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Economia delle Amministrazioni Pubbliche - Appunti

Appunti di Economia delle amministrazioni pubbliche del professore Pepe su: Contabilità di Stato, Enti pubblici, aziende pubbliche, Amministrazioni Pubbliche, Enti istituzionali, patrimonio pubblico (Enti locali, Enti previdenziali, Aziende sanitarie e CONI), beni pubblici, sistema informativo delle Amministrazioni Pubbliche, contabilità (finanziaria, generale e analitica), metodo della... Vedi di più

Esame di Economia delle amministrazioni pubbliche docente Prof. P. Pepe

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CAPITOLO 2

1. Classificazione delle aziende pubbliche

In funzione dell’attività svolta dall’azienda pubblica e della tipologia di soggetto giuridico ed economico, le

aziende pubbliche si distinguono in quattro categorie:

1. una prima categoria è rappresentata dalle Società di capitale pubbliche, che sono aziende di

produzione per il mercato, governate da soggetti economici pubblici, ma condotte da soggetti

giuridici privati, perché condotte nel rispetto del Libro V, Titolo V del codice civile: in queste

società, il soggetto economico è legato ad una entità sovraordinata, rappresentata dalla

Amministrazione pubblica che detiene il pacchetto di controllo nell’assemblea dei soci o che esercita

su questa assemblea la propria influenza dominante.

un’altra categoria di

2. aziende pubbliche, invece, è rappresentata dagli Enti Pubblici Economici, che

sono aziende di produzione per il mercato, con soggetto economico pubblico e soggetto giuridico

pubblico; gli Enti pubblici economici agiscono in regime di diritto privato ed operano in settori di

interesse generale per l’economia italiana (come, ad esempio, l’ENEL, l’ENI e gli istituti bancari di

diritto pubblico, tra cui la Banca Nazionale del Lavoro e Intesa San Paolo).

Gli Enti pubblici economici hanno propri organi amministrativi, si finanziano soprattutto con il

fondo di dotazione conferito dallo Stato o da altri Enti pubblici e godono di autonomia gestionale e

contabile:

 sotto il profilo gestionale, l’autonomia dell’Ente pubblico economico è data con la

presenza di un Direttore Generale e di un Consiglio di Amministrazione, al quale sono

affidate le funzioni gestionali ed organizzative;

 l’autonomia contabile, invece, è data dal fatto che un Ente pubblico economico provvede

alla redazione di un proprio bilancio, che viene pubblicato separatamente da quello dello

Stato o dell’Ente di appartenenza.

Gli Enti pubblici economici, però, sono soggetti al controllo politico da parte del Parlamento, al

controllo gerarchico da parte del Ministro competente e al controllo successivo da parte della Corte

dei Conti.

Nella categoria degli Enti pubblici economici sono presenti le Aziende speciali, cioè Enti strumentali

degli Enti locali dotati di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di un proprio statuto;

in particolare, le Aziende speciali gestiscono servizi pubblici locali privi di rilevanza economica ed

hanno, quindi, finalità sociali.

Nella categoria degli Enti pubblici economici rientrano anche le Aziende autonome e le Istituzioni,

ma, con il D.Lgs. n°165/2001 e le successive modifiche (che riguardano la riforma della Pubblica

Amministrazione), queste aziende pubbliche sono in via di estinzione, a causa del processo di

”aziendalizzazione” iniziato nei primi anni ’90.

un’altra categoria di aziende pubbliche, invece, è rappresentata

3. dalle Associazioni pubbliche e dalle

Fondazioni pubbliche, che sono aziende di erogazione, governate da soggetti economici pubblici, ma

condotte da soggetti giuridici privati, perché condotte nel rispetto delle regole stabilite dal codice

civile (negli articoli 14 e ss.): in questa categoria sono presenti, ad esempio, la Biennale di Venezia,

la Scuola Nazionale di Cinema, le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e

l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

l’ultima categoria delle

4. aziende pubbliche, invece, è rappresentata dalle Amministrazioni Pubbliche,

che sono aziende di erogazione dotate di soggetti economici e soggetti giuridici pubblici, e

finalizzate al soddisfacimento di particolari categorie di bisogni, attraverso la raccolta di mezzi da

diverse fonti (ad esempio, con imposte, tasse e contributi).

Per soggetto economico si intende la persona o il gruppo di persone che esercita il massimo potere

decisionale nell’azienda ed è sottoposto solo a vincoli giuridici e morali:

1. il soggetto economico privato deve rispettare i meccanismi giuridici di diritto privato;

2. mentre il soggetto economico pubblico deve rispettare i vincoli giuridici riconducibili alla tutela

dell’interesse generale della collettività amministrata.

giuridico, invece, si intende la persona, il gruppo di persone o l’Ente in nome del quale viene

Per soggetto

condotta l’attività dell’azienda, che deve rispettare determinati diritti ed obblighi:

1. il soggetto giuridico privato è quello titolare di diritti ed obblighi disciplinati dal diritto privato e al

quale la normativa civilistica riconosce una totale autonomia patrimoniale;

2. il soggetto giuridico pubblico, invece, è quello titolare di diritti ed obblighi disciplinati dal diritto

pubblico.

2. La categoria delle Amministrazioni pubbliche

Secondo la Legge 196/2009, per Amministrazioni Pubbliche si intendono gli Enti e gli altri soggetti che

costituiscono il settore istituzionale delle Amministrazioni Pubbliche individuate, annualmente, dall’ISTAT,

sulla base di determinati regolamenti comunitari [articolo 1, comma 2 e 3].

In particolare, secondo questi criteri, possono essere considerate Amministrazioni Pubbliche:

gli Enti classificati come ”non-market”, cioè quelli che non riescono a coprire più del 50% dei costi

1. operativi con i propri ricavi ottenuti dalla vendita sul mercato di determinati beni e servizi;

gli Enti che svolgono una funzione pubblica, controllata e finanziata soprattutto da un’altra

2. Amministrazione Pubblica;

gli Enti definiti come ”unità istituzionali” dotate

3. di autonomia decisionale nello svolgimento della

propria funzione pubblica.

Le Amministrazioni Pubbliche individuate dall’ISTAT e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale entro il 31

Luglio di ogni anno si distinguono in tre categorie:

1. le Amministrazioni Centrali (cioè lo Stato e gli altri Enti a cui sono affidati compiti relativi

all’intero territorio nazionale, come la Presidenza del Consiglio dei Ministri, i Ministeri, la Corte dei

e l’ANAS);

Conti, il CSM, la Corte Costituzionale, le Agenzie fiscali

2. le Amministrazioni Locali (cioè gli Enti che hanno la competenza solo su una parte del territorio

nazionale, come le Regioni, i Comuni, le Province, le Comunità montane, le Aree Metropolitane, le

A.S.L., le Università e le Camere di Commercio);

3. gli Enti Previdenziali (cioè unità istituzionali, centrali e locali, che erogano prestazioni sociali

obbligatorie in forza di disposizioni legislative e regolamentari, attraverso il versamento di

l’INPS, l’INAIL e

contributi da parte di gruppi di popolazione): esempi di Enti Previdenziali sono

l’INPDAI).

3. Enti istituzionali (nazionali e locali) che svolgono un’attività direttamente finalizzata al

Gli Enti istituzionali sono Amministrazioni Pubbliche

conseguimento di uno specifico obiettivo di interesse pubblico.

Gli Enti istituzionali possono essere nazionali o locali:

1. quelli nazionali svolgono la loro attività in ambito nazionale (come, ad esempio, le Autorità di

tra cui la Consob e l’Antitrust);

vigilanza,

2. mentre quelli locali svolgono la propria attività in ambiti territoriali specifici (come, ad esempio, le

Università, gli Enti di ricerca e gli Enti del Servizio Sanitario Nazionale).

Gli Enti istituzionali di un ”gruppo pubblico” (cioè un complesso economico costituito da più aziende, come

l’Ente Regione), invece, possono essere strumentali o ausiliari:

quelli strumentali sono gli Enti istituzionali che hanno lo stesso soggetto economico del ”gruppo

1. pubblico” al quale appartengono e che sono finalizzati al conseguimento di interessi coincidenti con

”gruppo pubblico”;

quelli del proprio in cui il soggetto economico del ”gruppo pubblico”

2. gli Enti istituzionali ausiliari, invece, sono quelli

al quale appartengono subisce influenze rilevanti anche da parte di altre Amministrazioni Pubbliche:

ad esempio, le A.S.L. sono Enti istituzionali ausiliari perché sono soggette anche alle politiche e ai

controlli effettuati direttamente dalle Amministrazioni regionali.

CAPITOLO 3

1. I sottosistemi delle aziende pubbliche

In tutte le aziende, sono presenti tre sottosistemi interdipendenti tra loro, cioè:

1. il sistema dei beni, corrispondente al patrimonio aziendale;

il sistema delle persone, corrispondente all’organizzazione aziendale;

2.

3. il sistema delle operazioni, corrispondente alla gestione aziendale.

2. Il patrimonio pubblico

Il patrimonio pubblico è costituito dall’insieme dei beni dall’insieme

economici e dei rapporti giuridici,

attivi e passivi, di appartenenza di ciascun Ente, suscettibili di valutazione e dalla cui differenza si determina

Pubblica.

il patrimonio netto dell’Amministrazione

Le componenti attive del patrimonio pubblico possono essere economiche e numerarie:

1. quelle economiche sono costituite dai crediti di finanziamento, dalle attività finanziarie e dai risconti

passivi:

 l’Ente

i crediti di finanziamento rappresentano gli impieghi di denaro che pubblico effettua a

favore di terzi;

 mentre le attività finanziarie sono rappresentate da titoli e partecipazioni, che si configurano

come immobilizzazioni finanziarie o come attività finanziarie circolanti, a seconda della loro

attitudine ad essere realizzate, rispettivamente, nel lungo o nel breve termine;

 i risconti passivi, invece, sono conti economici che misurano ricavi di competenza

dell’esercizio successivo, ma la cui manifestazione numeraria si è già verificata nell’esercizio

in chiusura.

2. le componenti attive numerarie, invece, sono quantitativamente rappresentate da valori numerari, che

possono essere certi, assimilati o presunti:

 quelli certi sono rappresentati dal denaro disponibile in cassa o su depositi bancari;

 mentre quelli assimilati sono rappresentati dai crediti di funzionamento, cioè quei crediti che

si formano a causa dello svolgimento della normale attività dell’Ente pubblico e che nascono

verso i soggetti ai quali l’Ente cede i beni o fornisce i servizi e le prestazioni;

 i valori numerari presunti, invece, sono rappresentati, ad esempio, dai ratei attivi e dai residui

attivi: i ratei attivi misurano ricavi di competenza dell’esercizio in chiusura, ma la cui

a. nell’esercizio successivo;

manifestazione numeraria si verificherà

b. mentre i residui attivi sono entrate che, al 31 Dicembre di ogni anno, sono già state

accertate ma non ancora incassate.

Le componenti passive del patrimonio pubblico, invece, sono rappresentate dalle fonti di finanziamento,

come forme di acquisizione delle risorse finanziarie da parte dell’Ente

definite pubblico per poter svolgere

la propria gestione operativa.

Anche le componenti passive possono essere economiche e numerarie:

1. quelle economiche sono costituite, ad esempio, dai contributi in conto capitale a destinazione

vincolata, dai debiti di finanziamento e dai risconti attivi:

 sono gli apporti di capitale che provengono da fonti esterne all’Ente

i debiti di finanziamento

pubblico, allo scopo di fronteggiare le proprie necessità economiche (esempi di debiti di

finanziamento sono i prestiti erogati da banche o da società finanziarie);

 i risconti attivi, invece, sono conti economici che misurano costi di competenza futura, ma la

nell’esercizio in chiusura.

cui manifestazione numeraria si è già verificata

2. le componenti passive numerarie, invece, sono costituite, ad esempio, dai debiti di funzionamento,

dai ratei passivi e dai residui passivi:

 sono prestiti ottenuti da fonti esterne all’Ente pubblico,

i debiti di funzionamento che non

comportano l’afflusso di all’interno della propria

denaro gestione operativa;

 misurano costi di competenza dell’esercizio in chiusura, ma la cui

mentre i ratei passivi

manifestazione numeraria si verificherà nell’esercizio successivo;

 i residui passivi, invece, sono uscite che, al 31 Dicembre di ogni anno, sono già state

impegnate ma non ancora pagate.

3. I beni pubblici classificati con il criterio giuridico

Per quanto riguarda i beni pubblici, uno dei criteri più adottati per classificare questi beni è quello di tipo

giuridico, che li distingue in:

1. beni demaniali;

2. beni patrimoniali.

I beni demaniali

I beni demaniali, secondo il codice civile, sono quei beni mobili ed immobili appartenenti allo Stato, come

ad esempio il lido del mare, le spiagge, i fiumi, i laghi, i torrenti, le strade statali, le autostrade gestite

dall’ANAS, i musei, le biblioteche e le opere destinate alla difesa nazionale (tra cui le caserme, i porti e gli

aeroporti militare).

I beni demaniali hanno diverse caratteristiche, cioè:

1. non possono essere acquisiti da altri per usucapione (cioè per possesso continuato nel tempo);

non sono soggetti all’imposizione tributaria;

2.

3. non possono essere venduti ed espropriati a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle

leggi che li riguardano;

sono dotati di utilità diretta ed immediata, perché sono direttamente destinati all’uso pubblico oppure

4. sono a disposizione immediata dei cittadini, come nel caso dei beni di interesse storico, artistico e

culturale.

I beni patrimoniali

I beni patrimoniali, invece, sono quei beni non demaniali di proprietà dello Stato o di un altro Ente pubblico,

a loro volta distinti in beni patrimoniali indisponibili e beni patrimoniali disponibili:

all’esercizio di un servizio pubblico e che non

1. i beni patrimoniali indisponibili sono quelli destinati

possono essere venduti fino a quando persiste questo vincolo di destinazione (come ad esempio, gli

edifici destinati a sede di uffici pubblici e i loro arredi): la differenza dei beni patrimoniali rispetto a

quelli demaniali, quindi, è quella di non avere un’utilità pubblica immediata, perché questa utilità

viene acquisita solo quando i beni patrimoniali vengono destinati allo svolgimento di un determinato

servizio pubblico;

2. i beni patrimoniali disponibili, invece, sono quelli che non hanno una specifica destinazione di utilità

e, quindi, l’Ente che li possiede ha la possibilità di venderli liberamente, senza doverli

pubblica

sottoporre ad una particolare restrizione; secondo il codice civile, questi beni sono sottoposti alle

regole particolari che li riguardano e alle regole del diritto privato (ad esclusione della vendita, che

cioè attraverso l’atto pubblico):

infatti deve avvenire nelle forme del diritto pubblico, esempi di beni

patrimoniali disponibili sono i diritti di credito, il denaro incassato a qualsiasi titolo e i diritti su cose

altrui.

Il passaggio da una categoria all’altra

La legge italiana prevede anche il passaggio dei beni patrimoniali indisponibili alla categoria dei beni

(attraverso un atto amministrativo dell’Ente proprietario, che sottrae i beni

patrimoniali disponibili

patrimoniali indisponibili alla loro destinazione di utilità pubblica) oppure il passaggio dei beni demaniali

dell’Amministrazione

alla categoria dei beni patrimoniali (per atto volontario statale o attraverso un evento

come l’erosione di una spiaggia

naturale, ed il prosciugamento di un fiume).

3. I beni pubblici classificati con il criterio economico-aziendale

Un altro criterio adottato per classificare i beni pubblici, invece, è quello di tipo economico-aziendale, che li

distingue in:

1. patrimonio strutturale;

2. patrimonio strumentale;

3. patrimonio accessorio.

Il patrimonio strutturale

patrimonio strutturale è costituito dall’insieme dei beni

Il pubblici essenziali per il soddisfacimento diretto

da parte dell’Ente proprietario, che non possono essere sottoposti ad impieghi

dei bisogni pubblici

alternativi e non possono essere ceduti senza una decisione espressa da parte dell’Ente di rinunciare al

soddisfacimento di un determinato bisogno pubblico.

Spesso, i beni strutturali (che possono essere demaniali o patrimoniali) non forniscono un reddito, perché

sono destinati ad un utilizzo diretto da parte dei cittadini, come avviene ad esempio per le strade ed

autostrade.

Questo, però, non vuol dire che la presenza di beni strutturali nel patrimonio di un Ente pubblico sia

irrilevante ai fini della determinazione dei suoi risultati economici, perché questi beni generano il

suscettibili di modalità d’impiego redditizio,

sostenimento di costi ed eventuali flussi di ricavo (se sono

come ad esempio l’allestimento di un museo aperto al pubblico o la presenza di un casello in autostrada).

Il patrimonio strumentale

Il patrimonio strumentale, invece, è costituito dall’insieme dei beni pubblici necessari per lo svolgimento

dell’attività di erogazione di quei servizi pubblici finalizzati al conseguimento degli obiettivi istituzionali

dell’Ente proprietario.

I beni strumentali:

1. non hanno una modalità di impiego obbligata e necessaria;

2. possono essere sostituiti da altri beni strumentali oppure possono essere impiegati per usi diversi,

definiti in base alle esigenze operative legate allo svolgimento dell’attività tipica dell’Ente

proprietario.

Di solito, a questa categoria di beni appartengono:

1. i beni patrimoniali indisponibili;

2. alcuni beni patrimoniali disponibili (come ad esempio gli strumenti e le dotazioni di lavoro del

personale pubblico);

3. alcuni beni demaniali, come ad esempio le opere destinate alla difesa nazionale (tra cui le caserme,

gli immobili archeologici, i porti e gli aeroporti militari).

All’interno della categoria dei beni strumentali, si distingue tra beni diretti ed indiretti:

i beni strumentali diretti sono quelli direttamente utilizzati per svolgere l’attività di erogazione di

1. servizi pubblici, come le immobilizzazioni, cioè quei beni necessari a garantire il regolare

dell’Ente

andamento gestionale proprietario (tra cui i terreni, i fabbricati, gli impianti, gli immobili, i

macchinari, le macchine da ufficio e le scorte di materiale di consumo);

i beni strumentali indiretti, invece, sono quelli non essenziali per lo svolgimento dell’attività tipica

2. dell’Ente proprietario, perchè acquisiti attraverso processi di investimento che non riguardano la

gestione dell’Ente

normale pubblico (come ad esempio le partecipazioni in società per azioni e i

terreni o i fabbricati acquisiti a titolo di investimento); questi beni, però, producono un reddito, che

successivamente verrà utilizzato per finanziare lo svolgimento delle attività finalizzate al

soddisfacimento dei bisogni pubblici.

Il patrimonio accessorio è costituito dall’insieme dei beni

Il patrimonio accessorio, invece, pubblici che non hanno nessun rapporto

funzionale rispetto alle finalità istituzionali dell’Ente proprietario; questi beni, spesso, generano costi

effettivi o figurativi, per cui l’Ente che li gestisce dovrà convertirli in beni strutturali o strumentali oppure

dovrà procedere alla loro vendita.

4. Il patrimonio di alcune Amministrazioni Pubbliche

Con riferimento ad alcune categorie di Amministrazioni Pubbliche (cioè gli Enti locali, gli Enti

previdenziali, le Aziende sanitarie ed il CONI), la composizione del loro patrimonio presenta alcune

differenze rispetto a quello degli Enti pubblici territoriali.

Il patrimonio degli Enti locali dopo l’emanazione della Legge 42/1990, questi Enti

Per quanto riguarda il patrimonio degli Enti locali,

pubblici iniziarono a ricercare tutte le possibili opportunità per aumentare le proprie entrate e coprire cosi i

propri impegni di spesa.

In particolare, il Testo Unico degli Enti Locali (T.U.E.L.) stabilisce che, per il finanziamento degli

investimenti, gli Enti Locali possono utilizzare, ad esempio:

1. le entrate correnti destinate per legge agli investimenti;

2. gli avanzi di bilancio;

3. le entrate derivanti dalla vendita di beni, dalla riscossione di crediti o dai proventi per concessioni

edilizie;

l’avanzo di amministrazione;

4.

5. le varie forme di ricorso al mercato finanziario consentite dalla legge.

Considerando le componenti passive degli Enti locali, invece, i debiti di finanziamento a cui fanno

maggiormente ricorso sono:

1. i mutui;

2. i prestiti obbligazionari.

Per quanto riguarda i mutui, gli Enti locali devono pagare le rate di rimborso e gli interessi passivi a partire

dal 1° Gennaio successivo a quello in cui è stato stipulato il contratto di mutuo; per contro, gli importi

ottenuti in prestito devono essere depositati in un conto infruttifero della tesoreria unica e possono essere

l’avvenuto sostenimento della spesa per

utilizzati solo dietro la presentazione di documenti che giustificano

cui è stato erogato il finanziamento; per l’ottenimento di mutui, gli Enti locali di solito fanno ricorso alla

”Cassa Depositi e Prestiti”, cioè un Ente che viene finanziato con il denaro del risparmio postale.

Per quanto riguarda i prestiti obbligazionari, invece, gli Enti locali hanno la facoltà di emettere Buoni

Ordinari (detti BOC) destinati solo a finanziare specifici progetti di investimento; i BOC, però:

1. non possono durare meno di 5 anni;

2. non possono avere un rendimento effettivo superiore di più di 1 punto percentuale rispetto al

rendimento lordo dei titoli di Stato di pari durata emessi nel mese precedente.

Inoltre, i BOC non possono essere emessi né dagli Enti locali che si trovano in dissesto, né dagli Enti locali

che hanno un conto consuntivo del penultimo esercizio che presenta un disavanzo di amministrazione e

nemmeno dagli Enti locali che non hanno deliberato il bilancio di previsione dell’esercizio in cui è prevista

l’emissione dei prestiti obbligazionari.

Il patrimonio degli Enti previdenziali

Per quanto riguarda il patrimonio degli Enti previdenziali, invece, la loro attività è costituita da due momenti

distinti, cioè: dall’Ente;

1. la riscossione di entrate, a titolo di contribuzioni da parte dei cittadini assistiti

l’erogazione di somme di denaro, a titolo di risarcimento per infortuni o di trattamento pensionistico.

2.

Ciò avviene attraverso il conseguimento di ricavi anticipati rispetto ai costi che l’Ente sostiene per

l’esercizio della sua funzione previdenziale ed assistenziale.

Nel patrimonio degli Enti previdenziali ci sono, soprattutto, beni strumentali diretti ed indiretti:

i beni strumentali diretti sono quelli direttamente utilizzati per svolgere l’attività di erogazione di

1. servizi pubblici, come le immobilizzazioni, cioè quei beni necessari a garantire il regolare

andamento della gestione dell’Ente (ad esempio, i terreni, gli immobili, i macchinari, gli impianti, gli

arredi, le macchine da ufficio e le scorte di materiale di consumo);

indiretti, invece, sono quelli non essenziali per lo svolgimento dell’attività tipica

2. i beni strumentali

dell’Ente, perchè acquisiti attraverso processi di investimento che non riguardano la gestione

dell’Ente (come ad esempio le partecipazioni in società per azioni e i terreni o i fabbricati acquistati

a titolo di investimento).

Il patrimonio delle Aziende sanitarie

Per quanto riguarda le Aziende sanitarie, invece, il loro patrimonio è costituito soprattutto da beni

strumentali diretti, rappresentati da immobilizzazioni e da attività correnti:

1. le immobilizzazioni sono quei beni necessari a garantire il regolare andamento della gestione

dell’Ente (come ad esempio i terreni, gli immobili, i macchinari, gli impianti, gli arredi, le macchine

da ufficio e le scorte di materiale di consumo);

le attività correnti, invece, sono quei beni destinati ad essere impiegati nell’esercizio dell’attività

2. medico-sanitaria (come ad esempio i medicinali, lo strumentario chirurgico ed il materiale sanitario).

Accanto ai beni strumentali diretti, le Aziende sanitarie presentano anche pochi beni strumentali indiretti,

che possono contribuire alla realizzazione delle finalità istituzionali dell’azienda solo se verranno sottoposte

ad un impiego redditizio (come ad esempio gli ambulatori, i terreni diversi da quelli su cui sono edificati gli

ospedali e i fabbricati acquistati a scopo di investimento).

Il patrimonio del CONI

Per quanto riguarda il CONI, invece, il suo patrimonio è costituito soprattutto da beni strutturali (tra cui

stadi), che sono caratterizzati da una destinazione d’uso obbligata e, quindi, non possono né essere

piscine e

finalizzati ad impieghi alternativi né essere venduti liberamente da parte dell’Ente che li possiede.

Accanto ai beni strutturali, il CONI presenta anche pochi beni strumentali diretti e indiretti:

i beni strumentali diretti sono quelli direttamente utilizzati per svolgere l’attività di erogazione di

1. servizi pubblici, come le immobilizzazioni, cioè quei beni necessari a garantire il regolare

gestione dell’Ente (ad esempio, i terreni, gli immobili, i macchinari, gli impianti, gli

andamento della

arredi, le macchine da ufficio e le scorte di materiale di consumo);

i beni strumentali indiretti, invece, sono quelli non essenziali per lo svolgimento dell’attività

2. tipica

dell’Ente, perchè acquisiti attraverso processi di investimento che non riguardano la gestione

dell’Ente (come ad esempio le partecipazioni in società per azioni e i terreni o i fabbricati acquistati

a titolo di investimento). CAPITOLO 6

1. Il sistema informativo come strumento di supporto della gestione aziendale

Il sistema informativo delle Amministrazioni Pubbliche è uno strumento di supporto del processo

decisionale, perché produce tutte le informazioni essenziali per prendere decisioni amministrative e per

realizzare i controlli necessari sull’esecuzione e sui risultati delle operazioni decise, in modo da attuare le

procedure correttive e migliorare le decisioni e le operazioni successive.

L’utilità e l’efficacia del sistema informativo, quindi, devono essere valutate in funzione della sua capacità

di produrre tutte quelle informazioni necessarie a garantire l’equilibrio e l’economicità delle

Amministrazione Pubbliche.

2. I requisiti delle informazioni del sistema informativo

Le informazioni contenute nel sistema informativo devono essere significative, complete, tempestive,

affidabili ed integrate:

1. per informazioni significative si intendono quelle utili a soddisfare le esigenze informative dei

soggetti interni ed esterni all’Amministrazione Pubblica;

2. mentre per informazioni complete si intendono quelle giudicate necessarie dai soggetti interni es

esterni all’Amministrazione Pubblica interessati a conoscere il suo andamento gestionale;

3. le informazioni tempestive, invece, sono quelle che vengono prodotte nel momento in cui sono

necessarie per supportare la gestione aziendale;

4. mentre le informazioni affidabili sono quelle capaci di riflettere esattamente gli accadimenti

aziendali, cioè quelle informazioni prive di errori, omissioni o distorsioni;

delle informazioni, invece, riguarda la capacità del sistema informativo di

5. l’integrazione permettere

l’utilizzo sistemico dei dati, in modo da consentire il loro libero transito da una procedura di

rilevazione all’altra compatibilmente con le esigenze informative dei soggetti interni ed esterni

all’Amministrazione Pubblica interessati a conoscere il suo andamento gestionale.

3. Le procedure di rilevazione

Le procedure di rilevazione nel sistema informativo delle Amministrazioni Pubbliche sono di quattro

tipologie:

1. le rilevazioni contabili sistematiche, che danno vita alla contabilità finanziaria, alla contabilità

economica generale e alla contabilità economica analitica, finalizzate alla determinazione di risultati

complessivi dell’azienda pubblica, come il risultato finanziario (dato dalla differenza tra le entrate

il risultato economico d’esercizio (pari alla

accertate o riscosse e le uscite impegnate o pagate),

somma algebrica tra ricavi, proventi, costi ed oneri) ed il patrimonio aziendale (dato dalla differenza

tra le attività e le passività);

2. le rilevazioni contabili elementari, finalizzate alla registrazione dei valori e delle relative variazioni

di specifici oggetti del patrimonio aziendale, come il magazzino, il personale, la cassa e le fatture di

acquisto o di vendita: queste rilevazioni, inoltre, mettono a disposizione delle rilevazioni contabili

sistematiche una serie di dati che saranno ulteriormente sottoposti a successivi processi di

elaborazione;

3. le rilevazioni condotte in forma statistica ed extracontabile, che rilevano fatti aziendali che possono

essere espressi sottoforma di valori (ma senza l’impiego di tecniche contabili) oppure possono essere

attraverso l’utilizzo di altre unità di misura;

espressi

4. le rilevazioni qualitative, che sono necessarie per completare ed ampliare le informazioni prodotte

dalle altre procedure di rilevazione.

Per quanto riguarda le rilevazioni contabili sistematiche, la contabilità finanziaria e la contabilità generale

informative dei soggetti esterni all’Amministrazione

sono finalizzate alla soddisfazione delle esigenze

Pubblica (come ad esempio i clienti, i fornitori, i sindacati, i cittadini e le Amministrazioni vigilanti), cioè

tutti quei soggetti interessati a ricevere periodiche informazioni sugli andamenti finanziari, economici e

patrimoniali della gestione di un’Amministrazione Pubblica, allo scopo di orientare correttamente i loro

comportamenti nei confronti dell’azienda stessa (come, ad esempio, per quanto riguarda il conferimento di

capitale di rischio oppure la concessione di credito).

La contabilità analitica, invece, è finalizzata alla soddisfazione delle esigenze informative dei soggetti

interni all’Amministrazione Pubblica (come gli organi istituzionali e i dirigenti), perché consente di

di produzione riferito a singoli ”centri di costo”,

calcolare il costo cioè unità operative aziendali alle quali è

possibile imputare le varie voci di costo che riguardano l’Amministrazione Pubblica.

4. La contabilità finanziaria

La contabilità finanziaria rileva i fatti esterni di gestione e fornisce un bilancio di previsione che viene detto

autorizzatorio, perchè ha come oggetto la previsione di una serie di autorizzazioni per le entrate ed una serie

di autorizzazioni e limitazioni per le uscite, nel senso che programma e pianifica le entrate e le uscite che

l’Ente pubblico che corrisponde all’anno solare

potrà accertare ed impegnare nel prossimo anno finanziario,

(1° Gennaio 31 Dicembre).

La contabilità finanziaria svolge tre compiti principali:

1. una prima funzione è quella di verificare la capacità dell’Ente pubblico di mantenere condizioni di

equilibrio finanziario, cioè la sua capacità di garantire l’intera copertura delle spese previste con le

entrate che si prevede di incassare nel corso dell’anno successivo;

un’altra

2. funzione principale, invece, è quella di verificare che le entrate e le uscite si siano mantenute

entro i limiti previsti in fase di programmazione e quantitativamente espressi nel bilancio di

previsione;

l’ultima funzione

3. mentre principale è quella di verificare che i processi di acquisizione e di impiego

delle risorse finanziarie vengano effettuati nel rispetto dell’iter formale previsto dalla legge.

applicato il metodo della ”partita

Alla contabilità finanziaria viene semplice”, nel senso che ogni fatto di

sotto l’aspetto finanziario (ad esempio, l’acquisto di un bene viene registrato

gestione viene registrato solo

come il sorgere di un’uscita.

5. La contabilità economica generale

La contabilità economica generale consiste nella rilevazione, a consuntivo e secondo la natura, dei fatti

esterni di gestione, cioè quelli che danno origine a movimenti di denaro o di altre componenti del

patrimonio tra l’Ente pubblico e i soggetti esterni alla propria gestione operativa.

Lo scopo della contabilità generale, quindi, è quello di determinare il rendiconto generale delle

Amministrazioni pubbliche, che mette in evidenza il loro Rendiconto Finanziario, il loro Conto Economico

ed la loro Situazione Patrimoniale. della ”partita doppia”, nel senso che ogni fatto di

Alla contabilità generale viene applicato il metodo

gestione viene registrato sotto l’aspetto finanziario e quello economico: ad esempio, la vendita di un bene

pubblico contemporaneo sorgere di un’entrata l’aspetto

comporta per l’Ente il (sotto finanziario) e di un

l’aspetto

ricavo (sotto economico).

6. La contabilità economica analitica

La contabilità economica analitica consiste nella rilevazione, secondo la destinazione, dei fatti interni di

gestione, rappresentati da tutte le operazioni relative all’impiego dei fattori di produzione e alla loro

combinazione produttiva, per l’ottenimento di beni e servizi destinati alla vendita o al consumo. ”centri

Lo scopo della contabilità analitica è quello di determinare il costo di produzione riferito a singoli di

costo”, cioè unità operative aziendali alle quali è possibile imputare le varie voci di costo che riguardano

l’Ente pubblico al centro di costo ”reparto di lavorazione” è possibile imputare il costo della

(ad esempio, il costo per l’ammortamento degli impianti, il

manodopera diretta ed indiretta, il costo delle materie prime,

costo dell’energia elettrica e le spese generali).

La contabilità analitica, quindi, supporta le decisioni del management, cioè gli fornisce informazioni

”centro (ad esempio, un’aula

quantitative che consentono ai manager di stabilire se un determinato di costo”

scolastica o un reparto) è conveniente mantenerlo in vita oppure se bisogna razionalizzarlo o eliminarlo,

perché i vari servizi che offre non sono coerenti con il suo costo di produzione.

applicato il metodo della ”partita semplice” o quello della ”partita

Alla contabilità analitica può essere

doppia”. il ”sistema contabile” riguarda il contenuto delle scritture contabili ed ha lo scopo di controllare la gestione

NOTA:

risorse da parte dell’Ente pubblico, il ”metodo contabile” riguarda l’insieme di norme che regolano

delle mentre

l’impiego ed il funzionamento dei conti all’interno del sistema contabile.

In particolare, il ”sistema contabile” risponde alla domanda ”cosa si rileva”, mentre il ”metodo contabile” risponde

alla domanda ”come si rileva”.

Il metodo della ”partita doppia”

7.

Nel metodo della ”partita doppia”, i fatti di gestione (cioè quelli che avvengono durante l’anno solare)

vengono registrati in un ”piano dei conti”, formato da:

1. conti finanziari, dove si rilevano le entrate/uscite correnti, le entrate/uscite in conto capitale e le

entrate/uscite per partite di giro;

2. conti numerari, dove si rilevano i valori numerari certi (cioè il denaro disponibile in cassa/banca), i

valori numerari assimilati (cioè i crediti e i debiti) e i valori numerari presunti (cioè ratei, risconti e

residui);

3. conti di reddito, dove si rilevano i costi e i ricavi;

l’utile o la perdita di esercizio,

4. conti patrimoniali, dove si rileva, ad esempio, il netto patrimoniale e

le riserve varie (tra cui quelle legali, statutarie, di capitale sociale e straordinarie).

Il metodo della ”partita doppia” prevede che:

1. nei conti finanziari o numerari:

 in dare (o colonna di sinistra), si rilevano le variazioni numerarie attive, cioè:

a. gli aumenti di entrate, crediti, ratei attivi e residui attivi;

b. le riduzioni di uscite, debiti, ratei passivi e residui passivi;

 in avere (o colonna di destra), si rilevano le variazioni numerarie passive, cioè:

a. le riduzioni di entrate, crediti, ratei attivi e residui attivi;

b. gli aumenti di uscite, debiti, ratei passivi e residui passivi.

2. nei conti di reddito, invece:

 in dare (o colonna di sinistra), si rilevano tutti i costi (ad esempio, l’acquisto di un bene, un

mutuo passivo e gli interessi passivi);

 in avere (o colonna di destra), si rilevano tutti i ricavi (ad esempio, la vendita di un bene, un

mutuo attivo e i fitti attivi).

3. nei conti patrimoniali, invece:

 in dare (o colonna di sinistra), si rileva, ad esempio, la perdita di esercizio e la riduzione del

netto patrimoniale e delle riserve varie;

 l’utile di esercizio e l’aumento del netto

in avere (o colonna di destra), si rileva, ad esempio,

patrimoniale e delle riserve varie.

Il metodo della ”partita doppia” si basa su un teorema, cioè la costante uguaglianza tra tutti gli importi

iscritti in dare (o addebitamenti) e tutti gli importi iscritti in avere (o accreditamenti).

Questo teorema prevede due deduzioni:

1. una consiste nel fatto che, in ogni istante, il totale dei saldi in dare è uguale al totale dei saldi in

avere; deduzione consiste nel fatto che la somma algebrica dei saldi in dare deve essere

2. mentre l’altra

uguale ma di segno opposto alla somma algebrica dei saldi in avere.

esempio, l’Ente pubblico che deve registrare l’acquisto di un computer per €800 attraverso un

1)Ad

assegno bancario dovrà annotare una riduzione di uscita in conto capitale per €800 ed un aumento dello

stesso importo di uscita impegnata (sotto l’aspetto finanziario) e dovrà annotare una riduzione della propria

cassa per €800 ed un aumento dello stesso importo del (sotto l’aspetto economico);

conto corrente bancario

questa scrittura contabile è:

U c/capitale U impegnate Computer Banca U c/capitale a U impegnate 800

€800 €800 €800 €800 Computer a Banca 800

esempio, l’Ente pubblico che deve registrare l’accensione di un mutuo €

2)Ad passivo per 10.000 dovrà

annotare una riduzione di entrata in conto capitale per € 10.000 ed un aumento dello stesso importo di

entrata accertata (sotto l’aspetto finanziario) e dovrà annotare una riduzione di banca per € 10.000 ed un

mutuo passivo (sotto l’aspetto economico):

aumento dello stesso importo del

 al momento del pagamento delle quote capitale, l’Ente pubblico dovrà annotare, annualmente, una

riduzione di uscita in conto capitale (ad esempio, per €700) ed un aumento dello stesso importo di

(sotto l’aspetto finanziario) e dovrà annotare una riduzione del mutuo passivo

uscita impegnata

(per €700) ed un aumento dello stesso importo del (sotto l’aspetto

conto corrente bancario

economico);

 al momento del pagamento delle quote interesse, invece, l’Ente pubblico dovrà annotare,

annualmente, una riduzione di uscita corrente (ad esempio, per €300) ed un aumento dello stesso

importo di uscita impegnata (sotto l’aspetto finanziario) e dovrà annotare una riduzione degli

interessi passivi (per €300) ed un aumento dello stesso importo del conto corrente bancario (sotto

l’aspetto economico).

Questa scrittura contabile è:

E c/capitale E accertate Banca Mutuo pass. E c/capitale a E accertata 10000

10000 700 10000

700

10000 10000 300 Banca a Mutuo passivo 10000

U c/capitale U impegnate U correnti Inter pass U c/capitale a U impegnate 700

700 300

700 300

300 Mutuo pass. a Banca 700

300 U correnti a U impegnate 300

Interes pass a Banca 300

CAPITOLO 7

1. I principi generali di un moderno sistema contabile pubblico

I principi generali del sistema contabile di un’Amministrazione Pubblica devono essere determinati

coerentemente con le funzioni alle quali i documenti contabili devono adempiere.

Questi principi contabili sono:

1. la veridicità;

2. la continuità;

l’annualità;

3.

4. la pubblicità;

l’universalità;

5. l’integrità;

6. l’unità;

7.

8. la prudenza;

9. la competenza finanziaria ed economica;

10. gli equilibri di bilancio.

La veridicità

Per veridicità si intende che un sistema contabile deve rappresentare, in modo veritiero e corretto, le

condizioni delle operazioni di gestione di un Ente pubblico:

1. per quanto riguarda i documenti previsionali, questi devono riflettere le prevedibili conseguenze

delle operazioni che si svolgeranno nel futuro periodo di riferimento;

2. per quanto riguarda i documenti di rendicontazione, invece, questi devono riflettere la reale

situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell’Ente pubblico al termine del periodo concluso.

La continuità

continuità, invece, si intende che un sistema contabile deve essere orientato al futuro dell’attività

Per

istituzionale dell’Ente pubblico, perché altrimenti non si potrebbe più fare riferimento alla documentazione

ordinaria di bilancio, ma si dovrebbero utilizzare documenti straordinari idonei alle particolari circostanze di

commissariamento o di liquidazione che l’Ente pubblico sta fronteggiando.

L’annualità

Per annualità, invece, si intende che il bilancio e gli altri documenti contabili devono essere predisposti

tenendo conto che l’unità temporale di riferimento è l’anno finanziario, che corrisponde all’anno solare

– 31 Dicembre) e si differenzia dall’esercizio finanziario, cioè l’insieme di tutte le operazioni

(1° Gennaio di

gestione svolte nel periodo amministrativo di riferimento.

La pubblicità

Per pubblicità, invece, si intende che i documenti contabili devono essere portati a conoscenza di tutti i

esterni all’Ente pubblico interessati a conoscere

soggetti interni ed il suo andamento gestionale; la

pubblicità, però, raggiunge il suo scopo solo se i documenti contabili vengono pubblicati in forme più

sintetiche e più facili da comprendere.

L’universalità e l’integrità

Per universalità, invece, si intende che i documenti contabili devono considerare tutte le entrate e tutte le

uscite previste da un Ente pubblico, mentre per integrità si intende che nei documenti di previsione e nei

documenti di rendicontazione devono essere iscritte le entrate al lordo delle relative spese sostenute per la

riscossione e le uscite al lordo delle relative entrate.

Con il principio contabile dell’integrità, quindi, si mira a dare una valutazione lorda dell’attività finanziaria

di un Ente pubblico, allo scopo di evitare che sfuggano alcune fonti di entrata o alcuni oggetti di uscita.

L’unità

Per unità, invece, si intende che un Ente pubblico deve redigere un unico bilancio di previsione ed un unico

per cui non sono ammesse gestioni ”fuori bilancio”, a meno che delle norme

rendiconto generale, speciali

autorizzino deroghe o prevedano eccezioni: per gestioni ”fuori bilancio” si intendono le operazioni

dell’Ente pubblico.

finanziarie attive e passive che sono indipendenti dalla normale gestione finanziaria

La prudenza

Per prudenza, invece, si intende che i documenti contabili devono escludere i ricavi non ancora realizzati e

deve considerare le perdite anche se non definitivamente conseguite.

La competenza

Per competenza finanziaria, invece, si intende che i documenti contabili finanziari devono rilevare le entrate

e le uscite nel momento in cui vengono accertate ed impegnate, mentre per competenza economica si

intende che i documenti contabili economici devono rilevare i costi e i ricavi relativi all’esercizio in cui si

sono verificati i fatti che li hanno generati.

Gli equilibri di bilancio

Per equilibri di bilancio, invece, si intende che un Ente pubblico deve rispettare le condizioni di equilibrio

finanziario ed economico della propria gestione, allo scopo di garantire un utilizzo ottimale delle risorse a

disposizione e una duratura attitudine dell’Ente pubblico a perseguire le proprie finalità istituzionali:

1. per pareggio finanziario si intende che i documenti contabili finanziari devono presentare un

equilibrio tra le entrate e le uscite previste, e devono garantire una forma di copertura a tutte le spese

iscritte;

2. per pareggio economico, invece, si intende che i documenti contabili economici devono presentare

un equilibrio tra i costi e i ricavi di competenza, e devono garantire una forma di copertura a tutti i

costi iscritti.

2. I documenti essenziali per un moderno sistema contabile pubblico

I documenti contabili essenziali che rappresentano la gestione finanziaria, economica e patrimoniale delle

Amministrazioni Pubbliche possono essere preventivi o consuntivi:

1. i documenti preventivi sono:

 il preventivo finanziario (o bilancio di previsione);

 il preventivo economico;

 il quadro generale della gestione finanziaria.

Al preventivo finanziario sono allegati quattro documenti:

 la relazione programmatica;

 la relazione del collegio dei revisori (o dei sindaci);

 la tabella dimostrativa del presunto risultato di amministrazione;

 il bilancio pluriennale.

2. i documenti consuntivi, che costituiscono il rendiconto generale, invece, sono:

 il Rendiconto Finanziario (o conto del bilancio);

 il Conto Economico;

 la Situazione Patrimoniale;

 la Nota Integrativa.

Gli allegati al rendiconto generale sono:

 la relazione del presidente;

 la relazione del collegio dei revisori (o dei sindaci);

 la Situazione Amministrativa. CAPITOLO 8

1. La logica della gestione e della rilevazione finanziaria pubblica

La contabilità finanziaria fornisce un bilancio di previsione, che viene detto autorizzatorio, perché ha come

oggetto la previsione di una serie di autorizzazioni per le entrate ed una serie di autorizzazioni e limitazioni

che l’Ente pubblico potrà accertare

per le uscite, nel senso che programma e pianifica le entrate e le uscite

che corrisponde all’anno solare –

ed impegnare nel prossimo anno finanziario, (1° Gennaio 31 Dicembre).

2. Le tipologie di entrata

Le entrate si distinguono in tre macroaggregati:

le entrate correnti, cioè quelle che comportano l’aumento del patrimonio di un Ente pubblico (come,

1. ad esempio, le entrate derivanti dalla vendita di un bene, le entrate contributive, i proventi

patrimoniali e i trasferimenti correnti dallo Stato o da altri Enti pubblici);

le entrate in conto capitale (o d’investimento), cioè quelle che comportano una

2. permutazione (o

trasformazione) del patrimonio di un Ente pubblico (come, ad esempio, la vendita di beni

patrimoniali, che infatti comporta la loro trasformazione in moneta);

3. le entrate per partite di giro, cioè quelle che un Ente pubblico raccoglie per conto di terzi e le

restituisce interamente ai terzi stessi nei tempi stabiliti dalla legge (come, ad esempio, le ritenute

fiscali operate sui compensi spettanti al personale dipendente: in questo caso, infatti, l’Ente pubblico

delle somme a titolo di sostituto di imposta per conto dell’Erario e a questo

trattiene le versa

interamente con le scadenze previste per legge).

Le entrate, a loro volta, sono ripartite in aggregati di livello inferiore, cioè:

1. i Titoli, che individuano la provenienza delle entrate, cioè le distinguono in Entrate tributarie,

Entrate derivanti da contributi e trasferimenti correnti, Entrate extratributarie, Entrate derivanti da

vendite trasferimenti di capitale e riscossione di crediti, Entrate derivanti dall’accensione di prestiti

ed Entrate per conto di terzi;

2. le Categorie, che sono una disaggregazione dei titoli effettuata secondo la loro tipologia (ad esempio,

le Entrate tributarie possono essere distinte in imposte sul reddito, imposte sul patrimonio ed imposte

sui consumi);

3. i Capitoli, che sono unità elementari di bilancio definiti in funzione dello specifico oggetto al quale

(ad esempio, l’IRPEF, l’IRAP e l’ICI).

si riferiscono le entrate

Nel caso in cui un Ente pubblico ha una struttura organizzativa molto complessa, questi aggregati sono

preceduti dalle Unità Previsionali di Base (U.P.B.), definite come insiemi di risorse finanziarie assegnate ai

vari Centri di Responsabilità Amministrativa, ai quali è affidata la relativa gestione.

3. Le fasi contabili delle entrate

Le fasi contabili delle entrate sono:

1. la previsione;

l’accertamento;

2.

3. la riscossione;

4. il versamento.

La previsione

La fase della previsione è quella che porta alla determinazione del probabile ammontare delle risorse

finanziarie acquisibili dall’Ente pubblico e si conclude con l’approvazione del bilancio di previsione: in

questa fase, è molto importante applicare i principi della prudenza e dell’attendibilità, perché una differente

stima delle entrate rispetto alle uscite potrebbe generare degli squilibri della gestione finanziaria.

L’accertamento

La fase dell’accertamento, pubblico, il diritto a riscuotere il

invece, è quella in cui sorge, in capo all’Ente

volume di risorse finanziarie previsto.

Un’entrata è accertata quando, sulla base di un documento, viene:

1. verificata la ragione del credito;

2. individuato il debitore;

3. quantificata la somma da incassare;

4. fissata la relativa scadenza.

La riscossione il debitore paga la somma dovuta all’Ente pubblico, in

La fase della riscossione, invece, è quella in cui

modo diretto o indiretto: debitore paga presso l’Istituto tesoriere o cassiere:

1. se il pagamento avviene in modo diretto, il

 l’Istituto tesoriere consegnerà la somma ricevuta all’Ente pubblico, effettuando il controllo

sullo stanziamento;

 l’Istituto cassiere consegnerà la somma ricevuta all’Ente pubblico,

mentre senza effettuare il

controllo sullo stanziamento. un ”agente di riscossione”,

2. se, invece, il pagamento avviene in modo indiretto, il debitore paga presso

d’ufficio o per contratto:

che può essere

 gli ”agenti d’ufficio” sono quelli legati da un rapporto di lavoro con l’Ente pubblico;

 mentre gli ”agenti per contratto” sono quelli esterni all’Ente pubblico e ai quali è stato

affidato il servizio di riscossione attraverso un contratto.

Il versamento

La fase del versamento, invece, è quella in cui le somme riscosse vengono trasferite nella cassa o nel conto

dell’Ente pubblico ricevente

corrente bancario riscossione solo quando l’Ente pubblico si avvale di un ”agente di

Questa fase è separata da quella della

riscossione” esterno, mentre, se il pagamento da parte del debitore avviene presso l’Istituto tesoriere o

cassiere oppure presso un ”agente d’ufficio”, la fase del versamento non esisterebbe, perché coinciderebbe

con la fase della riscossione.

4. Le tipologie di uscita

Come le entrate, anche le uscite si distinguono in tre macroaggregati:

1. le uscite correnti, cioè quelle che comportano la riduzione del patrimonio di un Ente pubblico (come,

ad esempio, le uscite derivanti dall’acquisto di un bene, le uscite per il pagamento di stipendi al

personale in attività, gli oneri finanziari e le uscite tributarie);

le uscite in conto capitale (o d’investimento), cioè quelle che comportano una

2. permutazione (o

trasformazione) del patrimonio di un Ente pubblico (come, ad esempio, l’acquisto di impianti,

l’acquisto di partecipazioni azionarie e le rate di rimborso di un prestito);

3. le uscite per partite di giro, cioè quelle che un Ente pubblico raccoglie per conto di terzi e le

restituisce interamente ad altri Enti pubblici nei tempi stabiliti dalla legge (ad esempio, le ritenute

erariali che, infatti, un Ente pubblico raccoglie per conto di un terzo e le versa interamente allo Stato

con le scadenze previste per legge).

Le uscite, a loro volta, sono ripartite in aggregati di livello inferiore, cioè:

1. i Titoli, che individuano la provenienza delle uscite, cioè le distinguono in Spese correnti, Spese in

conto capitale, Spese per rimborso di prestiti e Spese per servizi per conto di terzi;

2. le Categorie, che sono una disaggregazione dei titoli effettuata secondo la loro tipologia (ad esempio,

le spese per l’acquisto

le spese per gli stipendi, le spese per gli interessi passivi e di materie prime);

3. i Capitoli, che sono unità elementari di bilancio definiti in funzione dello specifico oggetto al quale

si riferiscono le uscite (ad esempio, le spese per una singola opera pubblica).

5. Le fasi contabili delle uscite

Le fasi contabili delle uscite sono:

1. la previsione;

l’impegno;

2.

3. la liquidazione;

l’ordinazione;

4.

5. il pagamento.

La previsione

La fase della previsione è quella che porta alla determinazione del probabile ammontare dello stanziamento,

definito come la quantità massima di uscita che un Ente pubblico può impegnare per effettuare determinate

questa fase si conclude con l’approvazione del bilancio di previsione.

spese:


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Economia delle amministrazioni pubbliche del professore Pepe su: Contabilità di Stato, Enti pubblici, aziende pubbliche, Amministrazioni Pubbliche, Enti istituzionali, patrimonio pubblico (Enti locali, Enti previdenziali, Aziende sanitarie e CONI), beni pubblici, sistema informativo delle Amministrazioni Pubbliche, contabilità (finanziaria, generale e analitica), metodo della ”partita doppia”, principi generali di un moderno sistema contabile pubblico, documenti essenziali per un moderno sistema contabile pubblico, tipologie di entrata, fasi contabili delle entrate, tipologie di uscita, fasi contabili delle uscite, fasi di diritto e le fasi di fatto, gestione dei residui, istituti di gestione dei residui, documenti preventivi e allegati (bilancio di previsione; preventivo economico; quadro generale della gestione finanziaria; relazione programmatica; relazione del collegio dei revisori o dei sindaci; tabella dimostrativa del presunto risultato di amministrazione iniziale; bilancio pluriennale), documenti consuntivi (Rendiconto Finanziario; Situazione Patrimoniale; Nota Integrativa), allegati al rendiconto generale (Relazione del presidente; relazione del collegio dei revisori o dei sindaci; Situazione Amministrativa), scritture di assestamento, scritture di rettifica, scritture di integrazione, sopravvenienze e insussistenze, economicità, efficienza, efficacia, controllo amministrativo (controlli interni ed esterni).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia, finanza e diritto per la gestione d'impresa
SSD:
Docente: Pepe Pompeo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bocci1986 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle amministrazioni pubbliche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pepe Pompeo.

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