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DOMANDE FREQUENTI

Economia degli intermediari finanziari

CARRETTA LEONELLI

Differenza tra carte di DEBITO e carte PREPAGATE

1.

La prima differenza sta nel momento dell’addebito: la carta prepagata è una carta PAY BEFORE

ovvero l’addebito è antecedente l’acquisto, mentre la carta di debito è una carta PAY NOW ovvero

l’addebito è contestuale all’acquisto.

La seconda differenza sta nel fatto che la carta di debito è collegata ad un conto corrente bancario o

postale che abbia richiesto lo specifico servizio, mentre la carta prepagata non lo è e può essere

emessa (oltre che dalle banche e da Poste Italiane S.p.a.) anche dagli istituti di moneta elettronica.

La terza differenza è che la carta di debito viene utilizzata per regolare transazioni d’importo medio

alto, dove c’è l’incontro tra pagante e pagato e per operazioni non ricorrenti presso esercenti dotati

di Pos: si rivolge ad una clientela con un reddito medio-alto e con livello culturale medio alto, che

vive nei centri medio grandi dove sono più diffusi i Pos e sono maggiori le occasioni di utilizzo

della carta. La carta prepagata è rivolta a tutti (es immigranti e giovani) non richiedendo requisiti di

carattere economico per il rilascio ed è soprattutto utilizzata per l’e-commerce.

sui costi sia per l’esercente che per l’utilizzatore: la richiesta e l’utilizzo

Infine vi è una differenza

della carta prepagata comporta il sostenimento di costi rappresentati dalle commissioni (di rilascio,

di prelievo, di carica e per le disposizioni effettuate sulla carta) e soprattutto di costi opportunità

derivanti dalla perdita in anticipo del potere d’acquisto che avviene al momento della ricarica

poiché le disponibilità detenute come moneta elettronica non vengono remunerate dall’emittente.

Per gli esercenti ricevere pagamenti con carte prepagate comporta il riconoscimento di una

commissione in percentuale della transazione. Nella carta di debito l’esercente paga il merchant fee,

dovuto all’eliminazione del rischio d’insolvenza nei confronti del cliente (se rispetta la procedura

richiesta di autorizzazione) ed è soggetto ad altri costi per l’istallazione, collegamento, gestione del

terminale Pos e per il processing delle operazioni compensazione e liquidazione delle operazioni di

pagamento. L’utilizzatore è tenuto al pagamento di una commissione annuale che varia in base al

contratto stipulato. Inoltre, in alcuni casi, sono previste commissioni per la richiesta di contante

presso gli ATM appartenenti ad un circuito diverso da quello dell’emittente.

Componenti performance intermediari finanziari (ROE) orientate al margine di interesse.

2.

Gli obiettivi di redditività di un intermediario finanziario vengono definiti in termini di ROE

(Return on Equity). Il Roe è un indice di bilancio che rapporta il risultato netto di gestione al

capitale proprio.

Il risultato netto di gestione (Utile o Perdita di esercizio) è una misura di redditività complessiva.

Essa tiene conto sia dei risultati ottenuti sull’attività principale dell’intermediario, sia dei risultati

derivanti da attività accessorie e da operazioni straordinarie: fornisce cioè una misura della

performance in grado di quantificare la ricchezza creata per ogni euro investito dagli azionisti. E’

possibile scomporre il Roe nel modo seguente:

Il primo rapporto tra risultato al netto delle imposte e risultato al lordo evidenzia il peso della

tassazione. Dato che la tassazione è un valore positivo, il rapporto è per definizione inferiore

all’unità. Esso assumerà valori tanto più bassi quanto maggiore sarà l’incidenza della tassazione

sugli utili. l secondo rapporto tra Risultato al lordo delle imposte e Risultato di gestione indica il

peso che le scelte contabili hanno avuto sulla performance. Tanto più saranno rilevanti voci relative

o all’attribuzione al singolo esercizio di quote di costi

alla valutazione delle attività e delle passività

sostenuti in periodi precedenti (ammortamenti) tanto più il rapporto assumerà valori contenuti. Il

terzo rapporto confronta il risultato di gestione con i mezzi propri. Esso fornisce una misura della

performance strettamente riconducibile all’attività di intermediazione svolta dall’intermediario. In

quanto tale esso esprime una misura del rendimento percentuale del capitale degli azionisti depurato

degli effetti fiscali e contabili. Dato che questi ultimi due fattori non sono imputabili alle politiche

di gestione del management, quest’ultimo rapporto consente di valutare la performance aziendale

relativa alla sua gestione caratteristica. La circostanza che nell’ambito dell’intermediazione

svolta rientrano tanto l’attività creditizia (centrale per gli intermediari orientati alla

finanziaria

formazione di un margine di interesse) quanto le altre attività finanziarie eventualmente svolte, è

necessaria un’ulteriore scomposizione di quest’ultimo rapporto al fine di evidenziare il grado di

diversificazione dei ricavi dell’intermediario.

Il rapporto tra Risultato di gestione e Margine di intermediazione (per definizione non superiore

all’unità) consente di valutare l’incidenza sulla performance aziendale dei costi operativi (costo del

personale, affitto locali, costi relativi alla gestione dei rapporti con la clientela, ecc.). Tanto più

l’intermediario riesce ad operare con una struttura dei costi snella, minimizzandone l’incidenza,

tenderà all’unità. Viceversa nel caso in cui l’attività svolta richieda

tanto più il rapporto

un’operatività a costi elevati, la loro incidenza verrà rilevata da un valore del rapporto contenuto.

Rapportando il Margine da Intermediazione al Margine da Interesse si evidenzia la natura

prevalente dell’intermediario. Dato che il margine di intermediazione è ottenuto sommando al

margine da interesse i ricavi netti da servizi, il rapporto tra i due è per definizione superiore

all’unità. Un valore prossimo all’unità si avrà nel caso in cui il peso delle attività accessorie rispetto

all’attività creditizia è tendenzialmente nullo. Ciò implica che tanto più il valore è basso, quanto più

forte è la focalizzazione dell’intermediario sull’attività di erogazione del credito. Tale rapporto è

particolarmente significativo per le banche che, rispetto agli altri intermediari creditizi, possono

abbinare all’attività creditizia un’operatività in diversi altri settori dell’intermediazione finanziaria

(servizi di pagamento, intermediazione mobiliare, distribuzione di prodotti assicurativi, attività in

valuta, consulenza, ecc.). Banche che abbiano posto in essere una politica di forte diversificazione

del proprio business, operando pesantemente in ambiti diversi dal credito, mostreranno un rapporto

tra margine di intermediazione e margine di interesse molto elevato. Viceversa operatori attivi

esclusivamente in ambito creditizio si caratterizzeranno per valori prossimi all’unità

componenti del rapporto margine di interesse- mezzi propri

3.

L’ultimo rapporto tra Margine di Interesse e Mezzi propri esprime la reddività del capitale rispetto

alla sola attività creditizia. Tale rapporto consente di confrontare tra loro intermediari anche di

diversa natura attivi nell’intermediazione creditizia (es. banche e società di leasing). Essendo

depurato sia dal contributo fornito da eventuali altre attività svolte, sia dalle possibili differenze

nella struttura dei costi, sia dall’effetto dimensione, tale rapporto esprime le capacità del

ricchezza dall’attività tipica degli intermediari creditizi.

management aziendale di creare

Quest’ultimo rapporto tra Margine di Interesse e Mezzi propri offre un’importante occasione di

approfondimento del rapporto tra redditività e struttura aziendale. È possibile dimostrare come tale

rapporto sia scomponibile nel modo seguente:

Definito il Capitale Circolante Netto (CCN) come la parte delle Attività Fruttifere di Interessi (AFI)

eccedente le Passività Fruttifere di Interessi (PFI), esso rappresenta la porzione delle attività

nell’intermediazione che trovano una copertura nelle fonti interne all’intermediario (mezzi

investite

propri, fondi accantonamenti, ecc.). Il prodotto tra (1) il tasso di rendimento medio dell’attivo e (2)

l’Incidenza del Capitale Circolante Netto sui mezzi propri è una misura monetaria di quanta parte

dei risultati provenga dall’investimento di capitale interno. Tale porzione trova un complemento nel

secondo addendo dell’addizione, dato dal prodotto tra (3) Spread di tasso di interesse e (4) Grado di

Lo spread di tasso di interesse è una misura percentuale di quanto l’intermediario

leva finanziaria.

riesca a guadagnare dai capitali raccolti a titolo oneroso (depositi, obbligazioni, ecc.) dopo aver

pagato gli interessi su di essi. Tale misura percentuale, moltiplicata per il grado di leva finanziaria -

ovvero per il peso percentuale dei mezzi di terzi (le passività fruttifere di interessi PFI) sui mezzi

propri esprime in termini monetari quanta parte dei ricavi per interessi attivi proviene

dall’investimento di capitali di terzi.

Da un’osservazione generale della formula si evince come la stessa performance in termini di

Margine di interesse / Mezzi propri possa essere il risultato di politiche profondamente diverse che

tengono conto del diverso peso dei capitali interni (mezzi propri) rispetto a quelli esterni (mezzi di

terzi) nell’attività di intermediazione. La formula evidenzia (sezioni 3 e 4) anche come uno stesso

livello di proventi derivanti dall’investimento di mezzi di terzi possa alternativamente essere

ottenuto, in un caso, con un’operatività basata su un basso grado di leva finanziaria che vede i

capitali raccolti essere investiti a tassi notevolmente superiori a quelli riconosciuti ai finanziatori

esterni (spread elevato) e, nell’altro caso, con margini contenuti (spread basso) maturati su un

elevata quantità di mezzi di terzi (grado di leva finanziaria elevata). Quest’ultima scomposizione

evidenzia il legame esistente tra la struttura dello stato patrimoniale e quella del conto economico

sottolineando le connessioni tra equilibri patrimoniale ed economico.

Non bisogna dimenticare che la valutazione dell’economicità di un intermediario deve considerare

congiuntamente sia elementi di redditività sia elementi di rischio. Le valutazioni fin qui svolte,

riguardando la valutazione della performance degli intermediari creditizi, si concentrano sul primo

dei due elementi (profitto). Esse dovranno essere integrate tenendo conto dei rischi ai quali i singoli

intermediari sono esposti; rischi che possono modificare anche profondamente gli equilibri

manifestati in periodi precedenti. Il rischio che si corre nel valutare un intermediario solo tramite la

sua capacità di creare ricchezza in passato, senza domandarsi a fronte di quali rischi questa sia stata

ottenuta, è quello di giudicare come migliore un intermediario che abbia semplicemente scelto di

attuare politiche di gestione diverse, orientate ad estremizzare le performance attese, non potendo

escludere che i rischi corsi abbiano ecceduto le indicazioni ricevute dagli azionisti.

Differenza tra carte di DEBITO e carte PREPAGATE

4.

La prima differenza sta nel momento dell’addebito: la carta prepagata è una carta PAY BEFORE

ovvero l’addebito è antecedente l’acquisto, mentre la carta di debito è una carta PAY NOW ovvero

l’addebito è contestuale all’acquisto.

La seconda differenza sta nel fatto che la carta di debito è collegata ad un conto corrente bancario o

postale che abbia richiesto lo specifico servizio, mentre la carta prepagata non lo è e può essere

emessa (oltre che dalle banche e da Poste Italiane S.p.a.) anche dagli istituti di moneta elettronica.

La terza differenza è che la carta di debito viene utilizzata per regolare transazioni d’importo medio

alto, dove c’è l’incontro tra pagante e pagato e per operazioni non ricorrenti presso esercenti dotati

di Pos: si rivolge ad una clientela con un reddito medio-alto e con livello culturale medio alto, che

vive nei centri medio grandi dove sono più diffusi i Pos e sono maggiori le occasioni di utilizzo

della carta. La carta prepagata è rivolta a tutti (es immigranti e giovani) non richiedendo requisiti di

carattere economico per il rilascio ed è soprattutto utilizzata per l’e-commerce.

Infine vi è una differenza sui costi sia per l’esercente che per l’utilizzator

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dantesaweking di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Leonelli Lucia.
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