F. Carlucci – Traccia per un corso di econometria
Modulo 5. Il modello di regressione con schema ARMA sui residui
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Modulo 5.1 Schema AR(1) sui residui
L'autocorrelazione del primo ordine nei residui del modello lineare (4.1.1) può essere generata in molti modi. Uno di questi, esempio tra i più rilevanti, consiste nel fatto che i residui siano generati da un processo autoregressivo del primo ordine, cioè che sia:
ut = φut−1 + εt (5.1.1)
tale che:
E(εt) = 0 ∀t (5.1.2)
E(εt · εs) = 0 t ≠ s (5.1.3)
Le ipotesi stocastiche (deboli) sui residui sono quelle standard. Il parametro φ (di autoregressione del primo ordine) è proprio uguale all'autocorrelazione del primo ordine dei residui. Infatti, poiché dalla (5.1.1) si trae che:
ut = (1 − φL)−1 εt = εt + φLεt + φ2L2εt + … (5.1.4)
dove è stata utilizzata la somma infinita dei termini di una successione geometrica di ragione φ, allora:
E(ut) = E((1 − φL)−1 εt) = 0 ∀t (5.1.5)
e:
Cov(ut, ut−1) = φσ²ε = φσ²u (5.1.6)
ρ(1) = φσ²u/σ²u = φ (5.1.7)
Il test di Durbin
Si è visto che se nel modello (4.1.1) è presente l'intercetta e le variabili esplicative non sono stocastiche, l'ipotesi di assenza di autocorrelazione del primo ordine, cioè la nulla:
H0: ρ(1) = 0 (5.1.8)
può essere verificata con il test DW. Se invece tra le variabili esplicative sono presenti endogene ritardate, come nel caso seguente:
yt = β0 + β1yt−1 + β2yt−2 + … + βryt−r + γ1x1t + … + γkxkt + ut (5.1.9)
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tale test non può più essere usato. Durbin, da solo, costruì un test che verificasse la (5.1.8) nel caso della (5.1.9) con residui generati dallo schema autoregressivo del primo ordine (5.1.1). Egli dimostrò che sotto la nulla (5.1.8) la statistica:
h = d(ρ(1) − 1) √(n)/√(Var(β1)) → N(0,1) (5.1.10)
cioè si distribuisce asintoticamente come una variabile aleatoria normale standardizzata, nell'ipotesi che:
√(n)/√(Var(β1)) > 0 (5.1.11)
dove β̂1 è lo stimatore dei minimi quadrati di β1.
Osservazione 5.1 - Operativamente, si considera valida la (5.1.10) se n è grande, diciamo n > 40:
- Si stima la (5.1.9) con gli OLS, si calcola β̂1 e si determina la serie dei residui stimati;
- Tramite ρ̂u(1) si calcola il coefficiente di correlazione campionaria dato dalla (4.2.3);
- Si calcola la h data dalla (5.1.11) e si effettua l'usuale test con la normale standardizzata; al livello di significatività del 5% si accetta l'ipotesi nulla (5.1.8) di assenza di autocorrelazione del primo ordine nei residui se h è contenuto nell'intervallo [−1.645, +1.645); se h < −1.645 si accetta l'alternativa con ρ(1) < 0; se h ≥ −1.645 si accetta l'alternativa con ρ(1) > 0.
Se non vale la (5.1.11), Durbin dimostrò che i passi precedenti sono asintoticamente (cioè per n grande) equivalenti ai seguenti:
- Si stima la (5.1.9) con gli OLS e si determina la serie dei residui stimati;
- Si costruisce il modello ut = β0 + β1ut−1 + β2ut−2 + … + βryt−r + γ1x1t + … + γkxkt + vt e lo si stima;
- Si esegue il test della t di Student su β0; se tale test suggerisce di rifiutare che β0 = 0, allora si rifiuta la (3.1.8), cioè si accetta l'ipotesi che esista autocorrelazione di primo ordine nei residui.
Osservazione 5.2 - Il test di Durbin non è valido per verificare un'autocorrelazione del primo ordine proveniente da una fonte qualsiasi; è valido soltanto quando l'autocorrelazione è generata dallo schema (5.1.1).
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Modulo 5.2 Schemi ARMA(p, q) sui residui
L'esempio del paragrafo precedente, costituito dal modello lineare (4.1.1) con i residui che seguono lo schema autoregressivo del primo ordine (5.1.1), può essere esteso al caso di residui che seguono uno schema autoregressivo del secondo ordine:
ut = φ1ut−1 + φ2ut−2 + εt (5.2.1)
con le ipotesi (5.1.2) e (5.1.3), oppure ancora uno schema autoregressivo di ordine generico p:
ut = φ1ut−1 + φ2ut−2 + … + φput−p + εt (5.2.3)
Ma anche la componente MA(1):
ut = εt − θ1εt−1
e più in generale allo schema MA(q):