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Obsolescenza: È una condizione di natura economica nella quale possono trovarsi:

strutture organizzative e operative: provocando una perdita di idoneità all’economico svolgimento dei

processi.

prodotti: in quanto perdendo attrattività sui mercati di sbocco non possono più essere collocati in quantità

adeguate e a prezzi remuneratori.

L’obsolescenza può investire le strutture operative, ossia gli “investimenti”, di cui l’impresa dispone e le

modalità con le quali è capace di operare; tra queste vi sono i fattori a fecondità ripetuta, materiali e

immateriali, quindi il rischio più grande è quello connesso al grado di idoneità di tali fattori che

dovrebbero mantenere nel tempo la capacità di partecipare economicamente alle combinazioni produttive,

tali fattori possono dunque invecchiare, e ciò avviene quando:

il progresso tecnologico ha reso possibile progettare e realizzare sistemi produttivi di qualità superiore, che

consentono di ottenere, nella medesima unità di tempo, un maggior numero di prodotti di migliore qualità,

a costi unitari più contenuti.

imprese concorrenti hanno acquisito e messo in funzione tali tecnologie progredite e sono in grado di

offrire prodotti di qualità superiore al medesimo prezzo o anche a prezzi inferiori, potendo produrre a costi

unitari più contenuti.

Sono queste le situazioni che spingono l’impresa ad assumere decisioni drastiche volte a superare il gap

tecnologico nel quale si trova. L’obsolescenza può investire le strutture organizzative divenute inidonee in

relazione al mutato rapporto con l’ambiente e al grado di complessità da gestire, in tal caso il fenomeno

colpisce indirettamente tutti i fattori produttivi a fecondità semplice e ripetuta, esso può dunque abbattersi:

direttamente su impianti, software, brevetti, rendendoli superati in contenuto tecnologico e performance da

altri fattori più progrediti posti in uso dalla concorrenza.

tutti i fattori produttivi coinvolti nei processi che si abbandonano, sempre che non siano dotati di

“flessibilità di utilizzo”.

Anche i prodotti perdono attrattività sui mercati e si avviano alla fase di declino, inoltre tale fenomeno, in

presenza di elevati tassi di innovazione, tende a manifestarsi in tempi sempre più brevi.

L’analisi dei valori: Le operazioni che un’impresa può compiere determinano variazioni di natura

numeraria e/o economica:

valori di natura numeraria

denaro: e può subire variazioni in +/-

crediti di funzionamento: e può subire variazioni in +/-

debiti di funzionamento: e può subire variazioni in +/-

valori di natura economica

costi: e può subire variazioni in +/-

ricavi: e può subire variazioni in +/-

capitale di proprietà: e può subire variazioni in +/-

lo schema delle operazioni dell’impresa viene riproposto con esclusivo riferimento ai valori e alle variazioni

dei valori determinati dalle operazioni stesse, infatti tali operazioni determinano variazioni numerarie che

misurano variazioni economiche, infatti in regime di scambi monetari:

uscite monetarie misurano variazioni economiche negative.

entrate numerarie misurano variazioni economiche positive.

entrate ed uscite numerarie si possono reciprocamente compensare in tutte le ipotesi di regolamento

L’attività dell’impresa rivolta a creare nuova ricchezza attraverso l’alternarsi degli investimenti e dei

recuperi, è qualificata come attività economica; in regime di scambi monetari, essa non può che svolgersi

passando attraverso la mediazione dei movimenti monetari in entrata e in uscita, quindi le vicende

monetarie sono il mezzo di manifestazione dell’attività economica.

Aspetto finanziario ed aspetto economico della gestione: In una differente ottica di osservazione, i costi

sono solamente quelli relativi all’acquisizione dei fattori produttivi ed includono anche gli oneri finanziari

che si debbono sostenere per acquisire da terzi la disponibilità temporanea dei mezzi di pagamento, mentre

i ricavi sono solamente quelli relativi al collocamento dei prodotti ed includono anche proventi finanziari

rivenienti dall’aver concesso a terzi la disponibilità temporanea di mezzi di pagamento, quindi per quanto

riguarda i finanziamenti concessi o attinti a prestito, solo la parte degli interessi attivi e passivi riguarda

l’aspetto economico della gestione; mentre prestiti negoziati, per il valore nominale, e le variazioni

aumentative e diminutive dei debiti e crediti di finanziamento possono essere inserite nell’aspetto

finanziario della gestione, dunque le operazioni che l’azienda può compiere determinano variazioni nei

valori di natura finanziaria ed economica:

valori di natura finanziaria

denaro: e può subire variazioni in +/-

crediti di funzionamento: e può subire variazioni in +/-

crediti di finanziamento: e può subire variazioni in +/-

debiti di funzionamento: e può subire variazioni in +/-

debiti di finanziamento: e può subire variazioni in +/-

valori di natura economica

costi: e può subire variazioni in +/-

ricavi: e può subire variazioni in +/-

capitale di proprietà: e può subire variazioni in +/-

A seguito delle operazioni d’impresa:

uscite finanziarie misurano variazioni economiche negative.

uscite finanziarie misurano variazioni finanziarie positive.

entrate finanziare misurano variazioni economiche positive.

entrate finanziarie misurano variazioni finanziarie negative.

entrate ed uscite monetarie si possono compensare reciprocamente in tutte le ipotesi di “regolamento” di

debiti e crediti di ogni tipo.

Le strutture di reddito e di capitale riferite all’intero arco di vita dell’impresa: Si può rappresentare il

reddito totale in un prospetto a due sezioni accostate ove si possono collocare le grandezze relative ai

componenti positivi e negativi ed iscrivendo la differenza tra le grandezze a pareggio dove il prospetto

presenti valori minori; il capitale finale può essere rappresentato in un prospetto, ove in una sezione si

possono collocare le grandezze relative al denaro disponibile e agli investimenti in essere e nell’altra le

“fonti” di provenienza dei mezzi finanziari investiti. Il concetto di “reddito totale” rappresenta solo un’idea

guida, in quanto tra le esigenze che spingono i soggetti a determinare il reddito con riferimento a periodi

parziali della vita aziendale sono:

il reddito di un periodo rappresenta un parametro attraverso il quale verificare la validità delle decisioni

assunte.

la misura della nuova ricchezza che si ritiene conseguita nel periodo per effetto della gestione costituisce un

limite superiore alla misura della ricchezza prelevabile.

è necessario fornire ad alcuni interlocutori esterni informazioni sulla misura dei redditi a differenti periodi.

si deve ottemperare agli obblighi di legge a scadenze annuali.

si deve determinare il reddito fiscalmente imponibile.

Rappresentazione totale dell’attività dell’impresa: operazioni, valori, variazioni: Non si può affermare

che l’aspetto finanziario è misuratore dell’aspetto economico, si può quindi rappresentare l’attività aziendale

di produzione in uno schema definitivo, che accoglie le operazioni dell’impresa, i valori finanziari ed

economici, quindi:

operazioni di acquisto dei fattori produttivi:

VFN Costi Acquisto fatt. prod.

operazioni di vendita:

VFP Ricavi di vendita.

operazioni di raccolta capitale di proprietà:

VFP Aumenti di capitale di proprietà.

operazione di restituzione di capitale di proprietà:

VFN diminuzione di capitale di proprietà

operazioni di acquisizione di finanziamenti da terzi:

VFP VFN (+ debiti di finanziamento)

operazioni di concessioni di finanziamenti a terzi:

VFN VFP (+ crediti di finanziamento)

operazioni di regolamento di debiti e crediti di funzionamento e di finanziamento:

VFP VFN

Il Capitale economico, di funzionamento e di liquidazione:

Economico: il valore del capitale di un’impresa in funzionamento è determinabile in funzione della

complementare utilità economica che tutte le condizioni positive e negative, unitariamente considerate,

riescono ad esprimere in prospettiva; tale utilità economica assume la sostanza di un flusso di redditi

futuri, la cui consistenza ed entità determinano l’ampiezza del capitale economico, questo flusso di redditi

deve essere attualizzato al tempo di valutazione utilizzando un tasso adeguato:

Ce = capitale economico.

R = reddito medio del periodo.

i = tasso di attualizzazione.

n = periodi di tempo.

Il reddito medio presunto è legato alla possibilità di sopravvivenza dell’impresa nel tempo futuro,

alla capacità di mantenere flussi di ricavi remuneratori nei confronti di costi di produzione, di

attuare scelte strategiche, individuando produzioni e strutture idonee alle esigenze che si

manifestano; il tempo è da assumere come valido ai fini del calcolo e può essere definito o

indefinito, in questo caso la formula di attualizzazione diverrebbe:

Il tasso di capitalizzazione deve essere definito tenendo conto non solo dei tassi di interesse dettati

dal mercato dei capitali, ma anche del grado di rischio al quale è sottoposta l’attività dell’impresa.

Infine il valore economico del capitale rappresenta:

il valore assegnabile ad un’impresa in funzionamento in base al flusso prospettico del reddito.

è espressione di tute le condizioni e le potenzialità di produzione.

costituisce un fondamentale punto di riferimento per orientare la formazione del prezzo di cessione di

un’impresa in funzionamento.

costituisce il limite superiore per qualsiasi valutazione del capitale di un’impresa in funzionamento.

Funzionamento: Essendo necessario attribuire un valore alle differenti categorie di investimenti in fattori

produttivi che sono ancora in essere al momento al termine di un determinato periodo e conoscere le fonti

dalle quali tali mezzi sono stati attinti, quindi tale processo valutativo è strumentale alla determinazione

dell’ammontare della nuova ricchezza prodotta nel periodo considerato, quindi:

si tratta di valori assegnati a classi di investimenti e obbligazioni che sono ancora in corso di svolgimento

alla fine di un determinato periodo.

i componenti attivi sono costituiti dal complesso di beni materiali ed immateriali disponibili per lo

svolgimento dell’attività d’impresa, essi sono quindi investimenti, posti in essere dall’impresa, e in attesa

di recupero, nonché dal denaro in quel momento disponibile e non ancora investito e dei crediti di

funzionamento che lo sostituiscono, mentre i componenti negativi sono costituiti dalle obbligazioni

assunte verso terzi, che dedotte dal capitale lordo, determinano l’entità del capitale netto, ossia quella

parte delle attività che residua alla proprietà dell’impresa dopo aver soddisfatto gli impegni..

il capitale così determinato è il capitale di funzionamento, rappresentabile in un prospetto a

sezioni contrapposte che accoglie a sinistra gli investimenti in essere al tempo di riferimento e a

destra l’indicazioni delle fonti alle quali sono stati attinti i mezzi monetari utilizzati per effettuare

gli investimenti.

liquidazione: è il valore che può essere assegnato al capitale di un’impresa nella fase di cessazione

dell’attività per liquidazione dell’attivo e del passivo, quindi si tratta di un’impresa che il cui soggetto

economico non intende più svolgere la normale attività produttiva, e tenta, dunque, di realizzare il

massimo volume possibile di mezzi monetari vendendo direttamente e separatamente i componenti attivi

del capitale, ed estinguendo i debiti residui.

I prospetti del reddito e del capitale riferiti ad un periodo intermedio di vita dell’impresa: La

struttura del reddito di un qualsiasi periodo intermedio differisce da quella riferita all’arco di tempo t0 – t1

a ragione dei legami che il periodo ennesimo ha con il passato, infatti il reddito di tale periodo include

anche un primo strato di costi e ricavi provenienti dal precedente periodo e trasferiti alla competenza dei

periodo ennesimo, la struttura del capitale rimane pressoché invariata, solo che:

la perdita di valore dei fattori a fecondità ripetuta è costituita dalla differenza tra il valore che essi avevano

all’inizio del periodo e quello con sui si rinviano al futuro.

il reddito del periodo ennesimo è determinabile, come differenza tra il capitale di proprietà al tempo tn e a

quello all’inizio del periodo, sempre che nel periodo non siano stati effettuati conferimenti e/o prelievi.

Il reddito dell’ennesimo periodo è costituito da:

costi e ricavi provenienti dal passato.

costi e ricavi che hanno avuto manifestazione finanziaria nel periodo ennesimo.

costi e ricavi da rinviare al futuro.

costi e perdite che si teme di dover subire in futuro in relazione a rischi specifici.

Il capitale al tempo tn è costituito dalle:

attività finanziarie.

attività economiche.

passività finanziarie.

passività economiche.

La somma di tali attività definisce l’ammontare del capitale lordo di funzionamento, inteso come insieme

di beni disponibili per lo svolgimento dei processi futuri, mentre la somma algebrica di tutti i componenti

determina l’ammontare del capitale di proprietà al tempo tn, che sarà pari al capitale di proprietà aumentato

o diminuito del reddito; questo ultimo può essere indagato anche in relazione alla genesi poiché è possibile

separare il “capitale conferito”, dal capitale corrispondente al risparmi d’impresa:

il primo è la somma di tutti i conferimenti, e può assumere particolari configurazioni contabili nelle

imprese di società.

il secondo è capitale di origine interna, e si identifica negli utili non ancora distribuiti al tempo tn, e può

essere costituito per obbligo di legge o per volontà autonoma dei soggetti di mantenere all’interno

dell’impresa.

I costi e i ricavi di competenza economica del periodo: La scissione per periodo di costi e ricavi comuni

a più periodi presenta difficoltà ed è praticabile solo a prezzo di notevole astrazione, ma tale scissione è

indispensabile per ottenere la conoscenza del risultato economico conseguito in ciascuno dei differenti

periodi, occorre quindi definire il principio della competenza economica, ossia le condizioni necessarie e

utili per individuare i costi ed i ricavi da considerare pertinenti ad un dato periodo; tuttavia il problema

della “circolarità” tra i costi e i ricavi da attribuire al periodo considerato e quelli da attribuire alla

competenza di altri periodi può essere affrontato seguendo due convenzioni:

i costi e i ricavi di competenza di un periodo, dalla cui differenza emerge la misura del reddito, sono quelli

relativi ai processi produttivi che sono stati avviati in virtù delle iniziative assunte dall’azienda, quindi in

base a questa logica diventa necessario “integrare” i ricavi già conseguiti con i ricavi che si prevede

verranno conseguiti.

si possono definire di competenza dei differenti periodi i costi ed i ricavi relativi a processi “compiuti”,

ossia quei processi produttivi che si sono “chiusi” con il conseguimento dei ricavi, sempre che siano state

effettuate nel periodo stesso, da parte dell’impresa anche le relative prestazioni, quindi saranno considerati

“in corso di svolgimento” i processi produttivi nei quali i ricavi non sono stati ancora conseguiti, ed i

processi nei quali l’imprese deve ancora effettuare le relative prestazioni, ne consegue che costi e ricavi

relativi a “processi in corso” dovranno essere consegnati a periodi futuri.

Classi di componenti del reddito riferite ad un primo periodo di vita dell’impresa: Supponendo che

al tempo t1 l’impresa si “in funzionamento”, non tutti i processi sono “compiuti”, quindi quelli in “corso

di svolgimento” sono caratterizzati da disponibilità di fattori e prodotti e da ricavi anticipati che

costituiscono:

nell’ottica del reddito: costi e ricavi da rinviare al futuro, in quanto non di competenza del periodo stesso.

nell’ottica del capitale a fine esercizio: componenti attivi e passivi di natura economica, in quanto beni

disponibili o obbligazioni da rendere a terzi.

quindi:

non tutti i costi e ricavi sostenuti o conseguiti nel primo periodo sono di “competenza” ai fini della

determinazione del reddito.

i fattori produttivi ancora utilizzabili per ottenere prodotti vendibili, rappresentano al tempo t1, l’insieme

dei beni materiali e delle utilità economiche di cui l’impresa dispone per svolgere i processi produttivi.

Unitamente ai componenti finanziari del capitale costituiscono il capitale lordo di funzionamento, che

diventa netto se vengono detratte le obbligazioni che l’impresa deve assolvere verso terzi, aumentato o

diminuito della misura del reddito ottenuto nel periodo t0 – t1.

L’ipotesi di continuità di funzionamento implica, che si debba tener conto dei rischi specifici che a fine

periodo sono in essere e che probabilmente produrranno effetti negativi, e possono consistere in:

maggiori costi da sostenere in futuro in relazione a cicli produttivi compiuti.

in perdite che possono colpire i processi in corso.

Il capitale di funzionamento può accogliere sia componenti di natura finanziaria:

attivo: denaro che si è reso disponibile e che, al tempo t1, non è ancora stato rinvestito, dai crediti di

funzionamento e finanziamento che non sono stati ancora incassati.

passivo: debiti di funzionamento e finanziamento che non sono stati ancora pagati.

sia componenti di natura economica:

attivo economico: accoglie i valori degli investimenti incontrabili seguendo l’andamento del circuito della

produzione, per i fattori produttivi si possono trovare rimanenze di fattori sia a fecondità semplice, sia a

fecondità ripetuta parzialmente utilizzati, questi si identificano in “utilità economiche” che sono state

acquistate, e ancora disponibili per produzioni future, e tra queste ci sono quelle che:

sono tutelate dal diritto.

sono fruibili in funzione esatta del tempo.

altre appartenenti alla categoria residuale.

In questa categoria possono essere inseriti anche particolari investimenti, detti “partecipazioni”

passivo economico: accoglie i valori relativi ai “ricavi anticipati”, a fronte dei quali rimangono da effettuare

alcune prestazioni, questi possono essere individuati quelli conseguiti anticipatamente a fronte di

prestazioni da cedere a terzi in funzione esatta del tempo, relativamente alla parte di prestazione che

l’impresa deve rendere al tempo t1 fino alla scadenza del contratto

le classi di componenti negativi e positivi possono essere rappresentate:

isolando in un primo “strato” i costi sostenuti ed i ricavi conseguiti, ma siccome esistono processi

produttivi ancora in svolgimento, è necessario togliere dai costi e dai ricavi del primo strato quelli relativi

ai processi non ancora compiuti.

Alcune classi di componenti si trovano sia nello schema del reddito, sia in quello del capitale:

le rimanenze di fattori a fecondità semplice e ripetuta: incluse nel conteggio del capitale tra i componenti

attivi di natura economica.

i ricavi anticipati: sono iscritti tra i componenti negativi del reddito e tra le passività economiche del

capitale.

i costi futuri presunti: inclusi nel conteggio del reddito implicano delle uscite finanziarie presunte, da

inserire tra le passività finanziarie del capitale.

le perdite future presunte: inserite nel conteggio del reddito, determinano nel capitale l’abbattimento del

valore delle attività interessate.

i fattori a fecondità ripetuta e ad utilizzazione pluriperiodale: partecipano alla determinazione del reddito del

primo periodo oer la differenza tra il costo sostenuto all’atto dell’acquisizione e la parte che di esso si

rinvia, tale differenza rappresenta la “perdita di valore”; infine il valore di tali fattori alla fine del primo

periodo compare tra le attività economiche del primo periodo.

il reddito attribuito al periodo: emerge come differenza positiva o negativa tra i costi ed i ricavi ritenuti “di

competenza” del periodo, ossia dei componenti positivi e negativi inseriti nel conto del reddito.

Principio della competenza: Il principio della competenza serve ad individuare i costi ed i ricavi di

competenza di un periodo ai fini delle determinazione del reddito di periodo, sono di competenza di un

periodo, i costi e i ricavi relativi a processi compiuti in quel periodo, cioè i processi che si sono chiusi con

il conseguimento dei ricavi a fronte delle relative prestazioni; sono di competenza del periodo i ricavi

finanziariamente conseguiti per i quali sia stata effettuata la relativa prestazione (principio delle

realizzazione dei ricavi), conseguentemente sono di competenza del periodo i costi relativi alle prestazioni

effettuate a fronte dei suddetti ricavi (principio della realizzazione dei costi), i costi e i ricavi relativi a

processi in corso sono da rinviare al futuro.

Principio della prudenza: Definita l’area dei valori ragionevoli assegnabili ai componenti finanziari ed

economici del capitale, si deve decidere a quale di essi è più opportuno fare riferimento, trattandosi di

valutazioni di processi in corso, occorre scegliere, tra i valori possibili, quelli che hanno più elevata

probabilità di realizzarsi, in modo da rendere la misura del reddito assegnato al periodo più attendibile,

nella consapevolezza che i valori, così consegnati a periodi futuri, avranno larga probabilità di “verificarsi”,

ossia di essere recuperati; per assegnare il reddito al periodo è dunque necessario inserire la logica del

principio della prudenza, in virtù della quale i valori da assegnare alle attività sono definiti scegliendo i

più bassi tra quelli ragionevoli, in quanto hanno maggiore probabilità di essere recuperati se il prezzo di

presunto realizzo è superiore, solitamente i valori più bassi sono quelli di costo storico. Valutazioni a

prezzi superiori anticiperebbero a vantaggio del periodo porzioni di utili futuri presunti, così come

valutazioni inferiori sposterebbero al futuro utili appartenenti ai processi produttivi già compiuti, quindi:

il reddito che si ritiene ragionevolmente conseguito nel periodo, espressione del grado di economicità con

cui si è svolta la gestione dell’impresa, viene determinato come differenza tra quella parte dei costi e dei

ricavi relativa, ai processi che hanno avuto compimento nel periodo secondo i principi della realizzazione

dei ricavi e dell’inerenza dei costi.

I valori dei processi in corso di svolgimento, da “consegnare” a periodi futuri, debbono essere assegnati

secondo alcune convenzioni:

le attività devono essere valutate al costo di acquisizione o di produzione, ovvero al presumibile valore di

realizzo.

le passività debbono essere iscritte al valore per cui l’obbligazione è sorta, o al valore di presumibile

estinzione, se superiore

è necessario anticipare a carico del periodo quote di costi futuri presunti

nel definire i valori da assegnare ai processi in corso d svolgimento, ogni riferimento ai prezzi di mercato

dei beni a fine periodo, o all’andamento di tali prezzi nel tempo, deve ritenersi di rilevante utilità nella

misura in cui aiuta a comporre idonee congetture sui prezzi di presumibile realizzo o sui valori di

presumibile estinzione.

Autofinanziamento: Il flusso dei ricavi produce la disponibilità di nuovi mezzi monetari, corrispondenti

alla nuova ricchezza acquisita all’economia dell’impresa, quando i prodotti vengono venduti a prezzi

remuneratori, e tali mezzi rimangono disponibili per periodo più o meno lunghi, esso:

in senso stretto: si identifica con il risparmio di UTILI NETTI, attuato in modo palese od occulto, e tale

concezione definisce la misura del finanziamento interno prodotto dai redditi positiviche non sono stati

prelevati dagli aventi diritto, ma sono rimasti investiti nelle attività dell’impresa, quindi esso può anche

identificarsi come il flusso degl’utili conseguiti, parte dei quali possono riaffluire all’esterno, remunerando

il capitale di proprietà, e in parte possono essere mantenuti all’interno del sistema impresa.

in senso lato: si identifica come un fenomeno finanziario capace di produrre un miglioramento del

preesistente rapporto tra investimenti e mezzi finanziari attinti ai terzi o conferiti dalla proprietà.

Quindi, tale fenomeno:

nella prima concezione: è posto in relazione alla sola parte dei flussi di ricavi che corrisponde agli utili

netti, alla maggiore ricchezza mano a mano realizzata.

nella seconda concezione: si riferisce a parti più ampie di tali flussi di ricavi, che includono sia il capitale

autogenerato corrispondente alla nuova ricchezza resa disponibile dalla gestione, sia il capitale rigenerato,

corrispondente all’entità dei mezzi monetari, investiti nell’acquisizione dei fattori a fecondità ripetuta,

recuperati attraverso i ricavi.

Quindi il fenomeno è sempre di natura finanziaria e si riferisce a al capitale di origine interna, ne consegue

che l’autofinanziamento, in entrambe le concezioni, è sempre “propriamente” denominato e inteso, fino a

quando non si confonde con il finanziamento da terzi.

Calcolo dell’autofinanziamento in senso ampio: Esso può essere calcolato con metodo reddituale o

patrimoniale, e tali metodi possono essere diretti e indiretti:

reddituale diretto: A = ( V – Cffs)

A = Autofinanziamento.

V = Ricavi provenienti dalla produzione venduta nel periodo.

Cffs = Consumo dei fattori a fecondità semplice per realizzare la produzione

venduta nel periodo.

reddituale indiretto: A = (Rn + Cffr + Pfp + Cfp)

Rn = Reddito netto

Cffr = Consumo fattori a fecondità ripetuta

Cfp = Costi futuri presunti

Pfp = Perdite future presunte

patrimoniale diretto: A = [ΔI – (ΔD + ΔNe)]

ΔI = Variazione investimenti

ΔD = Variazione debiti

ΔNe = Variazione di capitale netto extragestionale

Per variazione degli investimenti bisogna tener conto degli abbattimenti di

valore sui fattori a fecondità ripetuta per effetto del loro logorio economico,

nonché sugli elementi dell’attivo per effetto delle perdite future presunte che

si ritiene possano interessarli.

patrimoniale indiretto: A = Δpp + Upp + Cffr + Pfp + Rn

Δpp = Variazione passività presunte

Upp = Utilizzo passività presunte

I finanziamenti attinti: Per dar vita al circuito della produzione, rinnovando i cicli produttivi, l’impresa

deve disporre di risorse da investire, che possono rendersi disponibili per effetto dei finanziamenti attinti

dalle fonti esterne o dai ricavi che chiudono il circuito della produzione; per quanto concerne il primo caso,

essi possono provenire da:

conferimenti da parte della proprietà che costituiscono il “capitale di proprietà”.

attraverso prestiti contratti nei confronti dei terzi che costituiscono il “capitale di prestito”.

Tali alternative differiscono profondamente tra loro, infatti:

il capitale di proprio: può essere conferito dalla proprietà anche in momenti successivi, ogni qualvolta si

manifesti la necessità di maggiore mezzi monetari, esso viene conferito senza obblighi temporali di

restituzione e si ritiene vincolato permanentemente alle vicende produttive, quindi i mezzi raccolti con tale

vincolo possono essere impiegati per alimentare investimenti che li assorbono durevolmente o hanno un

recupero graduale nel tempo; la remunerazione del capitale di proprietà non è definita contestualmente, ma è

decisa dalla proprietà in relazione all’andamento delle vicende produttive, infatti quando il flusso dei ricavi

appare insufficiente a reintegrare i costi delle combinazioni produttive, in attesa di ripristinare, attraverso

opportuni interventi, le condizioni per una redditività positiva, la possibilità di ridurre o sospenderne la

remunerazione al fine di accelerare il processo di riequilibrio, inoltre esso è denominato “capitale di

rischio”, a sottolineare la possibilità di mancata remunerazione e la sua destinazione ad investimenti

effettuati in condizioni di incertezza, quindi soggetti al rischio di perdite, dunque le vicende relative ai

finanziamenti attinti con il vincolo di “capitale di proprietà” presentano un andamento che va dalle entrate

per la raccolta dello stesso, alle uscite per la restituzione, maggiore o minore a seconda del segno del

reddito.

il capitale di prestito: Tali mezzi monetari rimangono nella disponibilità dell’impresa finanziata per tempi

più o meno lunghi a seconda della durata del prestito, ponendo all’impresa l’obbligo di restituzione dei

valori nominali e degli interessi maturati (rappresentanti il “costo” del finanziamento attinto); la

restituzione di tali finanziamenti è condizionata dal recupero degli stessi mediante il conseguimento dei

ricavi, quindi la possibilità di attingere mezzi monetari a prestito da terzi (capacità di credito) è determinata

dalla capacità dell’impresa di assicurare flussi di ricavi superiori ai costi, generando nuova ricchezza,

dunque le vicende relative ai finanziamenti attinti con il vincolo di prestito presentano un andamento che

va dalle entrate per i finanziamenti attinti alle uscite per la restituzione degli stessi per il pagamento

degl’oneri del prestito.

I finanziamenti concessi: L’impresa può porre in essere contratti attraverso i quali concede a terzi, per un

periodo determinato, disponibilità di denaro, si tratta pur sempre di “investimenti a rischio” di mezzi

monetari disponibili, che vengono prestati a terzi, dunque le vicende relative ai finanziamenti concessi

presentano un andamento che va dalle uscite di denaro per la concessione del finanziamento, alle entrate per

la restituzione e per l’incasso dei proventi del prestito.

Relazioni tra il circuito dei finanziamenti e il circuito degli investimenti: Le relazione che legano i

flussi considerati sono:

il circuito della produzione e quello dei finanziamenti concessi sono stati riuniti in un unico circuito, detto

“degli investimenti”, in quanto in entrambi i casi i mezzi monetari si possono definire “investiti” in

operazioni di acquisto dei fattori o in operazioni di prestito, mentre i mezzi monetari attinti, considerati nel

circuito detto dei “finanziamenti”, si tratta sempre di mezzi monetari di provenienza esterna.

il circuito dei “finanziamenti” alimenta il circuito degli investimenti che assorbe mezzi monetari.

il circuito degli investimenti riconsegna mezzi monetari alle disponibilità dell’impresa.

Tutto ciò è realizzabile fino a quando il flusso dei recuperi si mantiene non inferiore rispetto al flusso degli

investimenti nel tempo, in caso contrario, la rottura di quest equilibrio si manifesta quando l’impresa inizia

a produrre reddito negativo, in quanto il mancato riafflusso dei mezzi monetari investiti determina la

riduzione del flusso dei futuri investimenti, oppure l’aumento del fabbisogno finanziario del “fabbisogno di

finanziamento”.

La velocità di circolazione degli investimenti in fattori produttivi e nella combinazione produttiva:

La velocità di circolazione degli investimenti in fattori produttivi è data dal tempo che intercorre tra il

momento degli investimenti e quello dei recuperi attraverso i ricavi, ossia nel tempo necessario ai mezzi

monetari ceduti nell’acquisizione dei fattori produttivi per ritornare in forma monetaria attraverso i ricavi di

vendita dei prodotti ottenuti con il concorso degli stessi fattori, essa può anche essere riferita a gruppi di

fattori o all’intera combinazione produttiva, ed è sempre definibile come il periodo di tempo necessario

perché tutti i mezzi monetari investiti nell’acquisto del gruppo di fattori o nell’intera combinazione

produttiva ritornino interamente in forma liquida; inoltre la velocità di circolazione complessiva si può

commisurare a quella del fattore che presenta il ciclo di recupero più lungo.

Le fonti di finanziamento interne ed esterne: Le fonti di finanziamento interne sono costituite dai ricavi

di vendita dei prodotti ottenuti, costituiscono, quindi, la vera ricchezza generata dall’azienda. Le fonti di

finanziamento esterne si distinguono in finanziamenti a titolo di capitale di rischio e finanziamenti a titolo

di credito:

i primi: sono costituiti da mezzi monetari messi a disposizione dell’impresa dai soci.

i secondi: sono formati da mezzi monetari messi a disposizione da terzi.

Si indichino le principale differenze delle forme di finanziamento esterne: Le due categorie si

differenziano per quattro aspetti:

il vincolo di restituzione: eventuale per il capitale proprio, giuridicamente previsto per il capitale di credito.

la scadenza: non prefissata per il capitale proprio, viceversa per il capitale di credito.

i soggetti finanziatori: proprietari per il capitale proprio, soggetti differenti per il capitale di credito.

il rischio di remunerazione: elevato per il capitale proprio, basso per il capitale di credito.

Cash-flow: Le operazioni aziendali generano un flusso di mezzi monetari in entrata e in uscita,

determinando continue variazioni nelle disponibilità liquide dell’impresa, quindi l’aspetto monetario della

gestione può essere riferito a tale flusso di cassa (cash flow), che aumenta e riduce l’entità dei mezzi

monetari disponibili; esso può essere osservato con riferimento all’intera attività aziendale (cash flow

operativo), oppure è possibile separare il flusso dei mezzi monetari riveniente dalla gestione caratteristica

(cash flow operativo), da quello proveniente da altre gestioni.

Avviamento: Se si intende la differenza tra il valore economico del capitale di un’impresa in

funzionamento ed il valore del capitale netto quale dovrebbe essere assegnato nell’ottica della

determinazione del reddito, esso si sovrappone al concetto di riserva potenziale; ma qualora l’intera

differenza positiva tra valore economico del capitale ed il valore ad esso assegnato nel bilancio si volesse

considerare come valore positivo dell’avviamento, bisognerebbe rilevare che tale differenza non

necessariamente coinciderebbe con l’ampiezza di tutte le riserve potenziali, ma includerebbe solo parte di

essa. Esso è stato definito da Amaduzzi come costituito “dall’eccedenza del valore economico del

complesso, rispetto al valore delle singole parti patrimoniali che lo compongono, e indica di quanto

l’insieme vale più della somma delle parti”, esso quindi segnala il peso, in termini di valore, “dell’effetto

sistema” rispetto alla somma dei valori disgiunti. Quindi da ciò deriva la formula secondo la quale:.

Configurazioni di costo di aree, di processi produttivi e prodotti. Utili e margini lordi di

contribuzione: Una configurazione di costo, riferita ad un determinato oggetto, può essere vista come un

“addensamento” di taluni elementi di costo sull’oggetto medesimo, esse sono tanto più complete quanto

più di tende a considerare tutti gli elementi di costo in qualche modo utilizzati per la produzione

dell’oggetto, il costo di questo è più significativo ed attendibile se è determinato considerando solamente i

consumi dei fattori produttivi che sono utilizzati in modo specifico per la produzione di quel solo oggetto,

tralasciando ogni soggettiva ripartizione di costi comuni a più oggetti; con riferimento ad un’area

produttiva potrebbero determinarsi risultati più o meno lordi a seconda di come si porgono le relazioni

quantitative tra il volume dei ricavi, attribuibile all’area in oggetto in un definito arco di tempo, ed il

volume dei costi, relativo ad una determinata configurazione, così se i ricavi sono comparati con i soli


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Economia aziendale inerenti i seguenti argomenti: definizione di istituto, le regole delle società umane i comportamenti stabili e condivisi che sono denominati istituti, l'azienda come sistema aperto
l’ambiente come fonte di rischi e opportunità, il concetto di economicità nell’ambito aziendale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Scaletti Alessandro.

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