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Dentro un destino comune

(rivista)

5. Narratori spagnoli

di Martina Sanfilippo

Negli anni Ottanta in Spagna comincia a diffondersi un certo interesse per l'oralità in genere, e in particolare,

per il recupero della tradizione orale narrativa cantata o in prosa in diverse zone dello stato spagnolo.

Francisco Garzòn Céspedes, un autore cubano, sosteneva (e sostiene) di aver inventato una nuova arte

scenica, da lui battezzata Narracion Oral Escenica (N.O.E.) e si dedicò a diffonderla grazie a innumerevoli

laboratori che presentò in giro per la penisola iberica, in università, centri culturali, etc.

I narratori della N.O.E più che cercare un ambiente teatrale, cercano uno spazio più vicino al pubblico, come

un pub o dei caffè.

Purtroppo fin dagli inizi degli anni Novanta, i narratori cominciarono ad essere definiti con l'etichetta di

cuntacuentos (letteralmente “raccontaracconti”, ma in realtà quasi “raccontafiabe”), una definizione riduttiva

che alluce ad un lavoro di intrattenimento leggero e per lo più rivolto ad un pubblico infantile.

In generale il repertorio dei narratori spagnoli è formato da brevi narrazioni che vengono poi montate a

seconda del pubblico in spettacoli di un'ora circa.

La maggior parte di queste narrazioni sono adattamenti di racconti letterari (propri o altrui), anche se ci sono

persone che preferiscono raccontare storie tradizionali e popolari, leggende o aneddoti personali. Le

tematiche sono in genere molto lontane dell'impegno civile e politico che caratterizza la narrazione italiana,

probabilmente dovuta alla forte sfiducia nei confronti della politica e nella difficoltà a ricordare un passato

ancora troppo recente.

Qui si è parlato dei narratori come di un insieme unitario, ma in realtà essi sono profondamente divisi,

principalmente a causa delle differenze linguistiche.

Purtroppo il teatro di narrazione spagnolo al momento vive un profondo periodo di stallo, in parte dovuto

alla difficoltà di essere accettato come una forma di teatro e non di puro intrattenimento da pub o rilegato a

festival.

Magdalena Labarga è stata una delle fondatrici della Cuarta Pared (il locale che ospita spettacoli di

narrazione). Nei suoi esordi come attrice prediligeva racconti letterari sudamericani, ma già da alcuni anni

sta svolgendo un lavoro di ricerca su quella che in Spagna si definisce autoficcion: un'autobiografia fittizia,

più o meno romanzata, che può avvalersi di esperienze e racconti altrui.

Noemi Caballer è invece una narratrice nata e cresciuta in una zona rurale dei Pirenei, trasferitasi a

Barcellona dopo i 18 anni. La sua formazione coniuga il lavoro di bibliotecaria, con un'importante eredità

familiare: sua nonna raccontava storie e il nonno, banditore del paese, metteva in rima e reclamava i bandi.

Josè Luis Campanari, argentino di origini calabresi, vive ora in Galizia da dieci anni. Ha contribuito alla

formazione di molti autori di narrazione spagnola grazie ai suoi laboratori sull'espressività corporea.

Paula Carballeira

Quico Cadaval

Carlos Alba si ricollega ad una tradizione asturiana che risale al sedicesimo secolo, quella del monologuista:

un artista popolare (si tratta di un mestiere solo maschile) che, nelle piazze o nelle osterie, presenta spettacoli

costruiti su un intreccio di prosa, rima e canto, in cui si mescolano diversi tipi di poesia, canzoni comiche e

trasgressive, spesso scurrili, barzellette, racconti orali e aneddoti in cui è di solito presente il tema del

conflitto città-campagna o quello della guerra dei sessi. I monologuisti sono (o meglio erano visto che ora ne

esistono cinque o sei) dei cronisti orali che distorcono la realtà a loro piacimento e, attraverso il proprio

personaggio scenico, presentano una critica spesso feroce alla situazione sociale.

Non si tratta di un lavoro di informazione: quella che Carlos Alba propone è la reazione, a volte lo sconcerto,

del personaggio Cellero alle notizie dell'attualità, così come gli arrivano filtrate dalla televisione.

6. Verbatim Theatre

Nuova voce della scena politica inglese

di Delia Giubeli

Storytelling vs Teatro di narrazione

Il teatro di impegno civile in Gran Bretagna viene chiamato Verbatim, che letteramentente significa “parola

per parola”, in quanto che i testi derivati dalle interviste e dalla documentazione raccolta vengono riportati in

scena dagli attori senza alcuna modifica, citandoli appunto parola per parola.

Verbatim Theatre: specchio della politica

Il Verbatim Theatre nasce come risposta al bisogno di un nuovo teatro politoco che riesca a leggere l'attualità

con gli stessi messi con cui questa si esprime al livello dell'informazione e della comunicazione di massa.

Mentre in Italia il teatro politico si è principalmente rivolto al quadro nazionale, nel contesto inglese si

registra una forte attenzione per le scelte di politica estera, questo perché la Gran Bretagna è ancora, seppure

in modo informale, un “impero” che influisce su molti paesi.

Il Verbatim in un certo senso ha liberato dai suoi luoghi deputati il processo di investigazione che non

avviene più solo nei tribunali, sulla stampa o nel Parlamento, ma anche a teatro, e forse con maggiori

possibilità di approfondimento.

Verso la formulazione di un metodo

Le fasi principali del processo di lavoro del Verbatim possono essere riassunte in tre momenti:

Ricerca dei dati: attraverso interviste e raccolta di documenti, dove il regista e gli attori collaborano

• con giornalisti e avvocati, assumendo a loro volta il ruolo di giornalisti e inquirenti, impegnati in

prima linea nel processo di investigazione;

Rielaborazione del materiale: attraverso un metodo del cosiddetto collating, dove il drammaturgo

• collabora a più stretto contatto con il regista e i giornalisti, utilizzando tecniche giornalistiche e

teatrali nel lavoro di messa a punto dei testi teatrali;

Prove e messinscena: con la compagnia di attori nei ruoli degli intervistati.

Il lavoro creativo è soprattutto nel montaggio del materiale e nell'interpretazione dei personaggi da parte

degli attori: è proprio la chiave di lettura che regista e giornalista decidono di dare dei fatti a regalare un

punto di vista diverso dalla realtà.

Dalla cronaca alla politica

I fatti di cui si occupa il Verbatim sono principalmente di politica interna ed estera del governo.

Interview Plays: l'intervista come drammaturgia

Uno dei metodi più utilizzati nella fase di ricerca è quello dell'interview: strumento che permette di entrare in

profondità nell'esperienza vissuta di una persona attraverso la sua testimonianza diretta. Possiamo

evidenziare due tipologie di intervista che riflettono gli obiettivi che l'interviewer vuole ottenere: l'uno dà

voce alle vittime, l'altro ai colpevoli, ossia coloro che sono stati additati dalla stampa come tali e non hanno

mai avuto modo di potersi difendere.

Lo scopo di questo tipo di teatro insomma non è quello di integrare il sistema informativo, ma fornire

elementi di contro-informazione e ribaltare l'analisi dei casi dibattuti seguendo prospettive opposte.

Tribunal Plays: il processo a teatro

I Tribunal Plays sono diventati quasi una specie di sottogenere del Verbatim, qui la drammaturgia si fonda

esclusivamente sugli atti di un processo, che regista, drammaturgo e giornalista decidono di trasformare in

spettacolo teatrale.

Il lavoro di ricerca e il collating dei materiali raccolti puntano principalmente alla riduzione quantitativa


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DETTAGLI
Esame: Drammaturgia
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erica.davanzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Guccini Gerardo.

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