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Capitolo 6

Le rimanenze

  • Le rimanenze di magazzino
  • Le rimanenze di lavori in corso

Le rimanenze di magazzino

Nei due capitoli precedenti si è visto che il ciclo industriale ha inizio con l’acquisto di materie prime, semilavorati, merci, e termina con l’utilizzo degli stessi per la realizzazione di prodotti finiti. Questo ciclo non si esaurisce in una sola volta, ma si ripropone in forma continua, cosicché, al termine del periodo amministrativo, possono contarsi una serie di operazioni di acquisizione e di cessione.

Nel corso del tempo, tali cicli tendono a sovrapporsi, cosicché è naturale che un’impresa, nello svolgimento della sua attività, non esaurisca integralmente le giacenze di materie prime al termine di ciascuna fase. Inoltre, essa deve poter contare su una scorta fisiologica alla quale poter attingere nei casi di picchi di produzione, di ritardo nelle consegne da parte dei fornitori e così via.

Le suggestive teorie manageriali che a cavallo fra gli anni ottanta e novanta suggerivano e vagheggiavano la possibilità di avere un magazzino «tendente a zero», attraverso l’utilizzo di tecniche quali il just in time1, hanno dimostrato nella maggior parte dei casi la loro inconsistenza. Ne consegue che, alla fine dell’anno, esiste una certa consistenza di materie prime all’interno del magazzino. Considerazione analoga vale per i prodotti finiti, ovvero quei beni destinati alla vendita, ma non ancora ceduti.

La contabilizzazione delle rimanenze, di qualunque tipologia esse siano, presenta due problematiche tra loro connesse:

  • L’individuazione delle quantità in giacenza;
  • L’attribuzione del valore a tali quantità.

L’individuazione delle quantità in giacenza avviene attraverso un inventario, ovvero un processo attraverso il quale sono identificati i beni contenuti nel magazzino della società al termine dell’esercizio. La bontà di questi accertamenti è strettamente dipendente dall’accuratezza con cui è stata gestita la logistica del magazzino, da informazioni extracontabili in merito all’utilizzo delle scorte, dalla presenza di software gestionali integrati, ecc.

Una volta individuata per ciascun tipo di prodotto la quantità in giacenza, occorre attribuire un valore a tali quantità. Tale problema non esisterebbe qualora nel corso del tempo i prezzi fossero costanti. Infatti, se una certa materia prima fosse acquistata sempre al prezzo di 1 €, sarebbe sufficiente moltiplicare tale importo per le quantità in giacenza, così da avere il valore complessivo. Tuttavia, il mercato opera in regime di prezzi variabili, con la conseguenza che acquisti, anche ravvicinati nel tempo, possono essere espressi a valori differenti. A questo si aggiunga che non tutte le partite sono acquistate alle stesse condizioni, in funzione di sconti, di particolari accordi commerciali e così via.

Poiché al termine del periodo amministrativo le rimanenze sono rappresentate da una massa indistinta, difficilmente catalogabile in base ai prezzi storici e di acquisto, è necessario trovare una formula che sintetizzi il loro valore. La dottrina economico aziendale è solita fare riferimento a tre tecniche:

  • Il costo medio ponderato;
  • Il FIFO (first in, first out);
  • Il LIFO (last in, first out).

Ricordiamo brevemente il funzionamento di ciascun procedimento servendosi della seguente tabella e supponendo che la rimanenza di materie prime sia pari a 6.000 unità:

Data Quantità Prezzo unitario Totale
10 marzo 1.000 2 2.000
15 maggio 2.000 3 6.000
20 settembre 3.000 4 12.000
18 dicembre 4.000 5 20.000
Totale 10.000 40.000

Il metodo del costo medio ponderato comporta il calcolo di una media dei prezzi di acquisto, utilizzando quale termine di ponderazione le quantità acquisite:

Valore unitario = ∑(prezzi × quantità) / ∑quantità
Pertanto: Valore unitario = (1.000 × 2) + (2.000 × 3) + (3.000 × 4) + (4.000 × 5) / 1.000 + 2.000 + 3.000 + 4.000 = 40.000 / 10.000 = 4

Il valore unitario delle rimanenze è dunque pari a € 4,00. Il valore complessivo lo si ottiene moltiplicando il valore unitario per le quantità identificate: Rimanenze = 6.000 × 4 = 24.000

Il metodo del FIFO si fonda sul presupposto che si utilizzino o si vendano le rimanenze da più tempo disponibili e che restino in magazzino le quantità riferite agli acquisti o alle produzioni più recenti:

Rimanenze = (4.000 × 5) + (2.000 × 4) = 28.000

Con il metodo LIFO si ipotizza che i beni in uscita dal magazzino sia quelli acquistati più di recente e che in giacenza rimangano quindi quelli entrati nei periodi più remoti:

Rimanenze = (1.000 × 2) + (2.000 × 3) + (3.000 × 4) = 20.000

In definitiva:

  • Costo medio ponderato: € 24.000,00
  • FIFO: € 28.000,00
  • LIFO: € 20.000,00

Si ricorda che ciascuno di questi valori è frutto di una convenzione. Da un punto di vista contabile, la rilevazione delle rimanenze rappresenta una rettifica di storno e si fonda sulla seguente considerazione. Una rimanenza al termine del periodo amministrativo di € 28.000,00 (assumiamo il FIFO) può essere letta in due modi. Da una parte significa che fra le attività esistono beni per un valore corrispondente a € 28.000,00; tale importo rappresenta dunque un valore finanziario positivo e in bilancio confluirà nel capitale circolante, nella voce «rimanenze» (C.I.1 e C.I.2). Dall’altra, indica che di tutte le materie prime acquistate nell’esercizio (€ 40.000,00) è stata utilizzata solo una parte (€ 12.000,00). Poiché i costi per acquistare le materie prime non ancora utilizzate nella produzione non sono di competenza dell'anno in chiusura, ma dei successivi (ovvero di quelli in cui esse saranno impiegate), è necessario correggere indirettamente il costo di acquisto. Vale a dire, l'impresa ha acquistato materie prime per € 40.000,00, ne ha utilizzate solo € 12.000,00, le restanti € 28.000,00 le impiegherà nelle produzioni future.

Pertanto il costo d'esercizio non deve risultare di € 40.000,00 ma di € 12.000,00. Per far questo appostiamo una rettifica, iscrivendo ricavi per € 28.000,00.

Riepilogando, le rimanenze finali costituiscono contemporaneamente un'attività finanziaria (contabilizzata come) e un ricavo, necessario per stornare il costo sostenuto (rilevato come).

La scrittura è dunque la seguente:

Rilevazione delle rimanenze finali di materie prime

  • 31/12 Materie prime a Materie prime c/rimanenze finali 28.000,00

Materie prime: SP Att., C) Capitale circolante, I) Rimanenze, 1) di m.p., sussidiarie, ...

Materie prime c/rimanenze finali: CE, B) Costi della produzione, 11) Variazione delle rimanenze di m.p., (con segno algebrico opposto rispetto ai costi, in quanto si tratta di un ricavo)

Le rimanenze di lavori in corso

Le rimanenze di lavori in corso seguono criteri di valutazione diversi rispetto a quelli propri delle rimanenze di magazzino. Infatti esse possono essere valorizzate col sistema della commessa completata o con quello della percentuale di completamento.

Il funzionamento di entrambe le metodologie è esplicato, attraverso esemplificazioni, già sul libro di testo. In questa sede ricordiamo che, da un punto di vista contabile, la scrittura è comunque analoga a quella vista nel paragrafo precedente.

Esempio. In data 31 dicembre sono rilevate rimanenze di lavori in corso per € 20.000,00.

Rilevazione delle rimanenze di lavori in corso

  • 31/12 Lavori in corso a Lavori in corso c/rimanenze finali 20.000,00

Lavori in corso: SP Att, C) Capitale circolante, I) Rimanenze, 3) Lavori in corso

Lavori in corso c/rimanenze finali: CE, A) Valore della produzione, 3) Variazione rimanenze lavori in corso

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Aziendale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cecchi Massimo.
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