Economia 24/11/21
La riclassificazione degli schemi di bilancio
Il bilancio civilistico deve essere redatto almeno una volta l’anno per informare gli stakeholder sull’andamento della situazione reddituale, patrimoniale e finanziaria della società. Gli schemi di bilancio sono rigidi e obbligatori, riconducibili al mondo del financial accounting. Altro mondo, quello del managerial accounting (analisi di bilancio), che consente di desumere dalla rendicontazione classica altre tipologie di informazioni aggiuntive e ulteriori (quale linea di prodotto o quale impresa sussidiaria sta andando meglio sul mercato, quanto sia ancora possibile indebitarsi per non compromettere l’utile d’esercizio, se erogare un mutuo, ecc.) riclassificandone il contenuto attraverso una serie di indicatori sintetici che consentono ai decisori interni ed esterni di prendere le decisioni strategiche più adeguate. L’importanza dell’analisi di bilancio (e dei risultati che produce) è tanto maggiore quanto maggiore è la diversificazione e la complessità di una certa impresa.
Analisi della situazione patrimoniale
Dall’analisi della situazione patrimoniale è possibile:
- Desumere info sulla composizione e sulla struttura degli impieghi/investimenti (attività)
- Desumere info sulla composizione delle fonti di finanziamento degli investimenti (passività)
- Capire se vi è un equilibrio strutturale/una relazione tra investimenti e fonti di finanziamento, in merito alla natura e agli orizzonti temporali degli uni e delle altre
Analisi della situazione economica
L’analisi della situazione economica si pone sostanzialmente due obiettivi:
- Comprendere come si è formato il risultato reddituale, isolando e discriminando l’impatto delle gestioni sulla formazione dell’utile o della perdita dell’esercizio (impatto già definito in parte nel bilancio civilistico grazie alla struttura scalare dello schema di CE)
- Misurare la redditività/la capacità dell’impresa di remunerare i fattori produttivi non solo guardando al passato e al presente, cioè a consuntivo, ma andando a guardare prospetticamente
L’analista è la figura professionale che si occupa dello svolgimento dell’analisi di bilancio utilizzando strumenti variabili a seconda della prospettiva analitica scelta e delle informazioni a disposizione per contestualizzare l’andamento dell’impresa (schemi di bilancio e nota integrativa, dati della contabilità direzionale, report sulle vendite, dati di settore ecc.).
Strumenti fondamentali dell'analisi di bilancio
In cosa si sostanzia questa tecnica? Quali sono gli strumenti fondamentali dell’analisi di bilancio?
- Riclassificazione degli schemi di SP e CE → Riorganizzazione ed esposizioni delle voci e dei dati contenuti negli schemi secondo criteri differenti per ottenere informazioni differenti, comunque in linea agli obiettivi dell’analisi. I bilanci internazionali IAS/IFRS sono strutturati in modalità simile alla logica alla base della riclassificazione e richiedono per questo interventi minori.
- Costruzione di margini e indici (ratios) → A partire dal contenuto gli schemi riclassificati vengono costruiti margini, cioè differenze tra valori (A-B), e indici, cioè rapporti tra valori (A/B). Questi indicatori riassumono sinteticamente tre aspetti:
- Liquidità > Solvibilità a breve termine, la capacità dell’impresa di essere solvibile nel breve periodo, di far fronte agli impegni di pagamento contando sull’ammontare delle proprie disponibilità liquide
- Solidità patrimoniale > Solvibilità a medio-lungo termine
- Redditività > Capacità dell’impresa di produrre risultati in grado di remunerare tutti gli stakeholder, compresi i soci in via residuale attraverso l’utile d’esercizio, non solo guardando al passato, ma anche in ottica prospettica
All’aspetto tecnico si affianca sempre un aspetto interpretativo legato alla prospettiva d’indagine adottata dall’analista. Il giudizio è tanto più accurato quanto maggiori sono le informazioni disponibili.
Un analista interno è un dipendente dell’impresa, che operando internamente su richiesta del manager dispone di informazioni ulteriori rispetto a quelle indicate negli schemi. Un analista esterno può invece appartenere a una società di rating, che per assegnare una valutazione sull’andamento di una certa impresa fa leva prevalentemente sulle informazioni di pubblico dominio (maggiori a seconda della dimensione d’impresa), o a una banca, che valuta l’opportunità di erogare un finanziamento a seconda del merito di credito del cliente.
È inoltre opportuno fondare la riclassificazione su una serie storica più o meno lunga (in genere triennale), variabile a seconda degli obiettivi dell’analisi e della tipologia d’impresa (ad es. durata media di una commessa o di un investimento). Sia che si tratti di un’analisi interna, sia che si tratti di un’analisi esterna non si può prescindere dal contesto riferendosi ai valori medi di settore e a quelli registrati dai concorrenti.
Esistono vari modelli di CE e SP riclassificato, variabili a seconda di ciò che si vuole mettere in luce riclassificando (a differenza di quanto accade nella redazione dei bilanci civilistici, che seguono schemi rigidi obbligatori definiti per legge). Sono in genere racchiusi nella relazione sulla gestione (quando presente), insieme a margini e indici.
Lo stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio finanziario
Lo SP riclassificato consente di individuare liquidità e solidità patrimoniale (solvibilità a medio e lungo termine) dell’impresa adottando in questo caso un criterio di tipo finanziario che tenga conto del fattore tempo (i criteri di classificazione delle macroclassi all’attivo e al passivo di SP civilistico non forniscono infatti alcuna indicazione sull’orizzonte temporale dei valori indicati nello schema).
Nello specifico, il criterio finanziario considera in quali attività sono state investite le risorse finanziarie acquisite dalle fonti di finanziamento interne (mezzi propri, cioè ricchezza dei soci con patrimonio netto) ed esterne (mezzi elargiti da terzi mediante debiti), quindi come gli investimenti/gli impieghi (rappresentati dalle voci all’attivo di SP) sono stati finanziati dalle varie forme di finanziamento (rappresentate dalle voci del passivo e del patrimonio netto).
Gli elementi dell’attivo, secondo la logica del criterio finanziario, esprimono impieghi di denaro dai quali in futuro si attendono afflussi monetari; gli elementi del passivo sono le fonti di finanziamento utilizzate per coprire gli investimenti. Rispetto a SP civilistico, in SP riclassificato cambiano le logiche alla base della collocazione delle voci.
Per gli elementi all’attivo si ricorre al criterio della liquidità decrescente, l’attitudine degli elementi dell’attivo a trasformarsi in liquidità in tempi più o meno brevi senza danneggiare la gestione. Per convenzione si adotta il periodo di riferimento di un anno, e in base alle previsioni su base annua si distinguono le attività in:
- Attivo corrente/CC → Elementi dell’attivo destinati a trasformarsi in liquidità entro 12 mesi
- Attivo fisso/immobilizzato → Elementi dell’attivo destinati a trasformarsi in liquidità oltre 12 mesi
Per gli elementi al passivo (mezzi di terzi) si ricorre invece al criterio della esigibilità decrescente, la scadenza o il termine entro il quale occorre far fronte agli impegni di pagamento. Anche in questo caso il riferimento temporale utilizzato è di un anno, e in base all’anno si distinguono le passività in:
- Passivo corrente → Comprende le passività con scadenza entro 12 mesi
- Passivo a medio-lungo termine/consolidato → Comprende le passività con scadenza oltre 12 mesi
Gli elementi del patrimonio netto (mezzi propri di finanziamento) non hanno invece alcuna scadenza; il periodo di tempo a cui si riferiscono è pari alla vita stessa dell’impresa. L’ordine di collocazione delle voci all’attivo è per liquidità decrescente, quello delle voci al passivo è per esigibilità decrescente.
Dettaglio della sezione attività
Entrando nel dettaglio della sezione ATTIVITÀ, in una prima approssimazione si distinguono le due macrocategorie di:
- Attivo corrente/capitale circolante
- Attivo fisso/immobilizzato
Gli aggregati che compongono l’attivo corrente, a loro volta costituiti da voci specifiche, sono:
- Liquidità immediate → Attività che sono già liquide (cassa contanti; conti correnti bancari; assegni)
- Liquidità differite → Crediti esigibili entro 12 mesi, sia quelli di funzionamento che quelli di finanziamento; partecipazioni non strategiche, solo se cedute entro l’anno (le partecipazioni non strategiche cedute dopo 12 mesi dovranno essere iscritte all’attivo immobilizzato anche se in SP civilistico sono inserite nella classe Attività finanziarie non immobilizzate) > In SP riclassificato cade la distinzione tra le due tipologie di partecipazioni e le due tipologie di crediti presente all’attivo di SP civilistico. Il criterio discriminante in questo caso è di tipo essenzialmente finanziario perché viene considerato l’arco temporale entro il quale si prevede che crediti e partecipazioni genereranno contante.
- Disponibilità → Rimanenze di ogni tipologia (sia di prodotti finiti, in corso di lavorazione e in corso suo ordinazione, sia di materie prime e merci), come accade in SP civilistico. Le disponibilità sono collocate in una voce a sé dopo quella delle liquidità differite perché non essendo ancora state prodotte o vendute sono caratterizzate da un maggior grado di incertezza.
Gli aggregati che compongono l’attivo immobilizzato seguono la tripartizione della macroclasse B) all’attivo di SP civilistico:
- Immobilizzazioni immateriali → Asset intangibili destinati a permanere durevolmente nel patrimonio aziendale e a generare quindi liquidità dopo 12 mesi (brevetti industriali, licenze d’uso, marchi e diritti simili)
- Immobilizzazioni materiali → Beni durevoli dotati di tangibilità (terr...
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Economia aziendale CIMO (corso base) Parte II: Il bilancio di esercizio
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