DOMANDE APERTE DISCIPLINE DEMOETNOANTROPOLOGICHE - PESCE MARIO
Università telematica e – Campus
COSA STUDIA L’ANTROPOLOGIA?
L’antropologia, anhtropos (uomo) e logos (discorso), è una scienza che studia l’uomo dal punto di vista
sociale, culturale e fisico, osservando la usa evoluzione, il suo comportamento e le relazioni e abitudini tra
diversi gruppi etnici.
COMMENTARE IL RACCONTO DEL CITTADINO AMERIANO MEDIO
Questo racconto riassume tutte le azioni che un cittadino americano compie fin dal momento del risveglio,
della colazione, passando attraverso le varie azioni svolte durante la giornata, citando molti oggetti
caratteristici della quotidianità, illustrando per ciascuno di essi la provenienza. Questa particolare
descrizione ha come scopo quello di mostrare al lettore come ogni cultura si influenzi e arricchisca a
vicenda, criticando così l’atteggiamento dell’americano medio che si crede al di sopra di ogni cosa.
ESPORRE IL PENSIERO DI JAMES FRAZER
James Frazer è uno dei primi antropologi che si occuparono di elaborare approfondite analisi sugli
usi, costumi e pratiche culturali e religioni delle culture delle popolazioni altre. Pensa il suo metodo
di disamina antropologica come un tipo di analisi comparata. E’ anche lui figlio dell’evoluzionismo e
del periodo vittoriano e coloniale, ritiene i fenomeni religiosi, dei popoli primitivi, retaggio,
attestazione e analogia con un tipo di mentalità primitiva nell’ambito della religione e del
complesso sistema di operatività nel reale, chiamata magia. Utilizza un ampio corpus di ricerche e
sistematizza la concezione che la religione e la magia sono autentiche: la magia compare in un
momento precedente all’arrivo nell’uomo del concetto di religione.
COMMENTARE IL CONCETTO DI CULTURA DI EDWARD TYLOR
Tylor, nel suo testo “Primitive Culture”, sostiene che la cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso
etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il
costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società. Tale
concetto viene sviluppato in piena epoca Vittoriana ed al suo interno si notano parole prettamente
Occidentali, come a voler giustificare la presunta superiorità bianca e la possibilità che altre culture siano
regredite, o possano regredire, ad uno stadio inferiore da uno superiore.
ESPORRE IL PENSIERO DI EDWARD TYLOR
Il pensiero di Tylor, il quale sostiene la superiorità bianca e inglese sulle altre popolazioni del mondo,
definite da lui “bloccate”, è giustificato dal fatto che è un antropologo di piena età vittoriana, XV secolo.
Nel suo concetto si notano parole e concetti eminentemente occidentali, denotano da parte dello studioso
inglese uno sguardo verso se stesso e la sua appartenenza e una giustificazione alla presunta superiorità. E’
uno dei massimi esponenti dell’antropologia che ha come dettami l’evoluzione delle specie di tipo
unilaterale, qui il suo concetto di cultura è un tipo di categoria statica. Il suo testo più importante è
“Primitive culture”.
COS’E’ IL DARWINISMO SOCIALE?
Come accade spesso a chi è molto avanti nelle sue idee, ricerche e teorie, anche a Darwin e al suo pensiero
è accaduta tale strumentalizzazione. Siamo nell’ambito del darwinismo sociale che prendendo spunto dalla
selezione della specie, fra cui anche quella umana, arriva ad affermare che esistono razze superiori e razze
inferiori e che, pertanto, solo gli individui più forti vincono nella selezione naturale. La diretta conseguenza
di queste affermazioni è che la razza che in quel momento è all’apice della scala sociale diventa la razza che
merita di dominare a scapito di coloro che sono considerati “fardelli”. Se la razza bianca, o i ricchi sono
all’apice, le altre razze e gli ultimi riescono a sopravvivere alla “selezione naturale” grazie solo ai primi.
Lewis Henry Morgan (1818-1881) è il massimo esponente del darwinismo sociale. La sua opera
fondamentale è “La società antica” dove teorizza l’evoluzione sociale dell’umanità. Morgan divide le varie
epoche in Periodi etnici (Selvaggio – Barbaro – Civilizzato) e ciascuno di essi in tre sotto periodi: Inferiore –
Intermedio – Superiore. A far scattare il passaggio da un sottoperiodo all’altro servono particolari momenti
storici o importanti acquisizioni scientifiche e tecnologiche.
PARLARE DEL PENSIERO DI CHARLES DARWIN
Parlare del pensiero di Darwin significa parlare di una rivoluzione culturale e scientifica che ancor oggi fa
discutere e contrapporre i creazionisti agli evoluzionisti darwiniani.
Charles Robert Darwin (1809-1882) ha lavorato vent’anni analizzando le numerose e uniche specie viventi
sulle Isole Galapagos (e non solo) prima di pubblicare la sua teoria evoluzionista nell’opera “L’origine della
specie”. Darwin grazie alla sua spiccata capacità di osservazione, ai suoi meticolosi appunti, ai suoi disegni
arrivò dopo una precisa analisi a ritenere che gli esseri viventi sono il frutto di piccole variazioni organiche
dovute al necessario adattamento all’ambiente allo scopo di sopravvivere. Le “variazioni” vincenti,
permettendo la sopravvivenza dell’individuo, hanno la possibilità di essere trasmesse alla progenie e,
quindi, le nuove generazioni nasceranno fornite di un tassello evolutivo in più.
La rivoluzione di Darwin si basa soprattutto sull’enorme mole di osservazioni e studi sul campo che gli
permisero di adoperare il metodo scientifico. Anche l’uomo ha avuto il dono di poter usufruire di piccole
variazioni che gli hanno permesso di adattarsi e sopravvivere anche negli ambienti più difficili. È da qui che
nasce lo scontro con la teoria creazionista che ritiene, tutt’ora, l’uomo e le specie viventi non abbiano
subito alcuna variazione o cambiamento dal momento della Creazione.
QUALE ERA IL PENSIERO DEI PREDECESSORI DI DARWIN?
I predecessori di Darwin riuscirono a comprendere che l’uomo fosse frutto di un’evoluzione. Lamark
elaborò la teoria dell’adattamento all’ambiente, mentre Cuvier credeva che le specie attualmente sulla
terra fossero le uniche sopravvissute a millenni di catastrofi ambientali.
IL COLONIALISMO
Il colonialismo fu, ma si potrebbe dire è, un sistema adottato a partire dal XV secolo dalle potenze
del Vecchio mondo e del Giappone per impadronirsi di risorse e territori delle popolazioni “altre”. La data
di inizio la si fa risalire alla “scoperta” dell’America come ha asserito l’antropologo Tzvetan Todorov che
nella sua pubblicazione del 1982 parla di “conquista” dell’America. Tale politica imperialista ha avuto
ulteriori “applicazioni” anche tra il XIX e XX secolo per la spartizione del continente africano e del resto del
mondo da parte di tutte le potenze europee. Un esempio illuminante dello sfruttamento delle regioni
extraeuropee, Asia, Americhe e Africa, da parte dei governi e delle Compagnie commerciali, vero braccio
economico dei paesi coloniali e colonialisti (ricordiamo tra tutte la Compagnia delle Indie Oriente non fosse
altro per il controllo su tutta l'India e per i percorsi letterari nei romanzi di Emilio Salgari), è il Congo Belga,
che fu ereditato nel 1908 dal Belgio per iniziativa del sovrano Leopoldo II.
IL RAZZISMO: DI COSA SI TRATTA
Il concetto di razza ha una evoluzione storica e rappresenta un tipo di categoria dinamica della storia
umana. Già nel 1500 con la cacciata degli ebrei dalla Spagna e la conquista dell'America del Centro America
da parte di Hernán Cortés, Francisco 4 Pizarro conquisterà il Sud America e Hernando De Soto e Fernando
Vázquez de Coronado il Nord America, si instaura un rapporto di egemonia tra popoli bianchi e europei, che
si considerano portatori della sola e unica e vera Civiltà e sola e unica e vera Religione (cattolica) e le
popolazioni altre, principalmente in Africa e nelle Americhe. Si pensava che le popolazioni fossero destinate
a essere conquistate perché praticavano i sacrifici umani, il cannibalismo e la sodomia. A questo punto fu
inviata una lettere degli spagnoli a Papa Paolo III Farnese (Alessandro Farnese, 1468-1549, pontificato
1534-1549) per chiedere se gli Indios fossero essere Unami e quindi destinati alla salvezza o fossero come
animali e quindi senza anima. Papa Paolo III emanerà una Bolla, la Veritas Ipsa conosciuta meglio come
Sublimis Deus, 2 giugno 1537, dove sottolinea che gli abitanti delle Americhe sono esseri umani e non
"Animali Muti" (muta animalia) e "Consideriamo gli stessi indiani come veri uomini, non solo capaci di
ricevere la fede cristiana, ma come ci hanno informato, prontissimi ad accorrere alla stessa fede." Va
sottolineato che il Papa Farnese aveva il timore della mezza luna fertile, ovvero le popolazioni di religione
musulmana del Medio Oriente che avanzavano e tendeva ad aumentare la popolazione di fede cristiana ma
questo non riduce la grandezza di una posizione del genere e la volontà, di difendere gli Indios, difesa che
vedrà diversi preti cattolici, ricordiamo il vescovo domenicano Bartolomeo de las Casas (1484-1566), vescovo
del Chiapas, che difese gli indios contro le angherie dei conquistadores e sopratutto dalla ferocia delle teorie,
chiaramente razziste, di Juan Ginés de Sepulveda (1490-1573) che riteneva giusto il trattamento quasi
schiavista degli Indios. Altro missionario che prese a cuore la sorte degli indios e che scrisse buona parte delle
loro storie fu il Frate Francescano Berbardino de Sahagun (1500-1590 circa). Il frate francescano studiò a
Salamanca e arrivò in Messico nel 1529 dove insegno teologia, si occupò di evangelizzare le masse Atzeche e
dove imparò anche la lingua nahuatl, la lingua degli Atzechi. La sua storia del Messico, che prendeva le parti
degli Indios e attaccava frontalmente i conquistadores fu edito solo nel 1829 (Historia general de las cosas
de Nueva España). Tra il XIX e il XX Secolo Il razzismo diviene biologico. Lo studioso De Gobinau, con il suo
testo: il Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane (1856) afferma che le razze, bianca superiore e le altre,
tra cui la “negra” sono da considerarsi inferiori, non si devono mischiare, e che le differenze sono biologiche
e che c’è, ovviamente, una gerarchia tra le razze e che la razza bianca è all’apice di questa gerarchia. Tra la
fine dll’800 e l’inizio del ‘900 inizia a farsi largo una teoria razzista: L’eugenetica, letteralmente “buona vita”.
COMMENTARE LA SUBLIMIS DEUS
La Sublimis Deus, anche conosciuta come Veritas Ipsa, è una bolla papale emanata nel 1537 da Papa Paolo
III. In questa bolla il Papa rinnega le teorie razziste alle quali erano soggetti i nativi americani, essendo essi
privati della loro dignità e ridotti in schiavitù. Con questa bolla si mette anche fine alle dispute riguardanti
l’umanità degli Indios che vengono ufficialmente riconosciuti come uomini possedenti un’anima.
PARLARE DI COS’E’ L’EUGENETICA E COME SI SVILUPPA E DOVE TROVA TERRENO FERTILE
L’eugenetica, letteralmente “buona vita”, è una disciplina che si prefigge di favorire e sviluppare le qualità
innate di una razza, giovandosi delle leggi dell’ereditarietà genetica. Il termine fu coniato nel 1883 da
Galton. Sostenuta da correnti di ispirazione darwinistica e malthusiana, l’eugenetica si diffuse inizialmente
nei paesi anglosassoni e successivamente nella Germania nazista, trasformandosi nella prima metà del 20°
sec. in un movimento politico-sociale volto a promuovere la riproduzione dei soggetti socialmente
desiderabili (eugenetica positiva) e a prevenire la nascita di soggetti indesiderabili (eugenetica negativa) per
mezzo di infanticidio e aborto. Ad oggi l’eugenetica trova terreno fertile in campo medico, soprattutto per
quanto riguarda le patologie fetali.
CESARE LOMBROSO E L’ANTROPOLOGIA CRIMINALE
A Cesare Lombroso viene attribuita la fondazione dell’antropologia criminale e dell’odierna criminologia.
Nelle sue analisi Lombroso ricerca indicatori biologici che possano caratterizzare ed essere riscontrati solo
nel soggetto criminale. Fervente promotore del determinismo biologico, sostiene infatti che i delinquenti, a
causa delle loro caratteristiche psicofisiche siano portati ad uno stadio primitivo che li spinge alla violenza. Il
punto fondamentale della sua teoria sull’atavismo è nella scoperta di una fossetta di alcuni centimetri
presente alla base del cranio, vicino all’osso occipitale, di un famoso brigante calabrese di nome Vilella nel
1870, ovviamente dopo la morte del brigante e dopo che il corpo fu donato all’università. L’errore di
Lombroso è quella di ritenere una variabile unica, quella del cranio di Vilella e personale, forma comune di
una tipo di atteggiamento comune, quello criminale. In questo modo Cesare Lombroso riteneva di aver
trovato un dato comune a tutti i criminali e, invece, dimostrò, nel tempo che non si poteva trovare un tipo.
di gene o formazione ossea che indichi senza dubbio chi è criminale e chi no. Va detto che molto del suo
lavoro fu frainteso perché l’antropologo torinese cercava, ad esempio nei suoi studi sulla istituzione
psichiatrica e sulle istituzioni penitenziarie, di migliorare le condizione dei detenuti e degli utenti dei
manicomi. Cesare Lombroso morirà a Torino tra il 18 e il 19 ottobre del 1909.
COMMENTARE IL MANIFESTO DELLA RAZZA
Il Manifesto della Razza, pubblicato sulla rivista "La difesa della razza" il 5 agosto 1938 e composto da 10
articoli, è il risultato della politica antisemita europea. Il Manifesto, redatto da Lidio Cipriani, caporedattore
della rivista “La Difesa della Razza”, e firmato da alcuni dei più importanti docenti delle Università italiane,
esplicita la posizione dell’Italia nel panorama del razzismo. L’Italia si dichiara fieramente razzista e
bisognosa di difendere i propri tratti fisici e psicologici. Solo 12 professori universitari su oltre mille (1000)
non presero la tessera del partito nazional fascista. Furono tutti defenestrati e non poterono nemmeno
tornare in accademia dopo la caduta della dittatura fascista.
ESPORRE I DETTAMI DEL METODO ETNOGRAFICO
La monografia etnografica è uno studio esclusivo che si pone come obiettivo quello di fornire in
modo esaustivo un quadro di tutti gli aspetti di una determinata cultura. La ratio che sta alla base di
una monografia etnografica tuttavia non vede questo lavoro come un qualche cosa di conclusivo,
ma un punto fermo da cui sviluppare poi successivi lavori; da qui la concezione che il lavoro
dell'antropologo non si conclude con la ricerca sul campo, ma continua con l'elaborazione teorica e
con l'approfondimento di quanto osservato.
PARLARE DEL METODO DI RICERCA DI BRONISLAW MALINOWSKI
Malinowski riveste un ruolo centrale nello sviluppo dell'antropologia moderna in quanto è stato
l'iniziatore di un nuovo genere che si imporrà come un modello a cui si rifaranno tutti gli antropologi
dopo di lui, la monografia etnografica.
Lo stesso, dopo avere pubblicato Argonauti del Pacifico occidentale, approfondirà in successivi
lavori tutta una serie di aspetti della cultura degli abitanti delle isole Trobriand; da qui la concezione
che il lavoro dell'antropologo non si conclude con la ricerca sul campo, ma continua con
l'elaborazione teorica e con l'approfondimento di quanto osservato. Per un periodo che va dal 1920
al 1970 era imprescindibile per un antropologo partire da luoghi molto lontani, trascorrere in quei
luoghi un periodo di tempo più o meno lungo, scrivere appunti, fare interviste, ricostruire tutte le
relazioni sociali e la vita dell'individuo nella sua routine quotidiana e una volta conclusa questa
fase tornare a alla base per elaborare opere aderenti allo schema della monografia etnografica.
Un'altra idea che stava alla base del metodo indicato da Malinowski riguardava la missione
dell'antropologia che doveva avere come compito precipuo quello di cercare di conservare il più
possibile aspetti di culture tradizionali minacciate dalla civiltà incombente. Inoltre, ultimo ma non
meno importante, è l'aspetto che riguarda l’irripetibilità della ricerca sul campo; secondo
Malinowski non si può ripetere una ricerca nello stesso luogo in quanto il rischio sarebbe quello di
arrivare a conclusioni differenti.
DEFINIRE IL PROCESSO TEORICO DELLA RICERCA SUL CAMPO
La ricerca sul campo si sviluppa secondo diverse tappe: l’osservazione di ciò che si svolge nella società
locale, la raccolta di occasionali verbalizzazioni, opinioni, affermazioni tipiche su temi di interesse per il
ricercatore, l’interrogazione di testimoni privilegiati e la raccolta di oggetti di uso comune, con la
registrazione delle informazioni sui loro processi costruttivi e sui processi d’uso.
BRONISLAW MALINOWSKI E L’OSSERVAZIONE PARTECIPANTE
L'osservazione partecipante è una tecnica di ricerca etnografica incentrata sulla prolungata permanenza e
partecipazione alle attività del gruppo sociale studiato da parte del ricercatore. Questo metodo è stato reso
celebre da Bronisław Malinowski ed è divenuto fondamentale per le scienze etnoantropologiche.
L’osservazione partecipante è di fondamentale importanza per la ricerca etnografica in quanto permette
all’antropologo di trascorrere un lungo periodo di tempo a contatto diretto e costante con la comunità e di
partecipare quindi alle attività quotidiane del gruppo oggetto di studio direttamente sul campo. Attraverso
la pratica dell’osservazione partecipante quindi cessa anche la separazione tra osservatore e soggetto
osservato, poiché in questo modo i due soggetti che interagiscono instaurano una re
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