1) PERCHE’ IL NEUROCOSTRUTTIVISMO STUDIA LE CAPACITA’ PRESERVATE?
Per il neurocostruttivismo, nel momento in cui si considera lo sviluppo come un processo
dinamico, l’intervento non può focalizzarsi direttamente sull’area deficitaria, poiché un
determinato fenotipo atipico si costruisce nel corso dell’epigenesi è importante seguire
longitudinalmente la traiettoria di sviluppo delle diverse competenze. In questo modo è
possibile verificare se ad esempio il ritardo nello sviluppo di una certa competenza si amplifica
nel corso dello sviluppo o al contrario si dissolve. Se un bambino appare efficiente in un
determinato dominio, continuo a misurare comunque le sue abilità di tale dominio perché ad
un certo punto, quello che è apparentemente tipico può dar luogo ad un fenotipo
comportamentale completamente atipico. È stato ad esempio dimostrato come bambini
dislessici spesso abbiano difficoltà nel controllo motorio, come la capacità di mantenersi in
equilibrio. Ciò mette in evidenza come nelle fasi iniziali dello sviluppo il deficit non sia domino-
specifico, ma lo diventi nel corso dello sviluppo. È improbabile quindi che vi siano dei geni
specifici per la lettura o per la grammatica, piuttosto determinate caratteristiche genetiche
portano a una deviazione del percorso epigenetico, in una direzione di sviluppo che conduce a
deficit nelle abilità di lettura o nelle competenze grammaticali, ma anche in deficit meno
marcati in altri domini.
L’adozione di questo approccio implica focalizzarsi su questi processi di base, con l’obiettivo di
migliorare i processi e le traiettorie di sviluppo. Individuare interventi tempestivi e precoci al
fine di ridurre gli effetti sul successivo sviluppo; tali interventi precoci non sono trattamenti
riabilitativi ma piuttosto supporti abilitativi e educativi per favorire il benessere psicologico del
bambino. Il neurocostruttivismo permette di individuare indicatori precoci, monitorarli
soprattutto nei periodi sensibili, per consentire al clinico di intervenire precocemente, non per
curare.
Un esempio empirico è stato dato dalla dimostrazione che i processi cognitivi nell’infanzia in
bambini con WS e DS sono nettamente diversi da quelli di adulti con le stesse sindromi. Ad
esempio, l’ampiezza del vocabolario nei bambini con WS è limitata rispetto a quella dei
bambini con DS. Tuttavia, quando i pazienti con WS raggiungono l’adolescenza o l’età adulta, le
loro competenze linguistiche raggiungono livelli assai più elevati di quelli riscontrati nei
bambini con DS. Oppure, durante l’infanzia o l’età prescolare i bambini con WS appaiono in
grado di differenziare insiemi numerici di piccole dimensioni, mentre i bambini con DS hanno
prestazioni inferiori a quelle del gruppo di controllo. Al contrario, in età adulta le prestazioni in
questi stessi compiti sono superiori nei pazienti con SD rispetto a quelli con WS. Tutto ciò
sottolinea ancora una volta l’importanza di esaminare l’intera traiettoria di sviluppo.
2) SPIEGA IL SIGNIFICATO DI PERIODO SENSIBILE SECONDO IL
NEUROCOSTRUTTIVISMO AIUTANDOTI CON ESEMPI EMPIRICI
Il concetto di periodo sensibile si riferisce a quei momenti nel corso dello sviluppo durante i
quali l’organismo è particolarmente aperto all’influenza di specifiche esperienze, influenza che
può permanere anche in momenti successivi dell’ontogenesi seppur in misura minore. Nel
periodo critico/sensibile il sistema risulta essere più aperto, plastico al cambiamento.
Nonostante l’apertura e chiusura dei periodi critici sia tipicamente determinata da fattori legati
alla maturazione, alcune tipologie di esperienze possono accelerare o ritardare l’apertura o la
chiusura di un periodo critico. Quando l’apertura di un periodo critico si verifica prima del
dovuto, il bambino può non essere ancora pronto a ricevere le stimolazioni che l’ambiente gli
fornisce. Ad esempio, i bambini nati pretermine, sono esposti più precocemente di quanto
avviene nella norma alle innumerevoli stimolazioni presenti nell’ambiente extra-uterino. Il
sistema è dunque aperto prima del tempo a ricevere input che talvolta non è ancora pronto ad
accogliere.
Alcuni studi dimostrano che le madri depresse utilizzano in minor quantità toni alti ed
esagerati tipici del linguaggio materno e interagiscono in maniera meno coinvolgente con i loro
bambini. È possibile dunque che questi bambini non abbiano una quantità di esperienza
sufficiente a determinare l’apertura di un periodo critico e, per questo motivo, si riscontrino
ritardi nello sviluppo linguistico.
Ambienti stimolanti possono estendere la finestra di apertura del periodo critico, mentre
ambienti svantaggiati la possono ridurre. Ad esempio, nei bambini con ritardo mentale il
sistema può non essere sufficientemente plastico da raccogliere tutte le stimolazioni che
l’ambiente fornisce. Quando non c’è corrispondenza tra il momento in cui il sistema apre le
finestre al cambiamento e il momento in cui l’ambiente fornisce input adeguati per tipologia e
quantità, la traiettoria di sviluppo rischia di deviare dal percorso tipico.
3) VINCOLI DELLO SVILUPPO: DEFINIZIONE E DUE ESEMPI DI VINCOLI CEREBRALI
Il vincolo è una predisposizione aspecifica che guida e facilita lo sviluppo cerebrale e cognitivo,
incanalandolo verso traiettorie evolutive che si osservano nello sviluppo tipico. I vincoli quindi
guidano lo sviluppo e facilitano l’apprendimento, e si possono manifestare a diversi livelli
cerebrali. Il ruolo dei vincoli è quello di assicurare che i circuiti neurali ancora plastici ricevano
l’informazione della quale hanno bisogno per svilupparsi lungo una specifica traiettoria di
sviluppo, in genere quella dello sviluppo tipico. Tuttavia, il vincolo non è l’espressione di un
carattere genetico ma si manifesta solo in relazione ad un ambiente che funge da innesco, per
questo si parla di sviluppo cerebrale come processo proattivo o activity dependent.
I vincoli a livello cerebrale sono di due tipi: vincoli nell’architettura neurale o nei meccanismi
computazionali; vincoli temporali nel timing di maturazione di alcune aree cerebrali.
Per quanto riguarda i primi è importante sottolineare che il cervello parzialmente strutturato
ha: alcune caratteristiche di risposta dei neuroni (come diverse soglie di attivazione, diverse
quantità di neurotrasmettitori), tipi di connessioni (ad esempio di natura eccitatoria o
inibitoria) che uniscono popolazioni di neuroni, e la natura delle connessioni tra aree del
cervello.
Queste predisposizioni innate svolgono un ruolo fondamentale nell’emergere della
specializzazione strutturale o funzionale del cervello.
Per quanto riguarda i vincoli spazio-temporali, invece, c’è da sottolineare che aree diverse del
cervello maturano e diventano funzionali in momenti diversi dello sviluppo. Variazioni anche
minime di queste diverse aree nel momento in cui determinate esperienze intervengono
possono giocare un ruolo determinante nel ruolo di specializzazione di queste diverse aree
cerebrali. Una certa area può essere scelta per l’esecuzione di una determinata funzione in
quanto ha raggiunto un sufficiente livello di maturazione nel momento in cui il compito si
presenta. Un esempio di questi vincoli è la specializzazione emisferica. Diversi studi hanno
riportato che l’emisfero destro e quello sinistro hanno diversi ritmi di maturazione; l’emisfero
destro matura più velocemente del sinistro nel primo anno di vita, e questo fa sì che esso
assuma su di sé le funzioni visuo-spaziali che iniziano a svilupparsi alla nascita, lasciando libero
l’emisfero sinistro di specializzarsi per le funzioni linguistiche, che iniziano a fare le loro
apparizioni dopo alcuni mesi di vita. La suddivisione delle funzioni nei due emisferi comporta
dunque la specializzazione dell’emisfero destro per l’elaborazione configurale dei volti. Alla
nascita la presentazione dei volti si estendeva in numerose regioni in entrambi gli emisferi,
dopo i 6 mesi vi è la localizzazione di tale funzione nell’emisfero destro fino al raggiungimento
in età scolare della localizzazione nell’emisfero destro ma in un area specifica (FFA).
4) I PROCESSI COGNITIVI PER CREARE INVARIANTI (CATEGORIZZAZIONE, RULE
LEARNING E SL)
Fin dalla nascita il bambino si dimostra capace di estrarre invarianti e predire relazioni tra
stimoli che si presentano con regolarità nell’ambiente. Si tratta di quello che viene chiamato
apprendimento IMPLICITO, ovvero che non richiede consapevolezza, ma consente di anticipare
quando un evento si verificherà e di investire risorse attentive, che sono per natura limitate,
per l’ottimizzazione e la selezione e l’elaborazione dell’evento atteso. Un esempio di
apprendimento associativo si osserva quando il bambino impara ad associare la voce o l’odore
della propria madre al suo viso, dimostrando stupore e sorpresa se questa associazione viene
violata sperimentalmente associando il volto della madre alla voce di un uomo. Oltre
all’apprendimento associativo, esistono altri tipi di apprendimento implicito di natura non
associativa quali l’apprendimento di regolarità statistiche (statistical learning),
l’apprendimento di regole (rule learning) e la categorizzazione.
Lo STATISTICAL LEARNING consente di individuare e rappresentare le regolarità presenti
all’interno di una sequenza temporale sulla base della probabilità di co-occorrenza con la quale
l’elemento di una sequenza segue l’elemento precedente. Inizialmente lo SL è stato indagato
all’interno di studi di sviluppo linguistico nella prima infanzia. Un esperimento che è stato fatto
riguarda la familiarizzazione di bambini di 8 mesi di madrelingua americana a una registrazione
di due minuti, composta dalla ripetizione di parole trisillabiche senza senso. La registrazione
non includeva nessuna informazione prosodica, nessuna pausa o accento che potesse
segnalare i confini delle parole. I bambini potevano basarsi solo su indici di probabilità.
Tuttavia, nella fase test si sono dimostrati capaci di discriminare le parole udite nella fase di
familiarizzazione da parole formate dalle stesse sillabe ma poste in ordine nuovo. Tali risultati
dimostrano l’esistenza di un meccanismo di apprendimento domino-generale presente a età
precoci.
Il RULE LEARNING consente di rilevare la presenza di regolarità astratte sottostanti ad un
insieme di stimoli e di generalizzare l’apprendimento di tali regole a materiale nuovo. Il RL è
stato indagato utilizzando sia materiale uditivo linguistico che non-linguistico. Bambini di 7
mesi sono stati abituati a triplette di sillabi organizzati secondo le regole ABB o ABA. Nella fase
test, sono state presentate triplette di sillabe strutturate in base alla regola della fase di
abituazione (ex. ABB) e altre organizzate secondo una regola nuova (ex. ABA). I risultati hanno
dimostrato la capacità dei bambini di estrarre regolarità di tipo astratto solo se viene utilizzato
materiale uditivo linguistico, ma non se vengono utilizzate sequenze uditive non-linguistiche.
Questi risultati hanno suggerito l’ipotesi che il RL sia un meccanismo domino-specifico
deputato all’apprendimento del linguaggio; ma successive ricerche hanno sconfermato il ciò
sostenendo che si tratta di un meccanismo domino-generale che a 7 mesi di vita è in grado di
operare anche con stimoli non linguistici purchè altamente salienti e familiari per i bambini.
La CATEGORIZZAZIONE è la capacità di cogliere caratteristiche simili in stimoli percettivamente
diversi. Gli oggetti possono essere raggruppati sulla base di somiglianze percettive o funzionali.
Alcuni esperimenti mettono in evidenza che la capacità di formarsi delle categorie percettive è
presente fin dalla nascita, anche se in forma elementare. Infatti, il neonato è in grado di
cogliere alcune costanze percettive quali la forma, la dimensione, l’invarianza di relazioni
spaziali e di raggruppare sulla base di somiglianze percettive esemplari diversi di forme visive
appartenenti alla categoria delle figure chiuse o aperte. La categorizzazione è quindi una
capacità innata e costituisce uno dei principi elementari dell’organizzazione dell’attività
cognitiva.
5) SPIEGA PERCHE’ IL DEFICIT NELLA VELOCITA’ DELL’ELABORAZIONE
DELL’INFORMAZIONE E’ ASSOCCIATO CON LO SVILUPPO MORFOSINTATTICO
La memoria di lavoro è un sistema a capacità limitata che permette di mantenere e operare su
una serie di informazioni e svolge un ruolo importante nell’acquisizione di molte abilità
cognitive. È infatti noto che un deficit nel magazzino fonologico può portare a problemi
nell’acquisizione del vocabolario della propria lingua madre. A tal proposito è stata indagata la
relazione tra memoria a breve termine fonologica e l’ampiezza del vocabolario in un campione
di bambini di 4 anni utilizzando il test di ripetizione di non-parole. I risultati mostrano una
correlazione positiva in età pre-scolare, tra i punteggi raggiunti nel compito di ripetizione di
non-parole e quelli ottenuti nel test del vocabolario. La memoria a breve termine fonologica
influisce sulla comprensione, che risulta deficitaria in presenza di lunghe frasi e complesse
sintatticamente, nelle quali è importante considerare l’ordine esatto dei termini per evitare
una scorretta rappresentazione fonologica delle parole.
Molti ricercatori hanno indagato se deficit precoci a carico della memoria di lavoro potessero
essere relegati all’emergere del disturbo specifico del linguaggio (DSL), caratterizzato dal
fallimento nell’acquisizione delle normali abilità linguistiche non direttamente riconducibile a
un ritardo mentale, a un deficit uditivo, a un danno neurologico o a fattori ambientali.
È stato dimostrato che bambini affetti da DSL sono meno accurati nella ripetizione di non-
parole rispetto ai bambini a sviluppo tipico. Inoltre, all’aumentare della lunghezza degli stimoli
essi mostrano performance sempre più deficitarie, e nei compiti di rievocazione di parole
riescono a ricordare un minor numero di elementi.
È stato ipotizzato che la velocità nel decadimento delle tracce mnestiche che caratterizza i DSL,
possa dipendere dal tempo utilizzato per elaborare e codificare le informazioni (verbali, visive
etc.). La rapidità con la quale elaboriamo le informazioni, subisce modifiche lungo tutto l’arco
della vita, cresce nel periodo dell’infanzia all’adolescenza, fino a raggiungere un picco durante i
primi anni dell’età adulta, per poi decrescere a partire dai 20 anni.
Bambini con DSL impiegano dal 20 al 30
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Domande Indicatori precoci di sviluppo atipico
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