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n.b. differenza tra plusvalenze ordinarie e straordinarie.

Le plusvalenze sono sempre state definite come sopravvenienze e quindi come componenti straordinari,

però all’interno di questo tipo di conto economico si deve fare un'altra suddivisione tra ordinarie e

straordinarie.

- Plusvalenza avente carattere straordinario quando ad esempio si cede una ramo dell’azienda, in

quanto ha più aree strategiche e si cede una di questa è un’operazione straordinaria quindi la

plusvalenza o la minuslvalenza che si realizza è considerata straordinaria e va inserita alla voce E20 o

E21 a seconda che sia plus o minus (operazione non prevista/prevedibile).

- Se invece la plusvalenza/mins che si realizza da una dismissione di un cespite che rientra in una

normale attività di avvicendamento dei nostri cespiti diventa una minus o plus ordinario. Quando si cede

un impianto perché si sostituisce e rientra in un progetto di riammodernamento degli impianti diventa

un’attività di tipo ordinario e si è previsto, quindi plus/minus ordinaria.

Altro modo per capire se è straordinaria od ordinaria quando si cede un immobilizzazione che abbia un

importo rilevante rispetto all’ammontare complessivo di tutte le altre immobilizzazioni, diventa una

plus/minsu straordinaria: valutazione di tipo numerico. Es. immobilizzazione di varia natura per 1000 e si

cede immobilizzazione per 900 operazione di tipo straordinario perché importo rilevante rispetto al

volume totale dell’attivo immobilizzato; se invece 1000 e cedo automezzo che vale 10.000 è ordinaria

perché rientra nella gestione normale di sostituzione di automezzi (?)

se plusvalenza ordinaria va in A5

se plusvalenza straordinaria va in E20

se minusvalenza straordinaria va in E21

Risultato prima delle imposte A-B+_C+_D+_E

22) imposte sul reddito di esercizi

23) per differenza utile o perdita di esercizio.

Questo schema è obbligatorio ed è rigido.

Prendere esercitazione del 25.10.2005

ATTIVITA’

31.12.2000 31.12.1999

A) nessun credito

B)Immobilizzazioni

I – 1 costi di impianto 1 2

totale 1 2

II – Imm. materiali

1 fabbricati 17 20

3 attrezzature 30 30

totale 47 50

III – Imm. finanziarie

4 azioni proprie 5 5

Totale 5 5

Totale 53 57

immobilizzazioni

(B)

C) attivo circolante Pagina 41 di 98

I - rimanenze

4) prodotti finiti e 90 80

merci

Totale 90 80

II - crediti

1) verso clienti 80 100

4-bis) crediti tributari 5 -

(iva)

Totale 5 100

III – attività

finanziarie.

6) altri titoli 3 3

Totale 3 3

IV) disponibilità

liquide

1) depositi bancari e 35 20

postali

Totale attivo 213 203

circolante (C)

D) - -

Totale attivo 266 260

Lo stato patrimoniale si compone di due colonne numeriche una che indica i valori dell’esercizio in

corso e l’altra dell’esercizio precedente quindi all’inizio 01.01 e alla fine 31.12, per il principio della

comparabilità, i dati devono essere comparabili anche con gli esercizi precedenti.

Le immobilizzazioni vanno inserite la netto dei fondi di ammortamento.

Le azioni proprie possono essere acquisite sia per essere detenute ma anche per essere realizzate a

breve.

Crediti al netto del fondo di svalutazione crediti. Altri titoli da inserire al netto del fondo di

svalutazione

Lezione 7

Si è completata la riclassificazione del bilancio stato patrimoniale dell’esercitazione del

28/11/2005 (vedere esercitazione riportata nello schema excel).

Voce B dello stato patrimoniale – passivo – sono accantonamenti di tipo prudenziale, mentre

nella voce D 12) vanno a confluire i debiti tributari certi (IVA ed imposte).

Altro esempio:

Società di costruzione che decide di farsi in casa, in economia, il proprio fabbricato (trattasi del

fabbricato in corso di costruzione).

Esercizio “n” abbiamo sostenuto per realizzare il proprio capannone:

200 materie prime

100 manodopera

50 consulenze

350 Tot. Costo eserc. “n”

Alla fine dell’esercizio l’impresa predispone la situazione al 31/12, all’interno del conto economico

Pagina 42 di 98

800 materie prime

400 manodopera

80 consulenze

1.280 Tot. Costo eserc. “n”

Questi conteggi ora ricomprendono anche ciò che si è speso in corso d’anno oltre alle spese per la

costruzione del proprio capannone, perciò la scrittura di sterilizzazione sarà:

Nella sezione dei ricavi avrò COSTRUZIONI IN ECONOMIA (A5), nello stato patrimoniale

Immobilizzazioni in corso di costruzione (B II 5) ----- per 350 nell’esercizio “n”;

Nell’esercizio “n+1” a lavori ultimati andrà contabilizzato nella categoria (B II 1)

Processo di capitalizzazione delle mie spese per materie prime e manodopera finalizzata alal

realizzazione della immobilizzazione.

Ne segue poi il conto economico a scalare, esercizio in corso (andrebbe anche indicato

l’esercizio precedente secondo il principio della comparabilità, ma in questo momento non (vedi

esercitazione del 29/11/2005). Pagina 43 di 98

Lezione 8

Il bilancio secondo la IV^ direttiva CEE è obbligatorio solo per le società di capitali.

Patrimonio netto.

Il Capitale o capitale sociale: a seconda che si parli di ditta individuale e società, è la porzione del

patrimonio netto che si forma al momento della costituzione.

E’ inserito nella parte passiva del bilancio, per far pareggiare i conti, affinché il bilancio rispetti la

cosiddetta equazione di bilancio.

Sottoscrizione e versamento: sottoscrizione indica l’impegno del socio ad effettuare il versamento,

mentre il versamento corrisponde a ciò che è stato effettivamente versato.

E’ la parte più stabile del patrimonio netto: è indisponibile perché verrà restituito solo alla cessazione

dell’attività. Viene lasciato a tutela dei creditori. Il legislatore si preoccupa così del patrimonio netto

della società perché è l’unica garanzia per i creditori (terzi). Vuole che il patrimonio sia tutelato.

Per queste ragioni il legislatore (codice civile) quando si verifica una perdita di capitale sociale,

(perdita di esercizio) le società non possono distribuire utili ai soci fino a quando la perdita non sia

stata coperta o ridotto il capitale in misura corrispondente.

Di tutte queste variazioni del capitale devono essere depositate presso l’ufficio del registro delle

imprese (CCIAA). Sono adempimenti fissati dalla legge e se non rispettate vi sono delle sanzioni

amministrative a volte penali.

Quali sono le principali cause di variazione del capitale sociale?

1) aumento di capitale :

a pagamento – si aumenta il cap. soc. chiedendo dei conferimenti aggiuntivi ai soci

 aumento di capitale gratuito – aumentare il cap. soc. mediante il passaggio di alcune

 riserve a capitale, senza il versamento monetario

2) riduzione di capitale:

per esuberanza: (ipotesi rara) art. 2445 cc “quando questo risulta esuberante per il

conseguimento dell’oggetto sociale, può aver luogo sia mediante liberazione dei soci dei

versamenti ancora dovuti, sia mediante rimborso del capitale ai soci, lnei limiti ammessi

dagli articoli 2327 e 2412 ….

per perdite: vi sono due possibilità – obbligatoria (per legge) o facoltativa. Vedi

gli articoli 2446 e il 2447 cc. –

(Obbligatoria)

art. 2446 “Quando risulta che il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di

perdite, gli amministratori devono senza indugio convocare l’assemblea per gli opportuni

provvedimenti ….. . Se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno

di un terzo, l’assemblea ordinaria che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il

capitale in proporzione delle perdite accertate …..”.

Esempio: SOCIETA’

cap. sociale 100

riserva legale 20

riserva straordinaria 30

PERDITA DI ESERCIZIO 40

Il ragionamento che si deve fare è che con le mie riserve (prima 30 ris. Stra e poi

parzialmente la riserva legale) copro le mie perdite, in questo modo non intacco il capitale

sociale e perciò non ci troviamo nella situazione di cui all’art. 2446 cc.

Altro esempio, se invece abbiamo una situazione in cui:

capitale sociale 100

PERDITA DI ESERCIZIO 40 Pagina 44 di 98

In questo caso ci troviamo nella situazione prevista dall’art. 2446 in quanto la perdita è

superiore ad 1/3. L’amministratore deve fare una relazione che accompagna il bilancio della

società nella quale illustra la situazione, con la quale si spiegano i motivi della perdita (se

dipende dalla gestione caratteristica o dalla gestione straordinaria).

art. 2447 “Se, per effetto della perdita di oltre 1/3 del capitale, questo si riduce al disotto

del minimo stabilito dall’art. 2327 (srl 10.000 € - SPA 100.000 €), gli amministratori

devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il

contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore a detto minimo, o la

trasformazione della società”.

Esempio: società SRL

cap. sociale 10.000

PERDITA DI ESERCIZIO 4000

Valore del capitale al netto della perdita 6.000 – occorre ricostituire il capitale a 10.000

per rimanere SRL altrimenti si trasforma in società di persone o altrimenti è

automaticamente posta il liquidazione (automatica). Deve realizzare l’attivo, liquidare il

passivo. E’ posto il divieto di porre in essere ulteriori azioni di produzione o cessione.

Altro istituto è quello del RECESSO

E’ il caso del recesso del socio – qualora il socio desideri esercitare il diritto di recesso (vuole

andarsene dalla società) egli vuole la sua parte di capitale sociale:

Soluzione 1) riduzione del capitale sociale restituendo al socio che recede la sua quota di

partecipazione (il cap. sociale si riduce della frazione corrispondente);

Soluzione 2) acquistare azioni proprie, la società vende delle azioni proprie, si vendono a terzi e del

ricavato si liquida il socio che se ne vuole andare, mantenendo così inalterato il capitale sociale.

E’ un ipotesi che si vedrà molto più spesso, perché con la riforma del diritto societario le possibilità

di recesso del socio erano molto limitate ante riforma erano previste delle situazioni molto particolari

ad es. trasferimento della sede sociale all’estero, in questo caso il socio poteva recedere. Con la

riforma del diritto societario sono stati ampliati i casi di recesso del socio. Le parti al momento della

costituzione della società possono stabilire delle modalità aggiuntive a quelle legali per uscire dalla

società. Non si può uscire dalla società in qualsiasi momento, ci sono delle condizioni ben precise

fissate dalla legge per uscire dalle società. Al di fuori dei casi previsti dalla legge o dall’atto

costitutivo non si può recedere dalla società. Per uscire dalla società si può vendere la propria parte

di azioni. Pagina 45 di 98

Lezione 9

Versamenti dei soci, che non siano sottoscrizioni di capitale sociale:

1 – versamenti dei soci a titolo di finanziamenti

2 – versamenti soci a fondo perduto

3 – versamenti soci in conto futuro aumento capitale sociale.

- 1 - Versamento dei soci a titolo di finanziamenti.

Quando sì è trattato il tema della Gestione finanziaria si sono viste le ipotesi di acquisizione dei

mezzi monetari dell’azienda attraverso il mutuo, il prestito obbligazionario e anche i

finanziamenti dei soci. I soci possono effettuare dei finanziamenti a favore della società, fare un

prestito, porre in essere un contratto di mutuo con l’azienda di cui si è soci. Il finanziamento può

essere fruttifero di interessi per il socio o infruttifero, quindi gratuito per la società. Il finanziamento

dei soci è un alternativa all’aumento di capitale a pagamento e/o al prestito obbligazionario.

Finanziamento, il contratto di mutuo quindi il pagamento di una somma di interesse ma soprattutto

il vincolo della restituzione.

Il finanziamento verso soci va inserito tra le passività D – 3: questa voce è stata inserita di recente

ossia dal 01.01.2004, quindi nei bilanci antecedenti 01.01.2004, non esisteva la voce D-3 (debiti di

finanziamento verso soci) ma andava comunque inserita tra le passività del capitale di terzi e non

nel patrimonio netto. E’ importante inserire questa voce tra le passività e non nel patrimonio netto

perché es. se l’amministratore sbaglia e la inserisce A-7 tra le altre riserve è chiaro che è sottoposta

al vincolo delle voci del patrimonio netto e quindi si può distribuirle solo in determinate situazioni :

attraverso una delibera assembleare, perché le riserve vanno distribuite solo attraverso delibera

assembleare.

Importante: Se il finanziamento viene messo tra i patrimonio netto va a spostare gli equilibri del

calcolo di 1/3, es. se si copre la perdita con le riserve se ci sono i finanziamenti dei soci all’interno

vanno ad abbattere la perdita e quindi la riduzione del capitale.

In caso di fallimento della società non è di poco conto saper di aver indicato tra i debiti o tra il

patrimonio netto. Perché se è stato indicato tra il patrimonio netto, il socio non lo recupera più, se

invece è tra i finanziamenti si insinua nel passivo come creditore. Prima della riforma del 01.01.2004

non c’era un articolo del c.c. che parlasse del finanziamento dei soci, c’era un buco legislativo, dal

01.01.2004 c’è un apposito art 2467 c.c. “Il rimborso di finanziamenti dei soci a favore della società

è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e se è avvenuto nell’anno precedente la

dichiarazione di fallimento della società deve essere restituito”. Se la società nell’anno precedente la

dichiarazione di fallimento restituisce il finanziamento ai soci, viene revocato.

- 2 - Versamenti a fondo perduto

Sono versamenti che i soci fanno a favore della società senza particolari vincoli, allo scopo di

finanziare la società ma senza vincolo di restituzione.

Esempio: versamenti a fondo perduto per copertura perdite. Sono versamenti che vengono fatti per

aumentare il patrimonio della società, non ci sono motivazioni specifiche. La classificazione del

bilancio viene fatta all’interno del patrimonio netto alla voce A-VII. Si possono utilizzare questi

versamenti per coprire le perdite nei casi di riduzione delle perdite facoltativi: es. c’è una perdita in

formazione di 40 e non ci sono riserve per coprirla, i soci possono fare un versamento a fondo

perduto per copertura perdite per 40, neutralizzando la perdita d’esercizio. Nella voce A-VII avremo

copertura perdita per 40, e voce A-VIII perdita l’esercizio 40 totale 0, si è coperta la perdita.

Se il versamento viene fatto a fondo perduto per la copertura perdita, quella riserva deve essere

utilizzata solo per la copertura della perdita non si può fare nient’altro: il vincolo di destinazione è

cogente.

- 3 - Versamenti in conto futuro aumento capitale sociale Pagina 46 di 98

Sono somme di denaro che i soci si impegnano a versare nelle casse sociali in previsione di un

futuro/successivo (medio/lungo tempo) aumento del capitale sociale.

Anche questo versamento è una voce del patrimonio netto A-VII (altre riserve), e va distintamente

indicato.

Riepilogando: all’interno del patrimonio netto abbiamo il capitale sociale e le riserve.

Tra le riserve si distinguono tra quelle:

1. pienamente disponibili che si possono utilizzare tranquillamente (es. riserve utili esercizi

precedenti);

2. poi riserve vincolate il cui utilizzo è vincolato da una delibera assembleare (decisone

dell’assemblea dei soci) sono le riserve per il cui utilizzo serve l’autorizzazione dell’assemblea

dei soci;

3. riserve che sono vincolate dallo statuto, sono riserve vincolate da una norma statutaria

(riserve statutaria)

4. riserve che sono vincolate dalla legge (riserva legale).

Riserva da sovrapprezzo delle azioni (A II)

L’origine della riserva sovrapprezzo azioni è tale per aumento del capitale sociale, quando la società

decide di far pagare un surplus (plusvalore) ai nuovi soci che sottoscrivono un aumento: il socio ha

sottoscritto il capitale nominale al momento della costituzione della società, dopo x anni il capitale

sociale non corrisponde più al valore del patrimonio netto perché il capitale sociale del patrimonio

netto si è incrementato per effetto delle operazioni di gestione. La società decide di far pagare un

surplus ai nuovi soci che entrano che si trovano un patrimonio netto aumentato nel corso degli anni

per le operazioni di gestione.

Riserva sovrapprezzo azioni è una riserva di capitale. E’ vincolata dalla legge, perché il legislatore

dice che la riserva da sovrapprezzo azioni non può essere distribuita ai soci fino a quando la riserva

legale non ha raggiunto 1/5 (20%) del capitale sociale, c’è un vincolo di legge.

Riserva di rivalutazione (A III)

Riserva di rivalutazione, possono essere di due tipi:

• monetarie

• economiche le rivalutazioni monetarie non sono libere, ma sono imposte dalla legge e in

particolare imposte da leggi speciali. La prima legge speciale di rivalutazione è la legge

576/1975 sino alla L. 448/2001. Perché si fanno le rivalutazioni monetarie? Perché

come si è visto nei bilanci le valutazioni vengono fatte al costo storico, si iscrive il bene

al momento dell’acquisto che rimane costante nel tempo. In questi anni c’è l’inflazione

che altera i valori di iscrizione del bene, per cui ogni tanto il legislatore permette di

aggiornare i valori dei cespiti (patrimonio) a seconda di quelli che sono i valori correnti.

Con legge finanziaria 2006 forse possibilità di rivalutazione dei beni.

Cosa significa rivalutare i beni dell’impresa? Esempio: società acquistato un fabbricato

per 100.000 nel 1980, è sempre rimasto con questo valore; il legislatore con una legge

speciale prevede una rivalutazione monetaria, quindi rivalutare i beni dell’impresa. Il

fabbricato valore 100.000 attraverso una perizia di stima il valore diventa di 150.000,

rivalutare significa riportare il valore storico al valore corrente, attraverso operazione di

rivalutazione, incrementare il valore del fabbricato di 50.000 per portarlo a 150.000.

Incrementare il valore del fabbricato significa arricchire il patrimonio dell’azienda e se si

aumento di 50.000 l’attivo, si deve aumentare il passivo 50.000 inserendo una riserva

di rivalutazione nella voce A-III nel patrimonio netto (riserva da rivalutazione).

L’operazione è questa +50.000 in attivo e + 50.000 nel passivo (riserva da

rivalutazione). Aumentando il patrimonio netto a disposizione dell’azienda, si aumenta

anche il patrimonio netto contabile voce A. Pagina 47 di 98

Lezione del martedì 10

Riprende da “Le rivalutazioni”:

Le rivalutazioni non sono quasi mai gratuite, ma il legislatore chiede il pagamento di un’imposta

sostitutiva sul maggior valore del bene (differenza tra valore corrente e valore storico

d’iscrizione nel bilancio). Era del 19% l’aliquota d’imposta, viene stabilita dalla legge speciale.

Perché un imprenditore potrebbe avere convenienza di rivalutare i suoi cespiti, sapendo che deve

pagare anche un’imposta? Tre possibili casistiche:

1. E’ il caso in cui abbia intenzione di cedere il mio bene, possibile cessione del bene.

Possibilità di ridurre la plusvalenza per effetto della cessione.

2. Aumento del mio patrimonio netto

3. maggiori ammortamenti, più costi di esercizio, minor imponibile, minor imposta.

I principi contabili ritengono di non iscrivere la rivalutazione attraverso il passaggio nel conto

economico, ma di fare esclusivamente una variazione dallo stato patrimoniale, incrementare le

attività ed il patrimonio netto.

La riserva di rivalutazione deve essere esposta in bilancio al netto dell’imposta sostitutiva pagata

dalla società. le rivalutazioni economiche: si effettuano in applicazione della deroga prevista

dal legislatore nel caso in cui si verifichino degli eventi eccezionali. Il principio di

iscrizione del valore del bene in bilancio è quello del costo. Esempio di caso eccezionale:

Società Alpha – terreno acquistato a € 10.000 (costo storico), dopo un arco temporale,

grazie al P.R. da terreno agricolo diventa edificabile, è un caso eccezionale; in assenza

di L. speciale mi permette di valorizzare il cespite (dopo una perizia di un esperto) da €

10.000 a € 90.000. Anche in questo caso avrò una rivalutazione di € 80.000. Il

procedimento è lo stesso di quella Monetaria, solo che avviene in assenza di Legge

speciale.

Nella nota integrativa che accompagna il bilancio dovranno essere spiegate queste

operazioni. Troppe sono le considerazioni che sarebbero però da fare dal punto di vista

del trattamento fiscale.

La rivalutazione è una RISERVA DI CAPITALE.

E’ una riserva INDISPONIBILE, perché la stessa può essere utilizzata per coprire le

perdite, se copre le perdite deve essere ricostiuita prima di distribuire eventuali utili ; se

distribuita ai soci la società paga le imposte così come le paga il socio che riceve l’utile da riserve di

rivalutazione.

Riserva legale (A IV):

E’ una RISERVA DI UTILI, 5% finché raggiunge il 20% del capitale (1/5).

Riserve statutarie (A V):

Sono riserve accantonate in bilancio per obblighi di statuto. Il loro impiego è determinato dallo

statuto. Il loro grado di indisponibilità è inferiore alla riserva legale ma superiore a quelle facoltative

Come si difende il capitale per effetto di perdite, ordine di utilizzo:

1) Utili esercizi precedenti

2) Riserve facoltative

3) Riserve statutarie

4) Riserva legale Pagina 48 di 98

Riserva azioni proprie (A VI):

La maggior parte della dottrina e della giurisprudenza, ritiene prudenzialmente di non considerare la

R.A.P. come una riserva da utilizzarsi per difendere il capitale sociale. Non la si deve considerare

nei conteggi in relazione alla difesa del capitale sociale (per effetto di perdite).

Altre riserve (A VII):

Categoria residuale delle riserve. Esempio: possiamo inserire i versamenti a fondo perduto dei soci,

oppure quelle che hanno natura fiscale, per esempio riserva da condono, riserve da trasformazione

(da società di persone ad una società di capitali, generano dei plusvalori che possono essere

trasferiti a riserve) …

Utili o perdite portate a nuovo (A VIII):

Trovano posto gli utili non accantonati a riserva o le perdite che l’assemblea dei soci ha deciso di

portare nel nuovo esercizio.

Utili o perdita di esercizio (A IX):

Utile o perdita dell’esercizio dell’anno in corso, risultato di esercizio cui si riferisce il bilancio.

La distribuzione degli utili è soggetta a dei vincoli:

1) deve esistere una delibera dell’assemblea dei soci (delibera assembleare)

2) non possono essere pagati utili o dividenti se il bilancio nel quale si sono rilevati gli utili non è

stato regolarmente approvato, quindi il bilancio deve essere regolarmente approvato.

3) se si verifica una perdita di esercizio, non possono essere distribuirti utili o dividendi se prima

il capitale non è stato reintegrato della misura corrispondente alla perdita.

TEST di ESAME n. 1:

Riguarda la riserva di rivalutazione

Situazione patrimoniale

ATTIVITA’ PASSIVITA’

Immobilizzazioni materiali 1.000 Capitale 600

Immobilizzazioni immateriali 500 Riserve 400

Crediti 5.000 Fornitori 3.000

Rimanenze 800 Banche 3.300

totale 7.300 totale 7.300

L’imprenditore intende aderire ad una legge speciale di rivalutazione ed intende rivalutare i seguenti

beni nel seguente modo:

• Immobilizzazioni materiali + 500

• Immobilizzazioni immateriali + 300

• Imposta sostitutiva sulla rivalutazione è pari al 19% (pari a 152 perché calcolato sul magg.

Valore)

Domanda: Esponete la situazione patrimoniale dell’impresa dopo la rivalutazione. Pagina 49 di 98

Soluzione:

• Maggior valore è 800

• Su 800 devo applicare l’imposta sostitutiva (152)

• La riserva di rivalutazione sarà pari a 648

• Debiti tributari per l’imposta sostitutiva 152

ATTIVITA’ PASSIVITA’

Immobilizzazioni materiali 1.500 Capitale 600

Immobilizzazioni immateriali 800 Riserve 400

Crediti 5.000 Riserva da rivalutazione 648

Rimanenze 800 Fornitori 3.000

Banche 3.300

Debiti tributari 152

totale 8.100 totale 8.100

TEST di ESAME n. 2:

Data questa situazione del patrimonio netto, quali provvedimenti si devono adottare al fine di

distribuire i dividendi

Capitale sociale 100.000

Riserve legale 15.000

Riserva di rivalutazione 50.000

Riserva facoltativa 1.000

Riserva statutaria 2.000

Perdite esercizi precedenti (55.000)

Utile esercizio 60.000

Determinare l’ammontare max di utile che può essere distribuito data questa situazione

patrimoniale (netto) SOLUZIONE

1) Deve esserci la delibera consiliare che ratifichi la liquidazione dei dividenti, non prima di aver

prima deliberato di coprire le perdite, utilizzando:

5. riserva facoltativa 1.000

6. riserva statutaria 2.000

7. riserva di rivalutazione 50.000

8. riserva legale 2.000

(totale copertura 55.000)

2) devo ricostituire la riserva di rivalutazione utilizzata per la copertura delle perdite, perciò con

i miei 60.000 di utile ripristino i miei 50.000 riserva di rivalutazione

3) mi rimangono da distribuire 10.000 residui dell’utile rimasto. Pagina 50 di 98

TEST di ESAME n. 3:

Quali provvedimenti adotto in questa situazione?

Capitale sociale 150.000

Riserva legale 20.000

Riserva straordinaria 10.000

Riserva azioni proprie 20.000

Perdite esercizi precedenti (25.000)

Perdita di esercizio 60.000 SOLUZIONE

1) copertura della perdite: esercizio .precedenti 25.000 + 60.000 esercizio corrente totale

85.000

- riserva straordinaria con 10.000

- riserva legale per 20.000

residuo perdite da coprire 55.000

non posso utilizzare la riserva azioni proprie per proteggere il capitale

2) la perdita di esercizio pari 55.000 è maggiore di 1/3 del capitale sociale perciò i soci si

applica la 2446 cc. Pagina 51 di 98

Lezione 11

Analisi economica-finanziaria: analisi di bilancio.

Partendo dalle operazioni di gestioni si è giunti alla redazione del bilancio che si compone dello stato

patrimoniale, del conto economico, c’è poi un’altra riclassificazione dello stato patrimoniale e del

conto economico secondo quanto disposto dalla IV direttiva CEE.

L’analisi del bilancio è una tecnica che viene utilizzata per analizzare le dinamiche della gestione allo

scopo di fornire tutte una serie di indizi e sintomi che starà poi al soggetto che conduce l’analisi

(l’analista di bilancio) interpretare per arrivare ad una valutazione sulla performance che l’azienda

ha conseguito, non solo a consuntivo ma anche prospettico, quindi sulle prospettive future, di quelle

che sono le attese future.

L’analisi di bilancio si compone di una parte puramente tecnica e una puramente valutativa

Tecnica: riguarda tutto il processo di elaborazione dei dati con tecniche e procedimenti appropriati

(raccogliere ed elaborare i dati).

Valutativa: consiste nell’identificare e predisporre delle ipotesi di analisi ed interpretazione dei dati

che sono stati raccolti.

La valutazione dell’equilibrio economico-aziendale si fonda su dimensioni di carattere parziale che ci

permettono di analizzare la gestione aziendale sui seguenti aspetti:

1) aspetto reddituale: valutare/verificare la capacità dell’azienda di produrre reddito, quindi

l’analisi si basa sui componenti positivi e negativi di reddito, costi e ricavi.

2) Aspetto finanziario: fare la valutazione della capacità di un azienda di far fronte in maniera

tempestiva, momento per momento agli impegni finanziari che l’azienda ha assunto nel corso

della gestione - debiti di prestito o di regolamento.

3) Aspetto patrimoniale riguarda la relazione esistente tra il capitale proprio e il capitale di

debito (di regolamento e di prestito) che derivano dalle scelte di natura finanziaria

dell’azienda, se l’azienda quindi ha deciso di utilizzare di più il capitale proprio o di terzi.

Per avere una valutazione complessiva delle performance dell’azienda e quindi lo stato di salute,

oltre alla verifica del bilancio di esercizio quindi della situazione economica e finanziaria, è necessario

integrare tutte queste valutazioni con altre analisi che possono avere anche natura extracontabile

(per avere un’analisi completa), ad es.:

1) sistema competitivo in cui l’azienda si muove

2) i concorrenti

3) mercato

4) riguardo ai prodotti

5) bisogni dei consumatori.

A che cosa serve fare l’analisi di bilancio, della gestione?

Ci sono molte risposte…, alcune:

- (la più importante) l’azienda è in grado di remunerare in modo adeguato il capitale conferito dai

soci in relazione a possibili investimenti alternativi? Soci conferiscono, sottoscrivono il capitale

proprio quindi effettuano un investimento perché mettono a disposizione dell’azienda una somma di

denaro, quindi se si sottoscrive 100.000 di capitale proprio attendo da questo investimento come da

tutti gli investimenti una remunerazione. La remunerazione per chi conferisce il capitale è data dagli

utili, ma come si fa a stabilire se la remunerazione è congrua?

Es. investito 100.000 in un’azienda e produce utili 1000, è un risultato positivo, ma è soddisfacente?

Come si fa stabilire? Si deve confrontare con eventuali investimenti alternativi, se si fossero investiti

quei 100.000 in Bot, fondi comuni o in borsa che rendimento avrei ottenuto? Quindi avendo un

modello di riferimento sono in grado di stabilire se la remunerazione è adeguato o meno. Non è

sufficiente che l’azienda produca un utile, bisogna vedere se questo utile è ritenuto soddisfacente e

in relazione agli investimenti alternativi possibili. (quando si è parlato del principio di economicità

equilibrio reddittuale: sommatoria dei componenti positivi = sommatoria componenti negativi ma in

attesa di rendimento che sia soddisfacente per i conferenti, non solo utili e pareggio di bilancio ma

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pretendeva una adeguata remunerazione degli investimenti. Per determinare l’adeguatezza della

remunerazione c’è il costo-opportunità che è dato dal confronto con gli investimenti alternativi)

2 – come si modificano nel tempo le risorse finanziarie complessive che l’azienda ha a disposizione?

attraverso l’analisi della situazione finanziaria e le proiezioni si è in grado di verificare la capacità

dell’azienda di far fronte ai propri impegni assunti. La gestione finanziaria ci da’ più possibilità di

intervenire, es. acquisizione di impianto da parte di un’azienda si parte dalla situazione patrimoniale,

poi il flusso di cassa, vedendo se l’azienda è in grado di comperare l’impianto: anticipazione

dell’analisi di fabbisogno finanziario dell’impresa in una valutazione di tipo prospettico.

3 – in che modo l’azienda sarà in grado di finanziare gli investimenti necessari a mantenere la

propria capacità reddittuale? I flussi finanziari delle aziende provengono dai ricavi di vendita, quindi

una buona capacità reddittuale sarà in grado di portare rientri di risorse finanziare che potrà

utilizzare per rinnovare gli impianti senza ricorrere all’indebitamento o ad un indebitamento

eccessivo in modo tale da mantenere inalterata la propria capacità produttiva e addirittura a

migliorarla, se si riesce ad investire. (se attraverso i flussi derivanti dai ricavi di vendita ci sono delle

risorse finanziare che permettono di investire nell’aggiornamento, nella sostituzione degli impianti

che producono i beni che si vendono, quindi non alterando la capacità produttiva ed addirittura

migliorandola perché con l’innovazione tecnologica si avranno sempre impianti nuovi quindi

produzione sempre più efficiente e sempre più redditizia, quindi l’impresa avrà una buona situazione

reddittuale. Se l’impresa non ha una buona situazione reddittuale, è fortemente indebitata non

riesce a ricevere credito dagli istituti bancari non riesce ad investire, non riesce a migliorare la

capacità produttiva l’azienda è sicuramente in difficoltà.

Quindi l’analisi di bilancio da’ questo tipo di risposte, se l’impresa ha buona capacità reddittuale si

può pensare ad un equilibrio reddituale di medio e lungo periodo quasi certo, per l’impresa con

scarsa redditività con difficoltà di avere flussi finanziari di entrata questo comporta pure l’incapacità

di sostenere gli investimenti all’interno dell’azienda con prodotti sempre più scadenti, l’impresa sarà

destinata a un declino quindi ad una ristrutturazione o al fallimento.

Per approfondire tutte le conoscenze necessarie a eseguire questa valutazione bisogna seguire un

processo di analisi che si divide in 3 fasi:

1. ricerca dei dati di bilancio e di tutte le informazioni extracontabili (mercato,

concorrenti ecc.)

2. elaborare i dati

3. formulazione delle interpretazioni e valutazioni sull’andamento aziendale, giudizio

sullo stato di salute dell’azienda.

1) Ricerca dei dati e delle informazioni, perché si fanno analisi di bilancio interne ed esterne.

Interne vengono effettuate dalla proprietà o dal management direttamente o attraverso dei

consulenti, al fine di conoscere la gestione della propria azienda e quindi capire all’interno

dell’azienda quali sono i punti di forza e di debolezza. Nelle analisi interne la possibilità di ottenere

informazioni è maggiore che nell’analisi esterne, perchè all’interno si possono cogliere tutta una

serie di informazioni anche extracontabili che esternamente si fa molto più fatica: es. maggiore e

migliore dettaglio dei ricavi di vendita magari per area geografica.

Nell’analisi esterne la raccolta dei dati e delle informazioni è minore in quanto se si fa un’analisi

dell’azienda dall’esterno i documenti ai quali si può accedere sono quelli pubblici e quindi il bilancio

d’esercizio composto da stato patrimoniale, conto economico, nota integrativa e relazione sulla

gestione.

Analisi interne sono fatte a favore della proprietà e del management, quelle esterne fatte dai

concorrenti, dalle banche (perché per concedere finanziamenti istruiscono una pratica verificando i

bilanci dandone una valutazione), clienti, fornitori: tutti i soggetti che sono portatori di interessi,

stakeholder. Le società di analisi di bilancio attraverso particolari tecniche valutative prendono i

bilanci delle società e assegnano dei reating: AAA (il top), AA per arrivare BBB dove l’azienda sta per

chiudere. Cirio ha emesso un bond senza avere un reating. Pagina 53 di 98

L’analisi di bilancio diventa sempre più importante in seguito all’accordo di Basilea 2: un accordo che

regolamenta la concessione di finanziamento degli istituti di credito a favore delle aziende.

Mentre adesso gli istituti di credito concedono finanziamenti alle aziende secondo dei criteri propri di

ogni banca, con Basilea 2 ci sarà un unico criterio che vale per tutti gli istituti di credito. L’istituto di

credito può concedere finanziamento alle imprese per una percentuale che è pari al 8% (il prof. non

è sicuro di questo dato) del proprio patrimonio netto inteso in senso più ampio di quello che abbiamo

visto: se l’istituto di credito ha un patrimonio di 1000, può concedere finanziamenti alle imprese sino

a 80, non può superare 80. Gli Istituti si stanno riorganizzando per far fronte a questo limite ecco il

perchè delle continue fusioni, acquisizioni perché accorpando più patrimoni si aumenta il valore in

modo tale da avere maggiore possibilità di concessione del credito. Le banche guadagnano, fanno

più ricavi aumentando la possibilità di concedere finanziamenti. L’accordo di Basilea 2 è stato fatto

anche per evitare i fallimenti delle banche, c’era il rischio che la banca concedesse troppi

finanziamenti, quando l’impresa che aveva ottenuto il finanziamento non era più in grado di

rimborsare la banca falliva. C’erano già dei vincoli ma erano riferiti alle singole banche e quindi alla

Banca d’Italia, ora invece c’è un vincolo a livello europeo e vale solo per li istituti di credito. Le

banche devono stare quindi attente nel concedere i finanziamenti, si sono quindi organizzate nel

suddividere le aziende di produzione secondo una classifica di rischio che si chiama eating (?), non

c’è ancora una denominazione unica, ci saranno azienda

AAA (potrebbe essere forse così) azienda equilibrata situazione finanziaria ottimale,

AA

B

BB

BBB (in sentore di fallimento),

se in AAA non avrà problemi ad avere il finanziamento, se l’azienda si trova in B avrà maggiore

difficoltà ad avere il finanziamento e se l’ottenesse la banca farà pagare molto di più gli interessi che

se fosse in AA, perché ha un rischio maggiore. Es. ad AA tasso 5% e B 8%.

L’azienda se vuole rientrare nella prima o seconda categoria deve presentare un bilancio che passi i

reating con una buona classifica, perché una brutta classifica di reating porta ad un maggior costo di

indebitamento, se si riesce ad ottenerlo.

Il soggetto che conduce l’analisi di tipo esterno deve porre particolare attenzione a quelle che sono

le politiche di bilancio dell’azienda. Deve valutare con particolare attenzione quelle operazioni

contabili che sono soggette ad un ampio margine discrezionale, quindi valutazione del magazzino,

delle partecipazioni, di capitalizzazione dei costi interni di commessa: un errata valutazione di quelle

voci comporta un bilancio che esprime dei giudizi che non sono reali.

Esempio: bilancio in utili perché presenta un grosso carico di magazzino, ed ha inoltre un pesante

scostamento eccessivo del valore di magazzino dagli anni precedenti ci si deve porre il dubbio come

è stato valutato il magazzino. Pagina 54 di 98

Lezione 12

Tecnica particolare che si definisce tecnica di riclassificazione.

Si è visto il bilancio di esercizio sia derivante dalla contabilità, sia attraverso il c.c., per l’analisi

economico-finanziaria questi due tipi di bilancio non vanno bene, non danno le informazioni di cui gli

analisti hanno bisogno, perché nello stato patrimoniale nella parte attiva del bilancio CEE abbiamo

solo la definizione dell’attivo a lungo termine e l’attivo a breve termine vedendo la disposizione del

bilancio, e nello stato patrimoniale parte passiva abbiamo solo la definizione delle varie poste di

bilancio suddivisa per natura ma senza un vero e proprio criterio di riclassificazione finanziaria che

permette di fare delle considerazioni di natura finanziaria. In questo caso si adotta uno stato

patrimoniale che viene tecnicamente definito stato patrimoniale finanziario. Nello stato patrimoniale

finanziario i singoli valori vengono considerati in termini qualitativi:

9. per gli elementi dell’attivo (vanno sempre esposti al netto delle poste rettificative, netto dei

fondi) esprimono gli investimenti di risorse finanziarie che vengono impiegate e dalle quali ci

attendiamo flussi monetari di entrata. La parte dell’attivo dello stato patrimoniale vengono

considerati investimenti in attesa di rientro, es. crediti v/clienti, sono investimenti in attesa di

rientro: si è investito nei confronti del cliente e ci si attende un flusso monetario di entrata, i

titoli di stato che si sono utilizzati per rivendere a breve, è un investimento per il quale ci si

attende un flusso monetario di entrata.

10. Gli elementi del passivo e il capitale netto sono interpretate come delle fonti di finaziamento

che utilizzo per coprire gli investimenti che ho nel attivo, come ho finanziato la parte attiva, si

va a vedere il passivo. Es. si chiede un mutuo passivo all’istituto di credito è una fonte che

permette di finanziare un investimento nell’attivo. Considerare il passivo come fonte che mi

procura i mezzi finanziari per effettuare gli investimenti della parte attiva. Infatti nello stato

patrimoniale del criterio finanziario non esistono più attivo e passivo ma impieghi (attivo)

fonti (passivo).

Qual è il criterio di riclassifcazione dell’attivo, secondo quale criterio si riclassifica l’attivo (impieghi)?

Per l’attivo si adotta il criterio della liquidità, si valutano gli elementi dell’attivo (cassa, banca,

ecc.) secondo il criterio della liquidità quindi della loro attitudine a trasformarsi in maggiore o minore

tempestività in mezzi monetari.

Qual è il criterio di riclassificazione del passivo (fonti)?

Si utilizza il criterio il criterio della scadenza, del termine entro il quale bisogna far fronte agli

impegni: debiti v/fornitori scadono il…, il mutuo scade il…. Gli analisti utilizzano un periodo di tempo

convenzionale che è sempre l’anno.

(impieghi)Tutto ciò che torna liquido entro un anno si chiama attivo corrente o attivo a breve, i

crediti con scadenza inferiore ai 12 mesi, fanno parte dell’attivo corrente, tutto ciò che torna in

forma liquida oltre i 12 mesi fa parte dell’attivo a lungo o attivo immobilizzato.

Gli impieghi si dividono in due grandi categorie:

attivo corrente (tutto ciò che torna liquido entro 12 mesi – 1 anno)

 attivo immobilizzato o a lungo (tutto ciò che torna liquido oltre i 12 mesi)

(fonti) Lo stesso è per il passivo dove il criterio della scadenza: tutto ciò che scade entro i 12 mesi

fa parte del passivo corrente, tutto ciò che scade oltre i 12 mesi fa parte del passivo consolidato o

medio lungo.

Le Fonti si suddividono in TRE macroclassi (passivo):

Passivo corrente

 consolidato o a medio/Lungo termine

 capitale proprio.

 Pagina 55 di 98

Come si suddivide l’attivo corrente:

⇒ liquidità immediate (cassa, c/c attivo – titoli, o altri titoli facilmente negoziabili)

⇒ liquidità differite (crediti di regolamento che si realizzeranno entro un anno) sempre al netto

del fondo svalutazione crediti

⇒ attivo a breve patrimoniale (tutte le poste che si realizzeranno entro 12 mesi che però fanno

parte della gestione patrimoniale (rivedere le distinzioni fatte all’inizio del corso le varie

gestioni) es. gestione patrimoniale: l’attività caratteristica è produrre biciclette acquisto dei

titoli, non partecipazione strategiche della società, per avere dei redditi addizionali alla

gestione caratteristica. Gestione patrimoniale: immobile civile messo a reddito per avere

redditi aggiuntivi, perché la gestione patrimoniale è quella gestione che si preoccupa di

produrre redditi aggiuntivi a quella caratteristica. Attività a breve della gestione patrimoniale

⇒ Disponibilità (rimanenze di magazzino).

Attivo immobilizzato:

⇒ immobilizzazioni materiali al netto dei fondi di ammortamento

⇒ immobilizzazioni immateriali al netto dei fondi ammortamento

⇒ immobilizzazioni finanziarie (partecipazioni, crediti di finanziamento o di regolamento che

scadono oltre i 12 mesi. Es. se c’è un credito v/cliente che incasso dopo 12 mesi non si

inserisce nell’attivo corrente ma nelle immobilizzazioni finanziarie, perché credito di

regolamento con scadenza oltre i 12 mesi)

⇒ immobilizzazioni patrimoniali (attività a lungo termine che fanno parte della gestione

patrimoniale, qui si inserisce l’immobile civile che la società ha acquistato per dare in

locazione, investimenti a lungo termine della gestione patrimoniale e non della gestione

caratteristica).

Impieghi fonti

1. Fornitori

1. liquidità immediate (cassa, banca c/c attiva,

valori bollati, cassa assegni) – torna in forma

monetaria a brevissimo termine 2. Dipendenti

2. liquidità differite (crediti v/clienti, o di

regolamento e/o finanziamento entro i 12 mesi

al netto del fondo) 3. Altri debiti

3. attivo a breve patrimoniale (investimenti a

breve termine facenti della gestione

patrimoniale) 4. Istituti di credito

4. disponibilità (rimanenze di magazzino)

Tot. Attivo corrente o a breve Tot. passivo corrente o a breve

Mutui passivi

1. Immobilizzazioni materiali (al netto del f.

amm.to) TFR

2. Immobilizzazioni immateriali (al netto del

fondo amm.to)

3. Immobilizzazioni finanziar ie (investimenti in

titoli, azioni, partecipazioni strategiche della

gestione corrente che permangono all’interno

dell’azienda oltre 12 mesi)

4. Immobilizzazioni patrimoniali ( tutti gli

investimenti effettuati dall’azienda a lungo

termine facenti parte della gestione

patrimoniale) Tot. Attivo immobilizzato Tot. Passivo consolidato (tutti i debiti che

scadono oltre i 12 mesi)

Capitale proprio (dato dal capitale sociale e le altre

riserve) Pagina 56 di 98

Totale attivo netto o capitale investito Totale fonti

Questa disposizione è rigidissima.

Impieghi: in ordine temporale si parte dalle più liquide per scendere verso il basso alle meno liquide.

Le voci dell’attivo sono da considerare come investimenti da cui ci si attende un ritorno in forma

liquida.

Quali sono state le fonti, i mezzi finanziari ai quali si è attinto per finanziare gli investimenti

nell’attivo e per i quali ci si attende un ritorno di flusso monetario?

Anche per la parte passiva si comincia con i debiti a breve e poi via via aumentare con la

scadenza, all’ultimo posto il capitale proprio perché sottoposto a particolari vincoli.

Quali informazioni ci può dare uno stato patrimoniale riclassificato in questa maniera?

11. il capitale circolante netto (CCN) che è dato dalla differenza tra l’attivo corrente e il

passivo corrente. E’ importante perché è un indicatore di equilibrio di breve termine, in

quanto se il totale dell’attivo corrente è maggiore del passivo corrente significa che l’azienda

riesce a rispettare almeno l’equilibrio di breve termine e questa è una bella informazione. Si

confronta tutto ciò che torna liquido nei 12 mesi con quello che devo far fronte nei 12 mesi.

Se l’attivo è corrente superiore vuol dire che si riesce a far fronte al passivo corrente è un

indicatore di equilibrio finanziario.

Vedere pag. 253 del testo.

12. Giudizio sulla struttura e composizione degli impieghi (parte attiva) :

il grado di flessibilità di un’azienda. L’incidenza dell’attivo corrente sull’attivo immobilizzato,

questa è la flessibilità. L’incidenza delle immobilizzazioni sul totale delle attività, degli impieghi.

Perché è importante sapere se l’attivo si compone di più dell’attivo immobilizzato o dell’attivo

corrente? Per stabilire il grado di flessibilità dell’azienda. Perché un’azienda che ha un attivo

immobilizzato maggiore rispetto all’attivo corrente significa che ha maggiori costi fissi perché

maggiore attivo immobilizzato, maggiori ammortamenti e quindi potrebbe essere più vulnerabile

in ipotesi di rapido mutamento della domanda. Sapendo se è prevalente l’attivo immobilizzato o

l’attivo corrente si è in grado di dire se l’azienda è più vulnerabile, rispetto ad un cambio veloce

della domanda, perché si presume che l’azienda con una percentuale maggiore di attivo

immobilizzato abbia maggiori costi fissi, rispetto ad un’azienda più flessibile che ha una

distribuzione degli impieghi sull’attivo corrente.

Composizione della struttura delle fonti di finanziamento (parte passiva):

13. Le fonti di finanziamento mi servono per finanziare gli investimenti della parte attiva,

attraverso l’impiego di varie risorsi. La regola di equilibrio finanziario dice che le fonti a

breve devono finanziare l’attivo corrente, le fonti a medio lungo e il capitale proprio devono

finanziare l’attivo immobilizzato.

14. Dalla suddivisione si può distinguere il capitale di terzi dal capitale proprio. Terzi (passivo

corrente +consolidato). E’ importante l’incidenza del capitale di terzi sul totale delle passività

e l’incidenza del capitale proprio sul totale delle passività, perché un passivo che si compone

principalmente di capitale di terzi significa che l’azienda fa ricorso in maniera pesante alla

gestione finanziaria. Soluzione ideale sarebbe che il passivo fosse composto solamente da

capitale proprio, che comunque ci sono degli effetti positivi anche sull’indebitamento (effetto

leverage).

15. Il passivo corrente incide in maniera preponderante debiti verso le banche. L’azienda sarà

maggiormente gravata da oneri finanziari, avere un maggiore indebitamento a breve termine

significa essere soggetti alle variazioni dei tassi di interesse.

16. Equilibrio strutturale: il capitale circolante netto dato dalla differenza tra l’attivo corrente e il

passivo. Rapporti tra fonti e impieghi. Quanto maggiore è la differenza tra l’attivo corrente e

il passivo corrente maggiore è la possibilità che l’azienda faccia fronte ai propri impegni nel

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breve termine. Con il realizzo dell’attivo corrente si va pagare il passivo corrente con

scadenza entro i 12 mesi. Pagina 58 di 98

Esercitazione - Stato patrimoniale

Impieghi Fonti

Attivo corrente 4.050 75% Passivo corrente 2.700 50%

Attivo imm.to 1.350 25% Passivo consolidato – 1.890 35%

M/L

Mezzi propri 810 15%

Tot. capitale investito 5.400 100% Tot. fonti 5.400 100%

(all’esame ci saranno queste situazioni)

Osservazioni da questa struttura dello stato patrimoniale finanziario:

17. è un’azienda flessibile perché l’attivo corrente è il 75% del totale attivo, quindi è un’azienda

che ha un grado di flessibilità buono; l’attivo corrente incide in misura maggiore dell’attivo

fisso perché 75% contro il 25%. Quindi la composizione degli impieghi è 75% attivo corrente

e 25% attivo fisso, azienda flessibile se fosse stato il contrario sarebbe un’azienda meno

flessibile con grossi pesanti costi fissi;

18. azienda poco capitalizzata perché i mezzi propri sono solo il 15% del totale passivo, mentre il

capitale di terzi è l’85% (50+35), quindi usa molto capitale di terzi e non è un buon indice, è

molto indebitata molto mezzi di terzi e pochi mezzi propri, si è a rischio fluttuazione tassi e

soprattutto rientro delle banche. Per valutare il rischio si guarda il breve termine circolante

netto 4050-2700 è positivo, non si prospettano almeno nel breve termine problemi di

equilibrio monetario, perché l’attivo corrente è in grado di finanziare il passivo corrente (4050

investimenti che rientreranno liquidi nei 12 mesi e con questi si riesce a pagare 2700 entro i

12 mesi).

19. Capitale a lungo deve essere in grado di finanziare gli investimenti a lungo, in questo caso c’è

rispetto perché passivo consolidato + mezzi propri supera l’attivo fisso netto c’è quindi sia

equilibrio finanziario di breve ma anche equilibrio finanziario di lungo. Gli investimenti a breve

(attivo corrente) deve essere finanziato con fonti a breve. Gli impieghi a lungo finanziati con

fonti a medio/lungo: questo è l’equilibrio finanziario. Es. non si andrà mai ad acquistare un

immobile attraverso un’operazione di scoperto di conto corrente, ma si farà un mutuo quindi

un operazione a medio/lungo termine. Comperare un immobile con scoperto di conto

corrente è un’operazione che non ha senso per l’equilibrio finanziario. Le fonti devono

finanziare gli impieghi secondo le loro scadenze. (passivo consolidato + mezzi propri fanno

parte delle fonti che permangono all’interno dell’azienda per lungo termine).

Si scompone lo stato patrimoniale sintetico:

impieghi fonti

Liquidità immediate 50 c/c passivi 1.600

Liquidità differite 2.450 Fornitori 900

Disponibilità (r.m.) 1.550 Altri debiti a breve 200

Attivo circolante 4.050 75% Tot.passivo corrente 2.700 50%

Imm.materiali nette 700 Mutui passivi 1.500

Imm.finanziarie 650 TFR 390

Attivo immobilizzato 1.350 25% Passivo consolidato 1.890 35%

Capitale sociale 400

Riserve 300

Utile d’esercizio 110

Tot. capitale proprio 810 15%

Tot.capitale investito 5.400 100% Tot.fonti 5.400 100%

(per l’esame da’ una situazione come questa e deve essere fatto un commento e applicare gli indici)

commenti:

• sull’attivo corrente le liquidità immediate sono scarse o irrilevanti;

• sul passivo corrente incidono notevolmente i debiti bancari a breve;

• cosa si potrebbe fare per avere maggiore liquidità? Quali interventi? (interventi prospettici) -

cedere crediti no perché l’azienda è già fortemente esposta con le banche, aumento di

capitale però è un’operazione di medio lungo tempo e serve invece un’operazione a breve,

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• chiedere ai clienti di ridurre i termini di incasso dei crediti, e anche di aumentare il termine di

pagamento ai fornitori. (rinegoziare i giorni di dilazione degli incassi e dei pagamenti con

clienti e fornitori). Questo comporta per i clienti nel chiedere uno sconto e quindi avere delle

riduzioni dei volumi di ricavi., e al contrario un aumento di prezzo da parte dei fornitori.

• Cedere le immobilizzazioni finanziarie, cedere le partecipazioni per ottenere liquidità però se

si trattasse di partecipazioni strategiche? Non è detto che si possono vendere!

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Lezione 13

Domanda: è possibile che con un PASSIVO CORRENTE DI 2.700 io possa finanziare un ATTIVO

CORRENTE di 4.050? Significa che la parte che manca per arrivare a 4.050 è finanziata utilizzando il

consolidato M/L e mezzi propri.

Riprendendo l’esempio di ieri, parte del M/L di 1.890 pari a 1.350 sono serviti a finanziare l’attivo

corrente, ciò è sintomo di equilibrio finanziario .. se fosse il contrario cioè che con il passivo corrente

io finanziassi anche parte dell’immobilizzato (aumentano i costi fissi) non avrei rispettato l’equilibrio

finanziario, sono più soggetto all’aumento dei costi per variazione dei tassi di interesse.

La parte attiva corrente è sufficiente a pagare i miei debiti a breve? Gli impieghi in attività devono

essere in grado di trasformarsi in fondi liquidi per rimborsare i miei finanziamenti che ho ottenuto

dalle fonti. VOCE DEI CONTI A B C D

Liquidità immediate 100 100 100 100

Liquidità differite 600 200 600 200

Disponibilità (magazzino) 700 800 500 800

TOT. ATTIVO CORRENTE 1.400 1.100 1.200 1.100

Immobilizzazioni materiali nette 400 400 800 800

Immobilizzazioni immat. Nette 100 200 0 50

Immobilizzazioni finanziarie 100 300 0 50

TOT. ATTIVO IMMOBILIZZATO 600 900 800 900

TOTALE capitale Investito 2.000 2.000 2.000 2.000

VOCE DEI CONTI A B C D

PASSIVO CORRENTE 700 700 700 1.500

PASSIVO M/L 800 800 1.100 300

TOT. CAPITALE TERZI 1.500 1.500 1.800 1.800

CAPITALE PROPRIO 500 500 200 200

TOTALE PASSIVO NETTO 2.000 2.000 2.000 2.000

Domanda: Fare un confronto fra le 4 tipologie di aziende e verificare l’equilibrio strutturale e

finanziario! Dobbiamo valutare il loro stato di salute.

Impresa A: CCN (capitale circolante netto positivo) ATTIVO CORRENTE è maggiore del

PASSIVO CORRENTE. Significa che a breve termine c’è equilibrio finanziario; per dire questo però

e cioè che l’impresa è bene equilibrata non era male conoscere la composizione dei mezzi di terzi,

sapere quando debito ho nei confronti dei fornitori o delle banche (debito oneroso perché si pagano

interessi) o ancora per TFR. Quindi conoscere i debiti onerosi da quelli non onerosi.

L’equilibrio finanziario a M/L c’è perché il finanziamento a M/L (800) – capitale proprio (500) totale

1.300 è superiore all’immobilizzato (600).

Impresa B: CCN (capitale circolante netto) è positivo perché ATTIVO CORRENTE è

maggiore del PASSIVO CORRENTE (1.100 – 700). Significa che a breve termine c’è equilibrio

finanziario; C’è da fare però una riflessione sulle rimanenze perché è di valore 800, superiore alle

altre aziende. E’ preferibile, nell’analisi, quelle situazioni con liquidità maggiori, porci degli

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interrogativi sulle rimanenze, vi potrebbero essere delle speculazioni, è da capire se la valutazione

del magazzino è fatta in modo corretto .. merci obsolete o sovrastimate per aumentare il valore dei

ricavi. Perciò attenzione.

L’equilibrio finanziario a M/L c’è perché il finanziamento a M/L (800) – capitale proprio (500) totale

1.300 è superiore all’immobilizzato (900).

APPUNTO: L’indice di liquidità, che misura il livello di equilibrio finanziario a breve

dell’impresa, per esser ottimale è stato detto nella lezione precedente che dovrebbe essere uguale

ad 1, invece nella realtà nelle valutazioni aziendali si ritiene congruo un indice che sia pari ad

almeno 2, proprio per mitigare il rischio delle rimanenze (magazzino) .

Impresa C: CCN (capitale circolante netto) è positivo perché ATTIVO CORRENTE è

maggiore del PASSIVO CORRENTE (1.200 – 700). Significa che a breve termine c’è equilibrio

finanziario; L’equilibrio finanziario a M/L c’è perché il finanziamento a M/L (1.100) – capitale proprio

(200) totale 1.300 è superiore all’immobilizzato (800), però ha un forte indebitamento verso terzi

(1.100) che non va bene.

Il capitale proprio è di 200 molto basso, sottocapitalizzata.

Impresa D: CCN (capitale circolante netto) è negativo perché ATTIVO CORRENTE è

inferiore del PASSIVO CORRENTE (1.100 – 1.500). Significa che a breve termine non c’è

equilibrio finanziario; Con il debito a breve sono costretto a finanziare parte dell’immobilizzato,

con tassi d’interesse maggiore e con il rischio che gli istituti di credito mi richiedano un rientro

immediato. Ecco perché non c’è nemmeno l’equilibrio finanziario a M/L perché il finanziamento a M/L

(300) – capitale proprio (200) totale 500 è INFERIORE all’immobilizzato (900).

Il capitale proprio è di 200 molto basso, sottocapitalizzata.

COME MODELLO DI AZIENDA AVREMMO SCELTO LA “A” (complessivamente migliore delle

altre). Pagina 62 di 98

Lezione 14

(per approfondimenti vedi cap. VII)

Si è visto come si riclassifica lo stato patrimoniale ora si vede si riclassificano le voci del conto

economico. Il conto economico come l’abbiamo prima non è idoneo per questo tipo di analisi.

Le caratteristiche principali della formulazione del nuovo conto economico:

* distinzione all’interno è la differenza tra l’attività caratteristica e non caratteristica. Si fa una

contrapposizione tra quelli che sono i ricavi della gestione caratteristica e quelle che sono i costi

relativi alla gestione caratteristica. (differenza tra gestione caratteristica, finanziaria, tributaria ecc.)

La gestione caratteristica è il cuore dell’azienda e la contrapposizione tra i ricavi della gestione

caratteristica e i costi di tale gestione determinano una prima grandezza che viene chiamata reddito

operativo della gestione caratteristica (ROGC) dato dalla somma algebrica tra i ricavi

caratteristici e costi caratteristici.

La tipologia che si adotta a lezione è leggermente diversa dal quella del libro di testo.

Le gestione non caratteristica è data da 4 classi di attività (accessorie):

gestione patrimoniale : tutte quelle attività che vengono poste in essere per creare redditi

o addizionali alla gestione caratteristica, es. immobile civile non utilizzato e viene dato in

locazione a terzi per avere redditi derivanti dalla locazione (redditi addizionali) che non ha

nulla a che vedere con la gestione caratteristica che magari è produrre biciclette (Ualtro

esempio l’acquisto di titoli a scopo lucrativo).

gestione finanziaria : attività svolta a reperimento dei mezzi monetari necessari per far fronte

o alle esigenze della gestione aziendale, quindi delle operazioni a breve termine, dello scoperto

di c/c, anticipo fatture, emissione di obbligazioni, aumento di capitale., ecc. la gestione

finanziaria è un’operazione puramente passiva in quanto fa sorgere solamente costi dati dagli

interessi passivi (esempi: Mutuo passivo, interessi di c/c)

gestione straordinaria: Si riferisce a tutte le operazione aventi natura straordinaria e quindi

o alle plusvalenze e sopravvenienze attive (ricavi), minusvalenze e sopravvenienze passive

(costi), eventi particolari che natura straordinaria.

gestione tributaria: operazioni che sono inerenti all’accertamento dei tributi ed in particolare

o alle imposte dirette (imposte sul reddito) IRES, IRAP.

La contrapposizione tra attività caratteristica e non caratteristica.

I costi caratteristici come vengono suddivisi (sul libro non c’è) in base alla loro natura:

1) costi produttivi: tutti i costi legati alla produzione

2) costi amministrativi: gestione amministrativa (es. spese della tenuta contabilità)

3) costi commerciali: costi relativi al marketing, alla commercializzazione del prodotto

(provvigioni passive che vanno all’agente perché promuova il prodotto)

4) costi di ricerca e sviluppo: costi per studi e ricerche che le aziende rilevano come

categoria a parte, in quelle aziende dove i costi per ricerca e sviluppo sono significativi

5) overhead cost (trad. sopra la testa): costi che la società controllante addebita alle

controllate. (non sono importanti, vanno evidenziate solo se sono rilevanti)

con questa classificazione si riesce a capire l’incidenza dei vari costi per natura quindi potendo

intervenire in merito.

Qual è il valore conveniente delle rimanenze (disponibilità)?

Per quanto riguarda le materie prime, si è all’interno dei costi produttivi (1) le rimanenze sono

strettamente correlate alla produzione.

La suddivisione delle rimanenze di magazzino:

20. materie prime (si acquistano materie grezze)

21. i prodotti in corso di lavorazione (ulteriore passaggio, quindi semilavorato) Pagina 63 di 98

22. prodotti finiti (III stadio), oppure merci per le imprese commerciali

materie prime

C (consumo delle materie prime)= R.I. + A – R.F.

Siamo all’interno dei costi produttivi e si parla delle materie prime

R.I.: rimanenze iniziali di materie prime

+

A: acquisti dell’esercizio di materie prime

-

R.F.: rimanenze finali di materie prime

=

C (Consumi)=> si ha la quantità di materie prime consumate nell’esercizio.

Questi valori ci sono tutti nel conto economico, R.I. ed acquisti tra i costi le R.F. tra i ricavi.

Con questo valore dei consumi si possono fare già delle valutazioni: se a parità di fatturato avessi

tra un esercizio e l’altro un aumento percentuale di consumi, è un aspetto positivo e negativo?

Diremmo negativo in quanto ciò potrebbe essere determinato:

23. dall’aumento dei prezzi di acquisto,

24. un maggior consumo in termini di quantità a parità di fatturato indica che si sono degli

sprechi, oppure furto o deterioramento delle merci.

SE AL VALORE DEI CONSUMI AGGIUNGIAMO i Prodotti in corso di lavorazione

CPU (costo prodotto ultimato) = R.I. + C.I. – R.F. sempre all’interno dei costi produttivi

R.I.: rimanenze iniziali dei prodotti in corso di lavorazione

+

C.I. costi industriali, costi che sono direttamente afferenti alla produzione del prodotto in corso di

lavorazione, quindi alla trasformazione, quindi manodopera diretta impiegata per trasformare i beni,

ammortamenti degli impianti che hanno contribuito alla produzione di questi prodotti

-

R.F.: rimanenze finali dei prodotti in corso di lavorazione

=

CPU (Costo prodotto ultimato) => è subaggregato dopo la trasformazione.

SE A QUESTO VALORE AGGIUNGIAMO POI Prodotti finiti e merci

CPV (costo del prodotto venduto) = R.I. + A – R.F.

R.I.: Rimanenze iniziali dei prodotti finiti

+

(A: eventuali acquisti di prodotti finiti)

-

R.F.:rimanenze finali dei prodotti finiti

=

CPV=> costo del prodotto venduto o costo deL venduto.

In pratica: C + CPU = CPV

Le costruzioni interne o in economia quando sono presenti nel conto economico vanno inserite in

detrazione del costo del prodotto ultimato (nel conto economico vanno nei ricavi e all’interno dei

costi produttivi e quindi vanno detratte dai costi) Pagina 64 di 98

Esercitazione costi ricavi

R.I. materie prime 100 Costruzioni in economia 100

R.I. prodotti in corso di lavorazione 200 R.F. materie prime 100

R.I. prodotti finiti 300 R.F. in corso di lavorazione 100

Acquisti materie prime 1.000 R.F. prodotti finti 100

Energia 30

Amm.to impianti 70

Costo del lavoro produttivo 500

Acq. minuterie produttiva 10

Amm.to fabbricati industriali 10

Costi industriali 80

Tot. Costi 2.300 Tot. Ricavi 400

(è stata una domanda d’esame)

determinare costo del prodotto ultimato ( CPU) e il costo del prodotto venduto (CPV).

C= R.I.+A-R.F. (consumi materie prime)

r.i. 100

+ Acquisti materie prime 1000

- r.f. materie prime 100

Tot. Consumi materie prime 1.000

CPU = R.I.+C.I.- R.F. (prodotti in corso di lavorazione)

r.i. prodotti in corso di lavorazione 200

+ energia 30

+ amm.to impianti 70

+ costo del lavoro produttivo (costo della manodopera diretta impiegata per 500

questa trasformazione)

+ acq. minuterie produttive 10

+ amm.to fabbricati industriali 10

+ costi industriali 80

- r. f. prodotti in corso di lavorazione 100

- costruzioni interne in economia 100

CPU (ricomprende il costo delle materie prime) 1.700

CPV = R.I.+ A –R.F. (prodotti finiti)

r.i. prodotti finiti 300

+ acquisti (di prodotti finiti se ci sono) 0

- r.f. prodotti finiti 100

CPV (non sommo gli acquisti perché sono già dentro sul CPU) 1.900

Per avere il costo del prodotto venduto si deve partire dai consumi di materie prime, aggiungere i

costi industriali, si devono togliere rimanenze finali del prodotto finito. Sono costi che l’azienda

sostiene per produrre i prodotti finiti: quindi partire dalla materia prima che è in magazzino, i costi

per la trasformazione per arrivare al prodotto finito => costo complessivo del venduto. Le

costruzioni in economia vanno detratte dal CPU. Sapere ogni costo quanto incide, ecco il perché

della suddivisione.

Lezione15

Primo quarto d’ora della lezione il Prof. ha ripreso i concetti spiegati nella lezione precedente …

omissis

Segue poi il CONTO ECONOMICO A COSTO DEL VENDUTO E RICAVI

(vedi prospetto consegnato dal docente) Pagina 65 di 98

Ricavi caratteristici: Le vendite nette, al netto di eventuali abbuoni, sconti e resi

(Costo del venduto): Consumi – CPU = CPV

GROSS PROFIT = Utile lordo industriale

(costi amministrativi): stipendi personale amministrativo, amm.to fabbricati uffici Amm.vi,

consulenze …

(costi commerciali): provvigioni passive, pubblicità, locazioni immobili vetrine

(costi di ricerca e sviluppo): solo se sono rilevanti

REDDITO OPERATIVO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA (ROGC)

Ricavi della gestione patrimoniale: locazioni attive – interessi BOT

(costi della gestione patrimoniale)

Ricavi della gestione finanziaria

REDDITO OPERATIVO (RO) qui abbiamo anche la gestione patrimoniale

(Costi della gestione finanziaria) interessi passivi

Ricavi della gestione straordinaria

(costi della gestione straordinaria)

REDDITO ANTE IMPOSTE (RAI)

(Costi della gestione tributaria)

REDDITO NETTO (RN)

Che vantaggi abbiamo nel riclassificare il bilancio (in questo caso il conto economico)? Perché gli

analisti riclassificano il bilancio in questo modo? Perché ci da delle informazioni importanti, per

esempio il risultato della gestione caratteristica. Perché è importante sapere il risultato della

gestione caratteristica? Perché mi da l’idea se vi è un equilibrio reddituale, anche di medio periodo.

La gestione caratteristica, per essere in equilibrio reddituale, dovrebbe essere sempre di segno

positivo.

Mi permette poi di conoscere anche altre aree; qual è per esempio il risultato della gestione

patrimoniale, della gestione straordinaria … Un aiuto grosso che mi da questa riclassificazione,

perché posso accorgermi di aver avuto un RN positivo dovuto in larga parte non dal risultato positivo

dalla GC ma dalla Gestione straordinaria!

L’equilibrio reddituale deve essere perseguito su ROGC o su RO!

Il mio core business deve essere positivo.

Il prof potrà chiedere all’esame di riclassificare un conto economico a sezioni contrapposte. Perciò

bisogna conoscere bene la classificazione della gestione caratteristica, gestione patrimoniale e

finanziaria. Idem per la situazione patrimoniale, occorre sapere bene la distinzione dei crediti a

breve o a lungo termine ecc…

ESERCITAZIONE: Conto economico già riclassificato da commentare Pagina 66 di 98

VOCI AZ. A B C D

Vendite nette 10.000 10.000 10.000 10.000

Costo del venduto - 9.500 - 9.800 - 9.200 - 9.900

ROGC 500 200 800 100

Ricavi della gestione patr. 60 60 - -

RO 560 260 800 100

Oneri finanziari - 200 - 200 - 780 - 200

Prov. Gestione straord. 30 600 - 20

RAI 390 660 20 - 80

Imposte (Gestione trib) - 195 - 330 - 10 -

Reddito Netto RN 195 330 10 - 80

Commenti corretti (suggeriti dal Prof. Da un esame)

L’azienda A: presenta una situazione equilibrata in cui una buona redditività della G.C. è

ulteriormente migliorata da una oculata gestione patrimoniale, mentre una attenta gestione

finanziaria non penalizza il risultato economico gestionale e consente di ottenere un buon risultato

netto (RN) senza l’interferenza dei componenti straordinari (se ci sono componenti straordinari non

è un segno positivo, così come gli oneri finanziari se sono molto elevati).

B: Presenta un RN migliore di A, da notare però che è stato conseguito grazie ai componenti

straordinari di rilevante entità (600). Non si può affermare che il risultato di B a differenza di A posi

su basi solide e possa permanere nell’immediato futuro.

C: al pari di A fa bene il suo lavoro, nel senso che consegue soddisfacenti risultati della GC, tuttavia

a differenza di A sostiene oneri finanziari molto elevati che denotano difficoltà a mantenere

l’equilibrio monetario, salvaguardato solo grazie ad un ampio ricorso alla gestione finanziaria (780).

La situazione C appare comunque preferibile a quella di D, la cui attività tipica non da risultati

soddisfacenti. In questo caso il perseguimento dell’economicità nel lungo periodo potrebbe essere

subordinato ad interventi radicali sulla strategia dell’impresa, previo naturalmente un

approfondimento delle cause della presente situazione (problemi di efficienza, di qualità del

prodotto, di volumi di vendita ecc…). Un discorso analogo potrebbe valere anche per l’impresa B.

Dobbiamo concentrarci sulle 4 aree della gestione: Caratteristica e non caratteristica, straordinaria,

attenzione alla gestione finanziaria ….

ALCUNE PARTICOLARITA’ sulla RICLASSIFICAZIONE di alcune voci dello STATO

PATRIMONIALE

Anticipi da clienti per merci e/o materie prime = voce del passivo SP, va riportato tra gli impieghi

in detrazione delle disponibilità (rimanenze); attenzione se il valore dell’anticipo cliente è superiore

alla rimanenza, si indica il valore della rimanenza a zero (fino a concorrenza della disponibilità) e per

la differenza una voce a se stante tra il passivo corrente ed il passivo consolidato.

Se nello Stato Patrimoniale del passivo ho 100 anticipo cliente

RM 1000 (rimanenze)

Nel bilancio riclassificato si riporterà 900

Anticipi da clienti per servizi = non rettifico nulla, indico dopo il passivo corrente ed il passivo

consolidato una voce a se stante, anticipo da cliente per servizi.

Anticipi a Fornitori (non commerciali) = Le inseriamo tra le immobilizzazioni materiali se l’anticipo

al fornitore è di tipo non commerciale, quindi a lungo termine.

Se invece l’anticipo al fornitore si riferisce a merci o servizi lo devo inserire come voce a se stante

dopo le disponibilità (nella sezione dell’attivo corrente). Pagina 67 di 98

Lezione 16

Riprende la parte finale della lezione di ieri:

Anticipi da clienti sono suddivisi:

- a seconda che siano anticipi da clienti per merci o materie prime e quindi in diminuzione dalla voce

disponibilità;

- anticipi che si ricevono per servizi hanno una collocazione a se stante del passivo, tra il passivo

corrente ed il consolidato.

Attenzione che se gli anticipi sono superiori alle disponibilità, fino a concorrenza dell’importo delle

disponibilità vanno in detrazione la differenza va inserita nel passivo corrente come voce a sé stante.

Anticipi a fornitori vanno nell’attivo dello s.p. si distingue:

- tra anticipi che non hanno natura commerciale e si riferiscono ad acconti dati per retribuzioni di

immobilizzazioni vanno nell’attivo immobilizzato, a seconda che sia immateriale o materiale dipende

dall’immobilizzazione a cui si riferisce l’acconto,

- gli anticipi a fornitori commerciali relativi a merci si inseriscono nell’attivo a breve come voce a sé

stante subito dopo le scorte (disponibilità).

I finanziamenti ricevuti a medio lungo termine, quindi i mutui passivi o prestiti

obbligazionari

Mutui passivi e/o prestiti obbligazionari si sdoppia il valore in:

- quota a breve => le rate che scadono entro i 12 mesi (va sempre riclassificato, quindi dal piano di

ammortamento ci sono rate che scadono entro l’esercizio successivo, parte a breve)

- quota a lungo => la rata a lungo va nel passivo consolidato. (oltre i 12 mesi)

finanziamenti dei soci

• con scadenza entro l’esercizio successivo passivo corrente

• con scadenza oltre l’esercizio successivo passivo a medio lungo (consolidato)

n.b. verificare sempre se una quota di finanziamento scade a breve, quindi va scomposta la quota

tra passivo corrente e a medio/lungo.

Versamenti dei soci a fondo perduto inseriti nel capitale proprio, quindi nel patrimonio netto

perché rimangono per lungo tempo nell’azienda, fino alla liquidazione, i versamenti a fondo perduto

sono delle riserve e quindi fanno parte del patrimonio netto.

Ratei attivi e passivi => la cui manifestazione numeraria avviene entro l’esercizio:

- ratei attivi => attivo corrente - liquidità differite

- ratei passivi => passivo corrente

Ratei attivi o passivi la cui manifestazione numeraria avverrà oltre l’esercizio:

- ratei attivi => attivo immobilizzato

- ratei passivi => passivo consolidato

Risconti attivi relativi l’esercizio in chiusura (entro l’esercizio) vanno nell’attivo a breve come voce a

sé stante, dopo le disponibilità. (attivo corrente)

Risconti attivi relativi alle immobilizzazioni saranno voce a sé stante dell’attivo immobilizzato (oltre

12 mesi): immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie, risconti attivi. .

Risconti passivi voce a sé stante del passivo, dopo il passivo consolidato: passivo corrente, passivo

consolidato, risconti passivi, capitale proprio.

Fondo imposte o debiti v/erario, debiti tributari => debiti verso l’erario per le imposte di competenze

dell’esercizio sul reddito che sono state stanziate in bilancio vanno inserite nel passivo corrente, in

Pagina 68 di 98

quanto verranno pagate entro giugno dell’anno successivo quindi entro i 12 mesi. (esercizio termina

31.12 pagamento imposte entro giugno dell’anno successivo).

Fondo imposte differite => imposte che si pagano per più esercizi, si accantona l’importo per

fronteggiare le imposte di più esercizi potendo arrivare fino a 5 anni, in quanto ci sono normative

fiscali che permettono alle aziende di differire nel pagamento delle imposte. Si deve suddividere il

fondo tra le quota a breve (che si paga entro i 12 mesi) e quota a lungo che si paga oltre i 12 mesi.

Le costruzioni interne o in economia => stato patrimoniale secondo criterio finanziario nell’attivo

immobilizzato,

1. se si riferiscono a beni immateriali vanno tra l’attivo immobilizzato immateriali,

2. altrimenti nell’attivo immobilizzato materiale (se si sta costruendo un fabbricato);

3. se si stanno capitalizzando delle spese per studi e ricerca o dei brevetti vanno

nell’immobilizzazioni immateriali (attivo a lungo).

Imballaggio: imballaggio usa e getta => disponibilità, fa parte delle rimanenze di magazzino

- imballaggi riutilizzabili entro l’esercizio successivo va messo nelle disponibilità

- altrimenti se sono imballaggi riutilizzabili per più anni non fanno parte dell’attivo

-

corrente ma nell’attivo immobilizzato diventa un immobilizzazione materiale. (container)

TFR quota a medio lungo nel passivo consolidato. Si può essere a conoscenza di eventuali

pensionamenti, recessi quindi anche per il TFR si ha una quota a breve (parte liquidabile entro 12

mesi quindi passivo corrente) e quota a lungo relativo oltre 12 mesi passivo consolidato. (gli anticipi

di TFR, vanno a ridurre la passività consolidata)

Prestiti finanziari concessi a dipendenti => credito di finanziamento per l’impresa, crediti che si

incasseranno entro l’esercizio nell’attivo corrente liquidità differite, parte del credito che si

incasserà oltre i 12 mesi attivo immobilizzato tra le immobilizzazioni finanziarie (credito che scade

oltre i 12 mesi).

Azioni proprie e crediti v/soci per versamenti ancora dovuti (hanno lo stesso trattamento), si trovano

nell’attivo le azioni proprie come immobilizzazioni finanziarie (se prese per lungo periodo, se prese

per fare speculazione nell’attivo circolante) e crediti v/soci A bilancio CEE. Per la riclassificazione

sia le azioni proprie che i versamenti ancora dovuti vanno in detrazione del patrimonio

netto, quindi con segno negativo all’interno del capitale proprio dello stato patrimoniale

finanziario. Es. Stato patrimoniale

Attività passività

100 azioni proprie

50 crediti v/soci per versamenti 1000 capitale sociale

ancora dovuti

Per lo stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio finanziario:

1000 capitale sociale

-(100) azioni proprie (in realtà c’è il fondo riserva azioni proprie che sterilizza questa voce)

-(50) crediti v/soci per versamenti ancora dovuti (materialmente non sono entrati si portano in

detrazione del capitale sociale)

--------------------

tot. 850 capitale proprio

l’effetto delle riduzioni delle azioni proprie dovrebbe essere compensato dal fondo riserva azioni

proprie. Quindi nell’attivo azioni proprie e nel passivo la riserva equivalente nel patrimonio netto.

(100 in dare e 100 in avere).

Il fondo riserva azioni proprie non va considerato quando si deve verificare la perdita oltre 1/3.

Tutte le riserve vanno inserite all’interno del capitale proprio. Pagina 69 di 98

Con oggi si conclude tutto quello che riguarda la riclassificazione dello stato patrimoniale e del conto

economico (riclassificare secondo i prospetti dati lunedì 19.12.2005), tenendo a mente la

suddivisione dell’attivo corrente e a lungo con le varie sottoclassi, e del passivo corrente,

consolidato, patrimonio netto e il criterio della scadenza.

Conto economico: rivedere le riclassificazioni delle varie aree di gestione: caratteristica,

patrimoniale, finanziari, tributaria, straordinaria.

INDICI DI BILANCIO

Sistema degli indici di bilancio

L’analisi economico-finanziaria viene fatta oltre con la riclassificazione dello stato patrimoniale e del

conto economico anche attraverso gli indici di bilancio, sono generalmente dei quozienti, sono dei

rapporti.

L’indagine si concentrerà su 3 punti:

1. redditività dell’azienda

2. solidità patrimoniale dell’azienda (indagare sull’equilibrio finanziario a medio/lungo termine,

la capacità dell’azienda di far forte ai propri impegni a medio/lungo, oltre i 12 mesi)

3. liquidità (equilibrio finanziario di breve termine, la capacità dell’azienda di far fronte ai propri

impegni a breve termine, entro 12 mesi)

Redditività si parla del ROE (return on equity), questo quoziente viene chiamato indice di

redditività del patrimonio netto: RN/CN %

Prevede al numeratore RN che è REDDITO NETTO e al denominatore CN CAPITALE NETTO = IL

risultato va indicato in %.

Il Capitale netto in realtà al denominatore andrebbe inserito la media tra il capitale netto iniziale

dell’esercizio e il capitale netto finale (CNI + CNF)/2, tutto quello che sta al denominatore è dato

dalla media.

(poi si vedrà comunque per comodità il prof. scrive CN, ma sarebbe da fare le media per un corretta

applicazione)

che cosa misura questo indice?

Misura l’incremento del capitale netto del periodo prima dell’eventuale decisione di

 distribuzione degli utili.

Esprime anche il rendimento del capitale proprio o capitale netto dell’azienda dal punto di

 vista del portatore del capitale proprio.

Ricordare che RN= è il risultato finale di tutte le gestioni: caratteristica, patrimoniale, finanziaria,

tributaria, straordinaria - è quindi al netto delle imposte perché viene dopo la gestione tributaria;

Mentre CN è il capitale proprio.

Si misura il rendimento e poi lo si analizza, per capire se è soddisfacente lo si confronta con

qualcos’altro, (ricordare il concetto del costo opportunità) es. se i BOT fruttano il 2%, ed il ROE è del

10%, è buono o no? Bisogna fare alcuni ragionamenti!

Considerare prima di fare confronto:

1. maggiore difficoltà di smobilizzo di un investimento in un azienda, rispetto ad investimenti

in titoli di stato, oppure altri titoli sempre a basso rischio: fondi comuni, pronti contro

termine.

2. maggior tasso di rischio che presenta l’investimento in azienda rispetto un investimento in

titoli di stato

Quanto si fa il confronto tenendo presente questi due elementi, non basta dire che il ROE ha avuto

10% e i rendimento dei BOT 2%, si deve avere un rendimento ben superiore che copra i due fattori

visti prima, è una valutazione soggettiva, ma si ritiene soddisfacente se c’è uno spread di almeno 10

punti. Pagina 70 di 98

Un ROE positivo es. anche del 20%, non ci permette di dare in assoluto un giudizio positivo perché

al numeratore RN, c’è quindi dentro la gestione straordinaria, patrimoniale quindi potrebbe essere

RN positivo perché c’è un grosso elemento di straordinarietà (es. vendita immobile a Milano che ha

dato una grossa plusvalenza) oppure può essere dato dalla gestione patrimoniale e comunque non

dalla caratteristica. Quindi non fermarsi al ROE, ma verificare la redditività del patrimonio netto, se

proviene dalla gestione caratteristica, dalla non caratteristica o da altri elementi!

(tenere questo schema come riepilogativo dei vari indici)

Indice Formula Espressione giudizio

matematica

ROE RN/CN % Incr + (se aumenta giudizio positivo)

Decr-(se diminuisce è negativo)

Redd. Del Patrimonio Netto

ROA RO/CI % Incr + (se aumenta giudizio positivo)

Decr-(se diminuisce è negativo)

(Return on Assets)

redditività della gestione

operativa

ROA Si tratta di una indagine produttiva – si verifica il rendimento degli investimenti che producono reddito

– indice che verifica come ha operato il management, come ha impiegato le attività del Core Business,

misura l’efficienza rispetto ad altri concorrenti, permette di capire dove l’azienda fonda la sua redditività …

ROS RO/V % Increm. +

(vendite nette dal Decrem. -

Return on Sales - redditività

delle mie vendite c.e.) Incr+ Decr-

(più alto è il tasso di rotazione significa

TRCI // (non si che gli investimenti che l’azienda ha

Tasso di rotazione del V/CI esprime in fatto tornano il più velocemente in

capitale investito – Indice di %)

efficienza forma liquida, per effetto delle

vendite).

tasso di incid. della RN/RO 0,… (3 Incr+

gest. non operativa decimali) Decr-

Tasso di CI/CN 0,…

indebitamento

Att.ne se RN negativo -10, CN 100 = ROE -10% è negativo. (-10/100=-10%)

RN -10; CN -100 = ROE +10% ma in realtà l’azienda va malissimo. (- x - = + come formula

matematica, ma in questo caso non è così) – è un valore che non ha alcun significato, è un rapporto

insignificante, nel senso che sono da portare i libri contabili in tribunale!

Il valore quando è negativo va indicato tra parentesi.

L’analista verifica come si è formata la redditività dell’azienda, e sarebbe cosa opportuna che si fosse

formata con la gestione caratteristica.

ROA (return on assets) redditività del capitale investito è dato dal rapporto tra il reddito operativo

(che si trova nel c.e. come voce a parte) e il capitale investito (nello s.p. che è il totale dell’attivo

netto), anche il ROA viene espresso in percentuale, l’incremento del ROA è visto come giudizio

positivo, il decremento come negativo.

ROA si fa un indagine sulla redditività della gestione operativa, perché indica la redditività degli

investimenti produttrici di reddito, indipendente dal fatto di appartenere alla gestione caratteristica o

alla gestione patrimoniale perché siamo in RO, e sul rendimento di CI quindi degli impieghi, sono gli

investimenti che devono rientrare in forma liquida: il ROA da’ la redditività di questi

investimenti. Attraverso questo indice è possibile dare una valutazione sull’operato del

management, come il management ha impiegato le attività della gestione caratteristica.

Normalmente il ROA viene impiegato per fare dei confronti con delle aziende concorrenti, oppure per

fare dei paragoni tra esercizi diversi.

Il ROA si scompone in:

ROA (RO/CI) = RO V

x

V CI

(ROS) (TRCI) Pagina 71 di 98

ROS x TRCI (ros) x V/CI (trci) RO/CI (eliminando V)

RO/V

RO/V x 100 da’ la redditività delle vendite => ROS (return on sales) rapportando il reddito operativo

ai ricavi di vendita ho la redditività delle vendite, quindi la convenienze delle vendite.

V/CI tasso di rotazione del capitale investito => TRCI: quante volte l’attivo netto, il mio capitale

investito gira per effetto delle vendite (gli investimenti che rientrano liquidi) è un indice di efficienza,

in quanto un principio aziendalistico molto importante che vuole che tutte le risorse impiegate

tornino in forma liquida il più breve possibile, quindi se c’è un capitale investito che ruota

velocemente è un indice positivo di efficienza.

ROA = la redditività della gestione operativa dipende dalla redditività delle vendite e dal tasso di

rotazione del capitale investito, quindi qual è il modo perché l’azienda aumenti la propria redditività

della gestione operativa?:

1. aumentare la redditività delle vendite

2. oppure aumentare la rotazione del capitale investito.

Ci sono aziende meno flessibili ad alta intensità di capitale che fondano la propria redditività sul ROS

e quindi sulle redditività delle vendite, ci sono imprese a bassa intensità di capitale investito

(imprese commerciali che non hanno impianti) che fondano la loro attività sulla rotazione del

capitale investito.

Dove fonda la redditività un ipermercato e un negozio di alimentare?:

ipermercato fonderà la sua redditività sul tasso di rotazione del capitale investito,

-

perché afflusso di gente, cassa, e quindi rotazione veloce del capitale investito.

il negozio di alimentare fonda la sua redditività sulle vendite (ROS), perché il

-

discount ha decisamente prezzi più bassi ma riesce a essere redditizio grazie alla rapidità con

cui ritornano in forma liquida le risorse per effetto delle vendite. Il negozio di alimentari ha

meno clienti ma più margine sulle vendite e quindi recupera i debiti.

Il ristorante e fast food, dove fondono la loro redditività?

il fast food prezzi molto bassi però con veloce rotazione del capitale investito;

- il ristorante prezzi più alti, meno clienti fonda la redditività sul ROS, sulla

-

redditività delle vendite.

Per aumentare la redditività delle aziende bisogna operare su queste due leve. Pagina 72 di 98

Lezione 17

La redditività operativa dell’impresa nasce o dalla redditività delle vendite (ROS) o dal tasso di

rotazione del capitale investito (TRCI).

Il ROE (redditività complessiva dell’azienda) non è sufficiente per dire come nasce la redditività

aziendale perché il rapporto RN/CN, in cui RN è il frutto di tutte le gestioni, quindi il ROE positivo

non sempre è sinonimo di giudizio positivo dell’azienda perché si deve verificare la redditività della

gestione operativa.

esercitazione

Voci Gamma Delta Zeta

impresa di impresa commerciale ipermercato

trasformazione

Ricavi netti di 1.500 6.000 18.000

vendita

Reddito operativo 180 180 180

Capitale investito 1.000 1.000 1.000

ROA (RO/CI) 18% 18% 18%

ROS (RO/V) 12% 3% 1%

TRCI (V/CI) 1,5 6 18

Dove fondano la redditività operativa queste imprese?

1. redditività del capitale investito ROA è per tutte e tre 18%, quindi sulla gestione operativa

(gestione caratteristica + gestione patrimoniale) hanno uguale redditività

2. per vedere dove fondano la redditività operativa si deve scomporre il ROA in due indici

RO/V (ROS) x V/CI (TRCI) =>, quindi:

- sulla redditività delle vendite per gamma (12%)

- sul tasso di rotazione del capitale investito per zeta (18); rispetto a delta e a

gamma gli investimenti o gli impieghi tornano in forma liquida molto più velocemente

di gamma (1,5 per effetto delle vendite) poco, e delta (6) - zeta (18, grande rientro in

forma liquida del capitale investito). Zeta ha un basso margine sulle vendite solo 1%

però riesce ad avere la stessa redditività di gamma attraverso una più veloce

rotazione del capitale investito. Delta è un mix quindi fonda la redditività sia sulle

vendite che sul tasso di rotazione del capitale investito, mentre gamma ha un alta

redditività sulle vendite ma una bassa rotazione del capitale investito, su ogni unità

venduta guadagna il 12% rimane un 12% di margine idoneo a coprire le altre

gestioni, perché devono essere coperti i costi, dopo RO, della gestione straordinaria,

finanziari e tributaria.

(Prova matematica ROA = ros x trci => 12x1,5=18)

Redditività della gestione operativa si forma attraverso due leve:

1. aumento la redditività delle vendite

2. o aumento il tasso di rotazione del capitale investito.

ROE si scompone in RO RN CI

altri 3 indici => x x

CI RO CN

RO/CI x RN/RO x CI/CN (eliminando RO e CI la formula risulta essere RN/CN) Pagina 73 di 98

RO/CI = ROA (quindi il ROE dipende anche dal ROA)

RN/RO = il tasso di incidenza del reddito non operativo o non caratteristico condiziona il ROE, (dice

indirettamente qual’è l’incidenza della gestione non caratteristica, sino a RO si è in gestione

caratteristica, dopo siamo in gestione non caratteristica).

Es. reddito netto positivo ma che potrebbe essere stato dato solo esclusivamente per un’operazione

straordinaria come una plusvalenza. Attraverso questo indice si capisce qual’è l’incidenza della

gestione non caratteristica. Se il ROE si è formato per una grossa plusvalenza ci si accorge con

questo indice.

CI/CN = tasso di indebitamento, il capitale investito è il totale dell’attivo, il capitale netto è il capitale

proprio quindi attraverso questo indice si capisce il livello di indebitamento dell’impresa.

CI-CN = capitale di terzi quindi l’ammontare dei debiti dell’impresa.

Questa scomposizione permette di dire che il ROE (la redditività complessiva dell’azienda) è

funzione, dipende:

1. dalla redditività della gestione operativa,

2. dal tasso di incidenza della gestione non caratteristica

3. e dal tasso di indebitamento dell’azienda.

Si parte del ROE, che determina la redditività complessiva dell’azienda poi si andrà a vedere come si

è formato questo valore analizzando la gestione operativa (scomposizione del ROA in ROS e TRCI),

tasso di incidenza (RN/RO) e il tasso di indebitamento (CI/CN): quindi si capisce se la redditività

complessiva è data dalla gestione operativa oppure dal rapporto di indebitamento oppure

dall’incidenza della gestione non caratteristica per una plusvalenza.

Potrebbe essere conveniente all’impresa, per aumentare la redditività, aumentare il proprio

indebitamento, si vedrà alla fine il cosiddetto effetto leva, leva finanziaria. Le imprese possono

aumentare la redditività complessiva dell’impresa aumentando l’indebitamento, ma c’è un modo che

si vedrà in seguito per capire fino a che punto è conveniente indebitarsi, attraverso l’applicazione di

un indice.

Tasso di incidenza della gestione operativa non va espresso in % e avrà sempre valore 0, (3

decimali) perché RN è sempre per forza più piccolo di RO, basta vedere lo schema del c.e.: prima c’è

RO poi si tolgono la gestione finanziaria e tributaria per arrivare a RN e quindi sarà sempre più

piccolo di RO. Aumento si giudica positivamente, diminuzione sarà negativa anche se si giudica

veramente positivo se anche il ROA è positivo perché indica la redditività della gestione caratteristica

mantenendo quindi l’equilibrio reddituale nel medio lungo periodo. Un aumento farà aumentare il

ROA, una diminuzione porterà ad una diminuzione sul ROE.

Esercitazione: calcolare il ROE di questa impresa.

ricavi caratteristici 1000

costi caratteristici 900

ROGC 100

RO 100

Gestione straordinaria 300

RN 400

CI 1000

CN 500

ROE = RN/CN = 400/500 = 80%

ROE = RO/CI x RN/RO x CI/CN

ROA = RO/CI = 100/1000 = 10%

Tasso di incidenza della gestione non operativa = RN/RO = 400/100 = 4

Tasso di indebitamento = CI/CN = 1000/500 = 2 Pagina 74 di 98

ROE = 80 = 10x4x2

Tasso di incidenza dovrebbe essere 0, invece il reddito netto è stato prodotto dalla gestione non

caratteristica, infatti la gestione straordinaria è 300, mentre RO è 100 quindi l’80% è da leggere

positivamente perché è un buon risultato però bisogna anche fare la considerazione che la redditività

complessiva dipende in maniera preponderante dalla gestione straordinaria e non caratteristica.

Sono importanti la scomposizione del ROE e del ROA perché permettono di capire:

1. il ROE la redditività complessiva,

2. il ROA dove si fonda la redditività operativa

3. ed anche quali sono le leve da utilizzare per migliorare sia la gestione operativa che la

redditività complessiva. Pagina 75 di 98

Lezione 18

Con gli indici sin qui visti si è conclusa l’analisi sulla redditività dell’impresa.

Una piccola precisazione è l’indice ROI, poi è stato sostituito dal ROA (RO/CI), il ROI è diventato poi

un affinamento del ROA perché il

ROI = ROGC/CIGC , a differenza del ROA, c’è il reddito operativo della gestione caratteristica e non il

reddito operativo come nel ROA, il ROGC indica proprio il core business pieno da vedere nello

schema del c.e. riclassificato, quindi questo importo si trova dallo schema facilmente.

Il problema del ROI sta al denominatore quindi nel CIGC perché il capitale investito della gestione

caratteristica non è presente in nessun schema ma va ricavato. Va determinato il capitale investito

della gestione caratteristica quindi si deve depurare il capitale investito dalle poste che hanno natura

patrimoniale:

Capitale investito CI

- si detraggono ad es. i fabbricati civili (immobilizzazioni patrimoniali)

- si detraggono titoli (che siano della gestione patrimoniale)

- crediti finanziari (sia a lungo che a breve)

- Banche c/c attivi (accordo degli analisti per convenzione)

= CIGC

Il ROI quindi rispetto al ROE è molto più affinato e si concentra essenzialmente sulla gestione

caratteristica, quindi sul core business. I valori saranno tra ROI e ROA abbastanza simili, perché il

ROA va bene di conseguenza anche il ROI.

Anche il ROI si scompone alla stessa maniera del ROA, quindi = ROS x TRCIGC

ROS = ROGC %

RICAVI GC

TRCIGC = RICAVI CARATTERISTICI/CIGC non in percentuale

(non è fondamentale il roi)

con questo si chiude l’analisi della redditività

ricapitolando: fasi da seguire per l’analisi della redditività:

1 – si parte dal ROE e quindi la redditività complessiva: RN/CN

2 - scomposizione del ROE in: ROA (RO/CI) – Tasso di incidenza della gestione non operativa RN/RO

e del tasso di indebitamento (CI/CN)

3 – scomposizione del ROA, perché si va a vedere la gestione operativa (core business) per

verificare dove e come si fonda la redditività operativa dell’impresa, quindi o sulle vendite o sulla

rotazione del capitale investito – ROS (RO/V) e TRCI (V/CI)

4 – si affina poi l’analisi con il ROI se voglio, sempre che si capisca che la nella costruzione del CI vi

sono delle voci consistenti di natura patrimoniale rispetto alla GC (gestione caratteristica) e che

voglio quindi calcolare ROGC/CIGC Pagina 76 di 98

Analisi della gestione finanziaria

Si valuteranno 3 cose:

1. struttura delle fonti di finanziamento, quindi si parla del passivo;

2. equilibrio tra fabbisogni e fonti di finanziamento, quindi tra capitale investito e fonti del

passivo;

3. costo dell’indebitamento (quanto costa indebitarci)

1- Struttura delle fonti di finanziamento

E’ indispensabile determinare il tasso di indebitamento di un azienda, visto con la scomposizione del

ROE =

TI = CI/CN capitale investito/capitale netto

che può essere assistito o integrato dal rapporto di indebitamento

RI = CT/CN (capitale di terzi/capitale netto o proprio)

Questo indice già visto con la scomposizione del ROE non si esprime in forma percentuale

CI = il capitale investito può essere finanziato o con il capitale di terzi o con il proprio, quindi in via

indiretta mi esprime il grado di indebitamento complessivo dell’azienda. (l’equazione di bilancio da

ricordare è basso capitale netto si avrà molti debiti, se invece c’è molto capitale proprio ci sono pochi

debiti, perché => attivo = passivo)

TI = maggiore è il livello dell’indice, maggiore è l’indebitamento:

- incremento è da giudicare negativamente

- decremento è da giudicare positivamente

se fosse TI = 1 significa che si lavora solo con capitale proprio, non c’è capitale di terzi (debiti).

Tutto il capitale investito è finanziato dal capitale netto quindi dal proprio.

Il tasso di indebitamento non ha un valore di riferimento per cui è molto difficile stabilire qual è il

livello di guardia, però gli aziendalisti sono concordi nell’accettare come livello di tasso di

indebitamento che non sia superiore a 3, (da 1 a 3 è congruo, l’azienda è equilibrata)

Quando si fanno le analisi è da verificare il trend del tasso di indebitamento: es. da 5 del 2000 sino a

4-3 del 2004 è da leggere positivamente perché l’azienda sta attuando una buona politica di

ricapitalizzazione.

RI = a differenza del tasso di indebitamento astrae dalla composizione dell’attivo, si va a vedere il

passivo le fonti di finanziamento, capitale di terzi che sono nelle fonti e anche il capitale netto. E’

indice di controllo per verificare che si è calcolato correttamente il TI. Più è elevato è l’indice

maggiore è il livello di indebitamento, significa che si è indebitati molto con il capitale di terzi. Non ci

sono parametri di riferimento.

Tasso di indebitamento è molto importante perché influisce sulla redditività complessiva

dell’azienda, vedere scomposizione del ROE = ROA x TI x RO/RN, se aumenta il tasso di

indebitamento aumenta anche il ROE, da verificare poi con l’effetto leva finanziaria, la convenienze

delle azienda ad indebitarsi. Pagina 77 di 98

2 Equilibrio tra fabbisogni (CI) e fonti di finanziamento, quindi tra capitale investito e fonti del

passivo: vedremo equilibrio finanziario di medio/lungo termine e a breve

(non è un indice ma serve per introdurre l’indice)

EQUILIBRIO A MEDIO E LUNGO TERMINE

Margine di struttura MD =

(PL + PN) - AL

(Passivo lungo + Patrim - (Attivo a Lungo)

netto)

Questo margine ci dice: se le fonti, il fabbisogno a medio/lungo sono coperte da investimenti che

hanno la stessa natura di medio/lungo (stessa durata).

Se questo margine di struttura è negativo è sintomo di disequilibrio finanziario.

Questo margine di struttura permette di determinare questo indice molto importante per l’equilibrio

di medio/lungo periodo che è:

Indice di copertura attivo a lungo termine = (PL+PN)/AL (non in percentuale)

valore superiore a 1 > è giudizio positivo

valore inferiore a 1 < è giudizio negativo.

Quindi per l’analisi della situazione finanziaria si procede:

- tasso di indebitamento TI (analisi globale) e poi

- indice di copertura attivo a lungo termine IC AML (analisi a medio/lungo)

es. l’azienda ha un TI pari a 4 (superiore a 3 potrebbe essere non buono) si va a verificare l’indice di

copertura attivo a lungo termine (equilibrio finanziario a medio/lungo) è bene verificare anche poi

l’equilibrio finanziario a breve termine

EQUILIBRIO A BREVE TERMINE

Ci sono due tipi di confronto:

1. attivo corrente con il passivo corrente

2. attivo liquido a breve con il passivo corrente

Attivo corrente con passivo corrente

margine di disponibilità MD: AC- PC (non è indice ma ci servirà poi per calcolarlo)

attivo corrente – passivo corrente

l’attivo corrente è in grado di coprire le passività a breve? Gli investimenti che tornano in forma

liquida a breve (attivo corrente) sono in grado di coprire le fonti, i finanziamenti a breve (passivo

corrente)

valore positivo si giudica positivamente

valore negativo si giudica negativamente.

attivo liquido a breve con il passivo corrente

margine di liquidità o margine di tesoreria = (LI + LD) – PC

(liquidità immediate + liquidità differite) – passivo corrente

Pagina 78 di 98

i 3 margini, quindi 3 indici:

margine di struttura per equilibrio a medio/lungo con indice di copertura attivo a lungo termine

margine di disponibilità e margine di liquidità per equilibrio a breve con indice di disponibilità e

indice di liquidità

indici per equilibrio finanziario a breve:

ID = AC/ PC

Indice di disponibilità = attivo corrente/passivo corrente

Non viene espresso in forma %

valore positivo esprime giudizio positivo

valore negativo esprime giudizio negativo

IL = (LI + LD)/PC

Indice di liquidità = (liquidità immediate + liquidità differite)/passivo corrente

Questo indice non viene espresso in forma %

valore positivo giudizio positivo

valore negativo giudizio negativo

Questi due indici ID e IL esprimono l’equilibrio finanziario di breve periodo

La differenza tra i due indici: in IL non vengono considerate le rimanenze di magazzino. Questi due

indici devono essere verificati contemporaneamente in quanto il magazzino viene considerato per

convenzione all’interno dell’attivo corrente, ma ci possono essere delle problematiche relative al

magazzino:

1 – politiche di bilancio tendenti a super valutare il magazzino

2 – gestione del magazzino non troppo efficiente perché composto da merci obsolete e richiedono

più di 12 mesi all’azienda per rientrare in forma liquida.

(questo nelle aziende dove ci sono le rimanenze di magazzino perché se non ci sono (imprese di

servizi) non ha senso questo operazione altrimenti si calcola solo il ID)

* il valore ideale di ID sarebbe 1 (quindi l’attivo corrente finanzia il passivo corrente), ma proprio

per il discorso del magazzino l’ottimale è 2 (minimo), in Italia viene ritenuto soddisfacente tra 1,5 e

1,8.

* il valore ottimale di IL potrebbe essere 1 (liquidità immediate che rientrano sicure in forma liquida

in brevissimo e fanno fronte a tutto il passivo corrente), per l’Italia i valori sono 0,5 - 0,8. (da

richiedere conferma)

Riassunto della procedura dell’analisi della gestione finanziaria:

1° equilibrio strutturale – equilibrio globale: tasso di indebitamento, anche rapporto di

indebitamento per vedere la composizione del passivo quindi delle fonti;

2° analisi degli indici di copertura a medio/lungo;

3° analisi degli indici per l’equilibrio a breve, attraverso indice di liquidità e indice di disponibilità.

3. Equilibrio finanziario tra le dilazioni concesse ai clienti e le dilazioni ricevute dai fornitori

All’interno dell’equilibrio finanziario un’altra importante indagine da svolgere è quella di verificare

l’equilibrio finanziario tra le dilazioni concesse ai clienti e le dilazioni ricevute dai fornitori.

Equilibrio finanziario viene verificato confrontando la durata media dei crediti con la durata media

dei debiti commerciali. Pagina 79 di 98

Crediti

Per stabilire la durata media dei crediti si utilizza un indice:

Durata media dei crediti commerciali =

Crediti commerciali (al lordo

del fondo svalutazione)

(vendita + IVA) /360

Crediti commerciali = tutti i crediti commerciali che sono nell’attivo corrente (crediti verso clienti),

vanno al lordo del fondo svalutazione crediti (perché nello s.p. riclassificato secondo criterio

finanziario vanno esposti al netto) perché se si inseriscono quelli netti vengono evidenziati quelli

esigibili e che accorciano il tempo di incasso, inserendo al lordo del fondo si tengono conto dei crediti

incagliati e di difficile incasso quindici ha una durata corretta.

Vendite = nel c. e. c’è volume dei ricavi.

Crediti commerciali vengono esposti al lordo di IVA, quindi per rendere omogenei numeratore e

denominatore si deve aggiungere l’IVA alle vendite (vendite x 20%) dipende dalle aliquote applicate

dall’azienda, al risultato : 360.

Si hanno risultati in termini giornalieri, es. 60 vuol dire che incasso dopo 60 gg.

Si riesce a determinare l’ammontare dei giorni di dilazione che si concedono ai clienti.

Se indice aumenta giudizio negativo

Se indice diminuisce giudizio positivo (si incassa prima)

Fornitori

durata media debiti commerciali

Debiti commerciali fine

esercizio o di periodo

(acquisti + IVA) /360

Ad es. potremo avere che la durata media dei crediti è 60 gg, mentre quella dei debiti è 90 gg è un

risultato positivo, c’è equilibrio (si incassa a 60 e si pagano i fornitori a 90 gg).

Questa indagine si fa per vedere l’equilibrio tra crediti e debiti commerciali. Pagina 80 di 98

Lezione 19

INDICI DI ROTAZIONE

Servono per vedere, per determinare la velocità dei processi aziendali. Gli indici di rotazione

esprimono la capacità di tornare in forma liquida del capitale investito. Un indice di

rotazione in aumento è un segnale positivo, perché significa che aumenta la velocità di rotazione,

quindi il capitale investito gira più velocemente, torna in forma liquida più velocemente.

TR crediti commerciali = V

crediti

Al numeratore ci sono le vendite, al denominatore l’ammontare dei crediti commerciali a fine

esercizio, valori che si trovano nel bilancio riclassificato. Permette di capire quante volte ruotano,

girano i crediti verso clienti tornano in forma liquida per effetto delle vendite.

TRAC = V

AC

Tasso di rotazione dell’attivo corrente: al numeratore ci sono le vendite, al denominatore

l’attivo corrente. Mostra quante volte l’attivo corrente torna in forma liquida per effetto delle

vendite.

TRCI = V

CI

Tasso di rotazione del capitale investito: al numeratore ci sono le vendite, al denominatore il

capitale investito (già visto con la scomposizione del ROA). Ci serve anche per determinare

l’informazione della liquidità della gestione operativa.

Gli indici di rotazione non hanno dei valori standard, ma devono essere analizzati per vedere,

quando parliamo della gestione finanziaria, quando verifichiamo l’equilibrio finanziario globale,

l’equilibrio di M/L termine, l’equilibrio a breve, non è male vedere anche l’effetto dei tassi di

rotazione. Se siamo sui livelli limite del rapporto, tasso di indebitamento, o dell’indice di

disponibilità, di liquidità, se siamo al limite dei loro range, avere dei tassi di rotazione in continuo

aumento, ci permette di essere ottimisti sulla situazione finanziaria dell’azienda, viceversa se siamo

al limite e i tassi di rotazione diminuiscono forse è da preoccuparsi della situazione finanziaria

complessiva.

Quindi vanno letti in relazione agli indici che determinano l’equilibrio finanziario di breve o lungo

termine; in se e per se dicono poco, vanno letti sempre in relazione a questi altri indici.

Tra i tassi di rotazione sono molto importanti i tassi di rotazione del magazzino, attraverso i quali

si riesce a capire la qualità del magazzino che si valuta. Quando si valuta un indice di disponibilità

dove le rimanenze di magazzino pesano in maniera rilevante, non è male farsi aiutare dall’esame del

tasso di rotazione del magazzino, che dice quante volte il magazzino nel corso del periodo

considerato è stato distrutto e ripristinato per effetto delle vendite.

TR materie prime = Consumi

Rimanenze finali materie prime Pagina 81 di 98

Nel caso dell’esempio sulla costruzione dei consumi del costo del prodotto finito e del costo del

prodotto consumato fatto il 14/12, il tasso è pari a 10, e significa che quel magazzino nel corso

dell’anno ha ruotato per effetto delle vendite 10 volte.

C’è un tasso di rotazione per ogni categoria di rimanenze: TR materie prime, TR prodotti in corso di

lavorazione. Al numeratore ci saranno i consumi delle materie, al denominatore la tipologia di

rimanenza

TR prodotti in corso di lavorazione = Costo prodotto finito (CPU)

Rimanenze finali prodotti in corso di lavorazione

Applicato all’esempio di cui sopra il tasso è pari a 17

TR prodotti finiti = Costo prodotto venduto (CPV)

Rimanenze finali prodotti finiti

Applicato all’esempio di cui sopra il tasso è pari a 19.

Dalla lettura di questi indici si può ricavare che le materie prime hanno ruotato 10 volte, i prodotti in

corso di lavorazione 17 e i prodotti finiti 19.

Si possono confrontare con quelli di qualche azienda concorrente e vedere quali ruotano più

velocemente e avere un parametro di riferimento. Normalmente nelle analisi si considerano da 3 a 5

esercizi, il confronto da 3 esercizi permette di stabilire ad es. il tasso di rotazione delle materie

prime se è nel 2000, 2001, 2002 rispettivamente 10, 8 e 5, l’efficienza è minore. Il decrescere va

letto negativamente, l’incremento va letto positivamente.

Esercizio n. 1 (stato patrimoniale in forma finanziaria)

ATTIVITA’ (impiegni) FONTI

Liquidità immediate 1.000 Debiti v/fornitori 3.000

Liquidità differite 1.500 Debiti bancari a breve 1.000

Disponibilità 2.000

Attivo corrente 4.500 Passivo corrente 4.000

Immobiliz. Materiali 6.000 TFR 500

Immobiliz. immateriali 500 Prestito obbligazionario 1.500

finanziarie 1.000 Passivo consolidato 2.000

Attivo immobilizzato 7.500 Mezzi o capitale di terzi 6.000

Capitale proprio 6.000

Tot. Capitale investito 12.000 Totale fonti 12.000

Dare un giudizio della situazione finanziaria dell’impresa attraverso gli opportuni indici (tipologia

domanda d’esame).

1. Determino l’equilibrio globale dell’impresa: tasso di indebitamento Pagina 82 di 98

TI = CI/CN = 12.000 = 2 (non si esprime in forma percentuale)

6.000

Si calcola il rapporto di indebitamento RI = CT/CN = 6000 = 1

6000

vi è un rapporto equilibrato tra mezzi terzi e mezzi propri

2. Equilibrio finanziario di lungo termine

indice copertura attivo lungo = PL + PN = 2000 + 6000 = 8000 = 1,07

AL o AM 7500 7500

3. Equilibrio finanziario a breve

ID = AC = 4500 = 1,13

PC 4000

IL = LI + LD = 2500 = 0,63

PC 4000

TI = 2, il tasso di indebitamento globale è soddisfacente perché è < 3.

Indice copertura attivo lungo = 1,07 > 1, quindi è da giudicarsi positivamente, e l’equilibrio

finanziario a lungo termine è garantito.

L’equilibrio finanziario a breve termine non è molto buono, perché ID è 1,13 che è sotto il range

(>1,5), IL = 0,63 e il range è 0,7 – 0,8

In linea generale la situazione finanziaria è buona, c’è una piccola tensione finanziaria a breve

termine.

Esercizio n. 2 (equilibrio tra dilazioni clienti e fornitori)

Crediti v/clienti (lordo comprensivo di FSC) 150.000

Fondo svalutazione crediti 20.000

Vendite 700.000

Debiti v/fornitori 120.000

Acquisti 400.000

C’è equilibrio tra le dilazioni concesse ai clienti e quelle ottenute dai fornitori?

(il credito v/clienti netto è 130.000)- attenzione l’IVA è del 20% sull’amm. Delle vendite e sugli

acquisti.

Durata media crediti commerciali = 150.000 = 64,28 gg.

(700000 + 140000)/360

Durata media debiti commerciali = 120000 = 90 gg. Pagina 83 di 98

(400000 + 80000)/360

C’è equilibrio perché incasso a 64 gg. e pago a 90 gg.

Prima incasso e poi pago rispetto il ciclo aziendale. Quando esamino la situazione finanziaria è

importante anche capire l’equilibrio tra dilazioni fornitori/clienti.

Esercizio n. 3 (valutare la situazione su un triennio)

Voci 2001 2002 2003

Liquidità immediate 100 50 150

Liquidità differite 95.300 56.300 196.000

Attivo a breve 500 0 350

patrimoniale

Disponibilità 165.000 235.000 125.000

Tot. Attivo corrente 260.900 291.450 321.500

Passivo a breve 326.000 252.000 250.000

Dare un giudizio sulla situazione finanziaria dell’impresa

ID = AC/PC 260900/326000=0,80 291450/252000=1,16 321500/250000=1,29

IL = (LI+LD)/PC (100+95300)/326000=0,29 (50+56300)/252000=0,22 (150+196000)/250000=0,78

ID ha un trend crescente, quindi in miglioramento, si è sotto ai livelli di guardia (range valori minimi

1,5 – 1,8), il fatto che il trend sia crescente conforta perché significa che l’azienda sta recuperando

equilibrio finanziario a breve.

IL nel 2003 vi è un netto recupero delle liquidità e si è dentro il range (0,5>0,8) rispetto ai due

anni precedenti.

Per dare un giudizio più obiettivo, avendo i dati, sarebbe stato il caso di verificare gli indici di

rotazione e di dilazione dei crediti e dei debiti. Pagina 84 di 98


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti per l'esame di Economia aziendale. I temi principali sono: l'azienda ed il sistema economico sociale, la struttura dell'azienda, sistema economico e finanziario, l'equilibrio economico, finanziario e patrimoniale, la redazione del bilancio di esercizio e criteri di valutazione, cenni su alcuni principi contabili nazionali e internazionali, la misurazione dei risultati aziendali, indici di bilancio e flussi finanziari, la valutazione dell'azienda in ipotesi di cessione e/o operazioni straordinarie, il capitale economico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in amministrazione delle aziende
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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