Francesco Carlucci – Traccia per un corso di Econometria
Modulo I – Concetti di base
2 I MODELLI ECONOMETRICI E LA LORO
COSTRUZIONE
Indice del capitolo
2.1 Analisi economica e analisi econometrica..............................................................3
2.2 I modelli e le loro caratteristiche ..........................................................................7
Modelli statici e dinamici ...............................................................................7
Il breve e il lungo periodo................................................................................8
Modelli fisici e analitici ..................................................................................9
Le variabili logaritmizzate, i tassi di variazione e le elasticità....................... 10
2.3 Il processo di specificazione ................................................................................ 14
Specificazione teorica e specificazione econometrica....................................... 15
2.4 Tassonomia delle equazioni ................................................................................ 20
Equazioni di comportamento ........................................................................ 20
Equazioni istituzionali ................................................................................. 21
Equazioni tecniche........................................................................................ 22
Equazioni definitorie .................................................................................... 22
Identità ........................................................................................................ 22
Funzioni di reazione ..................................................................................... 22
2.5 Forma strutturale e forma ridotta delle equazioni .............................................. 24
La struttura economica................................................................................. 24
Forma ridotta di un modello ......................................................................... 25
Un modello di domanda e offerta .................................................................. 27
2.6 Variabili teoriche e variabili osservabili.............................................................. 29
Schemi di attese adattive .............................................................................. 29
L’operatore di ritardo L ................................................................................ 31
2.7 La causalità nelle relazioni economiche.............................................................. 33
La causalità in un modello di domanda e offerta........................................... 33
Causalità e curva di Phillips ........................................................................ 34
L’impostazione di D. Hume ........................................................................... 35
La causalità secondo G.H. Orcutt.................................................................. 36
L’impostazione di H. Simon .......................................................................... 37
La causalità secondo H. Wold ....................................................................... 39
2.8 Linearizzazione di modelli non lineari rispetto alle variabili ............................... 40
La tendenza temporale come curva polinomiale deterministica...................... 41
Semplici forme di equazioni non lineari nelle variabili.................................. 41
Il sentiero di equilibrio di lungo periodo in forma continua ........................... 42
Il modello nei logaritmi delle variabili.......................................................... 43
Riparametrizzazioni ..................................................................................... 43
La trasformazione delle variabili di Box-Cox................................................. 43
Il modello lineare.......................................................................................... 45
Il modello reciproco....................................................................................... 45
Il modello semilogaritmico............................................................................ 45
Il modello log-lineare .................................................................................... 45
2.9 Analisi dimensionale .......................................................................................... 46
Dimensioni fondamentali.............................................................................. 46
18/03/03, 17.50 Edizione 2.1
Modulo I – Concetti di base
Variabili di stock e variabili di flusso ........................................................... 48
La soddisfazione ........................................................................................... 48
Verifiche dimensionali delle equazioni .......................................................... 49
2.10 Esercizi .............................................................................................................. 51
2.11 Riferimenti bibliografici...................................................................................... 52
2-2
Modulo I – Concetti di base
2.1 Analisi economica e analisi econometrica
Per illustrare con chiarezza il significato e gli obiettivi dell’econometria è opportuno
partire da alcuni contenuti dell’analisi economica per effettuarne poi un’estensione
in termini di elaborazione econometrica; si riesce così più facilmente a metterne in
risalto le caratteristiche specifiche e ad evidenziarne le potenzialità.
Un’analisi economica di grande rilevanza fu fatta da J.M. Keynes (1936)
quando formulò la relazione tra il consumo e il reddito rappresentabile nella
c y
forma = α + β (2.1.1)
c y α β
dove ed sono mentre e sono e la caratterizzò
variabili parametri,
c y
mediante le proposizioni seguenti:
- la funzione è stabile nel tempo;
α β
- l’intercetta è positiva e la propensione marginale al consumo è positiva e
inferiore all’unità α > < β <
, (2.1.2)
0 0 1
β
- la propensione è inferiore alla propensione media.
Dal punto di vista matematico la forma (2.1.1) è sia rispetto ai
lineare
parametri che alle variabili. Per ottenere una forma rispetto a queste è
non lineare
sufficiente prendere i logaritmi naturali di queste
1
= α + β .
ln c ln y
Per ipotizzare le relazioni (2.1.1)-(2.1.2) il Keynes si basò essenzialmente su
considerazioni teoriche ed il funzionamento reale del sistema economico fu da lui
esaminato, a questo proposito, soltanto in maniera descrittiva.
Sempre nell’ambito dell’analisi economica è possibile supporre che la funzione
del consumo offra una descrizione migliore della realtà economica se viene
y
sostituito dal reddito disponibile
= − (2.1.3)
d
y y v
dove è l’imposta globale sul reddito
v ( )
= α + β − (2.1.4)
c y v
In econometria si usano soltanto i logaritmi in base e.
1 2-3
Modulo I – Concetti di base
in quanto un esame anche semplificato del comportamento dei consumatori può
condurre a ritenere che essi basino le decisioni di spesa sulla quantità di reddito
che hanno effettivamente a disposizione una volta che siano detratte le imposte.
Equazioni quali le (2.1.1) e (2.1.4) sono dette in quanto legano le
statiche
variabili , e allo stesso tempo; ma si può presumere, sempre congetturando
c v
y
in termini di teoria economica, che il consumo al tempo sia piuttosto funzione
c t
del reddito goduto nei periodi precedenti come nella relazione seguente
α >
= α + β < β <
, (2.1.5)
0
c y 0 1
−
t t 1
dove le variabili sono associate ad un indice temporale e è funzione lineare del
c t
reddito di un’unità temporale, oppure nell’altra
ritardato = α + β + β + β (2.1.6)
c y y y
− −
t 0 t 1 t 1 2 t 2
dove la variabile sussiste sia al tempo che ritardato di una e due unità.
corrente
y
La (2.1.6) può essere ulteriormente generalizzata fino a considerare ritardi del
k
reddito α β β
c = + y +β y + … + y
t 0 t 1 t-1 k t-k
ma sorge in tal caso un dissidio fra gli aspetti teorici e quelli empirici dell’analisi,
determinato dal fatto che il numero di ritardi , pur essendo relativamente
k
semplice da determinare in termini empirici, è difficile da giustificare in termini
teorici (perché e non o ?). Questa ulteriore estensione ha quindi un aspetto
k k+1 k-1
di arbitrarietà (il numero di ritardi ) che risulta difficilmente conciliabile con le
k
esigenze di generalità dell’analisi teorica.
Questo dissidio può essere ricomposto se si generalizza la (2.1.6) fino a
considerare infiniti ritardi temporali, ottenendosi lo schema a ritardi distribuiti
infiniti ∞
∑
= α + β + β + β + = α + β (2.1.7)
c y y y ... y
− − −
t 0 t 1 t 1 2 t 2 j t j
=
j 0
nel quale la motivazione economica consiste nel ritenere che il consumo sia
funzione di tutta la storia passata del reddito.
Si noti che in effetti è difficile poter supporre che esistano influenze
significative dalle sulla per ritardi molto grandi. Dal punto di vista
c j
y − t
t j
economico, però, la (2.1.7) ha il pregio di non imporre un ritardo di troncamento k
arbitrario. Al contempo, nonostante in essa figurino infiniti parametri, la (2.1.7) ha
una forte motivazione in termini operativi, data la facilità con cui lo schema a
ritardi distribuiti infiniti può essere trasformato, matematicamente, in modo da
2-4
Modulo I – Concetti di base
β
ridurre il numero, infinito, di parametri presenti ed ottenere una relazione
j
molto parsimoniosa. Se si fanno le ipotesi
β = β ⋅ ρ < ρ < (2.1.8)
,
j 0 1
j
che sono fortemente vincolanti dal punto di vista economico, sostituendo nella
(2.1.7) si ottiene = α + β + βρ + βρ + (2.1.9)
2
c y y y ...
− −
t t t 1 t 2
che, ritardata di un’unità temporale, diventa
= α + β + βρ + βρ + (2.1.10)
2
c y y y ...
− − − −
t 1 t 1 t 2 t 3 ρ
Sottraendo, infine, dalla (2.1.9) la (2.1.10) moltiplicata per si ottiene
( )
− ρ = − ρ α + β (2.1.11)
c c 1 y
−
t t 1 t
( )
− ρ α = α
cioè, ponendo ,
1 ' = α + ρ + β (2.1.12)
c ' c y
−1
t t t β
che mostra come lo schema (2.1.7) con infiniti parametri possa essere
j
α β ρ
trasformato in un altro contenente soltanto , e .
Dunque, sotto le ipotesi (2.1.8) due modelli (2.1.7) e (2.1.12) sono equivalenti,
sebbene il secondo sia ben più parsimonioso del primo. Dal punto di vista
economico, tuttavia, non è affatto detto che le (2.1.8) siano aderenti alla realtà. In
altre parole, il dissidio fra aspetti teorici e aspetti empirici è stato ricomposto
β
inserendo un elemento di rigidità nel modello, cioè l’ipotesi che i decrescano
j
secondo una progressione geometrica. − ρ
2.1 - La quantità è chiamata
Osservazione quasi differenza
c c −
t t 1
ρ =
della ; se si ha una della . Passando dalla (2.1.9)
differenza
c c
1
t t
alla (2.1.11) si dice che si è operato con una quasi differenza sulla .
c
t
2.2 - Dal punto di vista della economica le
Osservazione specificazione
due funzioni (2.1.7) e (2.1.12) differiscono per il fatto che nella prima il
consumo è funzione del reddito ritardato una, due, ..., infinite volte,
mentre nella seconda essa è funzione del solo reddito corrente e di se
y
t
stesso ritardato una sola volta.
2.3 - Se una variabile economica è funzione di se stessa
Osservazione
ritardata una o più volte sussiste un fenomeno di inerzia temporale;
nella (2.1.12) il consumo è una variabile inerziale. 2-5
Modulo I – Concetti di base
All’interno della teoria economica, a questo punto, è difficile, per non dire
impossibile, determinare quale sia la relazione migliore, tra quelle esposte, in
termini di adeguatezza alla rappresentazione del funzionamento reale del sistema
economico; in particolare, la speculazione teorica non è idonea a definire
compiutamente la dinamica economica e quindi a discriminare tra le (2.1.5), (2.1.6)
e (2.1.12) che presentano il reddito ed il consumo associati ad indici temporali
diversi. Per effettuare una scelta razionale, allora, è necessario esaminare la realtà
empirica non più soltanto in forma meramente descrittiva, ma con un’indagine più
avanzata che utilizzi convenientemente i metodi statistici per la determinazione
2
(attraverso una stima) dei parametri e per la valutazione (tramite un criterio di
ottimo) di ciascuno dei modelli proposti. Dall’analisi economica si passa, in tal
guisa, all’analisi econometrica.
Durante le indagini empiriche accade sovente che si abbiano dei suggerimenti o
delle indicazioni sul come modificare le ipotesi economiche di partenza, che quindi
sono soggette ad essere nuovamente dettagliate ed analizzate con la metodologia
fornita dalla statistica, oppure, ancora, data una formulazione teorica di partenza,
avviene frequentemente che l’uso del procedimento econometrico per convalidarla o
per confrontarla con altre ipotesi non tanto conduca ad una sua conferma o
negazione ma piuttosto possa suggerire, in virtù dei ritrovati empirici,
modificazioni o ampliamenti di carattere teorico che naturalmente soltanto il
ricercatore con adeguata preparazione economica può sfruttare integralmente. La
conseguenza di queste argomentazioni è che si sviluppa un’analisi econometrica
composta da fasi di speculazione economica teorica e da fasi di indagine empirica
non separabili bensì fortemente integrate tra di loro.
3
Dunque non è sufficiente l’uso dei dati osservati, come ad esempio l’asserito da Spanos
2
(1986, p.3), a distinguere l’econometria dalle altre forme di studio dei fenomeni economici.
L’analisi descrittiva di questi può esser effettuata all’interno di una speculazione economica
ma non è condizione sufficiente a farla denominare econometrica.
Non ha ragion d’essere, quindi, la vetusta idea secondo la quale la disamina econometrica
3
è soltanto strumentale rispetto a quella economica. 2-6
Modulo I – Concetti di base
2.2 I modelli e le loro caratteristiche
Modelli statici e dinamici
Le relazioni (2.1.1) e (2.1.4) tra le variabili ed costituiscono dei modelli
c y
rappresentativi di ipotesi economiche, e le disuguaglianze (2.1.2) cui sono soggetti
α β
loro parametri e ne costituiscono parte integrante. Questi modelli sono
rappresentazioni formali ed idealizzate delle caratteristiche osservate di regolarità
e stabilità dei fenomeni economici sotto studio e vengono specificati in base al
processo interattivo di speculazione teorica ed indagine empirica descritto nel
paragrafo precedente. Tali caratteristiche sono anche chiamate (si
fatti stilizzati
4
veda più avanti la figura 2.1).
I modelli (2.1.1) ed (2.1.4) sono detti poiché vi intervengono solo variabili
statici
cioè sono associate allo stesso tempo ; i modelli (2.1.5) (2.1.6) (2.1.7) e
correnti, t
(2.1.12) sono detti in quanto contengono variabili sia correnti che
dinamici
di una o più unità temporali.
ritardate
Poiché i fenomeni economici evolvono nel tempo, i modelli dinamici hanno una
rilevanza ben più grande degli statici, ma occorre tener presente che questi ultimi
possono sovente essere considerati come rappresentativi dei sentieri di equilibrio di
dei modelli dinamici. Consideriamo ad esempio la relazione dinamica
lungo periodo
(2.1.12), che lega l’andamento del consumo a quello del reddito. Se si suppone, per
semplicità, che il reddito segua un sentiero costante (2.2.1)
y = y
t
allora anche il consumo tenderà a seguire una traiettoria costante . Sostituendo,
c
la (2.1.12) diventa α′ β
+ (2.2.2)
c = y
− ρ − ρ
1 1
che è analogo al modello statico (2.1.1); quest’ultimo, dunque, può essere visto come
la relazione di equilibrio di lungo periodo tra il consumo ed il reddito nel caso in cui
il modello di breve periodo sia quello dinamico (2.1.12) ed il comportamento di
lungo periodo del consumo sia definito dalla (2.2.1). β
2.4 - Nella (2.1.12) il parametro , che misura l’effetto
Osservazione
immediato di un incremento del reddito sul consumo, può essere
considerato come la propensione marginale al consumo di breve periodo
Il concetto moderno di modello può essere fatto risalire i lavori di R. Frisch [1935-36] e J.
4
Tinbergen [1939]. 2-7
Modulo I – Concetti di base β/(1-ρ)
mentre ricaviamo dalla (2.2.2) che quella di lungo periodo vale .
Dato che la propensione di breve è minore di quella di lungo
0≤ρ<1 ρ =
periodo. Ovviamente, se , cioè se la (2.1.12) diventa un modello
0
statico, le due propensioni sono uguali.
Il breve e il lungo periodo
La differenziazione tra il breve e il lungo periodo assume importanza basilare non
soltanto quando si tratta la teoria economica ma anche quando si costruisce un
modello. Si ebbe un esempio di questo concetto quando fu osservato che negli anni
compresi tra le due guerre mondiali negli U
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