come già anticipato nasce dall’esposizione indiretta delle attività, consiste in una posta rettificativa

dell’attivo, quindi non è una passività; infatti non si tratta di denaro accantonato, ma di un

accumulo di svalutazioni.

Per concludere il fondo costituisce un cuscinetto di protezione del capitale netto contro le

insolvenze.

Valutazione dei debiti verso le banche

Non esiste una vera valutazione, in quanto l’importo del debito è quello che risulta dal contratto. In

relazione al prestito però è necessario determinare gli interessi periodici da corrispondere e

verificare il piano di rimborso secondo un concordato piano di ammortamento.

Gli interessi possono scadere esattamente al 31/12, in questo caso non ci saranno rettifiche, nel

caso in cui si presenta a cavallo di due periodi, si genera un debito in corso di formazione che

denomineremo “rateo passivo”.

Valutazione dei debiti verso fornitori

Valutati con il criterio numerario, ovvero i debiti verso fornitori verranno valutati in base al valore

nominale riportato sulle fatture passive.

POLITICHE DI BILANCIO

Le politiche di bilancio sono accorgimenti valutativi tendenti a pilotare i risultati economici

d’esercizio.

Non sono lecite al codice civile, in quanto appunto vanno contro all’articolo 2423 che afferma

“il bilancio d’esercizio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e

corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’azienda”.

L’amministratore quindi può solo agire su valori derivanti da valutazioni come ad esempio le merci,

ammortamenti o i crediti.

Le politiche di bilancio si suddividono in due macrocategorie:

 Annacquamento del capitale

(Utile Periodo e Capitale Netto in bilancio esterno > UP e CN bilancio interno)

Attuata tramite una sopravvalutazione di una attività o una sottovalutazione di una

passività o di una posta rettificativa rispetto al suo valore funzionale

 Riserva occulta (riservizzazione)

(UP e CN bilancio esterno < UP e CN bilancio interno)

Attuata tramite una sottovalutazione di una

attività o una sopravvalutazione di una passività

o di una posta rettificativa rispetto al suo valore

funzionale

Le politiche di bilancio non sono utili solamente

all’esercizio appena concluso, ma anche in senso

dinamico, ovvero su più anni.

Si parla appunto di “stabilizzazione dei redditi” (income

smoothing).

TIPI DI BILANCIO DI PERIODO

 Bilancio interno (o funzionale)

Bilancio redatto da valori funzionali

 Bilancio esterno (o pubblico o civilistico)

I cui valori:

a. Sono influenzati dall’insieme degli interessi che convengono sull’azienda, dunque

sul suo bilancio

b. Sono determinati nel rispetto della normativa civilistica

1) CONTINUITA' DELLA GESTIONE "la valutazione delle voci deve essere fatta nella

prospettiva di continuazione dell'attività.

2) PRUDENZA “si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di

chiusura dell'esercizio" e "si deve tener conto dei rischi e delle perdite di

competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo"

3) PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA. “la valutazione delle voci di

bilancio sia fatta “tenendo conto della funzione economica dell'elemento dell'attivo

o del passivo considerato”.

4) COMPETENZA ECONOMICA: si rende necessario iscrivere nel conto economico

costi e ricavi definibili come "correlativi", cioé sicuramente riferibili alla produzione

dell'esercizio.

In sostanza:

- i ricavi di vendite o di prestazioni sono di competenze dell'esercizio in cui è

avvenuto lo scambio o la prestazione del servizio;

- i costi devono essere correlati ai ricavi. In altri termini, ai ricavi di competenza

di un esercizio devono essere contrapposti i costi relativi al loro conseguimento;

- se alcuni costi non sono correlabili ai ricavi, allora saranno di competenza

dell'esercizio in cui si manifestano.

5) CONTINUAZIONE DEI CRITERI DI VALUTAZIONE. Negli esercizi successivi si deve

mantenere lo stesso criterio di valutazione utilizzato negli esercizi precedenti.

 Bilancio fiscale

Bilancio esterno rettificato in applicazione della normativa fiscale, volto ad esprimere la

misura del reddito imponibile.

CONFIGURAZIONI DEL CAPITALE-VALORE

Secondo Giannessi nell’ambito quantitativo il capitale può essere stimato con la finalità di

determinare: 1. Il valore di funzionamento

2. Il valore economico

3. Il valore di liquidazione


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Crisho

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia e management
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crisho di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Gonnella Enrico.

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