Don Chisciotte
Don Chisciotte de la Mancia di Miguel de Cervantes è una delle opere più importanti della letteratura spagnola e mondiale. Cervantes racconta la storia di Alonso Quijano, un uomo di mezza età, appassionato di letteratura cavalleresca che ad un certo punto decide di divenire cavaliere e di intraprendere un viaggio. Decide dunque di compiere le sue gesta eroiche per amore della bella Dulcinea del Toboso che egli raffigura come una nobil donna mentre in realtà è una contadina del villaggio.
Si incammina per la sua via e giunto ad una locanda che egli scambia per un castello, viene ordinato cavaliere dall’oste – castellano. L’incontro più significativo è quello con Sancho Panza che diverrà la controparte razionale di Chisciotte. Sancho pur essendo un uomo umile riesce a cogliere tutti i molteplici aspetti di ciò che lo circonda, ma finisce con l’ingannarsi per andare incontro alla follia del Don Chisciotte.
Analisi della follia di Don Chisciotte
Cesare Segre, un critico italiano, in un suo saggio, si sofferma proprio sulla follia del protagonista e ciò che ne deriva. Segre mette in evidenza come, nel secondo libro, Chisciotte da ingannatore si trasformi in ingannato. La prima parte del Don Chisciotte era stata composta e pubblicata nei primi anni del 1600 mentre la seconda invece sarà pubblicata dieci anni dopo.
Cervantes nella parte finale del precedente libro, aveva affermato di voler cedere il testimone a qualsiasi altro autore che avesse voluto portare avanti la storia di Quijana, ma dopo un primo tentativo da parte di Avellaneda, decise di non tener fede ai suoi propositi. Avellaneda aveva stravolto il personaggio di Chisciotte in modo tale da muovere una critica al suo autore.
Critica ai valori cavallereschi
Cervantes nella prima parte aveva aspramente criticato i valori cavallereschi (egli aveva combattuto nella battaglia di Lepanto e perciò aveva ben chiara la differenza tra eroi reali e quelli che esistevano solo su carta) sebbene il protagonista sembri invece esaltarli. La follia di Chisciotte si traduce nel fornire una giustificazione, tutt’altro che razionale, alla sua visione distorta del mondo ed è proprio Sancho il suo primo ingannatore.
Egli infatti ha compreso le dinamiche mentali del protagonista ed è lui, nel momento in cui Chisciotte vede tre contadine per quello che sono, a suggerire nuovamente la possibilità che ciò sia frutto di un incantatore. Le ragioni che spingono Sancho a mentire non sono certo legate al desiderio di fare del male al protagonista, ma di uniformarsi al pensiero di egli.
Gli inganni nella seconda parte
Nella seconda parte ci si trova di fronte a più inganni perpetuati da altri personaggi ai danni di Chisciotte. Moreno mette in atto la finzione relativa alla testa parlante (una sorta di oracolo) ed i Duchi invece organizzano una farsa in cui sono coinvolti attori che impersonano personaggi ultraterreni e delle dame barbute che, a sentir i Duchi, sono state maledette da un incantatore.
Chisciotte decide di fare giustizia e dunque di recarsi da egli salendo in groppa ad un cavallo alato che altri non è che un cavallo di legno contenente dei mortaretti. Sancho invece viene realmente investito del ruolo di governatore dimostrando di possedere reali attitudini al comando. Tutto ciò viene messo in atto dai Duchi che dopo aver letto la prima parte delle avventure di Chisciotte, essendo a conoscenza della sua follia e dell’innocenza di Sancho, si sono burlati di loro.
Chisciotte ingannatore nella prima parte
Nella prima parte, al contrario, come si è già anticipato, era Chisciotte ad ingannare gli altri. Spesso però questo suo proposito non si realizzava ed a venirgli incontro era il fedele Sancho che cercava di mediare tra i due poli realtà follia. L’autore inoltre fece uso di un meccanismo letterario in modo tale da poter affermare liberamente ciò che voleva senza essere esposto ad eccessive critiche.
Egli afferma di aver trovato un manoscritto contenente la storia di Chisciotte e che tale manoscritto fosse stato composto da un arabo. All’epoca il governo spagnolo e l’inquisizione stavano mettendo in atto delle misure affinché il cristianesimo divenisse religione di stato mentre tutti i seguaci di altre religioni erano visti come infedeli. Era chiaro dunque che Cervantes, basandosi su questo pretesto, potesse fare e dire qualunque cose senza temere la critica.
Si nota l’utilizzo della struttura a schiodionata in cui degli inserti che trattano di argomenti secondari si innestano nella narrazione principale. Questa tecnica permette di ampliare la prospettiva del racconto, fornendo al lettore una visione più completa e articolata della storia e dei suoi personaggi.
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