La dimensione dell'impresa
La definizione di "dimensione aziendale" è complessa e difficile da formulare. Possiamo però prendere in considerazione la definizione classica data da Onida: "Il concetto di dimensione dell'azienda si ricollega al volume di produzione o di affari che l'azienda è idonea a sviluppare periodicamente, col pieno impiego dei fattori produttivi stabilmente a disposizione e quindi entro i limiti posti dal complessivo capitale disponibile, dagli impianti costituiti e dall'organizzazione in atto".
Tuttavia, si sono riscontrati dei limiti in questa definizione, nonché difficoltà nel determinare le dimensioni d'azienda, anche a causa dell'alto numero di fattori che devono essere presi in considerazione.
Parametri quantitativi
- Di natura economica: tra questi troviamo il fatturato ed il valore aggiunto.
- Il primo è l’ammontare delle vendite realizzato dall'impresa in un anno (elemento sviato se il confronto è effettuato tra aziende con diverso grado di integrazione verticale)
- Il secondo è inteso come la differenza tra il valore dei beni e dei servizi prodotti ed il valore dei prodotti intermedi, ovvero tra ricavi totali e costi esterni.
- Di natura tecnica: tra questi, la capacità degli impianti e la quantità di prodotti lavorati in un determinato periodo di tempo.
- È importante osservare se nella produzione c'è una lavorazione interna o esterna (perché se esterna l'impresa rischia di essere meno competitiva).
- Bisogna inoltre capire se la capacità è totalmente sfruttata e le macchine sono in funzione 24/7 oppure se ho una flessibilità produttiva e posso aumentare la capacità durante i picchi di richieste.
- Infine, anche il flusso dei prodotti per controllare lo stato dei macchinari e anche una loro eventuale obsolescenza non è da sottovalutare.
- Di natura patrimoniale: tra questi il capitale proprio e il capitale investito.
- Il primo è il capitale (sociale cioè monetario oppure sotto forma di beni) conferito dai soci.
- Il secondo è inteso come il capitale usato per acquistare beni strumentali, cioè destinati alla produzione di altri beni; il patrimonio è importante perché garantisce i terzi.
- Di natura organizzativa: ad esempio il numero dei dipendenti, e dei livelli direttivi (quanti impiegati dirigenti ci sono). Tuttavia, anche il fattore lavoro è opinabile nelle indagini dimensionali, poiché alcune attività sono ad alta meccanizzazione e non è necessaria la presenza numerosa di manodopera, mentre altre ripongono vitale importanza nella presenza umana.
Fattori qualitativi
- a) Stile di direzione e possesso dell’impresa: essa può essere piccola o grande anche a seconda di come viene guidata; indubbiamente la qualità di direzione dei manager fa la differenza e permette di superare le altre aziende.
- b) Caratteristiche strutturali: cioè la forma giuridica con cui è retta l'impresa e che ne stabilisce linee di comando, responsabilità e linea gerarchica da seguire; una buona struttura comporta maggiore produttività e lavoro e diminuzione dei rischi.
- c) Rapporti con altre imprese: in riferimento ai legami di dipendenza economica, sono importanti perché dimostrano la credibilità e l’affidabilità di un'impresa sul mercato.
- d) Influenza sul mercato: si intende il peso che l'impresa considerata ha rispetto alle altre sul mercato; il termine peso a sua volta intende la maggiore o minore capacità dell'impresa di permanere sul mercato e di influenzarlo intervenendo sia sul prezzo che sulla quantità negoziata.
Risulta chiaro che i soli elementi quantitativi non sono sufficienti a determinare le dimensioni dell'azienda, ma ogni parametro preso singolarmente può fornire solo delle indicazioni che devono essere attentamente vagliate congiuntamente ad altri parametri.
Legge europea sulla dimensione d'impresa
- Micro-impresa: Il numero dei dipendenti è inferiore a 10, il fatturato annuo o il totale dell'attivo dello stato patrimoniale annuo non supera i 2 milioni di euro.
- Piccola impresa: Il numero dei dipendenti è inferiore a 50, il fatturato annuo o il totale dell'attivo dello stato patrimoniale non supera i 10 milioni di euro.
- Media impresa: Il numero dei dipendenti è inferiore a 250, il fatturato annuo non supera i 50 milioni, il totale dell'attivo dello stato patrimoniale non supera i 40 milioni di euro.
- Grande impresa: Il numero dei dipendenti è superiore a 250, il fatturato supera i 50 milioni, il totale dell'attivo dello stato patrimoniale supera i 40 milioni.
Si noti che lo stato patrimoniale definisce la situazione patrimoniale di una certa impresa; insieme al conto economico, al rendiconto e alla nota integrativa costituisce il bilancio di esercizio.
Le caratteristiche della piccola impresa
- È composta da pochi soci, talvolta uniti da legami familiari.
- È indipendente: non appartiene a nessun gruppo economico.
- È dotata di un livello tecnologico limitato.
- Detiene una quota piccola sul mercato di sbocco.
- Offre una gamma limitata di prodotti.
- È gestita personalmente dai proprietari, raramente affiancati da professionisti.
- È possibile che i vertici dell’azienda instaurino e mantengano contatti aziendali diretti con i propri dipendenti.
- Ha meno di 50 dipendenti.
- Ha scarse capacità di economica sopravvivenza al mutare di date condizioni di mercato, non è in grado di influire sensibilmente sulla dinamica dello stesso.
- Le competenze non sono eccessivamente specialistiche.
Le caratteristiche della grande impresa sono all’incirca il contrario di queste, includendo un fatturato superiore a 50 milioni di euro.
Lo sviluppo dell'impresa
Si cerca di variare la dimensione della propria azienda per consentire a essa di perdurare nel tempo, cioè raggiungere il suo scopo sociale. L'estensione può essere verticale, orizzontale, interaziendale; può anche portare a diseconomie se si verificano determinati fenomeni esogeni o endogeni.
Forze aggreganti
Le motivazioni che spingono ad aumentare la dimensione sono chiamate:
- Economie di scala: si ottiene una riduzione del costo unitario di produzione passando da essere un’entità produttiva minore a maggiore; se non riesco a ridurre il costo ma produco di più si parla di diseconomia di scala. Le economie di scala si manifestano su diversi piani:
- Piano tecnologico: se ho l'aggiornamento tecnologico dei macchinari che diventano a maggiore produttività, ogni volta che aumento quest'ultima diminuisco il costo della produzione mantenendo alta la qualità.
- Piano commerciale: sulla rete distributiva, se ho un approccio che consente di ridurre il costo di produzione, ad esempio grazie a sistemi di marketing evoluti, aumento la capacità commerciale della mia impresa, oppure cerco di ridurre la filiera distributiva raggiungendo il cliente senza intermediario e aumento così i ricavi diminuendo i costi.
- Piano finanziario: è simile al piano commerciale: oggi è difficile attuare un'economia di scala per i tassi bassi, ma se un'impresa si approvvigiona il capitale a un prezzo minore ci riesce.
- Piano della ricerca: l'azienda fa ricerca al suo interno per provare a ridurre il costo del prodotto razionalizzando meglio l'aspetto innovativo di esso.
- Piano manageriale: un buon manager organizza meglio la produzione, interviene sulle aree di controllo dell'impresa e apporta una riduzione dei costi.
- In realtà esistono economie di scala esterne all'impresa (come lo sviluppo generale) che dipendono dall'ambiente esterno, per cui si deve scegliere una località comoda per accesso e comunicazione, nonché con normativa fiscale favorevole (condizioni generali imprescindibili): in sostanza apro un'impresa dove posso avere una filiera più produttiva ed espansa riguardo al tipo di produzione.
- Economie di raggio d’azione: si tratta di un'estensione e di una diversificazione, ad esempio sfruttare il proprio marchio famoso per diversificare la mia attività e ampliare il campo d'azione in settori diversi, sia verticalmente sia orizzontalmente.
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Economia Aziendale
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Esercitazione Economia aziendale
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