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Capitolo 13

I soggetti preposti all'esercizio della funzione imprenditoriale

L'imprenditore, nella visione aziendale, è colui che coordina l'attività, introduce l'innovazione ed assume il rischio generale dell'impresa. In termini più evoluti, la funzione imprenditoriale è sede della strategia aziendale in quanto ad essa spetta il compito di assumere le decisioni relative alla selezione dei rischi ed alle modalità della loro gestione.

La tipologia dei soggetti chiamati ad esercitare la funzione di imprenditori dipende da un insieme di elementi quali: la dimensione dell'impresa, la forma giuridica da essa adottata, ecc.

Una prospettiva storico-evolutista delle formule giuridiche di gestione dell'impresa

La figura dell'imprenditore, in forma moderna, trae origine a partire dall'inizio della rivoluzione industriale avvenuta nella seconda metà del 18o secolo in Inghilterra. È in tale fase, che per sfruttare le prime macchine industriali, soggetti diversi (soprattutto artigiani e mercanti) radunano in appositi stabilimenti una moltitudine di operai di diversa estrazione sociale per realizzare manufatti a costi ridotti rispetto a quelli sostenuti con le diffuse produzioni artigianali nel tempo.

Utilizzando i loro risparmi ed in parte le risorse finanziarie dei proprietari terrieri e della nobiltà, questi imprenditori danno vita alle prime imprese industriali. In questo periodo l'iniziativa imprenditoriale è, generalmente, avviata in forma individuale anche se non mancano casi di imprenditori che si associano.

Le imprese individuali sono caratterizzate dalla presenza di un soggetto imprenditoriale che assume su di sé i rischi dell'iniziativa: per le obbligazioni aziendali egli risponde con tutto il suo patrimonio personale e non soltanto con la parte che viene conferita nell'impresa.

La gestione collettiva si impone laddove le risorse necessarie a finanziare l'attività di un'impresa sono superiori a quelle che possiede un singolo individuo. Per questo motivo si diffondono le forme giuridiche sperimentali nelle attività mercantili dei periodi precedenti, utilizzandone, in una prima fase soprattutto due: la società in nome collettivo e quella in accomandita semplice.

La società in nome collettivo permette a più imprenditori di raggrupparsi, mediante apporto di capitali necessari, assumendo la responsabilità solidale ed illimitata per le obbligazioni sociali. La società in accomandita semplice consente di associare alle iniziative imprenditoriali persone appartenenti ai ceti sociali detentori della ricchezza in cambio della prospettiva di cospicui guadagni.

L'imprenditore assume la veste di socio accomandatario a cui spetta la gestione dell'impresa e la responsabilità solidale ed illimitata per le obbligazioni sociali; mentre i ricchi finanziatori fungono da soci accomandanti e per le obbligazioni sociali rispondono solo nei limiti del capitale conferito e non possono interessarsi alla gestione dell'impresa se non per valutarne la correttezza formale ed i risultati.

Il contesto sociale in cui tali soggetti si muovono non è ad essi molto favorevole, per cui la loro attività non è vista con eccessivo favore dalle classi dominanti. La legge tende a tutelare i nobili ed i benestanti dai rischi delle iniziative imprenditoriali e infligge severe pene agli imprenditori che falliscono nell'applicazione dei loro progetti.

Lo sviluppo industriale e l'emergere delle società per azioni

A mano a mano che lo sviluppo industriale si realizza lo scenario cambia: le imprese si affermano come strumento fondamentale di produzione di ricchezza e gli imprenditori acquistano un ruolo di crescente valore sociale.

Alla fine del 18o sec. la situazione politica cambia sotto la spinta della rivoluzione francese, cui segue l'affermarsi dei valori liberali, favorevoli alla diffusione della libera iniziativa imprenditoriale. Si sviluppano tecnologie sempre più complesse che da un lato generano grandi opportunità economiche e dall'altro richiedono grandi quantità di risorse finanziarie che spingono i singoli imprenditori ad associarsi ai soggetti detentori di tali risorse. Nascono le prime società per azioni.

Il capitale di tali società viene frazionato in un notevole numero di azioni di importo relativamente esiguo. La loro costituzione dà vita a persone giuridiche alle quali vengono riferiti tutti i diritti e gli obblighi provenienti dalle obbligazioni sociali mentre allo svolgimento dell'attività aziendale vengono preposti appositi organi: l'assemblea dei soci ed il consiglio di amministrazione hanno il compito, rispettivamente, di definire ed applicare la volontà sociale.

La società per azioni gode di autonomia patrimoniale perfetta: per le obbligazioni sociali risponde solo con il proprio patrimonio; mentre la responsabilità dei soci resta limitata all'importo delle azioni sottoscritte. Questo tipo di società permette alle persone non interessate alla conduzione dell'impresa, di considerare il possesso delle azioni come una forma di investimento. Tale investimento si recupera con la vendita delle azioni.

La diffusione della società per azioni non viene messa in discussione da un'altra forma di società di capitali introdotta successivamente: la società in accomandita per azioni. Questa ripropone il dualismo tipico della società in accomandita semplice, contrapponendo gli accomandatari (soci preposti alla gestione dell'impresa) agli accomandanti (soci che assumono la funzione di soli finanziatori).

Agli accomandatari si garantiscono i pieni poteri nella gestione dell'impresa a fronte dell'assunzione di una responsabilità solidale ed illimitata per le obbligazioni sociali; essi assumono di diritto la carica di amministratori e godono di una particolare tutela. Agli accomandanti si offre un titolo facilmente smobilizzabile e una responsabilità limitata alle azioni sottoscritte.

L'evoluzione delle forme societarie

Lo sviluppo del capitalismo ha però dimostrato che la società per azioni è in grado di offrire ai gruppi imprenditoriali sufficienti garanzie di certezza del loro potere decisionale. Nell'ordinamento giuridico dei paesi economicamente più avanzati (Germania) viene successivamente introdotta la società a responsabilità limitata.

Il capitale delle società a responsabilità limitata è suddiviso in quote, per cui è trasferibile con maggiori difficoltà rispetto alla società per azioni. Le differenze che qualificano la società a responsabilità limitata rispetto alla società per azioni sono: l'imposizione di un capitale minimo molto più contenuto; alcune limitazioni nel ricorso al mercato finanziario; alcune semplificazione degli organi interni. Per le sue caratteristiche questo tipo di società è particolarmente adatta a imprese di piccole dimensioni.

La società cooperativa è finalizzata al miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei soci. La differenza più rilevante tra impresa cooperativa e società per azioni è costituita dallo status conferito ai soci che sono posti tutti sullo stesso piano. Ciascuno di essi può ricorrere alla formazione della volontà sociale mediante l'espressione di un voto, indipendente dall'ammontare conferito.

Inoltre vige il principio della "porta aperta": per ammettere nuovi soci o liquidarne altri è sufficiente una delibera del consiglio di amministrazione.

L'esercizio della funzione imprenditoriale nelle imprese di piccole e medie dimensioni

In linea generale, nelle imprese di piccole e medie dimensioni l'attività imprenditoriale è svolta direttamente dai portatori del capitale di proprietà. Nella realtà si verifica che esse siano organizzate sotto forma di imprese individuali, società in nome collettivo, società in accomandita, società a responsabilità limitata, società cooperative e società per azioni.

Nelle imprese individuali la definizione delle strategie aziendali viene fatta direttamente dal proprietario, che si preoccupa di indirizzare la loro applicazione (si possono ipotizzare alcune eccezioni con riferimento ad imprenditori occulti). Nelle imprese gestite in forma societaria la compagine sociale è generalmente organizzata su base familiare o sulla base di consolidati rapporti di amicizia.

Il potere di indirizzo strategico della loro gestione spetta, formalmente, ai vari soci congiuntamente, ad eccezione dei soci accomandanti, delle società in accomandita. Concretamente tale potere viene, però, esercitato in relazione alla forma giuridica adottata.

Nelle società semplici e nelle società in nome collettivo, esso è esercitato collegialmente da tutti i soci. Situazioni analoghe si verificano anche per i soci accomandatari delle società in accomandita e per i soci delle società a responsabilità limitata e delle società per azioni a base ristretta. Con riferimento a questi ultimi due casi, bisogna evidenziare che la responsabilità dei soci viene introdotta su base contrattuale sotto forma di garanzia prestata sulle operazioni sociali.

Nelle imprese cooperative, spesso, si formano gruppi di comando aggregati sulla base di comuni interessi economici; pertanto in tali imprese non è infrequente il formarsi di oligarchie di soci. Nelle imprese sopra menzionate è possibile rintracciare sia la presenza di soci finanziatori che quella di dirigenti professionali, nominati quando necessitano competenze specifiche e si manifesta l'esigenza di sviluppare un processo di delega del potere decisionale.

Questo fenomeno tende per lo più a manifestarsi nelle imprese di medie dimensioni, mentre in quelle più piccole sono sempre i soggetti imprenditoriali ad occuparsi dell'attuazione di linee d'azione predefinite. Nelle imprese di medie dimensioni si ricorre inoltre alla collaborazione dei dirigenti funzionali che hanno il compito di supportare l'attività decisionale del vertice aziendale; di definire le strategie funzionali.

Il potere decisionale delle imprese si diversifica gradualmente all'ampliarsi delle sue dimensioni. La crescita dell'impresa si traduce in un aumento della complessità della sua gestione da cui scaturiscono 2 fenomeni: il primo fenomeno riguarda i rapporti tra i soci ed opera in modo da coinvolgere nella gestione dell'impresa soltanto i soci che dispongono di una stabile maggioranza di voti nell'assemblea sociale.

Il secondo fenomeno riguarda i rapporti tra il capitale di comando ed i dirigenti professionali e prelude ad ogni progressivo processo di delega del potere decisionale basato sulla competenza e sul non possesso di quote di capitale sociale.

L'esercizio della funzione imprenditoriale nelle imprese di grandi dimensioni: il capitale di comando e il capitale comandato

La forma tipica di organizzazione delle imprese di grandi dimensioni è la società per azioni. Si deve considerare normale condizione di vita della società per azioni l'affidamento del potere di indirizzo della gestione ad un esiguo numero di soci detentori di una parte del capitale sociale che consenta di dominare stabilmente l'assemblea e di nominare gli amministratori.

L'esistenza di due categorie di soci aventi interessi, funzioni e poteri differenziati porta alla nota distinzione di capitale di comando e capitale comandato. Nel finanziamento aziendale effettuato a titolo di proprietà vengono associate varie categorie di soggetti interessati ad investire il capitale a loro disposizione.

Questo fenomeno conduce alla formazione di capitale frammentato fra una miriade di persone che esprimono interessi diversi per la gestione aziendale: accanto ai soci motivati dall'interesse per la conduzione dell'attività finanziata, ne convivono altri spinti a partecipare all'iniziativa nella speranza di trarne una remunerazione.

Il diritto di indirizzo dell'attività aziendale e di selezione delle persone, deputate all'attuazione delle strategie prescelte, viene a concentrarsi nelle mani del capitale di comando espresso dal soggetto o dai soggetti che posseggono quella parte di capitale di proprietà adeguata a garantire loro il dominio dell'assemblea dei soci. Tali soggetti sono favoriti dall'assenteismo del capitale comandato che consente loro di assicurarsi una rilevante e durevole maggioranza dei voti nelle assemblee dei soci pur detenendo, a volte, solo un numero limitato di azioni.

L'esercizio della funzione imprenditoriale nelle imprese di grandi dimensioni (segue): i rapporti tra il capitale di comando ed i dirigenti professionali ad esso nominati

L'azionista di maggioranza può far valere i diritti connessi alla sua posizione a condizione che sia profondamente immerso nella problematica gestionale dell'impresa in modo da essere in grado di contribuire con i manager alla definizione delle linee di indirizzo dell'attività. In definitiva, in molti casi, il possesso di capitale che assicuri la maggioranza assoluta nelle assemblee sociali è una condizione necessaria ma non sufficiente per una partecipazione attiva.

Ciò determina come conseguenza che, nelle imprese molto diversificate in cui l'attività imprenditoriale si articola su due o tre livelli, l'azionista di maggioranza si trova in cima ad una piramide che comprende i vertici delle unità strategiche di affari ed i soggetti preposti alle direzioni funzionali presenti nel suo interno. Ciascuno di questi soggetti elabora informazioni.

I soggetti posti all'interno di questa piramide finiscono per detenere un grado di autonomia decisionale ed un potere di condizionamento sugli azionisti di maggioranza così ampio da ridurre questi ultimi ad un mero organo di ratifica di decisioni già prese altrove. La possibilità che ciò non si verifichi dipende dalle qualità personali di questi azionisti, che devono essere pervasi da un forte spirito imprenditoriale.

Capitolo 14

I concetti di imprenditore e di soggetto economico nelle loro mutue relazioni

Per soggetto economico si intende una persona o un gruppo di persone fisiche a cui viene affidata la definizione delle linee di sviluppo dell'attività aziendale. La diffusione di tale figura fu favorita dalla crescita di molte imprese italiane che, nei primi decenni di questo secolo assunsero la veste di società per azioni.

Conseguentemente a ciò si verificò una separazione tra l'esercizio del potere di indirizzo e l'assunzione di responsabilità per le obbligazioni sociali. Tali funzioni venivano ad essere svolte da diversi soggetti. La definizione delle figure del soggetto economico e del soggetto giuridico rispose all'esigenza di cogliere questa nuova realtà.

Nella figura del soggetto economico fu identificata la persona o il gruppo di persone fisiche cui spettava il compito di indirizzare l'attività aziendale. Nella figura del soggetto giuridico si individuò colui o coloro che si assumevano i diritti e gli obblighi provenienti dalle obbligazioni sociali. Le responsabilità attribuite al soggetto giuridico si differenziano a seconda della forma giuridica dell'impresa.

Con riferimento alla figura del soggetto economico le posizioni dottrinali possono essere ricondotte sostanzialmente a 3: Per gli aderenti alla prima impostazione, il soggetto economico è costituito dai prestatori di lavoro e da coloro che conferiscono il capitale di proprietà che vengono identificati come i portatori degli interessi economici istituzionali dell'impresa.

Qualora ciò non dovesse accadere si avrebbe un soggetto economico "improprio". Secondo tali autori si deve parlare di soggetto economico improprio anche quando il potere di governo dell'impresa viene esercitato soltanto da una parte di portatori del capitale sociale. Il formarsi di un soggetto economico improprio è considerato una "condizione non favorevole alla vita duratura economica dell'azienda".

Questa posizione dottrinale considera l'impresa come una comunità di interessi la cui gestione dovrebbe essere unitariamente attribuita a tutti i soggetti interessati durevolmente alla sua economia. Tale posizione evoca i grandi temi dell'uguaglianza sociale, dell'emancipazione delle classi lavoratrici e della democrazia economica.

Essa prevede, infatti, che i vari portatori di interessi concorrano insieme nella produzione della ricchezza e nell'equa ripartizione dei risultati ottenuti. I portatori di capitale ed i vari prestatori di lavoro non possono essere posti sullo stesso piano, poiché questo significherebbe sottovalutare la possibilità del sorgere di gravi conflitti di interesse.

Il problema fondamentale appare quello di dare legittimità e forza al soggetto imprenditoriale in modo che esso possa guidarne i processi di riorganizzazione e di sviluppo. Tale problema può essere risolto solo con una chiara organizzazione gerarchica degli interessi che convengono sull'impresa e la forma giuridica che può evitare il sorgere di tali problemi è quella della società per azioni. Essa si afferma proprio grazie alla sua capacità ed al fine di evitare l'insorgere di gravi conflitti di interessi.

Qualora sorgano contrasti insanabili è legittimo che prevalga l'interesse del

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e Organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Muserra Anna Lucia.
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