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Programmazione e controllo 2013

Classificazione dei costi

I costi possono essere classificati in base al loro modificarsi al variare del volume di produzione (fissi e variabili), al loro sorgere o cessare a seguito di una certa decisione (emergenti o cessanti) al tipo di relazione di causalità con gli oggetti di calcolo (diretti o indiretti), all'esclusività o meno della loro relazione con l'oggetto di osservazione (speciali o comuni), alla collocazione temporale (consuntivi o prospettici) e alle condizioni operative.

Costi diretti e indiretti

Per costo diretto si intende un costo imputabile in maniera certa ed univoca ad un solo oggetto di costo (prodotto, reparto, stabilimento, ecc.). Si tratta di costi che hanno una relazione specifica con l'oggetto di costo considerato e quindi possono essere attribuiti unicamente ad esso nelle analisi dei costi. I costi indiretti invece sono riconducibili a due o più oggetti di costo; per questa classe di costi manca una relazione specifica con l'oggetto di costo considerato. Si tratta cioè di costi comuni a più oggetti di costo (es. i costi delle funzioni generali come amministrazione e contabilità, segreteria, direzione, i costi dei servizi ausiliari come le spese di manutenzione, di gestione del magazzino, di pulizia). I costi indiretti possono essere allocati ai vari oggetti di costo da cui scaturiscono assegnando mediante una ripartizione che consideri possibilmente le cause da cui originano. Le tecniche di ripartizione più utilizzate nella prassi fanno riferimento al calcolo di parametri quali il coefficiente di allocazione.

Costi speciali e costi comuni

I costi speciali sono inequivocabilmente collegati ad un determinato oggetto di osservazione, mentre quelli comuni sono comuni a più oggetti. Questi sono dei costi indiretti, perché se fosse possibile quantificare in modo oggettivo il loro contributo ad un determinato oggetto invece che ad un altro potrebbero essere attribuiti in modo esclusivo a un determinato oggetto invece che a un altro. I costi comuni possono essere trasformati in costi speciali. La distinzione tra costi comuni e costi speciali non dipende dunque dalla natura delle risorse impiegate, ma da struttura e organizzazione dei processi di impiego delle risorse e delle modalità di misurazione. È possibile specializzare i costi comuni attraverso dei meccanismi contabili di attribuzione.

Costi fissi e variabili

I costi fissi sono costi che non variano proporzionalmente al crescere del volume della produzione. Il comportamento di tali costi è quindi indipendente dai livelli di produzione. L'aggettivo fisso non indica quindi l'invariabilità nel tempo ma la mancanza di relazione di causa effetto tra la variazione del costo e quella dei livelli di output. Tipici esempi di costi fissi sono i canoni di locazione, lo stipendio dei dipendenti, le assicurazioni. I costi variabili o incrementali sono costi direttamente influenzati dai livelli della produzione. Questa tipologia di costi non esiste in assenza di produzione e varia al variare dei livelli della produzione. Esempio principale di costi variabili sono le materie prime.

Decisioni di breve e lungo periodo

Si definiscono decisioni di breve periodo tutte le decisioni che pur modificando la quantità prodotta e venduta, non modificano la struttura degli impianti e delle risorse fisse. Si definiscono invece decisioni di lungo periodo quelle che includono anche la possibilità di modificare la struttura aziendale. Questa distinzione trova poi corrispondenza nella tradizionale distinzione tra decisioni strategiche (dimensionamento capacità produttiva) o direzionali e operative (breve periodo). Le prime sono decisioni per la variazione del limite massimo di produzione e la scelta della tecnologia più efficiente. Le seconde si basano su usi alternativi di risorse già acquisite e riguardano operazioni di singole attività aziendali. L'elemento fondamentale che distingue decisioni di lungo e di breve periodo è la reversibilità delle decisioni stesse, ovvero la possibilità di ritornare alla posizione originaria (senza sostenere costi aggiuntivi).

Lo strategic cost management è uno schema concettuale che mira a ridurre i costi in termini reali sul lungo periodo. Tutte le decisioni che modificano l'equilibrio economico dell'azienda con effetto immediato sono considerate di breve periodo. Il breve periodo è un ambito decisionale molto stretto. Nel breve periodo si può intensificare lo sforzo per produrre e vendere che già sono presenti nell'offerta dell'azienda. Si possono svolgere sforzi promozionali e di comunicazione, ma sempre senza modificare la struttura dell'impresa. Si nota quindi che le decisioni di breve periodo sono volte a modificare i volumi di produzione e vendita senza modificare la struttura aziendale. Nel breve termine si tratta di stimare i cambiamenti nell'ammontare dei costi e dei ricavi al modificarsi del volume di produzione e vendita e valutare se i costi che si generano possono essere ripagati dagli effetti sui volumi e quindi dai ricavi che ne derivano.

Scelte di breve periodo

  • Gran parte della produzione è rivolta ai prodotti e alla loro capacità di produrre valore per l'azienda.
  • L'applicazione degli schemi di analisi e tutte le decisioni di breve è priva di particolari complicazioni e quindi direttamente applicabili.
  • Molte delle decisioni oggetto di analisi hanno effetti sulla redditività dei prodotti e dei servizi venduti dall'azienda.

Solitamente in ambito aziendale le decisione che vanno a modificare l'assetto aziendale e quindi decisioni di lungo periodo vengono prese da organi con livelli gerarchici alti e in generale tutte le decisioni sono divise tra organi interni con responsabilità differenti.

Tipologie di costi variabili

I costi variabili possono essere:

  • Proporzionali
  • Digressivi
  • Progressivi

Esempi di costi variabili:

  • Esempio I: il costo della materia prima rispetto alle unità prodotte (C=cv·Q).
  • Esempio II: i costi totali di un reparto rispetto al volume di produzione del reparto stesso.
  • Esempio III: costi di un reparto nel caso si sia superato il livello ottimo di utilizzo dei fattori di produzione.

I consumi variabili possono non associarsi ad acquisizioni variabili per due ragioni:

  • Alcune risorse non sono acquistabili in quantità modificabile nel breve periodo.
  • Alcune risorse possono essere state acquistate in anticipo rispetto al loro impiego ed essere conservate "a scorta", e pertanto qualsiasi sia la quantità utilizzata, non si modifica la quantità acquistata.

La classificazione dei costi secondo la loro variabilità permette di costruire il diagramma costi-volumi: il diagramma mette in relazione il variare dei costi totali al variare del volume di attività.

Analisi della variabilità dei costi

Nell'affrontare l'analisi della variabilità, è utile ricordare come i costi fissi non debbano essere considerati immodificabili, essi infatti variano nel tempo in funzione di elementi che però non sono dipendenti dal volume di attività. L'incidenza del costo fisso a livello di una singola unità prodotta decresce, all'aumentare della quantità complessiva prodotta nel periodo. I costi variabili invece sono spesso considerati proporzionali e come tali non modificano la loro incidenza a livello di costo unitario al variare della quantità prodotta. Tra i costi variabili si comprendono i costi variabili a gradini i quali non si modificano in modo continuo al variare del volume di produzione, ma a "balzi" (costi di spedizione).

I costi variabili vengono rappresentati attraverso una retta che parte dall'origine, ipotizzando quindi che i costi variabili, con volumi di produzioni pari a zero, siano nulli. Alcuni fattori produttivi però presentano una parte di costo fisso e una parte di costo variabile e questi sono definiti "semivariabili". Una tipica forma della funzione di costi prevede rendimenti crescenti nella parte iniziale (crescono al crescere del volume) e poi superato un certo punto, decrescenti via via che si avvicina alla saturazione della capacità produttiva.

Normalmente però nell'analisi dei costi si cerca di linearizzare le funzioni in modo da semplificare l'analisi riducendo al minimo il margine di errore. La linearizzazione avviene quindi solo all'interno di un intervallo, detto intervallo rilevante, in cui gli errori risultano molto inferiori.

Il margine di contribuzione

È un indicatore di redditività che permette di svolgere rapide analisi di convenienza economica in merito a decisioni di breve periodo che riguardano i prodotti offerti sul mercato. Il margine di contribuzione è definito come la differenza tra ricavi variabili e costi variabili. Il margine però non esprime l'intera redditività di un prodotto, perché esclude i costi fissi, quindi la realizzazione di un margine di contribuzione positivo non implica necessariamente la produzione di un reddito complessivo positivo. Il margine tiene in considerazione solo i costi variabili (generati dalla produzione e vendita del prodotto), mentre i costi fissi sarebbero costi che si sostengono indipendentemente dalla produzione e vendita. Ogni prodotto che fosse in grado di coprire i costi fissi presentando un margine positivo darebbe un aiuto alla complessiva copertura dei costi aziendali. Il margine complessivo generato da tutti i prodotti che deve essere sufficiente alla copertura dei costi fissi. Il margine indica su quali prodotti sarebbe più opportuno concentrarsi per ottenere il massimo risultato. La ripartizione dei costi fissi comporta un problema in quanto il costo risulterebbe funzione del volume di produzione e di vendita e sarebbe impossibile valutare le scelte di volume di produzione sulla base di un'informazione di costo che è direttamente influenzata dallo stesso volume di produzione. Il margine di contribuzione è uno strumento informativo destinato ad essere impiegato nelle decisioni relative al volume di produzione (mix di prodotti) in un'ottica di breve periodo, cioè senza modificare costi fissi. Massimizzare il risultato economico significa massimizzare il margine di contribuzione in presenza di costi fissi non influenzabili. Inoltre non c'è la necessità di ripartire i costi fissi tra i diversi prodotti (in gran parte comuni).

Margine di contribuzione assoluto e percentuale

I margini di contribuzione possono essere determinati a livello unitario, per singola unità di un dato prodotto, o complessivo, per tutte le unità di un certo prodotto in un dato periodo. Il margine unitario è dato dalla differenza tra prezzo (medio) di vendita e costo unitario variabile (medio). Il margine complessivo è dato dalla differenza tra i ricavi totali (variabili) e i costi totali variabili. Il margine di contribuzione percentuale indica la percentuale dei ricavi che rimane disponibile per la copertura dei costi fissi dopo aver coperto i costi variabili. È utile per ragionare sul contributo dei singoli prodotti alla redditività e quindi intensificare l'azione promozionale in modo da aumentare il loro peso nel mix di vendita.

Il margine di contribuzione per fattore limitante

Bisogna identificare e misurare il fattore produttivo che essendo disponibile in quantità non sufficiente rispetto alle esigenze limita la libertà d'azione e impedisce di produrre tutti i prodotti che la domanda di mercato sarebbe pronta ad assorbire. Questo fattore è detto appunto limitante o scarso. L'azienda deve quindi identificare il prodotto che a parità di utilizzo di fattore scarso genera il margine più elevato. Se l'obiettivo è far rendere di più la limitata capacità produttiva, si dovranno produrre quei prodotti che a parità di capacità produttiva utilizzata producono il maggior margine di contribuzione. Una volta individuato il fattore che limita si deve determinare il margine di contribuzione che si ottiene utilizzando un'unità di fattore scarso nella produzione dei diversi prodotti e quindi produrre quanto più possibile i prodotti con più alto margine di contribuzione per unità di fattore scarso.

I costi di prodotto e i costi di periodo

I costi di prodotto sono quei costi che in sede di progettazione si è ritenuto fosse opportuno considerare nella quantificazione del valore consumato per l'ottenimento dei prodotti e che pertanto concorrono al calcolo dei margini. I costi di prodotto inoltre concorrono alla formazione del risultato economico solo se i prodotti vengono venduti nel periodo preso in esame. I costi di prodotto sono incorporati nel valore dei prodotti finiti e pertanto concorrono a formare il valore dei prodotti in magazzino; confluiscono nel conto economico solamente quando i prodotti cui sono attribuiti vengono venduti. I costi di periodo sono i costi che non concorrendo al costo dei prodotti, sono interamente attribuiti al periodo in cui sorgono e che devono essere coperti con i margini generati dai prodotti. Tutti i costi di periodo sono di competenza dell'esercizio in cui sono stati sostenuti e in quanto tali concorrono alla formazione del reddito d'esercizio.

I costi dei fattori produttivi

Un processo di misurazione dei costi si basa sulla misurazione della quantità fisica dei fattori produttivi utilizzati per la produzione di un particolare oggetto. Per calcolare il costo è sufficiente misurare le quantità fisiche di fattore produttivo impiegate per un particolare risultato o in un dato periodo e attribuire a queste un adeguato valore unitario. Questa operazione quindi richiede la tenuta di apposite schede di lavorazione sulle quali annotare le quantità di materie prime impiegate e il tempo di manodopera dedicato. Si deve sapere qual è il costo di unità fisica di materia prima e di un'unità di tempo di manodopera diretta in modo da poter dare un valore alle quantità consumate. Si attribuisce un valore medio alle attività produttive omogenee. L'adozione di costi medi permette di valorizzare tutte le unità di fattore produttivo impiegato in un dato periodo piuttosto che tener conto dello specifico valore di ogni singola unità impiegata. Inoltre le differenze di costo che potrebbero verificarsi tra diversi prodotti che utilizzano lo stesso fattore produttivo, a causa dei diversi prezzi pagati per la stessa in momenti diversi, potrebbero essere ambigue da interpretare e fuorvianti.

Costo della manodopera e costo dei fattori produttivi "gestiti a scorta"

Per la MOD diretta è opportuno determinare un costo per unità di tempo lavorato. Per calcolare il costo di un'ora di lavoro è sufficiente alla fine del periodo determinare tutti i costi della MOD diretta e dividerli per le ore effettivamente lavorate. Tra i costi della MOD di un periodo figurano le retribuzioni ordinarie e straordinarie, gli oneri sociali, la quota di trattamento di fine rapporto, la quota di tredicesima e quattordicesima, la quota di retribuzione e oneri sociali connessi alle ferie. Alcune di queste voci non vengono calcolate nella misurazione della tariffa oraria di manodopera diretta. Per quanto riguarda i fattori produttivi gestiti a scorta, il costo per unità utilizzata è determinata con i criteri LIFO, FIFO e MEDIA PONDERATA. Attraverso questi metodi si possono determinare i costi unitari dei fattori diretti gestiti a scorta.

Costo per "periodo" e costi per "commessa"

Nel metodo costi per commessa si calcolano i costi di un insieme di prodotti omogenei e si imputano agli stessi tutti i consumi di fattori produttivi sino a quando tutti i prodotti inclusi nell'insieme sono stati completati; nel metodo per processo (periodo) si calcolano i costi di un determinato periodo di tempo.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Zaba91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Collini Paolo.
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