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Urbanistica, edilizia, normative specifiche

Cosa sono le analisi urbanistiche?

Le analisi urbanistiche sono ricerche interdisciplinari con lo scopo di mettere alla luce eventuali problematiche che affliggono il territorio per orientare la futura pianificazione territoriale e urbanistica.

Analisi edilizie

  • Uso del suolo
  • Crescita urbana
  • Densità edilizia

Analisi della qualità urbana

  • Edifici o elementi di interesse storico o archeologico
  • Verde urbano

Analisi ambientali

  • Stato delle risorse ambientali
  • Vincoli ambientali
  • Vincoli di inedificabilità
  • Permeabilità del suolo
  • Inquinamento acustico

Analisi della mobilità

  • Flussi di traffico

Analisi della popolazione residente

  • Dati statistici (sesso/età/occupazione)
  • Dati di crescita della popolazione

Tutte le analisi urbanistiche vengono raccolte e restituite in una serie di elaborati grafici.

Definizione di urbanistica e pianificazione territoriale

L’urbanistica è una disciplina che studia lo sviluppo e la trasformazione degli insediamenti urbani sul territorio. La pianificazione territoriale regola l’utilizzo del territorio attraverso un’attenta organizzazione delle attività antropiche (economiche, sociali e produttive) proprie del territorio in esame.

Cosa riguarda la legge 2359/1865?

La legge del n° 2359 del 25 giugno 1865 riguarda disposizioni in materia di esproprio per causa di pubblica utilità, ed è stata fondamentale in materia di esproprio fino alla sua abrogazione da parte del DPR 327/2001. La legge del 1865 prescrive ai Comuni con più di 10.000 abitanti di dotarsi di un Piano Regolatore del nucleo urbano esistente e per i Comuni che hanno esigenza di espandersi prevede la possibilità di adottare un Piano di Ampliamento. I Comuni possono quindi espropriare aree o immobili per conseguire quanto previsto dal Piano, dietro il pagamento dell’indennità di esproprio (pari al valore di mercato del terreno espropriato).

Legge fondamentale dell’urbanistica, a quale legge ci riferiamo e cosa prevede?

La legge n. 1150/1942 è nota come legge urbanistica fondamentale, per la prima volta il corpus legislativo in materia di urbanistica viene sistemato in maniera organica e unitaria. La legge del 1942 definisce un sistema gerarchico di pianificazione territoriale e urbanistica, articolato su tre livelli:

  • Livello regionale: Piani territoriali
  • Livello provinciale: Piani sovracomunali
  • Livello comunale: Piani Generali (o PRG)

La legge n° 1150/1942 prevede inoltre che il PRG sia uno strumento ordinario di pianificazione a livello comunale e che il Piano Particolareggiato (PP), di iniziativa pubblica, sia lo strumento di attuazione del PRG.

Definizione di comparto edilizio

Il comparto edilizio è un insieme di aree confinanti formato con l’obiettivo di creare un nuovo complesso unitario a partire dalla riunione di proprietà differenti oppure frutto della trasformazione dei fabbricati esistenti su tali aree, in base a specifiche prescrizioni di legge.

Standard urbanistici generali e speciali: cosa sono e come si differenziano?

Gli standard urbanistici generali sono introdotti con la Legge Ponte (legge n° 765 del 1967) per porre un freno allo sviluppo edilizio incontrollato in assenza di specifici piani urbanistici. Questi standard urbanistici sono validi su tutto il territorio nazionale e riguardano limitazioni di volume, altezza e numero di piani.

Gli standard urbanistici speciali sono stabiliti attraverso il D.M. 1444/1962 e sono diversi a seconda della zona omogenea cui sono applicati. Le limitazioni degli standard urbanistici speciali riguardano altezza, distanza fra i fabbricati, densità edilizia e rapporti massimi fra gli spazi destinati agli insediamenti (residenziali, produttivi o commerciali) e gli spazi pubblici ad essi dedicati (attività collettive, edilizia scolastica, verde pubblico e parcheggi). Il D.M. 1444/1962 fissa per gli insediamenti residenziali una quantità minima di 18 mq di spazi pubblici per ogni abitante insediato o da insediare; questa quantità è stata modificata attraverso successivi provvedimenti regionali.

Cosa sono le zone omogenee?

Le zone omogenee sono parti del territorio comunale che hanno (o per le quali è prevista) una determinata destinazione d’uso. Il quadro normativo di riferimento è il D.M. 1444/1962.

  • Zona A: Centro storico e aree di interesse storico-culturale
  • Zona B: Parti del territorio diverse dalla zona A per le quali il PRG prevede conservazione dello stato attuale oppure interventi di ristrutturazione urbana o edilizia
  • Zona C: Nuovi complessi residenziali
  • Zona D: Nuovi insediamenti commerciali, produttivi o industriali
  • Zona E: Attività agricola
  • Zona F: Attrezzature pubbliche

Distanza tra gli edifici: dove è disciplinata?

La distanza tra gli edifici è disciplinata dal Codice Civile e dal D.M. 1444/68, che individua la distanza tra i fabbricati nelle zone omogenee A, ossia i centri storici.

Differenza tra luci e vedute. In quale testo normativo troviamo le indicazioni?

Il riferimento normativo è il Codice Civile.

  • Luci: sono quelle aperture nel muro dell’edificio che danno passaggio alla luce e all’aria, ma non permettono di affacciarsi sulla proprietà del vicino.
  • Vedute: sono quelle aperture che permettono il passaggio di luce e aria e consentono l’affaccio e di guardare di fronte, obliquamente o lateralmente.

Tipologie di piani urbanistici

I piani urbanistici si distinguono in Piani di inquadramento, Piani generali e Piani esecutivi.

Piani di inquadramento interessano il territorio a livello regionale e provinciale, non impongono obblighi precisi ma fissano gli obiettivi e linee programmatiche di sviluppo per gli strumenti urbanistici di livello inferiore.

Piani Generali interessano il territorio a livello comunale o intercomunale e fissano vincoli per realizzare gli obiettivi definiti dai piani di livello superiore.

Piani esecutivi sono strumenti di attuazione di un Piano Generale e ne stabiliscono gli obblighi normativi, hanno durata limitata nel tempo (solitamente 10 anni).

I Piani di inquadramento, tipologie, contenuti e finalità

Piano di inquadramento Acronimo Contenuti e finalità
Piano territoriale di coordinamento regionale P.T.R.
  • Ha lo scopo di definire delle linee guida per la pianificazione a livello inferiore.
  • Relazione
  • Obiettivi e criteri di attuazione del piano
  • Studio di impatto ambientale di nuovi interventi previsti
  • Elaborati grafici
  • Zone destinate a parchi e riserve naturali/interesse storico-artistico/dichiarate sismiche/sottoposte a vincolo idrogeologico, forestale ecc./per attività produttive/ per infrastrutture
  • Norme di attuazione del piano
  • Criteri e limiti dimensionali
Piano territoriale di coordinamento provinciale
  • Nel rispetto di quanto definito dal P.T.R. definisce gli indirizzi di sviluppo economico della provincia.
  • Relazione
  • Definizione delle priorità degli interventi da realizzare
  • Criteri per la determinazione di zone di tutela
  • Indirizzi per interventi residenziali, produttivi e terziari
  • Elaborati grafici
  • Stato attuale/aree soggette a tutela storico-artistica/ aree destinate a spazi pubblici/localizzazione edifici pubblici e infrastrutture
  • Norme di attuazione del piano
Piano paesaggistico
  • I contenuti del piano, disciplinati dall’art. 143 del d.lgs. n. 42/2004, sono di carattere descrittivo, prescrittivo e propositivo.
  • Divisione del territorio in ambiti omogenei da quelli di maggior pregio a quelli significativamente degradati, con assegnazione di specifici obiettivi di qualità paesaggistica
  • Mantenimento delle caratteristiche morfologiche delle aree di pregio
  • Previsione di linee di sviluppo urbanistico compatibili
  • Recupero e riqualificazione aree degradate
Piano di comunità montane P.C.M.
  • Ha lo scopo di arrestare lo spopolamento delle aree montane.
  • Proposte di sviluppo delle Comunità Montane, definite come territori di più comuni con omogenee caratteristiche morfologiche e situate a più di 800 metri sul livello del mare.
Piano di area di sviluppo industriale P.A.S.I.
  • Ha lo scopo di disciplinare la formazione di aree di sviluppo industriale.
Piano territoriale di area metropolitana P.T.A.M.
  • Ha lo scopo di coordinare l’assetto territoriale in base alle problematiche proprie della città metropolitana.
  • Città metropolitana: Comune capoluogo + altri Comuni uniti da rapporti di stretta integrazione economica, sociale e culturale, riferimenti normativi legge 142/90 e legge 56/2014.
  • Il P.T.A.M. individua zone di interesse a livello metropolitano da sottoporre a particolare disciplina, recepisce le indicazioni del P.T.R. e indica le direttive per la redazione dei piani urbanistici comunali.

Procedura di approvazione del Piano Territoriale di coordinamento Regionale (P.T.R.)

  • Adozione del P.T.R.
  • Delibera della Giunta Regionale
  • Il P.T.R. viene trasmesso al Commissario di Governo per ottenere il visto di esecutività
  • Pubblicazione presso la Segreteria Regionale
  • Durata della pubblicazione per un periodo prefissato
  • Osservazioni
  • Controdeduzioni
  • Delibera Giunta Regionale
  • Approvazione del P.T.R. con legge del Consiglio Regionale

Il Piano Regolatore Generale (PRG), contenuti e procedura di approvazione

Il PRG è lo strumento urbanistico obbligatorio per la pianificazione del territorio comunale. È disciplinato dalla legge n. 1150/1942, le previsioni del piano restano in vigore per un tempo illimitato e si attuano attraverso i Piani Esecutivi.

Contenuti del PRG:

  • Elaborati di analisi preliminare
  • Elaborati progettuali grafici e normativi (N.T.A)
  • Relazione tecnica generale
  • Indicazione delle principali vie di comunicazione
  • Divisione del territorio comunale in zone omogenee
  • Vincoli da osservare nelle zone di interesse storico-ambientale

Le Norme Tecniche di Attuazione, ossia le N.T.A., accompagnano obbligatoriamente il PRG e indicano altezze massime consentite, allineamenti e distacchi, norme di tutela ambientale, standard urbanistici.

Procedura di approvazione del PRG:

  • Redazione del progetto del PRG da parte degli uffici tecnici comunali e liberi professionisti
  • Adozione del PRG con delibera del Consiglio Comunale
  • Misure di salvaguardia
  • Pubblicazione del PRG per 30 giorni presso la Segreteria Comunale
  • Osservazioni da presentarsi nei 30 giorni successivi alla scadenza della pubblicazione
  • Controdeduzioni del Consiglio Comunale
  • Il PRG viene inoltrato alla Regione
  • Approvato o respinto con decreto del Presidente della Giunta Regionale
  • Il provvedimento di approvazione del PRG viene pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione
  • Entra in vigore il giorno successivo

Cosa sono le misure di salvaguardia?

Le misure di salvaguardia ai sensi del D.P.R. 380/2001 si applicano dopo l’adozione dello strumento urbanistico e prima dell’approvazione regionale. Con le misure di salvaguardia sono sospese le decisioni sul rilascio dei relativi titoli abilitativi (permesso di costruire, SCIA) non coerenti con il piano adottato. Lo scopo delle misure di salvaguardia è evitare che nella fase che intercorre fra l’adozione e l’approvazione del piano urbanistico le richieste dei privati alterino lo stato di fatto e pregiudichino gli obiettivi del piano urbanistico adottato.

Varianti al PRG totali e parziali

Le varianti al PRG si distinguono in varianti totali e parziali. Le varianti totali riguardano l’intero territorio comunale e di fatto rappresentano un nuovo PRG, le varianti parziali riguardano zone del territorio comunale per le quali sono necessarie variazioni che il PRG non poteva prevedere.

Si considerano varianti parziali:

  • Realizzazione di edilizia scolastica, universitaria, ospedaliera
  • Realizzazione di edilizia residenziale pubblica in attuazione di provvedimenti regionali
  • Realizzazione di edilizia di competenza del Ministero delle telecomunicazioni
  • Modifiche del regolamento edilizio e delle norme tecniche di attuazione
  • Individuazione di aree per i servizi pubblici (d.m. n. 1444/1962)

Riforma urbanistica dell’INU

L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) nel 1995 elabora una proposta di riforma della legge n° 1150/1942. Questa proposta non viene approvata a livello nazionale ma è stata applicata su vasta scala a livello regionale.

L’ipotesi di riforma urbanistica dell’INU viene elaborata sulla base di evidenti carenze del PRG. Nell’odierna realtà urbana si assiste sempre più alla trasformazione del tessuto urbano piuttosto che alla sua espansione e il PRG risulta troppo rigido, non adatto alla complessità della città moderna.

Il PRG viene diviso in due strumenti:

  • Piano Strutturale: Durata 10-15 anni, obiettivi generali/linee guida
  • Piano Operativo: Durata 5 anni = durata mandato Sindaco, carattere prescrittivo

Il Piano Strutturale non pone vincoli, ad eccezione di quelli ambientali e di tutela già previsti dalle leggi statali, e pone così fine al “doppio regime dei suoli”, garantendo gli stessi diritti edificatori a tutti i cittadini.

Le linee guida dettate dal Piano Strutturale vengono realizzate attraverso due strumenti: il Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE) e il Piano Operativo Comunale.

I contenuti del Piano Strutturale riguardano i seguenti ambiti:

  • Individua e indica eventuali criticità delle risorse naturali ed antropiche
  • Definisce le trasformazioni da attuare con il Piano Operativo
  • Definisce i limiti e le condizioni di sostenibilità degli interventi
  • Individua le infrastrutture e le attrezzature di maggiore rilevanza
  • Classifica il territorio in urbanizzato, urbanizzabile e rurale
  • Definisce ambiti di territorio comunale per i quali indica caratteristiche urbanistiche e funzionali e obiettivi sociali e ambientali da raggiungere

Il Piano Operativo disciplina, sulla base di quanto indicato nel Piano Strutturale, gli interventi di trasformazione del territorio da realizzare nell'arco temporale di cinque anni.

Tipologie di Piani Esecutivi

Piano Esecutivo Acronimo Contenuti e finalità
Piano Particolareggiato P.P.
  • Iniziativa pubblica
  • Durata 10 anni
  • Si attua attraverso la formazione dei comparti edificatori
  • Stralcio del P.R.G.
  • Stato attuale
  • Stato di Progetto
  • Norme Tecniche di Attuazione
  • Elenchi catastali proprietà da espropriare
  • Piano finanziario
Piano di lottizzazione P.L.
  • Iniziativa privata
  • Durata 10 anni
  • Stessi contenuti del P.P.
  • Convenzione Comune e lottizzante: contratto mediante il quale ciascuna parte si obbliga a rispettare impegni reciproci. Il lottizzante si impegna a realizzare gli interventi previsti entro 10 anni e a fornire la propria garanzia finanziaria.
Piano per gli insediamenti produttivi P.I.P.
  • Iniziativa pubblica
  • Durata 10 anni
  • Realizzare/completare impianti produttivi artigianali, industriali commerciali e turistici
Piano di recupero PdR
  • Iniziativa pubblica e privata
  • Distinzione fra aree da sottoporre a recupero e parti da sottoporre a ristrutturazione urbanistica
  • Le nuove costruzioni dovranno rispettare le caratteristiche del tessuto esistente
Piano per l’edilizia economica e popolare P.E.E.P.
  • Iniziativa pubblica
  • Durata 18 anni
  • Realizzazione di complessi di edilizia economica sovvenzionata e agevolata

Procedura di approvazione del Piano Particolareggiato (P.P.)

La procedura di approvazione del Piano Particolareggiato (P.P.) è identica a quella di approvazione del Piano di Lottizzazione (P.L.). L’unica differenza sta nel fatto che per il Piano di Lottizzazione è il privato a inoltrare la richiesta di adozione del P.L. al Comune, trattandosi di un Piano Esecutivo di iniziativa privata.

  • Adozione del P.P. con delibera del Consiglio Comunale
  • Pubblicazione del P.P. per 30 giorni presso la Segreteria Comunale
  • Osservazioni da presentarsi nei 30 giorni successivi alla scadenza della pubblicazione
  • Controdeduzioni
  • Approvazione del P.P.
  • Il P.P. è diretto conseguenza del PRG variante del PRG
  • Il P.P. è inoltrato alla Regione
  • Approvato con delibera del Consiglio Comunale stesso iter di approvazione del PRG Comunale

Programmi complessi: cosa sono e quali i loro vantaggi?

I Programmi complessi sono degli innovativi strumenti urbanistici che a differenza dei Piani attuativi tradizionali non servono a gestire la crescita quantitativa dell’insediamento urbano, ma a garantirne una trasformazione qualitativa. Inoltre, si distinguono dagli strumenti urbanistici tradizionali per la partecipazione di operatori sia pubblici che privati e per l’esclusione dell’istituto dell’esproprio.

Programmi Complessi Acronimo Contenuti e finalità
Programmi integrati di intervento P.I.I.
  • Incentiva la realizzazione di opere pubbliche e di interesse pubblico (scuole, teatri, ecc.)
  • Promuove il potenziamento delle infrastrutture esistenti
Programma di recupero urbano P.R.U.
  • Ambito di interesse: edilizia residenziale
  • Ammodernamento delle opere di urbanizzazione
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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DenebCigni122 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Esame di stato per l'abilitazione alla professione di architetto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ingegneria e Architettura Prof.
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