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Riassunto esame Drammaturgia, prof. Guccini, libro consigliato Dramma vs Postdrammatico, Di Matteo Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Drammaturgia, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Guccini, Dramma vs Postdrammatico, Di Matteo. All'esame ho preso 30 e lode e ho studiato da questo riassunto, soprattutto visto che la rivista non è molto semplice, quindi spero possa esservi utile. Sono indicate anche le pagine di riferimento della rivista, oltre che... Vedi di più

Esame di Drammaturgia docente Prof. G. Guccini

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ESTRATTO DOCUMENTO

teatro contemporaneo, della rappresentazione e della messinscena: superamento che è in realtà un

autosuperamento messo in atto all'interno della messinscena contemporanea, cioè nel teatro di regia in buona

sostanza, sulla base ovviamente di numerosi forti sollecitazioni esterne; danza, arti visive, cinema,

sperimentazioni musicali, etc.

Per superamento della messinscena e della rappresentazione intendiamo quel fenomeno molto ampio e

articolato in base al quale la composizione scenica, cioè la drammaturgia o scrittura dello spettacolo, ha

cercato di modellarsi su principi e procedimenti nuovi: anti-narrativi, anti-mimetici, anti-illustrativi, che

hanno messo in crisi i capisaldi della rappresentazione teatrale, sia registica che pre-registica: la compiutezza

e unitarietà diegetica, insomma la fabula, il personaggio, la finzione stessa. Lehmann li chiama dispositivi

post-drammatici: frammentazione, incompiutezza, discontinuità, simultanietà, sospensione del senso,

opacizzazione dei segni, etc.

Tuttavia l'abbandono del testo e della parola non garantisce sempre esiti postdrammatici in ordine al

superamento della rappresentazione e della messinscena, tali esiti spesso sono stati e vengono tuttora

raggiunti continuando a lavorare su di un/a partire da un testo drammatico.

Il nuovo corpo del dramma (NOTE: non ci ho capito una mazza di niente, o rileggi dalla rivista o mandi a

fare in culo e te ne fotti, oppure leggi quel poco che ho scritto qui sotto. A te la scelta)

di Jean-Pierre Sarraza

Interpretazione: Lui critica il fatto di parlare di "Postdrammatico" perchè quello implicherebbe la morte del

drammatico. Secondo lui, si deve parlare invece di "Paradrammatico" perchè il dramma non è morto, è solo

cambiato, è in una sorta di crisi ma non è che sia del tutto sparito.

(pag. 16) Principio del disordine.

Non esiste un modello drammaturgico al quale riferirsi né un anti-modello.

(pag.18) la fine del XIX secolo e il nostro tempo, tutto avviene come se la forma drammatica non smettesse

di crollare su se stessa, di essere vittima di una specie di collasso. In ogni nuova opera , questa stessa forma

drammatica, per ricomporsi, deve reinventarsi. La creazione drammatica è così diventata un campo di

esperienza permanente, un laboratorio di forme. L'oggetto di una reinvenzione continua. La sua vitalità ha

questo prezzo. Per conseguenza la nozione di crisi come formulata da Szondi non basta più a rendere conto

delle mutazioni incessanti della forma drammatica. Di una crisi senza soluzione, tanto vale allora tentare di

circoscrivere questo processo quasi simultaneo di collasso e di risanamento che caratterizza la vita della

forma drammatica da più di un secolo.

Il nuovo paradigma del dramma (vale come sopra)

(pag. 19) Durante gli anni Ottanta dell'Ottocento si è quindi prodotto un cambiamento di paradigma: il

passaggio dal dramma-nella-vita al dramma-della vita. Un cambiamento di unità di misura e di senso del

dramma. Non c'è più grande azione organica con un inizio, un centro e una fine, bensì un'azione frantumata

che copre tutta una vita andando contromano, contro-vita.

Osserviamo quindi cambiamenti di estensione, ma anche di ritmo interno, interruzioni, flashback,

anticipazioni, ripetizioni-variazione, operazioni tutti che figurano con grande frequenza nelle opere moderne

e contemporanee, dove infrangono la progressione drammatica.

Il principale responsabile di questa espansione che deformato il dramma e messo in pericolo la sua unità è il

romanzo. Wagner trova come soluzione a questa “romanzizzazione” il ritorno al mito, non quello greco né

cristiano, ma “La saga nazionale dei popoli dell'Europa moderna, e prima di tutte quella dei popoli tedeschi”.

Il corpo frammentato (vale come sopra sopra)

Se esiste ancora un corpo del dramma è un corpo frammentato. Adorno non può fare l'autopsia del dramma

moderno e contemporaneo per la semplice ragione che questo corpo, in realtà è ancora vivo, smembrato,

sospeso nel vuoto.

La presenza dell'autore rapsodo (e che te lo dico a fare...)

A teatro secondo la tradizione l'autore si deve eclissare completamente davanti ai suoi personaggi. Essere

assente. Nel romanzo, al contrario, l'autore è onnisciente. Egli si assume apertamente la responsabilità del

racconto o delega questo compito a un narratore che deciderà la successione dell'azione, delle descrizioni e

dei dialoghi.

La poetica del teatro, da Aristotele a Hegel, aveva bandito il rapsodo, a lui era stata attribuita un'idea di

mescolanza, di ibridazione e impurità, incompatibili con la tragedia. Ora non possiamo che constatare che il

rapsodo è tornato con forza.

Il post(o) del dramma

di Piersandra Di Matteo

Drammaturgie del dopo-dramma

Il dopo-dramma, non vuol dire affatto teatro senza testo, perché la crisi della forma dramma non ha implicato

la crisi della scrittura o della parola semplicemente perché il dramma ha rinunciato alle sue codificazioni

precedenti.

Due exempla

(lascia stare)

Emma Dante attraverso lo specchio: postdrammatico vs drammatico

di Anna Barsotti

mPalermu

(pag. 27) Si tratta di una performance originata da una sorta di drammaturgia collettiva, ma sotto la guida

vulcanica e torturante d'una mammasantissima sanguigna (Emma Dante?) con la pretesa per se e per gli altri

della testimonianza e del martirio. Ognuno del gruppo apporta la propria specificità, sulla scorta d'un

rapporto arte-vita tutt'altro che mimetico, talvolta rovesciato. “Persone” e non personaggi.

(pag.28) Il motivo di inversione del conflitto (postdrammativo vs drammatico) è dovuto ad una strategia di

pratica scenica dove il risultato, e processo appunto, di costruzione non sono già previsti né contenuti nel

testo drammatico, ma scaturiscono anche dalle improvvisazioni non del tutto libere dei compagni, perché,

provocate da un “ritmo”, nella loro trasfigurazione non soltanto corporea in “persone”, “fantasmi” o “idioti”

anziché personaggi.

L'intervento della creatrice-capo si colloca principalmente all'inizio e alla fine di tale processo, preceduto ad

ogni modo dalla formazione pratica delle persone attoriche: training, azioni fisiche e vocali, giochi, etc.

Tracce post-drammatiche della genesi degli spettacoli riguardano l'ambito della musicalizzazione: la musica

e il canto, registrati o dal vivo, fanno parte del processo preparatorio, siano utilizzati o scartati nella forma

esecutiva; in molti casi possono essere visti come delle didascalie sono delle azioni. Il suono non si limita a

connotare il parlato, ma interagisce con esso.

(pag. 29) Altro motivo di ribaltamento del conflitto riguarda l'ambigua necessità che (ri)porta al testo una

teatrante come la Dante, laddova la strategia di lavoro sembrerebbe negarlo.

La drammaturgia scritta sembra però non riuscire a comprendere la ricchezza dei segni della presentazione

scenica. Anche nelle varie versioni spettacolari emergono tratti che virano verso il drammatico.

Soprattutto in Carnezzeria il passaggio da copione a libro sembra portare all'estremo un processo di

drammatizzazione che porta l'autrice verso la narratività (che contrasta non poco con la discontinuità dello

spettacolo) nonché chiarire il “personaggio” a livello psicologico, mentre questi non sono altro che “persone”

sceniche.

Teatro della necessità/Teatro della disperazione nel tempo del postdrammatico: il caso Scimone-

Sframeli

di Dario Tomasello

(pag.32) Nell'ambito teatrale italiano stiamo assistendo ad un ritorno al testo come evento centrale di una

generazione sempre più consistente di drammaturghi, che però sottraggono ai registi il ruolo di alfieri della

svolta postdrammatica.

Il carattere di de-gerarchizzazione, implicato fortemente nella stessa nozione di postdrammatico, attraversa

infatti, anche nella dimensione testuale, i processi compositivi del teatro contemporaneo.

In particolare nel teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli c'è il senso di una misura centrifuga, del

linguaggio che ha le sue radici in una sicilianità vissuta non esattamente dentro la tradizione, ma in una

posizione liminare, lungo i bordi.

Aspettando Godot

Segna l'incontro tra Beckett e il teatro popolare (il testo è tradotto in messinese).

Sul supporto già collaudato della solitudine e del disadattamento, l'autore dispiega i motivi della miseria,

della fame e dei conflitti sociali.

I messinesi non concludono mai un discorso, lo girano in lungo e in largo per paura di essere zittiti dai boati

della terra, si crea quindi una condizione di perenne attesa, che però non è né il fine né il mezzo per i

personaggi di Scimone e Sframeli.

(pag.34) I personaggi di Aspettando Godot, sembrano dei personaggi verghiani, in attesa di un immaginario

segno della provvidenza, che sperano nel cambiamento della propria esistenza.

La crisi del dialogo è il momento in cui la conversazione diventa un momento di scambio inefficace.

In quest'ottica l'esperienza isolana si configura come consapevolezza estrema di una lancinante solitudine

come sentimento del limite.

Dispositivi dell'oralità

di Valentina Valentini

(pag. 37) Il nuovo medium per gli autori-attori-registi nati con la televisione è la scrittura, il libro, mentre il

medium per loro più familiare è la televisione. Questo significa che la dimensione dell'oralità, è

profondamente inscritta nella drammaturgia dello spettacolo e del testo letterario contemporanei.

(pag. 39) Il fenomeno di raccontare in scena una storia vera, piuttosto che una eredità del teatro epico, è una

situazione del tutto contemporanea, in quanto affiora in un momento in cui i confini disciplinari fra le arti

tendono a perdere i tratti distintivi. Ed è la perdita di questa specificità che favorisce un “ritorno all'origine”,

un'origine televisiva, non teatrale, in cui la televisione guardava al teatro, aspirava a rimediare, attualizzare,

in un medium differente, la funzione rituale del teatro, decaduta a causa del prevalere della funzione

spettacolare, della superficie vistosa.

Attraverso la performance dei narratori si recupera l'idea di un teatro premoderno e anti-spettacolare,

evidentemente “sviluppo dialettico della modernità”

Il problema del dramma nell'epoca del postdrammatico

di Lorenzo Mango

Leggi dal libro, (stranamente) è molto chiaro

Una prospettiva anglosassone sul postdrammatico: la ritestualizzazione del mondo (->molto

interessante!)

di Nicolas Ridout

Il teatro inglese ancora molto legato al teatro drammatico nel senso delle gerarchi di autore e attore.

Nonostante Lehmann affermi che con l'avvento delle nuove tecnologie si assista ad una fine della “galassia

Gutenberg”, Ridout ci ricorda che se è vero che il postdrammatico di Lehmann si riferisce ad una

sovrabbondanza di immagini visive, proprio a partire da google sarà più corretto parlare di una

ritestualizzazione del mondo. Il famoso network infatti funziona come una grande biblioteca online, ed è

quindi ancora basato su una comunicazione che avviene attraverso un testo.

Note personali molto veloci: non sono d'accordo al cento per cento con quanto dice Ridout, se da un lato

Lehmann si sbilancia troppo verso le immagini, lui lo fa troppo verso il testo. Il problema è che il testo si

riduce sempre di più ad una didascalia. Pensiamo a facebook e a quante volte leggiamo dei testi che però

sono sempre in compagnia di immagini, o anche ai giornali online, che tendono sempre più spesso a fornire

video e immagini solo accompagnate da brevi testi didascalici. Ricordiamoci che comunque i social network

(e google) sono dei mezzi relativamente “giovani” rispetto alla televisione che a modo suo ha “educato” tutta

la generazione post-guerra, e specialmente la generazione degli anni '80, che adesso sono le generazioni di

“adulti”, ossia della classe lavoratrice, che solo da poco tempo ha iniziato a confrontarsi con la generazione

2.0, fino ad ora minorenne e ancora in età scolastica.

D'altro canto è comunque interessante leggere il parere di un regista come Greenaway

(http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2013/04/09/news/greenaway_cinema_arte-56258952/) che

ancora ritiene il cinema un'arte troppo legata al testo.

Per una fisiologia del testo, ovvero il primato dell' actio (riassunto varie opinioni trattate nel testo)

di Gerardo Guccini

Differenza tra concetti anatomici che hanno a che fare con le strutture e le componenti (Adorno e Sarrazac) e

concetti fisiologici (De Marinis) che hanno a che fare con le dinamiche, relazioni e processi.

4. Oltra il Dramma. L'attore nello spazio del dramaturg

Strumenti, materie e soggetti del dramaturg

Per dramaturg si intende il fedele custode del testo, che crea alternative e apre porte che consentano all'attore

e al regista, a tutti i soggetti del lavoro teatrale, di sviluppare un immaginario organico al testo stesso.

È importante che non interferisca con il lavoro del regista tentando di sostituirsi alla sua figura, ma deve

aiutare il regista, guidarlo verso la giusta struttura della scena.

All'opera, con l'attore

Nel caso del lavoro con l'attore il dramaturg fornisce ad esso la griglia su cui poi continuare autonomamente

un lavoro di costruzione, essendo che gli attori tendono a muoversi con disagio nel magma delle intuizioni e

delle esperienze. Quando si lavora con un attore bisogna stare molto attenti alle fughe nell'immaginario

privato.

5. Seminari sulla realtà

Traiettorie verso l'esistente nella drammaturgia di Motus, Accademia degli Artefatti, Teatro delle Albe

a cura di Fabio Acca

I nomi delle formazioni indicate sopra, testimoniano come “testo” e “contemporaneità” siano invece attuali.

RIASSUNTO FINALE

Si apre quindi la sezione dei papers presentati al convegno. A partire dal rapporto tra drammaturgia e

messinscena così come è stato nuovamente (ri)definito da Lehmann stesso nel suo intervento citato sopra,

ciascun saggio approfondisce un problema specifico. Elemento comune a tutti rimane la centralità dei

conflitti che hanno caratterizzato il Novecento (in primis, e ovviamente, le due guerre mondiali) e il fatto che

l’attività teatrale contemporanea debba in qualche modo farsene eco, visto il suo (presupposto?) ruolo

sociale.

Marco de Marinis mette in evidenza come “dramma” e “postdrammatico” siano, in realtà, due polarità tra le

quali si può individuare una quantità potenzialmente infinita di esperienze scenico-drammaturgiche. Non ha

più senso indagare la presenza o meno di un testo di riferimento per la messinscena: è molto più proficuo e

corretto concentrarsi sulla complessità semantica del ”testo” (linguisticamente parlando). Fin dagli anni

1980, sia lui che Valentina Valentini hanno indicato nell’esperienza di Magazzini (Criminali), La Gaia

Scienza e Teatro Valdoca un ritorno al testo, fosse pur come semplice materia fonica, sperimentazione

linguistica, o, addirittura, invenzione lessicologica. Alla luce di quanto detto, de Marinis evidenzia che la

«prospettiva postdrammatica» è attiva a tre livelli: la composizione drammaturgica (a partire dall’esperienza

di Jarry, si sono distrutti gli elementi intrinseci al dramma classico); la messinscena (si è sistematizzato il


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Drammaturgia, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Guccini, Dramma vs Postdrammatico, Di Matteo. All'esame ho preso 30 e lode e ho studiato da questo riassunto, soprattutto visto che la rivista non è molto semplice, quindi spero possa esservi utile. Sono indicate anche le pagine di riferimento della rivista, oltre che i titoli dei paragrafi. Ogni tanto ci potrebbero essere note di riflessione personali o relative a spunti che il professore ha dato durante le lezioni.


DETTAGLI
Esame: Drammaturgia
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erica.davanzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Guccini Gerardo.

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