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Economia Aziendale I, Appunti

Appunti personali per lo studio della parte teorica di economia aziendale I. Il testo di riferimento è "Introduzione all'Economia Aziendale di Luciano Marchi". Gli appunti sono frutto di una rielaborazione personale di slide, appunti presi durante le lezioni e letture del libro.

Esame di Economia aziendale I docente Prof. I. Cavallini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il fabbisogno netto al contrario è dato dal fabbisogno lordo a cui vengono sottratti i

ricavi di vendita, ovvero l’autofinanziamento.

È adesso di fondamentale importanza capire a fondo cosa si intende per fonti interne

e fonti esterne.

Una fonte interna è una fonte endogena, ovvero la cui ricchezza è generata all’interno

del sistema azienda, come un prodotto che sarà poi venduto.

Una fonte esterna, o esogena, è una fonte utilizzata dall’azienda la cui ricchezza è

stata prodotta all’esterno: un capitale apportato dall’imprenditore o un finanziamento

ottenuto da una banca.

Guardare attentamente l’esempio a pagina 148 per focalizzare bene tutti i punti.

- Osservazioni sul fabbisogno di finanziamento

Ogni investimento si tramuta, dopo un periodo di tempo, in un in una fonte interna

che andrà, una volta collocata sui mercati di sbocco, a creare autofinanziamento.

Il fabbisogno di finanziamento inoltre può variare nel tempo, in maniera anche

imprevedibile ed irregolare. Il fabbisogno di finanziamento è difatti un concetto

dinamico come pure ogni elemento della gestione aziendale studiato fino ad ora.

Possiamo sempre rappresentare il fabbisogno di finanziamento in funzione del tempo

su un piano ordinato come quello a pagina 149.

E’ adesso fondamentale suddividere il fabbisogno di finanziamento in tre aliquote

differenti l’una dall’altra:

1) Il fabbisogno costante, ovvero quello determinato da impieghi pluriennali come

immobili o impianti.

2) L’incremento di fabbisogno costante che un’azienda ha in relazione al suo volume

di crescita.

3) L’incremento oscillante del fabbisogno di finanziamento che è determinato dagli

andamenti stagionali del mercato.

Il fabbisogno di finanziamento ha dunque un ruolo fondamentale nella vita

dell’azienda e coinvolge molte aree funzionali sia caratteristiche che complementari

come quella amministrativa o quella contabile.

- Le fonti interne e l’autofinanziamento

Dalle analisi svolte precedentemente si può facilmente arrivare a dire che i processi

aziendali trasformino costantemente impieghi in nuove fonti interne attraverso il

processo produttivo.

La vendita di un prodotto non coincide, nella maggior parte di rapporti commerciali

tra aziende, con il momento del pagamento con moneta e in molti casi dunque

un’ipotetica fonte di autofinanziamento si trasforma in un nuovo impiego (il credito

verso clienti, mancato afflusso di moneta).

Alcuni studiosi classificano però i ricavi di vendita come autofinanziamento lordo.

Come sappiamo infatti ci sono costi che, all’interno di un esercizio, non hanno

manifestazione finanziaria (ammortamenti, riserve per fondi..).

Per ottenere l’autofinanziamento netto dobbiamo dunque sottrarre ai ricavi di

vendita i costi attribuibili al periodo aventi manifestazione finanziaria come.

Come sappiamo però l’azienda viene creata dai fondatori per ottenere un più o meno

consistente guadagno. Dunque non tutto l’utile netto viene mantenuto a disposizione

dell’azienda ma viene distribuito attraverso i dividendi a tutti i soci.

Dunque l’autofinanziamento netto sarà dato, in ultima analisi da:

AL – CMF – CSMF – D = ASS

Dove

AL = Autofinanziamento Lordo

CMF = Costi con Manifestazione Finanziaria

CSMF = Costi Senza Manifestazione Finanziaria

D = Dividendi

ASS = Autofinanziamento in Senso Stretto

- Le fonti esterne di finanziamento

Le fonti esterne di finanziamento si possono fondamentalmente suddividere in due

grandi categorie: quelle vincolate all’azienda, ovvero il capitale d’apporto fornito

dall’imprenditore oppure le fonti esterne a titolo di debito, ovvero il capitale di terzi

che deve essere restituito e remunerato adeguatamente.

La differenza tra fonti a titolo di capitale proprio e quelle a titolo di capitale di rischio

sono quelle già trattate in precedenza, tenendo adesso ben presente la differenza per

quanto riguarda la temporaneità del vincolo di restituzione, il fattore rischio e la

remunerazione dovuta agli enti creditori.

Vale la pena soffermarci sull’analisi del capitale di apporto: se per una ditta individuale

non ci sono particolari cavilli burocratici, per un’azienda di persone o di capitale, la

somma dei vari capitali di apporto prende il nome di capitale sociale.

Il capitale sociale però non è, dopo un periodo della gestione aziendale costituito

solamente dal capitale di apporto ma anche da un’eventuale riserva di utili, utili che

cioè sono stati trattenuti in azienda e non ritirati dai soci.

Il capitale formato da riserve di utili e capitale d’apporto risulta quindi essere

eterogeneo in quanto formato sia da fonti esogene (capitale di apporto) che fonti

endogene (riserve di utili, derivati dalla gestione aziendale).

- Una fondamentale distinzione dei debiti

All’interno dei debiti possiamo distinguere i debiti di finanziamento ed i debiti di

funzionamento. La differenza che intercorre tra questa tipologia di debiti è da

imputarsi al carattere di debiti che sono: i debiti di finanziamento insorgono quando si

acquista all’esterno il fattore generico denaro che serve ad acquistare fattori

produttivi. Un debito di funzionamento è allora un debito che si ottiene quando ci

sono dilazioni commerciali a fronte di acquisti di fattori produttivi specifici come

impianti o materie prime.

- Leasing finanziario

Il leasing finanziario è un’operazione in base alla quale un’azienda si rivolge ad un

istituto di leasing da cui si fa comprare un bene di cui necessita. L’istituto di leasing

affitterà il bene all’azienda che dal canto suo provvederà al rimborso della spesa

tramite canoni periodici. Alla fine del periodo di affitto l’azienda sceglierà se riscattare

il bene utilizzato oppure no.

- L’equazione del fabbisogno di finanziamento

L’equilibrio tra costi e necessario, come affermato precedentemente, alla vita

aziendale non tiene conto del fattore temporale che di fatto separa il formarsi della

causa economica alla riscossione/cessione effettiva del denaro. Non tiene conto cioè

delle frequentissime dilazioni commerciali che ci sono tra le aziende. Dobbiamo quindi

introdurre due concetti fondamentali: quello di ciclo economico e quello di ciclo

monetario.

Ciclo economico: va dalla formazione del debito di regolamento alla formazione del

credito di regolamento.

Ciclo monetario: va dal pagamento effettivo del debito alla riscossione effettiva del

credito.

A questo punto risulta necessario come sia necessario introdurre una formula

matematica atta alla definizione del fabbisogno di finanziamento aziendale in un

determinato istante temporale.

1) Determinare le dosi di capitale necessarie in ogni istante della vita aziendale.

2) Controllo degli andamenti ciclici che esprimono il rinnovamento del capitale.

3) Sincronizzazione dei processi di smobilizzo e di approvvigionamento con i processi

di investimento dei mezzi finanziari nella produzione.

La più interessante equazione del fabbisogno di finanziamento è quella che riguarda il

primo periodo della vita aziendale, ovvero quando sono necessari volumi massicci per

dotare l’azienda di tutti quei fattori produttivi di cui ha necessità.

L’equazione, introdotta per la prima volta da Amaduzzi si presenta in questi termini:

(pag. 171)

dove f indica la quantità del fattore i-esimo, mentre p indica il prezzo unitario del

i i

fattore i-esimo.

Il concetto forse più difficile da comprendere è quello della velocità di rientro.

La velocità di rientro, o velocità di circolazione è la velocità che un fattore impiega

a rientrare in azienda sotto forma di ricavo:

PeriodoConsiderato

V R =

elocità ientro Durata Ciclo Monetario

In esercizi di questo tipo è utile aiutarsi con una rappresentazione grafica delle rette

temporali.

Va sottolineato come i costi di acquisti degli impianti siano interamente da iscrivere

nel periodo in cui sono acquistati poiché la liquidità necessaria al loro acquisto è da

sborsarsi subito nel periodo prescelto.

È chiaro come una maggior velocità di rientro faccia sì che il volume totale dei costi sia

minore.

- Analisi di mercato e marketing

Dalla combinazione dei fattori e dalla composizione delle forze interne ed esterne

all’azienda dipendono le scelte aziendali. Ci sono infatti diverse tipologie di

orientamento dell’attività commerciale.

1) Orientamento al prodotto

Quando il mercato di sbocco risulta essere facilmente attaccabile e non vi è necessità

di un grandissima rete commerciale per giungere fino al cliente, si avrà in azienda un

orientamento al prodotto. In pratica la sola cosa da migliorare per l’azienda che

fabbrica quel tipo di bene è proprio lo stesso bene. Le risorse verranno infatti investite

nella progettazione e nella modernizzazione del prodotto.

2) Orientamento alla vendita

Le aziende che si trovano ad avere un volume produttivo molto elevato ed attaccano

un mercato molto facile devono far leva su un’ampia rete di rapporti con la clientela.

Aziende con produzione poco flessibile e quindi poco adattabile alla variazione del

mercato devono tenere sempre ben allerta la loro rete di rappresentanti per riuscire a

collocare interamente sul mercato i loro prodotti.

3) Orientamento al mercato

L’orientamento al mercato, ovvero il modello della gestione commerciale più adottata

in questi anni di crisi dalle aziende, consiste nel saper continuamente adattare la

produzione alle richieste del mercato. Un mercato che sarà dunque molto difficile da

aggredire ma che non necessita di grandi sforzi sotto il piano del raggiungimento del

cliente: basta accontentare il cliente.

4) Orientamento al marketing

Quando invece il mercato da aggredire è molto difficile e il cliente ha bisogno di essere

raggiunto, entra in gioco il marketing. Esso non è altro che il tentativo dell’azienda di

capire le necessità del consumatore, studiare un prodotto che ne soddisfi le esigenze,

tentare di imporre un prezzo a quel prodotto attraverso campagne pubblicitarie. Tutto

questo fa sì che ci sia un interscambio tra necessità di azienda e consumatore: il

consumatore vedrà, in tutto o in parte, concretizzate le necessità riguardanti un

singolo prodotto mentre l’azienda raggiungerà i suoi obiettivi avendo studiato un

prodotto ed essendo riuscita ad imporre un suo prezzo.

- L’analisi della concorrenza e del mercato

Un’azienda, indipendentemente dal settore in cui opera, deve sempre studiare

attentamente la concorrenza e le richieste del mercato in modo da poter accontentare

il cliente e farlo prima o meglio della concorrenza.

È bene distinguere dunque tra concorrenti diretti che sono quelli già in circolazione

sul mercato con target di mercato del tutto uguale o simile a quello dell’azienda e i

concorrenti indiretti costituiti da quei concorrenti che operano nello stesso settore

pur avendo target di mercato diversi.

Menzione a parte va lasciata per le entrate potenziali costituite da quelle aziende

che operano in settori di mercato complementari ma che potrebbero decidere di

ampliare il loro portafoglio prodotti ed entrare anche nel settore occupato dalla nostra

azienda.

Leggere bene la concorrenza potrebbe significare dare una svolta all’azienda poiché si

potrebbe anticipare le aziende che ci vogliono dar battaglia riuscendo a migliorare le

imperfezioni che il loro prodotto presenta.

Dall’analisi del mercato dipendono quindi gran parte delle decisioni fondamentali

prese dall’area funzionale caratteristica commerciale e marketing nonché quella della

produzione.

- Il marketing mix

Il marketing mix, ovvero la combinazione dei quattro fondamentali elementi del

sistema marketing, è costituito dalla relazione che lega il prodotto, il suo prezzo, la

comunicazione e la distribuzione.

Gestire la variabile prodotto significa saper progettare e studiare un prodotto che sia

calzante per il settore di mercato a cui si fa riferimento. In questa area del marketing

mix vanno inserite tutte le decisioni aziendali collegate, più o meno direttamente, al

fattore prodotto come può essere la scelta della data del lancio di un nuovo prodotto

o il ritiro di un prodotto vecchio.

Per la scelta del prezzo le decisioni si fanno ancora un po’ più difficili. Saper infatti

scegliere quale sia il prezzo più azzeccato per ogni prodotto non è facile e da ciò

possono dipendere seriamente le sorti dell’azienda.

Grande importanza ha poi la componente comunicativa e pubblicitaria in senso lato.

Saper invogliare il cliente a comprare il tuo prodotto invece che i milioni di altri simili

presenti sul mercato è molto difficile e richiede anche grandi sforzi economici.

Sulla falsariga di quanto detto precedentemente rientra anche la scelta del canale

distributivo: vendere le sue borse in un centro commerciale potrebbe essere una

scelta del tutto irresponsabile ed azzardata per un ditta come Prada che invece come

canale distributivo selezionerà la boutique mono-marca nel centro di Milano, onde

svalutare lo stesso marchio.

- Il portafoglio prodotti

Il portafoglio prodotti non è altro che tutto l’insieme dei prodotti offerti dall’azienda

al mercato.

All’interno del portafoglio prodotti tutti i prodotti sono idealmente organizzati e divisi

secondo linee produttive.

Ma quando si può affermare che due prodotti appartengono alla stessa linea

produttiva?

Definiremo appartenenti alla stessa linea produttiva due prodotti che presentano

similitudini nel processo produttivo, hanno uno stesso target di mercato, sono

complementari, vengono venduti attraverso gli stessi canali distributivi e hanno

all’incirca lo stesso prezzo.

La dimensione di un’azienda influisce spesso sulla scelta del portafoglio prodotti:

un’azienda di grandi dimensioni avrà una numerosa varietà di linee produttive mentre

una piccola impresa dovrà concentrarsi sul mantenere aperto un numero ristretto di

linee produttive ampliandole magari nella profondità.

Il portafoglio prodotti è schematizzato a pagina 214 e ci permette di avere tre diversi

punti di vista: quello del singolo prodotto che possiamo facilmente rintracciare

all’interno dello schema, quello della linea di prodotto e quella dell’insieme dei

prodotti.

- La politica di prezzo

Per politica di prezzo s’intende quell’insieme di decisioni che che un’impresa deve

prendere per fissare i prezzi della sua gamma.

È bene tener ben presente che, specialmente con la globalizzazione, il valore

monetario che viene pagato dal cliente è quasi sempre maggiore al valore reale del

bene acquisito. Il valore monetario infatti considera anche tutte quelle componenti

psicologiche (marca, confezione..) e di servizio (garanzia, assistenza post-vendita..) che

sono connesse al bene.

Si delinea subito da queste prime osservazioni come ci siano due tipi di azienda:

quelle price maker e quelle price taker. Le prime fanno il prezzo per un prodotto e le

altre si adeguano.

Per fissare il prezzo bisogna ovviamente considerare che l’azienda vuole massimizzare

il suo guadagno e che ci sono i concorrenti che offrono prodotti simili sui mercati di

sbocco.

Il prezzo quindi sarà determinato da un’insieme di fattori e caratterizzerà l’andamento

dell’azienda.

- La comunicazione e la distribuzione

La comunicazione aziendale non è fatta, come saremmo portati a credere, solo di

pubblicità. L’immagine dell’azienda risente infatti sì della pubblicità che si fa attraverso

mass-media o cartelloni pubblicitari ma anche da “immagine”. Un’azienda che

allestisce periodicamente mostre o fa da sponsor a un concerto attirerà la simpatia di

quel segmento che usufruisce dei servizi sponsorizzati. Un’azienda che si applica in

beneficenza avrà un ritorno di immagine molto positivo su larga scala; così come

un’azienda che sfrutta il lavoro minorile potrebbe eventualmente incorrere nel

boicottaggio. Tutti questi molteplici fattori devono essere tenuti in considerazione

quando si prendono delle decisioni all’interno dell’azienda.

Anche la scelta del canale distributivo e della spedizione segnano in maniera evidente

la riuscita o meno della vendita dell’azienda. Una spedizione che tarda ad arrivare avrà

un ritorno di immagine negativo sul cliente che magari al prossimo acquisto preferirà

rivolgersi ad un concorrente.

Non è raro però che una stessa ditta scelga molteplici canali distributivi per il proprio

prodotto come internet, negozi mono-marca e rivenditori al dettaglio

simultaneamente.

- La fase di contatto con l’azienda e l’acquisizione degli ordini di vendita

La gestione degli ordini coinvolge l’area funzionale amministrativo-commerciale.

Secondo il tipo di azienda che si vuole studiare troveremo diverse operazioni che

l’area amministrativo-commerciale deve svolgere dall’acquisizione dell’ordine alla sua

evasione.

Se siamo un’azienda che lavora su commessa avremo infatti necessità di acquisire per

prima cosa l’ordine. Solo dopo aver ricevuto un ordine infatti daremo inizio al

processo produttivo in senso stretto. In ogni caso anche per aziende normali l’ordine

del cliente rappresenta una richiesta da dover esaminare attentamente onde evitare

clienti insolventi o scostanti nei pagamenti.

Una volta avvenuta la consegna dell’ordine infatti, per l’ufficio amministrativo si apre

un controllo di quest’ultimo. Bisognerà infatti valutare la solvibilità del cliente, la sua

puntualità nei pagamenti e in ultima analisi la sua potenzialità commerciale. L’azienda

per monitorare l’affidabilità del cliente può osservare il suo registro storico oppure

affidarsi ad istituti specializzati.

Avendo valutato positivamente l’affidabilità del cliente, si procede al controllo della

disponibilità dei prodotti all’interno del magazzino merci. Se infatti disponiamo,

nell’arco temporale che va dall’acquisizione dell’ordine alla scadenza del termine della

consegna, della quantità di merci voluta dal nostro cliente provvederemo a passare al

punto successivo. Ovviamente non basta guardare nel magazzino merci per aver la

disponibilità effettiva delle merci. Bisogna infatti considerare gli ordini già accettati (e

dunque gli scarichi previsti) e bisogna conoscere i carichi previsti, ovvero ciò che verrà

prodotto. Il controllo della disponibilità sarà dunque per forza di cose un controllo

dinamico poiché valuta i carichi e gli scarichi complessivi considerandoli in un

determinato intervallo temporale. Si può descrivere la seguente equazione:

D = M – O P + P P

isponibilità agazzino rdini recedenti roduzione revista

Avremo, in relazione al tempo della consegna le seguenti categorie:

1) Ordine a consegna immediata = pochi giorni

2) Ordine a consegna pronta = due settimane

3) Ordine a consegna con data fissata

4) Ordine a consegna con data da definire successivamente

Dopo tutte queste verifiche, se danno tutte quante un esito positivo, si procede

con l’emissione della conferma dell’ordine che viene solitamente stampata in

quattro copie:

- l’originale va al cliente come ricevuta dell’accettazione dell’ordine

- la seconda va al magazzino merci

- la terza va all’ufficio fatturazione che si predisporrà per effettuare una ricevuta

- la quarta invece viene trattenuta dall’ufficio commerciale per verifiche

supplementari.

Nelle aziende si ha pure un controllo per quanto riguarda l’avanzamento dell’ordine

ovvero per quanto riguarda il processo produttivo: bisognerà vedere se tutto procede

secondo i piani e nella giusta maniera.

Ecco dunque che alla fine si procede con l’evasione dell’ordine.

- La consegna dei beni

Quando i prodotti finiti escono dal ciclo produttivo e sono immessi nel magazzino

merci inizia il ciclo di consegna dei beni.

I prodotti vengono infatti imballati con un’idonea confezione e caricati su un vettore di

trasporto che provvederà a portare le merci nel luogo prestabilito. Ovviamente i

fattori da considerare per il trasporto sono fondamentalmente due:

- Puntualità

- Conformità.

La puntualità nella consegna è particolarmente ricercata dal cliente poiché la

mancanza di quest’ultima potrebbe comportare enormi svantaggi. Un ritardo infatti

costringerebbe l’azienda cliente a fermare temporaneamente il suo ciclo produttivo

perdendo quindi mercato. Un’anticipazione sui tempi di consegna pattuiti invece

obbligherebbe il cliente a cercare spazio nel magazzino o affittare nuovi spazi dove

riporre la merce in eccesso rispetto a quella ordinata.

Ovviamente poi la merce deve rispecchiare ciò che è stato realmente ordinato e cioè

deve essere conforme all’ordine: non sono ammesse deroghe e il fornitore deve

accettare ritorni di lotti di merce difettosi o non conforme all’ordine.

Per la complessità che la logistica in uscita porta all’azienda, al giorno d’oggi la

maggior parte delle aziende preferisce deputare ad aziende esterne specializzate la

consegna. Si tratta del così chiamato outsourcing del processo di consegna.

- L’assistenza post-vendita

Bisogna chiarire fin da subito come l’assistenza post vendita possa assumere due

diverse connotazioni: può essere di carattere patologico o fisiologico.

Quando infatti viene consegnato un ordine non del tutto conforme si può avere una

richiesta di rielaborazione o perfino di ritiro definitivo che comporterà costi alla nostra

azienda e spesso anche danni in immagine.

Tutt’altro carattere invece ha l’assistenza tecnica post-vendita. Essa infatti rappresenta

un tipo di assistenza post-vendita a carattere fisiologico e specialmente al giorno

d’oggi assume grande importanza in quanto i macchinari sono sempre più complessi.

Tutto questo meccanismo si basa sulla fidelizzazione del cliente e cioè a renderlo

ancora più soddisfatto del prodotto offerto dalla nostra azienda.

Inoltre attraverso l’assistenza tecnica l’azienda produttrice può cogliere quelli che sono

i punti deboli del suo prodotto e può mandare un input alla ricerca e sviluppo per far

sì che possa migliorare questi aspetti della prodotto.

- I processi di approvvigionamento e la gestione dei rapporti con i fornitori

Il processo di approvvigionamento comprende tutte le attività che vanno dalla

definizione dei beni da acquistare per far sì che la produzione avvenga fino al

pagamento di questi.

Le attività del processo di approvvigionamento riguardano per lo più l’area funzionale

caratteristica produzione e approvvigionamento; non bisogna però tralasciare la

funzione fondamentale dell’area commerciale ed amministrativa.

- L’orientamento direzionale delle attività di approvvigionamento

Come la vendita stessa, anche l’acquisizione di fattori correnti è un punto di contatto

tra l’azienda e l’esterno. Essa infatti è un fattore determinante che può incidere in

maniera del tutto rilevante sul fatturato aziendale e può agevolare o meno l’entrata

dell’azienda sul mercato.

Le decisioni riguardanti i modi, i tempi e la quantità di materia da acquisire occupano

un ruolo fondamentale per la sopravvivenza stessa dell’azienda. Le operazioni da

svolgere per acquisire un fattore produttivo sono sostanzialmente tre:

- Analisi del mercato di approvvigionamento

- Gestione della politica dei materiali e dei servizi

- Predisposizione per una rete di relazione con i fornitori.

- Analisi del mercato di approvvigionamento

Una volta determinato il fattore da acquisire è bene concentrarsi sul mercato in cui

esso circola. Un mercato che può essere più o meno ampio, con più o meno

concorrenti e con un ritmo di innovazione tecnologica del tutto caratteristico.

Il grado di concentrazione del mercato, che esprime il numero di fornitori possibili

agenti sul mercato, offre all’azienda un buon parametro per valutare la reperibilità del

bene. Inoltre acquisire un bene in un mercato in cui i concorrenti sono molteplici sarà

sicuramente un grande vantaggio per l’azienda in quanto potrà puntare sulla

concorrenzialità dei fornitori e riuscire ad ottenere un prezzo più vantaggioso.

Inoltre una buona azienda valuta sempre molto attentamente il fattore obsolescenza,

ovvero cerca sempre di capire in anticipo se il fornitore sarà in grado di ovviare

all’obsolescenza dei suoi prodotti e se sarà in grado di tenere il passo della

concorrenza per quanto riguarda l’innovazione tecnologica.

Anche il fattore geografico è molto importante: oltre ai diversi cosi correlati alla

diversa distanza tra il fornitore e l’azienda possono verificasi casi in cui il fornitore,

trovandosi in paesi poco stabili politicamente, cessi la sua fornitura creando danni

non indifferenti alla redditività aziendale.

- La politica dei materiali e dei servizi

Risulta ovvio che non tutti i fattori produttivi abbiano la stessa importanza nel ciclo

produttivo aziendale. Ci saranno infatti fattori produttivi che hanno maggior impatto

sulla redditività (ovvero il cui acquisto ha grande incidenza sul volume totale degli

acquisti) e altri che invece hanno un maggiore rischio di approvvigionamento come

possono essere materie prime molto rare o altamente deperibili.

L’importanza di un bene produttivo è chiaramente data dal fattore criticità attribuito

allo stesso: l’acquisizione di un bene come una bottiglia di plastica risulta molto critico

per un’azienda come la Levissima che senza quel determinato imballaggio non

potrebbe procedere nel suo processo produttivo. Viceversa la mancanza di tappetini

non rappresenta alcun fattore di immediata criticità per un’industria automobilistica

che potrà ugualmente continuare con il suo processo produttivo.

Un mercato vine definito rischioso quando il livello dell’offerta è limitato, le oscillazioni

dei prezzi sono frequenti e il fornitore è esclusivo.

Come si può evincere dallo schema a pagina 244, si utilizza una matrice per descrivere

il portafoglio materiali.

- La politica delle relazioni azienda-fornitori

Per un’azienda è molto utile riuscire a costruire una rete di fornitori che possano

lavorare in sinergia con l’azienda stessa. Un’azienda infatti deve cercare di non avere o

tendere a non avere fornitori esclusivi per limitare il rischio di rigidità connesse al

fatto di avere un solo fornitore. L’azienda deve dunque cercare di creare una

concorrenza costruttiva tra i vari fornitori per riuscire ad ottenere prezzi più

vantaggiosi ed una maggior elasticità nella quantità e nei periodi in cui un fornitore è

chiuso per ferie o impossibilitato a produrre. Tutti i fornitori selezionati devono però

rispondere a determinate caratteristiche come quello fondamentale della solidità

economica, quella di avere un settore di ricerca e sviluppo all’avanguardia o quello di

presentare una struttura organizzativa in grado di far lavorare al meglio l’intera

azienda.

Per un’azienda dunque, il fatto di creare una rete comunicativa con i fornitori offre la

possibilità di trarre vantaggi sia economici sia tecnologici del fattore acquisito. Con un

rapporto costante e duraturo infatti vengono interscambiate tra azienda e fornitori

una serie di conoscenze fondamentali come la gestione aziendale o l’avanzamento

tecnologico atte a contrastare in maniera più efficace la concorrenza in modo da

posizionare le due aziende in vantaggio rispetto alle rispettive concorrenti.

Più il rapporto sarà solido più ci si dovrà infatti aspettare puntualità e pertinenza delle

consegne, così come una miglior flessibilità per quanto riguarda gli ordini.

- Definizione dei fabbisogni

Per prima cosa ci dobbiamo chiedere quali siano i fattori produttivi necessari per la

realizzazione del nostro prodotto. Solo in questo modo potremo redigere la distinta

base, ovvero uno schema in cui vengono riassunti tutti i fattori produttivi da acquisire.

Dobbiamo poi conoscere le quantità di ogni singolo fattore produttivo richieste in

funzione del volume di vendite previsto nell’arco temporale considerato.

- Controllo delle disponibilità di magazzino

Ogni azienda definisce, per ogni fattore produttivo che acquisisce, un periodo di

riordino, ovvero un periodo che va dall’emisisone di un’ordine a quello dell’ordine

successivo.

Tenendo conto dei tempi di consegna, spesso pattuiti precedentemente, si avrà

un’idea chiara di quante materie sono previste in arrivo e di quando arriveranno

effettivamente in magazzino. Tenendo sotto controllo gli scarichi previsti e la

permanenza in magazzino di una scorta di sicurezza potremmo formulare la

richiesta di acquisto che perverrà al settore commerciale incaricato di procedere con

l’acquisizione.

- Emissione e sollecito degli ordini

l’ordine rappresenta giuridicamente un impegno che due aziende si prendono

reciprocamente. Esso deve dunque presentare in maniera chiara tutti i dettagli della

transazione economica: costo delle materie acquisite, metodo di spedizione e data di

arrivo nel magazzino del cliente pattuita etc.

È un vero e proprio contratto che sarà archiviato dall’area amministrativa.

Eventualmente si potrà incorrere in solleciti ai fornitori per eventuali ritardi rispetto

alla data pattuita.

- Ricevimento delle materie e dei servizi

Con la ricezione delle materie prime nel magazzino ha fine la parte economica del

ciclo di approvvigionamento.

- La logistica in entrata

Dal momento in cui ci vengono consegnati fattori produttivi al loro effettivo scarico

nella produzione si ha il ciclo della logistica in entrata.

Per prima cosa vengono registrate, nel buono di carico, i dati relativi alla quantità e le

caratteristiche qualitative delle merci arrivate. Dopodiché si procede al controllo

minuzioso delle materie arrivate: queste devono rispettare sia quantitativamente sia

qualitativamente tutti i parametri precedentemente prefissati nel documento

dell’ordine; se così non fosse si potrebbe incorrere in resi o sanzioni pecuniarie.

- La gestione dei debiti e dei pagamenti

L’intero processo di approvvigionamento si conclude con il pagamento ai fornitori

dell’importo dovuto.

L’ufficio amministrativo-contabile effettua un controllo interpolando i documenti

dell’ordine, del trasporto e la fattura: se essi coincidono non ci sono problemi,

altrimenti si devono effettuare azioni supplementari come storni di costo o resi di

merce.

Una volta accettata la fattura del fornitore, il debito è formalizzato e viene rilevato un

costo causato dall’acquisizione di fattori produttivi.

Alla scadenza del debito l’ufficio finanziario si propone lo scopo di liquidare il debito

attraverso il regolamento per moneta.

Se il controllo della qualità della merce arrivata non è stato fatto attentamente e si

sono rilevate incongruenze solo successivamente al pagamento di ricorre alle note di

variazione.

- Le categorie di risorse umane

Si usa distinguere due categorie di fattore lavoro in base al grado di libertà che i

lavoratori che ne fanno parte hanno. Si individua infatti il lavoro dipendente e il

lavoro indipendente o di governo. L’attività di governo viene solitamente svolta dal

soggetto economico oppure da un manager scelto dai soggetti che, da soli o in

cordate, sono espressione della proprietà dell’azienda. Ci sono poi, solitamente,

lavoratori con contratti di lavoro subordinati che sono alle dipendenze di chi opera in

posizione di governo. Da qui nasce la necessità all’interno dell’azienda di creare una

vera e propria struttura del personale grazie alla quale si possano dividere i vari

ruoli all’interno dell’azienda. L’organigramma è dunque la rappresentazione grafica

delle relazioni che intercorrono tra i vari organi e ne denota le funzioni.

Immediatamente più specifico dell’organigramma è il così detto mansionario ovvero

uno documento in cui sono specificati tutti i compiti che spettano ad ogni singolo

dipendente.

- La definizione dell’assetto organizzativo

Come ampiamente detto in precedenza un’azienda nasce da un’idea imprenditoriale.

Pertanto a monte di ogni azienda sta un meticoloso piano di progettazione. Anche per

quanto riguarda la struttura del personale si può affermare che vi sia una vera e

propria progettazione della struttura organizzativa. Solitamente la struttura

organizzativa che si va a delineare all’interno dell’azienda appare fortemente

gerarchizzata: abbiamo la direzione, i manager intermedi e il personale operativo che

può essere specializzato o meno individuando così un altro livello gerarchico.

Ad un primo impatto la struttura del personale appare quanto mai rigida e formale:

ogni elemento della forza lavoro ha la sua prefissata mansione e gli obiettivi da

raggiungere. Nella realtà dei fatti però bisogna ammettere che, per fortuna, c’è anche

una componente informale che lega la struttura organizzativa dell’azienda, fatta di

relazioni personali.

- La formulazione delle politiche retributive

Accanto alla definizione della struttura organizzativa del personale si posiziona di fatto

la scelta della politica di retribuzione del personale. all’interno dell’azienda infatti ogni

categoria di lavoratore ha una retribuzione diversa. Solitamente lo stipendio viene

calcolato sulla base del potere e della responsabilità che ogni soggetto ha all’interno

dell’azienda. È facile credere che un top manager sia retribuito meglio rispetto ad un

operaio poiché dalle sue decisioni dipendono in maniera diretta le sorti dell’azienda

ed ogni sua decisione ha delle ricadute sull’intera azienda.

Il livello retributivo, ovvero l’ammontare di denaro che viene percepito da ogni

dipendente, è calcolato sulla base di tre fattori:

- in primo luogo ci sono le contrattazioni collettive e i minimi salariali imposti dai

decreti legislativi che pongono un tetto minimo alle retribuzioni.

- la seconda considerazione da fare è il mercato del lavoro: se si sta cercando forza

operaia l’offerta sarà sicuramente maggiore rispetto a quando si andrà a ricercare un

profilo di top manager con determinate caratteristiche.

- il terzo fattore è forse l’unico fattore interno all’azienda e viene determinato con la

posizione e con la solidità che l’azienda ha. Un’azienda con una posizione economica

ben salda potrà permettersi infatti di avere un tetto salariale più elevato di un azienda

che sta vivendo momenti di profonda crisi.

Un’azienda che occupa una grande posizione sul mercato può più facilmente di altre

integrare gli stipendi dei suoi dipendenti con bonus produzione ed altri premi, oggi

sempre più frequenti, legati alla produttività.

- L’economicità nell’utilizzo del fattore lavoro

Se pensiamo alla struttura delle aziende a noi contemporanee è difficile immaginare

che ci possa essere un’azienda che ha un andamento scostante del volume della forza

lavoro. Infatti gli operai vengono di norma assunti e rimangono in azienda sia nei

periodi di intensa produzione sia nei periodi in cui l’andamento della produzione

produce delle flessioni. Sembrerebbe dunque che il fattore lavoro sia altamente anti-

economico. L’economicità del fattore lavoro, oggi che sono stati ampiamente superati i

modelli Tayloristici, risiede soprattutto nella capacità che hanno i vari soggetti presenti

in azienda di trasmettere la loro mole di conoscenza all’azienda. Accanto all’efficienza,

peraltro ancora importante, si va a posizionare l’efficacia con cui viene svolto un

determinato processo produttivo.

- La valutazione delle prestazioni dei lavoratori

Riprendendo il discorso fatto precedentemente si può ben osservare come il

personale vada anche valutato al fine di capire i punti da migliorare e poter così

aumentare la redditività aziendale. Il parametro usato oggigiorno dalle aziende non è

più quello della sola produttività come in passato. Sebbene sia comunque importante

che un operaio non si gingilli in orario di lavoro e contribuisca in maniera

determinante al raggiungimento di tutti gli obiettivi di produzione prefissati

dall’azienda, c’è anche un fattore che riguarda la componente “soggettiva” dell’essere

umano. Oltre alla capacità di raggiungere gli obiettivi infatti si valuta quella che è la

capacità potenziale che ogni soggetto ha di raggiungere tali obiettivi ovvero la sua

capacità professionale o la sua bravura nella gestione dei rapporti interpersonali

come comando o la capacità di saper comunicare o motivare.

- La programmazione delle risorse umane

Questa fase della gestione del personale è forse la più importante. Essa infatti deve

definire il fabbisogno di tali risorse all’interno dell’azienda. La programmazione che

deve essere fatta non può però riguardare un breve periodo della vita aziendale in

quanto il personale assunto non potrà lasciare l’azienda come se fosse un fattore

produttivo qualunque. Bisogna dunque avere una pianificazione degli obiettivi

aziendali per il lungo periodo. Ogni lavoratore infatti ha un ciclo vitale all’interno

dell’azienda.

Un lavoratore deve infatti per prima cosa essere assunto. Definito il suo fabbisogno di

risorse umane infatti l’azienda dovrà provvedere a trovare i candidati adatti sul

mercato del lavoro.

Immediatamente dopo l’assunzione avviene il processo di addestramento o

formazione durante il quale il lavoratore viene inserito nel contesto aziendale e

durante il quale gli vengono fornite conoscenze fondamentali.

Il lavoratore deve essere poi gestito all’interno dell’azienda: può infatti essere adattato

a diverse mansioni nel tempo, così come può essere previsto un piano di sviluppo

della carriera.

Infine avviene la cessazione del rapporto di lavoro che può dipendere sia da cause

interne all’azienda, come periodi di crisi, sia da decisioni prese dall’individuo che

potrebbe trovare posizioni lavorative migliori e meglio retribuite.

- I processi di reclutamento del personale e i processi di addestramento

Il processo di selezione consiste, fondamentalmente in due distinti processi: per prima

cosa si devono individuare i soggetti che hanno le capacità per soddisfare determinati

obiettivi. Successivamente verranno monitorate le motivazioni e la aspirazioni del

candidato che verrà o meno assunto.

Una volta scelto il candidato più coerente per la posizione offerta, si procede con

l’inserimento di questo all’interno dell’azienda. Risulta nella quasi totalità dei casi

necessario un percorso di adattamento ai ritmi aziendali e ciò può essere trasmesso al

neo-assunto sia attraverso specifici corsi in aula sia facendo affiancare per un primo

periodo il novizio con un operatore addetto alla sua stessa mansione più anziano o

che meglio conosce i ritmi aziendali.

- La gestione del “capitale umano”

Il capitale umano è da molti studiosi considerato come una delle principali ricchezze di

ogni azienda. Esso infatti costituisce, se ben organizzato e motivato, un punto di forza

imprescindibile anche per la più grande delle aziende.

Risulta dunque chiaro come un’azienda deve mostrarsi continuamente attraente nei

confronti della sua forza lavoro: ogni dipendente dovrebbe amare il suo posto di

lavoro. Se così non fosse infatti si potrebbe incorrere in un pericolosissimo turnover

patologico che arrecherebbe danni non indifferenti all’azienda.

Lo studioso Maslow ha proposto un modello di bisogni che l’azienda deve soddisfare

per ogni suo dipendente affinché questo sia attaccato all’azienda ed operi per il suo

bene.

Alla base della piramide di questi bisogni vi è ovviamente la sopravvivenza che deve

essere garantita al dipendente. Sullo stesso piano di questo bisogno vi è quello di

sentirsi sicuri all’interno dell’azienda in cui si lavora, una sicurezza che può essere sia

ambientale (misure di sicurezza all’avanguardia per i macchinari..) o anche emotiva

come il fatto di sentirsi trattati lealmente e in maniera giusta.

Immediatamente sopra ci sono i bisogni legati al rapporto interpersonale: ogni

dipendente dovrebbe sentirsi parte di un gruppo, socializzare e ricevere la stima di

tutti in modo da sentirsi appagato. Proprio la consapevolezza di realizzare le proprie

aspirazioni contribuisce alla realizzazione del bisogno fondamentale di auto-

realizzazione.

Appare ovvio come da qui in poi i bisogni si differenzino in funzione delle diverse

mansioni svolte da ciascun dipendente: operaio semplice e direttore di dipartimento

si aspetteranno “coccole” diverse da parte dell’azienda: il primo punterà ad ottenere

bonus produttività maggiori mentre il secondo ad avere un auto aziendale da poter

usare anche fuori da ambiti strettamente lavorativi.

Il personale deve essere costantemente motivato e il lavoratore dovrà condividere

con l’azienda i valori morali portati avanti: in un’azienda di armi non potrà lavorare

un pacifista poiché andrebbe a lavorare controvoglia e sarebbe costantemente in

procinto di abbandonare il suo posto di lavoro per un altro più bello dal suo punto di

vista.

- I valori rilevanti nella dinamica del rapporto di lavoro

L’azienda, data l’importanza del “capitale umano” sarà sicuramente interessata a

monitorarne costantemente l’accrescimento dello stesso. La valutazione

dell’accrescimento del capitale umano risulta però quanto mai soggettiva dal

momento che i parametri che si possono considerare sono molteplici ed indiretti.

Il parametro maggiormente utilizzato è quello di rapportare il numero di ore che un

singolo lavoratore ha fatto al suo rendimento e di valutarne dunque l’efficienza.

Verranno valutati attentamente anche il numero di permessi e malattie prese da ogni

dipendente, la sua puntualità etc..

Un altro valore interessante è quello che riguarda il volume totale del costo della

manodopera: esso, soprattutto se diviso per aree produttive può dare indicazioni

importanti al soggetto economico dell’azienda.

- La dinamica dei valori su base finanziaria

La remunerazione spettante al fattore lavoro viene calcolata nella maggior parte dei

casi in funzione delle ore lavorative offerte all’azienda in un mese. Nel contratto di

lavoro verrà riportato il valore della retribuzione per un’ora lavorativa, il tetto minimo

e quello massimo di ore che ciascun dipendente deve prestare all’azienda.

Alla fine di ogni mese pertanto l’azienda corrisponde ai lavoratori il salario. Oltre al

salario in senso stretto verranno pagati dall’azienda oneri previdenziali ad enti di

previdenza sociale come INPS o INAIL.

La retribuzione e costituita dalla retribuzione diretta che va a remunerare il

dipendente per il lavoro effettivamente prestato e la retribuzione indiretta che invece

spetta al dipendente in quanto tutelato dalla legge per ferie o permessi vari.

Risulta evidente che la retribuzione avrà il momento della liquidazione successivo a

quella della nascita del debito.

Inoltre negli stipendi si adopera in genere una serie di trattenute fiscali che l’azienda

verserà poi a vari enti pubblici che provvederanno a prestare coperture assicurative

al dipendente e pensioni varie oltre che ovviamente alle tasse.

Menzione a parte merita il Trattamento di Fine Rapporto: è un costo aggiuntivo che

viene applicato al volume lordo delle retribuzioni e ad oggi è versato, salvo diverse

direttive, dall’azienda ad enti pubblici. Alla cessazione del rapporto lavorativo, l’ente a

cui è stato versato il debito TFR provvederà alla liquidazione al dipendente.

Da ricordare rispetto a questo capitolo: Dipendenti entrati /usciti

Tasso di Turnover = Organico medio

Produzione Realizzata

Indice di Produttività = Manodopera utilizzata

- I processi degli investimenti durevoli e la dimensione aziendale

I fattori produttivi pluriennali detti anche immobilizzazioni sono quei fattori che

partecipano in modo indiretto al ciclo produttivo: sono infatti il mezzo della

produzione.

La loro utilità all’interno dell’azienda è durevole e cioè la loro utilità, sia fisica che

economica, supera la durata del singolo esercizio.

Ogni tipo di azienda deve avere dei fattori produttivi ad uso durevole: per una ditta

manifatturiera saranno per la maggior parte impianti mentre per una ditta di servizi

gli uffici o i computer.

Tutti i fattori pluriennali costituiscono un vero e proprio fattore di rigidità per

l’azienda in quanto presentano un basso grado di flessibilità: non risulta infatti

conveniente modificare il loro livello produttivo come risulta altresì sconveniente

modificarne la tecnologia.

Inoltre tutti i fattori produttivi a fecondità ripetuta consistono in costi anticipati

piuttosto elevati e il loro rientro economico è molto lento ed indiretto. Per ovviare al

problema di far gravare l’intero costo sul periodo in cui è stato effettivamente

acquisito il fattore, si ricorre al processo di ammortamento.

È evidente come il costo sia rigido e non possa variare a seconda dei ritmi produttivi

(così come invece avviene per i fattori correnti); l’unico modo che si ha dunque per

tentare di diminuire l’incidenza dei costi è quello di aumentare al massimo la

produttività realizzando le così chiamate economie di scala.

- I fattori pluriennali materiali ed immateriali

E’ facile intuire che i beni pluriennali materiali siano caratterizzati da quell’insieme di

mobili ed immobili che partecipano più volte al ciclo produttivo aziendale. I beni

immobili a infatti sono costituiti da terreni e fabbricati adibiti ad ambiente produttivo

per l’azienda. Possono essere di tipo industriale (come un capannone-fabbrica),

commerciale (come un locale adibito a negozio) o amministrativo (uffici della

direzione).

I beni mobili invece sono per lo più costituiti da impianti, ma possono farne parte

anche attrezzature da ufficio come computer e mobili. Un’altra categoria di beni mobili

ad uso durevole è rappresentata dagli automezzi.

Di meno immediata determinazione sono invece i beni a fecondità ripetuta

contraddistinti dall’immaterialità.

I beni immateriali sono fondamentalmente costituiti da tutte quelle tutele proprie

dell’azienda: i brevetti, il marchio e licenze varie. Tutte caratterizzazioni dell’azienda

che hanno un valore monetario (anche assai elevato) ma che sono intangibili.

Un’altra branca dei beni immateriali a fecondità ripetuta è costituita dagli oneri

pluriennali. Quando si va a costituire l’azienda si deve infatti acquisire un servizio dal

notaio che certifichi la creazione della nostra azienda. Questo onere, pur essendo

simile ad una normale acquisizione di servizio ad uso immediato parteciperà in tutta

la vita aziendale. Anche quando ci sarà una ristrutturazione della società sotto il

profilo giuridico si avranno dei costi che però saranno considerati come oneri

pluriennali.

Un altro tipo di onero pluriennale è costituito dagli investimenti in ricerca e sviluppo: i

soldi vengono sborsati subito però la loro utilità arriverà in un momento non ancora

ben definito.

- La capacità produttiva degli impianti

Quando l’azienda si trova a dover acquistare un fattore produttivo pluriennale, opera

una previsione su quelli che sono e soprattutto su quelli che saranno i volumi

produttivi futuri dell’azienda.

Una volta determinato dunque il fabbisogno quantitativo che ha l’azienda si procede

ad acquistare l’impianto più idoneo ad adattarsi a tale volume previsto. È però

importante osservare come non conti tanto la capacità produttiva del singolo

impianto quanto la capacità produttiva totale della combinazione dei fattori

pluriennali.

- La specializzazione produttiva

Il secondo parametro attraverso il quale si determina il fabbisogno dei fattori

pluriennali riguarda la qualità e le caratteristiche dei prodotti che si vogliono realizzare

attraverso gli stessi.

La specializzazione produttiva è dunque la caratteristica di un impianto di saper

svolgere un’azione nel modo più efficace. Spesso però impianti ad elevata

specializzazione produttiva sono molto difficilmente convertibili e dunque poco

flessibili.

- L’elasticità e la flessibilità

E’ bene sapere che questi due parametri per la determinazione del fabbisogno di

fattori pluriennali e per la scelta degli stessi, sono stati introdotti solo recentemente,

ovvero da quando il mercato ha iniziato a farsi molto più dinamico.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dottormarmitta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Cavallini Iacopo.

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