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Riassunto, esame di Teoria e Tecniche della composizione drammatica, Prof. Guccini, libro consigliato Prove di drammaturgia, Guccini Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Teoria e tecniche della composizione drammatica basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Guccini: "Prove di drammaturgia" a cura di G. Guccini.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: Articoli "A GOETHE- Storie di Laboratorio Teatro Settimo" (G.Vacis); "La vicenda del testo" (L. Curino); "Il pellegrinaggio continua.... Vedi di più

Esame di Teoria e tecniche della composizione drammatica docente Prof. G. Guccini

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Costruire spazio = costruire tempo, produrlo invece che consumarlo, inventarlo con le storie.

Ansia narrativa di Nel tempo tra le guerre, Stabat Mater, La storia di Romeo e Giulietta

affermazione dell’esistenza del tempo.

NB: Tutti gli spettacoli vogliono dire che esiste il tempo, esiste la realtà, esisto io, esisti tu.

Elementi consapevolezza del viaggiare, comprensione del tempo. Lavorando a quello spettacolo

imparammo che il progetto non è il disegno il progetto è l’idea, il desiderio e insieme la sua

realizzazione. Progettare è abitare il tempo, impiegarlo; è produrre il tempo. Progettare è tempo: il

tempo che si passa insieme a un desiderio. Il tempo in cui il desiderio prende forma, che prima non

aveva e man mano cambia. È un procedere dinamico, un ieri e domani insieme.

Chi è l’agente del progetto? L’autore. Io che scrivo, tu che leggi. Tutte le persone che hanno

partecipato alla messinscena. Sono le trasformazioni dello spettacolo sulla vita, il pubblico. L’autore

del progetto non è una persona e neanche tutte le persone insieme; l’autore del progetto sono le

relazioni tra le persone. Qualcosa di leggero, rapido, esatto ma molteplice, comunque visibile.

Un progetto è una tale molteplicità di componenti che di volta in volta va cercato il linguaggio, la

forma che lo definisca. L’autore del progetto è ambiente, osservatorio e casa; il progetto stesso è

ambiente, osservatorio e casa. È la possibilità di identificare il progetto e il suo autore, riuscire a

comprendere lo sguardo sull’oggetto e l’oggetto. Essere contemporaneamente il disegno e la casa.

LA VICENDA DEL TESTO- Laura Curino

Del titolo: Elementi di struttura del sentimento

Somigliava a Esercizi sulla tavola di Mendelev che conteneva la stessa speranza: che fosse possibile

costruire uno spettacolo come Mendeleev concepì la sua tavola periodica, ossia in un atto di fede

(esistenza di elementi non ancora scoperti). Fede e scienza convivono. Elementi di struttura del

sentimento titolo che cerca rigore dove sembra esserci solo passione.

Prologo: un libro correva da qualche mese di mano in mano. Con circospezione

Affinità elettive di Goethe romanzo del progetto. A suo tempo grande successo. Loro lo leggono

coinvolti in un lavoro ai confini tra teatro, sociologia e urbanistica che aveva portato alla redazione

di un piano regolatore per la cultura.

Ci si interrogava sul senso e sugli strumenti della progettualità. La progettualità a lunga scadenza

non la fa più nessuno, la progettazione richiede tempo e quella tradizionale non ne ha.

2 progetti delle Affinità elettive da cui ha preso le mosse il loro lavoro:

Costruzione di un parco da parte dei protagonisti, non ne vedranno mai la forma definitiva.

- Parco = dote per le generazioni future

Idea di fare un bambino: i genitori lo progettano, immaginano il suo destino, coltivano le

- sue qualità assistono alla crescita. Anche qui nasce un bambino, ma su di lui nessuno ha

investito sogni. È il negativo di un progetto, concepito per errore, assomiglia ai rispettivi

amanti e non ai genitori; nasce e muore in poco tempo. Annega nel lago che aveva richiesto

tanti progetti e energie.

Parco e bambino crescono con i loro ritmi naturali sono progetti in cui il tempo ha un ruolo

importante, è una valenza che non si può ignorare. Il tempo trasforma, incide e modella.

Desiderio di fare uno spettacolo su tali temi per scoprire il perché si sente tale bisogno.

Contare la storia

Inizio attraverso un approccio fisico, materico e concreto (disposizione oggetti nello spazio,

indossare costumi…).

Esempio a Torino una lettura di poesie. I poeti avevano scelto il titolo Amoroso paesaggio. LTS si

inventa che ad ogni poesia gli attori trascinassero in sala grosse piante in vaso le due parole del

titolo avevano generato un’immagine.

Come fare lo stesso con le parole del romanzo Affinità elettive? Contano i colori, i suoni, i sapori,

odori, sensazioni. Acque, terre, alberi, mestieri… Tutto in elenchi ordinati, tracce da seguire. Il testo

così smembrato diventava corpo, le parole decontestualizzate si reificano, le costanti diventano

suggerimenti, le ricorrenze tracce spesso alla lettera.

Colore: verde bianco e nero, colori più citati

Oggetti: agricoli, libri, candele, piante

Materiali: vetro

Musiche: molta musica nel testo, flauto, pianoforte, corni, violini, spartiti. Musiche d’acqua, di terra

Luci: da serra.

E poi pensano a quali libri, film portare con loro in relazione ad Affinità elettive. Per loro provare è

cercare soluzioni materiali attraverso la sperimentazione, tastare, vagliare, tentare, cimentarsi.

Cercare qualcosa. Il lavoro di contare il testo è delle attrici. Il lavoro sul testo è materialmente e

fisicamente lavoro.

L’assunzione del punto di vista delle attrici in veste di serve è il momento cruciale: non sanno

quando l’hanno deciso, è una decisione scaturita mentre lavoravano, nella dinamica delle relazioni.

Da quando a leggere, contare e scrivere sono le serve ci si libra dalla costruzione letteraria della

storia.

Raccontare la storia – gli episodi del romanzo

Scelti 4 sottoforma di studio (presentati al Festival di Santarcangelo): arrivo al castello degli ospiti,

nascita del bambino, la sua morte, abbandono del parco. I primi testi pronunciati sono “pretesti”,

non ci sono ruoli, sono descrizioni dei luoghi. Resta integrale la scena della notte in cui viene

concepito il bambino, l’unica con dialoghi; provata di notte. Nessuna responsabilità alla parola,

piacere del suo suono e del colore della conversazione, della confidenza. Le attrici avevano contato,

nominato numerato, memorizzato parole e creato un vocabolario goethiano che permetteva di

improvvisare e raccontare la storia dal loro specifico punto di vista senza allontanarsi dagli elementi

costitutivi del testo. Il testo dello spettacolo era la casa da costruire. Il testo così pensato non è solo

di parole, ma anche di tessuti, lampade, musiche, attrezzeria ecc.

Leggevano a un certo punto la loro esperienza alla luce del romanzo.

È come scolpire la creazione di uno spettacolo; continuare a girare attorno alla forma

 assecondando la materia, ma anche opporlesi ed imprimerle linee originali per poi tornare ad

assecondare, senza lasciarsi troppo influenzare da un disegno utopico, creato in precedenza,

ma nel dialogo fitto tra questi e altri elementi: l’opera è da un’altra parte, il progetto è

l’innesco di processi per arrivare da un’altra parte, è un progetto etero topico.

Accadde infatti che alcuni dei processi innescati risultassero efficienti, altri avrebbero

prodotto scarti e riflessioni che non si leggono più alla fine del lavoro.

Creazione di corridoi di luce, le attrici si sporgono per cercare la luce e poi ritornano del buio.

Effetto di un quadro di Caravaggio. La luce cela e svela e tale proprietà è enfatizzata dalle cortine

di pizzo stese fra i corridoi di luce. Svelano e velano la scena. Si sfalsano le distanze.

Accordare la storia

Immagine del telaio: ci si muoveva in uno spazio solo su ascisse e coordinate. Si tesse coì la trama

del racconto. Il testo è la trama della tela, non il ricamo.

Raccolti i riassunti scritti delle attrici, decidono di raccontare ogni evento 3 volte; stabiliscono

soluzioni poi modificate in fase di prove, dimenticate e riprese. Gran confusione. Ogni azione

influenza il testo. Chi scrive deve sempre stare attento a tutto quello che accade. Spostare un telo o

una luce provoca svolte nella storia, necessità di inventare altre frasi o di taglierne. Spesso lavorano

in schiera: modulo indispensabile alla creazione è il foglio bianco. Prove in cerchio o semicerchio,

corali si rafforzavano le relazioni e se ne scoprivano altre.

Dopo il caos andavano a farsi una sauna. Poi a casa. Si ripensa sempre allo spettacolo, alle prove, il

lavoro continua. Prendono spunti anche dall’osservazione della realtà che li circonda dopo le prove.

La scrittura della Curino non solo appunti ma anche interpolazione di testi, citazione,

preparazione di materiali per le improvvisazioni a volte esercizio di scrittura “alla maniera di”.

La metafora più vicina al suo lavoro sul testo è la sartoria, dove l’abito cresce a partire dal modello

sul giornale, il tracciato ricavato sulla carta velina, le misure della cliente, il peso, il colore della

stoffa. Di chi è l’abito? Della sarta o di chi l’ha disegnato? Alla fin fine deve piacere alla cliente:

quando lo compra è suo.

Storia del testo e del sottotesto

Viene chiesto a Vacis di fare davvero e non fingere di fare, preoccupandosi che ogni movimento sia

efficiente e non danzato. E sul movimento si accordano le parole.

Vedevano nel teatro della frammentazione un modello di crisi che non li aveva davvero coinvolti e

ne cercavano uno in cui fosse possibile prendersi la responsabilità del funzionamento dell’intera

macchina scenica, del discorso e non sei singoli segmenti. Gesto utile, parola fluida.

Quale parola e quale lingua? Tutta l’opera di Goethe è attraversata dal problema della lingua

(Germania divisa non si capivano). Difficoltà di comunicazione qui è relativa alle epoche (le idee

della rivoluzione sconvolgono il naturale corso della storia e ciò provoca sconcerto. Turbamento che

coglie Carlotta quando viene a sapere che il Capitano le rimprovera di disegnare i sentieri del parco

senza uno schema scientifico, ma per impulso). C’è il mondo vecchio che guarda il nuovo e non sa

cosa pensarne e comunicare con lui. Una lingua vecchia e una giovane, l’italiano. 4 serve giovani e

2 anziane (le ultime sempre vissute in castello, testimoni di un mondo antico, una si esprime in

dialetto stretto, l’altra traduce in lingua che conserva inflessioni). Da qui si estendo il rpocesso: la

serva del capitano parla il francese, quella di Ottilia è muta (in base alle caratteristiche della

padrona). C’è dunque un intreccio di affinità tra i personaggi, mostrati con particolari

caratteristiche. Fu difficile mescolare le diverse lingue.

Il dialetto lo uso per dire cose che non direi in italiano. Posso parlare di sentimenti senza leziosità.

Emozioni acquistano autorevolezza e semplicità .

Nella frequentazione della lingua si precisa la presenza scenica: ogni lingua ha un ritmo che si

trasferisce al corpo e al gesto.

Altra difficoltà nel concertato e nell’amalgama del suono che deve contenere il testo senza

confonderlo. Spesso si producevano confusione e tensione al silenzio.

Intuizione: un piccolo non capisce le parole della madre, ma ne coglie il tono, l’intenzione e il

significato al di là delle parole 2 livelli di costruzione del testo:

Testo: racconto, storia, dialoghi

- Sottotesto: denso di umori, echi ambienti, è l’aura che circonda i personaggi. Il rumore del

- mondo, il respiro delle cose. In assenza della cosa, indurla a immaginarla, percepirla

sensualmente attraverso un processo analogico, immergendolo in un viluppo di sonorità che

sono lo spesso dell’aria attorno ai personaggi, ma anche le tracce della vita dell’attore sotto a

quella del personaggio. Il sottotesto è il segno che resta visibile del continuo sforzo creativo

dell’attore. Nel sottotesto quotidiano ed extraquotidiano, vita dell’attore e vita del

personaggio non sono sempre distinguibili, né vogliono esserlo. La natura di questa

relazione è qualcosa di simile alla traduzione dell’esperienza in poesia.

Scrittura: ogni improvvisazione il cui tema è stabilito dall’esterno a seconda del punto della vicenda

viene trascritta subito a più mani; poi ne vengono fissate le coordinate più utili. A freddo la sera o il

giorno dopo vengono inseriti i brani di testo creati a tavolino per i quali è stato necessario rileggere

parti del romanzo o cercare altre fonti.

Scena delle canne: canne lunghe formate dall’incastro a telescopio di tre giochi diversi. Il tema

della giornata di prove momento in cui la serva del Capitano irritata dall’ignavia delle altre, le

sollecita a lavorare insegnando loro a usare nuovi strumenti. Nello stesso dialogo bisognava

mostrare il nascente scambio delle passioni fra i padroni e mostrare come un analogo rapporto di

comprensione stesse formandosi tra le serve. Prove scena di un’ora: c’erano riflessioni sulla

possibilità di contare l’universo. Con le cane allineate abaco; da qui si tentò la strada dei proverbi e

iniziato una sequenza di botta e risposta a suon di modi di dire, passandoci le cane come si fa col

testimone nei giochi a staffetta. Uno scatto di disappunto fece cadere le canne disfano il mucchio

con cura come se stessero giocando a Shangai. A ogni mossa un sentimento, seguendo il

procedimento del libro IL sogno della camera rossa. Se cercavamo un filo infinite diramazioni.

Vacis li mando fuori dalla sala sperando che il freddo schiarisse loro la mente. Avvenne: nel copione

definitivo è la scena in cui il progetto appare legato alle vicende umane. Esse occupando il tempo e

lo spazio influenzano il progetto e a volte lo stravolgono.

Ristorante Zaghini: lì spesso mangiavano. Cameriere anziano, gentile, allegro e malinconico

(Angelo) alla fine dello spettacolo resta in scena solo un anziano giardiniere a innaffiare le piante e

parlando sottovoce, chiamando le piante per nome, ma Rita c’era sempre: al debutto era Angelo, che

entrava tranquillo in scena e ne era entusiasta. Su ogni piazza si cercò un anziano signore del posto

che avrebbe recitato con loro; ognuna delle persone che ha partecipato alla creazione potrebbe

raccontare fasi preziose del lavoto. Lo spettacolo non è mai finito, ci sono continue soluzioni nuove

(= entrata in scena del giardiniere). Ma debutto, così come ora debutta il testo.

Il copione è stato riveduto nelle repliche in base alle variazioni del contatto col pubblico. La ripresa

con nuovi attori ha messo in atto relazioni e conflitti tra memorie generando ulteriori occasioni di

ricerca e nuove opportunità culturali.

IL PELLEGRINAGGIO CONTINUA – Conversazione con Marco Martinellii (Guccini)

«Stare seduti bene, questo è l’importante, a teatro come nella vita». Ha iniziato nel ’77, intreccio di

arte con la vita (sposa Ermanna Montanari e pochi gg dopo sono in scena col loro primo lavoro).

Intreccio con Ermanna fisico, psichico, artistico. Martinelli di Reggio Emilia (1956), immigrato a

Ravenna. Emiliani e Romagnoli sono diversi. Ravenna lo ha adottato dal punto di vista linguistico.

Non è “bilingue”, gli manca il dialetto. Con Ermanna incontra il dialetto romagnolo. Una lingua è

una visione del mondo diceva Humbolt: non diciamo la stessa cosa con due parole diverse, ma

piuttosto diciamo due cose diverse perché diciamo due modi diversi di concepire e pensare la cosa.

Avere due lingue è avere due visioni del mondo. I suoi testi sono pieni di dialetti, intarsi dove

l’espressione dialettale è come la madreperla innestata sulla superficie lignea dell’italiano.

Per te è importante poter adottare lingue forti e più aderenti alle cose, ma quando queste adozioni

hanno cominciato ad agire nel tuo teatro?

Non da subito, all’inizio non sapevamo cosa fosse il teatro. Ho iniziato nel ’72 al liceo a Ravenna

quando vidi il “Re Lear” di Strehler. Capii che quello volevo fare nella vita (mai andato a teatro

prima, mai informato sul teatro). Il fatto che si possa rendere con un niente il senso della morte, il

rapporto padre e figlio, mi sembrava affascinante.

Io e Ermanna ci siamo sposati, volevamo vivere di teatro. La mia formazione cattolica fortemente

sentita aveva in Francesco d’Assisi il santo prediletto: vivere di teatro e vivere di povertà. Fin

dall’inizio teatro e vita erano inscindibili. Si recitava nei teatrini parrocchiali. Crisi di fede a 24

anni. I primi lavori furono Aspettando Godot e Finale di Partita di Beckett e Il compleanno di

Pinter, lavori che trasmettevano il vuoto di un mondo che non ha più divinità (e li proponevamo in

parrocchie). Veniva poca gente ma ci consolavano pensando che così facendo avremo imparato che

cos’è il teatro. Auto pedagogia senza maestri se non il nostro desiderio. Vivevamo davvero in

povertà a volte rubavamo al supermercato vicino casa perché non avevamo proprio nulla. Ci

chiamavamo “Teatro dell’arte Maranathà” che l’ultima espressione della Bibbia e vuol dire “vieni

signore” ovvero arriveranno tempi nuovi. In questo modo siamo andati avanti fino all’81. In quegli

anni abbiamo cominciato a leggere Grotowski, Barba, Brook e realizzammo provocatorie azioni di

teatro in strada e una via crucis che faceva scappare i fedeli: l’imprinting dato da quella serata

strehleriana era forte e all’epoca il teatro significava per me soprattutto l’allestimento di un testo.

Un’altra verità mi aveva colpito quella sera: avevo percepito che le parole dell’attore-re erano il

mistero della scrittura che diventa oralità, le parole che tu ascolti non pensi neanche che siano state

scritte prima sembrano nasce in quell’istante sono vere li. Una sera mancava totalmente il pubblico

e quindi decidemmo di andarcela prendere. Cominciamo a suonare i campanelli e a invitare la

gente. Dopo cinquanta campanelli tirammo su solo due spettatori. C’era la voglia di lavorare sul

mistero del teatro ma senza spettatori con chi lo fa il teatro?

In questa serie di spettacoli c’era già il dialetto?

No. Il dialetto lo ascoltavo solo dai genitori e dai nonni di Ermanna, all’inizio era difficile capirlo.

Tu scrivi già i testi?


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cecc.ila

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Riassunto per l'esame di Teoria e tecniche della composizione drammatica basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Guccini: "Prove di drammaturgia" a cura di G. Guccini.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: Articoli "A GOETHE- Storie di Laboratorio Teatro Settimo" (G.Vacis); "La vicenda del testo" (L. Curino); "Il pellegrinaggio continua. Conversazione con Marco Martinelli" (a cura di G. Guccini)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecniche della composizione drammatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Guccini Gerardo.

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